venerdì, maggio 28, 2010
giovedì, maggio 27, 2010
Sabato a Carugate!

Sabato 29 (dopodomani!) Alla Biblioteca di Carugate, in via S.Francesco D'Assisi 2, ci sarà un lieto incontro con il sottoscritto.
Lieto nel senso che quando avrò finito di parlare di fumetti, di sceneggiatura, di Dampyr, di Milano Criminale, di quel che mi pare, ci sarà un ricco aperitivo con buffet.
Raduna la truppa e vieni, che ci divertiamo.
Ti aspetto lì per le 18.30.
Diegozilla a New York (tre)

Top of the Rock
Ottima alternativa all’Empire State Building.
La famosissima foto in bianco e nero con i muratori in pausa pranzo sulla trave in mezzo al cielo, è stata scattata durante la costruzione del grattacielo in questione. Che, per la cronaca è Rockfeller center.
C’è molta, molta, molta meno fila rispetto all’Empire e la vista è notevole. Si vede poco il Chrysler, ma fa niente. In cima ci sono diversi livelli e diverse prospettive interessanti.
Si possono fare i biglietti on line, ma bisogna prenotare il giorno esatto. Comunqe sia, anche in loco, la fila per i biglietti e per salire su è minima.
I due baracchini che vendono i biglietti davanti al palazzo non sono abusivi, ma quasi. Fanno parte del circuito che vende i tickets per le varie attrazioni niùiorcane. Il vero ingresso, con la biglietteria del signor Rock è: con le spalle al palazzo, nella via a sinistra.
Uncle Sam
37W 8St
Negozio di surplus militare dove ho finalmente trovato una maglietta che cercavo da tantissimo.
La maglietta la vedrai quando sarò pronto con una serie di post che chiamerò 365T. Il nome è tutto un programma, e se sei intelligente hai già capito come saranno qui post lì.
La Cage aux folles
Versione teatrale musical de “Il Vizietto”. Che per noi è quello con Tognazzi e Serrault, e per loro è “Piume di Struzzo” con Robin Williams e Nathan Lane.
E’ giocato in modo da farti “entrare” sul serio nella La Cage aux folles, mescolando il tutto su un doppio livello narrativo. Il palco è doppio, diventa il palco dove è in scena il musical che stai guardando e contemporaneamente il palco “vero” della La Cage aux folles. E vai di Drag Queen!
Fenomenali i cambi scena dove il palco diventa anche “dietro le quinte”, dando allo lo spettatore un doppio punto di vista incrociato. (Con il balletto en travestì appena terminato “frontale”, che viene replicato visto da dietro e poi la scena continua.)
La trama è quella, si sa. Ma vista cantata, recitata e ballata dal vivo è tutta un’altra questione.
Gli attori sono straordinari, e i ballerini riescono a fare dei numeri pazzeschi nonostante il tacco dodici.
BH
Bi end eich è un meganegozio, tappa obbligatoria per ogni appassionato di fotografia in vista a NY.
Cinque piani, credo, con tutto di tutto di tutto. I gestori principali sono ebrei ortodossi. A me ha servito Amos, ed era uguale a Woody Allen quando si tramuta in rabbino in Zelig.
Lì ho trovato esattamente quello che stavo cercando. Una tracolla. L’avevo vista in Rete e quando sono andato in un negozio milanotto per chiedere mi hanno guardato come se fossi un alieno.
Lì è considerato il prodotto dell’anno.
Presa il primo giorno e testata sul campo, confermo. Utilità e praticità eccezionali. Chiaramente, la posso montare anche sulla Reflex quando ce ne sarà bisogno.
Il filmatino qui sotto illustra bene la genialità dell’oggetto.
(Ho preso quella semplice, non quella doppia da film action di Hong Kong)
The Highline.
Una volta c’era la ferrovia sopraelevata. Poi l’hanno chiusa e hanno fatto un parco. Sopra.
Una passeggiata di tre o quattro isolati, ci sali con le scale o le ascensori e fai un giretto guardando la città un pochino dall’alto.
Ci sono panchine, giardinetti, erbetta e un’aria strana. Un parco pensile. Valà.
Era pieno di gente. Gente che passeggiava, faceva pausa pranzo, prendeva il sole, faceva i cazzi suoi.
Un modo geniale per riconvertire un pezzo di città, dimostrando con i fatti che non è sempre obbligatorio svendere tutto agli stilisti.
Parte da Ganesvoort St e arriva alla 20esima strada. Zona Chelsea.
Tokidoki.
Parliamone. A New York praticamente tutto era brandizzato Tokidoki.
Io ho spesso la sensazione di non aver capito un cazzo della vita, e l’onnipresenza tokidokikosa non ha fatto che confermare la mia sensazione di non aver mai capito un cazzo.
La Giapponese Nuda.
Scendendo le scale di non mi ricordo più quale negozio, ho avuto la sensazione di incrociare una giapponese nuda.
Tipo con addosso un poncho scollatissimo, semiaperto che le arrivava all’inguine, e sotto niente.
Non è tanto la visione di una giapponese biotta a turbarmi, quanto la probabilità che a New York non fosse un parto della mia fantasia.
Maschi nudi con i muscolacci.
Per par condicio, un paio di negozi più avanti, davanti all’ingresso stazionavano due modelli per una linea di costumi da bagno per maschietti.
Federica si è fermata un momento perché, testuale: Degli addominali così io non li avevo mai visti.
Taxi2
Su suggerimento della stanchezza e delle gambe rotte, la sera, dopo cena abbiamo preso il taxi un paio di volte. Oltre a usarli per tragitto da e verso l’aeroporto.
Sarà che Manhattan è facile da girare, sarà che ci sono più taxi, sarà che non lo so, rimane il fatto che pigliare il taxi laggiù non è una roba da sciuri.
Anche andando a tassametro, l’autista non ti fa fare un giro turistico, guidando come se trasportasse uova. Vanno veloci, bruciano i semafori.
Non abbiamo mai pagato più di venti dollari, mancia compresa, per andare da più o meno dalla prima alla novantaquattresima.
La tariffa per il JFK è 45 dollari, più la mancia e il casello, diciamo che uno di manica larga lascia all’autista 60 dollari.
Quanto costa andare a Malpensa in Taxi?
Comunque, non riuscirò mai ad abituarmi alla televisione sul taxi. E’ posizionata in mezzo, sugli schienali dei sedili davanti. Trasmette varie cose aggratis, ma se vuoi puoi strisciare la carta di credito e scegliere che cosa vuoi vedere.
Ora, la domanda è: Ma se arrivo prima che il programma sia finito, come si fa?
Se prendi un taxi a New York, vedi di salire dalla portiera rivolta verso il marciapiede.
Se fai il giro per salire dall’altro lato, mentre salgono gli altri, l’autista non se lo aspetta e ti molla in mezzo alla strada.
E’ successo al sottoscritto.
mercoledì, maggio 26, 2010
Questo mese dentro il mio IPhone (maggio)

