venerdì, agosto 27, 2010

Anzianità.



Joel ha scritto delle cose nei commenti a uno dei post sul fumetto.
Joel è un mio ex allievo, e io ci voglio bene come a (quasi) tutti i miei ex allievi. Non sono d’accordo con quello che ha scritto, ma fa niente.
Ci voglio bene lo stesso.
Fatto sta che il suo commento mi ha fatto pensare parecchio. Non ai fumetti, non al dibattito in corso, non alla sua posizione, alla mia o alla tua.
Dal suo commento ho capito che ormai sono vecchio.
Non mi era mai capitato prima di essere indicato come una parte del problema, come uno che occupa una posizione, come uno che è ingranaggio integrante di un meccanismo che a qualcuno (di più giovane) non piace.
Ecco allora.
Sono vecchio.
Di solito ero abituato ad avere la parte di Joel nelle discussioni, non quella che ho adesso.
Mi ritrovo dall’altra parte della barricata e non so bene quando e come ci sono finito. E se davvero potevo fare qualcosa di più o qualcosa di meno.
Non ho capito quando è successo che da: giovane promessa più o meno mantenuta, sono diventato, agli occhi di un ventenne, un vecchio barone del cazzo.
La cosa mi spaventa.

31 commenti:

Mauro Padovani ha detto...

Sei un maturo professionista del fumetto, uno che ha sgobbato parecchio per essere dove sei... non sei un barone del c...o, ne vecchio.
Ti ricordo nello stand di Lucca quando presentasti Pulp Comics, io ero invece con Ironheart, di anni ne sono passati tanti. Io sono rimasto nella marginalita'del mondo fumetto ( seppur molto contento dei fumetti che faccio nel tempo libero), mentre tu sei riuscito con merito a sfondare.
Sei un esempio da seguire, per chi vuole lavorare nel mondo del fumetto, cosa non facile in questo momento di crisi.
Chi vuole fare cose proprie e non commerciali e'meglio che si trovi un lavoro( nel mio caso l'idraulico) per campare, e usare il tempo libero a creare fumetti, e devo dire che anche questa strada puo' portare ad avere qualche soddisfazione.

Daniele Di Nicuolo ha detto...

Diè, con tutto il rispetto, ma chi dice 'ste cose penso non abbia capito nulla di te. Avrà visto probabilmente un altro film.

:A: ha detto...

http://route66.corriere.it/2010/08/60_e_il_nuovo_40_o_40_il_nuovo.html

"“L’onnipotente cultura della giovinezza domina la nostra società”, teorizza la CBS, ricordando come persino i 20enni oggi si sottopongono ad interventi di chirurgia plastica per ringiovanire. “A 40 anni uomini e donne sono giudicati troppo vecchi per lavorare in molti campi”, incalza la CBS, “E un numero crescente di persone sono costrette al prepensionamento ben prima dei canonici 65 anni”.

Mentre gli anziani si sentono più giovani, la nostra società li giudica insomma più vecchi, inutili e "fuori gioco", come se, nella percezione collettiva, 40 fosse, ironicamente, il nuovo 60."

Anonimo ha detto...

Vecchio te?? no, scusa allora voglio sapere quanti anni hanno quelli che legge il tizio in questione!!
Ma che cazzate sono? Se uno vede e nota che c'è casino, uno che poi se preso le debite pedate nel sedere (metaforiche) per riuscire ad arrivare dove è arrivato e si è fidato di un sistema che tuttosommato per anni ha comunque pubblicato SOPRATUTTO le cose che legge il tizio. Non tutti quelli che sono nel "sistema" possono davvero fare qualcosa e solo perchè puntano il dito nn possono dirsi ipocriti o gente che s'è "finalmente svegliata"
Ci vuole un peso contrattuale nn indifferente per rompere i coglioni o una fama -e quindi una rilevanza- al livello di comparsata tv che però ottieni solo da morto.
Ricordiamoci che finchè nn sparirà del tutto, ci sarà sempre l'illusione che se se ne va un cretino di sceneggiatore o di disegnatore, ci sarnno sempre dei beoti che lo faranno, il fumetto!!
E invece no! Proprio con sto rimapllo generalista che un bel dì il fumetto italiano non ci sarà più...troppo comodo dare la colpa "ai vecchi" che vecchi nn sono.
ISA

Joel ha detto...

Diegone ci voglio bbene pure a te!

