martedì, aprile 27, 2010

Dampyr carcerario!



Mi piace nuotare nel mare dei generi narrativi.
Nella mia top five delle storie preferite c’è il racconto carcerario. Penso sia colpa di Henri Charrière, e del suo: “Papillon” che ho letto da ragazzino.
Allora ho infilato Harlan Draka in un carcere. Ci arriva nel numero 122: “Il Penitenziario”, uscirà in edicola a maggio, tra una manciata di giorni.
(Qui sopra c’è la copertina)
La storia procede su un doppio binario. Il classico racconto carcerario, affiancato da un’oscura trama horror, amplificata dall’ambiente.
Un paio di mesi dopo aver consegnato l’ultima tavola, finisco davanti a un documentario su Discovery Science. Parlava di Alcatraz, e della presunta infestazione spiritica che sembra tormentare le celle della Rocca.
Mi sembra una buona scusa per organizzare un prossimo viaggio da quelle parti.
L’albo, è disegnato da Giuliano Piccininno in splendida forma. Ha caratterizzato ogni personaggio, ogni galeotto, ogni angolo di quella galera con grande cura e precisione.
Nella sottotraccia della storia ci sono parecchi rimandi ai grandi classici del genere, da Brubaker a L’isola dell’ingiustizia, passando per Shawshank Redemption e i racconti di Edward Bunker.
E visto che ci piace la continuity, torna Dellroy Washington, il medium protagonista del numero 85 “Occhi di Gelo”.

lunedì, aprile 26, 2010

Con una Canon in manon.



Alla fine, ho preso la Canon G11.
Devo ancora familiarizzare con il mio nuovo giocattolo, ma le prime sensazioni sono molto buone.
E’ tutto lì. A portata di dito. Ghiere, manopole, manovelle.
Il software non è troppo invadente, e lo si zittisce con facilità.
Ho fatto dei test usando la priorità di tempi, per valutare il problema sollevato dal grande Ottokin alcuni post fa. Ovvero, fotografare i pargoli che si muovono. Fatto sta che in priorità di tempi, devi usare il mirino e non lo schermino, e la G11 passa in messa a fuoco continua. Il che, a mio avviso, ti consente di fotografare non soltanto dei pargoli che si muovono, ma anche dei pargoli ninja che saltano in carpiato dalla credenza al frigorifero.
Lo schermo super orientabile è un toccasana per le inquadrature. Il cambio di punto di vista e di prospettiva è decisamente facilitato.
L’obiettivo è molto luminoso, l’ottica mi soddisfa.
Insomma, mi sembra una buona alternativa da viaggio alla reflex. Tra un po’ le tirerò il collo con un uso massiccio e farò una recensione più approfondita. (Non ti dico ancora dove, come e quando, perché Scaramanzia mi dice di non farlo)
Passiamo alle note negative.
La cinghia è corta e scomodissima. Intralcia l’uso della macchina. Sopratutto sul lato sinistro. Forse era il caso di pensare ad una tracolla concepita in modo diverso. Mi sa che la levo o la modifico a seconda delle mie esigenze.
Non esiste che il manuale sia soltanto in PDF. No davvero. Non esiste proprio. Io sono uno di quelli che fino a quando non conosce alla perfezione la macchina che ha in mano, si porta dietro il manuale. Per dire, il manuale della mia onesta D80 me lo sono portato in tasca per i primi due anni.
Per cui, non avere una versione su carta mi sembra una cazzata. Con quello che ti pago la macchina potresti anche darmelo.
Ora, siccome sono pregno di Mac Spocchia, ho risolto il problema trasferendo il manuale sul mio IPhone.
Farò finta di non sentirmi un imbecille il giorno in cui per capire che cos’ha la macchina fotografica, dovrò tirare fuori il telefono.

Arredamento!




Ecco.
Questa me la comprerei subito.
Perchè, come lessi su un muro più di vent'anni fa all'Istituto Statale d'Arte di Monza:
"E' ora di dissacrare la tomba dell'arte."

sabato, aprile 24, 2010

Buon Venticinque Aprile!