I titoli della playlist che mi sollazza le orecchie nei miei viaggi metropolitani.
Non sono molti, perché non mi piace portarmi dietro un botto di giga. Preferisco un’accurata selezione di brani.
Anche perché ogni canzone è lì per un motivo preciso…
Born Free - Andy Williams
Era la musichetta dallo screen saver di Dexter, mi sembra nella seconda stagione. Quando parte osservo tutti sorridendo.
Chick Habit - April March
Grindhouse, a prova di morte. Gran pezzo.
Blazing Magnum - Armando Trovajoli
Quando parte faccio finta di essere in un poliziottesco anni ’70. Inseguito dai cattivi, cerco di seminarli per le vie di Milano.
Lo chiamavano trinità
Fischio anche io.
Shaft Theme - Barry White
E improvvisamente, Cadorna mi sembra Harlem.
Swat Theme - Bboy Rector Shea's Mix
Ottimo quando sono in ritardo.
Twisted Nerve - Bernard Hermann
Anche qui mi metto a fischiettare. Senza benda sull’occhio però.
Taxi Driver Main Theme - Bernard Hermann
Se parte la sera, e magari piove, è difficile trattenere il groppone alla gola.
Iron Man e Paranoid - Black Sabbath
Bisogna ricordarsi sempre dei classici e di onorare Ozzy.
The Man In Me - Bob Dylan
Tutta colpa del Drugo.
Perhaps, Perhaps, Perhaps - Cake
I Cake sono ottimi per sopportare un vagone sovraffollato.
Obsession – Chase
Sono ossessionato da questo pezzaccio da disco anni ’90. Forse legato ai ricordi di un estate di moooolto tempo fa.
Bad Moon Rising - Creedence Clearwater Revival
L’importante è che non parta la sera, in una stazione deserta.
Pusherman - Curtis Mayfield
Tutta la colonna sonora di Super Fly viene inserita un pezzo alla volta.
Life On Mars - David Bowie
Si può fare a meno di Bowie? Direi di no.
You Spin Me - Dead or Alive
Viva gli anni ’80.
Groove Is In The Heart - Deee-Lite
Beh, cazzo, lei era favolosa e il pezzo un gran classico.
Never Gonna Give Your Teen Spirit Up (Nirvana vs. Rick Astley) - DJ Morgoth
Il mash up dei Nirvana con Rick Astley. Irrinunciabile.
Peace Frog -The Doors
Pezzo poco conosciuto, ma con gran groove.
In the city – Eagles
Colonna sonora de “I guerrieri della notte”. Poi andiamo tutti a Coney a giocare alla guerra.
Frankenstein - Edgar Winter Group
Perché poi faccio finta di suonare gli accordi di chitarra mentre mi reggo agli appositi sostegni.
Gay Bar- Electric Six
Per svegliarmi in modo ottimo quando sono assonnato.
A Fistful Of Dollars e Hang' Em High - Ennio Morricone
Nelle praterie milanotte, si cavalca verso l’orizzonte.
Sunshine Of Your Love – Cream
Un pezzone al quale sono molto legato. Il riff di chitarra è epico.
Best of You - Foo Fighters
La versione unplugged, con lui che si sgola.
Little Green Bag - George Baker
Poi ci si ritrova tutti in un magazzino e qualcuno ci rimette le orecchie.
Bad to the Bone - George Thorogood
E’ che da un ottimo ritmo per camminare.
Wake Me Up When September Ends/ American Idiot/ Time of Your Life- Green Day
Dentro di me batte il cuore di un teenager tamarro.
Word Up - Gun
Ho una fissa per le cover di “Word Up” dei Cameo. Questa è potente!
Welcome To The Jungle/Nightrain/Paradise City/Sweet Child O' Mine/Don't Cry/November Rain/Civil War/Yesterdays/Knockin' On Heaven's Door – Guns N’ Roses
Un po’ di Guns dei bei tempi che furono, per arrivare a destinazione felici e contenti.
Highway to hell/Back In Black/Hell's Bells/T.N.T. - Hayseed Dixie
Cover country degli Ac/Dc. Difficile da trattenere il piedino che batte il tempo.
Barracuda – Heart
Signorine piacevoli e chitarrone distorte. Cosa si può volere di più?
Pop Goes My Heart - Hugh Grant
Dalla colonna sonora di “Scrivimi una canzone” Il video della canzone di cui sopra vale tutto il film.
Somewhere Over The Rainbow/What A Wonderful World - Israel Kamakawiwo'ole
Momento tristezza, pensando alla morte del Dottor Greene.
Hallelujah - Jeff Buckley
Si continua con il momento tristezza, pensando alla morte di Jeff Buckley.
East Bound and Down - Jerry Reed
Il Bandito e la Madama. Mi crescono i baffi di Burt Reynolds per tutta la durata del brano.
Amos Moses - Jerry Reed
La storia del cajun Amos che vive da solo nella palude e caccia alligatori per vivere.
Sixteen Tons - Johnny Cash
Fondamentalmente un pezzo da sentire quando si riflette sul proprio lavoro.
One- Johnny Cash
Gli U2 possono farmi ciao ciao e andare a funghi. La cover di Cash è 100 volte meglio dell’originale.
The Man Comes Around - Johnny Cash
Zombi! Arrivano! Arrivano! Brano da sentire nelle stazioni affollate, mentre si cammina controcorrente.
Rocka rolla - Judas Priest
E vai di bracciale con le borchie.
Too Shy - Kajagoogoo
Questo pezzo l’avevo sul Walkman nel cuore degli anni ’80. Quando lo sento penso sempre di avere un compito in classe di mate e di dover bigiare per forza.
Walking On Sunshine - Katrina & The Waves
Idem come sopra.
Just dropped - Kenny rogers
Segna zero, Drugo!
Love Gun/Deuce/I Was Made For Loving You - Kiss
Devo stare molto attento, perché la tentazione di agitare la lingua davanti alla gente è molto forte.
Superman - Lazlo Bane
La sigla di Scrubs. Il testo è favoloso e a volte può farti sentire meno solo.
Hard Rock Hallelujah - Lordi
Spero sempre che si aprano le porte della metro ed entrino dei demoni norreni. Non succede mai.
Sweet Home Alabama (Acoustic) - Lynyrd Skynyrd
Quando arriva al momento giusto, garantisce una sensazione grandiosa.
Enter Sandman/The Unforgiven/The Day That Never Comes/Sabbra Cadabra/Last Caress/Green Hell/Seek and Destroy/Mama Said/Battery/Master Of Puppets/Fuel/Fade To Black/Creeping Death/The Ecstasy Of Gold – Metallica
La selezione di questo mese dei Metallica. In genere cambio i pezzi a seconda della canzone che mi capita in testa la mattina quando mi sveglio. Mi succede spesso di alzarmi con un riff dei Metallica in testa.
James Bond Theme - Moby
Poi faccio finta di inseguire per tutta Milano uno che fa parkour.
About A Girl/Smells Like Teen Spirit/In Bloom/Come As You Are - Nirvana
Non i Nirvana morbidi dell’unplugged di Mtv. Quelli che pestano. Perché secondo me negli anni ’90 non me li sono goduti abbastanza.
Youth Gone Wild - Skid Row
Io ho del rispetto per uno che oggi suona in una band di ragazzini in “Una mamma per amica”.
Higher Ground - Stevie Wonder
Pezzo stranissimo per un come Stevie. Chissà chi suonava la chitarra…
Still Waiting - Sum 41
Punkettino mediocre, però è uguale a un pezzo di Nek e la cosa mi diverte un casino.
Dog Eat Dog - Ted Nugent
Evvabbè! Ma ti pare che zio Ted non me lo portavo un po’ a spasso?
Word Up - The Boss Hoss
Ho già detto che ho una fissa per le cover di Word Up? Questa è country.
London Calling - The Clash
Perché ci sono giorni che esco di casa piuttosto incazzato.
Down In Mexico - The Coasters
Però non c’è mai nessuna che mi fa la lap dance.
Staying Alive - The Hormonauts
Mi diverte. Tutte le volte ridacchio quando lo shuffle me la propone.
Seven Nation Army - The White Stripes
Mi chiedo sempre se loro lo sanno del Popoppoporoppo’ italico calcistico.
Diamond - Klint
Dalla colonna sonora di “The Snatch”. La uso per andare a trovare mio cugino Avi nel quartiere dei diamanti.
Owner Of Lonely Heart - Yes
L’altro mese c’erano i Pink Floyd. Questo mese gli Yes. Credo sia tutta colpa dei 40 anni che si avvicinano e mi piacciono i pezzi per anziani.
La Grange - ZZ Top
I signori con la barba sono una certezza. Per affrontare le giornate con schitarrate belle ampie.
martedì, maggio 25, 2010
Una romantica graphic novel minimalista (1)
Inizio a postare le storie complete, frutto del laboratorio messo in piedi per il Comics Day da Verticalsimi.
Si parte con la versione della mia sceneggiatura disegnata da Valerio Nizi!
Dato che l'impaginazione di blogger mi crea dei casini con le dimensioni, metto la prima tavola e tutto il resto si legge agevolmente cliccando qui!