La pesantezza delle mie parole non rispecchia in maniera assoluta ciò che intendevo, credo di averlo spiegato meglio nell'ultimo commento al post precedente, scusami sono limitato.

Spesso mi trovo fuori dai normali meccanismi di discussione, non è che perchè uno dice una cosa automaticamente vuol dire tutta un'altra serie di cose.
Tu hai fatto il tuo lavoro, in maniera ottima da ciò che ho potuto leggere, però per come la vedo io (e ci sta benissimo che io rimanga l'unico a vederla cosi') facendo il tuo lavoro hai contribuito ad un sistema che smerda il fumetto per come lo amo io, ma anche questa probabilmente sarà una fisima mia.

Daniele Di Nicuolo ha detto...

Ma finchè i piani alti questionano sulle onomatopee, direi che si può fare ben poco in quei dati piani alti per fare qualcosa.

Anonimo ha detto...

Ma ti pare che uno che dice che "Diabolik è inutile" (che non vuol dire niente… ma fa figo dirlo) o che senza evidentemente conoscerli giudica un tanto al chilo i fumetti bonelliani in generale (centinaia di migliaia di pagine, 70 di storia, scritte e disegnate da autori diversissimi) possa avere anche solo una vaga idea di come funziona il mondo del fumetto e su come osdsano essere catalogati gli autori?

Una delle cose peggiori che la cultura dei forum e dei commenti da blog ha portato è l'idea che ogni opinione merita rispetto e ascolto. Balle! (E lo dico da forumista conscio di aver scritto a volte cose per cui avrei meritato di essere preso a calci nel sedere da qualche autore.)

Tommaso.

Artan ha detto...

Qualcuno una volta ha detto che gli scrittori in Italia (TUTTI gli scrittori, non soltanto scrittori di fumetti) attraversano tre stadi della carriera : giovane promessa, solito stronzo, venerato maestro.

Hanuman ha detto...

Io stimo tantissimo Diego e il suo lavoro, però adesso non mi va di vedere bollate come automatiche cazzate le cose che ha detto Joel, che invece mi sembrano sensati spunti di discussione. E non definisco "sensato" il discorso su Diego vecchio o meno, ma sul fatto che magari parte del problema sia nel come autori-editori-lettori hanno approcciato finora il fumetto in Italia, legandolo soprattutto a personaggi e a modi di raccontarli un po' statici.
Ad esempio, per me è vero che il fumetto percepito dall' "uomo della strada" (l'amante segreto della casalinga di Voghera) è il personaggio di Tex, Dylan Dog etc, senza badare per nulla alle storie o alla tecnica narrativa. Che è rassicurante perché le sue storie hanno sempre quella struttura che non cambia mai o quasi mai. E questo, ok, porta soldi e guadagni, ma a lungo andare porta anche una stanchezza enorme nel percepire i fumetti e forse un'enorme sottovalutazione.
Non so però se questa sia l'effettiva rovina del medium in Italia perché (correggetemi se sbaglio) anche i colossi Marvel e DC si basano su questo meccanismo da eoni e non so se abbiano gli stessi nostri problemi.
Però, dal discorso di Joel io lettore e un po' pure aspirante autore mi chiedo: si va nella direzione giusta, a puntare tutto sul discorso sponsor/marketing? E' totalmente fuori contesto pensare a cambiare, anche lentamente, la percezione del fumetto senza tenerlo elitario? Vale, insomma, la pena di discuterne?
A me sembra che perfino Bonelli (che sta facendo uscire solo delle gran miniserie autoconclusive, alla faccia dei personaggi forever young di un tempo) si stia ponendo il problema.

Joel ha detto...

@TOmmaso
Correggo: Diabolik è lesivo per il fumetto italiano e ne impedisce una riconsiderazione in altri termini sia a livello concettuale che d'immagine.

Ogni volta che vengono trasmessi gli spot degli albi di Diabolik a colori viene ribadito il concetto che il fumetto è quello, e solo quello.

Prova a contrastare questo messaggio, ma ricordati di farlo con dei prodotti solo di poco più liberi, che hanno comunque delle restrizioni, che ad esempio, limitano il linguaggio stesso del medium fumetto e non ne considerano le potenzialità, prova a farlo proponendo soluzioni di questo tipo e non cambierà un cazzo.

In questo modo, continuando a valorizzare un concetto di fumetto fallimentare, che non aggiunge nulla, si rimarrà esattamente dove siamo ora mentre il mondo andrà avanti, ma poi chissenefotte, i fumetti sono fighi perchè dentro c'è uno che dice: "Giuda ballerino!" e si veste sempre uguale.

