martedì, novembre 30, 2010

La commedia all'italiana e wikileaks.


Giusto per rimanere in (triste) tema.
Wikileaks di qui, Wikileaks di là. Se fossi un giornalista italiano, o un direttore di un giornale italiano, mi sentirei offeso di brutto e rosicherei un bel po’.
Wikileaks ha mandato i suoi file in anteprima a un bel po’ di giornali, Der Spiegel, El Pais, eccetera e non ha mandato niente di niente ai giornali italiani.
Niente.
Questo la dice lunga, lunghissima, sulla reputazione internazionale della nostra carta stampata.
Ed è su questo che si dovrebbero scrivere pagine, pagine, pagine e pagine.
E’ una figura di merda in carpiato con doppio avvitamento.
Se, e bada bene dico: se, hai messo il nasino fuori dal nostro Paese, ti sarai sicuramente accorto che non era necessario il Cablegate per capire che a livello internazionale siamo considerati dei cialtroni.
Mi ci sono scontrato frontalmente due volte. Una volta a Londra. Il tizio dentro il baracchino che mi stava vendendo i biglietti per andare a teatro, quando ha capito che eravamo italiani ha voluto, a tutti costi, insistentemente, parlare prima del Milan, e poi di Silvio.
Ci ha preso per il culo in modo favoloso.
La seconda volta, un paio di settimane fa in Turchia. Compro un panino in un chiosco, per strada.
Il tipo non parla inglese, io non parlo turco. Ci capiamo a gesti. Vuole sapere da dove vengo. Italia.
Allora fa quel gesto internazionale, che significa fottere, e lo accompagna dicendo: Berlusconi! E ride, ride, ride.
Altro che Cablegate.
Che poi, volendo dirla tutta, a me non sembra così strano che i diplomatici parlino tra loro senza filtri e in quel modo lì.
Forse però, questa è una nostra percezione. Una percezione italica. Visto che siamo abituati a toni, barzellette, modi di dire, esternazioni, che in un qualunque altro paese del mondo porterebbero alle dimissioni di qualcuno.
Il Cablegate mette in luce un grandissimo gap culturale. Le popolazioni tribali del Borneo vedono atterrare un aereo e pensano che siano gli dei, noi leggiamo cose che per gli altri sono un grandissimo scandalo e non ci fanno alcun effetto.
Manifestano la distanza, ormai incolmabile, tra quello che pensa il Mondo, e quello che pensiamo noi. La lontananza siderale tra la policy globale e la policy del nostro Paese. Dove, giusto per fare un esempio, sono ancora in uso parole come: negro.
(Ora non venirmi a fare le pippe da accademia della crusca di ‘sta fava sul fatto che negro nella lingua italiana non ha un accezione dispregiativa. Parliamo una lingua che parlano in quattro, siamo in minoranza e vincono gli altri.)
La favolosa reazione media di fronte ai file di Wikileaks è:
- Quelle cose le sapevamo già.
Bravo, allora sei doppiamente coglione.
Io per primo.
E nella mia estrema coglionaggine, lo so già che non succederà nulla.
Assolutamente nessuna conseguenza.
Ed è su questo che si dovrebbero scrivere pagine, pagine, pagine e pagine.
E poi c’è Frattini.
Quando ha detto: Wikileaks vuole distruggere il Mondo, io non potuto fare a meno di immaginarlo su un palco, strizzato dentro a dei pantaloni di pelle, con di fianco Ghigo Renzulli.
Frattini, con vocione e i capelli lunghi che canta:
Ehi ehi ehi, amigo, tu vuoi distruggere il Mondooh!
Le pazze risate amare della commedia all’italiana.

18 commenti:

MicGin ha detto...

niente male piero frattini sul palco....!

Alfio Buscaglia ha detto...

Vero, Diego. Grazie.

Anonimo ha detto...

A me sono venuti in mente Mignolo e il prof...

Futaba

La ele ha detto...

Pienamente d'accordo, dalla prima all'ultima parola.

La ele

Gianluca Pace ha detto...

complimenti per il post...

http://romafm.blogspot.com/

AleLav ha detto...

Tristemente vero.

Andrea Gadaldi ha detto...

