martedì, marzo 30, 2010

No! Lo specchio, NOOOOO!



Ocio che fa paura, eh!
Che se lo guardi in ufficio poi mi salti sulla sedia.
Avvisatoti...

Il mistero dell'evidenziatore alieno!



Siccome non mi faccio mancare niente, non potevo non avere una mia Leggenda Urbana personale.
Rientra nella tradizione delle “dicerie tecnologiche”, si affianca alla mitica lametta da barba che non si consuma o alla lampadina eterna.
Clicca qui, oppure anche qui, se vuoi approfondire il tema della leggende metropolitane.
Credimi, posseggo questo evidenziatore dall’anno scolastico 1989/90
Ero in quinta superiore. Sorvolo sui dettagli del tempo che passa lasciando i suoi segni sul mio fisico.
Questo evidenziatore lo uso abitualmente, non è rimasto in un cassetto. Lo uso spesso, per un sacco di evidenziamenti.
Segno i personaggi principali sui soggetti di Diabolik...
Spunto le cose che fatto nei miei elenchi giornalieri di cose da fare...
Con la punta fine scrivo sull'agenda appuntamenti e orari..
Eppure, nonostante i suoi 20 anni di età, funziona ancora benissimo.
Chiaramente, adesso che ti ho raccontato della mia personale leggenda urbana smetterà di funzionare, oppure arriveranno due uomini vestiti di nero, mi narcotizzeranno e me lo porteranno via.
Ti avviso quando citofonano.

Questo post l'avevo scritto nel 2006 e l'ho rimasterizzato per l'occasione.
L'evidenziatore funziona ancora.
Gli Uomini in Nero non mi hanno citofonato.

lunedì, marzo 29, 2010

Il passato del futuro



Un giorno, forse, bho, magari, ecchilosà, mi riprodurrò. Secondo me, quando racconterò a Diegozilla Junior alcune cose, penserà che lo sto prendendo per il culo.
Non ci provo nemmeno a immaginare che tecnologia avremo quando il mio ipotetico erede sarà capace di intendere e di volere, ma vedo già la sua faccia perplessa quando gli dirò che ai miei tempi…
Ai miei tempi, si scattavano le foto su pellicola. E non le potevi mica vedere subito. Dovevi scattare tutte le foto del rullino, fidandoti. Poi, portavi il rullino a sviluppare. Potevi aspettare anche una settimana per avere le foto. E le pagavi tutte. Comprese quelle venute male, sfocate, sovraesposte o sottoesposte. Se ne volevi una copia, ti serviva il negativo e andava ristampato.
Pagando, ovviamente.
Ai miei tempi, quando è arrivato Internet, prima dovevi passare in edicola. Prendevi una rivista con dentro un dischetto da installare sul computer. Quel dischetto, che costava in base alle ore di navigazione, ti dava l’accesso al provider. Dopodichè ti collegavi con un modem, e potevi navigare anche 20 ore al mese, eh! Pagavi sia la telefonata che l’abbonamento, con dei costi mostruosi. E comunque, mentre eri in rete il tuo telefono era occupato. Il modem più veloce, un chicca tecnologica, andava a 128K. Prima di collegarsi faceva: Gnaaau cika cika cika Brrrrrr Vrrraaazzzz Bùbùbù.
Per navigare usavo un programma che si chiamava Netscape, e come motore di ricerca HotBot.
Non si sa perché, ma all’inizio, pur avendo una casella, si ricevevano pochissime email.
Una mattina di settembre, il signor Tiscali ha deciso di non far pagare più l’accesso al provider, e niente è stato più come prima.
Allora in base alla città in cui stavi, avevi un numero di telefono da inserire nella configurazione del modem. Telefonata urbana. Che pagavi comunque in base alle ore. La tariffa flat era ancora una chimera.
Poi hanno deciso che non era bello lasciare a Telecom il monopolio assoluto delle telecomunicazioni. Allora hanno detto: liberalizziamo e mettiamo le flat. Ma facciamolo nel modo più complicato possibile sennò non c’è gusto.
In sostanza, se volevi, potevi dare i tuoi soldi non a una, ma a due aziende telefoniche contemporaneamente. Due bollette. Una per la linea “fisica” e una per il “traffico”.
Sì, è complicatissimo. La linea rimaneva Telecom, ma se ti abbonavi a CiccioTel, CiccioTel ti dava un prefisso da digitare sul telefono prima del numero che volevi chiamare. In quel modo la telefonata veniva spostata all’altro operatore. Risultato? Dopo un po’ non ci capivi più un cazzo e in pratica, pagavi due abbonamenti.
Ai miei tempi, si guardava la Tv. Però sul telecomando non c’era nessun tasto magico che schiacciandolo ti diceva che cosa stavi guardando. Si andava per intuizione. Oppure il giorno dopo si chiedeva a qualcuno se aveva visto quel film là dove scavano un tunnel per scappare e poi quello in moto non riesce a saltare la recinzione per andare in Svizzera sai come si intitola per caso?
C’era una colla che si chiamava UHU. Nella pubblicità c’era una famiglia felice che costruiva una casettina di legno. Fissavano dei bastoncini con quella colla lì, ed ecco la casa.
Lo slogan era: Non fa fili e non sporca.
In realtà, la UHU faceva più fili della bava di Alien e sporcava da matti. Anzi, la compravi apposta per fare delle supercaccole con quella cazzo di colla. Ti mettevi un po’ di UHU tra il pollice e l’indice, e i fili che non dovevano esserci ti ipnotizzavano nel movimento scaccolatorio artificiale.
Nessuno ha mai denunciato la UHU per pubblicità ingannevole.
La compilation di canzoni per la tipa di quinta che ti piaceva, la facevi su cassetta. Inserendo una canzone alla volta, usando il tasto pausa di un registratore a cassette con piastra doppia.
Se la cassetta durava, per esempio, 60 minuti, a farla ci mettevi 60 minuti più il tempo meccanico necessario all'operazione.
Poi l’ascoltavi su un dispositivo portatile, chiamato in gergo milanotto: Le Cuffiette.
L’anello più debole di tutta la catena era il riavvolgere la cassetta, consumava di brutto le pile.
Le pile andavano comprate, non è che Le Cuffiette si ricaricavano attaccandole a qualcosa.
Quindi, la cassetta si riavvolgeva a mano. Infilando una matita, o una Bic, nel buco giusto. Roteando poi la cassetta su se stessa, con un gran gioco di polso.
Certe mattine, sul tram per andare a scuola, sembrava di essere in una Lamasseria tibetana, circondato da monaci in meditazione con il mulinello da preghiera.

venerdì, marzo 26, 2010

Umani su rotaie e con un secchio in testa.