Si parte con la versione della mia sceneggiatura disegnata da Valerio Nizi!
Dato che l'impaginazione di blogger mi crea dei casini con le dimensioni, metto la prima tavola e tutto il resto si legge agevolmente cliccando qui!

lunedì, maggio 24, 2010
Alla fine, Lost ha una fine fine.

Non starò qui a dire: capolavoro o schifezza, che non è il caso.
Però, una cosa la dico... E mi rivolgo a quelli con cui ne avevo parlato.
Cosa
Ti
Avevo
Detto?
(Fine del mio bullismo da sceneggiatore)
In verità, la faccenda che mi stuzzica è la seguente:
L'ultimo episodio di Lost è stata una faccenda globale. Un narrazione trans-nazionale, un evento planetario, e di solito queste cose succedono (purtroppo) per fatti diversi dalla fiction.
Un pianeta incollato davanti al televisore.
Si sono superati confini fisici, linguistici, di fuso orario. La rete e la televisione hanno giocato di sponda, supportandosi a vicenda, e credo che non sia mai successo prima.
Bene.
E adesso?
Nel senso: i diritti di Lost per l'Ittallia li ha quella vecchia carampana secca di Rai 2.
Tra "x" mesi, quando decideranno che le minchiate che di solito mandando in onda saranno finite, decideranno di trasmettere la sesta stagione di Lost?
Davvero?
Incuranti che tutto il resto del mondo lo ha già visto?
Se ti interessa, il disegno qui sopra è di Michael Blaine Myers.
Diegozilla a New York (due)

