lunedì, agosto 30, 2010

My baby don't care...




Non volevo mettere Joel sulla graticola, e sono sicuro che lui lo ha capito. Il mio post Anzianità era un post sulle mie sensazioni, sul come i miei quaranta si avvicinano, e su come le cose cambiano.
Nonostante tutto, riesco ancora a vedere (a sprazzi) il mondo con gli occhietti arrabbiati dei miei pupilli esordienti.
Ecco perché mi permetto di consigliare a Daniele di direzionare la sua rabbia verso un progetto più costruttivo.
Si rischia di fare un bel po’ di confusione e di allontanarsi dal punto in cui eravamo arrivati.
Riassumo la “catena” su cui stiamo ragionando:
Autore.
Editore.
Distribuzione.
Lettori.
Nel fulgore rivoluzionario da giovini autori, in cui agita il malcontento dell’artista che si confronta con il mondo, si punta l’indice accusatorio verso l’editore.
Io capisco. Non condivido, ma capisco.
C’è anche un qualcosa di favolosamente edipico in quell’agitarsi.
Dal mio punto di vista però, anche inserendo nel ragionamento le difficoltà nel rapporto con la Distribuzione, non mi sembra di vedere plotoni di lettori che “vogliono leggere qualcosa di diverso” che si sbattono come dei matti per leggerlo, ma non lo trovano.
Dove sono queste folle urlanti che assediano le fumetterie per leggere “qualcosa di diverso” ?
Io ho visto le folle urlanti.
Anni fa, per esempio. Gli Ska-P non erano nemmeno distribuiti in Italia, eppure i loro concerti facevano il tutto esaurito. Erano un fenomeno culturale che in assenza di distribuzione adeguata si era propagato con il passaparola e via internet. Il risultato era che la gente faceva a pugni per andarli a sentire.
La stessa cosa, tanto per rimanere in ambito musicale, un paio di decenni prima capitò con i Black Flag. Solo che la gente lì faceva a pugni molto di più.
C’è un fumetto nuovo, alternativo, diverso, per il quale i lettori si menano per averne una copia?
No.
Torniamo alla catena.
La colpa è degli Autori?
Può darsi. Anzi guarda, sicuramente sì.
La colpa è degli Editori?
Ni. Nel senso che di fianco a un tot di editori “tradizionali” ce ne sono una marea di “alternativi”, per cui da un certo punto di vista non è certo la possibilità di scelta che manca.
Il problema è nei Distributori?
Forse. Ma rimane il fatto che se centomila persone vogliono fortemente una “cosa” trovano fortemente il modo di averla.
Cosa rimane?
I lettori.
Perché, come dice Adriano:
Non ci sono più lettori.
Ed è questo il punto, il nodo da sciogliere, il problema da risolvere.

(Non ho capito come mai un commento di Ipofrigio non è stato pubblicato da blogger, ma ne ho ricevuto la solita copia via mail. Strano, visto che qui non c’è moderazione. Indagherò.)

50 commenti:

boris battaglia ha detto...

prima il vino, adesso il punk.
il prossimo paragone assolutamente non attinente?

Diego Cajelli ha detto...

Caro Boris...
Di paragoni alla cazzo ne ho armadi pieni.
Comunque... Non c'è problema, continuiamo pure a non considerare minimamente gli aspetti commerciali del fumetto. Mettiamolo nella teca delle esperienze cu-cu-culturali per pochi eletti sapienti. Va bene. Pero' poi non lamentiamoci sel il sapiente e cu-cu-culturalmente rilevante volume vende 11 copie.
Se preferisci, mettiamoci il Jazz al posto del Punk e il paragone non cambia. Anzi si. Cambia, si aggiunge la noia che fa tanto intellettuale.

Mauro S. ha detto...

La mancanza di lettori piu che un problema da risolvere credo sia una condizione da accettare.
Quello che conta è (parlando di autori) la capacità di inserirsi in cicli produttivi che permettano un ritorno economico maggiore per gli autori stessi (o che diano lavoro a un numero maggiore di autori).
Tutto questo non si risolverà sperando di aumentare i lettori, perchè i lettori che comprano il fumetto proposto come "albo" oramai quelli sono, se ve ne fossero di più ci sarebbero appunto segmenti insoddisfatti. Segmenti che in qualche modo cercherebbero di farsi sentire, ma purtroppo non ci sono.
Dovete trovare altri settori che potrebbero essere interessati alla comunicazione tramite fumetti o a sviluppare sinergie industriali con i fumetti.
Non che la situazione sia migliore, almeno in Italia, se fosse facile sarebbe gia stato fatto, ma se non altro è piu fattibile rispetto alla "creazione" di lettori tramite campagne di comunicazione basati su modelli sociali "vincenti" da emulare.
Queste campagne di solito funzionano per i mercati emergenti, non per quelli declinanti. Per tornare al tuo esempio iniziale, il vino si è riscattato non perchè ha convinto la gente a bere di nuovo (anzi il consumo italiano non credo sia maggiore di 30 anni fa) ma perchè è riuscita a farsi pagare di piu il meno vino che viene bevuto, perchè valorizzato (comunicato) in maniera diversa.
Il vino è diventato un prodotto tipico, naturale elemento di una cucina tipica in antitesi ad una alimentazione standardizzata e globalizzata, indistinta, il cui emblema negativo per eccellenza è il macdonald. Inoltre questa alimentazione, tipicamente italiana, si innesta a sua volta in una dieta, quella meditterranea, che è considerata tra le migliori al mondo. Tutto questo non è stato creato dal vino, ma da una serie di fattori non tutti riconducibili alle lobby. Il vino si è "agganciato" in questo sistema (qui al limite ha agito la lobby) che è lo stesso che sostiene per esempio: l'olio d'oliva, i salumi tipici, il pomodoro, la pasta etc.
Secondo me è questo che deve fare il fumetto, almeno sondare se esistono altri mercati-sistemi produttivi in cui potersi inserire.

boris battaglia ha detto...

proprio perchè gli aspetti commerciali del fumetto non sono trascurabili i tuoi paragoni sono del cazzo.
Non è possibile fare paragoni tra merci così diverse. Hai mai sfogliato, anche solo per sbaglio, un manuale di merceologia?

metti da parte la spocchia anticulturale (voglio dire: con le anime belle come Ginevra fai pure bene a provocare, ma non raccontarla a me che mi commuovo per la bellezza di un combattimento o di una gara o di una bevuta o di una scopata ben fatte come per quella di una storia ben raccontata) e proviamo ad affrontare l'argomento dall'inizio e con consapevolezza e senza tavole rotonde del cazzo?
se no andate pure avanti così, trovatevi tutti a Lucca e paragonate il fumetto alla farinata.

:A: ha detto...

Piccola precisazione alla mia frase, dato che vengo citato:
non è che ci sono "solo" pochi lettori di fumetti, ci sono pochi lettori in generale (anche l'editoria libraria è in crisi), ci sono pochissimi lettori in Italia, e anche quei pochissimi lettori hanno pochi soldi per colpa della crisi economica.