Ti prego, aiutami. Dimmi che succede anche a te, così mi sento meno alieno!
Camminando per strada, sul marciapiede, succede di incrociare persone che camminano nella direzione opposta. Oppure, se entri da qualche parte, in un negozio, in un bar, in un portone, può accadere che contemporaneamente ci sia qualcuno che da quel posto sta uscendo.
Bene.
Devo capire perché io non sono vincolato alla mia rotta iniziale, mentre chi incrocio sembra muoversi su dei binari. Come il treno.
Basterebbe un pochino di buona creanza, modificando vicendevolmente la propria direzione, per passare agilmente entrambi. Basterebbe anche una minima torsione del busto, per dire…
Invece no.
Mi trovo davanti dei monoliti, che si muovono seguendo un’unica direzione.
Avanti. Imperterriti. Alla fine, ti sposti tu.
Non hanno la percezione delle altre persone che hanno attorno, quasi avessero un secchio in testa. Anzi no. E' come se non riconoscessero come vera l'umanità che li circonda.
A volte, quando lo spazio è poco, sembra quasi che pretendano la sparizione istantanea della materia che hanno di fronte. Senza calcolare l’impossibile compenetrazione dei corpi, e che ognuno di noi occupa uno spazio fisico.
Quando ero giovane e ribelle con l’urlo nella pelle, alla fine, tiravo giù la gente a spallate.
Però pesavo molto di più.
Ingrasserò.
Oppure adotterò una soluzione medioevale. Il passaggio con precedenza di casta.
Mi farò nominare cavaliere.
Datemi una spada da portare alla cintola e un cavallo.



Ah. Visto che è da un po', che nessuno mi accusa di esterofilia, ci tengo a dire che questa cosa quando sono in un altro Paese non mi capita mai.

Riso alla Cantonese!



Il post sulla Cina in cucina ha destato parecchio interesse e alcune domande. Allora ho deciso di inaugurare una nuova rubrica: Le ricette di Zio Diegozilla.
Comincio con la ricetta del Riso alla Cantonese.
Per me è difficile darti delle quantità esatte, perché di solito vado a occhio, o misuro in tazze.
Comunque, più o meno, per quattro persone la ricetta è questa:

Riso alla Cantonese:

250g di riso.
Io uso il Basmati. Mi piace molto il suo profumo. Comunque deve essere un riso a chicco lungo.
Non usare il Paraboiled per le insalate, che non si amalgama bene.
Il Basmati è da cuocere 10 minuti in acqua bollente e salata.

200g di piselli surgelati.
Non quelli in scatola, eh! Che come diciamo a Milano: Si spetasciano.
Nella versione “a occhio”, i piselli devono essere un po’ meno del riso.
I piselli surgelli, cuociono 5 minuti in acqua bollente, anche meno se li vuoi più duri. I veri fighi, calcolando i tempi di cottura, li cuociono assieme al riso, ma io per sicurezza li faccio a parte.

100g di prosciutto cotto tagliato a dadini.
Hai presente quelle mattonelle di prosciutto o di spalla che si trovano al super? Ecco, a me quel prosciutto lì non piace. Per me è troppo salato e acidino. Opto per il prosciutto già tagliato, che costa un po’ di più, ma è più buono. Il Beretta è mooolto buono.

Uovo.
Io considero un uovo a persona e uno per la zuppiera. Come per la Carbonara!
L’uovo lo cuocio a parte, in una padella antiaderente con un filo di olio extravergine.
Non metto il sale. Strapazzo le uova per bene, e le cuocio a lungo. Occhio a non bruciarle!
Dopodichè, prendo la padella con dentro l’uovo e la metto sul balcone. Va lasciato raffreddare per bene, per cui cucinalo per primo e poi mettiti e fare tutto il resto.
Quando “tutto il resto” è pronto e l’ho messo nella zuppiera, prendo la padella con l’uovo freddo.
Sminuzzo, tagliuzzo, strisciolinizzo usando una spatola di legno, e lo verso assieme a tutto il resto.
Secondo me, l’uovo caldo sprigiona una puzzetta uovosa che mi da fastidio.
Aggiungendolo freddo invece, mantiene il suo sapore, si scalda con il calore degli altri ingredienti, e non rilascia puzze.

Olio di semi di sesamo.
Due cucchiai da minestra pieni pieni.

Salsa si soia.
Un cucchiaio da minestra pieno pieno.

Quando il riso è pronto, lo scolo e lo metto nella zuppiera.
Ci aggiungo i piselli.
Mescolo.
Ci aggiungo il prosciutto.
Mescolo.
Ci aggiungo l’uovo.
Mescolo.
Aggiungo la soia e l’olio di sesamo.
Mescolo.
Assaggio, se manca di sale correggo o con altra salsa di soia o con una presa di sale fino.

Metti su il DVD di “Snake in the eagle shadow”:



E buon appetito!

giovedì, marzo 25, 2010

Avatar 2!




Non ringrazierò mai, mai, mai, mai, mai, mai abbastanza TITO per aver postato questo trailer per primo.
Metti che ti serve, il titolo completo è:
Avatar II
My big fat Pandora versus the deathly hallows striking back at Muriel's lethal weapon: reloaded.
E comunque, nessuno mette baby in un angolo.

mercoledì, marzo 24, 2010

Cina in cucina.