Joel ha detto...

@ hanuman (uomo comprensivo, posso solo immaginare le madonne che mi hai tirato dietro)
Certo che le miniserie sono un passo avanti, lo sono anche i Colorfest e soprattutto il colorfest HUmor con il quale si è creata una crepetta nelle granitiche distinzioni di genere che in italia hanno spesso limitato i fumetti.
Ma chiederei qualcosa di più, di veramente coraggioso e diverso, che bonelli si dimostrasse un vero editore amante del fumetto e cominciasse a pubblicare storie diverse che escono dai canoni statici nei quali si sono ingabbiate le serie, credendoci e sponsorizzando il tutto in maniera concorrenziale.

Daniele Di Nicuolo ha detto...

A Sergio Bonelli non gliene frega una mazza (parole sue), mentre quelli che ci lavorano dentro sono stati educati a ragionare in un certo modo, ed educano altri a ragionare nello stesso. La vedo veramente grigia.

carlpaz ha detto...

@joel

carissimo, rispondo ancora una volta, pur non essendo l'avvocato difensore del sergione nazionale, alla tua accusa di mancanza di coraggio.
ti scuso parzialmente perchè sei giovane, ma visto che voi giovani ( voi, io sono coetaneo di diego) avete google, potevi informarti.
Sergio Bonelli, quando aveva 30 anni in meno, molti meno soldi e correndo molti rischi, ha fatto tutto quello che chiedi tu adesso, ma che ormai non gliene frega più di fare, visto che sfiora ormai gli 80 anni.
sai chi ha lavorato per lui? qualche nome a caso?
Andrea pazienza, magnus, Giardino, Battaglia, toppi, Pratt, Bonvi, Rotundo, micheluzzi.
Ha editato le storie dello Sconosciuto, albi erotici al limite del porno d'autore, spionaggio, comici e quant'altro.
Ha editato collane storiche, documentaristiche, senza personaggi fissi che ti fanno impazzire.
Prova a mettere in qualche motore di ricerca le parole ISOLA TROVATA- PILOT - UOMO AVVENTURA- PROTAGONISTI. prova a recuperare qualche numero di Pilot gestione Sclavi, leggitela, e poi sappimi dire. E comunque, il cowboy sempre vestito di giallo, nel 1950 ha sposato un'indiana, ha avuto un figlio meticcio, ammazzava a sangue freddo e picchiava gli indiani. Prova a leggerti qualcosa di coevo che abbia quella violenza e novità addosso, e pure ken parker, che arriva 30 anni dopo sembra reazionario.

Ferruccio

carlpaz ha detto...

edit
tex non picchiava gli indiani, cioè anche quelli se lo meritavano.
volevo dire Militari.

Joel ha detto...

@carlpaz
Ammetto le mie lacune senza problemi, Bonelli si è già dimostrato un editore valido e io sono un pirla a non aver pensato a questa cosa, ma attribuisco comunque in parte allo "stile bonelli" la pessima situazione del fumetto in italia.

Ci si è adagiati su formati e concetti senza farsi troppi problemi mungendo la mucca finchè ce n'era senza pensare al futuro.

Per quanto riguarda la fine del tuo commento, non serve citare queste situazioni quando è tutto il prodotto ad essere limitato e limitante, meno male che c'è stata un'evoluzione.

Propongo una domanda semplice:
i lettori di tex tipici avrebbero mai letto uno dei fantastici albi di Paz e compagnia che hai elencato?
Dubito...non c'era il fazzoletto nero.
E' un discorso di come presenti i tuoi prodotti oltre che come li concepisci, come tratti il tuo lettore e cosa gli proponi e perchè. Perchè alla massa si è proposta per anni la stessa cosa in maniera cosi capillare e insistente? Perchè oltre che su quelle pubblicazioni non si è puntato anche su altro ma usando gli stesi canali di promozione?

carlpaz ha detto...