Tutto questo per dire: il problema è "anche" del fumetto, ma afferisce anche a una situazione culturale/economica che è "prima", non si può affrontare con i soli strumenti a disposizione del fumetto medessimo (qualità delle storie, buona distribuzione, buona promozione).

Per esempio: in Italia l'abitudine alla lettura dovrebbe partire dalla scuola, ma non è che scrivendo buoni fumetti, distribunedoli bene e promuovendoli adeguatamente puoi influire più di tanto sulla disastrosa condizione della scuola pubblica.
Per non parlare della crisi economica che costringe a essere molto selettivi sulla scelta dell'entertainment (o a non pagare proprio, tanto c'è il download...).
Come dicevo, il problema è "prima".

Daniele Di Nicuolo ha detto...

Diè, non volevo accusare gli editori in generale per tutti i problemi che ha il fumettmondo in Italia, lungi da me.
Abbiamo affrontato chissà quante volte questo discorso, sai come la penso e sai anche come mi hai aperto gli occhi su cose che non credevo possibili o non conoscevo.

Il mio commento si riferiva agli editori di una casa editrice in particolare, i quali si sa quanto siano puntigliosi su parecchie faccende che riguardano le loro produzioni. Questa puntigliosità a mio parere lede il mezzo (non il mezzo in generale, ma il mezzo specifico bonelliano), perchè non lascia troppo margine di respiro.

So bene poi che ci sono moltissimi altri editori, e so anche che spesso un successo editoriale è dovuto in parte anche a loro, perchè cmq è gente con le palle, gente che ne sa e che ne ha viste di ogni tipo.

Non capisco perchè Boris ritenga poco attinente l'esempio.
Vogliamo farlo con l'iPod? Prendi l'iPod nel suo primissimo periodo di vita. Era un lettore mp3, ce n'erano tanti e molti sicuramente erano tecnicamente migliori. E allora perchè ha fatto tutto 'sto successo? Semplice, una campagna marketing e pubblicitaria fortissima e l'attenzione a dei particolari (come il design) lo hanno reso molto di più di un lettore mp3. E' diventato uno status symbol, qualcosa che faceva sentire la gente figa.

Il fumetto E' figo. Ma lo so io, lo sai tu e lo sa la gente che posta qui. Ma là fuori è pieno di persone che se gli dici "faccio fumetti", ti risponde "ah, vignette!", o pensa a Naruto, Dragon Ball o ad un concetto di decine di anni fa.

E' la percezione che è sbagliata, e quella va cambiata.

:A: ha detto...

Boris, forse paragoni corretti non ce n'è.
Semplicemente perchè il fumetto in Italia, nella testa dell'utente medio, è associato al fumetto da edicola, deve essere tanto e a buon mercato. Se un fumetto costa più di due euro, scatta subito il "Ma così tanto?".

Qui si parla di un passaggio di un prodotto da bene di massa a bene di lusso, senza che ci siano gli strumenti di marketing o culturali per far avvenire/percepire questo passaggio.

Probabilmente il passaggio sarà naturale: se la massa non legge più fumetti perchè tanto è disinteressata, non si accorgerà nemmeno del momento della loro sparizione dal mass market (edicola).
I fumetti sopravviveranno solo in libreria e fumetteria e i pochi appassionati che li vogliono acquistare sapranno dove trovarli e sapranno che li pagheranno a caro prezzo.

Forse il paragone più adeguato è con il teatro (il teatro è una categoria merceologica? Forse no).
Che in Italia se non è sovvenzionato dallo Stato non esiste.

MicGin ha detto...

Grazie per l'anima bella, Boris!
Fai il furbo solo perché reggi l'alcool molto più di me!
;-)

Ma io non sono provocato dalla spocchia anticulturale di diego, che mi sento di comprendere "paternamente".

E rispetto ad un altro filoncino di discorso sul mio blog a diego dico "Rughe", come diceva anche il suo collega Giovanni Marchese.
Rughe rientra nel filone graphic novel, è una storia bella, disegnata bene, per niente difficile da leggere, per tutti.
Lo verifico anche dai riscontri presso la biblioteca del Cfapaz.

La contrapposizione tra fumetti intellettuali che se la tirano e fumetti popolari che rappresenterebbero i desideri della massa non esiste.
E' una distinzione di comodo che serve a prendere delle parti e contrapporsi.

Le cose non stanno così, e l'ho potuto verificare mille volte.

Oltre a fare fumetti più belli, e spesso in italia si rinuncia a farli, bisogna anche risolvere il problema di come farli arrivare ai lettori.

Questa è la parte più interessante della discussione, che anche qui trova molti spunti interessanti.

:A: ha detto...

"La contrapposizione tra fumetti intellettuali che se la tirano e fumetti popolari che rappresenterebbero i desideri della massa non esiste."

No? Secondo una distinzione esiste, e sono le copie vendute. "Rughe" ha venduto quanto il più sfigato dei bonelliani? No.

Se non cominciamo a capire che fumetto da edicola (che vede ridurre i propri lettori, lentamente e inesorabilmente) e il fumetto da fumetteria/libreria son due cose diverse, con due tipi di utenze diverse, di dimensioni e capacità di/predisposizione all'acquisto diverse, allora sì che non andiamo da nessuna parte.

MicGin ha detto...

A!

Non hai capito cosa intendevo: non credo che i fumetti da edicola non possano avere anche loro un livello elevato; non credo che perché un volume esca in libreria non debba per questo non essere popolare...

Non credo che la quantità di copie vendute sia per forza legata ad un livello "alto" o "basso" dell'opera.

Bacilieri
Rughe
Edicola
Librerie

questo per andare le solite citazioni di gipi, maus, certi dylan dog, ken parker etc.

Dario ha detto...

Secondo me la ragione primaria per cui non ci sono lettori è che il fumetto non è visto come un mezzo di comunicazione ma come un genere. Un genere identificabile come infantile o al massimo adolescenziale (topolino, supereroi, avventura/pulp senza qualità). La musica è un mezzo di comunicazione quindi l'utente cerca, sceglie e ci trova quello che asseconda i suoi gusti, così la letteratura e il cinema. Il fumetto soffre della stessa percezione del teatro o della pittura, un gusto prestabilito a cui ti avvicini solo se ti interessa, messo però in negativo. Laddove la pittura è roba per pochi intellettuali il fumetto è roba per pochi sfigati. Parlando ovviamente a livello di percezione di massa ignorante. Non credo sia una colpa di nessuno, pregi e difetti che si trovano nel mondo del fumetto si ripetono negli altri campi di comunicazione in piccolo e in grande. È una questione di soldi? In parte sì, ma nell'editoria non a fumetti non girano certo i miliardi, e neanche abbondano i lettori, eppure nessuno si mette a denigrare la letteratura e chi ne usufruisce. È una questione di ignoranza certo, ma io non saprei come risolverla.

:A: ha detto...

@MicGin:

Invece ho capito, infatti io non sto parlando affatto della qualità dell'opera (non mi interessa in questa sede), parlo solo del "prodotto" fumetto.

