venerdì, giugno 25, 2010

Non al denaro, non all'amore nè al fumetto.



Okay. Avevo promesso di tenermi alla larga dalle polemiche periodiche che scoppiano nel fumettomondo. Però una ogni tanto, dai… Come uno che ha smesso di fumare, ma una ogni tanto, dai… Accendila.
Fatto sta che in questi giorni è detonata una discussione a cavallo di diversi blog, a proposito di compensi, salari, autori, editori, ecchenoncisicampa, e di colpe e doveri, oneri e onori.
La discussione è molto articolata, se la vuoi seguire puoi partire da qui e viaggiare sui vari link.
Trovo tutto molto interessante. Ci sono dei punti di vista che condivido, altri meno, altri per niente, ma rimane il fatto che molte delle argomentazioni sul piatto sono stuzzicanti.
Non sono un editore, e non riesco a osservare la cosa da quel punto di vista.
Nel mio limitato guardare, il mio punto di vista è quello di autore. Ovvero: ho un fortissimo vizio di forma iniziale. Perdonami.
In più scrivo e non disegno. Riesco a comprendere fino a un certo punto le problematiche dei disegnatori. Dirò cose rivolte a chi sceneggia, perdonami ancora.
Facciamo finta che il fumetto sia una bilancia. Su un piatto c’è il lato artistico. E’ pieno di talento, arte, idee, sperimentazioni, storie, plot e tutto quello che ti pare inerente a quel lato lì.
Sull’altro piatto c’è il lato industriale. E’ pieno di redazioni, di tipografie, di distributori, di conti, marketing, e tutto quello che ti pare inerente a quel lato lì.
Il bilanciamento perfetto è cosa rara. Spesso uno dei due piatti pesa di più dell’altro.
Le conseguenze sono ovvie: Se il maggior peso ce l’ha lato artistico, libertà, sperimentazione, eccetera, avremo un lato industriale più debole. Poco o zero compenso. Se è il lato industriale a pesare, la faccenda economica aumenta, ma bisogna rimanere saldamente nella linea editoriale del tal editore e non sgarrare di una virgola. Poi, come in tutte le cose, ci sono le eccezioni totali che confondono la regola.
L’errore è nel valutare questa situazione come giusta o sbagliata. Il lago di Como non può essere giusto o sbagliato. Non puoi dire: starebbe meglio in Molise. Il lago di Como c’è. Basta. Quella è la realtà, punto. Che sia giusta o sbagliata è una menata che ti fai se decidi che con quella realtà non vuoi farci i conti.
Ah, scusami. Io parto dal concetto che “fumetto” è quella cosa che stampata o a schermo, qualcuno 1- la trova. 2- la compra. 3- la legge. Se per te il “fumetto” è la pentola degli gnomi sotto l’arcobaleno, un teorema ipotetico, un veicolo puramente concettuale, allora prima ho detto cazzate.
Troviamoci una sera a Xanadu che ti faccio vedere come controllo le lumache con la forza del pensiero.
Mentre, se ho voglia di fare i conti con la realtà, diventa chiaro che di fronte a quella bilancia dovrò lavorare il doppio. Alcune cose le farò mettendo più peso sul lato artistico, altre cose le farò mettendo più peso sul lato industriale. Doppio binario.
Alcune cose si fanno perché il daimon platonico che è dentro di te ti urla di farle, altre si fanno perché fare fumetti è il tuo lavoro e le devi fare.
Non saranno cose tue, non saranno personaggi tuoi, ci sarà qualcuno che ti dirà: non va bene correggi, ma è il tuo lavoro e lo devi fare.
Mio cugino Carlo aveva aperto una carrozzeria. Accettava solo muscle car americane costruite tra il 1965 e il 1975. Gli piacevano tantissimo e secondo lui erano le macchine più belle del mondo. Ha chiuso.
Io sono fortunatissimo. Mi bacio i gomiti tutte le volte che li ho a tiro perché anche quando faccio personaggi non miei, come Dampyr o Diabolik, mi piace un casino farli.
Forse perché sono così pirla che fare fumetti mi affascina, e non sono affascinato da me stesso che faccio fumetti. Purtroppo, non è esattamente la stessa cosa.
E' chiaro che il discorso del doppio binario non può funzionare per tutti. Anzi, qualcuno è così fortunello che non ne ha nemmeno bisogno, e qualcun'altro è in difficoltà di fronte a materiali narrativi non suoi.
Ma nessuno ha mai detto che fare fumetti sarebbe stata una passeggiata.

34 commenti:

KoTa ha detto...