Tenement Museum
108 Orchard Street
La faccenda è andata così: C’era una palazzina di tre piani, chiusa e abbandonata da un botto di anni. Quando è stata rilevata dalla nuova proprietà, dentro ci hanno trovato praticamente una capsula del tempo. Non è stata demolita o ristrutturata, è stata trasformata in un museo. Dopo aver ricostruito le storie degli abitanti che ci hanno vissuto dall’ 800 agli anni ’20 del novecento.
E’ una fetta di storia dell’immigrazione newyorkese, che parte da una famiglia emigrata dalla Prussia, fino ad una famiglia siciliana. Tutto è rimasto esattamente com’era, e “sfogliando” il palazzo sono emersi gli strati più antichi. Quello che non c’era è stato ricostruito con esattezza storica. E’ un vero viaggio nel tempo, con tanto di foto di famiglia, oggetti, suppellettili, storie.
Il tour guidato dura circa un oretta, e aprendo quella porta, si entra in una sorta di dimensione parallela.
Di sicuro, a noi italici, alcune cose fanno meno impressione.
I ferridastiro in ghisa che si scaldano sul fuoco, per esempio. Gli ammericani odierni non li hanno mai visti, ma noi si. Mia nonna lo aveva ancora, e i miei lo usavano come fermaporta.
Riman il fatto che è un angolo di New York molto particolare, che vale assolutamente la pena di visitare.
La guida parla “piano” in un inglese da documentario, e non è difficile da capire.
Eleven Madison Park
Ristorante di super lusso. Nell’episodio 18 della seconda stagione di Sex & The City, Carrie ci va a pranzo con Big, facendo un figura barbina.
E’ uno di quei posti in cui hai otto camerieri, posate d’argento, menù sopraffino e in cucina quello che viene recensito come il migliore chef di tutta New York.
Cosa pazzesca per il nostro mondo: a pranzo offrono un menù speciale. Due portate, 26 dollari. Però, non è che scegliendo il menù da poveretti ti trattano in modo diverso da quelli che, nei tavoli a fianco, stanno facendo pranzi di lavoro da cento e passa dollari.
E’ un esperienza da fare. Assolutamente. Giusto per vedere nel proprio piatto, e mangiare, quel tipo di cucina che si vede solo nelle riviste.
Iniziano portandoti degli stuzzichini, gentilmente offerti dal signor Undici Madison.
Tipo dei bignè, morbidissimi, al gusto di emmenthal. Seguiti da un crostino quadrato con patè e gelatina di asparagi. Autentiche mini opere d’arte. Seguono dei marshmallow alla carota, delle mini baguette e dei mini panini alle olive e rosmarino. Dato che lì si usa così, ti portano anche il burro da spalmare sul pane. Due. Uno di mucca e uno, sorpresa, di capra. Il burro di capra è eccezionale.
Poi arrivano le portate che hai ordinato, scegliendone due su una vastissima scelta del loro menù.
Di nuovo: non è che scegliendo il menù economico, ti fanno scegliere tra la pasta al sugo e la fettina panata.
Io ho preso degli tagliolini al granchio reale dell’Alaska. Favolosi. Ora, se cucini, sai meglio di me quanto sia difficile gestire la cottura dell tagliolino fresco all’uovo. Bene. Quelli erano perfetti. Nei ristoranti italici ho mangiato raramente una pasta cucinata così bene.
Per secondo mi sono deliziato con un piatto di agnello, accompagnato da spinaci freschi, un raviolino, una salsina che ti mette il cameriere e un salsiccino piccante per spezzare.
La salsina aveva dei semi di senape, per l’alternanza sul palato di morbido e croccantino.
Ci voleva un caffè. Espresso. Buono.
In accompagnamento ai caffè, sempre gentilmente offerti dal signor Undici, dei biscottini. Tipo dei baci di dama, però morbidi, dai gusti diversi.
Era tutto curato nei minimi dettagli. Il gusto, la vista, la disposizione dei cibi nei piatti, il servizio.
Una vera esperienza. Non tanto un pranzo, quanto una gita nella gita.
Arriva il conto. Commentando il totale, Danielle sentenzia:
- Quei tre caffè ci sono costati come se con noi ci fosse stata una quarta persona.
Ma ne valeva la pena. Almeno una volta nella vita, devi vedere l’addetto alle briciole.
Passa con un “coso” di argento, tipo una squadretta, e ti pulisce il tavolo.
Attorno a noi, erano in corso un sacco di pranzi di lavoro. Però non ci guardava male nessuno, anche se ero vestito da sbarco e avevo ai piedi un paio di Vans demolite dal camminare.

Zacky’s
686 Broadway.
Devi comprare delle All Star? Vai da Zacky. E’ in assoluto il posto con i prezzi migliori. Hanno un fantastiliardo di modelli, i commessi sono gentilissimi e hanno imparato a memoria le conversioni tra i numeri ammericani e i numeri europei.
Fishs Eddy
889 Broadway angolo 19esima.
Vendono piatti, bicchieri, pentole, stoviglie, servizi interi, piattini, piattoni, zuppiere e tutto quanto.
Roba piuttosto difficile da mettere in valigia. Ma se vuoi te la spediscono, dice un cartello.
I prezzi partono da 99 cent e vanno in su. Hanno delle cose bellissime. Impedibile l’angolino con le stoviglie acquisite dai servizi di ristoranti che hanno chiuso o cambiato gestione, o dei vecchi alberghi. Costano pochissimo e hanno tutti il logo, la grafica e i colori dell’hotel o del ristorante da cui provenivano in origine.
Ecco, se abitassi a New York, mi comprerei lì i piatti. Altro che Ikea.
Perché ci meritiamo la situazione in cui siamo.
Per fare una pista ciclabile a Manhattan, basta avere un bel po’ di vernice. Nottetempo gli addetti del comune tracciano una bella striscia continua a lato della carreggiata, e con uno stencil disegnano ogni tre metri la sagoma di una bicicletta. Basta, finito, il gioco è fatto.
Le auto, non oltrepassano la linea continua, e non invadono la pista ciclabile.
E’ sufficiente
una
cazzo
di linea.
Fai una cosa così da noi e otterrai due cose: Un parcheggio, o una corsia per la marcia veloce.
Regalo di benvenuto.
L’ottimo Davide mi accoglie con un favoloso regalissimo di ben atterrato a New York.
Una spilla della campagna elettorale di Nixon, originale, presa a un mercatino delle pulci.
Bellissima. Laggiù mi vergognavo un po’ a indossarla. La sfoggerò qui a Milano, bullandomi.
domenica, maggio 23, 2010
Diegozilla a New York (uno)