Doppio festeggiamento dal 23 al 25 aprile!
Il 23 era la giornata mondiale del libro e del diritto d'autore, il 25 è la festa della liberazione. Edizioni BD festeggia la duplice ricorrenza facendo un bel regalo ai lettori.
Fino a domenica, se compri un libro qualsiasi sul sito BD, avrai in omaggio una copia di: "Il mistero della cinque gemme". Volume scritto dal qui presente Cajelli. La storia principale è disegnata da Giuseppe Ferrario, e le tavole che corredano il volue spiegando per bene come funziona la separazione dei poteri, sono opera di un valente gruppone di disegnatori, coordinati dal valoroso Centro Fumetto Andrea Pazienza.
Dice il comunicato stampa di Edizioni Bd:

"Da venerdì 23 a domenica 25 aprile chiunque acquisterà anche solo un volume su questo sito, verrà omaggiato fino a esaurimento scorte, di una copia de: Il Mistero delle Cinque Gemme. Una brillante fiaba moderna che racconta la Costituzione Italiana a fumetti. Un iniziativa che ha raccolto una medaglia della Presidenza della Repubblica e che ha trovato diffusione in molte scuole d'Italia. Buona giornata del Libro, buon 25 aprile e buone letture a tutti"

Ci tengo molto a quel lavoro lì. Non vorrei fare un discorso troppo noioso, però era ed è importante ricordare il motivo per cui i poteri di uno stato devono essere separati.
Era uscito a ridosso del referendum per lamodifica della costituzione. Referendum che ha fallito nel suo intento. Un po', mi illudo di aver contribuito con il mio libro alla difesa della nostra costituzione.
Qualcosa "ha fatto"... Visto che in quei mesi, Libero sotto la direzione di Feltri, aveva sparato un paio di bordate contro il progetto.

Ah!
Che tempi, signora!


venerdì, aprile 23, 2010

Pubblicità al contrario.



Come ti ho già detto ho i miei problemi. Fatto sta che soffro di una particolare forma di stizza e di irritazione. Alcuni spot, su di me provocano l’effetto opposto a quello desiderato dalle agenzie pubblicitarie che li producono.
Non mi invogliano a comprare un prodotto, anzi: mi convincono in modo assoluto e irremovibile a non comprare quella tal cosa, a non usufruire di quel servizio e a tenermi alla larga dall’azienda coinvolta in quella determinata campagna pubblicitaria.
In questi giorni, ai vertici della mia sindrome : “mi fai incazzare, non ti compro” c’è l’ultimo spot della compagnia telefonica 3.
Può darsi che le sue tariffe siano convenienti. Può darsi che offrano delle condizioni valide e può anche darsi che la faccenda della tessera per andare al cinema sia una cosa interessante.
Però, non vedo perché dovrei i miei soldi ad un azienda che affida la sua comunicazione a una trucida che telefona davanti alla cassa di un cinema, e a una maleducata del cazzo, che arriva in ritardo e non rispetta la fila.
E io al cinema con 3 non ci vengo.

martedì, aprile 20, 2010

Iron Man mena Hugh Grant!

Bill Sienkiewicz e gli inediti di Stray Toasters.



Edizioni BD sta mandando in stampa il mitico Stray Toasters di Bill Sienkiewicz. Tutta la miniserie realizzata nel 1988 raccolta in volume. Un gran bel pezzo della storia del fumetto mondiale, editato con cura e coccole. La copertina la puoi vedere qui sopra.
Si sa, Sienkiewicz è un ciccio tosto. Le sue tavole sono estremamente materiche, alcune hanno dimensioni colossali, tipo un metro per settanta, e poi ci incolla sopra di tutto: pizzi, trenini, chiodi, tappezzeria, lampadine, zia Agnese…
Si sa, Sienkiewicz è un pazzerello. Luca Bertelè, che oltre a curare il volume è uno che sa tutto, sapeva che per Stray Toasters, Sienkiewicz aveva realizzato delle tavole e delle “cose” che poi non aveva usato. Le aveva fatte, ma erano rimaste inedite.
Dato che il mondo è piccolo, tutto quel materiale inedito sienkiewicziano per Stray Toasters, è parte della collezione privata di Francesco Bazzana. Collezionista e commerciante di tavole originali.
Allora, l’altro giorno, io e Luca siamo andati da lui a fotografare le opere sienkiewiche. Già, perché non le puoi mica infilare in uno scanner. Non ci stanno.
Francesco, disponibilissimo e gentilissimo, ci ha messo a disposizione tutto il materiale, e ha lasciato che gli rivoluzionassimo un po’ la casa, in cerca della luce giusta e dell’inquadratura giusta.
Per non bruciare i contenuti del libro, le tavole inedite non le metto qui. Non intere. Ho fatto delle macro, così se non hai mai visto niente di Sienkiewicz capisci al volo come lavora.







