domenica, settembre 05, 2010

Fumetti: perlomeno, pur sempre in debito.



Passando per House Of Mistery, scopro una news interessante, seguo il link e mi leggo tutto l’articolo di Mirella Appiotti che parla di Graphic Novel su La Stampa.
Se fossi uno di quelli che si accontenta delle briciole di attenzione mediatica che cascano giù dal grande tavolo della comunicazione sarei contento.
Mi sosterrebbero le stampelle del “perlomeno”.
Perlomeno si parla della 001, una casa editrice che merita attenzione, con un catalogo interessante, tra cui spiccano (a gusto del sottoscritto) le ristampe dei grandi classici della EC Comics.
Purtroppo, soprattutto in questo periodo, i “perlomeno” li ho finiti e le briciole mi interessano poco.
L’articolo non solo conferma le mie teorie sulla percezione del nostro media, ma è anche un ottimo esempio di come ci sia un’intenzione (forse) genuina nel voler parlare di certe cose. Peccato poi che il tutto si traduca in un’emulazione mancata di giornalismo, per dirla alla Labranca-maniera dei bei tempi che furono di “Andy Warhol era un coatto”.
Nel pezzo, mi diverte la pubblicità occulta alle strisce per depilarsi le gambe
L’ho evidenziata nella schermata qui sotto, perché se un redattore intelligente se ne accorge poi la corregge.



(Mirella, le strisce a fumetti sono le Strip. Quello che hai scritto tu sono delle fettucce di carta con della cera spalmata su un lato.)
Ma il vero capolavoro è questa frase:
“… la graphic novel che punta ormai a toccare la letteratura, è pur sempre un’erede e debitrice del fumetto..”
In quel “pur sempre” c’è tutta la diffidenza, la sottovalutazione, il dover prendere le distanze, l’esigenza di differenziare la neo manna culturale Graphic Novel da quella merda per sottosviluppati chiamata fumetto.
Il concetto è filologicamente sbagliato. Ma dato che invece di studiare andavo in giro a fare gavettoni alle matricole, lascerò che qualcuno dei vari dotti in ascolto ci spieghi per bene il perché.
A me piace giocare con le parole. Basta manipolare la frase per far capire anche ai non addetti il motivo per cui siamo di fronte a una gran cazzata.
Versione 1:
Il giallo che punta ormai a toccare la letteratura, è pur sempre un’erede e un debitore della scrittura.
Versione 2:
I medical drama, che puntano ormai a toccare la cinematografia, sono pur sempre degli eredi e dei debitori dei telefilm.
Versione 3
La nouvelle cuisine che punta ormai a toccare la ristorazione, è pur sempre un’erede e debitrice dei fornelli.
E via così, a sfumare, come le canzoni anni ’80.

31 commenti:

Marco D ha detto...

Diego, mi permetto di segnalarti anche la discussione, partita qui dalle mie parti,

http://sonostorie.wordpress.com/2010/08/03/una-buona-novella-forse/

e ripresa da varie persone, bontà loro.

L'articolo era un altro, ma la sostanza è (purtroppo) la stessa.

Comunque leggendo "Venere privata" di Scerbanenco in questi giorni, mi sono imbattuto in una prefazione di un critico avvertito come Luca doninelli. Per tutto il testo, non si fa che che ripetere, per sottolineare il valore dell'opera che Scerbanenco "non scriveva solo gialli".
Capito? Come se il mistery fosse letteratura di serie B.
Siamo ancora qui nel 2010, in Italia.

GiovanniMarchese ha detto...

Purtroppo in Italia i fumetti portano addosso un pregiudizio negativo dovuto sopratutto a una certa dose di ignoranza. Monicelli qualche annetto fa descrisse molto efficacemente il fenomeno nell'episodio "la bambinaia" dal collettivo "Capriccio all'italiana": http://www.youtube.com/watch?v=1pKTfUGRyy0
Bisogna darsi da fare e diffondere la cultura fumetto e come autori cercare di dare sempre il meglio.