Vista la mia grande passione per i cibi asiatici, e considerando il fatto che stare dietro i fornelli mi piace un sacco, ho deciso di imparare a cucinare cinese.
Fede mi ha regalato una Wok, una mia amica mi ha regalato un libro di ricette, e ho iniziato.
(Parentesi. A casa Diegozilla si vive una realtà ribaltata. Io sono la moglie e lei è il marito. Sono io che le telefono in ufficio per sapere quando rientra a casa, e sono io che preparo la cena. E' lei che quando c'è la partita non vuole essere disturbata. E' lei che una volta ha detto: "questo coniglio non è come lo cucina mia madre". Sono una mogliettina di novanta kg che ti fa trovare la cena pronta, tesoro… Chiusa parentesi)
Ho imparato a cucinare il pollo Chow Mein, e di conseguenza una gran varietà di noodles, faccio un riso alla cantonese che è un capolavoro. Il segreto è nel lasciar raffreddare per bene l’uovo prima di aggiungerlo al resto degli ingredienti. Sto studiando i secondi e tra un po’ mi lancio negli involtini primavera.
I risultati, per ora, secondo la giuria, sono buoni.
Il vero problema era reperire le materie prime. Tipo l’olio di sesamo, una salsa di soia buona, la mitica polvere delle cinque spezie, eccetera.
Il reparto etnico nei normali supermercati è la cartina al tornasole della xenofobia che regna nel nostro paese.
Costa tutto carissimo, ci sono due cazzate e se c’è qualcosa, è un qualcosa di precotto, dal vago sapore di cartone.
L’altro giorno sono andato a trovare Ferrario al suo studio, e ne ho approfittato per fare la spesa in via Paolo Sarpi in uno dei cino-supermarket.
Ho scoperto un mondo.
A parte che una bottiglietta di olio di sesamo di fascia media, costa la metà dell’unica bottiglietta presente sugli scaffali dell’Esselunga, ho scoperto che esistono ottomila versioni di salsa di soia e centomila tipi di noodles.
Mentre mi aggiravo per i reparti, sono stato avvicinato da un affabile commesso che assomigliava all’amico gentile di Bruce Lee in: Dalla Cina con furore.
Mi ha chiesto se avevo bisogno di aiuto. Io gli ho risposto sì, e che stavo imparando a cucinare.
Il commesso, trattenendo a stento la sua gioia, ha cominciato a darmi consigli.
- Devi provare questo, questo e quest’altro… Spiegandomi come dovevo cucinarlo, che sapore aveva, e come si doveva usare.
Tipo: - I fogli di pasta di riso per gli involtini primavera, vanno bagnati con un pennello, un po’ di acqua alla volta. Poi controlli che si siano ammorbiditi, e procedi con il ripieno. Poi li friggi.
Mi ha riempito il carrello. Sono andato alla cassa e ho speso 14 euro.
Mi sono limitato a comprare cose per cucinare cinese, ma volendo, c’erano reparti dedicati a tutte le cucine del mondo.
Secondo me, se un cinese va in un minimarket a comprare due etti di mortadella, tre michette e una vaschetta di olive lo guardano male.
In più, se non sta attento, lo fottono pure con il resto.

Intervista nella stanza 237!



Jason Kruger ha intervistato il sottoscritto.
Si parla parecchio di Dampyr, di horror e di altre cosette...
Domanda e risposta preferita, sull'horror:

Sei un appassionato del genere?

Assolutamente. E’ tra i miei generi letterari preferiti. Ho una passione per l’horror cinematografico degli anni ’70, quello marcatamente psicologico, dove si vedeva poco, pochissimo, ma quel poco che si vedeva ti inchiodava alla poltrona.
Poi, dato che negli anni ’90 avevo l’età giusta, ho vissuto a pieno tutto il periodo splatter, splatterpunk, e la mai abbastanza celebrata corrente dell’horror estremo tedesco. Jorg Buttgereit e Andreas Shnaas sono stati i miei migliori “amici” di quando avevo vent’anni.

Per leggere il resto, ti tocca entrare nella Stanza 237.
(La foto che trovi di là è stata scattata da Sara al Generator di Londra)

CensorShip!

martedì, marzo 23, 2010

Dampyr 120 Recensioni!



Questa qui sopra è un'illustrazione fatta-apposta dal prode Marco Santucci.
E segnalo tre recensioni sull' Ombra del Drago!
Una sul Blog del Catafalco
l'altra nella Stanza 237
e un'altra ancora dagli Osservatori Esterni!

Ringrazio con un inchino.

Quei film anni settanta...



Con il protagonista principale senza nome, mai presentato, mai ripetutamente nominato, al massimo indicato con il soprannome: Doc, Anatra di Gomma, Il Pilota, Biondo, Il Poliziotto.
Protagonisti in silenzio. Una parola ogni venti minuti.
Ogni frase diventa una sentenza, secca, precisa.
La camminata di Eastwood, i denti di Charles Napier, le rughe di Chief Dan George, la faccia di Walter Matthau mentre infila la tuta grigia di Charlie Varrick.
Il finale che riempie di piombo il folletto scemo dell'happy ending. Raffica di M16 sul tailleur di Tyne Daly, canne mozze contro chopper e fumo sulla strada.
Schermo super panoramico, sgranato, versioni in vhs bestiali. Senza rispetto, da denuncia, immagine fissa sul radiatore e due nasi ai lati dello schermo. Borgnine ride in quella porzione di immagine che rimane nel limbo.
I capelli arruffati di Bruce Dern, l'improbabile karate di John Saxon e le bottiglie infilate sulle dita che tintinnano, incitando il gioco della guerra.
Quei film anni settanta.
E McQueen, zitto, mi guarda.


(è anche un po' un test... Se li becchi tutti, siamo più amici!)

lunedì, marzo 22, 2010

Mi sono De-Faccialibrato!



Va che mi sono tolto da Facebook.
Non riuscivo più a starci dietro, non aggiornavo mai, e ogni volta passavo un ora a dire di no ad applicazioni, gruppi e tricche tracche.
E poi, sinceramente, non sopportavo più Minchietto che mi chiedeva di diventare fan di Minchietto.
Aggiungici che, essendo controllato a vista, non potevo nemmeno fare lo stupidotto con le signorine.
Per cui, si leva almeno l'ottanta percento dell'utilità di Facebook.
Mannò. Valà. Scheeerzo!
Perchè hai in mano una motosega?
Stai lontana da meeeeeeeee!

Se mi cerchi, mi trovi qui.
La mail è sulla colonna di destra.

I ricchi poveracci della Costa Smeralda.



Non so se hai visto la puntata de: “Il Testimone” di Pif, dedicata alle vacanze in Costa Smeralda.
Si trova qualcosa sul tubo, clicca qui.
Pif mi è simpatico, scrive bene e ha un tipo di umorismo che mi piace moltissimo. Il suo è uno dei pochi programmi che seguo sulla tele “normale”.
Un paio di giorni fa è andato in onda con questa favolosa inchiesta sui costasmeraldati.
Ho deciso che se rinasco, voglio lavorare nel business del turismo in Costa Smeralda, e fottere più soldi che posso a questa masnada di poveretti con il portafoglio rigonfio.
Difendo il sacrosanto diritto di spendere i propri soldi come meglio si crede, e di conseguenza, difendo l’imperativo categorico che se sei un citrullo e hai un pacco di denari, io ho l’obbligo morale di prendertene più che posso.
Perché alla fine, la questione è tutta lì. Gente ricchissima, ma allo stesso tempo poverissima, che ha bisogno di magnum di champagne illuminate da un bengala, un tavolo per farsi vedere, e uno speaker dall’inglese improbabile che li convince del loro divertimento.
E’ una gara. E’ una competizione in favore dell’altro. Basata sul mostrare a tutti che si è ricchi, danarosi, circondati da gnocche a pagamento.
Dove? In un non-luogo. Una Milano Marittima, una enclave buzzurroeconomica che potrebbe essere in qualsiasi posto del mondo, da noi per puro caso è in Sardegna.
Mi ha divertito da matti questa ansia da conferma che circonda la vita dei costasmeraldati. Questa ricerca di approvazione, consenso, una rassicurazione psicologica che ottengono indossando un orologio, avendo un tavolo in un certo locale, spendendo di più del tavolo vicino, facendosi nominare dal deejay.
Deve essere bellissimo poter sconfiggere i propri demoni interiori con una bottiglia da duecento euri. Cazzo, in fondo, gli basta pochissimo.
Sei ricco perché in una settimana di vacanza dimostri di essere ricco, è un eccezionale complesso della personalità. Evidenzia come, puoi anche “guadagnare” un miliardo di euri all’anno, ma se sei un poveraccio dentro, lo rimani comunque. Hai soltanto un sacco di soldi da spendere.
Male.
Ma dico…
Sono un miliardario con la Porche, e passo venti minuti in un ingorgo per andare in discoteca?
Ma stiamo scherzando?
Sono un fantamilionario e devo sottostare agli stessi rituali di accettazione dell’asilo?
Ma io ti saluto.
Noleggio un’intera isola dei Caraibi per un mese e instauro un reame Diegozillico.
Faccio venire i Metallica suonare apposta per me.
Altro che deejay set.