E poi ci sono le scatolette. Una trentina di scatolette in plastica trasparente, con dentro un grosso fusibile. Ognuna lavorata, elaborata, colorata in modo diverso. Secondo me, nemmeno Bill si ricorda perché le aveva fatte e per che cosa le voleva usare.
Fatto sta che, una dopo l’altra, Francesco ha tirato fuori una trentina di capolavori della Pop Art.
Sono bellissime anche viste in dettaglio. La mia preferita è quella della Perrier.









Non vorrei sembrare un fottuto hippy, però ti assicuro che toccare e maneggiare il lavori di Sienkiewicz mi ha trasmesso un’energia fortissima.
Non so bene come Luca userà le mie foto per il volume. Io qui le ho usate come foto e basta. Nel mio formato quadrato favorito.
Robe noiose:
Metti che lo vuoi sapere: per le luci di taglio ho usato i raggi di sole che entravano da una finestra, con un colpo di flash molto leggero. Ho scattato con priorità di diaframmi, tenendo una sottoesposizione di tre click. Ho usato un 300 macro, e un 18/135. 400 di ISO e in mano avevo la mia onesta D80.

sabato, aprile 17, 2010

Aspetta un attimo a darmi del razzista, okay?



Io lo so che sono mentalmente disagiato. Ho le mie menate e ci convivo da quasi quarant’anni.
Mi danno fastidio delle cose che per la maggior parte delle persone sono inezie, e mi fisso su delle questioni di principio.
Tipo che non compro prodotti che magari mi servono, se la pubblicità di quei prodotti mi sta sul cazzo. Ma di questo ne parleremo in un altro post.
Devi fare le polpette e ti accorgi all’ultimo momento che ti mancano le uova, che fai?
Vai a comprarle.
E’ tardi. La giornata è stata interessante ma impegnativa. Vado nel supermercato più vicino.
Zompo sulla Skoda e vado alla Coop.
Andare con la Skoda alla Coop, oggigiorno, potrebbe essere considerata un’azione sovversiva di matrice marxista leninista. Ma anche questa è un’altra storia. Sto divagando.
Fatto sta che arrivo alla Coop. Missione uova. Parcheggio.
Vengo circondato da un gruppo di zingari. In genere, se qualcuno mi chiede di regalargli l’euro del carrello, io lo faccio. Ma non l'ho ancora preso il carrello, però.
Mi chiedono di fargli un po’ di spesa.
Sono molto insistenti, eddai essù, coppraci il Grana, dacce latte, eddai amico, che ti costa.
E a me monta il fastidio. Potrei dire di no. Dopo però, all’uscita sarebbero ancora lì, e la menata si ripeterebbe. Non mi frega che potrebbero rubarmi le cose dal carrello o dal bagagliaio. E’ il concetto. E’ il dover rendere conto a qualcuno della mia spesa, delle mie uova, della cassa d’acqua, o del pane.
Potrei dire di sì. Ma non ho voglia. E poi perché il Grana? Cazzo, costa un casino. Non lo compro neanche per me. Un altro formaggio no? Già, ma se poi non gli piace? Cioè, in questa manciata di secondi sto valutando veramente le complicanze di fare la spesa a uno che non conosco?
Potrei fare il tamarro. Trattarli male, spararli affanculo e fare quello che devo fare. Però mi monta l’incazzatura feroce per il vivere in un Paese che ti costringe a essere stronzo con le persone.
Lo so che per te, che sei abituato a fare a spallate sui marciapiedi, avvezzo alla sopravvivenza urbana del vaffanculo per primo che vaffancula due volte, è una cazzatella.
Per me non lo è.
Per me, giusto per fare un esempio, è fonte di tremendo disagio passare davanti a tutta la fila alla posta per chiedere informazioni o prendere in prestito una penna.
Perché devo litigare con gli zingari per esercitare una mia libertà costituzionale?
Tutti questi pensieri viaggiano veloci nel mio cervello, mentre quelli mi tirano per la manica.
- Sapete che vi dico? Che ho cambiato idea. Non faccio più la spesa.
Sono risalito in macchina e sono andato via.
Le uova le ho comprate da un'altra parte.

Ora puoi anche darmi del razzista.
Però, devi tenere conto anche delle mie difficoltà, delle mie esigenze, e dei miei diritti come individuo.

Sabato? Feeeesta!

venerdì, aprile 16, 2010

Venerdì? Ancora tette!



E' che continuo a sentire la primavera.

Idee per gli altri!