:A: ha detto...

"What's in a name? That which we call a rose
By any other name would smell as sweet."

L'adozione del termine "graphic novel" in Italia dimostra che Giulietta si sbagliava. Infatti vedi che fine ha fatto.

Planetary ha detto...

Questa è una guerra che si trascina da decenni, cambiano i particolari ma l'intenzione è sempre la stessa.
Ricordate la diatriba fumetto d'autore-fumetto popolare degli anni 80 e 90? Bene, quella battaglia la vinse il fumetto popolare, anche grazie alla totale scomparsa delle riviste. Oggi la STESSA diatriba ricompare con nomi nuovi, nessuno s'azzarda più a tirare fuori il concetto di fumetto d'autore, ed eccone quindi uno nuovo nuovo "graphic novel", che è la STESSA minestra concettuale di 20 anni fa.
La guerra non è mai finita.

:A: ha detto...

Planetary: no, questo passaggio è più sottile. La diatriba "d'autore/popolare" implicava che esistessero fumetti di qualità.
Il termine "graphic novel" invece è andato più in là: si è smarcato dal concetto stesso di fumetto, che è diventato tutto, in maniera indistinta, merda.

Anonimo ha detto...

è vero che il mondo del fumetto meriterebbe un pò più di pubblicità, ma se è di questo tipo potrebbero anche risparmiarsela.

A me poi, questo genere di cose, da fastidio non solo quando l'argomento è il fumetto, ma in generale questo stare in superficie alle cose, non informarsi (o interessarsi che è anche peggio)mi da ai nervi.
Inutile parlare di cose che non si conoscono.

Lav

:A: ha detto...

@Lav: ehm...stiamo parlando di giornalismo contemporaneo.
Non giustifico nessuno, ma ti garantisco che la mancanza di competenza è DIFFUSA e purtroppo tocca ogni tipo di argomento.
Cioè, non è che sia il fumetto particolarmente bistrattato in questo caso, è un po' tutta l'informazione nostrana che fa abbastanza caghèr.

Planetary ha detto...

@ :A:
hai ragione, s'è fatto un salto di "qualità". Visto che il fumetto d'autore ha perso, sganciamoci direttamente dal concetto di fumetto.
Se vogliamo, strutturalmente, è la stessa operazione che s'è fatta coi manga.

Quad ha detto...

L'articolo l'ho letto sulla versione cartacea de La Stampa. Era dentro TuttoLiri, una storica rubrica-ex-inserto ormai snobbata dai lettori di Fumetto, ma pure e soprattutto dai lettori di Libri. Snobbata per un motivo tanto chiaro quanto assurdo, lo snobismo elitario che impera nelle sue pagine.
Ora, non chiedo che si parli di Moccia tutte le settimane, ma oltre alla classifica dei più venduti, parlare di libri che piacciono davvero alla gente che legge non sarebbe male.
E invece no, si parla solo di libri di filosofia e dei volumi pubblicati dagli "amichetti".
Quindi, non scandalizziamoci troppo se il fumetto è trattato a male parole. Così è anche per il romanzo di genere, il romanzo in generale e circa il 90% delle cose che la gente comune legge.

Per la cronaca, il box di quest'articolo era in un angolo a fondo pagina.

marcoficarra ha detto...

Questo articolo di Andrea Plazzi è chiarissimo sulla questione "graphic novel" http://andreaplazzi.wordpress.com/2009/04/20/il-fantasma-del-fumetto/

conversazionisulfumetto ha detto...

non se ne può più di questi giornalisti!
a tal proposito un bel post sulla diatriba graphic novel qua:
http://conversazionisulfumetto.wordpress.com/2010/09/04/la-diatriba-italiana-e-forse-non-solo-sul-termine-graphic-novel/

Giacomo Nanni ha detto...

ciao diego, non ho mai postato un commento ma ti seguo da anni e spesso sono d'accordo con te, ho votato "Come al solito" nel sondaggio su x-factor.

però, domanda: ma non era tempo di autocritica?
Una giornalista ti dà l'ennesima occasione per riflettere sulla percezione del fumetto, tu definisci l'articolo "un ottimo esempio di come ci sia un’intenzione (forse) genuina nel voler parlare di certe cose".
Ecco: i cosidetti fumettari cosa fanno? Le danno addosso.

