mercoledì, dicembre 22, 2010

Fumetti al telefono 5


[The names were changed to protect the innocent]

- Ciao Diè, come va?
- Abbastanza bene, tu tutto a posto?
- Sìssì… Seenti volevo chiederti una cosa…
- Dimmi!
- Un consiglio.
- Ma volentieri!
- Vorrei proporre un volume alla Edizioni Cotica, ho già il disegnatore e tutto quanto, ma ho un problema…
- Se vuoi posso dare un’occhiata alla tua sceneggiatura.
- No, no, sono ancora fermo al soggetto… E’ che non so bene che cosa fare.
- In che senso?
- Mi serve una storia…
- Beh, quelli di Edizioni Cotica lo sai che cosa fanno… Cronache, biografie, cose così…
- E’ quello lì il problema. Non trovo una bella tragedia da raccontare. Le hanno già fatte tutte.
- Eh?
- Non è che conosci qualche bella tragedia da suggerirmi?
- Mi dispiace, ma di belle tragedie non ne conosco nessuna.
- Possibile?
- Senti, se proprio devo dirtela tutta, è l’aggettivo bello messo di fianco a tragedia che mi da piuttosto fastidio.
- Ma no, ma si fa per dire! E’ chiaro che nessuno specula sui morti, non siamo mica in televisione!
- E dunque?
- Non volevo irritarti, scusami…
- Occhei.
- Ti viene in mente qualcosa?
- I minatori cileni?
- Opzionato da Brugas e Lomazzo.
- Frank Sinatra e la mafia.
- Sprazzi e Anderson.
- Il tipo tedesco che ha segregato la figlia in cantina.
- E’ il prossimo volume di Zuzzi.
- Ambrosoli?
- No, Zuzzi.
- Intendevo: Giorgio Ambrosoli, potresti raccontare la sua storia.
- E chi cazzo è?! Ma è una storia che spacca? Trovo qualcosa su Wiki?
Click.

15 commenti:

Anonimo ha detto...

Spero sia un tuo conoscente e non un amico...

Futaba

CREPASCOLO ha detto...

Amleto è una bella tragedia. Non apprezzo molto il fatto che il principe picchiatello infilzi, per errore, Polonio, il papi della sta bella, perchè il vecchio cortigiano è un fratello astrale e quanto di più crepascolare si possa osare, ma pazienza.
Comunque le storie migliori sono le prime ad andare via, come il filetto più saporito il dì prima della festa, quando sei di prescia ed il macellaio sembra un cyborg Girmi in una storia di Tamburini & Liberatore.

Le cose sono andate così: Giamcana investì il cachet di The Voice per Da qui all'Eternità in miniere cilene. Praticamente il Cile è Sinatralandia. Non un buon affare. Ecco perchè Frank si è lanciato in team up con Bono Vox, Povia ed Orietta Berti. Uno dei goodfellas ha avuto però una idea per rilanciare il bisnis: catacombare dei minatori e renderlo un evento mediatico. L'Asso della Manica all'ennesima potenza. Non è vero che i picciotti studiano solo Scorsese & Coppola.
Uno dei bosses stava per dare il suo placet, ma ha proposto di provare in piccolo la faccenda della prigione privata.
Si è optato per una succursale crucca e si è constatato che il Barnum planetario apprezza questi extreme reality shows.
Confesso che anch'io, qualche tempo fa, avevo inviato alla Rostro Verde un graphic novel che rielaborasse questi fatti, ma mi è stato risposto che le loro migliori energie erano impiegate nel progetto di un reportage a fumetti che tracci un collegamento tra il delitto Ambrosoli, il ''suicidio '' di Calvi ed il voto che, dal 1982, hanno fatto i frati neri di non mangiare mai più caramelle al miele.
So goes life.

Mauro ha detto...

Toglimi una curiosità Diego, il dietro alle quinte è molto piu interessante dell'opera in se, vero? ;-)
Anni fa, parlando con un tuo collega, invischiato nel solito pasticcio editoriale, gli dissi: "potresti scrivere un fumetto sul mondo del fumetto, magari satirico" (in fondo c'è teatro che parla di teatro, cinema di cinema, tv di tv).
Mi rispose che gia si immaginava lui e il disegnatore che commentavano la pubblicazione del fumetto da una sperduta località dell'Alaska. :-)

Joel ha detto...

