martedì, agosto 24, 2010

Un altro paio di cose sui fumetti.



Sono più o meno d’accordo con i vari commenti al mio post qui sotto. Forse mi sono espresso male, ma ritengo molto importante la discussione che si sta facendo. E’ fondamentale (perlomeno) parlarne, in rete o faccia a faccia quando sarà il momento.
Di sicuro c’è un lunghissimo lavoro da fare. La situazione può essere cambiata, ma ci servono i muscoli. Lo sforzo da fare, sia in termini economici, sia in termini culturali è enorme.
Se si vuole cambiare la percezione del media fumetto da parte dei potenziali lettori, bisogna per forza di cose adottare un piano di marketing.
Per “piano di marketing” non intendo stampare tre manifesti, con su scritto: Comprate più fumetti.
Bisognerebbe fare un lavoro simile a quello che è stato fatto dalle industrie vinicole negli ultimi 15 anni. Una vera e propria riscrittura percettiva di massa nei confronti del prodotto.
Come hanno fatto quelli del vino?
Semplice. Sono entrati nella testa della gente.
Partendo da un prodotto che comunque sia, qualunque etichetta abbia, indipendentemente da quanto lo paghi, se ne bevi otto litri al giorno passi dei guai, sono riusciti con un lavoro preciso e impercettibile a trasformarlo in una bevanda salutare, consigliata, un toccasana, un prodotto culturale, pregno di identità regionale/nazionale.
Non hanno stampato tre manifesti con scritto: Bevete più vino. Sarebbe stato un suicidio. Si sono mossi dietro le quinte. Facendo dire ai nutrizionisti, sulle riviste, in tivvù e dove ti pare che un bicchiere di vino è una figata, che fa bene al fisico, che bevuto moderatamente può addirittura diventare un hobby se non una professione.
Ecco perché secondo me, per i fumetti sarebbe più utile creare non tanto un sindacato (legittimo, eh!) o un albo professionale (altrettanto legittimo, eh!) quanto una vera e propria lobby.
La lobby dei fumettisti.
Come tutte le lobby si muoverebbe dietro le quinte, facendo sentire il suo peso economico, scendendo a compromessi con chi è necessario. Il fine è quello di entrare nella testa delle persone e cambiare la loro percezione. Esattamente come è successo per il vino.
Va da sé che se si vuole entrare nei lobi frontali delle persone, bisogna che ne valga la pena.
Uno non muove milioni, non finanzia in modo occulto rubriche enogastronimiche nei telegiornali e sulla carta stampata, se poi il cliente va in enoteca e ci trova solo del gran vino di merda.
Non può essere un lavoro frontale. E non può essere un percorso legato a enti o istituzioni culturali, anche se capisco la posizione di Michele Ginevra.
A parte che la parola “culturale” a me sta sulle balle, preferisco di gran lunga la parola culturismo, rispetto comunque l’idea di Michele anche se non la condivido.
Dal mio punto di vista, incollare al fumetto un’altra etichetta non farebbe altro che ghettizzarlo ancora di più. Dato che alla maggior parte delle persone da piuttosto fastidio sentirsi ignoranti, presentare il fumetto come un prodotto elitario non avvicinerebbe nuovi lettori.
A meno che non si venda il prodotto fumetto come un modo di vivere. Allora sì. La Apple lo fa da un bel po’, e in un certo senso è quello che si sta facendo usando il termine favolossissimo di Graphic Novel. Ovvero roba che compri perché fa figo averla in libreria.
(O no? Ho esagerato?)
L’ho già detto da qualche parte. Non voglio fare la fine dei dischi in vinile. Chiuso nella mia plastica con un maniaco che mi annusa. E non voglio fare nemmeno la fine del teatro. Dipendere dalle bizze dei contributi statali, recitando di fronte ad una platea piena di colleghi, amici, parenti e gente che è venuta perché si sente in colpa a non fare mai ggnente dè cuultuurale.
Fondiamo una lobby!
Troviamo un massone con i soldi e vediamo che cosa succede.

23 commenti:

Ketty Formaggio ha detto...

Salve Diego!
ho riportato entrambi i tuoi post nella discussione di Kinart dove stop cercando di seguire tutti glki sviluppi del discorso nel web.
http://kinart.forumfree.it/?t=48763162
Se ti va ovviamente sei il ben accetto nella discussione.

