lunedì, agosto 23, 2010

I fumetti, sì, mio cugino li leggeva!



Da mesi ormai, il fumettomondo è impegnato in un lunghissimo dibattito.
Si è partiti poco prima dell’estate con una serie di discussioni tra autori che ruotavano attorno al sacrosanto diritto di essere pagati per il proprio lavoro, ci si è spostati verso il rapporto con gli editori, si sono aggiunte altre riflessioni, altre polemiche, altre analisi sullo stato dell’arte e dell’industria.
Questa lunga e interessante discussione sfocerà in una tavola rotonda che si terrà a Lucca, la più importante mostra mercato del settore, tra un paio di mesi.
Se vuoi capire che cosa ci stiamo dicendo clicca qui, che c’è un ottimo riassunto di tutto quello che si è detto e che si sta dicendo.
A me, sia chiaro, chiacchierare con i miei colleghi mi piace. Trovo utile confrontarsi, discutere e conoscere posizioni diverse dalle mie.
Però, più la discussione si concentra all’interno del fumettomondo, più cerco di capire quale sia la percezione del fumetto all’esterno del fumettomondo.
Perché, non so come la pensi tu, ma io i fumetti li faccio per farli leggere a qualcuno. Non li faccio soltanto per me, per farmi le seghine su quantosonobbravo.
Dal punto di vista degli editori che hanno partecipato al dibattito, i lettori sono un numero. E’ gente che compra o che non compra. Si è evidenziata la difficoltà di far comprare la propria roba ai lettori, parlando di numeri, di venduto, di distribuzione, di ordini.
Il raggiungere i lettori con il proprio prodotto, un “problema” industriale, riguarda molto da vicino anche il lato artistico. Va da sé che se una casa editrice non vende abbastanza, non potrà pagare in modo dignitoso gli autori che ci lavorano.
Il fumetto, pensaci un momento, è una strana bestia.
Il volume che hai nella libreria, l’albo che compri in edicola, quel centinaio di fogli rilegati che hai in mano sono l’unica fonte di guadagno della casa editrice.
E’ come se l’intera industria musicale si reggesse unicamente sul numero di dischi venduti.
L’ho detto a un manager della Virgin. Solo i dischi. Nessuna entrata dai pezzi mandati in radio, o usati per gli spot pubblicitari, o come suonerie, niente concerti, niente di niente. Gli è venuto un infarto.
Il fantomatico lettore, è un dato importantissimo in questo dibattito. Allora ho teso l’orecchio e ho provato a sentire come viene percepito il fumetto da chi non lavora nell’ambiente e da chi non è un appassionato hard core delle tavole disegnate.
Ascoltando i clienti occasionali di Supergulp si scoprono cose interessanti.
Si scopre, per esempio, che al di fuori del fumettomondo noi non esistiamo.
La maggior parte dei titoli, quelli della Bonelli compresi, non si sa perché ma si crede che vengano fatti all’estero.
Il rapporto con i fumetti è un qualcosa di tangenziale, temporaneo e profondamente legato ad un passato non ben identificato.
Le reazioni di fronte a un volume su uno scaffale di una fumetteria, da parte di uno che ci entra la sera per caso, per prendere il freschetto dell’aria condizionata sono:
- Ma come, esce ancora?!
- Ma come, non esce più?!
Nonostante i film, o tutto il lavoro di marketing fatto dalla Marvel, il rapporto con i supereroi è ancora quello legato ai propri ricordi di bimbo.
C’è L’uomo roccia.
C’è L’uomo fuoco.
Ma dove sono i fumetti di quello che faceva le rapine con la moglie?
(Che non è un supereroe, è Diabolik, ma in un certo senso, è un supereroe anche lui)
Tutti i verbi sono al passato, questo lo leggevo, questo mi piaceva, questo non lo sopportavo. Come se la fumetteria fosse sorta di macchina del tempo.
Lo sguardo vaga su centinaia di volumi usciti negli ultimi mesi, senza tradire nessuna emozione.
E io mi chiedo: Ma vale anche per la narrativa?
Nel senso, uno entra per caso in una libreria e dice senza imbarazzo: Ah, si, una volta ho letto un giallo.
Probabilmente lo pensa e basta. Perché, a differenza del fumetto, uno si sente in colpa se l’ultimo libro lo ha letto alle medie.
Come posso allargare il bacino di utenza se i fumetti “li leggevo”. Non siamo nemmeno riusciti a trasmettere all’esterno quanto lavoro c’è alle spalle di un volume.
(Prova a dire a un non iniziato che per fare 94 tavole ci vuole almeno un anno, e vedrai con che occhi ti guarda.)
Questa percezione influenza a cascata tutto il sistema fumetto molto più di quanto credi.
Il problema è tutto qui. Nel modo in cui viene percepito il media.
Se non esisto, quali diritti posso accampare?
Mi dispiace, ma credo fortissimamente che l’origine dei nostri problemi sia da cercare all’esterno.
Non serve un guru del marketing per capire che la percezione dell’acquirente influenza moltissimo il prezzo di copertina. Che il prezzo di copertina si collega alla salute della casa editrice, e che la salute della casa editrice determina il futuro dell’autore.
Possiamo sicuramente discuterne tra noi, ma il vero problema è che di quello che facciamo, e di quanto ci sbattiamo per farlo, non frega più un cazzo a nessuno.

