
Molto, molto istruttiva la discussione nei commenti al post qui sotto.
Ieri ero in giro per dei lavori e mi scuso per non avervi partecipato attivamente. Tranne all’inizio. (Ma Boris lo sa che ai suoi modi non posso resistere.)
Riassumo per comodità quello che mi frulla tra i lobi frontali:
Al di là delle differenze merceologiche tra tacchi, dadi e datteri, tornando a un vecchio concetto punk della mia giovinezza, a me piacerebbe rompere la gabbia e uscire dal ghetto.
E’ ovvio che lo si può fare facendo leva sui contenuti, altrimenti non ne vale la pena.
Continuo a non vedere una massa urlante di lettori inferociti perché non riescono a trovare quelle fighissime novità che vorrebbero leggere a tutti i costi, ma fa niente.
In compenso, c’è una discreta folla che legge solo quello che vuole leggere, con grande piacere e con ottimi risultati editoriali.
Anche se dei fumetti non frega più una cippa alla maggior parte delle persone, magari, lanciandogli un volume in faccia poi si mettono a leggerli. Può darsi. Non lo so.
Dato che sono pieno di ignoranze, ma conosco un botto di gente, ho parlato un po’ dei cazzi nostri con alcuni misteriosi individui.
Le loro identità rimarranno misteriose per ovvie ragioni di suspance e pathos narrativo.
Proposta uno:
Secondo Mister Pink, con cui ho chiacchierato ieri, sarebbe interessante provare a infilare “il fumetto” nei telegiornali. Come fanno gli illustratori ai processi negli Stati Uniti: i fumettisti potrebbero illustrare le parti delle notizie che non possono essere coperte dalle riprese.
Io gli ho mosso una serie di obiezioni. Gli ho spiegato come verrebbe percepita questa cosa dagli integralisti del fumettomondo. Non scendo nel dettaglio, tanto qualcuno lo farà al posto mio nei commenti.
Proposta due:
Ho parlato dei cazzi nostri a Marketing Mike. Lui è membro di un gruppo molto attivo e agguerrito nel campo del virale.
Diceva che si potrebbe trovare uno sponsor. Questo sponsor potrebbe fornire una camionata di adesivi con il suo brand.
Si trova un editore. Si prende una camionata di resi o di invenduto, ci si appiccica l’adesivo con il brand dello sponsor in quarta di copertina e poi si abbandonano le copie sponsorizzate in giro per la città.
Si può fare anche senza sponsor, dice Marketing Mike, potrebbe essere un investimento pubblicitario della casa editrice stessa, così al contempo svuota anche un po’ il magazzino.
In questo modo, secondo lui, il “fumetto” girerebbe, e magari qualcuno potrebbe scoprire un mondo.
Proposta tre:
Ornello G mi ha detto che ci servono dei tutor oppure delle hostess. Un figura riconoscibile che puoi trovare nelle fumetterie e nelle librerie. Il loro compito è spiegare ai clienti che tipo di fumetti hanno davanti. Gli raccontano le nuove uscite, la rava e la fava, questo e quell’altro.
Secondo Ornello G però, non si può fare da un giorno all’altro. Bisognerebbe mettere su You Tube una serie di video in cui il Capo Tutor spiega alle masse il fumetto in termini generali. Capo Tutor spiega come si fanno, chi li fa, che cosa si racconta, eccetera ecceterone. Una volta formata la figura del “tutor”nell’immaginario, poi si dice in quali fumetterie o librerie saranno presenti.
Confesso che, vero sera, mi sentivo un po’ confuso.
Il mio pensiero è tornato a bomba sui contenuti.
Perché, anche facendo finta di trovare qualcuno che finanzi una delle proposte qui sopra, è da quelli che bisogna partire.
Serve un nuovo, potenziale, best seller. Non derivativo, non scopiazzato, non amatoriale, non nerd-oriented.
Tutto il ragionamento qui sopra, come avrai notato, riguarda ancora "la carta".
Mi dicono tutti che fra un po' l'oggetto libro, o l'oggetto fumetto sparirà, infilandosi nei supporti digitali alla lettura.
Io ho chiesto in giro:
- Ma scusa, se la maggior parte degli ittagliani non spende 9 euro per un libro in economica, perchè dovrebbe spenderne tipo 500 soltanto per il supporto?
Per ora la risposta è stata:
- Perchè sì.

































