venerdì, ottobre 08, 2010

Tutto quello che avresti voluto sapere su Diabolik...

… ma non hai mai osato chiederlo!


Diabolik è un opera collettiva.
Lo so che questo concetto, con tutta l’aura di sperimentazione che permea la parola “opera collettiva”, viene accettato, a livello di percezione, per un diverso di tipo di fumetto.
Mi rendo conto che alcune parole sono gradite soltanto quando dici :
Io alcuni miei amici artisti ci siamo ritrovati in una stanza dell’Hotel Mercure e, ascoltando i Baustelle, abbiamo realizzato un’opera collettiva che racconta mirabilmente il senso di vuoto che permea i nostri ombelichi.
Invece, maguardaunpo’, leggere l’ampio elenco di nomi che compone i credits di un numero di Diabolik crea un certo sconcerto.
Di solito, facci caso, un episodio diaboliko coinvolge un bel po’ di persone. Qualcuno ci mette l’idea. Uno o due scrivono il soggetto. Un altro scrive la sceneggiatura. Uno fa le matite. Un altro le chine. Un altro ancora i retini.
Più mani a livello grafico è un metodo di lavoro accettato nell’ambito del fumetto seriale. E’ molto raro invece avere più mani a livello narrativo.
E’ una cosa usuale per il cinema o per la televisione, ma per il fumetto molto, molto meno.
Più persone che scrivono un episodio di Diabolik, vedendo la cosa in modo romantico, rispecchia e rispetta le origini del personaggio, creato da le sorelle Giussani.
Accetto e comprendo la posizione di chi vede in questa opera collettiva uno scoglio per l’affermazione del sé autoriale. Su Diabolik però, al centro dell’attenzione c’è lui: il Re del Terrore.
I riflettori illuminano un pochino meno chi lo realizza.
Il lavoro redazionale di scrittura e revisione alle spalle di una storia diabolika è incredibile.
Sto cercando, per quanto posso, di tenere traccia di tutti i passaggi. Metto da parte gli appunti, le aggiunte e le modifiche in corso d’opera delle storie che scrivo.
120 pagine di sceneggiatura, con post it, cambiamenti, note scritte a mano, domande e risposte che si rimpallano tra i diversi redattori, via via che la storia procede nel suo iter redazionale prima di arrivare nelle mani del disegnatore.
Sto avendo la fortuna di collaborare sui diversi livelli narrativi di questa opera collettiva.
A volte fornisco giusto l’idea di partenza. Una cartella o due in cui spiego il nocciolo della questione, il nucleo centrale della trama. E vedo poi come Gomboli e Pasini ci lavorano sopra. Sottraendo o aggiungendo, collocando quell’idea nel mondo di Diabolik.
A volte scrivo il soggetto. Una ventina di pagine in cui la storia viene raccontata in modo dettagliato, già con gli stacchi temporali e una bozza dei dialoghi principali. E vedo come ne vengono evidenziati e sistemati i punti deboli.
A volte scrivo la sceneggiatura. Basandomi su un soggetto scritti da altri, di cui ho comunque facoltà di modifiche ulteriori. Passa sotto diverse letture, ed è un sistema narrativo aperto, pronto per correzioni successive e ulteriori trasformazioni.
Chi supervisiona le sceneggiature non è a conoscenza del soggetto di partenza. In questo modo, la comprensione della storia non è influenzata dal sapere già come vanno le cose.
Tutta questa mole di lavoro viene gestita come un concerto. Le varie voci si sentono tra loro al telefono, via email, o in riunioni redazionali.
Conosco il personaggio, ma ogni volta che ne parliamo, mi accorgo di quanto sia definito e complesso il mondo di Clerville. Alcuni aspetti della struttura narrativa, come tutte le cose in apparenza semplici, si dimostrano molto problematiche da gestire.
Il concerto quindi, diventa un elemento di forza. Più mani e più teste si concentrano con un unico scopo: raccontare una storia nel miglior modo possibile.

10 commenti:

andrea 403 ha detto...

Speravo in qualcosa di un po' più gossip, ahahah

(pasini)

Davide ha detto...

una volta una persona curiosa volle approfondire la questione diabolik/sceneggiature... e ne venne fuori un'intervistona...

http://www.lospaziobianco.it/?p=4364

Giuseppe Di Bernardo ha detto...

Mi hai tolto le parole di bocca.

andrea 403 ha detto...

Al di là delle battute, secondo me il tuo pezzo descrive molto bene come avviene il lavoro sui testi di DIabolik.

