martedì, ottobre 26, 2010

Pagare sì, pagare no...


Il grande bimbumbam lucchese comincia venerdì.
Tra le varie iniziative degne di nota, ce n’è una partita dalla Scuola Internazionale di Comics.
Mi era stata segnalata giorni fa Giuseppe Di Bernardo, con il comunicato che puoi leggere cliccando qui.
In sostanza: Basta disegni gratis alle fiere.
O meglio: se compri un volume, disegno aggratis e volentieri. Se non compri nulla, ma vuoi un disegno, lo paghi.
Prassi usuale e consolidata in tutte le manifestazioni fumettose estere.
Quando parlavo della necessità di un cambio di percezione rivolto al fumetto, mi riferivo proprio ai commenti che non avevo ancora letto a riguardo di questa iniziativa.
(Sai com’è, li avvertivo prima che venissero scritti, ho svariati poteri paranormali.)
Se gli autori decidono, giustamente, di farsi pagare gli sketches, non dovrebbe nascere polemica alcuna. E invece…
Invece no. Si sta già gridando alla fine del mondo, all’esondazione dell’Eufrate, a ipotetici tariffari, a non si fa, non si deve, tuttodovuto.
Ovvio, nel resto del pianeta, dove il pubblico è stato educato a un certo tipo di percezione nei riguardi nel nostro media, ho visto con gli occhietti miei appassionati in fila, in attesa di un disegno a pagamento. Alcuni si erano portati da casa degli sgabelli pieghevoli da campeggio e attendevano serafici il loro turno.
Da noi, quando di fronte a uno stand il pubblico capirà che per avere un disegno deve mettere mano al portafoglio, bisognerà chiamare la protezione civile, Berolaso, e otto sue escort per placare gli animi.
Non sta scritto da nessuna parte che un disegnatore abbia il dovere di stare seduto otto ore a disegnare gratis.
Voi vedere una scimmia?
Vai allo zoo.
Ho dei dubbi. Ma sono dubbi puramente fiscali. Parlerò con il mio commercialista e me li fugherà.
Nel frattempo, io rilancio.
Se vuoi ti racconto una storia inedita per 50 euro.
Io te la racconto. Sarà più o meno una cartella e mezza.
Tu prendi appunti, o la registri in emmepìtre,
Poi ci puoi fare quello che ti pare. Anche provare a rivenderla come tua.
E mi impegno formalmente a raccontare una storia diversa a tutti quelli che me la chiederanno.

49 commenti:

michele benevento ha detto...

Codice Iban dove versare i 50?
Poi però della storia ci fo i' che mi pare...
cordialità
m

michele benevento ha detto...

... ma l'avevi già detto tu
vedi a voler fare il simpatico
sorry

Herbert Brannigan ha detto...

Se vuoi ti scrivo per 25 euro le storie che tu poi rivendi a 50...

senility ha detto...

sai Diego, il problema non è tanto la proposta (comunque ridicola, nel mondo in cui viviamo, fare i griccioni per un disegnino che puoi tranquillamente rifiutarti di fare) quanto far passare questa proposta relativa ad una discrezionalità personale del disegnatore, come l'inizio di una battaglia sindacale.

Non esiste un mercato del lavoro per disegnatori di fumetti al di fuori di Bonelli.
La colpa sarà di quei 50 cacciatori di dediche?
(perchè poi, veramente, di cos'altro stiamo parlando?)

Diego Cajelli ha detto...

@Senility
No, no...
Il problema è: perchè se il disegno è aggratis va tutto bene, ma se è a pagamento invece no?
E' come viene "avvertita" la questione, più che la questione stessa.

Simone ha detto...

Sarà che ho sul groppone 10 anni di SMAU, dove se hai un qualsiasi gadget del cacchio hai la gente che arriva lì come mosche attratte dalla merda senza alcuna creanza, ma non mi stupisco più di niente. Un tipo è tornato 5 volte cambiando giacca in modo da farci credere di avere 5 gemelli. Ma bando a questo, io sono d'accordo che la dedica e lo sketch lo si fa a chi acquista l'albo. Neanche a chi se lo porta da casa, nel caso se lo ricompra (io ho un sacco di ken parker doppi e tripli con lo sketch di Milazzo). Però se parliamo di uno sketch (che il maestro Milazzo ha realizzato con 4 tratti di pennarello, in maniera magistrale) farlo pagare... non so, come lo quantifichi? In base al tempo? Un tanto a disegno? E la ricevuta fiscale? Boh, non so, mi sembra una cosa un po' troppo macchinosa da fare in Italia.