Non è il caso di chiedersi perchè?
è strano

buona giornata

Diego Cajelli ha detto...

@Giacomo
Hola!
(Parentesi: Cronachette è meraviglioso!)
Tornando alla questione...

L'autocritica è uno strumento che funziona molto bene se ci si trova sullo stesso piano di onestà intellettuale.
Usarla oggi equivale a essere sbranati da un orda di bestie feroci.
Non mi riferisco soltanto all'articolo in questione, lo penso in termini generali.

Giacomo Nanni ha detto...

@diego, (grazie) verissimo quel che dici.
Ma però (e scusa se mi dilungo ancora qui, ho visto che sei andato avanti).

L'atteggiamento autoghettizzante di certi lettori corrisponde spesso anche ad una certa mentalità degli autori, che producono materiale autoreferenziale, nel senso dell'autoreferenzialità del Fumetto, non dell'Autore. Storie nelle quali è quasi impossibile che si soffra o si goda o ci si atterrisca, a meno che non tu non sia già una sorta di adepto del "genere" di riferimento, in questo caso il "fumetto" come universo a parte. E non è un problema solo italiano, è chiaro.
Quindi l'autore produce quel materiale per quell'ambiente/universo (merda per sottosviluppati?), l'ambiente/universo se ne nutre e così via, come nella proverbiale "Ditta" di Elio.
L'autore si lascia incantare facilmente dal proprio pubblico.

Quindi è bene non lasciarsi sbranare, ma anche capire se non siano piuttosto i lettori "canonici" di fumetto, i "fumettari", che se lo stanno sbranando.
Volevo solo mettere in evidenza questo aspetto, forse banale, della questione.

Greg ha detto...

comincio a pensare che il problema sia la percezione di tutti i [realmente] sottosviluppati che rappresentano l'universo fruitore fumetto.
basterà fare un giro al carnevale lucchese per vederne a palate.
sono riusciti addirittura a far scappare Bonelli da Lucca; cioè, il MASSIMO rappresentante del fumetto italiano non andrà più alla MASSIMA celebrazione italiana del fumetto perchè si rende conto che il suo business sta alimentando una marea sempre crescente di mongoloidi i quali fruiscono del loro media preferito tanto quanto il fanciullo degli anni '80 fruiva del costume di carnevale di zorro o di he-man.

CVD

è pur sempre una roba da bambini.


come vi approccereste ad un prodotto i cui fruitori medi sono degli evidenti sottosviluppati?

Anonimo ha detto...