Come mi hai insegnato il primo anno, il fumetto è a metà strada tra l'industria e l'arte. Il fumettaro (scrittore o disegnatore che sia), è un professionista in primo luogo, poi dopo ci si può fare tutte le menate artistiche del caso, ma solo dopo. Prima bisogna rispondere ad esigenze di altro tipo, e non farsi le seghe pensando a se stessi.

[mr.beast] ha detto...

Amen.

jac ha detto...

Ma se un fumettaro si dedicasse anche solo al binario industriale...camperebbe?

E' questa la domanda del fumettaro emergente!

Per il resto ottima analisi in cui mi trovo d'accordo.

Simone ha detto...

Mi trovi completamente d'accordo. comunque trovo scandaloso che disegnatori che ammiro nei blog con opere spettacolari e bellissime guadagnino meno della donna delle pulizie. Con questo niente contro le donne delle pulizie, ci vuole arte anche nell'uso del mocio vileda, ma credo che il pennello sia più difficile da usare. Credo che la polemica sia nata più che altro per questo motivo. Poi come tu giustamente scrivi, io autore devo scegliere chi mi paga dignitosamente per vivere e se avanzo tempo posso gestire miei progetti personali. Ma forse in questo settore ci sono troppi autori e pochi lettori

AKAb ha detto...

della faccenda trattata non mi interesso.
ma trovo il tutto ben detto.
bravozillabravo

ps:jung dice cose interessanti per fare uscire la gente da sto fottuto illusorio dualismo.

Anonimo ha detto...

@ Diego.
Ecco! Hai usato parole complicate, ma hai detto bene.
@Simone.
Mocio o pennello, bravo o non bravo, il discorso è un altro: se ti pagano, è lavoro. Se non ti pagano, no! Il mercato del fumetto non è in grado di assorbire nuova gente, mettiamocelo nella zucca una volta per tutte. Vuoi lavorare? Scrivi telefilm, crea videogioci. Questo è il mercato.

simone ha detto...

@ Anonimo:
"Il mercato del fumetto non è in grado di assorbire nuova gente, mettiamocelo nella zucca una volta per tutte."


Ma allora sarebbe da capire come mai stanno fiorendo in ogni città scuole internazionali di fumetto...

Anonimo ha detto...

@Simone.
Ok, Simo, alzo le mani. Mi arrendo.
Scusa se ti ho disturbato.

Mauro Padovani ha detto...

X Anonimo
ci sarà sempre spazio per dei talenti, purtroppo le porte si chiudono su chi è meno bravo.
Parlo da disegnatore che per campare fa l'idraulico.

Anonimo ha detto...

Io vedo il fumettista dal punto di vista del disegnatore ma, sinceramente, nn credo ci sia una grandissima differenza -nel nocciuolo- tra scrittore e disegnatore: siamo degli artigiani. Così come lo sono i falegnami, i liutai, e persino i calzolai (nn solo riparano le scarpe ma, in teoria, le sanno anche fare). E nn cito questi mestieri a caso.
Credo che sia il paragone migliore, siamo degli (anche) artisti che non dovrebbero vergognarsi di guadagnare, e bene. Possiamo fare delle opere d'arte ma anche delle cose normali, utili al solo fine di intrattenere.
Non facciamoci incantare dai pseudo-fumettari, capiamoci bene, chi vede il fumetto come arte che nessuno deve contestargliela, che solo lui SA come si fa e come va pagata, sinceramente nn ha capito una benemerita! Il fumetto nasce in America, e nessuno là si vergogna di esser pagato bene e nemmeno di pagare bene per pubblicarti, e nn mi si tiri la solita solfa "Eh, ma in America si vendono anche l'aria!" Palle! Perchè lo stesso è in altr parti del mondo, e ci sono stati certi signori del fumetto QUA che certo nn stavano a casa a farsi mantenere dai genitori...Insomma, si, è giusto farsi pagare ed esser pagati MA è anche giusto, anzi, sacrosanto farsi la gavetta, farsi le ossa, farsi il culo santo e benedetto, anche se ti sei fatto la Scuola Internazionale di Comics e magari anche l'Accademia di Belle Arti! I personaggi degli altri sono ganzi e se nn lo sono non sei TU l'artista che dovrebbe farli tali? Che tu sia disegnatore che tu sia scrittore. Secondo me è proprio quando hai dei limiti, dei paletti che si vede uno bravo e bravo davvero, perchè hai uno spazio ristretto dove emergere. Non sto dicendo, naturalmente, che questo sia il solo modo, ognuno è differente ma di base TU sei un pischello che nn ha ancora le ossa, che nn sa leggere (ancora) fumettisticamente un copione, o sceneggiatura che dir si voglia. I casi in cui uno deve solo trovare un grande scrittore che gli da il "là" per il capolavoro dell'anno, sono rari.Non tutti sono un Picasso...e Picasso ha iniziato come un novello Merisi a 14 anni prima di divenire quello che per lo più si conosce.
Tra l'altro aggiungerei, che come disegnatore/rice il materiale me lo compro: la carta costa ed ho perso il conto delle volte in cui è aumentata; le mine o le matite, costano e care e te ne devi procurare almeno di tre tipi; i pantone, per chi li usa,costano; oggi ci sono i pc qundi tanti materiali nn si usano più ma tutto costa anche il pc nuovo, se poi è un Mac...
Viaggiare pe vedere che m*****a fanno in altri paesi e sopratutto come m*****a fanno, costa!
Anche le scuole di fumetto costano.
Questo tasto lo vedo più complesso, perchè se è ver che ci sono TROPPE scuole a mettere in testa l'illusione a TROPPI sfaticati che basta iscriversi e c'hai la carriera assicurata, magari in Giappone, è anche vero che è il sistema dell'editoria italiano che nn va bene, perchè in realtà il posto ed i tempi per il fumetto ci sono, ma bisogna farli e gestirli come si deve. Ci sarebbe, c'è, fame di storie nuove, originali, o quanto meno insolite, a smuovere la fanghiglia densa, i mezzi pure ci sono per sperimentare cose nuove, ogni tanto ne trovo.
La distibuzione NON VA e credetemi, NE SO qualcosa! E così anche la promozione.
Se si va in una fumetteria di cose nuove nn ve ne sono molte sopratutto italiane; se si sfoglia un numero di PREVIEWS ti si spalanca un universo con depandance, mezzanino, garçonierre e giardino sul retro che ti dici:"Ma tutta 'sta roBBA qua nn arriva?"
Io conosco DUE bravissimi fumettari che lavorano da anni nel fumetto ma solo da che lavorano all'estero (Marvels, Star Trek...) guadagnano decentemente, E REGOLARMENTE, altro che darsi a telefilms e cippe varie!
ISA