Rouges-1973 ha detto...

Concordo pienamente con il fatto di farsi pagare i disegni o le storie. Siete dei professionisti e il vostro lavoro ve lo potete far pagare e dovete farvelo pagare. Dal mio punto di vista è un modo molto più maturo e professionale di porsi verso il pubblico (il mondo del fumetto deve "maturare").
Cosi si farà anche una cernita tra disegnatori e scrittori che valgono qualcosa o pure no, per esempio se c'e' un Cajelli e un Rossi che vendono storie per 50 euro e Rossi non vende neppure una storia forse è il caso che pensi di cambiare mestiere.....
(Non sò se c'e' un rossi che scrive storie, il Rossi nell'esempio sono io. Mi occupo di progettazione di giardini e parchi e se volete un preventivo da me lo pagate, il 2% del costo dell'opera, va che cosi mi son fatto anche pubblicità. Lavoro gratis solo per gli amici, un gratis relativo visto che poi mi offrono la cena...)

Herbert Brannigan ha detto...

Sarei tentato di distinguere tra le grosse fiere, dove i disegnatori sono messi in batteria con di fronte chilometri di coda e si ritrovano a non alzar la testa per 8 ore, e le piccole manifestazioni in cui ti siedi lì in una decina di persone, fai quatro ciacole e intanto che dice la sua il disegnatore dà dimostrazione del suo talento. Detto ciò, disegnare è un lavoro e come tale va retribuito. Poi se per fini promozionali uno decide di regalare i suoi disegni è giusto che sia (come le promozioni al supermercato) ma questo non significa che ciò che fa non debba avere il valore che merita. Fastidiosa poi l'abitudine di rivendere la cosa su ebay (magari dichiarando esplicitamente di non volere la dedica). Le poche volte che ho chiesto un disegno è perchè lo volevo per me e guai a chi me lo tocca. Tra l'altro ringrazio davvero per la disponibilità tutti i disegnatori che ho incontrato. Alcuni davvero di una gentilezza inumana, e tra tutti Alessandro Poli che è veramente la persona più gentile che io abbia mai conosciuto (non nel mondo dei fumetti ma in assoluto)

Mattia Bulgarelli (K. Duval) ha detto...

Se vuoi, per 50 centesimi (o in permuta per il Lab), ti racconto la storia di quel non-editore che non ti paga se non vai a fare ore di corvée al suo stand come disegnatore/venditore (e non ti mostri felice di farle).

Il prezzo è basso perché sanno già tutti chi è... :P

Alessandro Di Nocera ha detto...

Il ragioniere Alfonso Rizzo - grande collezionista di sketches - ha viaggiato per seguire praticamente tutte le kermesse fumettistiche del mondo occidentale ed è sempre riuscito a ottenere disegni "for free".
Come ci è riuscito? Perché ha sempre dimostrato di amare gli autori che glieli facevano. Per ogni autore aveva sempre un volume - o una raccolta di cards o un portfolio o quel che è - a portata di mano. Se dimostri a un autore di conoscerlo e di amarlo, questi non ti negherà mai un disegno "for free".

Giuseppe Di Bernardo ha detto...

Riporto anche qui il mio pensiero, così magari siamo certi che non venga frainteso.
Premetto che non accetto da nessuno delle imposizioni, quindi declino la proposta a prescindere.
Ha ragione Diego, quando parla di educazione. Se voglio una dedica di Baricco, compro un suo libro, vado alla presentazione e me lo faccio firmare. Se voglio un disegno di "Pincopallo il fumettista", compro un suo volume o un volume del personaggio che disegna e me lo faccio fare.
Così sarebbe perfetto e civile.
Invece capita che quando mi siedo allo stand di Diabolik, i lettori (spesso occasionali) si presentino con decine di fogli per accontentare ogni familiare fino ai cugini di quinto grado.

Educazione da parte dei lettori ed educazione da parte degli autori.

Aggiungo che, dal punto di vista dei lettori, gli autori sono una "attrazione" della manifestazione e li immaginano spesati e sollazzati dalla stessa. Purtroppo, tranne rare eccezioni, le manifestazioni non danno neppure i pass sufficienti per tutti. Vitto e alloggio sono una chimera irraggiungibile.

Per questo motivo, non mi muovo dallo studio se non c'è un gettone di presenza o almeno il rimborso spese.