Diego leggere questo post mi ha fatto pensare a due cose:

NNon è detto che questo sia un tuo allievo e questa che sto scrivendoti non è un'accusa ma una riflessione.
Non è possibile che questo esempio e lo scrittore con tutto il suo atteggiamento siano una delle controindicazioni dell'approcciarsi in maniera fredda e "professionale" allo scrivere? Tu hai sempre detto che la documentazione è la base per scrivere tutto, ma in questo caso mi pare che sia il sentimento a mancare, capisci cosa intendo? si dovrebbe scrivere di più di ciò che si sente e meno di ciò che "tira" siiamo che è stata la sua un'idea paracula, per riuscire a lavorare sapendo che è un genere di fumetto che non vende paurosamente ma che è sempre presente e richiesto in fumetteria, inoltre ci fai pure la figura dell'intellettuale.

Seconda cosa, se avessi avuto la possibilità di filtrare scrittori e fumettisti già da qualche anno magari ci saremmo risparmiati un po' di vaccate, questo per dire che forse non si tratta di un modo di pensare così fuori dall'industria come sembrerebbe, che dici?

Giorgio Salati ha detto...

Si è capito chi sono le Edizioni Cotica.

Quanto alla vicenda Ambrosoli-Sindona-Calvi-Marcinkus-Vaticano-P2 è veramente intricata... secondo me solo Lucarelli potrebbe scriverne!

Ma con tutte le tragedie nostrane da Tobagi ad Aldo Moro a Cucchi alla vicenda Pinelli-Calabresi di materiale tragico ce n'è a bizzeffe...

Anonimo ha detto...

e pensare che a me 'ste Edizioni Cotica segnalatissime dalla stampa generalista al loro apparire sembravano una genialata e ora (anches se qui non c'entrano direttamente) cominciano a stare simpaticamente sulle balle, vista anche la gaffe clamorosa in conferenza stampa del disegnatore non pagato dopo 3 edizioni del suo fumetto...

Carlo Del Grande ha detto...

@Diego: agghiacciante...
@Anonimo: spiega meglio questa cosa della conferenza stampa, please.

Anonimo ha detto...

qua a Milano c'è un teatro che non paga MAI i dipendenti, poi se ne viene a chiedere "soldi per la cultura" quando i pompieri lo chiudono... la cotica è ovunque!

BUON NATALE A TUTTI!

Futaba

Diego Cajelli ha detto...

@joel
Poni una questione molto interessante!
La faccenda è che a mio parere, la fiction si può gestire emotivamente in un modo, ma non si può gestire allo stesso modo la "realtà" la cronaca o storie che dalla cronaca e dalla realtà prendono ispirazione.
Ho risposto alla domanda?
^___^

@Futaba
Ne amico, ne ex allievo.
Semplicemente, ci sono persone che siccome hanno il mio numero di cellulare sono convintissime di essere dei miei intimi amiconi.

CREPASCOLO ha detto...

E' il caso, però, che il medium rifletta sulla risposta non solo emotiva dei media alla cosiddetta realtà.
Io sono abbastanza vecchio da ricordare i venditori ambulanti di panini intorno al pozzo dove era precipitato Alfredino Rampi
( 1981 ). Personalmente non ho mai trovato particolarmente seducente la conditio '' Tratto da una storia vera '' , ma mi piacerebbe leggere qualcosa sullo show che accompagna sempre le nostre piccole e grandi apocalissi ( nel senso di rivelazioni ) quotidiane.
A nessuno interessa un teatro che chiude perchè dichiarato inagibile, ma se una delle comparse, vestita come un alabardiere minaccia di saltare dal tetto recitando il monologo della prima scena dell'atto terzo dell'Amleto, il prime time è garantito.
Rostro Verde è già storia. Attendiamo un editore coraggioso che porti sulla pagina fumettata lo avant pop di Palanhiuk e Caparezza. Sperem.

Anna ha detto...

Ma che bello.
Non si specula sulla morte, no no.
Non si fanno fiction televisive, puntate di talk show, film, interviste, libri, fumetti, opere prime per il teatrino delle ombre cinesi su omicidi irrisolti o misteri della politica italiana/mondiale. No no.