E dico che un albo in formato tascabile e in bianco e nero a 2,70 euro distribuito in edicola è un prodotto assolutamente imparagonabile a un albo di medio o grande formato, magari a colori, distribuito in fumetteria e (forse) in libreria, che costa almeno 10 euro.

E che se continuiamo ad accomunarli facciamo un grosso errore perchè confondiamo come minimo:
- canale distributivo;
- utenza;
- capacità di spesa e predisposizione all'acquisto dell'utenza medesima;

Skull ha detto...

Da lettore (scafato), non capisco davvero la correlazione che ci sarebbe tra la quantità di fumetto offerto e la qualità del lettore: non è che se improvvisamente ci si ritrovasse tutti fumetti autoriali al posto dei "tradizionali" (in edicola, in fumetteria, in libreria) gli attuali lettoi si convertirebbero in massa al fumetto autoriale. Semplicemente, smetterebbero di leggere fumetti.
Il lettore medio cerca fumetti d'evasione, questo mi sembra l'unico dato di fatto sicuro e stabile nelle varie mareggiate storiche dell'economia italiana: cerca l'evasione dalla crisi che morde, ma anche da una vita quotidiana balorda, da un lavoro che odia, da una famiglia che mal sopporta e chi più ne ha più ne metta.
E quello vuole: EVASIONE.
E, mi dispiace per chi vuole fortissimamente fare un altro tipo di fumetto, sono moooolti di più i lettori che evadono con i fumetti d'avventura tradizionali (i vituperati bonelliani, i supereroi, i manga) che con le graphic novel che implicano tutto un altro processo intellettuale.

Greg ha detto...

ho letto:
ken il guerriero
video girl ai
maison ikkoku
v per vendetta
sandman
lone wolf and cub
daredevil born again
wolverine weapon X
batman la setta

e mi sento intellettuale a manetta

:A: ha detto...

Dario:

"nell'editoria non a fumetti non girano certo i miliardi,"

Vero. Ma tieni conto che produrre un libro costa MOLTO meno che produrre un fumetto.
Facciamo due conti ad minchiam?
L'anticipo per un romanzo può variare, diciamo che sei un esordiente con una grossa casa editrice e ti danno 5.000 euro ti va benissimo.

Ora diciamo che invece vuoi produrre un fumetto da 100 pagine.
Quanto è la paga "decente" per un disegnatore? Diciamo minimo 100 euro? Ecco che siamo già a diecimilla euro.
Più i soldi da dare allo sceneggiatore.
Sono parecchi soldi in più rispetto al romanzo, e il costo dovrà essere più elevato per un numero di pagine inferiore.
Cosa se ne deduce? Che produrre fumetti comporta un rischio economico molto maggiore che produrre un libro. Ed ecco perchè i grandi gruppi editoriali italiani ci hanno provato (timidamente e alla cazzo, senza la minima strategia, concordo, ma hanno provato), hanno visto che le vendite non sono MAI state esaltanti (mai nessuna graphic novel è finita nella top ten dei libri più venduti in Italia, avete notato?) e hanno capito che coi fumetti NON si fanno i soldi. Quindi perchè investirci?

:A: ha detto...

Skull: quoto al 100%.

L'opera omnia di Pazienza (per dirne uno) è disponibile in libreria di anni, mai visto folle oceaniche convertite al fumetto di qualità.

Greg ha detto...

ma poi stiamo deragliando dal:
non ci sono lettori che chiedono roba nuova, giovane e alternativa

al:
non ci sono lettori
(che è una cagata immane)

cioè per alcuni (tanti, troppi) il lettore è solo il nerdaccio alternativo controcorrente a tutti i costi e sempre questi alcuni negano il valore dato dalla presenza dei bonellidi e di altri seriali.
che lo ammettano: hanno un problema.

Anonimo ha detto...

"nell'editoria non a fumetti non girano certo i miliardi"

ma dove vivete?
stigg larsson solo in italia vende 2 milioni di copie. A 22-24 euro a volume. Fate due conti...
Gomorra? 3 milioni di copie.
La solitudine dei numeri primi ha sfondato il muro del milione, e col film in uscita raddoppierà.
Licia troisi (licia troisi!!) 900.000 copie del primo libro.
Harry potter non lo conto neanche.
citando cinque libri ho già citato un fatturato superiore ai 100 milioni di euro.
Quindi non è che non si vende. E' che la maggior parte degli autori non vende.
E' che vendono sempre gli stessi. Ma non è un settore in cui la gente muore di fame: è un settore in cui pochi stanno bene e molti faticano ad arrivare a fine mese.
che poi se la gente leggesse di più sarebbero di più gli autori a stare bene, ma non tutti gli autori potranno mai mantenersi facendo solo gli scrittori.

S.

MicGin ha detto...

ok A:

allora quello che hai scritto non centra con il mio discorso.

è ovvio che un prodotto venduto ad un prezzo basso e distribuito nei canali più accessibili possa vendere molto di più.

ma questo non implica che si debba derogare sulla qualità.

appunto, in edicola è uscita ed esce anche roba di alta qualità.

viceversa, la libreria non è esclusivo santuario di esclusivi intellettuali dediti allo studio delle lingue antiche...
pure in libreria ci sono prodotti di lettura semplice e di alta qualità.

insomma, non vorrei che gli stessi autori rimanessero prigionieri (la loro creatività rimanesse prigioniera) di inutili pregiudizi.

la qualità non è inversamente proporzionale alla popolarità.

il costo di un prodotto invece, spesso, sì.

spesso, non sempre, come dimostrano automobili e cellulari... che perà non sono prodotti culturali...

Dario ha detto...

Ma secondo me che il fumetto non venda o come il fumetto venga percepito sono due discorsi diversi, che si intrecciano indubbiamente e che si mordono un po' la coda (aumentando le vendite forse la percezione cambierebbe e cambiando la percezione forse le vendite aumenterebbero). Però credo che sia effettivamente un problema per il fumetto (come arte, come strumento di comunicazione, come realtà professionale e come industria) che la maggior parte delle persone dietro di esso siano di mentalità chiusa e arrivino spesso a ghettizzarsi da soli. Ha un senso stare ancora a parlare di fumetto d'autore, di fumetto commerciale, di cosa è meglio, di cosa vende di più? Il fumetto è un mezzo, che va da Cyanide and happyness a Maus. Dentro può e deve entrarci di tutto, anche prodotti di scarsa qualità, anche cose puramente commerciali. E i lettori dovrebbero essere a conoscenza di questa varietà. Lo sa il signore appassionato di hard boiled che nel fumetto ci trova Torpedo? Lo sa l'adolescente scazzato e ribelle che ci trova Devilman? Lo sa un'appassionata di erotismo che ci trova Lost girls? Lo sa il quarantenne stufo del lavoro che ci tova American Splendor? E la diciannovenne che vuole fare grafica lo conosce Chris Ware? È questo il problema.

MicGin ha detto...

ecco.... mentre scrivevo anch'io...

A... leggi S...!

;-)

Dario ha detto...

