lunedì, giugno 28, 2010

13 Songs We Wish Were Comics!



Segnalato dal sempre attentissimo Nipresa!
Tutte le altre le trovi cliccando qui.
Io ho messo la mia preferita!

A Dallas siamo tutti più magri.



Questo post, e la mia risposta cumulativa ai commenti al post qui sotto.
Sono contento la discussione proceda su un livello civile. Non è poca cosa nel fumettomondo internettoso italico.
Ho l’impressione, purtroppo, che nei confronti del fumetto ci sia una percezione che viaggia su diversi gradi di sottovalutazione.
Ho detto che fare fumetti non è facile.
Se qualcuno, in una scuola, in una conferenza, in uno stand, o dove ti pare ha sostenuto il contrario ha detto cazzate.
Il problema vero però, non è che qualcuno dica cazzate.
Il problema vero è che qualcuno ci creda, e con il fumetto, evidentemente succede.
Se qualcuno ti dice che è facile vivere suonando la chitarra, o facendo l’attore, o cercando di fare il regista, se hai un po’ di sale in zucca sorridi e lo mandi a quel paese.
Se te lo dice dei fumetti invece ci credi.
Perché?
Perché allora è vero, è vero che perlomeno inconsciamente, anche per chi li fa o li vuole fare o li vuole editare, i fumetti sono una cazzata.
Giusto per allargare il discorso agli editori dell’ultimo secondo…
Quante case di produzione cinematografiche sono state fondate da qualcuno a cui piaceva da matti il cinema ma non aveva una lira? Pochine, vero?

venerdì, giugno 25, 2010

Non al denaro, non all'amore nè al fumetto.



Okay. Avevo promesso di tenermi alla larga dalle polemiche periodiche che scoppiano nel fumettomondo. Però una ogni tanto, dai… Come uno che ha smesso di fumare, ma una ogni tanto, dai… Accendila.
Fatto sta che in questi giorni è detonata una discussione a cavallo di diversi blog, a proposito di compensi, salari, autori, editori, ecchenoncisicampa, e di colpe e doveri, oneri e onori.
La discussione è molto articolata, se la vuoi seguire puoi partire da qui e viaggiare sui vari link.
Trovo tutto molto interessante. Ci sono dei punti di vista che condivido, altri meno, altri per niente, ma rimane il fatto che molte delle argomentazioni sul piatto sono stuzzicanti.
Non sono un editore, e non riesco a osservare la cosa da quel punto di vista.
Nel mio limitato guardare, il mio punto di vista è quello di autore. Ovvero: ho un fortissimo vizio di forma iniziale. Perdonami.
In più scrivo e non disegno. Riesco a comprendere fino a un certo punto le problematiche dei disegnatori. Dirò cose rivolte a chi sceneggia, perdonami ancora.
Facciamo finta che il fumetto sia una bilancia. Su un piatto c’è il lato artistico. E’ pieno di talento, arte, idee, sperimentazioni, storie, plot e tutto quello che ti pare inerente a quel lato lì.
Sull’altro piatto c’è il lato industriale. E’ pieno di redazioni, di tipografie, di distributori, di conti, marketing, e tutto quello che ti pare inerente a quel lato lì.
Il bilanciamento perfetto è cosa rara. Spesso uno dei due piatti pesa di più dell’altro.
Le conseguenze sono ovvie: Se il maggior peso ce l’ha lato artistico, libertà, sperimentazione, eccetera, avremo un lato industriale più debole. Poco o zero compenso. Se è il lato industriale a pesare, la faccenda economica aumenta, ma bisogna rimanere saldamente nella linea editoriale del tal editore e non sgarrare di una virgola. Poi, come in tutte le cose, ci sono le eccezioni totali che confondono la regola.
L’errore è nel valutare questa situazione come giusta o sbagliata. Il lago di Como non può essere giusto o sbagliato. Non puoi dire: starebbe meglio in Molise. Il lago di Como c’è. Basta. Quella è la realtà, punto. Che sia giusta o sbagliata è una menata che ti fai se decidi che con quella realtà non vuoi farci i conti.
Ah, scusami. Io parto dal concetto che “fumetto” è quella cosa che stampata o a schermo, qualcuno 1- la trova. 2- la compra. 3- la legge. Se per te il “fumetto” è la pentola degli gnomi sotto l’arcobaleno, un teorema ipotetico, un veicolo puramente concettuale, allora prima ho detto cazzate.
Troviamoci una sera a Xanadu che ti faccio vedere come controllo le lumache con la forza del pensiero.
Mentre, se ho voglia di fare i conti con la realtà, diventa chiaro che di fronte a quella bilancia dovrò lavorare il doppio. Alcune cose le farò mettendo più peso sul lato artistico, altre cose le farò mettendo più peso sul lato industriale. Doppio binario.
Alcune cose si fanno perché il daimon platonico che è dentro di te ti urla di farle, altre si fanno perché fare fumetti è il tuo lavoro e le devi fare.
Non saranno cose tue, non saranno personaggi tuoi, ci sarà qualcuno che ti dirà: non va bene correggi, ma è il tuo lavoro e lo devi fare.
Mio cugino Carlo aveva aperto una carrozzeria. Accettava solo muscle car americane costruite tra il 1965 e il 1975. Gli piacevano tantissimo e secondo lui erano le macchine più belle del mondo. Ha chiuso.
Io sono fortunatissimo. Mi bacio i gomiti tutte le volte che li ho a tiro perché anche quando faccio personaggi non miei, come Dampyr o Diabolik, mi piace un casino farli.
Forse perché sono così pirla che fare fumetti mi affascina, e non sono affascinato da me stesso che faccio fumetti. Purtroppo, non è esattamente la stessa cosa.
E' chiaro che il discorso del doppio binario non può funzionare per tutti. Anzi, qualcuno è così fortunello che non ne ha nemmeno bisogno, e qualcun'altro è in difficoltà di fronte a materiali narrativi non suoi.
Ma nessuno ha mai detto che fare fumetti sarebbe stata una passeggiata.

