venerdì, luglio 09, 2010

Mi è toccato difendere un razzista.



Al titolo qui sopra aggiungiamoci un bel purtroppo.
L’altro giorno ero a bordo di un autobus affollato e bollente. Lo avevo preso al capolinea per cui ero riuscito a sedermi. Difendevo il mio posto a sedere in quel modo stronzo che abbiamo noi milanotti: fissando fuori dal finestrino come se ci fosse la cosa più interessante di questo universo. In genere sui mezzi pubblici non mi siedo mai, perché tra i miei mille difetti c'e' quello di sentirmi in colpa se non cedo il posto. Allora faccio prima a non sedermi nemmeno. Ma ero molto stanco, così stanco che anche la musica mi dava noia. Ero seduto lì, senza metal nelle recchie, senza alcuna protezione dal mondo esterno. Succede qualcosa. Una tipa con il passeggino urta con le ruote un tizio sui 45, dall’aria sfigata ma molesta.
Lo sfigato molesto, altezzoso, con dei pantaloni ascellari beige, una polo a righe e dei sandali con calzino bianco. Occhiali, borsello. Un professorino di matematica che sudava frustrazione e nervosismo. Si incazza al volo. Parte con una filippica carpiata e rotante, che parte dalla rotella del passeggino e arriva ad ardite coniugazioni al voi, riferendosi all’etnia sudamericana della tipa con il passeggino.
Da voi non capite un cazzo, al bisogna spiegarvi le cose più elementari.
La tipa, sanguigna del barrios non sta mica zitta. Replica, risponde dura, chiedendo il perché quello si rivolge all’intero suo popolo e non soltanto a lei. Sembrava la sorella di Ugly Betty che litiga con Gina Gambarro. Dito indice alzato e collo che si muove un po’ a scatti.
L’imbecille, in un primo momento si sorprende della reazione. Forse è abituato ad avere a che fare con un altro genere di donna, quella che gli tiri il bastone e te lo riporta.
Nella sudata semi indifferenza generale dell’autobus sardinato, lui alza la posta. Quelli come voi, ma che ne sapete, tornate al vostro paese. La signora si scusa per la rotella, ma non accetta la deriva razziale dell’incazzatura del molesto.
Mentre si insultano, si fanno largo tra i passeggeri appesi ad affumicare quelli che secondo me erano il marito e il fratello della tipa con il passeggino.
Due uomini cubo. Cresciuti e pasciuti con tonnellate di asado con il chimichurri. Avambracci da muratori, sopracciglio unico, già aggrottati nell’espressione internazionale nota come: te rompo el culo pendejo.
Lo sfigato molesto, nella sua crosta di imbecillità aggiunge i nuovi arrivati alla sua discussione, e non si rende conto di tre cose.
1: Quelli lo vogliono menare. Punto. Magari non subito. Aspetteranno un insulto diretto a loro. I linguaggi del corpo parlano chiaro. Non sono lì per allontanare la parente. Sono lì per aprire in due il professorino di mate.
2: Se parte una rissa su un autobus pieno, ci vanno di mezzo tutti. Me compreso, non soltanto lui che è partito da un piede urtato ed è arrivato a scrivere il numero di luglio di: In Difesa della Razza.
3: Noto uno strano passaggio. Uno dei due uomini cubo prende qualcosa dalla tasca sinistra dei pantaloni e la sposta nella tasca destra. La mia educazione stradale, formatasi in anni e anni passati a cazzeggiare per strada invece di fare i compiti, fa suonare un allarme mentale arancione quando noto che il tipo non leva la mano dalla tasca. La tiene lì.
Alzo gli occhi al cielo, notando che lo sfighigno comiziante non se ne è nemmeno accorto. Io penso a due cose: Coltello a scatto o cacciavite.
Ecco. Se uno spronato dal caldo, dagli insulti, da un temperamento tamarro si mette a fare a coltellate su un autobus, è la fine.
Diegozilla, il supereroe della periferia decide di intervenire.
Mi alzo, mi rivolgo alla signora con un sorriso dicendole: Si vuole sedere signora?
Approfitto dei corpi che devono turnicare e spostarsi per consentire alla tipa di sedersi e di spostare il passeggino, chiedo ottocento volte scusi, mi scusi, e mi appoggio con la mano all’avambraccio dell’uomo cubo che tiene la mano in tasca.
Lui la tira fuori. Vuota. E aiuta la sorella (o la moglie) a sistemare il passeggino. Il tutto mentre sorridono a me e lanciano occhiate di fuoco al professore di mate.
Arriva la fermata. Il tipo, ancora borbottando scende. I tre rimangono a bordo. Guardandolo male.
Scendo anche io.
Osservo per un attimo lo sfigato molesto che si allontana, e poi sparisco nella calura serale milanese.