@joel

lo " stile bonelli "?
intendi pagare in modo decoroso gli autori, permettondo loro in alcuni casi di autoprodursi in cose per un pubblico maturo?
o pubblicare gente come Saudelli, Bacilieri, Caluri, Carnevale, Toppi etc?

adagiati sui formati?
da striscia a raccoltina, ad albo d'oro, a volumi da 300 e passa pagine, nel 50, collana zenith, altro che watchmen, ad albi giganti, a speciali con più pagine, con allegati, a colori, con episodi brevi sulle riviste specializzate, ad inserti nei giornali, per non parlare di tutto ciò che ha fatto Castelli su MM.

adagiati sui concetti?
che vuol dire?
pensi davvero che le storie in bonelli siano tutte uguali?
ci sono quelle belle e quelle brutte, è la sola distinzione.
puoi leggere il mistero del tamigi o Storia di nessuno, o Memorie dell'invisibile di Sclavi per capire che all'interno dello stesso mensile si può passare dall'abominio al lambire un capolavoro. Mica tutti i Batman sono dark night returns, no?

ma dove li vedi questi limiti, si può sapere?
i soli limiti sono quelli che si pongono alcuni sceneggiatori o alcuni disegnatori, che tirano via e non sfruttano quel malloppo di 100 pagine come potrebbero.
guardati il numero 34, o il 45 di Dylan, e dimmi se ti sembra disegnato dalla stessa persona...
certo, è roba che finisce in mano ai bambini, mica puoi fare cannibale o frigidaire o canemucco come ti pare.

io sono un lettore tipico di Tex, e di Pazienza ho letto tutto.
ma tu, piuttosto, l'hai letto, pazienza? hai letto cannibale, il male, frigidaire, comic art, corto maltese, sfar, throndeim?
perchè da chi mette harry potter fra i libri preferiti non è che possa accettare tanti discorsi sul vecchi paz e la sua balestra, che si ruba tutto lo spazio.

"Perchè alla massa si è proposta per anni la stessa cosa in maniera cosi capillare e insistente? Perchè oltre che su quelle pubblicazioni non si è puntato anche su altro ma usando gli stesi canali di promozione?"

alla massa?
capillare?
insistente?
ma chi credi che sia bonelli, licio gelli? e te l'ho detto, ha già puntato su altro, con gli stessi canali di promozione, e sue testuali parole a una mostra, ha perso una montagna di soldi.
ma tu hai mai preso in mano un albo della collana i protagonisti di orient express?
hai letto l'uomo che uccise ernesto che guevara?
ho hai solo letto la saga di magico vento sulla fine di Custer, dal 96 al 101?

Tra parentesi, non so se un lettore di tex leggerebbe Pazienza, ma Pazienza leggeva Tex e topolino.

carlpaz ha detto...

@joel

confronto era tra 34-45 d dylan con quello del mese scorso, tutti di dall'agnol

Daniele Di Nicuolo ha detto...

@carlpaz

mi dispiace, ma sul fatto che il formato Bonelli (e gli stessi responsabili ed "editor") castrino molto gli autori non c'è nulla da discutere, è così. Possono aver fatto cose nuovissime 50anni fa, nessuno lo mette in dubbio ma ora di sicuro non fanno nulla per rinnovarsi.

Di sicuro però la colpa non è degli autori o dei disegnatori.

carlpaz ha detto...

@Daniele
gli editor castrano gli autori?
può darsi.
ma da un autore professionista, mi aspetto che sappia destreggiarsi nei limiti imposti dal committente per cui accetta di lavorare, pagato molto bene.
e quindi non mi aspetto di leggere storie come gli ultimi giorni di pompeo, o bratpack, ma belle storie.
quindi possaimo anche raccontarci che i bonelli sono brutti perchè gli editor cattivi impediscono le splash page, o le scene di sesso esplicito, o i collage, ma poi leggi un tex di nizzi e uno di boselli, o un dylan di sclavi e uno di chiaverotti, e gli editor sono gli stessi...

Daniele Di Nicuolo ha detto...

Certamente, ma se dall'altra parte della barricata (quella col cash sonante) non c'è voglia di rinnovarsi, mi spieghi come si può crescere?
Perchè sono rimasti vecchi proprio nei linguaggi, in quella parte prettamente tecnica, come i dialoghi, le inquadrature e via discorrendo.

carlpaz ha detto...

@daniele
vah che non sono mica nati col cash sonante. volete il rinnovamento?
siete convinti di poter rivoluzionare il mezzo come hanno fatto loro, o hanno fatto Pazienza e Tamburini?
vendete i cellulari e gli i phone, lavorate 20 ore al giorno, fate mutui, e stampatevi tutte le vostre grandiose ggiovani idee.
perchè ancora non potete dire "prima pagare e poi disegnare", se volete fare solo le vostre cose...
e comunque dialoghi e inquadrature spettano agli autori.
hai visto il texone di frisenda?

