martedì, agosto 31, 2010

Andare sul concreto.



Molto, molto istruttiva la discussione nei commenti al post qui sotto.
Ieri ero in giro per dei lavori e mi scuso per non avervi partecipato attivamente. Tranne all’inizio. (Ma Boris lo sa che ai suoi modi non posso resistere.)
Riassumo per comodità quello che mi frulla tra i lobi frontali:
Al di là delle differenze merceologiche tra tacchi, dadi e datteri, tornando a un vecchio concetto punk della mia giovinezza, a me piacerebbe rompere la gabbia e uscire dal ghetto.
E’ ovvio che lo si può fare facendo leva sui contenuti, altrimenti non ne vale la pena.
Continuo a non vedere una massa urlante di lettori inferociti perché non riescono a trovare quelle fighissime novità che vorrebbero leggere a tutti i costi, ma fa niente.
In compenso, c’è una discreta folla che legge solo quello che vuole leggere, con grande piacere e con ottimi risultati editoriali.
Anche se dei fumetti non frega più una cippa alla maggior parte delle persone, magari, lanciandogli un volume in faccia poi si mettono a leggerli. Può darsi. Non lo so.
Dato che sono pieno di ignoranze, ma conosco un botto di gente, ho parlato un po’ dei cazzi nostri con alcuni misteriosi individui.
Le loro identità rimarranno misteriose per ovvie ragioni di suspance e pathos narrativo.
Proposta uno:
Secondo Mister Pink, con cui ho chiacchierato ieri, sarebbe interessante provare a infilare “il fumetto” nei telegiornali. Come fanno gli illustratori ai processi negli Stati Uniti: i fumettisti potrebbero illustrare le parti delle notizie che non possono essere coperte dalle riprese.
Io gli ho mosso una serie di obiezioni. Gli ho spiegato come verrebbe percepita questa cosa dagli integralisti del fumettomondo. Non scendo nel dettaglio, tanto qualcuno lo farà al posto mio nei commenti.
Proposta due:
Ho parlato dei cazzi nostri a Marketing Mike. Lui è membro di un gruppo molto attivo e agguerrito nel campo del virale.
Diceva che si potrebbe trovare uno sponsor. Questo sponsor potrebbe fornire una camionata di adesivi con il suo brand.
Si trova un editore. Si prende una camionata di resi o di invenduto, ci si appiccica l’adesivo con il brand dello sponsor in quarta di copertina e poi si abbandonano le copie sponsorizzate in giro per la città.
Si può fare anche senza sponsor, dice Marketing Mike, potrebbe essere un investimento pubblicitario della casa editrice stessa, così al contempo svuota anche un po’ il magazzino.
In questo modo, secondo lui, il “fumetto” girerebbe, e magari qualcuno potrebbe scoprire un mondo.
Proposta tre:
Ornello G mi ha detto che ci servono dei tutor oppure delle hostess. Un figura riconoscibile che puoi trovare nelle fumetterie e nelle librerie. Il loro compito è spiegare ai clienti che tipo di fumetti hanno davanti. Gli raccontano le nuove uscite, la rava e la fava, questo e quell’altro.
Secondo Ornello G però, non si può fare da un giorno all’altro. Bisognerebbe mettere su You Tube una serie di video in cui il Capo Tutor spiega alle masse il fumetto in termini generali. Capo Tutor spiega come si fanno, chi li fa, che cosa si racconta, eccetera ecceterone. Una volta formata la figura del “tutor”nell’immaginario, poi si dice in quali fumetterie o librerie saranno presenti.
Confesso che, vero sera, mi sentivo un po’ confuso.
Il mio pensiero è tornato a bomba sui contenuti.
Perché, anche facendo finta di trovare qualcuno che finanzi una delle proposte qui sopra, è da quelli che bisogna partire.
Serve un nuovo, potenziale, best seller. Non derivativo, non scopiazzato, non amatoriale, non nerd-oriented.
Tutto il ragionamento qui sopra, come avrai notato, riguarda ancora "la carta".
Mi dicono tutti che fra un po' l'oggetto libro, o l'oggetto fumetto sparirà, infilandosi nei supporti digitali alla lettura.
Io ho chiesto in giro:
- Ma scusa, se la maggior parte degli ittagliani non spende 9 euro per un libro in economica, perchè dovrebbe spenderne tipo 500 soltanto per il supporto?
Per ora la risposta è stata:
- Perchè sì.

lunedì, agosto 30, 2010

My baby don't care...




