giovedì, agosto 26, 2010

Milano chiama



A volte basta cambiare un po' le parole, ma i concetti rimangono. Sì lo so che non è in metrica, ma fa niente.
Il riferimento è ovvio, ma come tutte le cose ovvie è meglio spiegarle per bene, e qui bastano un paio di link. Clicca qui e clicca anche qui.


MILANO CHIAMA

Milano chiama le città lontane.
Ora che il party è iniziato e la sfilata è in corso.
Milano chiama dal mondo sommerso.
Fuori dai call center, tutti voi ragazzi e ragazze.

Milano chiama, adesso non badate a noi.
Qui, oltre la cerchia dei bastioni, mordiamo la polvere.
Milano chiama, guardate che non abbiamo più swing, tranne il roteare di quel manganello.

Sta arrivando l'era glaciale, il sole piomba giù.
Altre consulenze in vista, e il grano lo fanno sempre i soliti.
La metro è un carro bestiame, ma io non ho paura.

Perché Milano sta annegando e io vivevo sui Navigli.

Milano chiama le zone riqualificate.
Scordatene fratello e fallo da solo.
Milano chiama gli zombi della morte.
Smettete di resistere e tirate un altro respiro.
Milano chiama e io non voglio più gridare.
Ma poi scopro quanto prende il Trota.

Milano chiama e Corvetto comanda.
Dite agli sbirri che anche quelli sono cinesi e il problema si risolverà.

Sta arrivando l'era glaciale, il sole piomba giù
La metro è un carro bestiame, e il grano lo fanno sempre i soliti.
Un orrore strutturale ma non ho paura.

Perché Milano sta annegando e io vivevo sui Navigli.

Milano chiama, si c'ero anch'io
E sapete cosa dicevano…
Bene qualche cosa era vera!
Milano chiama mentre arriva l'ora dell’Expo.
Dopo tutto quello che hanno detto, non ti viene da ridere?
Non mi sono mai sentito così …

1 commento:

CREPASCOLO ha detto...

Quando ero piccolo ( mi pare di sentire il coro che intona '' tutti mi scherzavano '' ) il gap tra Milano e gli States era circa 15 anni. Le prime micromachines nell'era Carter rispondevano alla Crisis che da noi portò alle targhe alterne e bastava un ascensore esterno in un film con Bronson a caccia di agenti dormienti per svegliare il mio interesse per un'America lontana/dall'altra parte della luna.
Oggi la distanza tra la Madonnina e Central Park è meno di quella tra la Madonna di Express yourself e la Lady Gaga di Alejandro.
Viviamo nella metropoli di Laida Odius. E' come Blade Runner senza colonie extramondo, ma con le impalcature Expo.
Un film di Scorsese senza Magico Vento e Leo di Caprio, in cui la cittadella della moda getterà una eterna, apocalittica ombra sulle piazze su cui si affaccerà.
Quando e se Pinketts & Rosenzweig ritorneranno sulla loro creatura, dovranno per forza alzare l'asticella: mi pare di vedere anziani ex interinali bolliti da anni di call center caracollare, simil zombi, nei centri commerciali ammorbati da never ending jingles, trascinati dai cuccioli albini mutanti semi ciechi, cresciuti nella penombra dell'eterno crepuscolo.
Dalla massa si leva il solito leader - John Connor del Naviglio - un cinese che mastica il dialetto di Mazzarella per poter sputare sentenze sull'operato del sindato ''Boss'' Trota.
Una voce, forse non il magico vento del cambiamento, ma almeno una brezza di aria non viziata dall'isolamento dei social networks e delle vendite on line, capace di catalizzare una reazione. Pericoloso come il signor Smith di 1984. Per fortuna, la solita lobby di massoni illuminati, rosacrociati templari assume Laida perchè termini Connor Smith. Lieto fine ?