mercoledì, agosto 25, 2010

La grande cospirazione dei fumetti.



Di nuovo, mi sa che devo essere un pochetto più esplicito. Becchiamoci una denuncia che tanto non ho una lira.
Il paragone fumetti e vino ci piace. Occhei.
Ma per lavorarci bisogna avere ben chiaro in mente che tutto il lavoro di riscrittura dell’immagine del prodotto vino, portata avanti in modo quasi quotidiano dai media, è un tipo di lavoro sostenuto da un grande investimento economico.
I servizi sui telegiornali, i nutrizionisti che dicono la cosa giusta al momento giusto, e tutto il resto non sono mica cose estemporanee, fatte aggratis, per amore del succo d’uva.
Qualcuno ha pagato, amici.
E’ marketing “virale” di finissimo e altissimo livello.
Possiamo di sicuro ridimensionare la questione. Va bene. Allora prendiamo un esempio legato ad un altro sistema narrativo.
Cinema.
Leggevo un articolo che parlava di non mi ricordo quale film di Aldo, Giovanni e Giacomo e non mi ricordo esattamente le cifre indicate.
Vado a memoria.
Diciamo che il film in questione è costato 100 Pizze. L’articolo diceva che la promozione era costata più del film, tipo 200 Pizze e che il film ne aveva incassate 400.
In quelle 200 Pizze di promozione, c’erano una serie di ospitate in tutti i programmi posabili di tutte le reti possibili, tutti i servizi possibili in tutti i telegiornali possibili e la conquista da parte del loro ufficio stampa di tutto il tabellone del Risiko della carta stampata.
Per ora, spiace dirlo, ma l’unico sistema che abbiamo trovato per promuovere i nostri fumetti è litigare tra di noi su internet.
Per questo dico che ci vuole un massone con i soldi che ci finanzi la lobby. Altrochè

20 commenti:

senility ha detto...

io continuo a pensare che paragonare il vino ai fumetti sia come paragonare il sesso alle parole crociate.

michele petrucci ha detto...

Provocazione, Diego?
Nel mio blog provo a lanciare una proposta di, aimè, difficile attuazione…

michelepetrucci.blogspot.com

Andrea V. ha detto...

il massone va bene.
Basta non finirci sotto. E non è una battuta.

braccio di culo ha detto...

Ciao Diego!! :) io penso, invece, che il punto debole del nostro mercato è che esistono già le lobbies!!! Ce ne sono almeno 4 o 5! Ed è a "causa" loro se i fumettisti litigano in internet! :)

CREPASCOLO ha detto...

Mi ricordo una intervista rilasciata da Michelle Pfeiffer nel suo momento di massima popolarità ( a Milano le Relazioni Pericolose rimasero nelle sale un tempo sufficiente a leggere l'opera omnia di Camilleri in tutte le lingue in cui è tradotto ) in cui la diva spiegava che girare il film comportava lavoro per un paio di mesi, ma la promozione implicava un tour di un anno in giro per il mondo.
E' un modello esportabile nel microuniverso dei comics ?
Diciamo che il signor Cajelli riesca a piazzare alla SBE lo spin off di Draka a cui sta lavorando nei ritagli di tempo ( miniserie in cui si racconta di una pizzeria a Praga gestita da vampiri - nel succo d'uva che somministrano ai clienti, un elemento Ics determina assuefazione e costringe a tornare e tornare - l'apoteosi del marketing virale - l'incasso è utilizzato per la creazione di una comune dove i maestri della notte in età possono vivere aggratis ). La miniserie è un successo inverecondo - la lobby della SBE ( il signor Boselli è un massone di 33mo livello e Castelli è il ghost writer di Dan Brown a cui dobbiamo l'agiografico ''il simbolo perduto '' ) alimenta la grancassa fino a che Diego Superstar è il prezzemolo di talk shaw su e giù per il regno, senza contare il suo ruolo di consulente per il serial di Sky con Pannofino nel ruolo di Gennarico Bladimaria.
Siamo sicuri che il cartoonist troverebbe ancora il tempo per scrivere fumetti ? Non si ritirebbe nel Parador con la bella Michella per intessere una relazione pericolante tra i desiderio della ex star di riotrnare in auge e la spinta a riprendere in mano carta e calamaio e darci altre palpstorie ? mmm.

Locomotiva ha detto...

Mi sa che la storia delle pizze e del cinema sta svirgolando la discussione.