A queste condizioni appare ovvio che poi anche i disegnatori tentino goffamente di tutelarsi.
Il pesce puzza sempre dalla testa.

Abbracci a tutti e specialmente al padrone di casa.

AleLav ha detto...

Pensare che quando ho letto che per avere uno sketch di Adam Hughes ad una fiera devi: andare alla fiera il primo giorno prima dell'apertura( e se vuoi essere primo anche molto prima)entrare quando spostano le transenne e riuscire a segnarti su un foglio che rimane esposto solo ed esclusivamente nei primi 10 minuti del primo giorno di fiera e poi se sei tra i fortunati pagare dai 200 ai 400 dollari lo sketch,ho pensato che non fosse proprio un'assurdità
Che poi lui sia Hughes e la fatica sia tanta ma con la certezza che sia sempre ricompensata è un altro discorso.

Daniele Solfrini ha detto...

Il valore del nostro lavoro, in Italia, ha una considerazione pari a zero.

L'apoteosi credo di averla trovata cercando lavoro come disegnatore l'anno scorso.

Su un annuncio si leggeva:
"Cercasi disegnatore di fumetti per progetto editoriale. Naturalmente non retribuito. Non posso pagare le tavole, ma tanto per il disegnatore sarebbe esperienza e potrebbe ampliare il book e quindi va bene così." o ancora "Cercasi vignettista umoristico per rivista online, 5 cent a vignetta"

Quest'ultimo mi fa sorridere, ma la sequenza di insulti che mi sono venuti in mente per il primo annuncio mi sono trattenuto dal pubblicargliela proprio sotto l'annuncio, pentendomene.

Ora, io non sono nessuno e credo che, per ora, nessuno sarebbe disposto, e lo capirei, a pagare per avere un mio schizzo, ma i professionisti che offrono un servizio è giusto che ricevano l'esatto compenso per ogni loro lavoro, dallo sketch all'albo rilegato.

Joel ha detto...

"Prassi usuale in tutte le manifestazioni estere"
E usualmente ci sono altre differenze tra le manifestazioni italiche e quelle estere? Giusto per avere un'idea del contesto.

Joel ha detto...

Che valore vuoi che abbiano i lettori quando non si viene pagati proprio da chi il lavoro ce lo chiede, non si chiede al lettore quello che spetterebbe alll'editore.

Cavuccio ha detto...

Non produco vino.
Mi piacciono i vini.
Mi piace andare dove si produce vino.
Magari mi compro un cassa.
Mi faccio due chiacchiere col vignaiolo sul suo lavoro e il buon bere. Lui magari mi regala una bottiglia di riserva 1999.
Io sono contento, lui pure.

Perchè per qualcune che "produce" disegni dovrebbe essere diverso?

Joel ha detto...

ahah occhio che ripartono i paragoni col vino ehehe.

Giuseppe Di Bernardo ha detto...

@Cavuccio

Auguro al tuo vignaiolo di fiducia di non avere una fila di appassionati di vino alla porta che "magari" (forse non è detto) comprano una cassa, altrimenti finisce presto la riserva del '99 e chiude la fattoria.
;)

rae ha detto...

Io sono stato anni fa a una fiera in Belgio e la prassi era che se compri il volume ti facevano un disegno con tutti i crismi sulla prima pagina dello stesso.
Vero è che coi bd viene molto piu' semplice che con i bonellidi (che pero' non sono l unico formato italico, mi pare), ma mi sembra il giusto compromesso tra il disegnare gratis tutto il giorno e farsi pagare uno schizzo su foglio volante. Il paragone col vino non ci sta perchè il vino tu lo assaggi per vedere se ti piace e infatti nessuno si sogna di far pagare lo sfogliare gli albi in fiera.

Il Parolaio Perplesso ha detto...

Non so...

Tralasciamo pure le questioni fiscali, io mi chiedo: se pago un disegno (come cosa ci può stare, di per sè) posso chiedere cosa viene disegnato, giusto? In fondo sono un po' il committente...

Quindi se ordino Mazinga che con il martello di Thor picchia Rat-man con Dylan Dog che fa le foto sullo sfondo, quello mi viene fatto? Oppure mi devo beccare quello che passa per la testa all'autore in quel momento (ok che se chiedo un disegno a Bill Watterson, posso aspettarmi Calvin & Hobbes, ma se lui volesse disegnare altro io pago comunque?)?

rae ha detto...

ah, io voglio capire a quanti sia capitato in fiere vinicole di ricevere in regalo una bottiglia di vino. Perchè a quelle dove sono stato io te lo fanno assaggiare senza problemi, ma ti regalano una bottiglia solo se tu gliene compri 3 casse (ed è cmq giustamente raro).

rae ha detto...

