mercoledì, agosto 11, 2010

Un paio di cose su Dylan Dog.



Della serie: cose di cui non frega niente a nessuno, non avrà notato nessuno, ma per me era importante metterle.
Nelle 32 pagine che ho scritto per il Color Fest, ho giocato con la sceneggiatura. Ho usato un montaggio che lega in modo analogico le sequenze principali, creando dei legami visivi o testuali tra uno stacco e l’altro. Una roba tecnica, invisibile, una mia personalissima menata che dal mio squinternato punto di vista serviva per arricchire la storia breve.
I passaggi sono questi qui, metti che li vuoi sapere, te li racconto.
Stacco da pagina 71 a pagina 72.
Si chiude la sequenza a pagina 71 e Dylan ha in mano un sacchetto.
Si riapre a pagina 72 con un primo piano di quel sacchetto, si zoomma all’indietro e si cambia luogo e tempo.
Passaggio da pagina 75 a pagina 76.
L’ultima cosa che leggi a pagina 75 è legata al concetto di scommessa, la prima cosa che vedi a pagina 76, nella nuova sequenza, è una sala scommesse.
Pagina 80, il primo contatto narrativo tra Lefty e Dylan nella vignetta 2 avviene da fuori campo, esattamente come il secondo contatto narrativo tra Dylan e Lefty a pagina 91.
Stacco tra pagina 82 e pagina 83.
Dylan dice che Groucho è sempre al verde. La pagina successiva, è tutta su quel tono di colore. Visto che lavoravo a colori, ho pensato di utilizzarli in modo narrativo.
Da tavola 84 a 85, il passaggio è legato al concetto di gioco.
Tavola 86. Il reingresso di Dylan nel racconto è gestito al contrario rispetto alla sequenza iniziale del sacchetto, usando come fulcro il volantino appallottolato. Lo stesso volantino che c’è sulla scrivania pagina 73, ma visto che Dylan non ci ha dato peso, non ci hai dato peso nemmeno tu.
Stacco tra pagina 97 e pagina 98. Si stringe sui cavallini sul pigiama di Groucho e si riapre sui veri cavalli al trotto nel monitor. La posizione del baloon e della dida nascondono un po’ il legame ippico, ma ci sono.
Tutti i nomi dei cavalli che vengono fatti nel corso della storia, sono una citazione da Febbre da Cavallo.
Lefty, è più o meno Al Pacino in Donnie Brasco, ringiovanito per l’occasione.

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Buongiorno Dié, complimenti per il "tuo" DYD e per il piccolo "tutorial" di sceneggiatura che è questo post.
Nella tua storia Bloch mi ha ricordato (molto), nelle fattezze, Bersani. E' voluto? E' un caso? Ho mangiato troppa impepata di cozze? :-)
Ancora complimenti vivissimi. A rileggerti presto e.... visto che odi questa domanda: "quando uscirà il prossimo capitolo di Milano criminale"? :-)))
Ciao,
CZ

\\Hellboy ha detto...

Non ho ancora letto il Dylan ma se il Bloch/Bersani parla a vanvera, ha intuizioni sbagliate e qualsiasi cosa faccia combina disastri allora è sicuramente ispirato al true Bersani :-D

Anonimo ha detto...

Grande dié, il tuo primo dylan è molto bello. Ma che te lo dico a fare, tu sei bravo.
jester24

Andrea Teodorani ha detto...

Buon ferragosto!

Davide ha detto...

ma visto che Dylan non ci ha dato peso, non ci hai dato peso nemmeno tu.


questo lo dice lei caro il nostro cajelli
la telecamera che indugia su un particolare che al momento nessuno nota è sempre sinonimo di "vedi che poi dopo sarà importante"

andrebbe mimetizzato meglio... lo dica al disegnatore la prossima volta

ps daniele ha fatto un lavoro eccezionale, tra brereton e ranxerox :-D

ebbre ha detto...

julia (di berardi) mi sembra scritto tutto così, colore a parte. è una cosa che apprezzo molto.