Non volevo mettere Joel sulla graticola, e sono sicuro che lui lo ha capito. Il mio post Anzianità era un post sulle mie sensazioni, sul come i miei quaranta si avvicinano, e su come le cose cambiano.
Nonostante tutto, riesco ancora a vedere (a sprazzi) il mondo con gli occhietti arrabbiati dei miei pupilli esordienti.
Ecco perché mi permetto di consigliare a Daniele di direzionare la sua rabbia verso un progetto più costruttivo.
Si rischia di fare un bel po’ di confusione e di allontanarsi dal punto in cui eravamo arrivati.
Riassumo la “catena” su cui stiamo ragionando:
Autore.
Editore.
Distribuzione.
Lettori.
Nel fulgore rivoluzionario da giovini autori, in cui agita il malcontento dell’artista che si confronta con il mondo, si punta l’indice accusatorio verso l’editore.
Io capisco. Non condivido, ma capisco.
C’è anche un qualcosa di favolosamente edipico in quell’agitarsi.
Dal mio punto di vista però, anche inserendo nel ragionamento le difficoltà nel rapporto con la Distribuzione, non mi sembra di vedere plotoni di lettori che “vogliono leggere qualcosa di diverso” che si sbattono come dei matti per leggerlo, ma non lo trovano.
Dove sono queste folle urlanti che assediano le fumetterie per leggere “qualcosa di diverso” ?
Io ho visto le folle urlanti.
Anni fa, per esempio. Gli Ska-P non erano nemmeno distribuiti in Italia, eppure i loro concerti facevano il tutto esaurito. Erano un fenomeno culturale che in assenza di distribuzione adeguata si era propagato con il passaparola e via internet. Il risultato era che la gente faceva a pugni per andarli a sentire.
La stessa cosa, tanto per rimanere in ambito musicale, un paio di decenni prima capitò con i Black Flag. Solo che la gente lì faceva a pugni molto di più.
C’è un fumetto nuovo, alternativo, diverso, per il quale i lettori si menano per averne una copia?
No.
Torniamo alla catena.
La colpa è degli Autori?
Può darsi. Anzi guarda, sicuramente sì.
La colpa è degli Editori?
Ni. Nel senso che di fianco a un tot di editori “tradizionali” ce ne sono una marea di “alternativi”, per cui da un certo punto di vista non è certo la possibilità di scelta che manca.
Il problema è nei Distributori?
Forse. Ma rimane il fatto che se centomila persone vogliono fortemente una “cosa” trovano fortemente il modo di averla.
Cosa rimane?
I lettori.
Perché, come dice Adriano:
Non ci sono più lettori.
Ed è questo il punto, il nodo da sciogliere, il problema da risolvere.

(Non ho capito come mai un commento di Ipofrigio non è stato pubblicato da blogger, ma ne ho ricevuto la solita copia via mail. Strano, visto che qui non c’è moderazione. Indagherò.)

venerdì, agosto 27, 2010

Fumetti, roba da idioti.



Ringrazio Federico che mi ha segnalato via mail un interessante articolo di Comicvine.
L’immagine qui sopra è tratta dalla campagna della senatrice Nancy King, democratica del Maryland.
Il senso della campagna, a favore della scuola, è: Immagina se licenziassero gli insegnanti…
E la foto mostra l’apocalittico futuro che il licenziamento del corpo docenti comporterebbe.
Ovvero, classi trasformate in branchi di sfigati ignoranti con un fumetto in mano.
Non è la prima volta che i fumetti vengono usati come “aggettivo dispregiativo”, e qui da noi i toni di solito sono molto meno “fini”, anche perché nella nostra lingua la parola fumetto è davvero un aggettivo dispregiativo.
Ho trovato molto interessante che nella campagna di condanna dei fumetti vengano visualizzati i personaggi dei due più importanti editori americani e il boss della distribuzione globale.
Insomma, che un bimbo legga gli X Men e Superman ci sta, ma a leggere il Preview proprio non ce lo vedo.
Fatto sta che se licenzi gli insegnanti poi che succede?
Che quei piccoli maledetti si mettono a leggere i fumetti.
Non so come reagiranno la Marvel, la DC e la Diamond di fronte a questa campagna diffamatoria. Però sono sicuro di una cosa.
Se al posto degli albi ci fossero state delle PSP, dei DS, degli IPod o dei Nokia smessaggianti, qualcuno si sarebbe lamentato a gran voce.
Forse sarebbe partita una causa, forse qualche testa sarebbe saltata.
Rimane comunque il fatto che anche al di là dell’oceano, non basta una serie di film di successo per trasformare la percezione del fumetto da parte di chi non lo conosce.
Ora. Per favore:
Non tiratemi fuori i soliti paragoni con Watchmen e compagnia bella.