@il parolaio perplesso:
Io non sono un aficionado del disegno in fiero (possiedo giusto un wolverine di Garney, uno star rat di Ortolani e una sasha gey del rrobe :asd: ) ma da che so io è prassi che il disegnatore chieda al destinatario cosa vuole!

Andrea Mazzotta - ILGLIFO ha detto...

Ciao Diego,
io dico la mia qui
http://ilfarodelglifo.blogspot.com/2010/10/polemiche-sugli-sketch-ovvero-ce-crisi.html

Aggiungo una precisazione:
In America, allo stand che prendi tu, fai pagare quello che vuoi.
A quello della Marvel o della Dc no.
Cioè, secondo me si sta facendo un po' di confusione.

Fabio D'Auria ha detto...

Parolaio, le commission hanno un prezzario, deciso dall'autore, il prezzo non va a foglio ma a soggetto e tipo di disegno.

Busto 50 (esempio)
figura intera 110
due figure 180
figura intera a colori 200
(e via così)

se vuoi "Mazinga che con il martello di Thor picchia Rat-man con Dylan Dog che fa le foto sullo sfondo" lo chiedi all'autore che ti dirà il suo prezzo.



Diè io sono daccordo col metodo americano (lo dico dalla prima mantova) ma non sottoscrivo quel manifesto perchè lo trovo "superfluo".

Non servono manifesti o imposizioni, soprattutto se per tutti il problema è il "cattivo/falso" fan.

Allo stand dell'editore non puoi batter cassa, sei li per promuovere e magari qualcosa dovresti prenderlo o pretenderlo dall'editore (visto che in Italia son pochi gli autori che guadagnano sulle vendite).

Se invece ti fai uno stand tuo, come fanno già molti autori (ogni anno son di più) già sei li per farti pagare, quindi il manifesto a che serve?

Diego Cajelli ha detto...

Glifo Carissimo!
Ho letto il tuo post, mi ha chiarito alcuni punti, e mi ha fatto capire alcune tipologie.
Mi piace molto la tua frase:
"- I coglioni stanne nelle mutande. Non dietro uno stand, ne davanti.
Comportiamoci tutti con educazione, se vogliano essere trattati con educazione. Perchè, a volte, col tamarro ci vuole il cafone."
Sono pienamente d'accordo.

@Joel!
Occhio, che l'evoluzione del tuo ragionamento è:
Dato che Chen lavora in fabbrica 14 ore per una ciotola di riso, Gianna è fortunata a farsi 8 ore di call center per 600 euro al mese.

Anonimo ha detto...

Mi pare giustissimo pagare, pensate magari a quanto varrà quello schizzo per i futuri collezionisti!

Antonella (Futaba)

Andrea Mazzotta - ILGLIFO ha detto...

Diego, non ne hai bisogno di certo, ma se vuoi, la frase te la puoi rivendere. Te la regalo.
Così mi promuovo un po'!
Un abbraccio

Joel ha detto...

@Diego

Vorse evolvi il mio ragionamento più di quanto possa farlo io, intendevo che forse altrove la prassi è quella anche perchè l'industria funziona un po' diversamente, non puoi prendere un aspetto e dire: "perchè qua non funziona così" senza considerare le altre parti della questione, chessò il rapporto contrattuale tra editore e autore, la percezione degli artisti da parte dei fan, la tradizione ecc...

Joel ha detto...

@Antonella
non varrà proprio nulla...

Locomotiva ha detto...

Glifo, chiedigli almeno un due euro, dai...

Sorvoliamo sul confronto Italia/Estero: non sono molto nel ramo disegni, ma nel ramo autografi ho visto cose che voi umani...

tuttavia, il quinquibus è un filo diverso.

Ovvero: ammettiamo che un autore singolo decida di far pagare un tot a schizzo.
Autore, non una casa editrice che decide di pagare un disegnatore che regali schizzi piuttosto che un cinese che stampi portachavi.

Un autore, singolo e privato: decide di fare schizzi solo a pagamento, e niente più aggratis.

Si può discutere se sia una buona mossa di marketing, se avere allo stand una fila di cento sciammannati aggratis sia meglio di dieci paganti.
Se sindacalmente, tecnicamente, a livello di pecunio e di nome sia meglio o peggio.

