giovedì, settembre 09, 2010

Sì, sono un cliente difficile.



Dato che a breve sarò Motozilla (poi ti racconto) mi serviva un casco.
Tempo fa avevo trovato nella casella della posta la pubblicità di un negozio sulla vigevanese che vende di tutto e di più per le auto e le moto.
Stamattina sono andato a darci un’occhiata.
Entro, non c’è nessuno.
Sulla soglia mi guardo attorno, c’è una tipa alla cassa attaccata all’ingresso e le dico:
- Buongiorno!
La bionda mi guarda senza dire nulla. Spiaggiata sulla sua sedia.
In un miliardesimo di millesimo di nanosecondo decido che lì non avrei comprato niente. Niente di niente di niente.
Non pretendo di essere trattato in un negozio itagliese come vengo trattato nei negozi all’estero.
A volte, entrando in alcuni posti hai la sensazione che il negozio sia tuo. Ecco, non esigo lo stesso tipo di cura e attenzione a cui sono soggetto varcato il confine.
Tipo che sono i commessi (addirittura!) a dirti: Ciao, come va?
Ma perlomeno, se ti saluto, rispondimi, annoiata pulzella!
Guardo un casco, mi giro due volte su me stesso ed esco.
Dico ancora:
- Salve!
La creatura risponde. Si vede che sono felici di vedere i clienti uscire a mani vuote.
Faccio duecento metri. C’è una concessionaria di una nota marca di moto. Dalla vetrina scorgo due pareti piene zeppe di caschi.
Bueno. Mi fermo, entro.
Il negozio è aperto, ma sembra chiuso. Luci spente, aria da: va che siamo aperti per sbaglio.
Dentro c’è un tizio, appoggiato a un mobile, con un cellulare all’orecchio.
- Salve!
Dico io.
Lui mi guarda, con l’espressione di uno che pensa: Toh, un bipede! e mugugna qualcosa.
Meglio di niente.
Vado dai caschi. Sono davvero un casino. Ne vedo uno abbastanza tamarro da piacermi. Sollevo il cartellino per vedere il prezzo.
Non c’è.
Addocchio un altro casco, controllo il cartellino, niente prezzo.
Io detesto non sapere prima quanto costa qualcosa.
Mi guardo attorno e mi chiedo se per caso il commesso è uno scienziato che conosce a memoria i prezzi di tutti i centoventi caschi esposti.
Ecco. Non pretendo di essere trattato come in un negozio all’estero. Dove appena vedono che potenzialmente hai bisogno, arriva qualcuno che ti chiede: Chènaìelpiù? e a Londra: Meiaìeelpiou?
Niente prezzi. Me ne vado, caro.
Ripiglio la porta, ridico: Salve. Questa volta il tizio appoggiato risponde con un: Buongiorno!
Mi volto stupito.
Non diceva a me, parlava al cellulare.
Fatto sta che il mio cazzo di casco me lo sono comprato nel reparto Auto/Moto/Accessori di un centro commerciale. Ho fatto tutto da solo. Ne ho provati cinque o sei, ci sono andato in giro, li ho guardati, annusati, strizzati e alla fine ne ho comprato uno.
Non sempre è colpa della Crisi o della Grande Distribuzione che schiaccia la concorrenza.
E' proprio che è difficile vendere qualcosa a qualcuno se ti comporti da stronzo.

26 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao, è la prima volta che commento su un blog in vita mia, forse perchè è la prima volta che qualcuno la pensa come me! Sono un commerciante e ho appena inviato questo tuo post a un mio amico che mi prende sempre per il culo perchè quando qualcuno entra nel mio negozio ho la cattiva abitudine di salutare, chiedere se serve qualcosa e intrattenermi con i potenziali clienti che, anche se non comprano una mazza, si sentono un po' a casa loro (o così almeno credo...). Grazie!

Patrizia Mandanici ha detto...