Anzianità.



Joel ha scritto delle cose nei commenti a uno dei post sul fumetto.
Joel è un mio ex allievo, e io ci voglio bene come a (quasi) tutti i miei ex allievi. Non sono d’accordo con quello che ha scritto, ma fa niente.
Ci voglio bene lo stesso.
Fatto sta che il suo commento mi ha fatto pensare parecchio. Non ai fumetti, non al dibattito in corso, non alla sua posizione, alla mia o alla tua.
Dal suo commento ho capito che ormai sono vecchio.
Non mi era mai capitato prima di essere indicato come una parte del problema, come uno che occupa una posizione, come uno che è ingranaggio integrante di un meccanismo che a qualcuno (di più giovane) non piace.
Ecco allora.
Sono vecchio.
Di solito ero abituato ad avere la parte di Joel nelle discussioni, non quella che ho adesso.
Mi ritrovo dall’altra parte della barricata e non so bene quando e come ci sono finito. E se davvero potevo fare qualcosa di più o qualcosa di meno.
Non ho capito quando è successo che da: giovane promessa più o meno mantenuta, sono diventato, agli occhi di un ventenne, un vecchio barone del cazzo.
La cosa mi spaventa.

giovedì, agosto 26, 2010

X Factor 4 - Deciti tu!



Sono molto indeciso su come recensire la ormai prossima edizione di X Factor.
Viste le modifiche, le aggiunte e i nuovi giudici potrebbe essere l'edizione dell'apocalisse.
E questo non fa altro che aumentare la mia indecisione.
Allora decidi tu.
Partecipa al sondaggio: Come saranno le nuove recensioni di Diegozilla?
Il form per votare lo trovi qui di fianco a destra.
O più in alto a destra, quando questo post scivolerà in basso per via degli aggiornamenti.
Hai dieci giorni.
VOTA!

Milano chiama



A volte basta cambiare un po' le parole, ma i concetti rimangono. Sì lo so che non è in metrica, ma fa niente.
Il riferimento è ovvio, ma come tutte le cose ovvie è meglio spiegarle per bene, e qui bastano un paio di link. Clicca qui e clicca anche qui.


MILANO CHIAMA

Milano chiama le città lontane.
Ora che il party è iniziato e la sfilata è in corso.
Milano chiama dal mondo sommerso.
Fuori dai call center, tutti voi ragazzi e ragazze.

Milano chiama, adesso non badate a noi.
Qui, oltre la cerchia dei bastioni, mordiamo la polvere.
Milano chiama, guardate che non abbiamo più swing, tranne il roteare di quel manganello.

Sta arrivando l'era glaciale, il sole piomba giù.
Altre consulenze in vista, e il grano lo fanno sempre i soliti.
La metro è un carro bestiame, ma io non ho paura.

Perché Milano sta annegando e io vivevo sui Navigli.

Milano chiama le zone riqualificate.
Scordatene fratello e fallo da solo.
Milano chiama gli zombi della morte.
Smettete di resistere e tirate un altro respiro.
Milano chiama e io non voglio più gridare.
Ma poi scopro quanto prende il Trota.

Milano chiama e Corvetto comanda.
Dite agli sbirri che anche quelli sono cinesi e il problema si risolverà.

Sta arrivando l'era glaciale, il sole piomba giù
La metro è un carro bestiame, e il grano lo fanno sempre i soliti.
Un orrore strutturale ma non ho paura.

Perché Milano sta annegando e io vivevo sui Navigli.

Milano chiama, si c'ero anch'io
E sapete cosa dicevano…
Bene qualche cosa era vera!
Milano chiama mentre arriva l'ora dell’Expo.
Dopo tutto quello che hanno detto, non ti viene da ridere?
Non mi sono mai sentito così …

mercoledì, agosto 25, 2010

Per Davide che lo ha chiesto.

Autolavaggio.