Una cosa è la promozione di quel film (fumetto/barolo/paio di scarpe) - e la promozione del singolo fumetto è carente, in Italia. Stampi qualcosa e non lo sa nessuno.

Ma l'idea Cajellosa è una lobby, una massoneria, un Grande Vecchio che rilasci il messaggio subliminale e virale che leggere "fumetto", che girare con un albo in mano, che accendere l'Ipad per vedere una tavola a colori piuttosto che facciabuco, che avere in casa roba disegnata è cosa buona, giusta e figa.

Ma "fumetto" inteso come archetipo.
Esattamente come vino inteso come concetto di vino.

Poi, una volta che la lobby del fumetto ha inculcato il concetto che maneggiare fumetto è Buuuono, vai di guerriglia tra editori.
Dentro nella bolla che "Fumetto=figo", il mio fumetto è dipppiù figo.

La cosa, ovviamente, parte da un presupposto: ovvero che le striminzite risorse che ogni editore dedica al marketing del singolo prodotto vengano messe in una colletta per promuovere il prodotto in generale.

Si fa una colletta e si paga un protagonista di reality per spergiurare che legge fumetti dodici ore al giorno, e si paga il rotocalco per fare le foto in casa del tizio attorniato dagli albi.
Credo che un concorrente un po' sfigato venga via anche per poco.

Se la cosa gira e si vendono tre fumetti in più, si paga un altro tizio, poi si paga Donna Moderna per scoprire che il nuovo trend dei VIPPS è sfogliare le Graphic Novels e viaeviaevia.

Certo, ci andrebbe una capacità di vedere un millimetro oltre il proprio piccolo piccolo tornaconto.

kingsimon ha detto...

hooga hooga , kablam , sono pronto , il grembiule cel'ho , la stretta di mano segreta l'ho imparata.........ora devo solo inserirmi negli ambienti giusti!!!!!!

Cuk ha detto...

mah, a me suona tutto molto strano.
Fermo restando che a suon di marketing puoi far piacere quello che ti pare, dico:

a) farlo diventare una moda su novella2000 "anche i VIP leggono i fumetti" etc. non mi pare molto utile. Quel tipo di visibilità sbiadisce e non torna più

b) il vino come lo si intende ora di sicuro non esisteva, ma l'uomo ha sempre ingerito alcool. il punto qua non è il vino, ma QUEL vino. Se la gente beve, è facile dirottare il gusto e la visione del bere verso il tuo prodotto. Ma col fumetto si parla di lettori. E la gente non legge una mazza. E se non legge, chi dirotti dove?

Joel ha detto...

MI son letto i tuoi post Diè e qualche commento evitando le strizzate d'occhio e le amichevoli pacche sulle spalle che fioccavano, ma sinceramente mi fa strano tutto questo discorso, si è fatto di tutto per dare al fumetto un'identità popolare, e si è fatto di tutto per lavorare sul fumetto popolare rievocando all'ennesima potenza sensazioni legate a personaggi che sapevate benissimo non vi avrebbero mai portato ad esporre le vostre tavole in un museo ad esempio.
Cioè mi sembra si voglia avere il piede in due scarpe.
Anni di provincialismo editoriale di collezionismo idiota portano a quello che c'è ora.
Guardate appunto in francia dove viene amato il fumetto come linguaggio e non quei cazzo di personaggi con i completi sempre uguali camicia gialla-fazzoletto nero, camicia rossa-giacca nera...
Avete promosso un modo idiota di concepire il fumetto e ora ne pagate le conseguenze, le vendite piu alte si fanno perchè la gente è affezionata al personaggio e potreste cominciare a spacciare le prime storie come nuove e nessuno se ne accorgerebbe perchè appunto basta vedere camicia gialla-fazzolo nero.
Ti ricordi Diego quando ti dissi che diabolik era inutile e mi mandasti affanculo perchè ne avevi appena scritto uno? Beh lo penso ancora, quel modo di fare fumetto è fallimentare, poi se nella tua carriera vuoi poter dire di averne scritto uno ok ma è stato utile al "fumettomondo".
Tutto questo a mio parere ovviamente.

Lorenzo Palloni ha detto...

Io sono sempre dell'idea che è la sabbia che fa il mare.