Non so se è una mia impressione ma una volta (facciamo dai 20 anni in su) i commercianti non erano così palesemente maleducati e vogliosi di perdere i clienti.
Certo, in Italia non si è mai brillato per affabilità, voglia di far bene il proprio lavoro e gentilezza, ma almeno una volta c'era una specie di minimo di educazione.
Non sei un cliente difficile, sei solo un cliente che esige un minimo di ripetto, e ti capisco benissimo.
Io ho una lunga lista di negozi in cui non entro più proprio a causa del menefreghismo dei gestori - come se mi facessero un favore a vendermi delle cose...

Fabio D'Auria ha detto...

Sugli scorbutici e i maleducati concordo pure eh, ma sai però che l'opposto in Italia (il "comune" all'estero) lo percepiamo male?

Sei mai entrato da footlooker (esempio)? Già passi davanti la vetrina che hai paura i commessi ti trascinino dentro prendendoti per le ascelle, poi mentre guardi la rastrelliera in cerca dei modelli dell'anno scorso sottocosto non per necessità ma perchè "l'uomo non vuole qualcosa che costa poco, vuole pagare poco qualcosa che costa tanto" ne hai 3 che con la pinna dorsale fuori dall'acqua ti girano intorno aspettando un mutare della tua espressione per attaccarti:
-Ha bisogno?
-no, do uno sguardo
-guardi abbiamo i calzini in offerta
-no grazie mi servivano delle scarpe da trekking
-fa trekking? ci sono i nuovi zaini, in regalo c'è il portachiavi.
-No non faccio trekking è che le scarpe classiche mi stanno su cazzo ma la mia ragazza non mi vuole a cena con le snikers...
-Se ha bisogno chieda pure eh

Anonimo ha detto...

Sante parole, le tue e quelle dei commenti sovrastanti!
Un discorso parallelo si può fare sul servizio in ristoranti, trattorie e pizzerie.
Marco Pellitteri

Anonimo ha detto...

casco al centro commerciale? per carità, la testa è la tua, ma solitamente i caschi che vedo io nei centri commerciali sono in policarbonato e qualitativamente non eccelsi perchè se cadi invece di assorbire l'urto rimbalzano... poi se invece ne hai trovato uno in fibra di vetro allora ok.
in fibra di carbonio sarebbe ancora meglio ma costano un botto.

Lanterna ha detto...

Io sono nipote di commercianti, cresciuta nei loro negozi, quindi sono attentissima alla qualità del servizio che ricevo, soprattutto quando è evidente che chi mi serve è il titolare.
Esiste una via di mezzo neanche troppo difficile da raggiungere, ovvero quella situazione per cui, quando un cliente entra, tu sorridi, saluti e gli offri il tuo aiuto. Se lui declina, aspetti sorridente (e senza dedicarti ai fatti tuoi) che finisca il giro e arrivi alla cassa.
Accidenti, i miei nonni avevano a malapena finito le elementari, ma queste cose le sapevano!

Pris ha detto...

In effetti in genere accade il contrario: entri e fingono di salutarti e poi se esci a mani vuote, ti odiano semplicemente, perché sei uno per il quale non vale la pena di sprecare il fiato. Però anch'io ultimamente ho notato questo spirito del "se entri nel mio negozio già mi dai un po' fastidio".
E dall'altra parte ci sono i negozi di catena, quelli dove assumono i commessi e gli danno una percentuale sul venduto. A quel punto è un continuo "Posso aiutarla?". E non sempre il mio laconico "Sto guardando, grazie" li rende felici. Però almeno in questo caso fanno il loro mestiere!

carlpaz ha detto...

se posso dire la mia, da negoziante che sta in un piccolo negozio di cd e vinili usati, 40 metri quadri, io provo lo stesso fastidio per la quasi totalità di persone che entrano, non salutano, guardano tutto, ed escono senza salutare. con punte estreme di quelli che aspettano che tu sistemi qualcosa e gli volti le spalle per poter uscire senza doverti salutare. mi fa così rabbia che ormai quando sono sulla soglia, a costo poi di passare per lo stronzo di turno, urlo un BUONGIORNO, EH?. e non è questione di età o nazionalità.
qui sul naviglio non salutano italiani, giapponesi o tedeschi e inglesi. quindi il problema non è da che parte del banco stai.

carlpaz ha detto...