Terza volta a New York, e direi che mi ci muovo bene quasi come se fossi a Baggio.
Faccio solo un po’ di casino con le distanze, con risultati abbastanza tremendi. Tipo camminare per 10 blocchi sotto il diluvio universale, pensando che la meta fosse mooolto più vicina.
L’inglese migliora. Adesso riesco a capire molto meglio anche quando parlano stretto stretto.
Non sempre però, che non sono mica un supereroe.
Ringrazio Danielle per averci fatto da guida e Davide per la compagnia!
Candy Hostel.
Ora il Wi Fi si paga. Non ho controllato bene se il profilo dell’ostello è stato aggiornato con questa news. Comunque sia, lo dico ancora.
Avviso ai naviganti: Adesso il Wi Fi al Candy Hostel si paga.
Rispetto all’altra volta, siamo stati un po’ meno fortunati. Forse c’è una politica diversa se prenoti la camera per conto tuo, o se la prendi in un pacchetto assieme al biglietto aereo.
A questo giro la camera era microscopica, al sesto piano. Tanto microscopica che ci stavano appena le valigie e non c’era nemmeno un armadio, o uno strapuntino per appoggiare le cose.
A parte tre mensole su una parete.
Però avevamo due bagni sul corridoio, appena fuori dalla nostra porta.
Sui bagni, vale la solita regola dei bagni in comune in tutti gli ostelli del mondo: se quello che c’è stato prima di te è una bestia, troverai un cesso bestiale.
Nel complesso, se ti serve un posto molto economico per dormire, il Candy va benissimo.
Teteschi.
Vai a capire perché i Teteschi a New York passano la serata sulle scale davanti alla porta di ingresso dell’ostello.
Bevendo birra a litri. Che all'aperto non si può.
Ognuno si diverte come vuole.
Key West Diner.
Sulla Broadway, all’altezza della 94esima. Proprio davanti all’ostello.
Ottima la colazione dei campioni: Uova, bacon, toast, marmellata, burro, patate, succo di arancia e caffè. Una volta la puoi fare, se salti il pranzo.
Ci abbiamo anche cenato una sera, io ho preso The Mighty Bites. Tre hamburger differenti, in versione deluxe con patatine, insalata di cavolo, cetriolini e bricchettino di formaggino.
Sono uscito un po’ appesantito.

Starbucks.
Lo sai, ho una perversione per Starbucks.
Però, conti alla mano, non posso tutte le volte spendere una botta di dollari soltanto in caffè.
Ho scoperto il Pick of The Day. Il caffè nel bricco, che costa la metà di quello che ti sbrodolano al momento, ed è pure buonissimo.
C’è il solito problema con le temperature ammericane. Non so come fanno a bere la roba a ottocento gradi, da quel cazzo di buchino sul coperchio del bicchiere.
La Metro.
Fatta la tessera settimanale, viaggi illimitati 24ore su 24. Aperta e studiata per bene la mappa.
Consiglio tantissimo di prendere il treno espresso e non il locale, se devi scendere in una fermata in cui si ferma la linea veloce.
Ci mette niente, e vale la pena di aspettarlo.
Museum of Sex.
E’ alla 233 della Fifth Ave, all’incrocio con la 27th.
Insomma… Partiamo dal gift shop. Diciamo che se vedi qualcosa di carino costa un delirio.
Il museo si divide quattro ambienti.
Ambiente uno: Una stanza dedicata al porno. Allestimento molto cool con proiezioni dall’alto su dei cubotti/tavoli, oppure sui muri, con targa di fianco che ti spiega il perché e il percome di quello che stai vedendo.
Si parte dalla sexploitation, si passa per i Mondo Movies, per i porni anni 70 e 80 e si arriva a Paris Hilton che fa pompolotti.
Interessante. Se non hai mai avuto una connessione a internet o se sei completamente a digiuno di quell’argomento.
Io Potrei fare la guida di quel settore.
(Parentesi: Prima di partire, alla mia classe alla scuola del fumetto, nel mio programma sulla teoria dei generi narrativi, ho spiegato il porno. Ecco. Forse io e il direttore del Museum of Sex ci siamo formati sugli stessi testi.)
Ambiente due: Primo piano a sinistra: Tutto sui preservativi. Da come si fanno alle campagne di sensibilizzazione. Ci sono tre meravigliosi disegni originali di Keith Haring. Il pennarello si sta sbiadendo, per cui sbrigati ad andarli a vedere che tra cinque anni evaporano.
Ambiente tre: Primo piano a destra. Gomma, lattice, disegnini pornini, deviazioni varie. Sono esposti una Real Doll e un Real Uomo. Ecco. Lo dicevo io che non ci si deve fidare a comprare le cose su internet.
La Real Doll fa impressione. Lui ha la faccia spiritata. Lei ha la stessa espressione di una cassiera esasperata che non trova l'adesivo del prezzo su un Capriolo. Vivo.
La cosa impressionante di entrambi sono i piedi molli che si piegano all’ingiù.
Ci sono anche due busti, uno maschile con il pisi di fuori e uno femminile in real skin. Puoi toccarli, il cartello dice: gentilmente, attraverso delle aperture.
Sembra di palpare la sella di un motorino.
Ambiente quattro: secondo piano: il sesso tra gli animali. Esci che sai tutto di tutto su come tromba un Bonobo. Diciamo che a quel punto vado al museo di scienze naturali che faccio prima, okay?
Tutto sommato, a meno che non muori dalla voglia di smanazzare un bambolo o una bambola, o se non hai mai visto un porno in vita tua, il gioco non vale la candela.
Sarà che ne mastico, però a mio avviso le lacune sono parecchie.
Ci sono i manga, ma per dire, manca completamente tutto l’erotismo europeo a fumetti. E ne abbiamo fatta di roba! Ci sono le bibbie di Tijuana, un bel po’ di foto di beefcake ma nemmeno un disegnino di Tom of Finland… Ci sono le donnine degli anni ’70, ma non ho visto l’ombra di Bettie Page…
Mi sa che farò una donazione dalla mia collezione privata.

Fare le foto girando con chi non fa foto.
Diciamo che scattare una foto, non è esattamente come voltare la testa e guardare qualcosa.
Questo aspetto, è bene comunicarlo alla propria compagna/compagno prima di iniziare un viaggio qualsiasi. Giusto per evitare discussioni.
La Canon G11, secondo me, si è comportata molto bene. Mi ci sono trovato subito. E' veloce, versatile e leggerissima. Il peso, è un aspetto da non sottovalutare se vai in giro a piedi dalle nove del mattino all'una di notte.
Lo schermino orientabile è di una comodità pazzesca.
Alla fine, vista la praticità, l'ho quasi sempre usata in modalità P, modificando la compensazione dell'esposizione per scurire o schiarire.
Mi sono anche comprato un accessorio che supera il concetto di geniale, ma ne parlerò più avanti.
Taxi.
Prendere un Taxi a New York è facile, fin troppo facile.
Al punto che se alzi la mano per salutare qualcuno dall’altro lato della strada, se ne fermano quattro.