iPhone 4G




via Nipresa.
L'ho visto l'altro giorno e su di me ha avuto strani effetti collaterali.
Rido all'improvviso, quando meno me lo aspetto, ripensando a questo video qui.

Luglio sinistro ed enigmistico!



In edicola, da giovedì primo luglio, alla modica cifra di cinque euri, oppure 4.70 più il giornale, c'è: La Sinistra Enigmistica. La copertina è quella qui sopra.
Trattasi di supplemento estivo del Manifesto, un agile 64 pagine che sta benissimo non soltanto sotto l'ombrellone.
Dice il comunicato stampa:

Oltre a giochi, quiz e racconti la rivista ospita strip e vignette firmate da Vauro, Luca Enoch, Flaviano Armentaro e Diego Cajelli, per l'occasione in team con gli esordienti Giuseppe Acquaviva e Daniele Di Nicuolo.

Evviva l'esordienza!
Con Daniele e Giuseppe abbiamo fatto una serie di strip dall'esotico titolo: ITTALIA 2010 e secondo me fanno la loro porca figura.
Ma al di là di questo, per me è stato un onore esordizzare quei due lì!
I lettori assidui del blogghe ritroveranno in quelle strisce alcune delle atmosfere che si respirano qui, gli altri diranno: echeccazzè sta roba.
ITTALIA 2010 è un titolo che ha un perchè tutto suo, l'ho raccontato al prode Andrea Voglino, ideatore sinistro ed enigmistico, e credo che l'abbia scritto nella presentazione...
(Metti che no, poi aggiorno e te lo dico qui. Che è scortese bruciare i contenuti!)
Comunque, il titolo, il sottotitolo e la vignetta di Vauro in copertina ammè hanno già fatto ridere un bel po'.