Sulla Skoda erano cresciute le cozze, per cui sono andato a lavarla.
Uno di quei posti dove compri i gettoni e poi fai tutto tu. Una decina di boxdoccia per auto, messi in fila da un geometra. Infili il gettone e spruzzi, insaponi, spazzoli, risciacqui. In base a quanti gettoni metti, il tempo di utilizzo dei vari sistemi idropulenti aumenta.
Poi esci e vai vicino agli aspiratori, pulisci cruscotto, profumini, panni di daino e ambrèmagic.
Ero lì che scrostavo lo Skodo, nella mia postazione di lavaggio. Mi ci sono voluti un bel po’ di gettoni e di olio di gomito per rendere il veicolo non passabile di denuncia da parte dell’Istituto di Igiene.
Mentre strinavo, ho captato i discorsi di due amici che erano già alla postazione di aspiraggio e rifinitura.
Giusto a un paio di metri da dove mi trovavo io.
Presumo che questi due si fossero incontrati per caso lì all’autolavaggio. A meno che darsi appuntamento per lavare le rispettive auto non sia una pratica da maschio alfa a me sconosciuta.
Fatto sta che parlavano di donne.
Di una donna in particolare. La moglie di quello che per comodità narrativa chiamerò Ettore.
Ettore raccontava al suo amico Carlo (altro nome dato per comodità) delle tensioni che ultimamente aveva con la moglie.
Capiamoci. E’ un discorso molto lungo che ho captato tra una pausa e l’altra, mentre infilavo gettoni.
Il punto della loro discussione è che secondo Ettore sua moglie gli sta nascondendo qualcosa.
- Non me la racconta giusta quellalì, me lo sento…
Dice Ettore a Carlo.
Carlo lo ascolta, minimizzando.
- Secondo me ha un altro.
Dice Ettore un po’ sconsolato.
Carlo lo tranquillizza, spiegandogli che le donne sono strane a prescindere e che non è mica detto che abbia un altro.
Poi Ettore ha un lampo di genio.
- Senti, tu la conosci da tanto. Prova a parlarle tu alla prima occasione. indaga un pochettino. Me lo fai questo favore?
- Va bene.
Risponde Carlo.
Mentre lotto con un nido di tassi che si è insediato tra il paraurti e la carrozzeria, vedo Ettore salutare Carlo e andare via sulla sua Punto tirata a lucido.
Con la coda dell’occhio, vedo Carlo che osserva Ettore allontanarsi.
Poi prende il cellulare.
Il tempo concesso dal mio gettone finisce, la mia lancia ad alta pressione smette di fare casino e sento Carlo dire al cellulare:
- Oh. Dobbiamo stare attenti. Guarda che tuo marito ha capito qualcosa!
Ecco.
Vado a lavare la macchina e mi ritrovo in un episodio de “I Mostri” di Dino Risi.

La grande cospirazione dei fumetti.



Di nuovo, mi sa che devo essere un pochetto più esplicito. Becchiamoci una denuncia che tanto non ho una lira.
Il paragone fumetti e vino ci piace. Occhei.
Ma per lavorarci bisogna avere ben chiaro in mente che tutto il lavoro di riscrittura dell’immagine del prodotto vino, portata avanti in modo quasi quotidiano dai media, è un tipo di lavoro sostenuto da un grande investimento economico.
I servizi sui telegiornali, i nutrizionisti che dicono la cosa giusta al momento giusto, e tutto il resto non sono mica cose estemporanee, fatte aggratis, per amore del succo d’uva.
Qualcuno ha pagato, amici.
E’ marketing “virale” di finissimo e altissimo livello.
Possiamo di sicuro ridimensionare la questione. Va bene. Allora prendiamo un esempio legato ad un altro sistema narrativo.
Cinema.
Leggevo un articolo che parlava di non mi ricordo quale film di Aldo, Giovanni e Giacomo e non mi ricordo esattamente le cifre indicate.
Vado a memoria.
Diciamo che il film in questione è costato 100 Pizze. L’articolo diceva che la promozione era costata più del film, tipo 200 Pizze e che il film ne aveva incassate 400.
In quelle 200 Pizze di promozione, c’erano una serie di ospitate in tutti i programmi posabili di tutte le reti possibili, tutti i servizi possibili in tutti i telegiornali possibili e la conquista da parte del loro ufficio stampa di tutto il tabellone del Risiko della carta stampata.
Per ora, spiace dirlo, ma l’unico sistema che abbiamo trovato per promuovere i nostri fumetti è litigare tra di noi su internet.
Per questo dico che ci vuole un massone con i soldi che ci finanzi la lobby. Altrochè

martedì, agosto 24, 2010

Jimmy. Il mio dovere l'ho fatto.