Vespa.
La Piaggio ha scoperto l’America, o viceversa.
Rispetto alle altre volte, ho notato un aumento esponenziale della popolazione di scooter. Vespa soprattutto. Un casino. Tantissime.
Sviaggiano nel traffico, e le vedi parcheggiate sotto le case brownstone con i tipici scalini.
Coney Island.
Quando vai a Coney non puoi fare a meno di pensare a Swan, ai Riffs, ai Baseball Furies e a Guerrieri giochiamo alla guerra.
Ci siamo arrivati in una giornata un po’ grigia, che ha regalato un’atmosfera un po’ triste.
Fuori stagione, era quasi tutto chiuso. Però, secondo me, con il bel tempo, il posto deve essere molto più divertente.
Tappa obbligata: Hot Dog da Nathan’s.
C’è anche una gara internazionale a chi ne mangia di più in 10 minuti. Il campione in carica sono due. Ex equo: Joey Chestnut e Takeru Kobayashi, che ne hanno ingollati 59.
Prima di iscrivermi, ho fatto un test.
Ne ho mangiato uno. Posso dirti, da mangione, che è veramente un impresa titanica.
Nel panino c’è praticamente una salsiccia “alquanto” unta, e non un wurstel leggero dei nostri.
Al decimo io annegherei nel mio colesterolo.
Attento quando ordini da bere. La coca grande è una tanica. Se vai con qualcuno, prendi due Hot Dog e dividetevi la bibita saporita.
(continua...)
venerdì, maggio 21, 2010
Sceneggiatura Verticale!

Oggi è il Comics Day, e ne avevo già parlato prima.
Sul sito Verticalismi, è stata pubblicata una mia sceneggiatura fattapposta per l’occasione.
La Romantica Graphic Novel Minimalista.
E infatti si chiama proprio così: Dodici, una romantica graphic novel minimalista.
Ora al lavoro, che sono trenta vignette!
(Post con pubblicazione robotica programmata)
mercoledì, maggio 19, 2010
Romantica Graphic Novel Mininalista.

Manca poco.
Il 21 Maggio, su Verticalismi, verrà messa on line la mia sceneggiatura per il contest creativo collegato al Comics Day.
30 vignette dense di poesia, minimalismo, quotidianità, triste allegrezza, battute sagaci, occasioni perdute, passato rimembrato, odori, sapori, una roba che, guarda, proprio niente ci facciamo mancare qui nel fumettomondo che poi dicono che, eh!
Preparati. Fai la punta alla matita.
(Post con pubblicazione robotica programmata)
sabato, maggio 15, 2010
Nyc day one!

Il uaifai al candy non e' più aggratis.
Sara' colpa della crisi?
Pero' al Bryant Park e' free e soleggiato.
venerdì, maggio 14, 2010
Ciao, io vado!

Ho l’urgente necessità di staccare una settimana.
Allora parto. La destinazione non è troppo ignota se decifri per bene l’immagine qui sopra.
Ormai avvezzo agli aggiornamenti programmati con il robottino di blogger, ho messo in frigo un paio di post che arriveranno quando sarà il momento.
Però c’è un però. Spendendo ben un euro e tre spiccioli, mi sono dotato di una funzionale (e già testata in gran segreto) applicazione per aggiornare il blog direttamente dall’AiFono.
Per cui, se ho tempo, questa volta il mio solito diario di viaggio potrebbe essere in diretta.
Che uno dice: Fatti Tuitter!
Lo farò quando capirò che differenza c’è con frendfiiiid.
Nell’ostello (lo spartano ma piacevole Candy Hostel) c’è un uai fai aggratis che è una bomba, per cui terrò d’occhio il blogghe da laggiù.
Ci si vede!
(Post con pubblicazione robotica programmata)
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mercoledì, maggio 12, 2010
In galera, again!

Recensione dampyresca nell'oscura Stanza 237!
Il tunnel per arrivarci si scava cliccando qui.
Ringrazio Jason Krueger!
martedì, maggio 11, 2010
Di Frank Frazetta e di fantasy.

Il fantasy contemporaneo, come sistema ottusamente hard core, a me fa venire le bolle sulla schiena.
Ma non e' stato sempre così. Tanto tempo fa, in un regno lontano lontano, il fantasy era ancora un genere narrativo e non un componente modulare. Non era ancora diventato la bestiola auto-alimentante che ha ridotto ai minimi termini i propri archetipi per poi nutrirsene. Digerendoli anche male.
La struttura estetica e le componenti letterarie non erano ancora pedissequamente derivative, strette e costrette, per limitazione, in un format rigidissimo.
E forse, sempre in quel regno lontano lontano, il fantasy era ancora "qualcosa da leggere" e non una calda tana accogliente/multiplayer dove nascondermi dal mondo crudele e cattivo che azzanna le mie chiappe da loooser.
Ed è in quel regno lontano che si muoveva Frank Frazetta. Quando ancora la componente sessuale del segno e dell’evocazione visiva era espressa nella sua piena potenza, e non sottointesa in modo goffo, arrossendo nel delirio ormonico pre adolescenziale.
Frazetta. Ab-usato mille volte come aggettivo estetico da ah-ah-ah-artisti che spesso non conoscono nemmeno l’origine filologica del linguaggio che stanno utilizzando.
Quanti disegni storti, ricalchi, brutterie, giustificate da un risibile “after” messo in calce. O peggio, quanto materiale visivo e narrativo adoperato in modo inconsapevole.
Con la morte di Frank Frazetta, il fantasy perde uno dei padri fondatori del suo immaginario.
La cosa più buffa è che il genere, per come si è trasformato oggi, non se ne sentirà nemmeno la mancanza.
Intento com’è a guardarsi l’ombelico, che sarà anche quello di un Troll, ma comunque di ombelico si tratta.
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Ci sono altre domande?