Ketty Formaggio ha detto...

cavolo, scusa gli slati...

sraule ha detto...

potremmo fondare una lobby segreta dal nome P... hem, già sfruttato, eh?
il fatto è che il termine "lobby" è raccapriccevole e lo sai che noi fumettisti abbiamo dei valori! :)

scherzi a parte, nel succo, condivido.

sraule ha detto...

e tra l'altro, mi risulta che avvolgersi nella plastica e farsi annusare dai maniaci renda piuttosto bene :)

Daniele Di Nicuolo ha detto...

Sono completamente d'accordo. Come ho detto nell'altro post, bisogna promuovere il fumetto come qualcosa di figo, che "ci staddentro!". Bisogna dare un motivo alla gente per avvicinarvisi.

Secondo me è una cosa che, uniti, autori con un nome ed uno spessore nel settore, come te e tantissimi altri, possono fare qualcosa.

Ovviamente molto sarà fatto per la causa, quindi introiti decisamente bassi, ma per come la vedo io sarebbe un investimento per il futuro.

Bisogna veramente reinventare il media e la sua percezione.

MicGin ha detto...

trovo il paragone con il vino entusiasmante!

stiamo al gioco:
- una grande produzione
- una rete di vendita capillare e articolata tra ristorazione, negozi al dettaglio, supermercati...
- certificazione per alcuni tipi di prodotto
- esperti e riviste cartacee e web specializzate
- la possibilità di fruirne anche in gruppo e parlarne e confrontarsi
- il potere disinibitorio della bevanda
- il legame con tradizioni e culture locali
- la possibilità di visitare luoghi di produzione
...

c'è molto da lavorare, se vogliamo che il fumetto possa vivere una stagione analoga. e non è solo una questione di marketing...!
come il marketing non può essere l'unica soluzione così non lo è l'intervento pubblico-culturale. non è quello che ho scritto nel commento a cui fai riferimento.
quello che intendevo dire è che: se il mercato delle edicole è in contrazione e serve solo ai fumetti già famosi, proposti e riproposti, bisogna cercare spazi e ambiti diversi, nuovi, articolati.

il committente pubblico è un esempio. tutt'altro che trascurabile o campato per aria. il sostegno pubblico in francia fa la differenza. lo sappiamo perfettamente.
però non è la panacea di tutti i mali.

quello che bisogna fare, per usare un francesimo, dopo aver parlato di francia, è muovere il proprio delicatissimo sederone e impegnarsi un po' di più.

ed essere più aperti di mente.

le potenzialità ci sono.

MicGin ha detto...

a proposito, penso che dovresti riferirti più all'opera lirica che al teatro, se intendi la prosa, che viaggia spesso su numeri notevoli.

Daniele Di Nicuolo ha detto...

Secondo me invece il marketing funziona perchè, se è fatto bene, ti fa piacere anche la mer*a. (Non che il fumetto sia mer*a, ben chiaro)

Parlando di lirica, ci sono un sacco di iniziative per io giovani, ed anche lì è il marketing che spinge. Non so di dove sei, ma a Milano ci sono un sacco di poster pubblicitari della Scala Under 30, con una grafica e degli slogan decisamente accattivanti per un pubblico giovane.

http://www.lascalaunder30.org/

MicGin ha detto...

daniele, intendiamoci meglio ;-)

sono di cremona. e mio padre insegna canto al conservatorio di milano. non seguo nel dettaglio, perché non seguito le orme musicali paterne. ma so che la lirica non può stare in piedi senza il sostegno pubblico, con i soli biglietti.
e ritengo sia giusto, perché è un patrimonio culturale nazionale.

d'accordo che il marketing vende anche la merda.
ma questo livello di discussione non mi interessa.

il marketing non serve a nulla se non c'è il prodotto.
e se parliamo di prodotto culturale... beh... non è in realtà un vero prodotto, non sempre, deve avere un'anima. senza la quale non esiste.
ricordiamoci i primi diabolik o tex, com'erano disegnati... altro che marketing. c'erano contenuti. e i lettori si sono identificati.
non confondiamo la consapevolezza degli ingredienti giusti (la tecnica) con la forza evocativa di immaginari altri (il cuore).

sono convinto che il fumetto dia parecchio e possa dare ancora di più.
ma il problema è complessivo. devono crescere tutti, autori, editori etc...

e bisogna aprire la mente.

Anonimo ha detto...