domenica, marzo 21, 2010

La Settimana Batman - Domenica




Prossimamente: La Settimana Wonder Woman!

sabato, marzo 20, 2010

La Settimana Batman - Sabato

venerdì, marzo 19, 2010

Kitteh Kitteh!

Catzilla from tokyoplastic on Vimeo.



A parte che ci ucciderà tutti, non ho altro da aggiungere.
Clicca qui, che ci sono altre cose succose.

Ghost Lab!



C’è questo nuovo favolosissimo programma su Discovery Sci.
Due fratelli americani tabbozzi, con una squadra intera di collaboratori tamarri, che gironzolano per gli Stati Uniti a caccia di fantasmi.
Beccano una casa infestata, o presunta infestata, e ci si infilano dentro con tutto un armamentario elettronico, sostenuti dalla loro tabbozzitudine. Cercano tracce, registrano, usano apparecchiature “molto sofisticate” per loro definizione.
E’ un programma favoloso.
Perché è basato sul niente.
O meglio, è basato su:
- hai sentito?
- hey, aumenta la temperatura!
- Accidenti un picco elettromagnetico!

Livello di coinvolgimento da casa: meno sette.
E’ tutto giocato su innumerevoli “potrebbe”, su loro che girano in corridoi bui, primi piani, collaboratori con lui sotto il mento. In confronto The Blair Witch Project ha la struttura formale di un film di Spielberg.
Il momento topico di ogni episodio è l’ascolto di una registrazione ambientale, prova inconfutabile della presenza fantasmatica. Tipo che ci sono anche i sottotitoli, eh.
I fratelli tabbozzi hanno una grandissima fantasia. Superiore alla mia.
Tutte le volte, io non riesco mai a capire quello che dice il fantasma. Per me sono pernacchie elettroniche e fruscio di fondo amplificato, loro invece, sono frasi complesse di senso compiuto.
Poi fanno anche delle foto. Già. Sì.
Le immagini potrebbero rappresentare una qualunque cosa al mondo. Basta che sia focata o in ombra. Però, siccome te lo dicono loro e ti devi fidare, si tratta di una manifestazione spiritica.
La cosa più affascinante però, è il loro metodo.
I tamarri, per scatenare le presenze, provocano i fantasmi.
Tipo che entrano e cominciano a trattarli male. Ma proprio male, come dei bulli di strada.
- Fatti vedere, bastardo!
- Sei morto qui, eh?
- Avanti, non ho paura di te, mostrati!
Roba che se trovano una casa infestata sul serio, la seconda stagione di Ghost Lab potrebbe intitolarsi: Due fratelli tabbozzi al manicomio.
E un po’, sotto sotto, ci spero.

La Settimana Batman -Venerdì

giovedì, marzo 18, 2010

Riviste Femminili!



Mi servirebbe un corso, o un uòrchsciopp oppure un seminario.
Insomma, qualcuno in grado di spiegarmi come si leggono i periodici delle signorine.
Faccio sempre fatica a trovare il sommario.
Metti che lo trovo, poi non trovo la pagina con l'articolo che mi interessa, anche perchè i numeri delle pagine saltano, non ci sono, o hanno una numerazione sumera.
Non riesco neanche a sfogliare agilmente il malloppo. E' difficile. Si annega nella pubblicità. La pagina cartonata nocciolata cementoarmata che se la gratti senti il profumo mi impedisce lo sfogliamento rapido.
Sono veramente un casino da leggere, eppure sono estremamente affascinanti.
Il che, a questo punto, fa nascere in me similitudini spontanee tra le rivistefemminili e il target a cui si rivolgono.

La Settimana Batman -Giovedì

mercoledì, marzo 17, 2010

Tutto 'Zilla!




Cose lette, sentite, captate, afferrate , percepite di qua e di là, e prontamente archiviate.

Un bel giorno del dicembre 1977 Sandra Mondaini si è messa un paio di occhiali da sole, ma non penso sapesse che da quel giorno non se li sarebbe mai più tolti.
(Internazionale Blog)

L'albergo più conveniente a New York!
(Poi scopri che è proprio a due passi dalla periferia di Boston)

- Le mie amiche rastafari ci aspettano….
(Con forte accento lombardo, discorso captato passeggiando per strada a Milano. La voglia di chiedere se è difficile essere rastafariani in Brianza è stata dura da trattenere)

“A chi va di giocare a tennis?” sarebbe una buona battuta solo se chi la pronuncia entrasse in scena su una sedia a rotelle.
(Billy Wilder “Hollywood” Bompiani)

A Bruce Lee, parla come magni!
(Scritta su un muro, metrò Sant Ambrogio)

Quando incontro qualcuno che mi dice: "Ti adoro, ho visto Star Wars 486 volte", gli rispondo: Ehi, hai bisogno d’aiuto. Hai bisogno di medicine!
(Carrie Fisher, attrice)

- Io non le spendo 40 euro per quel giocattolo, se lo vuoi, vai a lavorare tu!
(Mamma a bambino di otto anni, al Toys r’ us)

Cercasi stagista non retribuito a tempo indeterminato.
(Un annuncio di cui mi hanno parlato, ma che non ho visto. Purtroppo)

Ma chi è che ti scrive i testi? Minzolini?
(Due che litigano sul forum del corrierone)

Sale qb, pepe a piacere, lasciare cuocere il tempo necessario.
(Precisa e accuratissima ricetta su un sito di cucina)

“Non lanciatevi in imprese grandiose, ne uscirete con le ossa rotte”
(Incoraggiante oroscopo di un bel po’ di tempo fa)





(Questo post è un po’ un Vpr e un po’ no.)