giovedì, giugno 24, 2010

Slovacchia - Italia



Non serve un genio per capire come vanno a finire le cose, se affronti una squadra che ha come inno nazionale un brano della colonna sonora del Signore Degli Anelli.
L’Italia comunque, gioca una buona partita. Tipo per dieci minuti. Poi si fa sentire la caponata con le cozze e il gioco rallenta. No, aspetta, non è vero che rallenta. Il gioco non inizia nemmeno.
I commentatori ce la mettono tutta per trovare delle scuse. Dall’altitudine, all’incognita outsider, spingendosi anche in calcoli complessi su medie, statistiche, albi d’oro e bei tempi che furono.
Fatto sta che se Gondor pareggia con la Nuova Zelanda, mentre l’Uruguay in trigono con Giove batte tre volte i tacchi mentre scava sotto l’arcobaleno e le rondini volano verso un livello basso di colesterolo, allora forse, ci basta un pareggio, va che culo.
La Slovacchia, dimostra tutta la sua inferiorità di esordiente facendo goal al minuto 24.
Per il resto del primo tempo, c’è un unico sistema per evitare la catalessi dei sensi e allontanare un senso di disagio verso quegli esseri umani vestiti di azzurro. Fare finta che gli azzurri siano i bianchi e viceversa.
Allora si. Si vede l’esordienza e l’inferiorità degli azzurri, che passano a nessuno, sono sempre in ritardo, sono sempre per terra e non riescono a costruire nemmeno una villetta abusiva, sperando nel condono.
Il primo tempo finisce. Ed è stato di una rara bruttezza.
La telepromozione della Geox che va in onda durante l’intervallo rappresenta molto bene il gioco della nazionale italiana. Fanno cagare tutte e due. Ma di brutto. Roba che anche le statue corrono in bagno con il giornale sottobraccio.
Inizia il secondo tempo. Lippi schiera Quagliarella e Maggio al posto di Gattuso e Criscito, poi, mette dentro Pirlo al posto di Montolivo.
Quaglia spara una palla in porta, ma un giocatore slovacchio la respinge. Forse è dentro, forse no. Sicuramente ecco pronta una scusa per polemizzare in tutti i bar del mondo per i prossimi duecento anni.
Vittek che al bar non ci va perché lo fregano sempre con il resto, preferisce fare una doppietta al 72esimo.
Mi dicono che l’azione ha origine da un calcio d’angolo che non c’era. Secondo il fisico Hans Grubewald il calcio d’angolo magari non c’era, ma è quasi sicuro che la palla fosse presente nella nostra zona spazio temporale. Se da un’azione corrisponde sempre una reazione, e la palla è un elemento costante, ti deve fregare poco l’origine illecita dell’azione se sei capace di intervenire sulla reazione. Mi fa anche un’equazione che me lo spiega, ma io ho già troppe difficoltà a capire il concetto espresso a parole, figurati con i numeri.
Il secondo goal sprona gli azzurri come uno che fa le penne con il motorino e cade davanti agli amici della piazzetta. Non possiamo mica fare queste figure di merda.
Allora, all’ottantesimo Di Natale fa goal. Ma succede un casino. In porta si infilano in tre e si picchiano. Si annodano e si insaccano nella rete come dei tonni.
Arriva l’arbitro e li taglia con un grissino, ammonendoli.
All’84esimo c’è un fuorigioco. Poi da un’azione tipica di una squadra esordiente e inferiore, Kopunek schizza come una trottola e fa il goal del 3 a 1. L’ingresso di Pirlo però si vede. Sembra l’unico che con un pallone ai piedi sa che cosa farci.
Al 90esimo, Quaglia segna il goal de 3 a 2.
Ci sperano così tanto, commentatori compresi, che fanno quasi tenerezza. Nel mio non capire niente di calcio, o meglio, nel mio scoprire il calcio alla veneranda età di quasi 39 anni, sono moltissime le cose che non riesco a inquadrare.
Quagliarella mi sembra uno bravo. Perché non ha giocato nelle partite precedenti?
Anche Di Natale mi sembra uno che ci sa fare. Allora perché non schierarlo da subito subito.
Nel senso, visto che i risultati contano per arrivare alla fine, se le partite precedenti finivano con un italica vittoria, non era meglio?
L’arbitro concede 5 minuti di recupero, ma non basterebbero 5 giorni.
Pepe si beve il goal del pareggio.
L’arbitro fischia, la partita è finita.
Lippi se va direttamente negli spogliatoi. Quello che penso del nostro mondiale è tutto lì. In quella schiena che si allontana verso gli spogliatoi. Hai fatto le tue scelte, hai dettato le tue regole, hai deciso chi doveva giocare e chi no. E adesso, lasci i tuoi uomini lì nella merda e tu te ne vai?
Troppo comodo, Lippi.
Davvero troppo comodo. I tuoi uomini ci hanno messo la faccia fino alla fine.
Tu la schiena.

mercoledì, giugno 23, 2010

Uno che è uguale a te!



Sette email.
Due telefonate.
L'argomento è il medesimo:
- Sai quel video dei tedeschi contro l'Italia ai mondiali? C'è uno uguale a te! Ma proprio uguale uguale uguaaaale!
Visiono e controllo.
Il tipo in questione si chiama Lutz Von Rosemberg Lipinski.
Ora, non voglio sapere se mio padre da giovane si è dato da fare in Germania, comunque sia...
Non è vero che mi assomiglia.
Io sono molto, molto, ma molto più bello!

Domanda tecnica!



Da un po' di tempo Blogger non si ricorda più la mia user e la mia passw, e devo ridigitare tutto ogni volta, anche se gli dico di ricordarselo.
(Eeeeehhh sono problemi, signora!)
Ho controllato, i cookies sono a posto, e la cosa succede sia con Firefox che con Safari.
Succede anche te?
C'è rimedio?
Oppure il mio maccolo si è rintronato con le vuvuzelas e ha bisogno di costanti conferme?