Sono piuttosto incasinato. Faccio fatica a star dietro a tutto quello che devo fare e accumulo ritardini. Sono anche decisamente stanco. Al punto che faccio fatica a dormire.
Ma il problema, in fondo, non è questo.
Il problema è che nonostante una fittissima to do list, appuntamenti, cose nuove e cose vecchie, continuano a venirmi in mente delle idee.
E non ho tempo per svilupparle.
Però mi sta sul cazzo che rimangano idee e basta. Bisogna usarle. Bisogna che qualcuno le usi.
Allora ho pensato di regalartele.
Metti che hai tempo, usale tu.
Sono tre storie e una serie di fotografie.

E’ storicamente “abbastanza plausibile” far incontrare un erede dei Tre Moschettieri con l’ultimo dei Moichani.

Usare la statuina di Tex Willer per una serie di fotografie intitolate: Tex & The City.

Jim Morrison si materializza nella stratosfera e cade giù, schiantandosi sulla provinciale 161 a poche miglia da Laddonia, Missouri, nella sterminata provincia americana.
La caduta gli incenerisce i vestiti e lo priva completamente della memoria.
Viene raccolto da un pastore protestante di passaggio e portato al piccolo ospedale di Laddonia.
Nessuno lo riconosce.
Ma la caduta di Jimbo dalla stratosfera non passa inosservata…

Usare Giovanna D’Arco come plot per una commedia moderna.
Giovanna è una copy di un’agenzia pubblicitaria di New York che sente le voci.

giovedì, aprile 15, 2010

Un saluto a Raimondo...

Lost, sesta stagione.



Confesso. Mi sono arreso a Lost.
Mi sono completamente abbandonato, rinunciando a ogni resistenza. Ci sono volute sei stagioni, ma alla fine ha vinto lui, Lost. Ora JJ Abrams e compagnia possono fare tutto quello che vogliono e a me sta bene. Non mi chiedo più niente. Non importa. Non mi interessa. Vale tutto.
Possono fare anche un crossover con Bonanza, e a me sta bene. Fico.
Sawyer può truffare i Teletubbies, Jack è invecchiato, Sun può continuare a scrivere minchiate su un bloc notes dai fogli infiniti, e il tipo del Tagliaerbe è ancora vivo perché serve uno che sa pilotare.
I personaggi possono dividersi, riunirsi, dividersi ancora, andare tutti assieme in un posto per futili motivi, e poi dividersi perché lo dicono le farfalle. Fico.
Va bene. Va benissimo. Anche i dialoghi. Mi piacciono anche le risposte, che arrivano come luci nel buio, come perle di verità assoluta.

- Devo dirti una cosa importante, che sì, insomma, io sono sicura che in qualche modo io e te ci siamo già visti, ma non qui, in un qui diverso e non so come, e allora, senti, perché l’amore è una cosa meravigliosa.
- Cazzo anche io volevo dirti la stessa cosa ma non trovavo le parole.

- E poi comunque, è tutta colpa dell’isola. Sìssì. Perché qui una volta era tutta foresta.


- Ma allora ti fidi di me?
- Certo. Perché la fiducia è come il piatto della casa, quando c’è c’è.

- Vieni con me, facciamo una passeggiata.
- Vengo. E guarda: non ti chiedo nemmeno niente perché chiedere è come mangiare un gelato davanti al forno.

- Guarda, sai che cos’è quello?
- Il pozzo di The Ring.
- Già. Lo ha costruito Jacob, a mani nude.
- A me sembra fatto con i piedi.
- Perdonalo, non è facile modellare la cartapesta se hai quattro dita.

Fico.
E’ tutto fico.
I personaggi secondari posso morire lavandosi i denti e a me sta bene. Ci possono essere fantasmi, macchine della morte Megaborg, ragazzini misteriosi che se li vedi non ci devi fare caso. E poi mi piace da matti che nell’area dell’isola il tempo impazzisce.
Deve essere un’anomalia precisa, misteriosa, la cui risposta è nelle formule quantistiche, se per tutti i gruppetti presenti sull’isola il tempo narrativo scorre in modo diverso.
Va benissimo che ci sia mezzo cast senza nemmeno un battuta, che è lì, sta lì, fa le faccette e balla la rumba nel buio.
E poi ci sono le favolosissime sequenze ambientante nel mondo-parallelo. Fico. Geniali.
Non importa che abbiano un senso soltanto per chi è a conoscenza dei fatti, e che se le analizzi dal punto di vista dei personaggi, che i fatti non li conoscono, siano più surreali di un corto di Lynch.
Anzi, è fico proprio per quel motivo. Perché hanno un senso per me spettatore, e non per loro personaggi.
Come la vita.
Che è da vivere intensamente, con il corpo e con la mente.
Fidandosi.