Cioè, se vogliamo che la gente ci nuoti, in questo cazzo di mare, dobbiamo mostrare la sabbia (ovvero l'insieme di autori, editori, cazzi e mazzi) chiara e limpida. Dico "mostrare" e non "rendere" perchè sono gggiovane ma non ingenuo. E prima di tutto bisogna far capire che questa sabbia c'è. E come si fa? Massificando la pubblicità, punto. Oggi come oggi non c'è altra via.
I lettori non ci sono e questo è oggettivo. Ma non ci sono perchè
- non leggono?
- non leggono fumetti?
- non sanno che esistono i fumetti?
Chi risponde a questa domanda saprà che tipo di pubblicità fare e diretta a chi.
Altro che ComicsDay.

Il problema interno che Braccio di Culo ha colto, quello delle lobbies dei grandi che già ci sono (che sono tre, massimo quattro, non di più) è il motivo per cui gli editori piccoli non pagano e si sa fin troppo bene: il mercato non è abbastanza grande ecc ecc. Nel mare ci sono quattro squali, qualche trota e tanti girini.
Gnam.
Io passo molte ore ad ascoltare radio, e sento che quando queste lobbies del fumetto vogliono, di pubblicità ne fanno eccome.

Il paragone fumetto-vino non lo trovo proprio azzeccatissimo. Forse fumetto-Bacardi Breezer sarebbe meglio: cominciamo a farci strada tra i giovani, piano piano, che poi passano di sicuro al Bacardi vero e proprio. Ed è sui giovani, che bisogna puntare. Tanto i vecchi leggono Tex.

Ma buttarci sugli sponsor come i ragazzi di PicNic?
L'idea è forte, non nuova ma praticamente inutilizzata.

E comunque vada, sappiate che sono di Arezzo, ho Licio Gelli a un chilometro o due da casa mia. Fate un fischio se vi serve un massone.

--LP

Diego Cajelli ha detto...

Joel!
Io non ti avevo sparato affanculo perchè scrivo Diabolik.
Lo avevo fatto perchè in un ottica lavorativa è troppo comodo dire: "non c'è lavoro, gna gna gna" quando alcune realtà editoriali non vengono nemmeno prese in considerazione.
Che poi a qualcuno non interessi misurarsi con Diabolik è un conto.
Dire che è inutile è una sparata che lascia il tempo che trova.
Poi, per il resto del tuo commento, non capisco perchè mi dai del voi.
Comunque sia, il punto non è finire in un museo, quanto il NON finirci da qui a 10 anni.

MicGin ha detto...

cuk non ha tutti i torti, diego.
parli di vino, parli di cinema, sono tutti confronti interessanti e fatti da te diventano anche gustosi!
ma il tema del marketing è solo uno dei problemi da affrontare.

in questa discussione che sto seguendo e a cui sto partecipando, noto che si tende spesso a spiegare tutto con una sola causa. la monocausa non è sufficiente e ci divide. appunto, come scrivi alla fine di questo post, si perde tempo a litigare.

invece, ci sono anche altri temi:
- i lettori
- le strutture e reti di vendita
- l'originalità degli autori
- le varie professionalità coinvolte
- l'occasione in parte mancata delle tante manifestazioni di settore
- i diritti d'autore

non dico che se non si risolvono tutti non si può fare nulla, ma bisogna tenerli presente.

poi siamo d'accordo: magari arriva un nuovo dylan dog e riesce a fare da volano a tutto il resto.

magari!
;-)

ps a proposito, non mi ricordo se ti ho già segnalato una mezza replica ai tuoi post precedenti, contenuta nel discorso generale qui:
http://sonoioche.blogspot.com/2010/08/autori-e-fumetti-la-discussione.html

Mauro S. ha detto...

Ciao Diego, sto seguendo con interesse questa discussione ma vedo la presenza di un fraintendimento diffuso sul marketing. Secondo cui investendo paccate di soldi in "comunicazione" è possibile vendere qualunque cosa. Non è cosi.
Ci sono molte idee interessanti in questa discussione (su tutte quelle di trovare altri mercati, oltre ai lettori, per vendere la comunicazione tramite fumetti) ma non credo sia vincente la tua di comunicazione stile lobby perchè, imho, manca il terreno culturale su cui far presa anche ipotizzando di avere risorse necessarie ad una cosa del genere.

Joel ha detto...

Quello che intendo dire è che si è impostato male il tutto, affidandosi ad un modo di fare, promuovere e vendere fumetti in italia troppo legato ai personaggi.

