giovedì, novembre 18, 2010

Diario Turco 1


Prima Lucca e poi Istanbul. Quando sono tornato a casa ho trovato ad aspettarmi ottomila cose da fare. Ecco perché il mio resoconto istanbulese arriva così tardi.
Come sempre in ordine casuale, ecco i miei appunti di viaggio e qualcuna delle foto che ho scattato da quelle parti.


Arrivo.
All’aeroporto ci attende Emre. Il responsabile dell’ufficio stampa della casa editrice che ci ha invitato. Parla italiano molto bene. Sarà la nostra indispensabile guida, capo gita, cicerone, confidente, per i giorni che seguiranno.
Arriviamo e un cameraman riprende il nostro arrivo e inizia a seguirci passo dopo passo.
Rimarrà con noi tutti i giorni, dalla mattina alla sera.
La mia autostima arriva ad altezze esagerate. E ci rimane anche quando scopro che le telecamere sono lì per Galieno Ferri.

Traffico 1.
Istanbul ha un’estensione di 100 km, e qualcosa come 20 milioni di abitanti. Per arrivarci da Milano in aereo ci vuole meno tempo che per arrivare in pulmino dall’aeroporto all’albergo.
Compresa una sosta agli studi televisivi, dove Ferri è ospite in un programma in prima serata, ci mettiamo qualcosa come tre ore per arrivare in albergo.
Il traffico sarà una costante. Però, lo dico subito, ti ci abitui subito e non ho vissuto la cosa in modo stressante.

Kadıköy.
Quartiere sulla costa anatolica, l’albergo era lì.
Ci sono il mare, le navi, il porto, i gabbiani e un invasione di gatti.
Un vialone con un sacco di negozi, locali, baracchini, gente, traffico, bella energia. Una serie di viuzze che si inerpicano in salita.
Vorrei esplorarlo con più calma.

Kokorec.
Di fronte ad un chiosco che vende cose da mangiare non posso resistere. Quindi, porto avanti la mia missione di indomito mangione affrontando un panino con interiora di agnello arrostite.
Buonissimo. A questo giro ho una compagna gastronomica: Laura Scarpa. Che come me ha la missione di assaggiare tutto quello che non ha mai assaggiato.
Qui sotto una foto di Moreno Burattini che documenta l’evento.


Starbucks.
La Turchia è un paese civile. Ovvero, a differenza del paesotto anni ’50 in cui viviamo noi, ti offre possibilità di scelta. Se vuoi, puoi andare a berti un caffè da Starbucks.
Anzi dirò di più. Sono rimasto stupido dalla spettacolare convivenza tra elementi locali ed elementi internazionali.
Io non sono un fanatico delle catene, e non auspico l’americanizzazione del mondo. Però, cazzo, se un mattino mi alzo e ho voglia di andare a bere un caffè da Starbucks, devo essere libero di poterlo fare.
Qui non posso.

Gran Bazar.
Praticamente una città nella città, al coperto, con un milione di negozi e negozietti.
Penso che volendo, uno possa rimanere lì dentro anche una settimana.
E’ turistico fino a un certo punto, ci sono anche tantissimi locali che sono lì a fare le loro spese.
Se ho capito bene va ad aree.
Non ho capito invece se i prezzi si trattano oppure no. Dato che non sono assolutamente capace di trattare non ho approfondito la questione.
Non è uno di quei posti dove i negozianti ti acchiappano e ti tirano dentro. Nessuno invade la tua privacy. Molti parlano italiano.
La formula è: Ciao amico, italiano? Berlusconi! (Segue gesto internazionale con la mano tipo che suona il clacson ma che indica un altro tipo di movimento. Quello pelvico)

Gli aneddoti di Gianfranco Manfredi 1

A cena, Burchielli, Schiavone e il sottoscritto si mettono a parlare di Bombolo, Jimmy il Fenomeno, Edwige Fenech e dei vari capolavori della commedia italiana anni ’80. Tiriamo in mezzo Gianfranco Manfredi. Per Burchielli “Viva la Foca” è una chicca da cineteca. Al che Manfredi ci racconta che:
- In quel periodo i produttori chiamavano i direttori dei vari cinema, prima di girare il film, per farsi coprire parte dei costi di produzione. Soprattutto sale di provincia. E quelli ci investivano dei gran soldi. Io ero presente quando il produttore di Viva La Foca ha fatto il giro di telefonate… Era al telefono e diceva: A Peppì… De questo film te dico solo il titolo… Te dico solo ‘na cosa: Viva la Focaaaaaah!


(Continua, non so quando, ma continua!)

13 commenti:

Lanterna ha detto...

Consiglio per quando tornerai (perché VUOI tornare, vero?): trovati un negozietto non troppo turistico, al Gran Bazar o all'Arasta Bazar, magari con dentro un commesso giovane. Compra quello che devi (contrattando), prenditi il tè alla mela e lascia che la chiacchiera fluisca.
Noi in mezz'ora abbiamo capito più cose (politica, società, economia, aspirazioni, ecc.) che in una settimana. E ci è venuta una gran voglia di andare a vivere in Turchia, non fosse per la lingua.

il.Benci ha detto...

il trattare è un obbligo, bevendoci sopra tè alla mela!!
stare 20 minuti a discutere sul prezzo per capire poi a mente fredda che si è risparmiato ben 1 €

Anonimo ha detto...