Oggi verso mezzogiorno sono andato in posta, e ho messo 5 euri sulla carta postepay di Jimmy il Fenomeno.
Come dicevo qui, non se la passa bene.
Poi sono andato a casa. Infilata nella libreria avevo una cornice mai usata. Ho fatto uno sfondo con varie faccette di Jimmy e ci ho incollato la ricevuta del versamento.
L'ho appesa alla parete del mio studio, come un'azione di un industria mineraria o la laurea se fai il dentista.
La guardo e penso a "Il ragazzo di campagna", a "Vieni avanti cretino", "La liceale nella classe dei ripetenti", "L'insegnante al mare con tutta la classe", "Delitto a Porta Romana" e gli altri mille film a cui il grande Jimmy ha dato il suo contributo.
Lo so che 5 euri sono pochini, in confronto a quello che mi ha dato lui nel corso degli anni, ma meglio poco che niente.
E sono sicuro che lui apprezzerà.
Se vuoi dare una mano anche tu a Jimmy, basta che gli fai un bonifico sulla sua carta PostePay: numero 4023 6005 6428 8613, intestata a Luigi Origene Soffrano.

Un altro paio di cose sui fumetti.



Sono più o meno d’accordo con i vari commenti al mio post qui sotto. Forse mi sono espresso male, ma ritengo molto importante la discussione che si sta facendo. E’ fondamentale (perlomeno) parlarne, in rete o faccia a faccia quando sarà il momento.
Di sicuro c’è un lunghissimo lavoro da fare. La situazione può essere cambiata, ma ci servono i muscoli. Lo sforzo da fare, sia in termini economici, sia in termini culturali è enorme.
Se si vuole cambiare la percezione del media fumetto da parte dei potenziali lettori, bisogna per forza di cose adottare un piano di marketing.
Per “piano di marketing” non intendo stampare tre manifesti, con su scritto: Comprate più fumetti.
Bisognerebbe fare un lavoro simile a quello che è stato fatto dalle industrie vinicole negli ultimi 15 anni. Una vera e propria riscrittura percettiva di massa nei confronti del prodotto.
Come hanno fatto quelli del vino?
Semplice. Sono entrati nella testa della gente.
Partendo da un prodotto che comunque sia, qualunque etichetta abbia, indipendentemente da quanto lo paghi, se ne bevi otto litri al giorno passi dei guai, sono riusciti con un lavoro preciso e impercettibile a trasformarlo in una bevanda salutare, consigliata, un toccasana, un prodotto culturale, pregno di identità regionale/nazionale.
Non hanno stampato tre manifesti con scritto: Bevete più vino. Sarebbe stato un suicidio. Si sono mossi dietro le quinte. Facendo dire ai nutrizionisti, sulle riviste, in tivvù e dove ti pare che un bicchiere di vino è una figata, che fa bene al fisico, che bevuto moderatamente può addirittura diventare un hobby se non una professione.
Ecco perché secondo me, per i fumetti sarebbe più utile creare non tanto un sindacato (legittimo, eh!) o un albo professionale (altrettanto legittimo, eh!) quanto una vera e propria lobby.
La lobby dei fumettisti.
Come tutte le lobby si muoverebbe dietro le quinte, facendo sentire il suo peso economico, scendendo a compromessi con chi è necessario. Il fine è quello di entrare nella testa delle persone e cambiare la loro percezione. Esattamente come è successo per il vino.
Va da sé che se si vuole entrare nei lobi frontali delle persone, bisogna che ne valga la pena.
Uno non muove milioni, non finanzia in modo occulto rubriche enogastronimiche nei telegiornali e sulla carta stampata, se poi il cliente va in enoteca e ci trova solo del gran vino di merda.
Non può essere un lavoro frontale. E non può essere un percorso legato a enti o istituzioni culturali, anche se capisco la posizione di Michele Ginevra.
A parte che la parola “culturale” a me sta sulle balle, preferisco di gran lunga la parola culturismo, rispetto comunque l’idea di Michele anche se non la condivido.
Dal mio punto di vista, incollare al fumetto un’altra etichetta non farebbe altro che ghettizzarlo ancora di più. Dato che alla maggior parte delle persone da piuttosto fastidio sentirsi ignoranti, presentare il fumetto come un prodotto elitario non avvicinerebbe nuovi lettori.
A meno che non si venda il prodotto fumetto come un modo di vivere. Allora sì. La Apple lo fa da un bel po’, e in un certo senso è quello che si sta facendo usando il termine favolossissimo di Graphic Novel. Ovvero roba che compri perché fa figo averla in libreria.
(O no? Ho esagerato?)
L’ho già detto da qualche parte. Non voglio fare la fine dei dischi in vinile. Chiuso nella mia plastica con un maniaco che mi annusa. E non voglio fare nemmeno la fine del teatro. Dipendere dalle bizze dei contributi statali, recitando di fronte ad una platea piena di colleghi, amici, parenti e gente che è venuta perché si sente in colpa a non fare mai ggnente dè cuultuurale.
Fondiamo una lobby!
Troviamo un massone con i soldi e vediamo che cosa succede.

lunedì, agosto 23, 2010

I fumetti, sì, mio cugino li leggeva!