Sui cosplayer.
Non sono un difensore del cosplay (che non ha bisogno di difendersi, poiché è una pratica che gode di ottima salute e di crescente accettazione); scrivo per segnalare che credo che tu stia confondendo le cause con gli effetti.
Il cosplay non ha chiesto di entrare nelle fiere del fumetto. Non ha sfondato cancelli e transenne.
I primi cosplayer italiani si presentarono spontaneamente a Lucca nel 1997, pagando un regolare biglietto. L'anno dopo erano ancora di più. Pagarono il biglietto.
A ExpoCartoon, nel 1999, furono invitati a entrare con uno sconto o gratis, ora non ricordo. E da allora si è sempre fatto così: i cosplayer entrano gratis oppure con un biglietto scontato.
Questo perché, secondo la valutazione degli organizzatori delle mostre-mercato, fanno colore, fanno numero, fanno notizia e - pensa un po' - comprano fumetti, dvd, videogiochi, modellini e quant'altro (compresi generi alimentari in fiera: sotto i costumi ci sono esseri umani che, come te e me, apprezzano i panini con la mortadella). Non solo manga ma anche supereroi americani, Rat-Man, Corto Maltese ecc. Basta osservare la geografia dell'immaginario desumibile dai vari costumi: Star Trek, Guerre Stellari, videogiochi assortiti, Wolverine & co. ecc.
Il cosplay è la manifestazione visibile di *un* modo di intendere l'immaginario che scaturisce dai fumetti (da certi tipi di fumetti). Ce ne sono altri, ovviamente. Meno visibili, ma che non mi pare siano trascurati dagli organizzatori delle mostre-mercato.
Non in tutte le manifestazioni sul fumetto ci sono cosplayer. Questo perché c'è manifestazione e manifestazione. Ci sono le mostre-mercato, ci sono i festival, ci sono le mega-convention potpourri, coi sono le mostre in gallerie d'arte o altri luoghi adibiti. Pensa a Bilbolbul, pensiamo alla Mostra Internazionale dei Cartoonists di Rapallo, alla mostra milanese Fumetto International del 2006 e altri eventi di questo tipo.
Cominciano inoltre a spuntare in Italia manifestazioni dedicate solo ai cosplayer e/o solo alla cultura pop giapponese (dove la parte del leone la fanno i manga e gli anime).
Questo per dire che non ritengo particolarmente generoso quanto è stato detto sui cosplayer, che sono stati apostrofati anche in un modo («mongoloidi») che ritengo violento e ingiusto, oltre che un non sequitur.
Saluti e stima per tutti
Marco Pellitteri

Anna ha detto...

“… la graphic novel che punta ormai a toccare la letteratura, è pur sempre un’erede e debitrice del fumetto..”

L'ho notata anch'io quella frase.
Inquietante, avvilente, ignorante.

Pesa come un macigno, in un articolo altrimenti incolore ed insapore.

Riguardo ai Cosplayer: onestamente definirli mongoloidi mi sembra un po' azzardato. Se un tot di volte all'anno - a Carnevale, al Veglione di fine anno, durante un rito orgiastico organizzato da una setta pseudo massonica (Eyes Wide Shut docet), al Luccacomics - uno si vuole vestire come il suo supereroe preferito non è ritardato.

Fino a quando non mi chiede di vestirmi da sfera poké o entra troppo nel personaggio e si mette a tranciare la gente in due, che problema c'è?

Anonimo ha detto...

Anna, quando dici «inquietante, avvilente, ignorante» e parli semplicemente di una giornalista scarsa che senza saperlo, addirittura in buona fede, dice una cosa superficiale, credo che sbagli bersaglio, ma del resto se per te dare del «mongoloide» a chicchessia ti sembra solo «azzardato» e per Greg invece è normale, vi prego di leggere qui:
http://www.accaparlante.it/articolo/il-grande-fratello-mongoloide-superabile-febbraio-2010-1
Le parole sono importanti
e
http://www.affaritaliani.it/sociale/grande_fratello220110.html.
Vi fa tanto incazzare se una giornalista scrive di «graphic novel» sminuendo i «fumetti», ma non fate caso a ben peggiori bestialità del *vostro* linguaggio.
In sostanza mi pare di vedere che chi usa queso termine come un qualsiasi insulto è equiparabile, in quanto a educazione e consapevolezza di ciò che esce dalla propria bocca, ai concorrenti del Grande Fratello.
L'antico adagio della pagliuzza e della trave è sempre valida.
Marco Pellitteri

Luigi ha detto...

A me non danno fastidio... soprattutto le cosplayer di Lamù... Speriamo che sia un ottobre caldo!

Anna ha detto...

Marco, spero di aver capito bene quello che mi dici, cioè che io accusi Greg di usare termini molto alla leggera e poi faccia lo stesso.

Posso dirti che "giornalista" secondo me non dovrebbe affiancarsi in una frase a "che senza saperlo, addirittura in buona fede, dice una cosa superficiale".
I giornalisti non dovrebbero dire le cose senza avere cognizione di causa, visto che il loro compito è informare, dare un'idea per quanto possibile esauriente dell'argomento di cui parlano.