Ma neanche il fumetto è un settore in cui la gente muore di fame, e quelli che vendono molto ci sono e spesso sono sempre gli stessi.
Il punto che volevo fare non era contare i soldi in tasca a nessuno ma far notare come nel settore più simile al fumetto che è la letteratura i problemi si ripetano quasi uguali ma la percezione sociale non ne viene intaccata.

Anonimo ha detto...

Salve a tutti, belli e brutti!
Sono solo una lettrice di fumetti, eppure questo discorso mi sta interessando parecchio, forse perché il mio punto di vista è totalmente diverso - ma al tempo stesso complementare - a quello di chi nel mondofumetto ci lavora.

Per come conosco la gente, i potenziali acquirenti che si vorrebbero in qualche modo convertire alla via delle storie narrate con parola ed immagine, credo che stiate solo perdendo tempo.

Le persone che non comprano fumetti, se capita di parlarne, di solito dicono che chi li legge è uno sfigato, un nerd, una persona infantile, un tipo strano.
A casa mia i fumetti erano quasi off limits, perché leggerli "sottraeva tempo ai libri e non arricchiva il mio bagaglio culturale".

Ma io sono capocciona, quindi ho continuato imperterrita a leggere i fumetti che riuscivo a permettermi con i miei soldi da adolescente.
Se ho continuato a mantenermi aperta al mondofumetto, lo devo anche al fatto di aver letto i Bonelli in quegli anni.

Con il senno di poi e con qualche lettura in più alle spalle, concordo con chi dice che le varie serie pubblicate da Bonelli dovrebbero rinnovarsi, magari - mirabile dictu! - anche avere una fine; infatti sto adorando le miniserie lanciate negli ultimi anni, come Cassidy.

Il problema dei pochi lettori però non va attribuito al tipo di edizioni della Bonelli o agli autori.
Il problema sono i lettori.
Se mia mamma e la maggior parte degli esseri umani che ho incontrato non conoscono/non amano/odiano/ignorano il fumetto, non c'è alcun modo per far loro cambiare idea. Una mia compagna di università ha persino guardato con perplessità a "Maus" mentre lo leggevo in treno, perché non ne aveva mai sentito parlare; quando le ho spiegato la storia, mi ha guardato lo stesso come se in mano avessi un pezzo di Marte cadutomi in grembo poco prima.

Tacciatemi di pessimismo, di ignoranza dei modi di vendere meglio il prodotto, ma io ho imparato che non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire.
E allora - ridendo e scherzando - o si fa come suggeriva Diego e si mette tutto in mano ad una lobby che sublimina il messaggio e lo fa arrivare al subconscio della gente, o non ci sarà mai modo di portare le grandi masse verso il fumetto, che sia manga, comic o fumetto italiano/europeo.

Anna (quella del commento sotto il post di X Factor)

Anonimo ha detto...

"Le persone che non comprano fumetti, se capita di parlarne, di solito dicono che chi li legge è uno sfigato"

scusa ma il discorso non funziona... molti bollano anche harry potter di essere una serie per bambini, ma la leggono più gli adulti! o twilight, che dovrebbe essere adolescenziale e anche le casalinghe se li divorano.
Il limite del fumetto da nerd secondo me se lo danno da soli i lettori di fumetti, che se si sentono nerd è perchè non hanno la forza di dire a me piace e me lo leggo. Io mai vergognato di leggere fumetti, anzi a natale invece di regalare le solite cagate regalo un fumetto (solitamente autoconclusivo, o graphic novel) agli amici. Poi, di dieci magari solo 2 mi chiedono altri titoli da acquistare, e iniziano a leggerle. Ma sono sempre due lettori in più...
Per il discorso della serialità, al lettore seriale piace avere una sicurezza, come paragonandolo al settore telefilm allo spettatore piace vedere perry mason che vince in tutti i 3 milioni di episodi.
Il problema è che i telefilm hanno saputo cambiare registro narrativo (vedi 24, lost e tanti altri), il fumetto non si è ancora adeguato. Lo farà? che succederà se non lo farà? non lo so.
S.

Anonimo ha detto...

Il mio ragazzo m'ha convinto a leggere Harry Potter e l'ho amato. Ho letto anche Twilight... Sono proprio una casalinga disperata =P

Mai vergognata di leggere fumetti, ma ti assicuro che me l'hanno dette gli altri quelle cose, anche solo parlando in generale del fumetto come mezzo espressivo.

Fumetto = Roba per gente ignorante o per bambini. E' questo quello che pensano.

Skull ha detto...

Dario,

continuo a vedere una grandissima (e secondo me abbastanza assurda, paternalistica e se vogliamo un pizzico presuntuosa) voglia di EDUCARE il lettore a scoprire tutte le meraviglie che si sta perdendo leggendo solo Tex o Diabolik o Topolino, se non addirittura ATTIRARE nel rutilante mondo del fumetto chi si svaga con mezzi diversi ma non per questo necessariamente meno stimolanti (narrativa, cinema, gli aborriti videogames...).

Partire da una presunta "superiorità intellettuale" (non parlo di te, affatto, ma di un certo tipo di mentalità diffusa in una certa categoria di lettori) mi sembra comunque un atteggiamento perdente.

:A: ha detto...

Seconda volta che quoto Skull al 100%.

Dario ha detto...

No, no, skull, perdonami se mi sono spiegato male, il punto era l'esatto opposto. È ridicolo dare la colpa alla bonelli o ai supereroi per avere "saturato il mercato". Ben venga qualunque realtà fumettistica. Il lettore deve leggere il cavolo che vuole, non c'è nessun giudizio di contenuti da parte mia e per questo trovo sciocco parlarne. L'importante è che si sappia e si capisca che il fumetto come il cinema, la musica e la letteratura offre di tutto, perché non esiste un lettore, esistono milioni di potenziali lettori differenti che per un'ignoranza sociale credano che il fumetto sia x (dove x può essere manga, superman, tex, e solo quello) mentre invece il fumetto è solo uno strumento. Secondo me una realtà come quella giapponese in cui la varietà di offerta è ancora maggiore (sottogeneri di sottogeneri) potrebbe essere una base per aprire le porte ai lettori che normalmente non si avvicinano a una cosa che gli è stato insegnato a non rispettare. O semplicemente si potrebbe far conoscere e capire meglio la varietà che è già presente, anche nella sola Italia. Se poi gli esempi che ho fatto sono solo di un certo tipo me ne scuso, ho scritto quelli che mi sono venuti in mente di getto.

Dario ha detto...

["Le persone che non comprano fumetti, se capita di parlarne, di solito dicono che chi li legge è uno sfigato"

scusa ma il discorso non funziona... molti bollano anche harry potter di essere una serie per bambini, ma la leggono più gli adulti! o twilight, che dovrebbe essere adolescenziale e anche le casalinghe se li divorano.]

Ecco secondo me il discorso è tutto qui, o solo io vedo la differenza tra dire "i fumetti" e "harry potter" o "twilight".

Skull ha detto...