Qualche esempio su una delle regole specifiche dello scrivere le storie diabolike: in Diabolik quando un personaggio racconta qualcosa e parte un flashback non solo tutto quanto viene mostrato deve essere realmente avvenuto ma chi racconta deve esserne stato in qualche modo testimone (e le poche volte che si trasgredisce la cosa va sempre giustificata con frasi, in dida, tipo "ho ripensato a quella scena così tante volte che è come se fossi stato lì", oppure "studiando i verbali della polizia ho poi ricostruito come sono andata esattamente le cose", e comunque, quando possibile è meglio evitare).

Per me, che venivo dalla scrittura di Martin Mystère, dove nei flashback si può mostrare di tutto è stato un piccolo trauma. Ossia se Martin Mystère deve raccontare una storia "falsa" (per esempio una teoria che sappiamo già non essere vera) può comunque raccontarla con la sua voce in didascalia, gli angoli delle vignette arrotondati e i disegni a illustrare quanto sta raccontando. Nessuno dei personaggi presenti in Diabolik può invece "ingannare il lettore".

Io l'ho scoperto (ri)scrivendo una scena per una storia che poi ha disegnato Di Bernardo (ciao Giuseppe!) lì c'era Eva (sotto mentite spoglie) che raccontava a un personaggio una balla, diceva che era stata in un certo posto e aveva visto a una certa persona capitare una certa cosa (non era vero, ma il lettore non lo sapeva) visto che il racconto di Eva era un po' lunghetto ho pensato di alleggerirlo con alcune vignette in flashback. Anatema! Stavo ingannando il lettore! La mia capa, con garbo, mi ha spiegato che non si fa. Ho corretto e poi non l'ho più fatto.

Altro esempio: in una mia sceneggiatura in cui DK ed EK devono fare uno dei soliti loro "spiegoni finali" in cui si raccontano su tra di loro (a uso del lettore) come sono andate veramente le cose, perciò devono riferire di un dialogo tra due personaggi a cui loro hanno assistito attraverso una telecamera spia. Be'... in quel pezzo di flashback ho dovuto tenere l'inquadratura pressoché fissa per tutto il dialogo, perché solo quello era ciò che i Nostri avevano visto davvero (quindi niente vignette di alleggerimento in cui si vede l'esterno della casa e un balloon che arriva dall'interno, per dire).

Questi limiti poi si possono usare anche a proprio vantaggio. Per esempio oggi ho letto una sceneggiatura di Tito (Faraci) in cui a un certo punto c'è qualcuno che racconta a Eva qualcosa e Eva (e con lei il lettore) deve sospettare – ingiustamente – che potrebbe non essere la verità. Brillantemente Tito, durante il racconto, non ci mette neanche una vignetta di flashback (che pure ci sarebbe stata bene) rafforzando così i dubbi di chi legge (ma senza ingannarlo!)

Insomma un film come "Rashōmon" sarebbe decisamente fuori dal canone diaboliko.

andrea 403 ha detto...

Errata corrige: la sceneggiatura senza il flashback è di Patricia (Martinelli) ma il soggetto è di Tito (e quindi potrebbe essere sua l'indicazione di non mostrare in flashback quanto narrato, per questo mi son confuso, per questo e per il fatto che oggi ho riletto anche una sua sceneggiatura, quella dello speciale estivo 2011 :)

numeronove ha detto...

Decisamente interessante, sia per chi si fa domande ogni volta che legge DK, che per chi vorrebbe addentrarsi in questo mondo. :)
Diabolik forum

Andrea Mazzotta - ILGLIFO ha detto...

Diego, ma secondo te un'Ultimate Diabolik sarebbe possibile?
Oppure un Diabolik: The End, con uno scontro finale risolutivo?
E nel caso, tu come la racconteresti?

kingsimon ha detto...

l'unica cosa che volevo sapere di diabolik e' " dove ha trovato la tutina nera con solo il buco per gli occhi? e come fa ad entrarci?"

Diego Cajelli ha detto...

@Simon: lattice liquido.

@Il Glifo
Mòccipenso!
:-)

moise ha detto...

Ciao :-) Ho trovato molto interessante il tuo Post sul mondo di Diabolik.
Ho conosciuto il buon vecchio Re del Terrore solo da grande e con una certa riluttanza. Sarà che quegli scorci cittadini così freddi, i personaggi così seriosi mi deprimevano un pochettino. Poi ho superato queste prime impressioni (che a dir la verità erano più accentuate nel DK prima maniera) e mi sono concentrato sulle storie, che trovo assai ingegnose, interessanti e piacevoli.
Del primo impatto con Diabolik mi è rimasta però la voglia - da vignettista umoristico - di dissacrare un po' il personaggio. Tempo fa scrissi un articoletto ironico proprio sul Re del Terrore. Spero ti faccia sorridere (a Lui, però, non dir nulla, ché un pugnale fra le costole o un aghetto al cianuro non fanno piacere! :-) Bye Moise