16 commenti:

sraule ha detto...

Credo che sia difficile trovare un circolo meno virtuoso di quello del fumetto. Gli editori sono poveri, così non riescono a spingere i propri prodotti, i prodotti non vendono e così gli editori sono poveri.
In effetti, che i fumetti ESISTANO è praticamente un miracolo.

-
Ma diciamo che io non ho ancora perso l'ottimismo e credo che qualche piccolo passo per modificare la percezione del fumetto tra il, come chiamarlo, pubblico sia stato fatto.

:A: ha detto...

Bon, hai scritto tu in maniera dettagliata e inequivocabile quello che ho tentato di dire (spiegandomi male) in tutta la discussione sui vari blog in cui si è spostata:

NON

CI

SONO

LETTORI.

Rainulfo ha detto...

Queste sono le statistiche di ricerca relative alla parola FUMETTo, su Google, in Italia...

http://www.google.com/insights/search/#cat=0&q=fumetti&geo=IT&gprop=&cmpt=geo&hl=it

direi che l'immagine parla da sola...

I lettori potrebbero anche esserci, ma se l'immagine che diamo è quella dello sfigato che fa cose sfigate per degli sfigati, non possiamo pretendere maggior rispetto.
Perciò sì, è vero che le case editrici e i distributori dovrebbero guardare fuori dalla propria finestra, ma anche noi autori dovremmo farci un bell'esame di coscienza!

Daniele Di Nicuolo ha detto...

Secondo me non è colpa degli autori, ma della percezione che si ha dall'esterno del prodotto "fumetto".

Lo si associa a cosa? Non di sicuro a Watchmen, ma a Naruto, Dragon Ball ed a migliaia di sfigati che si travestono alla fiere, ecco a cosa.

La cinica realtà è che bisogna pompare tantissimo sul lato marketing e pubblicitario, far vedere là fuori che il fumetto c'è, che è pieno di vita, e soprattutto bisognerebbe far vedere CHI c'è dietro il fumetto, gli artigiani che lo costruiscono passo passo.

Ci sta che grandi autori come GiPi vengano invitati e facciano vedere i loro (validissimi) lavori, ma sarebbe bello anche vedere autori più popolari, più "terra terra".

p.s: Diè, quando vuoi, son tornato!

Lorro ha detto...

È bello perché, nonostante non passassi da parecchio tempo da queste parti, poi mi fermo a leggere un post come questo e di colpo mi ricordo perché prima il blog lo leggevo.
Bella Mr.Cajelli, non c'entra una fava ma (rinnovati) complimenti.

Planetary ha detto...

Hai ragionissima, "percezione".
Andate in una qualsiasi edicola e guardate le riviste che parlano di abiti da sposa, caccia al cinghiale, cavalli, armi, orologi, case, yatch (!), architettura, storia, oroscopi, pesca e qualsivoglia altro tema. Guardate la confezione tipografica, la foliazione, le pagine pubblicitarie interne.
Bene, l'equivalente per i fumetti? Due? Tre? Di cui una su carta non patinata ed a colori solo da qualche anno.
Il fumetto in Italia non smuove NULLA. Culturalmente, socialmente è come quelli che alle feste fanno da tappezzeria, magari sono persone interessantissime ma che non se l'incula nessuno.

AlessandroDiVirgilio ha detto...

Sì, indubbiamente è così, ma la percezione del mezzo sta cambiando.

Mooooolto lentamente, ma sta cambiando.

Anonimo ha detto...

Che io sappia i lettori si possono creare, e vedo che è già stato detto:
MARKETING! PUBBLICITA'!...Insomma come si vende ciò che sostanzialmente non esiste? Figuriamoci in un paese di analfabeti come questo, o, nei casi più fortunati, di snobboni che arrivano ad affermare ciò che è fumetto leggibile e ciò che non è.

Ai tempi del mio Arcana Mater, finimmo nelle mani di un editore che, nonostante nn si occupasse di fumetti, ha comunque avuto ciò che ritengo un tipico e generalizzzato comportamento degli editori: il fumetto (da loro voluto e cercato e non propostogli da altri) non ebbe nemmeno una casuale opera di volantinaggio durante la presentazione del n.1 a Lucca Comics e nonostante già il passaparola avesse fatto vendere in quel finesettimana tutto l'esponibile.
Sostanzialmente secondo sti cazzoni, il fumetto si doveva vender da sè, così, semplicemente perchè esisteva! Non per niente ho sentito dire che detta casa editrice nn sia esattamente in pari.
Fate un pò voi...

ISA

Daniele Di Nicuolo ha detto...