La Settimana Batman - Mercoledì

martedì, marzo 16, 2010

Domande che nascono spontanee



Ma Stewart Copeland...
Quanto si stava rompendo le palle in questo video?

Chicks & Guns!

Improvvisamente, mi accorgo di avere un casino di fotografie di signorine con delle armi in mano...
















AAA... Aforismi!




Mi sono detto:
Cacchio, c'è un sacco di gente che è diventata ricca e famosa scrivendo non più di tre righe.
E io chi sono?… L'ultimo dei pirla?

Fare un esempio, in alcuni contesti, equivale a essere presi per scemi.

Non accettare mai consigli sul tuo lavoro da uno che, a differenza tua, è assunto a tempo indeterminato.

Quando la pubblicità ti da del tu, te lo sta mettendo in quel posto.

Non puoi aspettare in eterno il cadavere del tuo nemico sulla riva del fiume, ma puoi accelerare i tempi con una calibro 9.

Se sei abbastanza ricco, le colpe di tuo padre ricadranno su di te, diventando pregi.

Il tempo passa, l'acqua scorre, il cuore dimentica e comunque puoi contare sempre sull'assenza di memoria storica.





(Trattasi di VpR: Vecchi Post Remastered, con pubblicazione robotica programmata)

La Settimana Batman - Martedì

lunedì, marzo 15, 2010

Ma vai a lavoraaare!



Tutti i mestieri che ho fatto per sbarcare il lunario, prima di riuscire a campare scrivendo.

Euroclub.
Vendere libri porta a porta non era il mio massimo. Mi sentivo in colpa.
L’Euroclubbe era ed è un grosso pacco, e io non sono mai stato capace di tirare pacchi alla gente.
Il primo giorno l’ho passato in affiancamento al boss della zona. Un tipo che sembrava la caricatura del venditore uscita dai Simpson. Lo stereotipo del clichè.
Aveva anche un cognome famoso, un nome-omen, tipo: Brigante, o Musolino, o Girolimoni, ora non mi ricordo.
Fatto sta che, pronti via, iniziamo a lavorare alle 9 e lui alle 9.07 aveva già tesserato/abbonato una signora ottantenne dicendole che la tessera serviva anche come sconto per il pane.
Avevo 18 anni e rimasi in silenzio.
Comunque sia, senza truffare vecchiette, ho fatto quel lavoro per due settimane e ho guadagnato undicimilalire.
Però ho conosciuto un sacco di gente simpatica, tra cui il batterista dei Dik Dik, con cui ho chiacchierato per un pomeriggio intero.
Indossavo giacca e cravatta, e più o meno era il completo della comunione.
Un ottico in via Lorenteggio, mi spiegò l’origine tribale della cravatta come ornamento.

Garzone dall’Elettrauto.
Ho combinato un sacco di danni, tipo montare i tergicristalli al contrario.
Però riuscivo a portare sulla spalla le batterie dei camion.

Pony Express.
Il miglior lavoro del mondo, l’ho fatto in estate e in inverno.
In estate torni a casa tutto abbronzato, d’inverno no, ma andava bene lo stesso.
Mi piaceva molto schizzare nel traffico cantando a squarciagola.
E’ molto divertente quando entri in un ufficio e il coordinatore dalla base, bestemmia come un pazzo dalla radio e lo sentono tutti.
L’ho fatto con un CIAO bianco e con una Vespa verde acqua.
Dopo un po’, impari a conoscere il traffico, prevedendo collisioni e incidenti. Si arriva a un punto tale di maestria che ci si lancia giù dal motorino, lasciando il mezzo al suo destino, preservando il proprio corpo da danni peggiori.

Traslochi.
Ogni tanto il motorino si rompeva. La “multinazionale” per cui lavoravo si occupava anche di trasporti e di facchinaggio.
Così, mentre la Vespa era dal meccanico, avevo modo di tirare su qualche spicciolo.
Mi colpì la grande quantità di coperte verde militare in dotazione sui camion dei facchini.

Sguattero.
In una gelateria. Stavo nelle cantine, assieme ad un settantenne. Il signor Carmelo.
Di lui, ho parlato abbondantemente qui.
Il nostro lavoro consisteva nel mettere in una lavastoviglie industriale tutti le coppe e i bicchieri sporchi che ci mandavano giù con un’ascensorino.
Entravo nel sottosuolo alle sei di sera ed emergevo alle tre del mattino con le dita tutte cotte.
I dialoghi con Carmelo vertevano sui massimi sistemi: mi aveva appena mollato la mia prima ragazza e trovavo piacevole confidarmi con quell’uomo.
- Telle tonne nocci poi fà affidamento.
Mi diceva Carmelo, stringendo tra le labbra una nazionale.
Mi sentivo tantissimo in un racconto di John Fante.

Aiutante Gelataio.
Nella stessa gelateria, dopo un mese in cantina, mi hanno promosso. Il mio posto lo prese un ragazzo cecoslovacco di nome Jan.
Io finii in “cucina”
Mi ricordo di aver pelato un quintale di melone per fare il gelato. Quaranta cassette.
Per accelerare un po’ il lavoro ne avrò mangiato più o meno un Kg.

Cameriere.
Sempre nella stessa gelateria, sono stato promosso a cameriere.
E’ più dura fare il cameriere che lavare i piatti, ma le mance erano buone.

Capo Sala.
Dopo tre mesi ero al vertice della classifica, avevo una sala tutta mia, con due o tre camerieri che facevano capo a me.
Mi ricordo di averla aperta apposta per un amico che veniva a mangiare il gelato con la sua ragazza, mi andava di fargli fare una bella figura.
Poi venne a mangiare un tipo che a prima vista non avevo mica riconosciuto.
Poi ci penso ci penso ci penso e ci ripenso. Il neurone si sveglia, e lo riconosco.
Era un amico della mia ex. Lui l’avevo visto una volta sola.
Andai da lui commettendo l’errore più grande del mondo.
Chiesi notizie della mia ex.
Mi disse che si era messa con un altro.
Io mi licenziai la sera stessa.

Elettricista.
In teoria, doveva essere il mio lavoro. Mio padre aveva una piccola impresa e io dovevo prendere in mano le redini dell’impero elettrico paterno.
Purtroppo, come dice lui: sono nato con due mani sinistre.
Significa che se mi dai un cacciavite e un paio di forbici, posso causare più danni di Godzilla che balla in una cristalleria.
Ho una top five dei danni, al primo posto:
Fissare due metri di canalina a muro usando un trapano con una punta da quaranta centimetri.
Mi piaceva il trapano con la superpunta perché mi ricordava un mitragliatore Steyr AUG.
Passai il muro da parte a parte, infilando i tasselli nel divano dei vicini.
Per fortuna non c’era seduto nessuno.