Fumetti al telefono 2



[The names were changed to protect the innocent]

- Sto facendo un fumetto per la Velociraptor Edizioni, lo disegna Ludmillo Spafranzi, è uno bravo!
- Oh, sì… E’ molto bravo, ho visto delle sue cose in giro!
- Comunque è la solita merda, Diè… Non ci danno nemmeno un cazzo di anticipo!
- Già…
- Niente, manco un rimborso spese, niente di niente!
- E quei soggetti che stavi scrivendo per la Cirillo Editore?
- Ne ho scritti due! Me li hanno bocciati tutti e due…
- E’ normale, a me ne approvano di media uno ogni quattro…
- Ma davvero?
- Si.
- Comunque non va bene così… Non ci si campa con questo lavoro!
- Non è mica vero. Scrivi altri soggetti per la Cirillo Editore, o per la Bubba Press… Insisti, scrivi, e vedi che succede…
- Ma è troooppo difficile. Non gli va mai bene niente. Non mi sento libero di esprimere la mia arte. E poi non sono personaggimmiei, con la Velociraptor invece ho una fumetto tuttommio dove faccio quellochevoglioio!
- Ma non ti pagano.
- Sì, però io i fumetti li faccio per passione!

martedì, giugno 22, 2010

Diecigiorni



Grazie a calcoli complessi, formule della cabala, matematica quantistica, equazioni su ottanta lavagne da risolvere indossando una giacca marrone di velluto con le toppe sui gomiti, ho quantificato con esattezza il mio ritardo.
Dieci giorni.
Sono in ritardo di dieci giorni sulla mia personalissima tabella di marcia.
Ora che lo so, ho redatto la lista di lavori da fare ordinati in base all’urgenza.
Bene.
Il risultato finale è che adesso quando perdo tempo mi sento in colpa in ordine di priorità.

Pericoli domestici: La colla.

domenica, giugno 20, 2010

Un Diegozilla nella tua tivvù!



Come dicevo qui, più o meno da gennaio, sto lavorando per la tele.
Faccio, nel senso che: scrivo, conduco un pochino, seguo il montaggio, intervisto, eccetera ecceterone un programma dal titolo Ultra. Va in onda su Joi ed è un viaggio nello storytelling delle serie televisive.
Per ogni serie che va in onda, facciamo un paio di speciali, scegliendo un argomento narrativo, raccontando i perché e i percome, con un sacco di esempi.
Diciamo che, per chi c’è stato, Ultra non si discosta molto da una mia usuale lezione di sceneggiatura. Solo che in tivvù ho un sacco di cose da usare come supporto.
Parlando di un telefilm, ci infilo dentro di tutto. Dai film ai fumetti, dai fumetti ai romanzi, passando per leggende, cospirazioni, interviste ad esperti e via discorrendo.
In pratica, ho trovato un modo utile per "usare" tutta la marea di film e telefilm che ho visto.
La casa di produzione per cui lavoro, la PuntoDoc ha appena inaugurato la sua Web Tv, e nel palinsesto visibile in rete ci sono due puntate di Ultra!
Così le vedi!
E mi dici anche come ti sembrano!
Olè!
E' il mio primo lavoro televisivico e ne vado piuttosto orgoglione.
I video non sono incorporabili, per cui metto i link diretti.

Lo Studio in rosso.
Puntata di Ultra dedicata a The Mentalist. Si parla di tutti i sistemi alternativi per gestire un giallo.

Le Regole del gioco.
Puntata di Ultra dedicata a Friday Night Lights. Si parla dell’epica nel racconto sportivo.

Cliccando qui, c’è proprio tutta tutta la web tv con un sacco di cose interessanti.