DaBleckMonk ha detto...

@simone:

"Ma allora sarebbe da capire come mai stanno fiorendo in ogni città scuole internazionali di fumetto... "

Ma perché, le scuole nascono per abbondanza di richiesta?
Non lo sapevo.

Se ci sono tante scuole fumettare è perchè la gente ci piace di fare i fumettari, mica perché per i fumettari c'è mercato!

Sono i fumettari-in-erba che pagano i corsi, mica gli editori!

E fanno bene ad aprire scuole per i fumettari anche se non c'è mercato, la cultura non fa male, ma la scuola di fumettaro non si preoccupa se lavorerai, forma, non vende...

Anonimo ha detto...

@DaBleckMonk.
Grazie, mi hai risparmiato parole che avrei faticato a trovare.
@Anonimo.
L'artigiano viene pagato dal committente. Tanto o poco che significa? Bravo o meno che significa? Il discorso che quello bravo deve guadagnare di più del meno bravo e che quello bravo deve guadagnare tanto sono discorsi campati in aria. Si prendono i soldi che ti danno.
E NON C'E' NULLA DI INGIUSTO in tutto questo. Si chiama MERCATO.

Anonimo ha detto...

@Mauro Padovani.
Speri in futuro che la professione di disegnatore sia quella che ti dà da campare, per poter mollare quella di idraulico, vero? Spero per te che succeda. Però intanto LAVORI, come idraulico, però lavori. E non c'è nulla di scandaloso, spero che tu non te ne vergogni.

nerosubianco ha detto...

Diego sono molto d'accordo col tuo discorso...anche e sopratutto col titolo (De Andrè Docet) : )

Simoine ha detto...

@DaBleckMonk

Le scuole nascono perchè c'è richiesta. Sono scuole private, hanno dei costi e delle rette che non sono abbordabili per tutte le tasche. Ma perchè la gente si iscrive secondo te? Perchè dice: ah si, c'ho tot mila euro che mi crescono, mi iscrivo alla scuola del fumetto invece che andare al bar al videopoker. La gente si iscrive perchè è convinta di poter lavorare e fare della propria passione un lavoro.

Mauro Padovani ha detto...

X Anonimo
sono contento di lavorare come idraulico, lavoro che difficilmente potrò abbandonare, e che mi consente di disegnare( la sera e la domenica) ciò che mi piace.
Grazie ai soldi guadagnati poi mi sono autoprodotto 5 volumi, che ho venduto in fiere in Olanda e Belgio (di alcuni non ho quasi più copie), e di alcune ho venduto anche i diritti all'estro.Con queste produzioni poi ci ho anche guadagnato, quando nessun editore italiano era intenzionato a pubblicarli.
Ultimamente mi hanno preso una storia in Francia. Dunque non mi lamento :)

Anonimo ha detto...