Quelli di Osservatori Esterni mi hanno fatto una lunghissima intervista, che puoi leggere cliccando qui.
Si parla dell'ultimo Dampyr, dei prossimi Dampyr, di continuity, di romanzi, di miniserie, di fumetti vari, di scandali, di cinema, dei Metallica, di documentazioni, di scazzi, di televisione, di disegnatori bravi, di questo e di quell'altro.
In "allegato" c'è anche una recensione del Dampyr cajelloso attualmente in edicola, basta cliccare qui e ci arrivi.
Spero che Piccininno mi perdoni per aver divulgato le nostre email.
Sempre in tema dampyrico segnalo la recensione dello stesso numero fatta dalla: sempre-con-me-gentilissima E.Bathory del blog del Catafalco. Si legge cliccando qui!
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lunedì, maggio 10, 2010
Hollywood'Zilla!

S3keno, nei commenti di quell’altro post, aveva indovinato!
(Però mi sa che c’era lo zampino di Ottokin che lo sapeva. Ma forse no.) Fatto sta che l’attrice in questione era proprio Morena Baccarin.
Qui sopra mi bullo, in una foto: James Bond pose, back to back.
Speravo di venire con gli occhi ancora più chiusi, per fare un crossover con My Name is Earl.
L’intervista è andata bene.
Lei è stata gentilissima e disponibilissima.
Io mi sono impappinato giusto una volta, ma non sugli accenti di “comparison” come credevo, ma su una frase con un botto di plurali e mi si sono imbizzarrite le esse.
Posso garantire che leggere e guardare la tele in lingua originale funziona di brutto. Ma proprio tantissimo, altro che corsi, dispense e diventa un baronetto britannico in 600 fascicoli.
Domani vado in montaggio, e appena so quando va in onda ve lo dico.
Tranquilli. A me non mi si vede e non mi si sente. E’ una di quelle interviste centrate solamente sul personaggio intervistato.
Lucarelli e Cajelli!

Lucarelli e Cajelli... ma quanto son belli!
... hanno pochi capelli!
... dei misteri fan brandelli!
Ecco. Ho finito gli slogan da pubblicità tradizionale.
Ma dato che non siamo due detersivi, c’è da dire qualcosa in più.
Edizioni BD sta per dare alle stampe : “Il Brigadiere Leonardi”, raccolta di racconti di Carlo Lucarelli trasformati in fumetto da una brigata di indomiti fumettisti tra cui il sottoscritto.
La cover, in anteprimissima è quella qui sopra.
Il volume verrà presentato la settimana prossima alla fiera del libro di Torino. Arriverà in libreria mi dicono verso giugno.
Io ho avuto il piacere e l’onore di lavorare con il grande Giacomo Bevilacqua, oltre a quello di trasformare in fumetto un racconto lucarelloso e di ritrovarmi su un volume assieme a tanta bella gente!
domenica, maggio 09, 2010
Nel paese dove gli uomini sono uommmini.

Pensavo che Beppe Severgnini fosse un tipo intelligente e acuto. Ho letto alcuni suoi articoli, e l’ho visto qualche volta in tele. A parte quel tono generale da insegnate di catechismo di fronte ad una classe particolarmente indietro, forse dovuto alle regole di comunicazione mainstream, mi sembrava uno di quelli che standoli a sentire non butti via un quarto d’ora del tuo tempo.
Poi se ne esce con i cinque dialoghi semiseri, in relazione alla foto di Ibrahimovic e Piquè.
Ho sfogliato con profonda attenzione il mio dizionario dei sinonimi e contrari, eppure non mi risulta che “semiserio” sia sinonimo di “puttanata”.
Ne so pochissimo di calcio, ma so qualcosina del web. Non mi stupisco che mettere i dialoghi a quella foto sia diventato un Meme. Per forza. Siamo un Paese profondamente omofobo.

Il problema non è Severgnini che una mattina si alza e fa una stronzata. (Parentesi. Una stronzata pagata e pubblicata sul Corriere della Sera. Non sul blogghetto della minchietta con due accessi al giorno) Il vero problema è la risposta del pubblico che legittima la stronzata e di conseguenza il comportamento del masculo italico medio, con la canotta chiazzata di sugo, nei confronti dei gay.
600 immagini di risposta sono un bel numero per quello sputo nell’oceano che è il web italiano.
Da etero, questa cosa mi fa incazzare un bel po’. Una risposta sensata, da parte di un Paese in cui alberga un briciolo di buon senso doveva essere il silenzio. Punto.
Così come non si lanciano Meme sulle foto di calciatori che slinguazzano le veline, allo stesso modo quello che fanno o si dicono Ibra e Piquè sono affari loro.
Pensavo che ci fossimo allontanati dalla percezione archetipale gay da commedia all’italiana in stile Pierino. (Con tutto il rispetto per Franco Caracciolo)
E invece no. Siamo ancora qui a fare le pernacchiette, sventolando l’indice dietro l’orecchio.
Come alle medie.
sabato, maggio 08, 2010
Valerio, non disturbare il signore!

Sono in metrò. Sto cercando la canzone che voglio ascoltare sfogliando la playlist sull’Aifono.
A un certo punto sento una vocina alla mia sinistra:
- Che cosa ascolti?
Mi volto. E’ un bambino sui cinque, sei anni. Mi guarda incuriosito.
La sua mamma si preoccupa immediatamente. Lo riprende subito, creando il titolo di questo post.
Mi lancia un’occhiata imbarazzata.
Io le sorrido, e la perdono per avermi chiamato “signore”. Rispondo a Valerio:
- I Metallica… Li conosci?
- No.
Mi dice lui.
A quel punto la sua mamma mi guarda ancora, forse è intenerita per la performance del figlio, ma indossa una faccia da: “mi scusi” della quale non riesco a capirne il motivo.
- Aspetta…
Dico al mio nuovo amico del metal.
Trovo il pezzo che stavo cercando: Battery.
Abbasso un po’ il volume, per non arrecare danni ai suoi giovini timpani e passo a Valerio la cuffietta sinistra.
Per un po’, ascoltiamo Battery assieme.
Poi arriva la loro fermata.
- Forte!
Dice Valerio prima di scendere a Cordusio.
venerdì, maggio 07, 2010
Una storia per il comics day!