Dario,

non hai niente di che scusarti, ci mancherebbe!
La chiusura culturale c'è eccome, in Italia: per chiunque è difficile mettere il naso fuori dal proprio comodo, accogliente e ordinato orticello.
Ma è un problema enorme e complesso, che parte dalla società (educazione, informazione, industria dello svago) e che probabilmente solo da essa può essere risolto: non è un compito che vedo alla portata dell'editore (qualsiasi editore) o dell'autore, che era un pò il discorso di partenza.
Non è neanche un problema d imbarbarimento progressivo, secondo me, o almeno non nel caso specifico dei fumetti: negli anni '70 (il boom italiano del fumetto) le fide nuvolette erano praticamene l'unico svago a buon mercato esistente; adesso ce ne sono svariati altri, altrettanto a buon mercato (se non di più).

Dario ha detto...

Hai ragione, infatti nel mio primo commento dicevo che non saprei trovare una soluzione. È difficile cambiare una percezione a livello sociale, è per questo che Diego faceva l'esempio del vino, se non ho frainteso.
Però magari si può partire cercando di sradicare questa forma mentis negli ambienti interni, forse un minimo si rifletterà anche all'esterno.

Daniele Di Nicuolo ha detto...

Personalmente, quando parlo di migliorare il media fumetto, non intendo il vedere solo ed esclusivamente prodotti autoriali ad alto contenuto culturale, anzi.

Come già detto da qualcuno in un intervento, quello di cui la massa (e sottolineo massa) ha bisogno, è un prodotto d'evasione, leggero, di genere, che lo sollazzi e lo attragga, che gli permetta insomma di "spegnere" il cervello. Come in tutti i media esistono due "filoni", quello popolare e quello più intellettuale. Se io ho voglia di una serata di relax e divertimento, mi guarderò Die Hard, non di sicuro Il Settimo Sigillo. Ciò non toglie che Il Settimo Sigillo sia un grandissimo film, ma chiaramente non è un prodotto di facile fruizione come può essere Die Hard.

Idem per quanto riguarda i libri.

Il problema, come già detto, è che non c'è CONOSCENZA del mezzo. Come detto prima, le grandi case hanno provato a farlo, ma alla cazzo, senza pubblicità e la giusta strategia di marketing. Se la gente che non è del settore non sa che sta per uscire la nuova, fighissima serie/graphic novel, mi spiegate come si possono attrarre lettori ed aumentare le vendite?

E' tutto qui il problema. Ci possono essere tutti i tentativi di 'sto mondo, ma senza una base solida di esposizione del prodotto, si può fare ben poco.

P.S.: facciamo un esperimetno? Proviamo a chiedere ad amici/parenti perchè non leggono fumetti? Sinceramente è una cosa che non ho mai fatto. Credo che il risultato possa essere un'interessante base di partenza per una discussione.

Anonimo ha detto...

x Dario:
Ecco secondo me il discorso è tutto qui, o solo io vedo la differenza tra dire "i fumetti" e "harry potter" o "twilight".


il mio esempio era per prodotti "con pregiudizio", tutto qui.
chi legge Harry potter (mia moglie ne impazzisce) se gli dici: ma è una cagata per bambini, ti dice che sei un coglione. Se lo dici a uno che legge i fumetti, ti risponde lo stesso? Secondo me nella maggior parte dei casi no.
Comunque ho visto che non viene dato risalto al fatto che colossi editoriali (rizzoli, guanda, mondadori) stiano producendo sempre più storie a fumetti. In alcuni casi totalmente inedite (a breve esce il garibaldi di tuono pettinato).

Ma c'è una cosa che proprio non riesco a capire, magari Diego mi può illuminare: la fantascienza è nella crisi più nera degli ultimi cinquant'anni. Di romanzi, ma anzi di case editrici che ne pubblicano ce ne sono sempre meno; telefilm ne escono diversi e chiudono tutti dopo una o due stagioni, anche se realizzati bene (firefly, terminator sarah connor, dollhouse, ecc.ecc.). Perchè invece le serie a fumetti continuano a spingere su un discorso fantascientifico?

Altro discorso: adesso nell'editoria libraria va di moda l'urban fantasy. Farà cagare ma è quello che richiede il mercato. Tante case editrici vi si buttano, e vendono. Fumetti urban fantasy chi li pubblica? Chi segue il trend, in italia?
O il trend della narrativa "mocciosa"?
non credo che lavorare a quello o lavorare a personaggi creati da altri sessant'anni fa sia molto differente, è sempre un lavoro, o no?

S.

Skull ha detto...

S.

Hai centrato perfettamente il problema, secondo me, e anche la sua soluzione.
Che non piacerà, sicuramente, ma tale è sempre stata ed è anche oggi.

:A: ha detto...

"Comunque ho visto che non viene dato risalto al fatto che colossi editoriali (rizzoli, guanda, mondadori) stiano producendo sempre più storie a fumetti. In alcuni casi totalmente inedite (a breve esce il garibaldi di tuono pettinato)."
No, è stato dato risalto alla cosa.
Ed è stato anche detto che NON vendono a livelli abbastanza interessanti. Credo che la graphic novel italiana più venduta sia stata quella uscita per Rizzoli 24/7 da parte di Carofiglio, 35.000 copie, ma il successo si basava sulla fama pre-esistente dei romanzi da cui è stata adattata.
Guanda di fumetti ha pubblicato pochissimo, e Lizard, pur facendo parte di RCS, NON è Rizzoli (tradotto: i budget son ben diversi). Anche Marsilio ha fatto due timidi tentativi e poi basta.

"la fantascienza è nella crisi più nera degli ultimi cinquant'anni. Di romanzi, ma anzi di case editrici che ne pubblicano ce ne sono sempre meno; telefilm ne escono diversi e chiudono tutti dopo una o due stagioni, anche se realizzati bene [...]. Perchè invece le serie a fumetti continuano a spingere su un discorso fantascientifico?"
Mi verrebbe da dire: "perchè siamo dei nerd. Perchè ignoriamo il mercato e facciamo quello che piace a noi, anche se i nostri gusti sono distantissimi da quelli del grosso pubblico".
Tieni conto che quando Giuseppe Genna ha fatto una richiesta ai suoi lettori on line chiedendo "di che genere dovrebbe essere il mio prossimo libro?", la maggioranza ha detto "Un romanzo di fantascienza massimalista". Cioè proprio il genere che vende meno. Ma lo zoccolo duro di lettori, quelli attivi, che partecipano alle discussioni su internet, la apprezza. Molti scrittori e sceneggiatori fanno parte di quello zoccolo duro, da qui l'equivoco.
Ma in effetti hai chiesto a Diego e non a me, ignora pure il mio tentativo di risposta...

Altro discorso: adesso nell'editoria libraria va di moda l'urban fantasy. Farà cagare ma è quello che richiede il mercato. Tante case editrici vi si buttano, e vendono. Fumetti urban fantasy chi li pubblica? Chi segue il trend, in italia?
O il trend della narrativa "mocciosa"?
non credo che lavorare a quello o lavorare a personaggi creati da altri sessant'anni fa sia molto differente, è sempre un lavoro, o no?