Joel ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Joel ha detto...

@carlpaz

L'ultima parte del tuo ultimo commento non c'entra una sega col discorso, io me ne fotterei pure del rinnovamento del fumetto in italia che se lo faccia chi lo vuole fare, solo riconsidererei la scelta di proseguire su questa strada affidandosi ai medesimo editori se si vuole reinventare, anche solo a livello di percezione della massa, il fumetto.

é inutile che continui a lanciare titoli su titoli per dimostrare la validità di questo editore, perchè per quanto possa aver editato roba pazzesca la sua specialità è questa:http://www.sergiobonellieditore.it/
Basta guardare l'home page del suo sito.

I bonellidi, chiaro esempio di fumetto popolare italiano sono limitati da una serie di convenzioni che IO, se dovessi preoccuparmi di rinnovare l'immagine del fumetto e elevare le sue potenzialità in modo di conquistare un nuovo posto nell'immaginario collettivo, abbandonerei all'istante.

Dal formato fisso della griglia, all'assenza di voce fuori campo, alle ellissi sempre semplici, quasi elementari, (che magari poi non si capisce, che i lettori sono scemi) alla grafica delle testate sempre pessima, ecc. Ce ne sarebbero altre ma sono più personali.

Questo modo di fare fumetti per me ha contribuito a creare la percezione del fumetto che abbiamo oggi, molto più di quanto possano fare qualche albo di autori enormi come quelli che hai citato.

Se è un sistema tanto perfetto, se è cosi' che si deve fare e basta, perchè in francia si vende il triplo delle copie al triplo del prezzo? Sicuramente ci sono delle situazioni di difficoltà ma vendere milioni di copie, di fumetti estremamente diversi tra loro, che possono essere asterix, spirou, titeuf, L'incal, metabaroni ecc, non è cosa da poco.

Non per niente se parli di Bande Dessinèe dici una cosa mentre se parli di fumetto ne dici un'altra.
O forse è la stessa cosa presentata e gestita diversamente?
Chissà...

ah Carlpaz, vedi di giudicare in modo spiccio qualcun'altro che a me piace quel cazzo che mi piace, quel che conta è che io sappia perchè e soprattutto la faccia io ce la metto insieme alle mie parole.

Daniele Di Nicuolo ha detto...

@carlpaz, penso che ci sia stata molta più gente prima di me (e molto più capace) che ci abbia provato, trovandosi sempre un granitico muro davanti, vecchio come il cucco.

Non capisco perchè ti ostini a difendere qualcosa che puzza di stantìo.
Ha ragione Joel, dai un'occhiata al sito della Bonelli, è specchio di ciò che è e vuole continuare ad essere.

Che poi, personalmente, ben vengano i Personaggi, ma se fossero rese più interessanti le loro storie si potrebbe veramente cercare di attrarre più pubblico.

Daniele Di Nicuolo ha detto...

Ah, e non è vero che dialoghi ed inquadrature stanno solo agli autori.

MicGin ha detto...

paolo bacilieri. e non dico altro.


detto ciò, ritenere bonelli causa dell'attuale situazione è una perdita di tempo e impigrisce le menti di chi potrebbe inventare e realizzare alternative.

i bonelli non hanno costrutito la loro impresa passando il tempo a lamentarsi dell'esistente.

ps daniele di nicuolo! tex cambia più di quanto tu creda... :-)

carlpaz ha detto...

@joel
ehi, sono capace anch'io di usare le parolacce, solo che a casa d'altri mi sembra fuori luogo.

però se mi dici

"Dal formato fisso della griglia, all'assenza di voce fuori campo, alle ellissi sempre semplici, quasi elementari"

e poi mi parli di tin tin, spirou, titeuf?
lì c'è voce fuori campo?, assenza di griglia?

e se il metodo francese è da prendere ad esempio, com'è che qui i cartonati francesi non arrivano alle 600 copie?

e sono pochi i fumetti francesi che vendono il triplo di tex o dylan dog.
sempre se parli di fumetti attuali, e non ti attacchi ai miti.

tra parantesi, se ti fa così schifo il bonellide costruito sui personaggi sempre vestiti uguali, o il diabolik, comè che poi mi citi asterix, tin tin e titeuf?

Joel ha detto...