Demolitore.
Per demeriti conquistati sul campo, mio padre mi tolse i galloni di elettricista e mi assegnò un lavoro molto più adatto al mio stile.
Un intero piano di uffici con pareti in cartongesso da demolire, cavi da tirare fuori e materiali vari da sgombrare per liberare l’intero piano prima della ristrutturazione.
Stereo con i Metallica a manetta, e due settimane di divertimento assoluto.

Tombola di Oggi.
A cottimo, si trattava di comporre le tombole in regalo con Oggi.
Dentro la custodia di una videocassetta dovevano starci: la tabella, i numeri e i fagioli messicani per segnare i punti.
Non mi ricordo quanto mi davano per ogni tombola finita, ma mi ricordo che il lavoro mi era stato subappaltato da un mio amico di allora.
Si lavorava in un capannone freddissimo, su dei tavoloni giganti.
Eravamo in parecchi. Ogni squadra aveva il suo banco di lavoro e ogni squadra era in competizione con le altre.
Tipo che qualcuno litigava per i fagioli, o metteva i bastoni tra le ruote a quelli del tavolo vicino.


Poi, vennero il poker, il crimine organizzato, e i fumetti…

(VpR con pubblicazione automatico-robotica)

Aggiornamenti quantici!



Questa settimana, molti post compariranno grazie al sistema di aggiornamenti programmati di Blogger.
In verità, li sto scrivendo e preparando tutti oggi.
L’oggi da cui ti scrivo è sabato mattina. Che ho un po’ tempo.
In sostanza scrivo dal passato, è la tentazione di scrivere: 4 8 15 16 23 42 è grande.
(Infatti non ho resistito e l’ho scritto.)
Poi, c’è tutta una questione narrativa su cui rifletterò almeno fino a lunedì. Ovvero, quando comparirà questo messaggio qui.
Dato che scrivo prima e aggiorno dopo, secondo me si crea per forze di cose una dimensione temporale e una realtà parallela.
Io scrivo. Magari domenica sera vengo rapito dai Grigi di Zeta Reticuli e sparisco. Il messaggio però verrà pubblicato lo stesso, e di conseguenza tutti gli altri che sono stati programmati.
Ma io sono su Zeta Reticuli. Per cui, ci saranno due Dieghi.
Uno che arriva dal passato e scrive sul presente senza esserci, e uno che vive in un presente diverso.
Magari lasci anche un messaggio, ma lo lasci al Diego di sabato, non a quello di oggi.
Oggi che per te è lunedì ma per me è sabato.
Secondo me, se c’è qualche fisico quantistico in ascolto, può spiegarmi meglio questa sensazione.
Tutto sta nel capire a quale Diego la spiegherà.

La Settimana Batman - Lunedì

sabato, marzo 13, 2010

Dexter, quarta stagione.



Ieri notte ho finito di guardarmi la quarta stagione di Dexter, il serial killer tanto buonino.
Diciamo che:
Dopo la terza stagione, contraddistinta dal tuonare costante della sirena dell’allarme segnala-minchiata, le mie aspettative erano piuttosto basse.
E invece…
La quarta è davvero una piccola chicca. Dexter viene usato come metafora, e se hai una certa età, se sei un maschietto, e se hai deciso di abbandonare la vita allo stato brado per civilizzarti e accasarti con una donzella, per forza di cose in alcuni momenti ti ci ritrovi tantissimo.
Tre stagioni alle spalle, consentono di giocare con i personaggi, andando a sfiorare i toni della commedia. Commedia sì, ma con i serial killer.
Ed è veramente “strano”, leggere in una produzione televisiva, una caratterizzazione serialkilleresca così obliqua e disturbante. In un certo senso, mi è parsa una versione unplugged del lavoro fatto da John McNaughton su Michael Rooker in Henry pioggia di sangue.
Non c’è quel livello di distorsione, rogna, molestia e fastidio, però…
Porca troia, John Lithgow è davvero bravissimo.
E’ tornato a casa con un mano un Golden Globe, e se lo è meritato tutto.
John Lithgow e Michael C. Hall vanno di staffetta, rimbalzandosi a vicenda l’attenzione narrativa, dando vita a una “strana coppia” in chiave maligna, dei novelli Jack Lemmon e Walter Matthau venuti dall’inferno.
Sottotrame, deviazioni, tette e casini collaterali alimentano dodici episodi, con almeno un paio di colpi di scena che mi hanno bastonato senza preavviso.
Poi c’è il finale.
L’ho vissuto come un promemoria, gli autori di Dexter che ti dicono:
Possiamo giocare, ma comunque stiamo parlando di serial killer.
Dopo la prima, è secondo me la stagione migliore.
Al punto che vorrei vedere la quinta domani.

venerdì, marzo 12, 2010

Diegozilla sul treno.



(Sempre VpR: Vecchi Post Remastered, con pubblicazione programmata)

Quando mi capita di prendere un treno, prendo sempre anche parecchi appunti.
Capto i discorsi di quelli attorno a me…

- E poi devi prendere il rabbocco dell’autostrada.

- Bologna, si Bologna, perché è più a misura d’uomo.

- Buongiorno, se vi va vorrei vedere i vostri biglietti…
(controllore simpatico)

- Attento a quel cazzo di trolley
(un tipo, rivolto ad un tizio scordatosi di avere un’appendice a rimorchio)

- La parola Divano è bandita, è una parola NO, usa sofà…
(un copy, al telefono)

- Guardi che le suona il cellulare, vibra tutta la panchina!
(in stazione)

- Questo va ad Arezzo?
- Si, ma è un locale… Te le farai tutte.
(in un primo momento, credevo si riferisse alle studentesse del liceo al rientro da scuola, che popolavano il vagone.)

- Dove sei?
- Non sono sicuro, ma credo di essere passato da un paese che si chiamava Indicatore.
- Ah, bè, sei quasi arrivato.
(Allora indicava qualcosa sul serio)

E poi, annoto osservazioni e domande, nate spontaneamente osservando l’umanità e il paesaggio:

Ma perché i contadini sono sempre anziani?

Stazione di Laterina. Coperta di Tag.
Certo che la scena hip hop writer di Laterina non deve essere molto cool.

A cosa è inversamente proporzionale la grandezza degli occhiali da sole?

Uno si compra una bella villa sui colli toscani, e poi?…

Le Strade Bianche di campagna sono come le Strade Blu americane, solo che non passando per Chattanooga fanno molto meno effetto.

Ma quelli che hanno la casa con il retro che da sulla ferrovia, si rendono conto che tutti vedono il ciarpame che accumulano in cortile?

E poi, improvvisamente, un cavallo per i fatti suoi.