Da mesi ormai, il fumettomondo è impegnato in un lunghissimo dibattito.
Si è partiti poco prima dell’estate con una serie di discussioni tra autori che ruotavano attorno al sacrosanto diritto di essere pagati per il proprio lavoro, ci si è spostati verso il rapporto con gli editori, si sono aggiunte altre riflessioni, altre polemiche, altre analisi sullo stato dell’arte e dell’industria.
Questa lunga e interessante discussione sfocerà in una tavola rotonda che si terrà a Lucca, la più importante mostra mercato del settore, tra un paio di mesi.
Se vuoi capire che cosa ci stiamo dicendo clicca qui, che c’è un ottimo riassunto di tutto quello che si è detto e che si sta dicendo.
A me, sia chiaro, chiacchierare con i miei colleghi mi piace. Trovo utile confrontarsi, discutere e conoscere posizioni diverse dalle mie.
Però, più la discussione si concentra all’interno del fumettomondo, più cerco di capire quale sia la percezione del fumetto all’esterno del fumettomondo.
Perché, non so come la pensi tu, ma io i fumetti li faccio per farli leggere a qualcuno. Non li faccio soltanto per me, per farmi le seghine su quantosonobbravo.
Dal punto di vista degli editori che hanno partecipato al dibattito, i lettori sono un numero. E’ gente che compra o che non compra. Si è evidenziata la difficoltà di far comprare la propria roba ai lettori, parlando di numeri, di venduto, di distribuzione, di ordini.
Il raggiungere i lettori con il proprio prodotto, un “problema” industriale, riguarda molto da vicino anche il lato artistico. Va da sé che se una casa editrice non vende abbastanza, non potrà pagare in modo dignitoso gli autori che ci lavorano.
Il fumetto, pensaci un momento, è una strana bestia.
Il volume che hai nella libreria, l’albo che compri in edicola, quel centinaio di fogli rilegati che hai in mano sono l’unica fonte di guadagno della casa editrice.
E’ come se l’intera industria musicale si reggesse unicamente sul numero di dischi venduti.
L’ho detto a un manager della Virgin. Solo i dischi. Nessuna entrata dai pezzi mandati in radio, o usati per gli spot pubblicitari, o come suonerie, niente concerti, niente di niente. Gli è venuto un infarto.
Il fantomatico lettore, è un dato importantissimo in questo dibattito. Allora ho teso l’orecchio e ho provato a sentire come viene percepito il fumetto da chi non lavora nell’ambiente e da chi non è un appassionato hard core delle tavole disegnate.
Ascoltando i clienti occasionali di Supergulp si scoprono cose interessanti.
Si scopre, per esempio, che al di fuori del fumettomondo noi non esistiamo.
La maggior parte dei titoli, quelli della Bonelli compresi, non si sa perché ma si crede che vengano fatti all’estero.
Il rapporto con i fumetti è un qualcosa di tangenziale, temporaneo e profondamente legato ad un passato non ben identificato.
Le reazioni di fronte a un volume su uno scaffale di una fumetteria, da parte di uno che ci entra la sera per caso, per prendere il freschetto dell’aria condizionata sono:
- Ma come, esce ancora?!
- Ma come, non esce più?!
Nonostante i film, o tutto il lavoro di marketing fatto dalla Marvel, il rapporto con i supereroi è ancora quello legato ai propri ricordi di bimbo.
C’è L’uomo roccia.
C’è L’uomo fuoco.
Ma dove sono i fumetti di quello che faceva le rapine con la moglie?
(Che non è un supereroe, è Diabolik, ma in un certo senso, è un supereroe anche lui)
Tutti i verbi sono al passato, questo lo leggevo, questo mi piaceva, questo non lo sopportavo. Come se la fumetteria fosse sorta di macchina del tempo.
Lo sguardo vaga su centinaia di volumi usciti negli ultimi mesi, senza tradire nessuna emozione.
E io mi chiedo: Ma vale anche per la narrativa?
Nel senso, uno entra per caso in una libreria e dice senza imbarazzo: Ah, si, una volta ho letto un giallo.
Probabilmente lo pensa e basta. Perché, a differenza del fumetto, uno si sente in colpa se l’ultimo libro lo ha letto alle medie.
Come posso allargare il bacino di utenza se i fumetti “li leggevo”. Non siamo nemmeno riusciti a trasmettere all’esterno quanto lavoro c’è alle spalle di un volume.
(Prova a dire a un non iniziato che per fare 94 tavole ci vuole almeno un anno, e vedrai con che occhi ti guarda.)
Questa percezione influenza a cascata tutto il sistema fumetto molto più di quanto credi.
Il problema è tutto qui. Nel modo in cui viene percepito il media.
Se non esisto, quali diritti posso accampare?
Mi dispiace, ma credo fortissimamente che l’origine dei nostri problemi sia da cercare all’esterno.
Non serve un guru del marketing per capire che la percezione dell’acquirente influenza moltissimo il prezzo di copertina. Che il prezzo di copertina si collega alla salute della casa editrice, e che la salute della casa editrice determina il futuro dell’autore.
Possiamo sicuramente discuterne tra noi, ma il vero problema è che di quello che facciamo, e di quanto ci sbattiamo per farlo, non frega più un cazzo a nessuno.