Italia - Nuova Zelanda



Si inizia inquadrando Blatter in tribuna. Blatter è andato a vedere giocare la nazionale italiana tenendo in tasca una bambolina voodoo con le fattezze di Lippi.
Quando nessuno lo vede, la infilza con gli spilloni.
Fatto sta che i due commentatori continuano a dirmi che i giocatori della Nuova Zelanda sono più fisici. Sono più grossi, alti, robusti, e giocano fisicamente.
E io non capisco.
Che cosa cazzo vuol dire giocare fisicamente? Forse gli azzurri giocano usando la forza del pensiero?
In effetti Lippi ha schierato dei giocatori paranormali. C’è Gilardino che è addirittura un fantasma.
Dopo un po’ di tira e molla, di palloni che vanno da qua a la e da la a qua, Smeltz tira fuori il cellulare e telefona a Marchetti.
Marchetti, tra i pali, risponde.
- Ciao Marchetti, sono Smeltz!
- Dimmi, caro!
- Senti un po’ una cosa… Io tra un paio di secondi arrivo lì e ti tiro in porta.
- Va bene.
Poi Marchetti mette giù, giusto in tempo per farsi fare goal.
I due telecronisti mi dicono, nell’ordine: C’è un fuorigioco. C’è una spinta in area. C’era vento. C’è odore di soffritto. Ci sono le scie chimiche. C’è un rimpallo maledetto. C’è un fantasma in campo, chiamate qualcuno per catturare lo spettro di Gilardino.
C’era quel cazzo che ti pare, ma quel goal andava parato.
Subire un goal butta a terra il morale degli azzurri, ma Lippi ha un asso nella manica:
Saverio Putresca, il giocatore invisibile.
Infatti, per la successiva mezz’ora tutti passano a Putresca, il giocatore invisibile. Io che ho la tele in superiper HD lo riesco a vedere bene.
Passano tutti a lui, che si impegna moltissimo, però conclude poco.
I neozelandesi invece, mettono a segno delle belle gomitate. Ma è calcio, non canasta.
Il fatto che sia essenziale tirare nella porta avversaria per vincere, pare l’abbia capito soltanto Montolivo. Io, come sai, non ne capisco una cippa di calcio, ma a me è sembrato il migliore in campo. O perlomeno, l’unico che ci prova.
I due telecronisti mi dicono che siamo superiori, e che la nostra supremazia in campo è evidente.
Non voglio insegnare lo italiano a niissuno, però dalle mie parti il concetto di “supremazia” si applica in un altro modo. Tu fai sette goal e l’altro uno, è supremazia. Tutto il resto è farsi le pippette passandosi il pallone.
Bisogna tirare in porta. Pare sia l’unico modo per vincere in questo particolare tipo di sport.
Al 28esimo, un neozelando si attacca alla maglietta di De Rossi e la allarga di quattro taglie. Rigore. Lo batte Iaquinta.
L’arbitro ha i cazzi suoi. Non sopporta l’erba ad altezze irregolari. Allora prende una motofalciatrice e pareggia l’erbetta dell’area. Ci vuole un po’. Iaquinta aspetta.
Poi l’arbitro è soddisfatto. Fischia.
Iaquinta fa goal.
Tornando al discorso dei due telecronisti. Ecco. Per me, supremazia, significa che un goal su rigore non è essenziale per vincere. Pensa te come uso male l’italiano.
Mentre quattro medium di Bresso inseguono Gilardino cercando di convincerlo ad andare verso la luce, finisce il primo tempo.
Sorvolo su quello che succede durante l’intervallo.
Non sono più abituato a vedere la televisione generalista. Vado in bagno.
Inizia il secondo tempo. Via Pepe e Gilardino (E’ passato oltre grazie a Jennifer Love Hewitt, la Ghost Whisperer) e dentro Camoranesi e Di Natale.
Dopo ottocentoottantasette calci d’angolo, via Marchisio e dentro Pazzini.
Il secondo tempo mette a dura prova la mia soglia di attenzione.
Mentre la palla gira senza meta, mi ritrovo a pensare a quale sarebbe l’ordine migliore per archiviare i fumetti della mia libreria. Alfabetico per autore? A zone? Per editore? Per personaggio?
Intanto che ci penso Montolivo tira un paio di mine, ma il portiere neozelando è uno che sa il fatto suo.
Mi suona il cellulare. E’ Smeltz.
- Ciao sono Smeltz!
- Chi cazzo ti ha dato il mio numero?
- Gilardino, durante una seduta spiritica…
- Si vabbè, che cosa vuoi? Stai pure giocando!
- Sissì, però volevo farti notare una cosa.
- Dimmi!
- Dato che segui il calcio solo da un anno, volevo metterti al corrente di un fatto. Guarda che se i tuoi non riescono a fare goal nemmeno con le palle inattive, tipo i calci d’angolo o le punizioni, siete davvero nella merda! AHAHAHAHA!
E mi mette giù con un gran pernacchione.
Lo stesso pernacchione delle vuvuzelas che sovrastano il fischio che chiude la partita.
Ora siamo costretti a vincere. Dice uno dei telecronisti.
Ma va là, in un competizione sportiva vincere è opzionale. Tanto, per quel poco che vale il calcio in Italia, per quel poco che costa, e per quel poco che incide sulla nostra nazione, partecipare ai mondiali è già una soddisfazione, no?
Per fortuna siamo forti nel Curling!

sabato, giugno 19, 2010

La matematica di Lady Gaga


Ho provato.
Funziona.


INVECE LE DRITTE ANTI VUVUZELAS CHE HO INDICATO QUA SOTTO NO!
Bufale.
Tutte.
Ma non è mica colpa di Giovanni, però!

martedì, giugno 15, 2010

Eliminare le vuvuzelas!



Giovanni mi scrive, segnalandomi una serie di soluzioni per eliminare i frastuono di quei cazzo di zanzaroni dalle partite dei mondiali.
Allora. Però. Tre premesse.
Uno: E chiaro che è meglio andare allo stadio a rompere gli altrui timpani con le trombette, piuttosto che prendersi a coltellate. Su questo non ci piove.
Due: Faccio fatica a capire un tifo che va avanti per conto suo, monocorde, del tutto indipendente da ciò che accade in campo. Ma è un problema mio.
Tre: Il fatto che un peto di massa dia fastidio a me, mentre me ne sto stravaccato sul divano, con la birra appoggiata sulla mia panza, non giustifica assolutamente quello che ho letto in giro.
Tipo che il frastuono delle vuvuzelas distrae gli azzurri e fanno fatica a concentrarsi.
Cazzate.
Fai il tuo lavoro e non accampare scuse.