Nel momento in cui decidere di far pagare è un tradimento della Patria e dell'Arte, ecco, io mi preoccupo.

Il Parolaio Perplesso ha detto...

Sul fatto che io possa commissionare il disegno in fiera: ni...

Se voglio una tavola come si deve, contatto l'autore di turno e gli chiedo se, con i suoi tempi, me la fa con tutti i crismi. Oppure ne compro una già fatta.

In fiera non c'è il tempo. Io ho un disegno fatto in fiera, ma fatto al volo dal disegnatore che promuoveva il suo personaggio (e che mi ha giusto chiesto: preferisci Tizio o Caio?).

Però troverei poco sensato aprire un mercatino del disegno in fiera, proprio per la confusione che potenzialmente può creare. Non è quello il momento, nè il luogo.

Vuoi fare disegni/schizzi solo se ti compro il volume? Mi sta bene. Non vuoi farmi nessuno schizzo? Mi sta bene uguale.

Ma di stare in coda magari due ore perchè davanti a me hanno ordinato (e pagato) un tavola a grandezza naturale di Pippo, ecco... boh... personalmente non lo farei e (in questo modo) non parlerei con l'autore di un fumetto che magari mi piace.

La troverei una mossa controproducente per l'autore stesso, che in fondo è li per promuovere sè stesso (e in quel caso fatti suoi) o la sua casa editrice (e in quel caso sono anche fatti dell'editore...)

Fabio D'Auria ha detto...

Parolaio, senza offesa ma parli di cose che non sai.
In america da sempre si fanno commission in fiera, roba anche da 6/700$ (nomi grossi) e difficilmente qualcuno rimane scontento, l'artist alley non è vicino ai palchi o agli stand affollati degli editori, è una zona apposita dove chiunque può prendere il tavolo e vendere originali o fare commission.
E non fai coda di due ore, prenoti la commission e poi passi a ritirarla.

Andrea Mazzotta ILGLIFO ha detto...

@Locomotiva:

Loco, non potrei mai farmi pagare per qualcosa che farei/faccio gratis,neanche due euro...quindi, cadeau sia.

Mi sembra un po' offensivo per l'autore il paragone che fai con il gadget cinese, ma forse ho frainteso io.

Un autore, singolo privato, fa sketch a pagamento allo stand suo.
Allo stand delle casa editrice, mi sembra giusto, condividere con la casa editrice la possibilità di vendere o meno lo sketch.

Si può discutere di quello che dici.
Per una casa editrice meglio 10 paganti che acquistano l'albo che uno che acquista il disegno.
Po c'è un discorso di fidelizzazione, rapporto con l'acquirente ecc. ecc.
Questa la mia opinione.


"Nel momento in cui decidere di far pagare è un tradimento della Patria e dell'Arte, ecco, io mi preoccupo."

Questa non l'ho capito. Non ho capito chi tradisce chi e perchè.

ciao

Locomotiva ha detto...

No, non era offensivo.
Il paragone con il gadget cinese è strettamente di marketing e di soldo, non di valore dell' "oggetto" in se.

Ovvero, la casa editrice ponza e riponza, e decide che la strategia di marketing per vendere più fumetti è di offrire portachiavi.
Ottimo.
Trova una ditta di cinesi, si fa stampare i portachiavi, paga i cinesi, mette su lo stand, trova due hostess in minigonna e regala portachiavi.

Oppure, la casa editrice ponza e riponza, e decide che la strategia di marketing per vendere più fumetti è di offrire schizzi di un disegnatore.
Ottimo.
Si accorda con il disegnatore per un compenso, mette giù lo stand con il tavolo dell'autore che stia li a sfornare disegni.
Lo paga all'ora, a pezzo, a promesse e fuffa, a minacce di bandirlo dalla redazione.
Ammetti pure, lo paga anche a prestigio: nome il cartellone, pubblicità al disegnatore.


All'utente finale, chi si piglia il gentile omaggio dalla casa editrice, interessa assai quanto la casa editrice ha pagato il "gadget".
Il giro di soldi c'è tra la casa editrice e il prestatore d'opera, cinesi o disegnatore che sia.


É tutto un altro paio di maniche quando l'autore, per fare marketing a se stesso, sceglie se disegnare gratis o di chiedere soldi per fare i disegni.