Ho usato l'espressione "inquietante, avvilente ed ignorante" non perché io vedo rosso quando mi toccano i fumetti, ma perché scoccia parecchio l'uso improprio della struttura logica di un discorso - e gli esempi ironici che Diego ha fatto alla fine del suo post sottolineano come quella frase non abbia senso.

Se ti comunico il senso di fare due pesi e due misure, mi dispiace e magari, senza che io me ne renda conto, è così.
Di solito però, tento di essere quanto più possibile attenta a quello che dico.
Utilizzare il termine "mongoloide" non mi piace e non lo faccio, ma non sono qua per fare lezione di galateo ad uno a cui rispondo.
Cerco invece di mettermi al posto suo e penso che - cielo, in buona fede! - sicuramente non voleva offendere le persone con gravissimi handicap fisici e/o mentali o considerare con leggerezza la loro difficile condizione di vita.

Io e te non ci conosciamo, e questo forse non ci aiuta nel comunicare le sfumature del nostro modo di scrivere.
Ti sarò parsa tranchant nel giudicare la giornalista, ma non ho l'abitudine di dilungarmi se non è strettamente necessario ad esprimere il mio pensiero; però credevo, vista la chiusura del post di Diego, che potesse spiegarsi la tristezza che mi ha trasmesso una frase buttata lì così da una che con le parole ci campa.

Quello che hai appena scritto mi da proprio l'idea che tu non avessi capito cosa intendevo dire nel mio post; e francamente, le lezioni sulla pagliuzza e la trave le lascio a quelli più degni di me di farle. Come te.

Anonimo ha detto...

Io ponevo la questione dello stare attenti a usare determinate parole che oggi, nel 2010, sono inaccettabili. Molto probabilmente sono andato fuori tema, visto che si parlava di fumetti. Credo però che sotto alle questioni terminologiche ne covino altre più sostanziali, culturali; i nomi che diamo alle cose e gli appellativi che attribuiamo alle persone (o alle «categorie» di persone) possono essere macigni.
Spero di aver chiarito.
Spiacente di essere stato pedante, mi scuso.
Per rientrare parzialmente in tema:
http://www.fumettosociale.eu/progetto.asp
MP

Greg ha detto...

mi spiego:
non ho mai nominato direttamente i cosplayer se ci avete fatto caso, perchè l'insieme dei celeterati di cui parlo è ben più vasto.

stavo parlando di quella branchia del genere umano che smette di considerare i contenuti di certi prodotti mediatici (dal libro al fumetto al videogioco al telefilm) come una forma d'arte o di intrattenimento per confonderli volontariamente con il proprio universo parallelo personale dove proiettare tutti quei desideri e quelle aspirazioni che normalmente vengono messi in opera nella VITA REALE.

è l'esistenza di questo gruppo di sottosviluppati (travestiti oppure no) che sta sminuendo il valore dei propri media di riferimento agli occhi di quel mondo che quei prodotti non li conosce o che, per ottime ragioni, li considera una cosa seria e non una manifestazione di paranoie ossessive.

(da quel che ho capito, il cosplay propriamente detto dovrebbe rientrare nel mondo dei fumetti alla voce "forma di spettacolo", tributaria del fumetto; in alcuni casi è anche un business...)

la scelta di Bonelli di non presentarsi più a Lucca descrive chiaramente la situazione, coma dal suo comunicato ufficiale dell'anno scorso:

“Non vendo albi in fiera. Vengo solo ad omaggiare i miei lettori della presenza degli autori ed ero più contento quando capivo che il pubblico veniva per i fumetti… Se penso al pubblico dei primi due giorni, 40mila persone, credo che 30mila vengano per festeggiare il loro carnevale, e solo 10mila per i fumetti. Per questo credo, come casa editrice, di non venire più. Perché è diventata una manifestazione diversa: i fumetti rimangono schiacciati dal resto."