@Patrizia
una volta non erano maleducati nemmeno i clienti.
credimi, non è un virus che colpisce solo i commercianti.

Greg ha detto...

eh, la grisi

Artan ha detto...

"Meiaìeelpiou?"

eheh, sapevo che voi italiani fate fatica a pronunciare la "h", ma questa tua trascrizione fonetica mi fa pensare che non riuscite neanche a SENTIRLA :)

Comunque, sono d'accordo, ovviamente. Mi domando cosa si aspettano, un improvvisa isteria collettiva che fara' andare a ruba ogni singolo casco nel mondo?

Artan ha detto...

E poi, scusa, gia' ti e' andata bene. Per come hai descritto il secondo negozio, pensavo gia' che sarebbe finita come nel negozio di Zed in Pulp Fiction.

Patrizia Mandanici ha detto...

Ovviamente non credo che i clienti appartengano a una specie distinta rispetto ai commercianti; è che l'argomento era focalizzato sulle aspettative dei clienti (quelli appartenenti alla categoria "Cajelli" - ovvero chi si comporta educatamente) quando entrano in certi tipi di negozio.
Si può essere anche tendenzialmente maleducati e asociali di natura, ma poi se vuoi fare come lavoro quello del commerciante a contatto col pubblico magari fai uno sforzo e cerchi perlomeno di non far scappare la clientela.
Spero che la maleducazione di certi clienti non autorizzi i venditori a sfogarsi con tutti gli altri - a volte si ha questa impressione, e posso capire la frustrazione, ma così non si risolve nulla e anzi si peggiora la situazione.

ale ha detto...

Non sono i commercianti. E neppure i clienti. O meglio: non è nessuna delle due categorie in particolare. Il problema sta nel fatto che è la gente in generale ad essere maleducata. Oppure particolarmente timida.

In attesa di capirlo, cerco di fare acquisti solo su internet.

PaulJail ha detto...

Io sono figlio di e nipote di commercianti, concordo che la maleducazione esiste in entrambe le categorie, io ho lavorato per anni a fianco di madre, vendendo abbigliamento, se mi azzardavo a non salutare un singolo cliente mentre entrava mi avrebbe fatto un culo a capanna, forse molti maleducati sono una certa categoria di commessi/e che sono sottopagati o scazzati per loro natura, ovviamente non sono giustificati.

Anna e Nicola ha detto...

Anna: No, non sei un cliente difficile, è che li assumono così.

Odio odio odio odio odio odio!

Nicola: Sono un ex centauro, ora scooterista, conosco un buonissimo negozio che tratta bene i clienti e se hai bisogno ti spiegano anche le cose. Se ancora ti interessa scrivimelo tramite mail che ti do l'indirizzo, visto che non so se qui si può far pubblicità.

Anonimo ha detto...

Aggiungo poi dal post precedente, che, non avete idea di quanto sia difficile trovare personale, mia madre ha avuto per anni negozi di abbigliamento per donna, trovare una commessa educata non era un impresa cosi' facile, credetemi, c'e' molto "scazzamento", "faciloneria", a volte avevamo delle commesse che non muovevano un dito, capitava che un maglione potesse cadere da uno scaffale o mensola, lo guardavano come se niente fosse, li raccoglievamo noi, esiste anche questa categoria di commessi/e purtroppo.

Faust VIII ha detto...

Il tipo di commerciante "ah, sei entrato nel mio negozio. Dovevi proprio? Cerca almeno di non rompere" ha una sola cosa da fare: andare a zappare la terra che ce n'è tanto bisogno (soprattutto se sei il titolare). Credono di essere tutti imprenditori e poi manco il loro mestiere sanno fare.

Una ha detto...