Sono stato piacevolmente coinvolto nella faccenda Comics Day dai tipi di Fumettopoli.
A partire dal 21 maggio, sul sito Verticalismi, un progetto on line di fumetti verticali, verrà pubblicata una mia sceneggiatura inedita, che ho scritto per l’occasione.
Chi vuole, può iscriversi aggratis, e disegnare la sua versione che verrà poi pubblicata sul sito di cui sopra.
Il lasso di tempo concesso è dal 21 al 23 maggio.
Ho scritto la storia ragionandola per lo scrolling verticale. A occhio è venuta piuttosto divertente. Mi sono adattato al formato e alle atmosfere delle storie che di soltio vengono raccontate in quel modo lì.
In sostanza, ho scritto una romantica graphic novel minimalista.
Giàggià.
Sissì.
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giovedì, maggio 06, 2010
Un Diegozilla tra i Vip!

Per una serie di questioni lunghe da spiegare, più che altro legate al fatto che amo l’avventura, gli imprevisti e le imprese epiche, domani vado a intervistare una star internazionale della tivvù per conto di Joi.
L’intervista sarà in inglese, ci andrò con la mia produttrice, una troupe, spero un interprete di emergenza e chissà cos’altro.
Per ora non ti dico chi è, ma accetto scommesse!
Vediamo che nomi saltano fuori. Ah, è una donna.
Per ora sono abbastanza tranquillo. Sto ripassando le domande. Controllo su quel sito che ti fa sentire le pronunce corrette, se il mio inglese da sbarco regge oppure no.
Per ora regge, a parte alcuni casini con gli accenti di “comparision”.
Male che vada, mi metto a fare il goodfella di Little Italy.
L’unica cosa che spero è che non se la meni tantissimissimo. Io non so come fanno i giornalisti davanti a quelli che se la menano tantissimissimo. A me viene da prenderli per il culo.
Allora, in quel caso, sono pronto con una serie di domande surreali.
mercoledì, maggio 05, 2010
Distrazione globale.

Grazie al grandissimo Phonkmeister, scopro una pagina web intitolata:
"Secondo elenco definitivo di Greg Rutter delle 99 cose che dovreste aver già sperimentato su Internet meno che non siate un perdente un vecchio o qualcosaltro"
Di 99 cose, ne conoscevo e ne avevo viste almeno 80.
Il che può significare soltanto tre cose:
1- Invece di lavorare sodo, davanti al computer ci cazzeggio un casino.
2- Non sono un perdente, un vecchio o qualcosaltro.
3- Scrivo moooolto velocemente.
A conferma del punto uno, sono andato a vedere anche il primo elenco. Anche in quel caso la percentuale si è più o meno ripetuta.
Lo Zio del tuono!
martedì, maggio 04, 2010
Racconto Carcerario!
Ecco.
Non faccio in tempo a dire che sono un appassionato di quel genere narrativo, che salta fuori un video che non avevo mai visto.
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Fumetti al telefono.

[The names were changed to protect the innocent]
- Senti Diè, tu che conosci tutti…
- Dimmi, caro!
- Che ne pensi di Ciro Cirozzi?
- Perché?
- Mi ha contattato per fare una cosa, e volevo sapere che tipo era…
- Guarda, io lo conosco pochissimo, però mi sembra uno a posto. Ha lavorato con Anselmo Pantera, ha fatto quel volume… “Pioggia Facocera” per quelli di Rotativa Bomba e altre cose…
- Eh, sì me lo ha detto…
- Per cui non è uno che millanta, è uno che lavora davvero…
- Bho… A me è sembrato un serial killer…
- Sì, ha l’aria di uno che può tirarti una coltellata da un momento all’altro.
- Ma allora anche a te ha fatto quell’impressione lì! E mi dici pure che è un tipo a posto?!
- Oh si, visti i tizi che ci sono in giro, lavorare con un potenziale serial killer è il minore dei mali.
lunedì, maggio 03, 2010
L'Uomo Di Ferro 2

Ho deciso che da vecchio voglio essere come Mickey Rourke. Non ho capito quando gli hanno montato degli artigli di Sabbretùt al posto delle dita, ma fa niente. Rimedierò.
Comunque sia, Iron Man 2 dovrebbe intitolarsi: Robertdauningiunior 2. Il film è tutto lì. Si regge tutto lì. E’ basato tutto lì. Sulle facce, le pose, i gigioneggiamenti, i sorrisi, gli occhietti, il corpo di Dauningiunior. Tipo Gionni Deeep per i Pirati dei Caraibi, ma di più.
L’impressione è quella di assistere ad una versione supereroistica della saga di Oceanz Ileven. Con la Guinet Paltro al posto della Roberts e Dauningiunior al posto di Clùni. Il setting basato sulla commedia è identico. Mi piace? Non mi piace? Non lo so.
Di sicuro ci sono state poche scene tamarre. Rourke a Monaco a parte.
Per il resto, il film soffre dello stesso problema di cui soffrono i fumetti di Iron Man. Prima dell’ingresso nei Vendicatori, alla fin fine, era un gran prendersi a cazzottoni tra robottini. E un gran fare a pezzi i suppellettili, il mobilio e quel che c’è attorno. Dopo un po’, a me personalmònt mi stuficchia.
Ah, c’è anche Scarlett Gioansonn, è vero. Bisognerebbe fare due chiacchiere con i costumisti, cercando di capire per quale cazzo di motivo hanno deciso di farle vestire tailleur, camicette e tutine strizzabocce. Insomma, con quel sano decoltè che si ritrova, perché le hanno messo il bustino restringente del Dottor Gibaud? Maledetti.
L'Uomo Medio!

Io lo capisco che da un punto di vista commerciale, la fascia bassa, grassa nella sua mediezza sia la fetta più cospicua del mercato e per tanto la più appetibile…
Dai fumetti alle forchette, passando per la tele, i libri, i ristoranti e quelchetipare.
Però…
Possibile che nessun manager di quelchetipare abbia mai avuto un moto d’orgoglio e si sia alzato dicendo:
- La mia azienda non può essere schiava di uno che non capisce un cazzo!
domenica, maggio 02, 2010
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