Questo è più spinoso. Anche quando il poliziesco e il noir italiano tiravano, si è tentato di proporre fumetti in libreria di varia, con scarso successo.
Anche la graphic novel di Twilight, pur avendo venduto molto (66.000 copie nella prima settimana negli USA), ha venduto incomparabilmente meno rispetto al libro.
Ma sì, qualche tentativo oltre Witch e Winx si poteva anche fare. Solo che sia Disney che Bonelli, per target e cultura aziendale, non sono le aziende giuste.
E se i grossi editori di narrativa guadagnano già bene con urban fantasy e moccierie/twilighterie varie in prosa, perchè dovrebbero smnchiarsi a produrre fumetti che (mi ripeto, lo so) costano molto di più?

Davide G.G. Caci ha detto...
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Davide G.G. Caci ha detto...
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Davide G.G. Caci ha detto...

Uhm... Sinceramente, di tutto ciò che è stato detto (e ancora si dice) della questione, mi sento di condividere perlopiù gli interventi di Gianfranco Goria (a proposito della coscienza collettiva) e proprio questo discorso di Diego (piacere, ci siamo incrociati qualche volta, mi sa).
Io sono giovane. Quindi lungi da me il voler trovare la "soluzione" per ogni male.
Ma secondo il mio modestissimo parere, il problema non può stare SOLO tra gli editori (così come non solo tra i distributori, etc.). Il problema è proprio l'UNIVERSO-Fumetto, per come è oggi.
Negli ultimi anni ho avuto modo di lavorare presso piccole realtà come autore (saggista/critico, sceneggiatore, giornalista).
E ho accettato certe cifre perché "beh, sono giovane... dovrò pur cominciare".
Solo oggi, però, che (pur continuando la mia attività di scrittore freelance) sono anche dall'ALTRO LATO della scrivania, e lavoro in pianta stabile presso un altro editore medio-piccolo, mi rendo conto che l'editore paga poco non per sfruttare (non sempre, almeno), non per svilire il lavoro dell'autore.
Ma solo e soltanto perché è il massimo che può fare.
I punti di pareggio si fanno sempre più lontani. Gli ordini calano vertiginosamente.
Con le tirature di oggi (1000/1500 copie, in media), anche CENTO euro in più o in meno dati a un autore possono fare la differenza.
Non dico che questo giustifichi automaticamente gli editori (né che alcuni non ne approfittino), ma secondo me i discorsi sono utili, sono belli, sono costruttivi, ma dovrebbero essere ancor più ampi.
Non so come sarà articolata la discussione a Lucca (non vedo l'ora di seguire, comunque), ma personalmente ritengo che, per avere una base TANGIBILE da cui partire, dovrebbero esserci non soltanto autori, ma anche editori, distributori, etc.
E per editori intendo SOPRATTUTTO gli editori medio/piccoli. Anche perché di grandi editori (escludendo la Walt Disney e la Sergio Bonelli Editore), sono ben pochi quelli che PRODUCONO fumetti.)...
Solo insieme si può cambiare la percezione che il "mondo" ha del medium FUMETTO.

L'intelligenza dell'intervento di Diego secondo me è proprio nella visione d'insieme. Si devono educare i lettori. I potenziali lettori.
Perché mi rifiuto di credere che su 100.000 persone che comprano il collaterale con i Supereroi, solo 4.000 poi leggano l'uomo ragno, e solo 400 siano interessati a un fumetto americano non mainstream. Solo, non sanno di volerlo. Potrebbero apprezzarlo, ma non lo sanno...

Davide G.G. Caci ha detto...

Concludo con una piccola considerazione sul pensiero di Michele, quando dice:
«la qualità non è inversamente proporzionale alla popolarità.»
Verissimo. Ma secondo me questo pregiudizio è legato alla polarizzazione del mondo-fumetto agli occhi dei non appassionati. Da un lato, le storielle da leggere in bagno (Disney, Bonelli... Insomma, la robetta da edicola), dall'altro l'ALTA letteratura disegnata (Gipi e così via - e, per inciso, a me Gipi piace).
Tutto ciò che c'è nel mezzo, va perduto.

Quando parli di Rughe, di Paco (grandissimo autore e persona squisita), citi un esempio che ha avuto successo, sì, ma con cifre sempre e comunque molto, molto basse (che, in confronto a quelle che circolano sugli altri prodotti, semrbano altissime).
Personalmente ritengo che la qualità non sia inversamente proporzionale alla popolarità. Non necessariamente.
Ma quella che viene scambiata per "qualità", in realtà è un semplice "genere differente". Il bonellide da edicola è un fumetto che nasce per raccontare un'avventura, una storia. Punto. Con tutte le sottotrame e i messaggi (parliamo di KP - penso a Adah, o a molti altri numeri -, di Dylan Dog, e di altri prodotti eccelsi) fini e nobili, ma l'obiettivo primario è quello.
Un libro di Gipi, di David B., di Peeters è diverso. Ha intenti diversi.
I primi sono fumetti più spiccatamente "commerciali", ma non per questo meno piacevoli.
Tuttavia, i numeri dicono che i fumetti commerciali sono quelli che vanno meglio da un punto di vista di vendite. Questo è innegabile.
Sai quante volte mi ritrovo a sfogliare volumi francesi SPLENDIDI e sono costretto a dire "no, non facciamolo", perché l'impatto commerciale sarebbe troppo basso?
La situazione è pessima per tutti (nessuno escluso), da un punto di vista di vendite. Con i resi delle edicolel si potrebbero costruire tante belle muraglie cinesi. In libreria e fumetteria gli ordini sono sempre più bassi.
Quindi si è portati a fare scelte di campo. Non perché il fumetto americano non-mainstrema (molto commerciale) sia più BELLO di un Peeters, ma perché vende meglio.
Considerando che devo fare gli interessi della casa editrice per cui lavoro, se io devo scegliere di investire su un titolo, investo su un fumetto commerciale. Non su un "graphic novel", con cui ci si riempie la bocca, ma raramente si hanno ritorni eccelsi.
Certo, se poi nel "graphic novel" si parla di Alzheimer (e Rughe è comunque uno dei libri più belli che abbia letto negli ultimi anni... lo cito solo perché è già stato nominato), o di altre tematiche "scottanti", forse un giornale generalista o due ne parleranno. E allora, forse, le vendite aumenteranno un pochino, il libro sarà richiesto anche in libreria..
Non molto tempo fa, Tito Faraci diceva sul suo blog che il mondo del fumetto avrebbe bisogno di un bestseller. Vero.
Ma personalmente mi accontenterei di vendite decenti per molti titoli bellissimi (e parlo di diversi editori, non uno solo), oggi sottovalutati. Da chi?
Dal pubblico. Che non c'è...

Dario ha detto...

Sì S. avevo capito il tuo discorso, mi sono scordato di precisare, volevo mettere l'accento sul fatto che appunto in altri ambiti il pregiudizio viene messo su dei prodotti o su dei generi, nel caso del fumetto il pregiudizio è sull'ambito intero. È pieno di gente che può avere pregiudizi su uno scrittore/regista/cantante o su una serie o genere di film/musica/libri. Ma io non ho mai sentito nessuno dire che il cinema è da sfigati, che la letteratura è una cosa per bambini o che la musica è immatura. Col fumetto succede sempre. Il fumetto nell'odierna concezione culturale di massa è un prodotto, non un mezzo.