E comunque, tutte le cazzo di volte che prendo un treno, mi capita sempre la stessa cosa.
Quando passa in mezzo alla campagna, con la nebbiolina ad altezza ginocchio, con gli alberi neri e secchi, le cascine più o meno abbandonate…
Io immagino gli Zombi che escono a guardare il treno che passa.
Gruppetti di morti viventi, che camminano lenti nella campagna al mattino presto.

Leggersi e rileggersi.



Ho letto, letto e riletto il mio post sul mandare in vacca il blog.
Non ho mica capito dove ho scritto che chiudevo Diegozilla.
Lo so che scrivo male, però davvero, quel passaggio non l'ho mica trovato.
Però, visto che tutti lo hanno capito così, deve esserci da qualche parte.
Fatto sta che NON CHIUDO IL BLOG.
Ecco.
L'ho scritto grosso. Spero si capisca.

Invece, il post qui sotto è frutto degli aggiornamenti automatici robotici.
E lo sarà anche il post che comparirà qui sopra.

Tre Sogni.




(Questo è un VpR, che sta per: Vecchi Post Remastered.)

Ho sognato Lindsey Dawn McKenzie che firmava autografi su un numero della rivista Juggs dedicata a lei.
Lo faceva al bancone della carne dell'Esselunga di via Lorenteggio, ed era triste perchè nessuno la riconosceva, nessuno tranne me.
Ho sognato di essere in tram con Robbie Williams.
Giocavamo a far finta di essere in un acquario e guardavamo la città fuori dai finestrini, dando ai passanti i nomi dei pesci in base alle somiglianze.
Anni fa, ho sognato Sting che mi regalava una felpa con il cappuccio, me la regalava perchè gli andava grande e non si addiceva al suo look.
Era troppo da rapper, secondo lui.

giovedì, marzo 11, 2010

Come mandare in vacca il proprio blog e vivere felici.



Semplice, non si può.
La situazione, da un punto di vista emotivo, è identica alla fine del rapporto con la fidanzatina del liceo.
- Ho bisogno di un momento di riflessione, poi ti chiamo io, eh…
Passano vent’anni e quel telefono deve ancora suonare.
L’unica differenza è che adesso, quello che deve telefonare sono io. E ho scoperto che dall'altra parte della barricata telefonica, non si è affatto sereni.
Lo so che devo telefonare-aggiornare, raccontare cose, recuperare la diaspora di contatti, intrattenere gli amichetti, ma non ho tempo.
Ciò i miei problemi, va bbene?!
Non riesco più a scrivere la sera. Le luci artificiali più la luce dello schermo mi appallano gli occhi. Ho provato a mettere una gelatina gialla sullo schermo, un po’ funziona, ma poco.
La sera scrivevo di brutto. Non solo il blog, ma anche “tutto il resto”.
“Tutto il resto” aumenta, e le ore in cui riesco a lavorare diminuiscono.
Va da se che qualcuno deve farne le spese.
Forse la soluzione può venire ancora dall’esperienza emotiva con la fidanzatina del liceo.
Riscaldiamo la minestra. Rimettiamoci assieme e ripetiamo gli stessi errori di prima.
Tradotto, vuol dire: Organizzo degli aggiornamenti automatici, con la riscrittura di alcuni post pubblicati qui tanto tempo fa. Che secondo me non li hai mica letti.
Poi ti chiamo io, eh…
Domani…
O dopo…

venerdì, marzo 05, 2010

Verità che vengono a galla!



Ecco, l'importante è che si sappia.

giovedì, marzo 04, 2010

Come non perdersi sull'isola di Lost.

Nel frattempo, a fumettolandia...



E’ uscito il numero 120 di Dampyr: “L’ombra del drago”. Scritto dal tuo Diegozilla di quartiere e disegnato mirabilmente da Marco Santucci.
Clicca qui che c’è la sua pagina.
Leggendo i primi commenti in rete, ho deciso che ha ragione Cameron.
Ma di brutto, anche.
No. Non è lo stizza-post dell’autore che si lamenta dei commenti, è più che altro una presa di coscienza.
Tipo che studiarsi sei location realistiche, recuperare un giga di documentazione, andare a spulciare la demonologia medioevale, caratterizzare tutti quei personaggi e tricche tracche, forse non è necessario.
Fanniente che se vai nei posti citati nel fumetto scopri che sono esattamente come sono stati rappresentati, o che se cerchi informazioni su una qualsiasi porzione del plot scopri che è tutto coerente, nelle componenti storiche e in quelle legate all’occultismo.
Fanniente, non è più necessario.
Come non è necessario piacere a tutti per forza.
Non sono mica una pizza o i Bee Gees.

Evviva i mezzi pubblici.



Ragazza. Bionda. Sui 17/18.
Naso rifatto.
Sommando il costo del suo abbigliamento si ottiene più o meno (molto più che meno) la cifra che riesco a mettere insieme ogni mese.
Una Nikon D200 in una mano, tenuta per la tracolla, come se fosse un calzino sporco.
Cellulare nell’altra mano.
Sta sbraitando con la mamma. Voce altissima.
- Mamma cazzo! Perché non mi hai svegliato?! Ma vaffanculo mamma! Dovevo vedermi con la Ketty alle nove eppoi cciò il corsodifotograffia! Ma sei scema! Perché mi hai lasciato dormire?!
E’ lì. A trenta centimetri da me. Sto per scendere.
Non ce la faccio.
- Ma comprarti una sveglia, no?
Mi guarda come se avessi estratto il dindolo, attentando all’intima virtù inviolabile del suo criceto.
Il suo volto diventa quello dell’urlo di Munch. Però della Milano Bene.
Scendo, prima che finisca il suo scanning mentale e trovi le parole che le servono per rispondermi.

Ultra in onda!



Ieri hanno trasmesso le prime due puntate di Ultra.
Una dedicata a V e quell’altra a The Forgotten.
Su V, l’argomentissimo era il primo contatto e una intro generica sull’arrivo degli alieni. Le successive puntate saranno più specifiche. Rettiliani e Majestic 12 arrivano nella terza e nella quarta.
Per The Forgotten, visto il tema della serie, ho fatto un doppio salto mortale carpiato passando da I Sepolcri di Foscolo a The O.C. con tanto di Imogen Heap in sottofondo. Senza dimenticare, chiaramente, la corrispondenza di amorosi sensi de Il Corvo.
Non posso citare I Sepolcri senza poi metterci The O.C. Perché sono un tamarro, mica un intellettuale.
Per ora, l’unico feedback è stato l’SMS di mio cugino acquisito che ne parlava bene.
La visione privata per uno sceltissimo gruppo di spettatori: i miei pupilli di scuola, ha ottenuto riscontri positivi.
Ora mi informo. Se ce la faccio, forse, qualcosa on line si può mettere…

martedì, marzo 02, 2010

Criminali a Milano!