Li è un discorso di valore che si da al proprio lavoro, di fidelizzazione, di peso e di chenneso.
Un discorso che passa da commerciale a morale e "politico".

Fabio D'Auria ha detto...

Fico, il gadget ti costa 1euro (se sei uno spendaccione) però, chiedi ad un idraulico (se non vogliamo quantificare il prezzo di un disegnatore) quanto ti costa tenerlo 8 ore ad aggiustare lavandini.

Andrea Mazzotta - ILGLIFO ha detto...

Oppure potremmo fare nel cinema che gli autori autografano le loro foto!

Andrea Mazzotta - ILGLIFO ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Andrea Mazzotta - ILGLIFO ha detto...

Oppure, faccio un altro esempio a caso, l'editore si accorda con il disegnatore in fase contrattuale per la sua presenza allo stand!

Oppure, altro esempio sballato e assurdo, l'editore paga vitto, viaggio e alloggio al disegnatore e chiede disponibilità per promuovere il suo albo, sulle cui vendite prende anche una percentuale...

Ecco, tutte idee così, buttate giù al volo.
Ma anche quello dei portachiavi non era male.
Certo, dal lettore se a uno stand mi offrissero un disegno e un altro un portachiavi....bè...potrei andare in crisi pensando a cosa scegliere...

Ps: ho cancellato il messaggio di prima perchè avevo lasciato un refuso.

Locomotiva ha detto...

Glifo, hai capito esattamente.

"casa editrice paga disegnatore per disegnare l'album + fare promozione" è commercio.

Il disegnatore che chiede soldi AL CLIENTE, non è commercio di quattro spiccioli, é ribadire che il suo è un lavoro e va pagato.

Che un disegnatore non disegna così per sfizio.
Che un cartonato alla francese costa quel che costa perché è un anno di lavoro.
Che un fumetto anche sull'I-padde costa comunque ore di lavoro, anche se non c'è il tipografo e l'autista del camion.
Che Tu dare cammello, Io dare tappeto.
Che tu compra albo, io fare disegno.
Che Tu no compra albo, io no dare cammello.

Concetto sconosciuto, anzi concetto osteggiato.
La teoria del tuttoaggratis-che-io-c-ho-diritto, e Ah-ma-non-lo-fai-per-l'-arte?

Andrea Mazzotta - ILGLIFO ha detto...

Scusa ma COSA - STAI - DICENDO?

"casa editrice paga disegnatore per disegnare l'album + fare promozione" è commercio.

QUINDI?

Il disegnatore che chiede soldi AL CLIENTE, non è commercio di quattro spiccioli, é ribadire che il suo è un lavoro e va pagato.

CERTO. IL DISCORSO è: DOVE AVVIENE TUTTO CIO'?
AVVIENE ALLO STAND CHE PAGA L'EDITORE? MI SPIACE, PER ME NON è CORRETTO, PERCHè ENTRA IN CONCORRENZA CON CHI PUBBLICA IL IL SUO VOLUME E LO OSPITA ALLO STAND PER PROMUOVERE IL VOLUME STESSO (SULLE CUI VENDITE PRENDE UNA PERCENTUALE).
SE UN AUTORE VUOLE VENDERE I SUOI DISEGNI SI PRENDE UN STAND, COME FANNO IN TANTI. CONCORDIAMO?

Che un disegnatore non disegna così per sfizio.

MA QUESTO CHI L'HA MAI DETTO?

Che un cartonato alla francese costa quel che costa perché è un anno di lavoro.

QUESTO COSA VORREBBE DIRE?

Che un fumetto anche sull'I-padde costa comunque ore di lavoro, anche se non c'è il tipografo e l'autista del camion.

E QUINDI?

Che Tu dare cammello, Io dare tappeto.
Che tu compra albo, io fare disegno.
Che Tu no compra albo, io no dare cammello.

A PARTE CHE MI SEMBRA UN MODO DI DISCUTERE, QUANTO MENO DISCUTIBILE, MA CHI HA MAI MESSO IN DUBBIO TUTTO CIO'?

Concetto sconosciuto, anzi concetto osteggiato.

DA CHI? QUANDO? DOVE? MI FAI UN ESEMPIO CITANDOMI QUALCOSA/QUALCUNO?

La teoria del tuttoaggratis-che-io-c-ho-diritto, e Ah-ma-non-lo-fai-per-l'-arte?