Parlando di vendite sono i primi che mi son venuti in mente...
Anche XIII ha venduto un sacco no? Altri titoli li dovrei cercare ma perderei autenticità.

Per quanto riguarda il discorso dei personaggi, vorrebbe dire che mi fa schifo praticamente ogni fumetto seriale, dal supereroe al Manga, non è così.

Puntavo il dito sui limiti che questo tipo di produzione ha e che a mio parere altri paesi ed altre case editrici sono riuscite in parte ad esorcizzare meglio di quanto abbia fatto Bonelli(La)
Abbracciando le innovazioni sia tecniche che di promozione, mentre in italia il confronto con questi nuovi sistemi non viene neanche preso in considerazione.

Insomma è come proponi il tutto, dai dialoghi alla confezione al lettering, alla carta, ai canali di distribuzione tutta questa filosofia fa sì, (e qui metterei un "forse") che lo stesso prodotto qui venga percepito in una maniera e venda di conseguenza, mentre altrove accade diversamente.

carlpaz ha detto...

no joel, non è questione di come proponi il prodotto.

tu citi xiii, che in francia vende 250,000 copie, in italia, uguale uguale, vende 2000 copie.

e allora non è questione di dialoghi, formato e modernità.
qui mancano i letori.

Joel ha detto...

Che in francia sono fottutamente stati educati mentre qui no!
E sono stati educati proprio dal formato e da come vengono presentate e gestite le pubblicazioni, è chiaro che se qui non si è abituati ad apprezzare quel genere di prodotto, lo si venderà di meno.

Chiaro ora? Per me il mercato italiano se ne è fottutto e non ha fatto grossi sfrozi per educare il lettore con i mezzi che aveva a disposizione, ci si è accontentati delle vendite che si facevano proponendo sempre lo stesso prodotto (parlo di formato e genere, non in particolare di storie o personaggi) mungendo la vacca senza farle mangiare erba nuova.
Il lettore che vorrei io è un'amante del fumetto, non un fan dei personagi o degli autori che si veste come loro ma è più grasso e sudaticcio, al quale puoi proporre cose diverse e che si lascia incuriosire da cose che non conosce, un lettore intelligente al quale propongo storie che lo rispettano e lo stimolano, in questo modo comprerà di tutto magari poi abbandonando una o l'altra serie ma continuerà sempre a comprare.
È più difficile, bisogna coccolarselo un lettore così, trattarlo bene ma a lungo andare ti ripagherà molto di più di quanto possano fare i pendolari che prendono il bonellide da leggere in treno.

carlpaz ha detto...

in Francia sono stati educati, e qui no?
fottutamente educati?
ma sai di cosa stai parlando?

dal 1955 a 1970, perchè è di questi lettori che stiamo parlando, se facciamo un paragone con la francia, in italia uscivano corriere dei piccoli, messaggero dei ragazzi,il giornalino, il giorno dei ragazzi, e altri giornali che grazie al supporto dei quotidiani vendevano una marea di copie.
e quaste storie, che erano sia traduzioni dei classici oltralpe che italiani, venivano raccolte in un formato simile se non identico a quello francese, in collane famose e a larghissima diffusione, come classici audacia, classici del giornalino. poi a metà anni 60 partì linus, e alter alter, e dall'inizio del 70 eternauta, e comic art, e sergente kirk, e le riviste tipo metal hurlant, e le collane che raccoglievano tutti i racconti a puntate in cartonati, come la grandi eroi comic art, i volumi della milano libri.
lo sai che a fine anni 60 le edizioni in tiraturatura limitata di pratt erano 5000 copie numerate?

quindi di cosa stiamo parlando?
le basi per avere una concezione del fumetto le abbiamo avute anche noi, e non mi dire che parlo di mille anni fa, perchè la concezione della band dessinee non si è formata con XIII, MA con titn tin e asteric, che guardacaso venivano venduti anche in italia in grandissima quantità, parallelamente ai bonelli e alla disney.

quindi il fatto che sostieni, che i bonellidi escluderebbero altre concezioni del fumetto, non sta ne in cielo ne in terra, visto che per decenni gli italiani hanno comprato migliaia di copie di tin tin, tex e corriere dei piccoli allo stesso modo.
anzi, in quel periodo, pure gli albi frigidaire vendevano alla grande, così come quelli di toppi o le strenne di tex o gli albetti del comandante mark.

quindi, secondo me, la concezione attuale del fumetto in italia non può essere imputabile alla bonellidi o al formato bonelli.