venerdì, agosto 20, 2010

Tutti in Turchia!



Pulp Stories, dopo l'edizione francese, sbarca in Turchia.
Il titolo turco, se ho capito bene è: "Lavori Sporchi", ed è un gran bel titolo!
La grafica sanguinolenta fa tanto logo da band metal. Mi ci farò una maglietta.

New York in bianco e nero



Lo so che il bianco e nero è un po' banalotto. Lo uso con parsimonia. Però, in questi giorni di sistemaggio del mio archivio, tra le cinquemila foto che ho scattato nelle mie varie gite newyorkesi ho scovato una decina di scatti che in bianco e nero hanno un loro perchè.
Le foto le ho fatte tra il 2008 e il 2010, con la mia fidata Nikon D80 e la nuova arrivata Canon G11.
Se ti interessa saperlo, con la Nikon ho usato: un 300 e un 18/135. Con la Canon l'ottica che monta la macchina.
Clicca che diventano grandi, e come sempre, sulle foto vige il Copyleft. Facci un po' quello che ti pare basta citarne l'autore e la fonte.





















mercoledì, agosto 18, 2010

Dampyr estivi!



Sì lo so, aggiorno poco il blog.
E' che questo agosto mi è sonnacchioso, in più ho deciso di fare il trentanovenne responsabile. Approfitto di questa Milano silenziosa per portarmi avanti con i lavori.
Gli altri invece aggiornano eccome!
Segnalo tre recensioni dei miei Dampyr usciti a luglio e agosto.
Dampyr 125, sul Blog del Catafalco.
Maxi Dampyr, sempre sul Catafalco.
Dampyr 125, alla stanza 237 di Jason Krueger.

lunedì, agosto 16, 2010

Fumetto d'agosto!



By: Joshua Kemble

sabato, agosto 14, 2010

Nel nome di Jimmy!



Il fenomenale Jimmy il Fenomeno non se la passa molto bene.
Leggo sul blog di Barzi la news che mi rimanda ad Affariitaliani, in cui si legge che l’attore, caduto in disgrazia, sta chiedendo un aiuto economico ai suoi fans, in attesa di sussidio Bacchelli.
Jimmy, il cui vero nome è Luigi Origene Soffrano , ormai vicino agli 80 anni, vive in una casa di riposo nella periferia di Milano, ha un pensione sociale, ma tolte le spese, si arrangia con 120 euri al mese.
Io Jimmy lo avevo incontrato più o meno all’inizio degli anni ’90. Su un Tram. Stava mangiando un Cornetto Algida. Chiacchierai con lui per un paio di fermate. Me lo ricordo gentilissimo.
Avevamo parlato dei suoi film e della commedia sexy all’italiana. Genere che ai miei tempi ho seguito con grande passione in seconda serata su Retequattro.
Dalla sua pagina Facebook, Jimmy ha lanciato un appello: Un euro per Jimmy Il Fenomeno, per aiutarlo in questo momento di difficoltà.
Basta un bonifico sulla sua carta PostePay: numero 4023 6005 6428 8613, intestata a Luigi Origene Soffrano.
La leggenda che circola da anni su Jimmy dice che lui porti fortuna. I produttori lo volevano nei loro film, anche solo come comparsa, per quel motivo. Pare che questa fama di portafortuna sia nota anche nell’ambiente del calcio.
Potrebbe essere un secondo buon motivo per dargli una mano.

mercoledì, agosto 11, 2010

Un paio di cose su Dylan Dog.