MA DOVE?
GUARDA, A PARTE CHE IL MODO CON CUI DIALOGHI RENDE IL DIALOGO STESSO COMPLESSO E DIFFICILE, TANTO CHE NON SI CAPISCE BENE COSA VUOI DIRE (MA SORVOLIAMO), IO LA MIA POSIZIONE L'HO ESPRESSA NEL POST SUL MIO BLOG.
L'AUTORE VA SEMPRE RISPETTATO, NEL SUO LAVORO E NELLA SUA ARTE.
IL TUO PUNTO DI VISTA, PER ORA L'HO PERCEPITO SOLO ATTRAVERSO LUOGHI COMUNI E FRASI FATTE.
SE TI VA, ARTICOLA UN DISCORSO, COSI' MAGARI CERCO DI CAPIRE COSA VUOI DIRE E, SE VUOI, DIALOGHIAMO.
ALTRIMENTI, SE NON VUOI FARTI CAPIRE, CONTINUA PURE COSì.
NON E' CHE STANOTTE NON CI DORMO.

MI SCUSO PER IL MAIUSCOLO. STRANAMENTE NON MI FUNZIONAVA IL CODICE HTML DEL CORVISO E NON SAPEVO COME FARE A QUOTARE IL TUO INTERVENTO.

Giorgio Salati ha detto...

La mia opinione è che un autore invitato da una casa editrice a fare sketch o anche solo a presenziare allo stand per attirare possibili acquirenti dovrebbe essere pagato dalla casa editrice. Poi la casa editrice deciderà se far pagare o meno gli sketch. Il disegnatore fa i suoi sketch in tranquillità e a fine fiera viene pagato dalla casa editrice per il suo lavoro. E la casa editrice magari su 4 euro di sketch si prende 50 centesimi per ogni sketch. Nessuna concorrenza interna, semplicemente un vendere fumetti e sketches e pagarli all'autore. La casa editrice che fa semplicemente da "intermediario" tra l'autore e il cliente, prendendosi la sua parte, come già fa con i suoi fumetti. E' così strano? A me sembrerebbe la cosa più logica.

E ci guadagnerebbero tutti.

Questo ovviamente solo se il cliente non compra o non ha con sé un volume della stessa casa editrice. Attenzione, della stessa casa editrice, non dello stesso autore. Una promozione che fa la casa editrice: ti regalo uno sketch di uno dei nostri autori se compri (o hai comprato, ce l'hai in mano e te lo sei portato da casa) un volume pubblicato da noi.

Perché non è compito dell'autore fare promozione al proprio lavoro. Il compito dell'autore è fare l'autore ed essere pagato per quello, se no faceva l'addetto stampa o lo standista. Certo, se poi viene alla fiera a promuovere il proprio volume lo fa per aiutare la casa editrice, per darsi una mano a vicenda in un periodo di vacche magre. Ma non dovrebbe essere sottinteso che l'autore debba presenziare per fare promozione. Se no si faceva un'autoproduzione, si faceva il suo stand e se lo promuoveva e vendeva da solo. Con questo, è giustissimo e buonissimo che l'autore vada a fare promozione allo stand della propria casa editrice, ma non dovrebbe essere "dovuto", scontato.

Il dovere dell'autore è fare un fumetto il meglio possibile, perché gli viene pagato dalla casa editrice. Idem per gli sketch... se viene pagato.

Mauro Padovani ha detto...

Sono 4 anni che frequento fiere in Olanda e Belgio e ho smesso di partecipare alle fiere italiane.
Gli autori famosi di solito hanno una zona a parte in cui disegnano a pagamento.
Ci sono lo stesso le file (molto ordinate) e tutti sono felici di pagare per un disegno.
Concordo con Diego e Fabio e anche con Carmine che ne parla sul suo blog.
Non capisco perche' in Italia dev'essere differente e solo una questione di educazione e di rispettto dell'artista.
Io, facendo l'idraulico, la matita la piglio in mano solo se pagato, senno' me ne rimango a montare caldaie o a sturare cessi.

Il Parolaio Perplesso ha detto...

@ Fabio D'Auria

Il concetto è che, perlomeno nella mia esperienza, le fiere italiane non sono come quelle americane.

Agli stand Bonelli ho sempre visto code per fare 2 parole 2 con un autore e recuperare un autografo su di una fotocopia. Niente Artist Alley separata o zone dedicate, in quanto gli autori li ho sempre incontrati proprio nelle zone affollate o presso gli editori (oppure alle conferenze).