Se per Bonelli questo panorama è triste e deleterio, figuriamoci cosa ne può pensare un osservatore esterno.

E'il discorso che si può applicare per i giocatori 24/7 di WoW e simili: passare la propria vita di fronte a un videogioco è una scelta e una responsabilità unicamente personale ma di sicuro l'esistenza di costoro non giova all'immagine e alla percezione del mondo dei videogame da parte degli abitanti sani di questo pianeta.

Anonimo ha detto...

Greg, hai fatto bene a ricordare quel comunicato della Bonelli. Io non l'avevo letto. Sapevo che le cose stavano così, comunque.

Insisto nel farti notare che dare ad altre persone appellativi come «celenterati» (che comunque a suo modo è divertente) o «sottosviluppati» (già «meno peggio» dell'inaccettabile «mongoloidi») è scorretto.
Ognuno ha il diritto di vivere come vuole le proprie passioni.
Stai facendo una «guerra fra poveri», ovvero te la prendi con dei giovani (o ex tali) che trovano un modo di aggregazione sociale e di divertimento in una pratica che a te non piace ma che ha diritto di esistere.

Penso che ci siano altre persone che invece trovano irritante l'idea di persone che amano i fumetti in maniera così sviscerata e intellettualoide da pensare che siano arte alta quando invece sono solo un banale diversivo al tragitto in treno del pendolare o un sano stimolante nel momento mattutino del gabinetto.
(Sto giocando d'enfasi, spero sia chiaro; è solo per mostrare che ci sono molte posizioni possibili).

Potresti indirizzare il tuo scontento, in modo forse più azzeccato, nei confronti delle manifestazioni che per far cassa hanno esteso il campo tematico delle loro fiere a qualsiasi ambito dell'immaginario, mescolandoli in modo poco avveduto.
In questi ultimi anni si sta cercando di correre ai ripari. L'anno scorso, per esempio, ho notato un netto miglioramento in Lucca Comics. Le zone esterne o tangenti al fumetto (videogiochi, giochi di ruolo, cosplay, musica e quant'altro) sono nel calderone, ma in aree distinte. Le zone prettamente fumettistiche sono tutte nello stesso spazio topografico del centro città. Poi però non si può e non si deve impedire a un ragazzo o una ragazza vestiti da Lamù e Dragon Ball di passeggiare per gli stand degli editori di fumetti, per ovvie ragioni.

Infine non so cosa c'entri l'apparato respiratorio dei pesci nel tuo discorso! :-)

Ciao
MP

:A: ha detto...

Il mio unico problema dei cosplayer è che non vengono in fiera per comprare, al massimo ti sditazzano la merce. ;-p

Nicola ha detto...

Mi sento molto offeso dalle parole di Greg, perchè io sono uno di quei "mongoloidi" che si vestono da imbecilli alle feste(che sia una cosa imbecille sono sempre stato il primo a dirlo).
Ci sono delle persone che come passatempo vanno in palestre specializzate e si picchiano con delle altre persone. Io mica mi metto qui in cattedra a dirgli che sono dei masochisti, e non intendo insultarli pesantemente, io semplicemente non li capisco, ma li rispetto.
Ognuno è libero di fare quello che vuole come suo passatempo, che sia vestirsi da fumetto, videogioco o supereroe inventato nella sua infanzia, finchè non va contro ai diritti degli altri esseri umani.
Io potrei dire che tutte quelle persone che, tutte le domeniche, si ritrovano in uno stadio ed urlano contro a 22 uomini in pantaloncini corti che prendono a calci una palla, sono degli idioti perchè io non capisco cosa ci trovano di così divertente; penso però, prima di parlare, che se loro ci mettono tutto questo impegno, deve essere una cosa bellissima. Io nel mio mondo continuerò a non capire cosa ci trovano, ma sono contento per loro, e quindi li rispetto. Io petendo da tutte queste persone lo stesso tipo di rispetto, perchè se una cosa mi piace e la faccio, tu(essere X) non hai il diritto di insultarmi e criticarmi, perchè se volessi potrei sfondarti tutti i tuoi piacere mettendo giù le mie perplessità logiche.