Mi turba un pò la faccenda della "grafic novel"...O meglio, se servisse davvero a render appetibile, a far figo il fumetto, mi andrebbe benissimo ma mi preoccupa una cosa: il fatto che con grafic novel si intenda spesso (e non certo dai veri lettori di fumetto) una cosa di un certo profilo intellettuale, di "un certo livello" e che scalzerebbe la maggioranza degli altri fumetti spesso anche contradicendosi innalzando il Batman di un Miller e trattando come scarti scadenti altri autori che magari nn hanno firmato per far fare films dai loro fumetti. Uno Spiderman nn ha la stessa levatura di un Batman, cultuValmente paVlando, nè un Superman.
Guardate che la cosa è già in atto da tempo, se ne discute nei gruppi dedicati al fumetto (inclusi quelli dedicati proprio alle grafic novels) e la parola grafic novel fa un pò venir l'orticaria a molti...

ISA

senility ha detto...

ma siamo sicuri che sia stato necessario tutto sto lavorone di lobby per vendere una delle due droghe legali che abbiamo in Italia. E che esiste nella forma odierna da 5000 anni. E che credo abbia in Italia una delle tradizioni più antiche e diffuse da sempre. Cioè, non credo che i nonni che ci danno il dito di vino a natale da quando abbiamo 6 anni siano pagati dalla lobby, o no?

Daniele Di Nicuolo ha detto...

MicGin, lungi da me il pensiero che il fumetto sia privo di contenuti.
Anzi, il panorama fumettistico (in generale, non solo italiano) è pieno di ottima roba, dalla più caciarona a quella intellettuale.

Proprio come nella lirica ci sono le operette più scanzonate e divertenti e le epopee complesse alla Wagner.

Quando parlo di marketing, intendo il fatto che venga pubblicizzata e venduta a dovere questa presenza di prodotti fumettistici. Bisogna cambiare la faccia al fumetto, far sì che si smetta di associarlo a nerd brufolosi travestiti o a vecchi intellettuali in vestaglia che sorseggiano Brandy e che hanno numeri di un secolo fa di Diabolik.

Credo che quello che debba crescere sia la vetrina in cui è esposto il fumetto.
E' necessario che abbia una dignità tutta sua, che la gente smetta di crederlo il cugino sfigato degli altri media, che lo associ alle vignette satiriche.

Sai cosa mi viene in mente? Se vai alla FNAC, sai dov'è il settore fumetti? Sotto "arti minori". Che di per sè, è già agghiacciante come definizione.

Locomotiva ha detto...

Sul vino, c'è ragione da vendere.

Quindici anni fa, c'era il beone con barberaccio che lasciava la lingua ed il naso blu.
Il vino era in tavola, ma era "da tavola" - anonimo, derelitto, comune e banale.

Adesso, gli americani, gli americani perbenisti alcolfobici, quando sono molto fighi nei telefilm hanno in mano un raffinato calice di rosso invecchiato, stravaccati in un lounge o sul divano di casa.
E, voglio dire, se i calici sono arrivati nei telefilm, come guardacaso i laptop dei buoni sono quasi sempre con su la mela, non è semplicemente un caso.


Poi, come per il vino, c'è anche da potare.
Chi produceva barberaccio da bottiglione ha dovuto segare un sacco di robacca e fare poco, nobile barbera millesimato, o morire.

Il prodotto non c'era. C'è stata una rivoluzione, ed una rivoluzione tuttaltro che indolore, nel come e cosa produrre.
Non è uscito dalla bottiglia schioccando le dita, quel prodotto da versare nel calice e sembrare figo. S'è dovuto lavorare non solo per cambiare la mentalità, ma per portare sugli scaffali anche qualcosa che aderisse a quella mentalità.
Poi, la cosa ha avuto risvolti anche per prodotti minori: il tavernello (che è un non vino, anomimo) si è attaccato al carro ed ha ottenuto una nobiltà che il barbera in bottiglione (che almeno è un vino con un nome ed un vitigno) non ha saputo ritrovare.

In questo, Graphic novel? parliamone.
Posto che la lobby del fumetto funzioni, ci sarà la graphic novel millesimata da centellinare, e resterà un sacco di fumetto sfuso da bottiglione che non beve più nessuno, con l'eccezione di qualche tavernello.

Fabio D'Auria ha detto...

Un "tizio" di parma ha fatto un disegno "inutile" (una margherita) su delle t-shirt e le ha fatte indossare a personaggi noti (calciatori e starlette televisive).

Poco tempo e ha fatto i milioni, magliette prodotte "a est" a pochi euro e vendute a quelli "che si sentono fighi" dai 30€ in su.