Ovvio che se si organizzasse una zona a parte per i disegnatori è un conto, ma guardacaso quando ho incontrato Bagley allo stand Panini (o all'epoca era ancora Marvel Italia ? Non ricordo...) mi ha fatto uno schizzo al volo a pennarello su Ultimate Spider-man e stop.

Un conto è organizzare una zona in cui i disegnatori lavorano su commissione e (giustamente) si fanno pagare le tavole. Diverso è rimanere con il sistema attuale dove li incroci in mezzo alla folla e sì e no riescono a tirarti giù 4 linee a pennarello.

Poi capiamoci, io capisco che gli autori vogliano essere pagati, ma mi sembra di leggere molti commenti piccati che forse dovrebbero essere rivolti alle case editrici che non sempre pagano gli autori, pittosto che prendersela con i lettori.

Simone ha detto...

premetto: è giusto cambiare le cose. Io vado a lucca e a fiere varie dal 1994 e non ho mai pagato per uno sketch. In 16 anni. E non è che ho litigato e tirato sul prezzo, non mi sono mai stati chiesti soldi o contributi. Adesso si esce con: in belgio e olanda si paga quindi è giusto farlo anche qui. Si ma gli autori si svegliano dopo 20 anni? Avranno i loro buoni e sacrosanti motivi, ma i cambiamenti portano sempre polemiche, e non possono essere troppo drastici. Poi, guardiamo in faccia la realtà: in francia vengono battute all'asta tavole di tin tin per decine di migliaia di euro, in italia secondo voi sarebbe possibile?

Fabio D'Auria ha detto...

"Ovvio che se si organizzasse una zona a parte per i disegnatori è un conto, ma guardacaso quando ho incontrato Bagley allo stand Panini (o all'epoca era ancora Marvel Italia ? Non ricordo...) mi ha fatto uno schizzo al volo a pennarello su Ultimate Spider-man e stop."

Se incontri Bagley al "booth" Marvel avrai lo stesso schizzo al volo a pennarello.

Così come avrai lo schizzo a penna da Milazzo se gli compri il portfolio o un volume.

Su questo non ci piove, ripeto, al tavolo dell'editore funziona così, ma se vai al tavolo dell'autore, ti fa un illustrazione con tutti i crismi necessari a soddisfare la tua sete di fan (e il prezzo pagato).

Ad ogni mantovacomics quando faccio le session colorando gratis i disegni di Cammo e/o Checchetto parlo con gli appassionati che stazionano li 8 ore a guardarmi colorare e spiego sempre che quello che facciamo lo facciamo per loro e perchè ci va, non perchè è dovuto, non perchè han pagato il biglietto.

La frase solita di uno sketchhunter che sento è:
"si ma io questa fiera ho preso 24 disegni, se dovessi pagarli mi servirebbe un mutuo".

Ma cazzo, 24? (su comicus uno parlava di 40) hai 24 autori preferiti?
Ogni fiera 24 sketch? O ti ci fai la carta da parati o li tieni chiusi in un cassetto, una cartellina in un cassetto con 50autori diversi è "amore verso un autore" o "colleziono figurine"?

Il fan americano non li sogna nemmeno 24 disegni, risparmia i soldi tutto l'anno per potersi permetter la commission del suo autore preferito, formato A3, su carta buona, magari a colori...
Quello poi è un tesoro, quello ha un valore.

Locomotiva ha detto...

A titolo di ampliamento discorso:
Maddalena: ovviamente, naturalmente... Su Youtube

Che avevo trovato a suo tempo tramite Davide Mana

Scintilla ha detto...

Sono sbalordita e stupefatta per ciò che leggo. Mai mi sognerei di chiedere a un professionista di riempirmi un album di disegnini solo per i miei begli occhi, quantomeno toglierei le ragnatele dal portafoglio per comprare, prima, un suo lavoro. Se mi piace al punto da mettermi in fila per ore, non dovrebbe pesarmi lo spender due soldi.

Il fatto è che chi scrive, disegna o suona è abitualmente considerato uno sfaccendato che lavora per passatempo. >:-(

il cotta ha detto...

se ci metto io la matita, la gomma, il pennarello, scelgo il soggetto, il formato, e in più mi faccio fotografare con l'autore e gli regalo la foto, ho diritto ad uno sconto?

Mauro Padovani ha detto...

X Il Cotta

fai la fila da MC Donald's, paghi e hai patatine e hamburger...
fai la fila da un disegnatore di fumetti, paghi e hai un disegno...
Mi sembra semplice.