Comunque sia, pare che la rottura di palle delle vuvuzelas sia un problema molto sentito.
(Ah! ah! hofattolabattuta)
Scopro grazie a Giovanni un articolo dettagliatissimo, che puoi leggere cliccando qui.
Pare che la soluzione più economica sia accedere al menù audio del proprio televisore, e smanettare con l'equalizzatore, abbassando a zero le frequenze di 300Hz.
Oppure c'è un file audio, con un onda della stessa ampiezza, che elimina il frastuono. Ma costa 2 euri e 99 e lo devi "sentire" mentre guardi la partita.
Tutti i link del caso li trovi alla pagina linkata qui sopra.

Italia-Paraguay



Dato che di calcio non ne so niente, mi sembra un’ottima ragione per commentare tutte le partite dell’Italia ai mondiali.
Accendo la tele puntuale per gli inni nazionali. Scopro due cose: Piove a dirotto e il Sud Africa sta combattendo contro delle zanzare giganti. Il loro ronzio è assordante. L’esercito schierato attorno allo stadio le tiene a distanza a cannonate.
Se le zanzare giganti raggiungono lo stadio è la fine. Il ronzare delle loro ali è sempre più forte e minaccioso. Poi scopro che non sono zanzaroni, sono le vuvuzelas. Delle minchia di trombette.
Mi rompono i coglioni immediatamente. Uno: Quanto cazzo di fiato avete per suonare così a lungo? Due: Se vuoi suonare vai in sala prove, non allo stadio. Tre: Quanti soldi ha fatto quelle le vende?
Quattro: Non ne so un cazzo di calcio, ma dal poco che ho capito il tifo è in relazione con quanto accade in campo. La tua squadra va in rete, esulti. Fatica a centrocampo, la inciti. L’arbitro minchieggia, lo fanculi. Eccetera. Non sono un esperto, ma un “tifo” a tappetino, che prosegue per suo conto indipendentemente da quanto accade, mi sembra una cazzata.
Nonostante gli zanzaroni, si fischia e la partita comincia.
Gli azzurri partono all’attacco. Non conosco neanche uno dei giocatori, ma fa niente. Fanno un sacco di passaggi, di giri, di prodezze tecniche, passano e contropassano, ma si dimenticano una cosa fondamentale del gioco del calcio. Tanto fondamentale che l’ho capita anche io: per vincere è proprio necessario tirare in porta.
Appare evidente di come alla nazionale manchi un giocatore. Non so come si chiama quel ruolo lì, io lo chiamo “uno bravo”. Ovvero, manca “uno bravo” a cui dare la palla e lui la mette dentro. Perché tutti quei numeri a centrocampo e in area non servono a niente, se non c’è uno con il guizzo e la predisposizione genetica a fare goal.
Infatti, tutte le volte che gli azzurri provano un tiro o un passaggio pericoloso, i giocatori paraguayani stoppano il pallone. O quelli del Paraguay hanno tutti il sessanta di piede, oppure un questa partita si è battuto il Guinnes delle palle stoppate.
Dopo un po’ infatti la nazionale si stufa e il Paraguay ne approfitta.
Alcaraz salta, a occhi chiusi, tira una capocciata a minchia e fa goal. In quel momento Buffon stava pensando alla Seredova.
Mentre tutta la squadra paraguayana si ammucchia per festeggiare, gli azzurri ci rimangono male.
Gilardino dice: Non sono io in ritardo, siete voi che me la passate in anticipo.
Lippi, allenatore con lo sguardo rivolto al futuro, medita di fare entrare Altobelli.
Fine del primo tempo. L’unica cosa degna di nota dell’intervallo è Goria che intervista due uomini grigi. Le domande non le fa Amedeo Goria, a parlare con i due uomini grigi è quella cosa che vive sulla sua testa.
(Dato che siamo nel pieno del Luttazzi Gate, il mio avvocato mi dice di dire chiaramente che questa battuta è di Letterman riferita a Donald Trump)
Comunque sia, è una questione di educazione, Goria. Se devi andare in tivvù, prima vai dal parrucchiere, cazzo!
Inizio del secondo tempo. Ci sono ancora gli zanzaroni ma non c’è più Buffon.
Al suo posto entra un pulcino bagnato con lo sguardo terrorizzato: Marchetti.
La nazionale ce la mette tutta. Corrono, vanno, tornano, tirano, passano. Ma il problema della mancanza di “quello bravo” rimane.
Ci prova Pepe, facendo lo splendido. Una sforbiciata aerea, una roba che se fosse lui “quello bravo” farebbe un goal da antologia. Invece l’unico risultato che ottiene è quello di strapparsi i pantaloncini in mezzo alle gambe.
Ci provano con dei tiri da lontano. Una roba che se tirasse “quello bravo” la palla arriverebbe in faccia al portiere a ottocentomiglia all’ora ribaltandogli i connotati e facendo goal. Invece sono delle olive per il Martini del portiere.
Insomma, ci provano.
Allora Lippi, decide che per vincere serve proprio fare goal. Guarda la panchina, cercando “quello bravo”, ci pensa su mangiando lupini.
Mette dentro Camoranesi e Di Natale.
I risultati si vedono subito. Piove un po’ meno.
La nazionale non si perde d’animo e si organizza. Si mettono tutti d’accordo per usare lo schema del Flipper.
Tutti nell’area avversaria. Davanti al portiere. Uno tira, tutti scalciano, qualcosa succede.
E infatti, Russel Crowe ne “Il Gladiatore” fa goal.
- Ah, ma quello lì gioca per noi?
Commenta Lippi sputando la buccia dei lupini.
Tutti festeggiano, si abbracciano, slinguano a centrocampo.
Mentre le zanzare giganti piombano sullo stadio, facendo una strage, la partita finisce.
Uno a Uno.
Non è stato un pareggio sofferto, è stato un pareggio imbarazzante.