Anonimo ha detto...

x :A:

ci mancherebbe! io ho nominato Diego in quanto padrone di casa, poi tutte le opinioni costruttive sono bene accette.

Sui budget del gruppo RCS non mi espongo, non ne ho idea, ma comunque RCS ha un distributore suo e questo alla luce di tutte le discussioni sulle distribuzioni conta.
Poi non sono d'accordo sul discorso: fanno già tanti soldi con questo, perchè mettersi a fare fumetti?
Perchè le macchine editoriali mirano ad avere i massimi profitti, diversificando. O perchè avere anche fumetti trasmette un senso di completezza al cliente.
Io vendo tot di twilight? so già che se faccio il fumetto venderò un decimo, ma lo venderò di sicuro: perchè ho già lo zoccolo di lettori.
Come fare tex a colori con la repubblica ha senso perchè tex vende tanto già normalmente. Se mi metto a pubblicare provolino a colori, chi se lo compra?
come dice il mio capo: è tutto grasso che cola...
libreria: 35.000 copie per il mercato librario, per un fumetto, sono moltissime. Anche 20.000 sarebbero un buon risultato.
Discorso fantascienza: checchè ne dica Giuseppe Genna è in crisi. Guarda urania: costa poco, ha ottimi autori (non tutti per carità, ma sono stati i primi a tradurre Lansdale in italia), e non vende una fava. circa 7000 copie al mese. Il giallo mondadori? 40.000.
S.

:A: ha detto...

"Poi non sono d'accordo sul discorso: fanno già tanti soldi con questo, perchè mettersi a fare fumetti?
Perchè le macchine editoriali mirano ad avere i massimi profitti, diversificando. O perchè avere anche fumetti trasmette un senso di completezza al cliente.
Io vendo tot di twilight? so già che se faccio il fumetto venderò un decimo, ma lo venderò di sicuro: perchè ho già lo zoccolo di lettori.
"
In generale hai ragione, ma non dimenticare che siamo in un momento di crisi. In momenti di crisi non diversifichi, sei al contrario molto conservativo.
Il "senso di completezza" di cui parli non capisco cosa sia, scusa.

"Discorso fantascienza: checchè ne dica Giuseppe Genna è in crisi. Guarda urania: costa poco, ha ottimi autori (non tutti per carità, ma sono stati i primi a tradurre Lansdale in italia), e non vende una fava. circa 7000 copie al mese. Il giallo mondadori? 40.000. "

Mi son spiegato male: Genna dice proprio quello che dici tu. Solo uno zoccolo duro vuole la fantascienza, che rispetto al mass market è totalmente in crisi (con la notevole eccezione dei videogiochi). Ma se un autore (non Genna, ma metti, io, che ho scritto un fumetto di robot giganti) è parte di quello zoccolo duro, la sua prospettiva è falsata, e scriverà fantascienza anche se vende poco.

Anonimo ha detto...

Il senso di completezza è quella assurda idea per cui si dice: facciamo anche questo. Sono come i canali tv dove dicono: facciamo anche cultura, e poi magari è alle 5 di mattina. Perchè comunque fa figo dirlo.
Almeno è un mio pensiero, forse è una cagata. Anzi lo sarà di sicuro :)
Per il discorso diversificazione invece, con i gruppi editoriali caschi proprio male: ne fanno parte diverse case editrici, con diverse dirigenze e magari anche in sovrapposizione su diversi prodotti. Secondo me il segreto in tempo di crisi è proprio offrire un ventaglio ampio di proposte, in modo da cercare di attirare tutti i tipi di consumatore. Logico che bisogna avere le spalle larghe e il portafoglio gonfio (o qualche santo in parlamento) per poterlo fare su grande scala...
ma stiamo andando OT.

S.

Anonimo ha detto...

Concordo pienamente su tutto quello che hai detto e sappi che mentre leggevo questo passo:

"La stessa cosa, tanto per rimanere in ambito musicale, un paio di decenni prima capitò con i Black Flag. Solo che la gente lì faceva a pugni molto di più."

le quattro barre nere che ho tatuato sulla spalla ti hanno fatto la ola.
Bravo,

Piero

MicGin ha detto...

ciao davide!
prima o poi dovremmo prenderci il tempo per una bella chiacchierata. qui (e sui forum) si può perdere facilmente il filo del discorso, soprattutto quando i commenti sono lunghi, senza per questo perdere di interesse!

il mio ragionamento ne seguiva altri. mi interessava contrastare una visione manichea del fumetto: da una parte il popolare visto da alcuni come l'unica cosa sensata e da altri come il regno della mediocrità; dall'altra il fumetto d'autore visto da alcuni come intellettuale snob e da altri come l'unica cosa seria.

ok, tra il manga pop corn e chris ware c'è tantissimo.
e in parte molto molto di buono.
in italia si è più bravi di quello che si crede nel fare il seriale da edicola. solo che il seriale da edicola potrebbe rivelarsi ben presto il passato. in edicola passano soprattutto anziani e adulti.
ne ragionavo qui
http://sonoioche.blogspot.com/2010/08/andare-in-edicola.html
d'altronde i grandi numeri e il lavoro sono ancora qui, nel mercato delle edicole.

in libreria il fumetto sta crescendo e c'è un'offerta eterogenea. e non è vero che in libreria c'è solo fumetto "difficile". per questo facevo l'esempio di Rughe. ma sta crescendo lentamente.
serve un best seller? probabile
serve marketing? senza dubbio, ma non solo
servono fumetti migliori? ne sono convinto. soprattutto ne servono di italiani.
abbiamo ottimi autori, infatti molti pubblicano all'estero. ma in genere non i lavori con cui si sono fatti conoscere in italia... spesso non li vogliono i nostri fumetti... perché o non sono di livello o sono snob verso di noi o non parlano di argomenti sufficientemente interessanti.

ma gli autori in gamba ci sono. ci credo. mi batto per loro da tanto tempo.

per questo serve che gli autori si trovino tra di loro, senza "disturbo" esterno. non basta la rete.
deve crearsi il clima.

e poi devono parlarsi anche gli editori, che mica sono tutti santi né tutti ladri...

il problema è complessivo. poi magari basta la scintilla che auspica tito...

Daniele Di Nicuolo ha detto...

Sono d'accordo sul fatto che ci vorrebbe un best seller, qualcosa di forte che attiri le masse.

Però diciamocelo, spesso il mercato nostrano snobba gli autori italiani. Quanti sono quelli che prima hanno pubblicato con case editrici straniere, e dopo il successo sono stati pubblicati qui da noi?
Posso capire che sia più sicuro così, ma di certo non è sintomo di fiducia.