Lo so.
Lo so che non devo dirlo.
Lo so.
Ma non resisto proprio...


...Siete mai entrati in un Apple Store? Ecco, è la perfezione. I commessi sorridono, ti salutano e sembra che stiano lì a divertirsi. Ti dicono "ehi, se hai bisogno sono qui", con l'aria più casual del mondo, ma non ti assillano, anzi ti senti arrivato a casa tua e più tocchi e smanetti più loro son felici. Se chiedi aiuto, sembra di chiederlo ad un amico geek che è in fissa col Mac quanto e più di te.
E per finire, ti fanno passare aggratis e in garanzia anche riparazioni su computer comprati sei anni prima.

Se avete un negozio, andate da Apple e imparate.

Ora uccidetemi pure.

Anonimo ha detto...

diè, hai ragione da vendere, anche io la penso così, siamo talmente abituati ad essere trattati come merde quando entriamo nei negozi che ieri, comprando un paio di scarpe da benetton, ho fatto i compliment alla commessa per quanto fosse gentile. non siamo più abituati. lei ha letteralmente gioito ai miei complimenti. ci tornerò, appena ho due soldi, ovvio.

Diego Cajelli ha detto...

E' chiaro che la maleducazione e la cafoneria sono da ambo le parti!
Uno dei rari momenti in cui posso sfogare tutta la mia furia verso il mondo cafone è quando travolgo a spallate quelli che non mi fanno scendere dal vagone della metro.
C'è scritto:
Lasciare scendere prima di salire.
Non lo fai?
Bene, ora ti tocca un passagio in più: alzarti da terra prima di salire.
Comunque sia, massima solidarietà ai commercianti educati!

Lui ha detto...

"Uno dei rari momenti in cui posso sfogare tutta la mia furia verso il mondo cafone è quando travolgo a spallate quelli che non mi fanno scendere dal vagone della metro.
C'è scritto:
Lasciare scendere prima di salire.
Non lo fai?
Bene, ora ti tocca un passagio in più: alzarti da terra prima di salire."

Parole sante.

Sono peggio di una falange spartana a volte.

Illbegood ha detto...

Mi comporto esattamente come te in questi casi. Ma una volta mi è successo di peggio: entro nel negozio, un super tamarro muscoloso con capello lungo e untissimo non sente il mio "salve" ed esclama con tono da ergastolano "cazzo non si saluta? è quello che entra che deve salutare"...ho risposto "guarda che io ho salutato, non hai sentito" ... lui "ma che cazzo dici, non hai salutato"... mi ha talmente spiazzato che non sapevo più cosa rispondere... poi mi sono ripreso, come il cajelli ho fatto un paio di giri su me stesso e me ne sono andato senza salutare... da paura...

Illbegood ha detto...

Beh ma a voi non capita mai che in un negozio paghi, ringrazi anche se dovrebbe avvenire il contratio, come risposta ottieni un secco "prego"? a me molto spesso...

Anonimo ha detto...

Voglio scrivere per testimoniare l'ansia da footlocker! Veramente, io ho paura solo a guardare la vetrina. Già iniziano a individuarti e a sfoggiare il loro sorrisone, pronti all'attacco.
Volevo prendere un paio di scarpe una volta...
"come vanno?"
"bene grazie"
"no ma c'è anche quest'altro modello, non vuoi provarlo?"
"no grazie, cercavo proprio queste."
"eh ma no, queste sono le vattelapesca 6.0.1, è uscito il modello nuovo con più colori!"
"no grazie van bene queste."
"ma no dai, sono solo 20 euro in più, quelle sono passate di moda."
"non mi interessa voglio queste."
"vabbè ok...vuoi le stringhe?Il pulisci scarpe?"
ecco, mi sono talmente innervosita che ho lasciato perdere, ho salutato educatamente e me ne sono andata.

Eleonora ha detto...

detto da commerciante ( da 12 anni tranne l'interruzione forzata post terremoto 6 aprile) , quanto hai ragione!