Buona giornata a tutti.

Nicola.

Greg ha detto...

@nicola: ho evidentemente "sprecato" il mio intervento precedente per spiegare che il problema non è il cosplaying in sè ma la tendenza compulsiva che certi affezionati riservano alla loro passione fumettosa, facendola apparire a TUTTI (anche agli addetti ai lavori) come un passatempo per disgraziati. fra (posso?) voi cosplayer di tali unità carbonio c'è una densità sicuramente non inferiore al 50%, visto il vostro numero alle manifestazioni si sta parlando di tanta gente.
ergo TANTA merda viene buttata sulle nuvolette.

@Adriano: se non hanno comprato la merce a TE, che sei compratore nato, allora vuol dire che ci sto andando troppo tenero

Greg ha detto...

@Adriano: intendevo darti del VENDITORE, ovviamente

:A: ha detto...

E' uguale...non hanno comprato lo stesso... ;________;

Anna ha detto...

Prendo il post di Marco Pellitteri, lo copincollo virtualmente in questo mio commento e lo sottoscrivo in pieno, specie questa parte:

"Ognuno ha il diritto di vivere come vuole le proprie passioni.
Stai facendo una «guerra fra poveri», ovvero te la prendi con dei giovani (o ex tali) che trovano un modo di aggregazione sociale e di divertimento in una pratica che a te non piace ma che ha diritto di esistere."

E ci aggiungo anche questo:

"Credo però che sotto alle questioni terminologiche ne covino altre più sostanziali, culturali; i nomi che diamo alle cose e gli appellativi che attribuiamo alle persone (o alle «categorie» di persone) possono essere macigni."

Il peso delle tue parole, Greg, mi giunge forte e chiaro.
Definire qualcuno "celenterato" o "mongoloide" solo perché non si relaziona al medium fumetto come fai tu è assurdo.
Ne conosco a bizzeffe di persone che trovano ridicolo giocare a D&D o leggere fumetti e poi pippano di coca o fanno a botte con cadenza regolare.
Chi definisce cosa è un sano e giusto hobby e cosa no? Chi dice in che modo rapportarsi ad esso?

In un altro post ho detto che mi fa accapponare la pelle chi legge libri solo perché sono di tendenza.
Allo stesso modo mi fa accapponare la pelle chi spara a zero sugli altri senza considerare che possono esserci svariati modi di vivere una passione.

Se poi tu giudichi tutto in base agli estremi, allora il gioco di ruolo fa male perché qualcuno è entrato con una spada in chiesa ed ha ammazzato un tot di persone credendosi un paladino o che so io.

Nicola ha detto...

@Greg
Guarda, ciò che non piace a chi disprezza i fumetti non sono i cosplayer, ma il fumetto in quanto tale. La maggior parte della gente manco sa che cosa sia il cosplay.

Non hai sprecato il tuo commento di prima, sai? Mi hai solo fatto capire che per te non si tratta solo di chi si veste da Naruto, vari ed eventuali.
Secondo te i celenterati sono molti, molti di più.
Praticamente quasi tutti i fan del mondo del fumetto, quindi mi chiedo come tu possa considerarti uno di loro.

Infine, aggiungerei solo che la fiera si chiama Lucca Comics & GAMES. E' vero che una volta c'erano solo i fumetti, ma adesso le cose sono cambiate e non capisco onestamente questa ristrettezza mentale.
Poi, ognuno è libero di non venire più alla fiera.
Di sicuro io non ce lo trascino, così trovo più facilmente posto negli alberghi :D

MicGin ha detto...

l'aspetto aggregativo dei cosplayer è importante!
ma è chiaro che molte fiere del fumetto sono diventate altro.