Della serie: cose di cui non frega niente a nessuno, non avrà notato nessuno, ma per me era importante metterle.
Nelle 32 pagine che ho scritto per il Color Fest, ho giocato con la sceneggiatura. Ho usato un montaggio che lega in modo analogico le sequenze principali, creando dei legami visivi o testuali tra uno stacco e l’altro. Una roba tecnica, invisibile, una mia personalissima menata che dal mio squinternato punto di vista serviva per arricchire la storia breve.
I passaggi sono questi qui, metti che li vuoi sapere, te li racconto.
Stacco da pagina 71 a pagina 72.
Si chiude la sequenza a pagina 71 e Dylan ha in mano un sacchetto.
Si riapre a pagina 72 con un primo piano di quel sacchetto, si zoomma all’indietro e si cambia luogo e tempo.
Passaggio da pagina 75 a pagina 76.
L’ultima cosa che leggi a pagina 75 è legata al concetto di scommessa, la prima cosa che vedi a pagina 76, nella nuova sequenza, è una sala scommesse.
Pagina 80, il primo contatto narrativo tra Lefty e Dylan nella vignetta 2 avviene da fuori campo, esattamente come il secondo contatto narrativo tra Dylan e Lefty a pagina 91.
Stacco tra pagina 82 e pagina 83.
Dylan dice che Groucho è sempre al verde. La pagina successiva, è tutta su quel tono di colore. Visto che lavoravo a colori, ho pensato di utilizzarli in modo narrativo.
Da tavola 84 a 85, il passaggio è legato al concetto di gioco.
Tavola 86. Il reingresso di Dylan nel racconto è gestito al contrario rispetto alla sequenza iniziale del sacchetto, usando come fulcro il volantino appallottolato. Lo stesso volantino che c’è sulla scrivania pagina 73, ma visto che Dylan non ci ha dato peso, non ci hai dato peso nemmeno tu.
Stacco tra pagina 97 e pagina 98. Si stringe sui cavallini sul pigiama di Groucho e si riapre sui veri cavalli al trotto nel monitor. La posizione del baloon e della dida nascondono un po’ il legame ippico, ma ci sono.
Tutti i nomi dei cavalli che vengono fatti nel corso della storia, sono una citazione da Febbre da Cavallo.
Lefty, è più o meno Al Pacino in Donnie Brasco, ringiovanito per l’occasione.

Italia - Costa D'avorio, dopo.



Più o meno in 90 parole.
Primo tempo:
Aspettativa, interesse, piove, Balotelli, Cassano, Amauri, curiosità, speranza, punizione, passaggio, attenzione, tiro, attesa, attesa, attesa di qualcosa, fiducia, tifo, aspettativissima, niente, niente di niente, distrazione, noia, noia, nulla, sonno, tedio, uggia, insofferenza, seccatura, molestia, tedio, uggia, goal di quegli altri, delusione, palle, torpore, letargo, assopimento.

Secondo tempo:
Sbadiglio, piove, forse, dai, essù, che palle, annichilito, sprofondo nel divano, sbadiglio, tedio, avvilito, noia, tormento, penso ai cazzi miei, cala la palpebra, zanzare morte nel lampadario, noia, noia, noia, niente, insofferenza, pena, tristezza, grigiume, indifferenza, acqua, sigaretta, uff, molestia, inedia, disagio, menata, pena, vergogna.

martedì, agosto 10, 2010

Italia - Costa D'avorio, prima.



Occhei.
Io di calcio sono pieno di ignoranze, e ho cominciato a seguirlo da meno di un anno, però...
Però con tutte le ignoranze di cui sono dotato, dico che se questa sera la nazionale non vince minimo 5 a zero è un bel problema.
Visto che giocano tutti quelli che quellollà non ha fatto giocare, visto tutto quello che si è detto sul fatto che quellollà non li ha fatti giocare, ora che quellillì giocano, come minimo, mi aspetto di vedere una partita tipo Shaolin Soccer.

lunedì, agosto 09, 2010

Dylan Domani!



Domani esce in edicola il Dylan Dog Color Fest con l'esordio dylandoghiano del sottoscritto.
L'elenco delle sensazioni che provo è molto lungo, e me lo tengo per me.

Che quando si torna, si torna.



Milano mi sembra un po' meno bollente.
Ora non mi resta che affrontare con rinnovato vigore questo agosto milanotto, e tutte quelle cose che mi sono ripromesso di fare.
Tra un po' ti racconto della Slovenia. Prima devo disfare lo zaino.
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