Il marketing va affidato ai professionisti.
Come ogni cosa, si è evoluta nel tempo, e c'è gente che di lavoro si occupa di queste cose, gente con le palle.

Ci sono case editrici che vivono di rendita su roba uscita secoli fa, ed il tutto praticamente a costo zero.

Potrebbero reinvestire, e son stanco di sentire la storia del "finchè si guadagna non si cambia".

Luca Erbetta ha detto...

Hahahahaha! Diego, sei un grande, ti adoro, lo sai.

è vero, non ci sono lettori.
Perché? Perché in Italia, leggere (in generale, anche i libri o i giornali) è roba da intellettuali.
Chi non legge non gliene frega una cippa perché trova molto più intressante il Grande Fratello.
E chi legge? Beh, si sente più intelligente di chi non legge, più intellettuale. E un intellettuale mica può abbassarsi a leggere quelle cose per bambini. Bambini o pervertiti.
Quando dico che faccio fumetti c'è il solito figlio di papà opinionista playboy del bar sport che mi apostrofa: "Aaaah! Fai i fumetti porno, eh?"
Ecco.
Oppure: "Vuoi diventare il nuovo Forattini?"
No, faccio fumetti, non vignette satiriche. Idiota.

Il problema non è solo la mancanza cronica di lettori. Ma la mancanza dei POTENZIALI lettori. Coloro che il fumetto lo leggerebbero anche, se non fosse totalmente dimenticato dall'alto mondo della cultura.
Se pensiamo che in Italia, il giornalista con più "potere" e autorità a parlare di fumetto è Mollica (per cui gli unici fumettisti buoni sono quelli morti, tranne Manara che ogni volta che viene nominato, secondo me, si tocca), allora è detto tutto.

Per il discorso pubblicità, vi ricordo che per farla e bene ci vogliono soldi. Ma gli editori sono al verde...

michele petrucci ha detto...

Premesso che una discussione tra autori e le altre componenti del settore (faccia a faccia) sia tutt'altro che inutile, è vero quello che dici.
Ma noi autori, da soli, che possiamo fare se non cercare di promuovere il nostro lavoro con i pochi mezzi che abbiamo (tipo i nostri blog)?

Kromo ha detto...

"Quando dico che faccio fumetti c'è il solito figlio di papà opinionista playboy del bar sport che mi apostrofa: "Aaaah! Fai i fumetti porno, eh?""

VOGLIO LA SPILLA DI QUEST'UOMO!!!

:)

Luigi Criscuolo ha detto...

Dando un occhio al mercato francofono è evidente la considerazione del medium fumetto come elemento culturale.

E' bello leggere sotrie leggere e divertenti, ma se vogliamo leggere qualcosa che abbia un maggior peso culturale tutti noi ci buttiamo sui libri! perchè?
Chi è che porta la gente a considerare cultura una cosa più che un altra???

LO STATO e la SCUOLA...cosa potrebbe fare lo stato-scuola? inserire i fumetti di maggiore portata intellettuale all'interno dei libri da leggere per l'estate ad esempio.

Cosa potremmo fare noi autori? Dare al mercato dei prodotti più raffinati e creati con maggior criterio.

non ci sono molti modi per creare lettori se non educando le persone a leggere

Luigi

:A: ha detto...

"Per il discorso pubblicità, vi ricordo che per farla e bene ci vogliono soldi. Ma gli editori sono al verde..."

E se non ci sono neanche lettori potenziali, come giustamente fai notare, non vale neanche la pena farla.

sraule ha detto...

non voglio fare la pedante, ma il grafico delle statistiche di google ha ben poca rilevanza.
al massimo può dirci che, dal 2006 a 0ggi, le persone che hanno inserito nel campo di ricerca di google la parola "fumetto" sono diminuite.
ok, che senso ha inserire la parola "fumetto"? che cosa stai cercando?
è come se io volessi delle informazioni su bob dylan e inserissi nel campo ricerca di google "musica".
al massimo quella statistica ci dice che dal 2006 a oggi la gente ha imparato a usare MEGLIO i motori di ricerca.

MicGin ha detto...

Non sono d'accordo sul taglio che hai dato a questo post. Dà l'idea di una situazione che non si può cambiare. Un destino già scritto. Certo, molte cose sono cambiate. Ma il tema era ed è se è possibile lavorare professionalmente nel campo del fumetto a condizioni dignitose.

Ho comunque capito quello che intendi.

Il fumetto popolare che abbiamo conosciuto si sta estinguendo. Penso che siamo tutti d'accordo. Rimane però l'ambito con i numeri più alti. Quindi rimane una realtà con cui fare i conti ed una fonte oggettiva di lavoro. In questo momento tu stesso sei la prova vivente che si può lavorare.

Nel frattempo sono sorti altri tipi di fumetto. E il fumettista può lavorare anche per enti e istituzioni, come pure noi sappiamo bene.

Quindi, oltre al tema dei lettori da scovare, emozionare, attirare, c'è anche quello degli ambiti.
Bisogna andare avanti a costruire il fumetto del post-edicola.