giovedì, giugno 10, 2010

Dare i nomi e anche i numeri!



Quando devo trovare il nome giusto per qualche personaggio, mi scattano sempre i cinque minuti di delirio. O “della stupidera” come diceva mia nonna.
Quando scrivevo Zagor e dovevo inventarmi un nome indiano, il primo che mi veniva in mente era sempre: Fondente Nero.
Seguito da Manzo Brasato e poi da Constatazione Amichevole.
Mi ci voleva un po’ per tornare serio e fare seriamente il mio lavoro.
(Già. Passare da solo la maggior parte del mio tempo porta a degli strani effetti collaterali)
Oggi però mi trovo davanti a una campionessa.
L’eroina del futuro, che se avessi tempo ci farei una serie intera:
Andreina Vanti.
Da pronunciare velocemente, mi raccomando.
Andreina Vanti, paladina della modernità, è una che guarda solo verso il futuro.
Nessun rimpianto per il passato e moltissime cose a fare domani.

mercoledì, giugno 09, 2010

Rick Roll!



Si sa, ho una passione smodata e irrazionale per Rick Astley!

martedì, giugno 08, 2010

Capire male le cose e vantarsene.



Durante le pause di riflessione in bagno, sono avvezzo alla lettura. Tra le varie cose con cui mi intrattengo c’è il magazine di Sky.
Sul numero di questo mese c’è un articolo sul nuovo programma di Marco Columbro.
La foto qui sopra illustra un pezzo di media lunghezza, che non avevo voglia di leggere, e allora guardo la foto e deduco.
Il nuovo programma di Columbro si intitola SaporBio.
Ti spiegherà come si fa a truccarsi in modo da sembrare una statua del museo delle cere e a rimanere in una posa rigida per tre quarti d’ora, ma soprattutto:
Ti svelerà il segreto per cucinare con un fornello spento.
Nell’episodio finale della serie, verrà rivelato come si tiene un mestolo perfettamente verticale.
A meno che non si scopra che alla fine è tutto un sogno della carota.

lunedì, giugno 07, 2010

Lo italico uèbb



A volte, magari, la rete non mi serve solo per sguazzare su siti esteri o per controllare l’andamento del mercato delle zinne extra large.
A volte, mi serve per qualcosa di più pratico. Conoscere l’indirizzo di un ristorante, prenotare, sapere quanto costa qualcosa, quando apre un negozio, questo e quell’altro.
E allora, a quel punto, scopro che il web italico è concepito praticamente come un biglietto da visita. Però è in flash (quando va bene) con un sacco di roba animata del tutto inutile.
Un orgia di paginette, un pesantissimo inferno di pop up con musichette, effettini, bip e bop.
Di utile.
Niente.
Devo capire per quale cazzo di motivo, un ristorante in Nuova Zelanda mette on line il suo menù completo con anche i prezzi, e una di unaTrattoria nel milanotto è già tanto se trovo il numero di telefono.
I prezzi da noi sono un tabù. Nessuno te li dice, anzi. Se vuoi scaricare un catalogo se tu che devi dargli il tuo nome, il tuo indirizzo, il tuo numero di telefono e lo stato di famiglia.
Chiaramente, quando la navigazione non è più fatta da casa, ma per dire, è fatta in loco con l’AiFono, la tragedia si compie, letale e indomita fino alla sua conclusione.
Perché, se come mi dice la pubbbbblicità: “C’è un App per tutto”, è altrettanto vero che ste cazzo di App funzionano se qualcuno le “integra” sul territorio.
Altrimenti si passa al metodo: Paesotto anni cinquanta 2.0
Si va in edicola e si chiede:
- Perdonatemi buon uomo, sapete quando apre il negozio qui di fronte?