Ti davo del voi perchè fai parte degli autori italiani che hanno contribuito con il loro lavoro a questa concezione del fumetto che vende quasi solo per nostalgia e fanatismo per i personaggi.

I lettori andavano educati ad amare il medium, in modo da poter poi proporre cose nuove oltre alle solite serie, quello che si fa invece è spingere ancora di più sugli stessi personaggi sperando che arrivino altri stupidi fan.

Pensate ora di farlo adesso, dovreste davvero riscrivere il concetto fumetto nella testa degli italiani, ma per farlo vi affidereste ancora ai soliti strumenti? Ai soliti editori chiusi in concetti preistorici?
Beh se è questa l'idea lasciate perdere che non funzionerà.

"Se si vuole cambiare la percezione del media fumetto da parte dei potenziali lettori, bisogna per forza di cose adottare un piano di marketing"

...e magari smettere di scrivere per concetti editoriali che vanno nella direzione diametralmente opposta.

Che poi la vedo io cosi bonelli eh, magari è una mia fissazione ma ho sempre trovato il fumetto bonellide un'occasione sprecata, almeno un po', e gli do la responsabilità della poca considezione del fumetto in italia ma forse ci sono altri fattori, boh.

Daniele Di Nicuolo ha detto...

Joel, scusa se te lo dico, ma si vede che sei proprio fuori dal fumettomondo di cui parla Diego.

Te veramente pensi che Diego e tutti gli altri autori italiani non abbiano idee vulcaniche, badass e spaccone dal potenziale altissimo?

Chiaro che sì, è ovvio, ma, a parte il fatto che devono pur campare, ed essendo Professionisti, fanno ciò che sanno fare, anche se la cosa può non entusiasmarli totalmente o non essere esattamente nelle loro corde, il vero problema sono proprio gli editori.

Noi qui si parla di rivoluzionare il fumetto e via discorrendo. Nobili intenti, più che leciti, ma dall'altra parte della barricata si pensa alla pecunia, al grano, al cash. E se il signor Bonelli vede che un certo cowboy vestito di giallo, che si ripropone uguale da più di 60anni, continua ad essere la punta delle vendite, mi spieghi che interesse avrebbe a cambiar formula?

Aggiungici che non c'è una reale concorrenza, eccoci che siamo allo stallo del fumetto.

MicGin ha detto...

faccio presente che tex si è aggiornato molto di più di quanto viene percepito da chi ne parla. ma i lettori lo sanno.
la commercializzazione di tex è di buon livello perché da una parte il periodo d'oro è continuamente riproposto e dall'altro ci sono anche le variazioni sul tema.
certo, non sono epocali come avviene per i comics americani, ma sono comunque signficative per i lettori.

Daniele Di Nicuolo ha detto...

MicGin dai, non scherziamo. Prendine uno di 'sto mese ed uno di 40anni fa, non cambia nulla.

Joel ha detto...

@Daniele
scrivere per bonelli può essere una figata assolutamente credo che la maggiorparte dei professionisti che ci lavorano lo facciano con piacere e non considerandolo un sacrificio,
ma io comunque non ne so un cazzo, ipotizzo diciamo.

Intendo solo dire che accettando di portare avanti quei personaggi e quelle storie, in qualsiasi forma, si accetta anche la filosofia dell'editore nel gestire produzione, promozione ecc.
Filosofia che oggi, IO, ritengo essere la principale responsabile della situazione del fumettomondo italiano, che ovviamente posso soloosservare dall'esterno non facendone parte.

Questo era ciò che cercavo confusamente di dire, e non faccio colpe particolari a nessuno dico solo che per me continuando a produrre fumetti in questa maniera concependoli sempre allo stesso modo vedremo ben pochi miglioramenti nel rapporto Fumetto-lettori(potenziali)

Officina Infernale ha detto...

ciao Die' da come la vedo io:

il fumetto in italia e' visto fondamentalmente come tex/dylan dog, questa ne e' la percezione del popolo italico.
Bonelli e' l'unico che fa le vendite etc etc, dove la maggior parte degli scrittori /disegnatori vuole andare a finire, paga decente e sento spesso dire e' come andare a lavorare in banca... non mi soffermero' su questa affermazione.
Ad es. in edicola escono le action figures (tra virgolette) dei classici del fumetto troviamo tex/dylan dog, diabolik.
Ah si c'e' poi diabolik, mi chiedo ancora chi lo legga, cmq non sono cazzi miei.
Se si parla di fumetto d'autore esce il binomio Pratt, Pazienza...forse Manara ce lo butto li...fine.
ah si dimenticavo un 1% ricorda Frigidaire...
Questo e' quello che e' emerso in diciamo 50 anni di fumetto in italia, e arriva al non fan, al non autore/disegnatore, quello che arriva al giovane e non di voghera.
Se il tg5 o Studio aperto dovessero intervistare qualcun'altro che non parli dei sopracitati, chi intervisterebbero? quale editore? per parlare poi di quale fumetto?
Dalla mia visione di fan/disegnatore/autore, l'errore dell'editoria non Bonelli e' non aver dei prodotti di riferimento, troppe uscite diverse l'una dall'altra, in formati diversi, tutto troppo frammentato.
Ok le graphic novel, ok puntare su un autore, ma e' sempre tutto troppo non lineare.
Negli u.s.a. non c'e' solo Marvel e DC, c'e' tutto il resto, i nomi li conoscete non occorre farne una lista, hanno linee editoriali solide, basate su testate ad uscite piu' o meno regolari,hanno dei punti di riferimento.
Purtroppo in italia se si vuole fare qualcosa di nuovo si esce sempre con il bonelloide di turno, asfittico in bianco e nero, con sta cazzo di gabbia fissa, alla fine almeno per me palloso, questo ripeto e' un mio punto di vista.
ll piano di marketing lo devi fare se hai un prodotto ben definito, in italia non c'e' questo prodotto ben definito, non ci sono basi solide, l'unico che le ha e' Bonelli, poi su quello che fa o non fa e' un'altro discorso.
In italia si pensa ancora di comprare i fumetti ini edicola un concetto secondo me obsoleto,si pensa all'edicola come grande distribuzione, se non si leggono manco i giornali, chi cazzo vuoi li legga i fumetti?
Gli adolescenti manco sanno cos'e' un edicola, manco ci vanno piu' per la roba porno.
In italia tutto il resto si e' evoluto,(parola da prendere con le tenaglie), Psp, consolle varie, I phone I pad etc.. il fumetto e' rimasto li, in parte a scimiottare Bonelli, in parte i fumetti americani, a chiedersi cos'e' fumetto d'autore e cosa no, nessuno si e' preso la briga di proporre un qualcosa di diverso o perlomeno funzionante, forse ci sono arrivati i superamici, ma forse.(anzi c'e' qualcuno che ci ha provato c'e' stato, con positivi risultati, vediamo se indovinate chi).
Tutto questo pippotto per dire che, se non si creano delle basi solide, con peronaggi solidi, con prodotti graficamente belli, gestiti con coerenza e professionalita', che abbiano un cazzo di impatto e uscite regolari nelle fumetterie (nelle librerie invece ci vedo un discorso a parte), con gestione dei resi etc, allora si che puoi fare il piano di marketing....senno' il massone s'incazza...

marcoficarra ha detto...

Ciao Diego, trovo sempre molto interessante ciò che scrivi. Mi è piaciuto pure il tuo commento negativo ma molto simpatico e sincero sul mio libro. Fatte le presentazioni, intervengo pure io in questo interessante dibattito concentrandomi, però, sul marketing. Anche se concordo con Michele Ginevra sul fatto che non bisogna pensare ad una soluzione unica, ci sono molteplici problemi che vanno affrontati. Poi, noto una generalizzazione nei tanti commenti letti in questo mese nei vari blog quando si parla di fumetto. Abbiamo case editrici diverse, fumetto popolare e fumetto d'autore. Seriale o allegato da edicola e quello da libreria di varia o da fumetteria. Insomma un vasto mondo con esigenze molto diverse. Però in qualcosa è accomunato ed è nel non investire risorse nel marketing. Al massimo si fa un po' di pubblicità nella quarta di copertina per il nuovo numero da edicola o i classici comunicati stampa. È ovvio che se investi tanti soldi sul marketing puoi avere un rientro adeguato, ma abbiamo internet a costo quasi zero e lo sforzo da fare è quello di cercare i nuovi potenziali lettori e non stare fermi ad aspettarli. L'investimento deve essere nel tempo e risorse umane da dedicare al marketing. Una buona campagna marketing non deve puntare sull'idea geniale e spettacolare ma sulla semplice condivisione dei contenuti perché sono quelli che interessano ai potenziali lettori. Infine metto un link su un post sempre a proposito dell'incontro autori. http://bit.ly/bg6aS8