Davide G.G. Caci ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Davide G.G. Caci ha detto...

caro Michele, volentieri. Alla prima occasione magari anche dal vivo, davanti a un caffè!

ho capito meglio il tuo ragionamento (pardon), anche se continuo a non esser convinto su alcuni punti...
quando dici che l'offerta in libreria è eterogenea, tutto sommato hai ragione. Ma questo pe quanto riguarda gli ordini. Parliamo dei resi?
Poi dipende molto dalle singole librerie. Io a Torino ho sempre trovato qualcosa Mondadori, Einaudi, Rizzoli Lizard, un paio di cose Edizioni BD, 001 e Double Shot...

Autori italiani bravi ce ne sono, senza dubbio. Alcuni già affermati (altrove), altri che ancora non si sono affermati. Un esempio: nei prossimi mesi, in ReNoir esordiranno due autori italiani, non più giovanissimi, che, per un motivo o per l'altro, non avevano ancora pubblicato, ma che sono davvero eccelsi.

Un incontro tra soli autori... Uhm... Clima... Doppio uhm... Personalmente sono un po' scettico, non per altro, ma perché sono pessimista di natura. E mi trovo a concordare al mille per cento con Gianfranco.
Spero di sbagliarmi, ovviamente...

Quello che intendevo, tuttavia, è che se davvero vogliamo che qualcosa cambi, sarebbe bene che le singole categorie trovassero, al loro interno, una quadratura del cerchio, e poi, però, provassero a quadrare un cerchio comune...

Daniele: non si tratta di credere o no. Si tratta di possibilità materiale di investire. In Francia il mercato è differente. Ci sono numeri differenti. La tiratura minima spesso è di 5.000 copie (a fronte di 1.000 che non si sa come smaltire, qui).
L'editore italiano, oggi, non PUÒ offrire quel che dovrebbe a un autore. Per una questione fisica. Numeri. Matematica.
Il distributore ha una percentuale variabile fra il 40% e il 60% del prezzo di copertina. Per ogni singolo libro che tu paghi 10 €, all'editore ne arrivano tra i 4 e i 6. Aggiungici il costo di stampa (ipotizziamo due euro?). Vuol dire che l'editore ha un "guadagno" tra i 2 e i 4 euro ogni copia. Aggiungi quello che deve pagare all'autore... Con tirature di 1.000 copie, i punti di pareggio schizzano alle stelle, ed è difficilissimo rientrare.
Se si pagassero di più gli autori, sarebbe matematicamente impossibile.

Come dice Michele, il mondo fumettistico che permette di vivere è ancora in edicola. Vero...
Ma purtropposono pochi(ssimi) gli editori, e le cose vanno sempre peggio anche lì, senza nessuna eccezione.
Certo, se Bonelli vende 40.000 copie di un albo invece che 60.000 è meno eclatante di chi stampa 1.000 copie e ne vende 200...

Anonimo ha detto...

Un mio commento / parte 1

Salve a tutti,
i fumetti si leggono sempre meno, secondo me, soprattutto perché c'è troppo testo e disegni poco leggibili. Cambiando i paradigmi cognitivi della lettura (leggi: la capacità di capire e gustare testi e immagini fisse) sia per questioni generazionali sia per questioni di condizionamento culturale portato dagli altri media, leggere immagini in sequenza dovendo gestire sia nuvolette, sia onomatopee, sia disegni di vario tipo, diventa stancante, per il lettore medio. Diamine, sto leggendo “La folle du Sacré-Coeur” di Moebius e Jodorowsky e lo trovo stancante, faticoso, vignetta dopo vignetta. E sono un lettore abituale di tutto.
E poi c'è il problema della qualità, dei temi e della grafica dei fumetti in relazione al gusto (e non solo alle capacità di lettura) dei lettori nel momento storico attuale. Non esiste una qualità in senso oggettivo in un'arte popolare come il fumetto: esiste il consenso del pubblico. Oggi molti fumetti risultano noiosi anche solo per il tema, oltre che per il modo in cui sono realizzati. Per rimanere allo stesso esempio citato: quel fumetto è per me estremamente noioso. Lo sto leggendo più per mestiere mio che per altro, francamente.
Quando ci sono fumetti che, per illuminazione dell'autore, o per scuola nazionale, o per un arguto indovinare i gusti del pubblico, azzeccano la giusta combinazione, abbiamo dei grandi fumetti. Però sono abbastanza rari.
Il caso dei manga è il più semplice da presentare: una combinazione di fattori storici (addomesticazione a certi stili e temi da parte della tv per vent'anni), di leggibilità (spesso sono più rapidi da leggere, in senso anche cognitivo), estetici (una grafica standardizzata ma gradevole, evidentemente, a un numeroso pubblico di almeno due generazioni) e tematici (i manga parlano di tutto e in tutti i modi e presentano flussi di pensiero dei personaggi su contenuti di cui non si parla quasi mai nei fumetti occidentali, all'interno di generi narrativi inusitati dalle nostre parti) ne ha decretato il successo.
I manga sono per il mondo intero quello che i fumetti Bonelli sono per gli italiani: temi e grafica standardizzati e accessibili a tutti. In modi e secondo modalità d'acquisto diversi, ma paragonabili.
Quindi quando si tenta di fare qualcosa di personale e diverso, è probabile che un autore venga deluso e che l'editore ci perda. Che poi i distributori italiani ci mettano del loro tardando i pagamenti in modo inverosimile, aggrava tutta la situazione.
Tuttavia, per concludere, ribadisco la mia posizione e, per semplicità, la lego alla sola situazione deli autori di fumetti italiani: non vedo in giro molti fumetti avvincenti da leggere, francamente; e per quesioni anche di composizione generale, che rende la lettura più pesante di quanto un lettore medio pensa di doversi aspettare dalla lettura di un fumetto. Molti di quelli che ho acquistati e che mi sono stati regalati sono noiosi, noiosissimi, mi fanno venir voglia di saltare le nuvolette di testo e guardare direttamente e celermente le figure per farli finire prima. Non credo che sia una mia fase mentale per la quale non mi piace più leggere fumetti (tutt'altro). Parlo di fumetti di vari editori. Dai supereroi ai romanzi a fumetti.
(Marco Pellitteri)

Anonimo ha detto...

Un mio commento / parte 2
Ci sono certamente fumetti davvero divertenti da leggere, ma sono quasi impossibili da trovare normalmente in una edicola o anche solo in una fumetteria che non sia una megafumetteria. Distribuiti malissimo e senza ufficio stampa. È chiaro che il lettore medio non sappia né cosa cercare dé dove. E quindi ritorna (in alcuni casi anche per rassegnazione) su quello che vede in edicola e che pensa gli piaccia, o che gli piace davvero; ma col tempo quel problema cognitivo con cui ho aperto il mio commento sarà sempre più determinante. Quindi fumetti del tipo bonelliano (provenienza culturale dalla letteratura popolare di genere del secolo scorso, grande abbondanza di testo ecc.) tenderanno a mio avviso a diventare minoritari, a meno che non avvenga, nel medio e lungo termine, un qualche risollevamento delle agenzie di trasmissione (e “ricostituzione”) dei saperi, fra cui quello della decodificazione delle forme di lettura lineare di testi e immagini.
Saluti e stima per tutti
Marco Pellitteri