Su Bizzarro Cinema, c'è una tripla intervista al sottoscritto, a Giuseppe Ferrario e a Maurizio Rosenzweig a proposito di Milano Criminale.
La puoi leggere cliccando qui.
Ora però, non è che devi per forza chiedermi quando esce il terzo volume, eh...
Che non posso darti una data precisa.
Che quando si è in ritardo lo si è senza mezze misure.

James Cameron, Avatar e la maestra di sostegno.



Ho inforcato gli occhialetti e ho visto Avatar 3D.
Mi sono dipinto le gonadi di blu e me le sono martellate per tre ore, fino alla fine, perché sono un masochista.
In molti, hanno paragonato la storia a quella di Pocahontas. Non è mica vero. Avatar è Balla Coi Lupi.
Anzi, sono sicuro che se guardiamo i due film contemporaneamente, scopriremo che i cambi di plot, gli ingressi e le uscite delle varie componenti narrative, praticamente coincidono.
Mi dicono: Ma uno va a vedere Avatar 3D per questioni visive ed estetiche, mica per l’intreccio della trama.
Occhei.
Allora diciamo che se voglio saziare il mio desiderio di estetica e di godimento visivo vado alla Pinacoteca di Brera o alla Tate Modern.
Di rivoluzionario dal punto di vista visivo, in Avatar non ho visto chissà cosa. Anzi, l'effetto deja-vu mi ha pizzicato diverse volte.
Intendiamoci, sono contento che con il 3D posso godere di una maggiore profondità di campo, mi piace come zio James ha gestito l’uso delle quinte, o i movimenti ai lati delle inquadrature.
Mi sollazzano tutte quelle belle cosine che escono, svolazzano e sbrilluccichinano nell’ oltre-schermo. Però, se non sono sostenute da una storia raccontata come si deve, annego in un infinito mare di tedio color blu.
No, aspetta, non è esatto. Non è che la storia sia raccontata male, intendiamoci. E’ stata raccontata venendo incontro alle esigenze del mio amico Stefano Lomazzo.
Io e Stefano eravamo assieme alle medie. Guardare Avatar me lo ha fatto tornare in mente. Ripenso a lui con affetto.
Stefano Lomazzo, non ho mai capito il perché, visto che era un ragazzo come tutti gli altri, aveva a sua disposizione una Maestra di Sostegno. Nel mio ricordo da ragazzino delle medie, questa Maestra di Sostegno assomigliava ad Annamaria Rizzoli. Probabilmente si tratta di un falso ricordo generato da una tempesta ormonale, ma il punto comunque non è questo…
La tizia aiutava di brutto Lomazzo, semplificando le cose per lui complicate, produceva degli schemini riassuntivi. Tipo:
Promessi sposi
Cattivi: Griso, Nibbio, Grignapoco.
Molto Cattivo: Don Rodrigo. (Non è un prete anche se c’è Don)
Cattivissimo: L’Innominato. (nessuno sa il suo nome)
Buoni: Renzo, Lucia.
Amico: Don Abbondio. (Questo invece è un prete)
Elemento mistico: La provvidenza. (Mistico vuol dire tipo magico)
Ecco. Avatar è raccontato così.
Cattivi: Militari.
Molto Cattivo: Giovanni Ribisi.
Cattivissimo: Il colonnello.
Buoni: I Na’vi e Jake.
Amico: Gli scienziati buoni.
Elementi mistico: Eywa.
I personaggi sono monomolecolari. Non c’è evoluzione, dramma, introspezione.
Definirli figurine è riduttivo. Le figurine almeno, da un lato hanno la colla e dall'altro no.
Alle cose viene data dall'alto un definizione in base alla loro funzione e tali rimangono. Si viaggia narrativamente su delle certezze dogmatiche, degli assunti granitici inviolabili.
In più, tutti i passaggi di trama sono annunciati prima, spiegati durante, e riassunti dopo.
Ne consegue che, l’unico modo per creare un minimo di pathos è quello di ammazzare tutti con una strage finale. E infatti…
E’ tutto così facile, elementare, adatto a Stefano Lomazzo, al punto che anche i bambini seduti al mio fianco, dopo un po’ davano segni di nervosismo.
E ci credo. Loro sono venuti su a forza di film della Pixar e sono abituati a un ben diverso livello di impegno.
In un certo senso, ripensando alla filmografia di Cameron, la semplicità narrativa è un elemento ricorrente. Titanic, Terminator o Abyss filano via su una rotaia drittissima fino alla fine. Forse, l’unico film di Cameron in cui ci sono un paio di nodi in più è True Lies. La componente da commedia fa saltellare un pochetto la narrazione, e forse è per questo motivo che è il mio suo film preferito.
Ora, non dico che in Avatar, sul personaggio del Colonnello bisognava scavarci una caratterizzazione alla “Cuore di tenebra” di Joseph Conrad, trasformandolo in un Colonnello Kurtz spaziale, ma così come viene raccontato è un insulto all’intelligenza.
Ci sono i militari, ci sono i civili. Il tutto viene pagato dalla multinazionale cattiva.
Vuoi sterminare gli indigeni e i civili ti rompono i coglioni?
Semplice. La multinazionale cattiva sospende il finanziamento. I civili vanno via. I militari gli fanno ciao ciao. Otto secondi dopo la foresta diventa un bel parcheggio asfaltato.
Esattamente come succede in Amazzonia tutti i cazzo di giorni.
Poi i civili tornano. Vedono la foresta rasa al suolo, e tu gi dici: Ah, non so mica che cosa è successo… Forse un meteorite.
Però tutto questo Stefano Lomazzo forse non l’avrebbe capito. E' troppo "vero" e troppo adulto.
Invece, si capisce benissimo che i Na’vi hanno una mentalità apertissima. Non danno i numeri sapendo che sul loro pianeta si aggirano delle creature simili ma non uguali a loro, che ogni tanto crollano a terra, e che fanno da tramite con degli extraterrestri.
Nessun turbamento. Forti i Na’vi.
Ma del resto sono per definizione dogmatica così diversi da noi e molto più bbbuoni. Se nel nostro mondo si aggirassero degli esseri nati dall’ibridazione del nostro DNA con quello dei Grigi di Zeta Reticuli, probabilmente gli spareremmo a vista, oltre a ingrassare il conto degli psicologi.
In conclusione, sto ancora aspettando un 3D pensato in funzione della narrazione. Che non sia legato ad aspetti tecnici della composizione dell'inquadratura, o agli effetti sganassoni verso la sala.
Aspetterò.
Nel frattempo, un porno in 3D dove lo posso vedere?
Qualcuno lo sa?
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