Il rischio poi è che una persona con serie intenzioni e davvero preparata faccia la figura di uno dei tanti furboni, in questo circo di Freaks (senza offesa per Johnny di Dylan Dog e tutto il cimitero).

Mi si dirà: la gente capirà la differenza!
Seh vabbeh.
Se aspettiamo "la ggggente" stiamo freschi.

In questi tempi sono combattuta tra l'impegno sociale e politico ed il detto del caro vecchio Epicuro: "Làthe biòsas", vivi nascostamente.
Sembra di essere ai suoi tempi.
I corsi ed i ricorsi della storia non esisteranno davvero, però cavolo, a volte par proprio di sì...

Joel ha detto...

Diè, scusa per la parziale comprensibilità del mio commento precedente, devo imparare a rileggerli.
In parte mi hai risposto anche se quello che hai scritto è una cosa della quale sono parecchio consapevole, ancor di più mi viene da dire che proprio quando si trattano certi argomenti bisognerebbe sentirseli dato che appunto non si tratta di fiction.

La tua risposta mi ha fatto pensare ad una situazione che tempo fa mi aveva fatto arrabbiare un sacco; per non dilungarmi la riassumo velocemente:
Un settimanale ticinese aveva preso il vizio di rappresentare fumettati alcuni delitti efferati, l'idea era di colmare il vuoto lasciato dall'impossibilità di essere presenti durante il delitto e poter così vederne ogni più macabro dettaglio. Per mesi(anni forse) ogni settimana si trovavano le vignette di questo o quel crimine. La cosa ha indignato alcuni e lasciato indifferenti altri, fino a quando non si è andati a parlare di un delitto con testa mozzata svoltosi nel soleggiato cantone svizzero.
Ci fù un casino, i lettori accusarono il settimanale parlando di spettacolarizzazione della tragedia e altre amenità, il giornale in questione si difese a tutta pagina con diversi articoli a favore del "graphic journalism" tirando in ballo anche Maus ed altri esempi eccellenti. Ma dopo qualche settimana tutto come prima e nessuno aveva minimamente considerato lo stile con cui il tutto veniva presentato.
Ora a parte il fatto che l'idea di base era infelice, ma da insider, a mio parere, la controindicazione più grande stava proprio nello stile con cui queste vignette venivano realizzate, ovvero lo stile classico bonelli, capisci il contrasto? Assassini reali presentati come il cattivo di tex che ammazza qualche indiano.
Per me in quell'occasione si è dimostrata una totale incapacità da parte della disegnatrice e della redazione di capire ciò che stavano facendo, ma come leggo in questo tuo post è molta la gente alla quale manca la sensibilità per trattare certi argomenti.

clyde ha detto...

queste sono cose che danno a pensare....

fran- ha detto...

Credo che la parola mancante in questa discussione sia "responsabilità".
In un'opera di pura fiction l'autore ha la possibilità di fare più o meno quello che gli pare, ma quando si parla di realtà la faccenda è un po' più complicata: non si sta più semplicemente raccontando una storia, si sta facendo un'opera di divulgazione. E bisogna rispettare non solo l'avvenimento di cui si parla, ma anche (e soprattutto) le persone che ne sono state protagoniste e quelle che oggi potrebbero patire le conseguenze di una gestione inappropriata del racconto.
Scrivere "di realtà" vuol dire questo. E vuol dire anche mettere in secondo piano la propria autorialità.
Chissà perché, sembra difficilissimo capire che romanziere e cronista sono due figure distinte, due lavori diversi. E che un romanziere irresponsabile può dare alla luce opere favolose, mentre un cronista irresponsabile produce spazzatura intellettuale

Luca Erbetta ha detto...

Credo che la cosa terribile di questa vicenda, molto più banalmente, sia l'idea DOVER raccontare una storia, e non di VOLERLA raccontare.
Prendiamo l'ultimo libro di Igort.
è andato a fare un viaggio, ha scoperto una vicenda per lui sconosciuta ha voluto raccontarla perché ne sentiva il bisogno.

"Non ho un'idea,non so bene cosa fare, mi serve una storia" è semplicemente assurdo.

Se non hai l'idea, non scrivere. Nessuno ti obbliga.