Dodici e tre!



Appuntamento settimanale con le varie versioni della mia sceneggiatura: "Dodici, una romantica graphic novel minimalista".
Si insomma, quella che ho scritto per Verticalismi.
Questa volta è il turno di Alex Agni ai disegni.
La storia tutta intera la puoi leggere scliccheccando qui.

(E se clicchi sull'etichetta qua sotto, puoi leggere anche le altre, eh!)

sabato, giugno 05, 2010

La Corea del Nord e i mondiali di calcio



"... Essere una delle nazioni più isolate del mondo comporta alcuni fastidi, se partecipi ai mondiali. Primo: i tifosi. I nordcoreani che possono permettersi una trasferta in Sudafrica sono pochissimi, meno ancora quelli che possono avere dal governo un permesso per l’espatrio. Per questa ragione il governo ha “affittato” mille tifosi cinesi, che saranno pagati per fare il tifo per la nazionale della Corea del Nord..."

Fulminante articolo sulla nazionale nordcoreana, tratto dal NY Times, e rimbalzato in italiano dal Il Post, che puoi leggere tutto intero cliccando qui.

venerdì, giugno 04, 2010

Abitudini rischiose.



Mi è rimasta una pericolosissima inclinazione che ti si incolla addosso quando vai a New York.
Se ci vai per la prima volta, la cosa che ti stupisce numero ottocenventisei è che per i pedoni è normale attraversare la strada con il rosso.
Se ti fermi e aspetti, a volte qualcuno ti passa di fianco borbottando, oppure senti proprio la spinta pedona alle tue spalle.
Uno dice: E le macchine?
Ti fanno passare, anche se dovrebbero passare loro. Hanno il verde, cazzo! Eppure nessun autista suona, nessuno si imbufalisce, nessuno ti spara affanculo dal finestrino.
A suo tempo, la cosa che mi aveva stupito numero settecentotrentadue, era che in assenza di semaforo, ma in presenza di strisce, se metti un piede giù dal marciapiede le macchine si fermano.
Alla terza gita a New York ho maturato l’idea che la città è pedone-oriented e chi guida si adegua.
Dopo un paio di giorni ti abitui e fai anche il tu il niùiorcano. Vai, passi, attraversi, assieme agli altri noccioli della grande mela.
Tornato a Milano, ho attraversato due volte con il rosso. Pensando ai fatti miei.
Sono vivo per miracolo.
Ho attraversato sulle strisce, senza semaforo.
E ho rischiato la vita lo stesso.
Ora, anche attraversando con il verde, devo ricordarmi di guardare bene da entrambe le parti.

giovedì, giugno 03, 2010

Film (porno) in aereo!



Per andare e tornare da New York ho preso un volo Air Europa.
La Air Europa ha degli schermini sul sedile davanti, davanti al tuo naso, e guardi un po’ quello che ti pare. Peccato che il mio non funzionava benissimo e allora niente. Mi sono ritrovato a sbirciare il film che stava guardando quello seduto davanti a me.
Twilight New Moon.
Praticamente un film porno con la regia dell’Ispettore Derrick.
Sarà stato il dormiveglia, però tutte le volte che emergevo dal pisolo e guardavo verso quella merda c’era sempre la stessa scena:
Lei, con l’espressione della fatica nel digerire la polenta con il capriolo, che parlava di qualcosa di importantissimo con due Lui.
Il Lui numero uno era un tipo color totano, che ogni tanto luccicava, e che si era messo gli occhi da duro di Mr. Potato.
Il Lui numero due era uno con i muscoletti gonfi, dall’aria più sana e con la faccia da cicciobello.
Quando io ero un teenager, nel 1986, il mio equivalente di New Moon è stato: “The Erotic Adventures of Dickman & Throbbin”, in italiano: “La moglie svergognata” di Jerome Tanner. Con Amber Lynn, Joanna Storm, Tom Byron, John Holmes e altri.
Secondo me era molto molto molto più onesto e sincero.
Almeno si arrivava al punto e la tempesta ormonale teenageriale non era repressa.

martedì, giugno 01, 2010

Romantica GN Minimalista e due!



Vado avanti con il linkaggio delle varie versioni della sceneggiatura che ho scritto per Verticalismi.
Questa settimana tocca al dinamico duo: Cajelli e Zio-P, con un favoloso fumetto verticale a 8Bit.
Per leggerlo tutto tutto, basta cliccare qui con serenità e tranquillezza.
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