Ecco, tu immagina quando Linus a radioDeeJay, tutti a ridere perchè quelle cose le sapevamo già. E allora wikileaks che cazzata che tanto noi, oh oh oh, è anni che le sappiamo. E giù a minimizzare. Che noi furbi, italiani, mica come gli altri che, oh oh oh, l'hanno scoperte adesso e noi troppo avanti. Sì. Fanculo.

spino ha detto...

Guarda, sull'esempio del "negro": ho detto praticamente le stesse identiche parole nemmeno una settimana fa a mio padre in macchina.

E ho usato lo stesso esempio per frocio :)

Anonimo ha detto...

Ti sbagli, i file li hanno mandati anche a Dampyr! AAAAAH ah ah ah ah!
(Scherzo)

Anonimo ha detto...

Sul fatto che fossero cose che noi italiani le sapevamo già da un pezzo si è espresso anche Massimo Gramellini che stimo(avo)da morire, sapere che anche Linus ha detto le stesse cose mi fa scendere letteralmente le palle al suolo. il punto lo hai inquadrato perfettamente tu, die', il gap culturale tra noi e il resto del mondo è ormai imbarazzante
jester

MailMaster C. ha detto...

Aggiungo alla tua ottima analisi due punti non strettamente legati alla realtà italiana. Primo. L'interpol spicca mandato di cattura, per la Palin è da perseguire con la forza come con i talebani, e sicuramente più di qualcuno lo vorrebbe morto, convinto che così facendo il problema wikileaks si risolva da solo. Ma sarà possibile che Assange non ha pensato a far sopravvivere gli sforzi fatti anche in caso della sua mmorte o di suo imprigionamento? A me sembra palese.
Secondo. Attacchi DDoS ai server. Classico approccio basato sulla convinzione che Internet sia un luogo geografico definito (e definibile). Mi sembra scontato che ormai tutta la documentazione è presente su altri server, anche se blocchi i server di wikileaks è solo questione di tempo perché il tutto trovi altri canali digitali... come si può pensare di fermarli bloccando solo un sito?

Mah...

Mandi

Anonimo ha detto...

Scusate, ma secondo voi è davvero servito far sto polverone? Ne vedete degli effetti?
ISA

Anonimo ha detto...

Scusate, ma secondo voi è davvero servito far sto polverone? Ne vedete degli effetti?
ISA

Anonimo ha detto...

Scusate per il doppio postaggio involontario!

ISA

Anonimo ha detto...

Scusate per il doppio postaggio volontario!

ASI

Locomotiva ha detto...

Il "perché" è uno dei grandi misteri che fan lavorare i giornali.

Si torna alle buone vecchie Regole Di Mosca dei romanzi di LaCarré.
Una informazione è valida se sai perché te la danno.

E si spazia tra le ipotesi più fantasiose: viaggia quella che sia "becchime" buono (ma sostanzialmente innocuo) in modo da accreditarsi come fonte affidabile.
E poi sparare la Bomba, la balla clamorosa che farà lo patasgnaus voluto da chi l'ha montato.

Siamo al fanta-spionaggio.

Io, poi, non lo so, ma ho assorbito meglio la non-notizia di vedersi sbattere in faccia l'ovvio.
Ne che l'ovvio sia ovvio.
Ne di ridere di quanto sia ovvio l'ovvio.

Ormai è solo rassegnazione.
E rassegnazione alla rassegnazione.
Tutte cose che sapevamo di sapere di sapere da un pezzo.

Anonimo ha detto...

chissà quale meccanismo scatta nei cervelli stranieri, quando vengono a sapere di trovarsi davanti un italiano... io non direi mai ad un colombiano "coca", o ad un afgano "terrorista".. si siamo sempre noi italiani il folclore mondiale..

Marco

Locomotiva ha detto...

I casi di gente che blocca gli aerei perché c'è su un arabo = terrorista appaiono sui giornali abbastanza spesso, e in ogni paese.

Forse è un problema di giocondità intrinseca: dire colombiano=coca non fa ridere (anzi, finisce male), neanche romeno=zingaro.
Dire italiano e fare gesti a stantuffo è ilare, grassocciamente umoristico, quasi come le barzellette del Bagaglino.

Anche perché L'italiano medio incassa signorililmente e non pianta sberle in giro.