12 commenti:

Greg ha detto...

bravo


certo che quello là per essere un prof di matematica ha la capacità logica di un dong dildo

vergil0909 ha detto...

certa gente proprio non la capisco...boh...comunque complimenti per quello che hai fatto, non tutti ne avrebbero avuto il coraggio.. 6 davvero un supereroe!!

CREPASCOLO ha detto...

Rubo un motto a fra Cionfoli e canto: ma poi ti ho detto solo grazie / perchè sei un signore.
Con tante scuse al chierico pop per la perifrasi al limite dell'eresia. Grazie di cuore per quanto hai fatto, samaritano metal !
Quando zio Adolfo è arrivato a casa, la sua versione della storia era addomesticata - come direbbe fratello Tex - ma avevo capito che non aveva sgominato dieci luchadores armati fino ai denti e ripieni di droghe rituali azteche a colpi di borsello, come millantava.
Non sopporto il razzismo come chiunque cresciuto con gli X-Men multi-etnici di Claremont/Wein e la prima serie di Star Trek, ma ammetto che mio zio ha qualche attenuante. La prima è che non è mio zio, ma un tizio che mia nonna ha conosciuto in una scuola di tango figurato dove, infatti, Adolfo faceva la sua marcia figura con il suo toupet seppiato e la cravatta tanto erosa da due guerre mondiali da sembrare di cuoio.
Quando lo show di Lucille Ball non era trasmesso da SKY ( lucy in the sky ), io ed i miei 39 fratelli ci riunivamo intorno al fuoco del micro-onde in cui finiva di fondere il passeggino della Barbie per ascoltare le perle ed altro ( with diamonds ) di Adolfo.
Lo zio sostiene di essere figlio illegittimo del più giovane dei Mille, di essere migrato in Brasile dove commerciava in micro-teste ( in realtà di Barbie e Ken, ma pittate da un giovane Botero ) e di essersi arricchito tanto da comperare una hacienda a Manaus dove passava il tempo, sperimentando un proto Slaim.
Pare che i colori che il colombiano, oggi, + ricco del mondo usava sulle capocce delle bambole fossero tossici - al tempo non si sapeva che il derma di iguana andasse trattato - e due ettari di indios rasero al suolo il castello di Adolfo e lo tuffarono in un timo del suo liquame verde prima di rollarlo giù per le pampas. Per questa ragione il flamenghero è nervoso davanti agli stranieri abbronzati. Vorrei tanto che la smettesse di costringere mia nonna ad un quotidiano bagno nel latte, che a suo dire, schiarisce la pelle. Le abluzioni di Poppea ci sono , fino ad ora, costati una cifra sufficiente ad alfabetizzare gli ultimi tagliatori di teste. Cattivo!

Arcureo ha detto...

Confessa che se l'autobus fosse stato vuoto li avresti lasciati fare...! Anzi magari ti saresti spostato di posto per vedere ed apprezzare meglio la vivisezione di quel Furio del cazzo... ;-)

Sté ha detto...

Due cose: hai fatto bene ad intervenire se il tipo aveva il coltello. Ma una bella ripassata a mani nude se la meritava eccome.
Però se l'autobus fosse stato vuoto, io forse li avrei lasciati fare.

Skull ha detto...

Lo sai che tecnicamente hai rischiato la pelle, si?
Se il cubo dalla mano in tasca, già schiumante di rabbia, si fosse irritato ulteriormente per il tuo intervento e per averlo addirittura preso un braccio poteva tirare fuori l'eventuale coltello e metterti sulla stessa barca del professorino.
Ciò detto, probabilmente gli hai salvato se non la pelle almeno il grugno: niente male, per un eroe di periferia. :-)

David ha detto...

E senza neanche mangiarti la nocciolina che avevi nel capello

Mauro Padovani ha detto...

Mi capitò su un treno, di notte, qualche anno fa che due marocchini( molto grossi) mi volevano rubare lo zainetto, nelle tasche i tipi avevano dei punteruoli...fortunatamente sono scappati via alla vista del mio coltello...pensavo di essere fottuto....sono stato fortunato. Adesso faccio sempre attenzione a quello che la gente ha nelle tasche.

Marte ha detto...

Che bravo.
Io avrei detto al tipo:

"Sai che se non la smetti ti arriva una coltellata, vero?"

E quando quello, bovino com'è, si fosse girato per insultare anche me, avrei detto al cubo latino:

"Hermano, il rene, por favor!"

Ma si sa, io sono un moderato...

Andrea V. ha detto...

Al cuore, Ramon, al cuore!

Hellpesman ha detto...

piu tempo vivo a milano, piu tempo uno il tuo blog come guida cittadina, piu capisco quanto questa citta assomiglia alla mia napoli :)

MicGin ha detto...

Ben scritto!
A questo punto voglio il libro dei tuoi racconti!