lunedì, settembre 27, 2010

Sapessi com'è strano vedere Cattelan a Milano...


Domenica pomeriggio cu-cu-cu-culturale, sono andato a vedere il “Dito” di Cattelan in Piazza Affari e la sua mostra a Palazzo Reale.
A me Cattelan piace. Ora dimmi pure che sono un fighetto, che l’arte contemporanea non la capisci, o che non esiste, e che qui una volta era tutta campagna. Fatto sta che a me quello che fa Cattelan piace. (Perdonami le prossime righe di inaudita fighetteria, ma non siamo tutti tatangeli.)
Quando mi sono ritrovato davanti “Ave Maria”, alla Tate Modern di Londra, sono rimasto fulminato, inchiodandomi lì per mezza giornata.
Le cose vanno viste, e vederle in foto vale fino a un certo punto. Milano, scuotendosi per un momento dal letargo che la domina, tira fuori Cattelan da chissà quale cassetto. Ecco quindi una buona occasione per vedere dal vero alcune opere di Cattelan, tra cui la mia preferita: “La nona ora”.
Esco di casa con le migliori intenzioni e la mia macchina fotografica. Una domenica post estiva, con negozi aperti, il cielo azzurrino, una buona dommennica ittagliana. Milano si impegna con tutte le sue forze e riesce a deludermi ancora.
Il “Dito” non è collocato in Piazza Affari. Il “Dito” è buttato lì in Piazza Affari.
Sbattuto in mezzo alle auto, tra un TIR e un furgone. Se ti fermi e lo guardi, le auto ti suonano per parcheggiare. Vivo in una città a misura di Mercedes, dove il concetto di zona pedonale è un nemico da abbattere.
Nonostante l’atmosfera da parcheggio dell’Autogrill, c’è un manipolo di persone che guarda l’opera, fulminate dagli sguardi di uno scocciatissimo autista di qualcuno, che aspetta il suo qualcuno.
Mi sposto a Palazzo Reale e lì le cose vanno ancora peggio.
Devi proprio avere voglia di andare a vedere la mostra di Cattelan, devi esserne convintissimo, non devi essere timido, ed è meglio se già conosci un po’ la planimetria del palazzo, studiandola per conto tuo.
Arrivi, e la prima cosa che vedi è, più o meno, un chilometro di coda di gente in fila per andare a vedere la mostra di Dalì.
C’è un cartello, sui cui si legge: Fila Dalì.
Io ci scriverei sotto a mano: Alà.
Una fila da più o meno tre ore. Al che uno dice: E Cattelan? Allora, spinto dall’italianità che ognuno di noi, suo malgrado, è costretto ad avere nell’animo altrimenti non sopravviverebbe nella nostra società, in assenza di qualcuno a cui chiedere, cammino di fianco alla fila, saltandola tutta, fino alle scalinate di ingresso.
Anche lì nessun cartello. Però ci sono due operatori museali che gestiscono l’apocalittica coda per vedere Dalì. Un uomo e una donna, età stimata circa 45/50 anni.
Chiedo al tipo:
- Mi scusi, per vedere Cattelan?
Al che, invece di rispondermi, la tipa si mette a parlare con il suo collega:
- Ehttelodhetto… Cabbiosogna che facciamme qualcosa che […parola incompresibile…] scucciato o’telefono maruzzella.
[Non sono proprio sicuro di maruzzella, ma il suono più o meno era quello.]
Lui annuisce a lei, alza le spalle, e poi mi dice:
- Vaddisopra.
E io vaddo sopra.
Sapevo che la mostra costava cinque euri e che c’erano tre opere esposte. A me sta bene. E’ un prezzo simbolico. Non pretendo di vivere in un paese civile dove i musei sono gratis. Tiro fuori volentieri cinque euri.
Del resto a Milano di soldi ne girano pochi. La città è impegnata in una colossale opera di beneficenza in vista dell’Expo, e tutti i capitali disponibili sono stati usati per rendere meno disagevole la vita dei dirigenti delle imprese di costruzione.
Io li tiro fuori volentieri cinque euri, ma a quanto pare, molte persone non hanno il mio stesso senso civico, e si lamentano con le guide.
La donna crocefissa è interessante, ma a mio gusto c’è troppa struttura attorno. Forse è stata un’esigenza tecnica, non so, ma non riesco a entrare nell’opera.
Mi sposto nel salone delle cariatidi e lì l’atmosfera cambia.
Sarà sicuramente l’ambiente, semidistrutto dalla fine della seconda guerra mondiale, ma lì l’impatto è davvero notevole.
La “Nona Ora” è lì per terra. Secondo me ne manca un pezzo. Ma forse la foto che avevo visto era quella di un allestimento diverso.
La “Nona Ora” vista dal vero è eccezionale.
A dieci metri d’altezza, su un cornicione sbrecciato, in mezzo alle statue distrutte, c’è "Drummer Boy" che suona il suo tamburello.
Indubbiamente suona al crollo verticale dell’occidente.
E’ davvero inquietante. Mi butta addosso un’angoscia profonda, spettrale.
Un capolavoro involontario è nell’ultima sala. Un libro su Cattelan è stato smontato, spaginato, e incollato al muro con l’intenzione di fare un percorso critico. Le pagine sono come tanti posterini nella cameretta di un teenager .
Adoro la provvisorietà e la cialtronaggine che ci sono dietro l’idea di prendere un libro, spaccarlo e usarlo come metatesto. Significa, tra l'altro, farsi belli con un lavoro fatto da altri.
In più, quel libro non puoi comprarlo al bookshop, che non c’è.
Nel senso che il bookshop non c’è proprio. Già fai fatica a trovare l’uscita, figurati se a qualcuno è venuta l’idea di vederti due cartoline.
Ma al di là dell’assente bookshop, ci voleva poco, per dire, a inquadrare il “Dito” di Piazza Affari con una web cam, e piazzare un monitor da qualche parte, lì a Palazzo Reale.
Esco, in piazza Duomo c'è una struttura da colossale concerto dei Rolling Stones, da cui proviene musica tecno.
Ci faranno le sfilate questa sera. Chissà se assistere costa cinque euri.

6 commenti:

michele petrucci ha detto...

L'arte di Cattelan è un arte popolare, un arte contemporanea che arriva facilmente perché basata sul colpo allo stomaco, sulla provocazione. Detto questo, a me diverte e sarei andato volentieri a vedere la mostra.
Prima che ce la descrivessi.

PuDDu ha detto...

Mi sa che ci siamo incrociati, anche io ero lì ieri pomeriggio a vedere lo spettacolo delirante dei caroselli di mercedes e risse tra autisti a noleggio.

Però ho come l'impressione che il "dito" sia girato dalla parte sbagliata...

Bah

Cuk ha detto...

io ci avrei scritto
"Dastello Dalà", ma solo perchè sono nerd nel profondo.
Cuk

Cuk ha detto...

oltre che nerd sono dislessico. Ovviamente volevo dire "Castello"

Anonimo ha detto...

5 Euri????
No perchè qua per entrare agli Uffizi, fila apparte, si paga 7, circa e mi sa che lo stesso per la mostra su Caravaggio!!
5 Euri!! 5!!!

Isa

Artan ha detto...

Si', ma sono gli Uffizi, non la mostra di un pubblicitario che fa il pubblicitario di se stesso :)