Sei stato al mercato (un po' triste per la verità) degli animali? E' vicino a quello delle spezie... C'erano dei bottiglioni pieni d'acqua con dentro decine e decine di sanguisughe... Poteva essere un' idea per il classico cadeaux da portare agli amici!
Strano che al Gran Bazar ti lasciassero passare indifferenti... con noi hanno adottato la classica tecnica dell' insistenza... comunque è un luogo affascinante, come è affascinante tutta la città... Ricordo che non c'era nemmeno un cestino in cui buttare la spazzatura in tutta Istanbul e la guida ci ha spiegato che li hanno tolti tutti per via degli attentati... se è vero non lo so.

zuccherokandinsky ha detto...

E Basilica Cisterna? Più bella di quella blu e di Santa Sofia. Inoltre Starbucks, per quel che so io, non viene in Italia per via della concorrenza dell'espresso e della moka. Ci metterebbero troppo tempo e troppi soldi per scalzare la tazzulella.

Anonimo ha detto...

La turchia è un paese civile?
Ma le leggi sulle donne le hai viste?
Ah, ma hanno Starbucks, quindi a posto.

p.s.
dopo i due punti non ci vuole la lettera maiuscola. Mai, a meno che non si tratti di nomi propri. Te lo dico solo perché è un tuo errore sistematico.

Diego Cajelli ha detto...

E quindi?

Anonimo ha detto...

E quindi...touché? Scusa Diego, di solito mi piaci, ma quella su Starbucks è un po' una bischerata.
x
Mia

Diego Cajelli ha detto...

@Mia
Però il messaggio di prima non l'avevi mica firmato!
:-(
E' che tengo a bada gli anonimi, ma accetto le critiche dagli amichetti e dalle amichette.
:-)
Il discorso su Starbucks è molto molto lungo.
Prima o poi lo rifaccio.
Sulla questione donne in Turchia ora mi informo meglio.

Anonimo ha detto...

Lo Starbucks ce lo hanno pure in Cina. Puoi ordinare un frappuccino ma non hai diritti civili o libertà di espressione. E la Cina ha la pena di morte applicata a tutta randa. Come gli Stati Uniti, del resto. Evidentemente, i parametro della civiltà devono essere cambiati.

R.

Anonimo ha detto...

"Per chi avesse mai messo piede in Turchia, in un paese tanto ospitale quanto misterioso, in un mondo del tutto simile se sei a Istanbul, a tratti lontano ere se ti trovi nel Sud del paese, i dati che seguono saranno quasi incredibili. E se la viaggiatrice è donna, un brivido le percorrerà la schiena leggendo che in Turchia vengono uccise quasi 5 donne al giorno.
Nei primi 7 mesi del 2009 in Turchia sono state assassinate 953 donne, in media 31 a settimana, 4,5 al giorno. Il dato è impressionante, l’incremento lo è altrettanto, visto che rispetto al 2002 l’incremento è del 1400%. Sembrerenne quasi che quanto più il Paese cerchi di modernizzarsi, tanto più gli uomini diventano incivili, sfogandosi sulle donne. Il dato è stato fornito dal Ministero della Giustizia, in seguito ad una interrogazione parlamentare nell’ambito della discussione in corso in merito alle iniziative del governo nel tentativo di mettere fine alla piaga della violenza sulle donne.
Questo paese che appare tanto ospitale ai turisti, tanto simile e vicino, è stato anche la tomba di Pippa Bacca, vittima di violenza, e continua a permettere che 4, 5 donne vengano uccise ogni giorno, a causa di pregiudizi religiosi, violenze domestiche, abusi familiari, nonostante una multa ed una condanna da parte della Corte Europea dei Diritti Umani."

Pescato dal primo blog a caso.

R.

Anonimo ha detto...

Diego, non l'ho mandato io il mesaggio di prima!!! stamattina ho letto tutto e non ho resistito all'impulso di riagganciarmi all'anonimo subito sopra.
Credo che tu abbia modo di controllare se vuoi...
comunque baci e stima
Mia

Diego Cajelli ha detto...

@R
Epperò...
Ho capito, bene.
Però non intendevo fare un post di analisi socio politica sulla Turchia.
Capisco che l'ironia (perchè di ironia si tratta) su Starbucks/paese civile, possa creare una certa irritazione.
Al tempo stesso però, visto che siamo arrivati al momento: facciamo vedere che abbiamo studiato, mi verrebbe da fare dei parallelismi tra la politica di Ataturk e quella di Erdogan. Mi verrebbe da chiedere a chi conviene che verso la Turchia ci sia e permanga un certo tipo di pensiero anti-comunitario. O per dire, se vogliamo allargare il discorso alla Cina, mi verrebbe da chiedere come mai è lecito produrre laggiù e in quelle condizioni qualsiasicosa che poi ti compri qui a 200 volte il suo costo.
Ritrono al concetto ironico di Starbuks. Ovvero: del "global" qui nel Belpaese abbiamo preso solo quello che conveniva "a qualcuno".
Poi, se vogliamo firmare petizioni su Facebook, indignarci, leggere notizie e campagne europeiste, gridare allo scandalo, dire che mi sbaglio, irritarci, eccetera, facciamo sempre in tempo.

@Mia
Nopproblema!

klamedusa ha detto...

ma dov'era il signor Curti? Mica l'hai mollato da solo!!?!??!

saluti da una tua fan londinese...le tue cronache di X(mis)factor...fab!!!