Giovedì, tette!




E' che sento la primavera.

mercoledì, aprile 14, 2010

Avevo scritto un post...



Avevo scritto un post, si intitolava: "Un gatto nelle mutande".
Parlavo di quanto mi hanno rotto le balle le polemiche interne al fumettomondo. E le parocchiette, e questo e quello, e i rosicamenti e il dito che si punta tuonando minchiate dal rigagnolo.
Però il post era polemico, era interno al fumettomondo, e puntava il dito tuonando.
Ho detto: Cazzo!
E l'ho cancellato.
Perchè credo nel karma.

50 consigli utili

lunedì, aprile 12, 2010

Il Bacon!



Occorrente:
Un paio di fogli di alluminio.
Delle belle fette di bacon.
Un mitragliatore.
Un paio di caricatori.
Togliere il dito dal grilletto quando il Bacon e bello croccante.

Dylan Dog Color Fest, anteeeprimaa!



Eccola qua. In colossale anteprimissima una vignetta della mia storia che apparirà (spero, dovrebbe, penso, direi) sul prossimo Color Fest.
I disegni e i colori sono del grandissimo Daniele Bigliardo.
Non ti dico di che cosa parlerà la storia, anzi sì. Diciamo che il plot principale gravita sull’applicazione nefasta del concetto di sincronicità. E poi c’è Benjamin "Lefty" Ruggiero.
C’è molta Londra in quelle tavole. Parecchia Londra. E’ stato molto appagante scrivere una storia ambientata nella mia città preferita. A parte che è comodo raccontare un ambiente che si conosce, ho fornito a Daniele parecchia documentazione a riguardo.
Quando uscirà la storia, cartina alla mano, faremo una gita nei luoghi che si vedono nel fumetto.
E poi c’è lui.
Dylan.
Posso dire che per riuscire a scrivere la prima riga ho dovuto superare il timore riverenziale nei confronti del personaggio? Posso? Ecco, allora lo dico.

mercoledì, aprile 07, 2010

Verità assolute



Negli anni ho maturato notevoli competenze professionali.
Non c’è nulla che io non sia in grado di fare nel mio settore.

A parte i soldi.

Via:
Il dono della sintesi
Via:
Malafemmena

martedì, aprile 06, 2010

Salvarmi dalla Yakuza!



"Devo diventare esperta di Mahjong. Così se la Yakuza ti rapisce e mi sfida ti posso liberare.
Uh. Sto perdendo, mi sa che la Yakuza ti terrà in pugno."

Federica. 03/04/2010

lunedì, aprile 05, 2010

Nuovi Giocattoli.



E’ semplice. Andare a spasso con una reflex al collo e uno zaino con dentro aggeggi vari, rende piuttosto faticosa la giornata vacanzifera a spasso per la città da esplorare. La città è un po’ quella che ti pare, è uguale.
Diventa complesso, per dire, fermarsi a un baracchino a Bricklane, prendere un Samosa grondante di sughi e cercare di mangiarlo senza fare la doccia alla Nikon.
Oppure, mi risulta estenuante, girare otto ore sulla Broadway, da sud a nord, entrando in tutti i posti che mi sconfinferano trascinandomi dietro il portapacchi.
Allora ho deciso che la reflex la uso se devo fare qualcosa di specifico con la reflex, e per le mie esplorazioni fotografiche urbane mi compro qualcosa di più compatto.
Però volevo una macchina con le stesse caratteristiche di una reflex. Un qualcosa di pratico, da usare in manuale, con i programmi da scegliere tipo, diaframmi, tempi di scatto, eccetera eccetera.
La mia scelta, per ora, si è orientata verso la Canon G11.
Che è un bel salto transtribale, visto che da che mondo è mondo, se nasci nikonista rimani nikonista, e se nasci canonista, rimani canonista.
Insomma sto meditando l’acquisto.
Non è che magari tu ce l’hai e la usi e hai voglia di darmi un parere?

Parbleu!



Sè prest pur entrer nel specific, ma gessuì 3 cuntent de arrivè bon ultim a prender la baguette mettend es sotto l'ascell.
E comunq, le nomme del contratt in fransè se un nom decisamont pornò.
Siccom sò tamarr, ho ris alquànt.
Bòn...
Vù a lesion, che m'a nessessit.

- Combien cuote le taxi pour aller dans le centre ville?
Mi chiamavano il genio delle parallele!
- J’ai perdu ma valise
Una stonza, vorrei una stonza...
- Combien de frères et soeurs as-tu?
Kato? Sono io!...
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