"Se lo indossa un calciatore deve essere davvero un marchio figo"

Vabeh, ora è in galera con la madre, ma è un altro discorso...

MicGin ha detto...

d'accordo, il marketing è importante. ma non è l'unico problema da affrontare.

sul discorso del vino mi sembra che si stia andando un po' in là con le fantasie....
il paragone mi piace, ma le differenze sono numerose e le ho elencate alla buona più sopra. si sta parlando di un alimento per il corpo ed uno... per la mente...

d'accordo, il marketing agisce sul nostro immaginario, attira il nostro interesse. ma bisogna anche conoscere cosa si "vende". e la produzione di fumetti, rassegnamoci, è nettamente inferiore a quella del vino per diecimila motivi.

il marketing è importante per il graphic novel. e infatti proprio per questo, per il (poco) marketing che è stato fatto, a molti di voi tutto ciò sta sulle scatole... però ha attirato l'attenzione di persone che non leggevano fumetti, ma argomenti...

e riguardo il fumetto popolare sapete benissimo che bonelli, il più diffuso, popolare, venduto non lo usa. non si fanno ricerche di mercato, non si adatta il prodotto al target, ma si cerca una sintonia con il pubblico andando per aggiustamenti graduali e mantenendo stabile e riconoscibile il prodotto...

in questo discorso, ricordiamoci che esistono differenti tipi di fumetto, differenti modalità di produzione, differenti modalità di retribuzione, distribuzione etc...

Luca Erbetta ha detto...

Fabio, io la vedo più come te.

Ora, il post di Diego mi ha fatto scassare, ma se volessimo prenderlo un minimo sul serio, sarebbe assolutamente improponibile. vi immaginate qual è il giro di soldi che sta dietro all'industria vinicola? Miliardi di euro ogni anno. Il nostro mondo è da pezzenti.
Una cosa molto più fattibile sarebbe quella di renderlo "cool" perché la gente famosa "ne fa uso".
Ma non mettendogli addosso una maglietta. In giro vedi ragazzine con t-shirt di Diabolic o col simbolo di Superman che non hanno mai aperto un albo in vita loro.
No, cerchiamo di far diventare la Ventura, Fiorello, o Belen dei lettori di fumetti. Facciamo in modo che il leggere fumetti sia una cosa che fanno i Vip.
Che se ne parli su Chi o Donna Moderna.
Questo potrebbe funzionare.

Anonimo ha detto...

Il vino per un certo periodo è sparito dalle tavole degli italiani, è sparito dalle abitudini per una decade o più in favore della birra e di altri acoolici, gli unici a berlo erano probabilmente quelli che ne avevan fatta una rocciosa abitudine.
In casa di mia nonna c'era sempre, a casa dei miei pure o almeno finchè il fiasco ha resistito dai pizzicagnoli poi, è scomparso, svanito nel nulla e sfido chicchessia a trovarmi adolescenti o poco più che siano stati svezzati con l'acquaiolo, come lo chiaman qui (vino e acqua)
Non ci vuole nulla a cambiare le abitudini o a cancellarle.
Basta l'immarcescibile marketing che ora ci fa gustare il barbera doc ma nn ci da più il fiasco da pasto dal droghiere (tra l'altro si riciclava già all'epoca)

ISA

La bambina di Pisa ha detto...

"leggete fumetti che vi fa bboni"

Diego Cajelli ha detto...

ISA ha trovato esattamente il punto che cercavo.
E' quello il tipo di cambio di pensiero che ci vorrebbe per il fumetto.
:-)

Greg ha detto...

fin'ora il tuo approccio al mestiere è quello diametralmente più lontano al nerdismo, all'elitarismo e al fighettismo che cingono le nuvolette nostrane.
per dire che, se si vuole vendere, questo tuo approccio è l'unico che mostra un potenziale.

Mattia Bulgarelli (K. Duval) ha detto...

Cajelli Santo Subito!

(e, intanto, forwardo a Yattaaa)

Anonimo ha detto...

@Diego
Davvero?!?! O.O
E l'ho scritto in trance!...

ISA

Anonimo ha detto...

L'industria del vino ha un fatturato di qualche zero, sospetto tre, superiore a quella dei fumetti. Per questo attira molta più attenzione. La nuova genesi degli ultimi venti anni ha seguito l'olocausto metanolo, che aveva fatto scomparire il vino dalle tavole perché faceva paura.

Forse servirebbe qualche lettore morto per noia... o forse è già successo, ma non se n'è accorto nessuno.

ms(bd)