@Simoine.
Scusa se m'intrometto, ma non hai capito il discorso di DeBleckMonk.
La richiesta alla quale si riferisce lui è quella di fumetti. Cioé: i fumetti vendono poco. Tanti, invece, sono gli aspiranti fumettisti. Questo è il cortocircuito: tanti vorrebbero entrare in un mercato che è strettissimo.
Non sono gli editori che cercano disegnatori o soggettisti, ne hanno anche troppi.
Le scuole di fumetto, con gli editori, non c'entrano nulla.
Chi si diploma alla scuola del fumetto dovrebbe sapere che poi difficilmente potrà lavorare in quel settore.

Anonimo ha detto...

@ISA.
Questo discorso non vale, io parlavo del mercato italiano, che era l'argomento in questione. I mercati esteri sono più aperti, ma mica poi tanto. Se conosci gente che lavora per l'estero, datti da fare e cerca di entrare in quei mercati. Non è un difetto dell'Italia se i fumetti si vendono poco, ogni Paese è diverso dall'altro.

Anonimo ha detto...

@ Anonimo

No, l'artigiano fissa un prezzo alla sua opera e viene pagato.NON viene pagato e sopratutto NON prosegue nel suo lavoro se è scarso ed io credo sia difficile che un artigiano scarso riesca ad aprire una bottega e lavorare. MA non stiamo paralando di chi è bravo o meno o di una equa retribuzione a prescindere, stiamo parlando di gente che SA disegnare,NON sono scarsi o che ha potenziale...
In America se una casa editrce tipo Marvel o la equivalente della nostar Panini -per un esempio- ti assume non è perchè disegni da Michelangelo ma perchè O hai potenzialità O perchè sei MINIMO uno bravo, leggibile.
Qui spesso si parla di paghe (quando ci sono) miserevoli che spesso non ripagano di nemmeno la metà della fatica e dei materiali impiegati. Capiamoci non parlo di esordienti ma di gente che fa gavetta da 10 anni!! E NON perchè sono scarsi o pigri.
Inoltre un editore ed un distributore guadagnano sull'edizione e distribuzione di un fumetto guadagnao molto di più di un disegnatore o di un sceneggiatore. Si parla di un 4% del guadagno complessivo, in certi casi. E NON parlaimo di editori indipendenti o piccoli autogestiti.
C'è gente che ti cerca, ti ingaggia, ti fa lavorare come un mulo poi nn si cura della corretta distribuzione del progetto che nemmeno ti pubblicizza, e passano mesi tra un numero e quello successivo...Porto un caso limite -mica tanto- ma di esperienza personale e nn solo mia, dato che c'erano persone di esperienza superiore alla mia.
Inizialmente la gavetta, ho detto, ci deve essere ma nn può durare 10 anni solo perchè fa comodo spender poco e guadagnare bene alla faccia di chi scrive e disegna.
Inoltre ho detto che non dipende dal mondo del lavoro ma da come questo è gestito, e sono ANNI che è gestito da cani e che si sorregge sulla speranza di molti di riuscire almeno a lavorare in questo ambiente in maniere decente, o quanto meno a non snetirsi decisamente sfruttato.
Ripeto, se ti leggi PREVIEW ti arriva un altro mondo, gente anche modesta che lavora ed evolve e VIENE pagata per questo!

Ti consiglio di leggere bene i commenti e non solo quel che ti fa comodo!

ISA

Anonimo ha detto...

@ISA.
Apro Prewiew, Anteprima, Mega e non mi arriva nessun mondo. Se tu credi che tutti quelli che appaiono su Prewiew siano artisti ben pagati, allora finiamola qui: sei solo un ingenuo che crede che tutti gli altri stiano bene mentre tu sei sfruttato.
La litania che io sono bravo e sono gli altri che lavorano male è frusta, la usano tutti. Se lavori come un mulo e sei malpagato, la colpa è TUA, dato che nessuno ti costringe a fare quello che stai facendo.
Se poi lo fai da 10 anni, allora...

PS: nei commenti non c'è niente che mi fa comodo.
Io sto solo cercando di mettere in guardia chi nutre speranze nel mercato dei fumetti. Per te è troppo tardi, a quanto pare. E dato che la discussione si è svolta fino ad ora nella pacatezza, vedi di non alzare i toni. Grazie

KoTa ha detto...

Il problema fondamentale, come già detto, è che l'editoria italiana (e la cultura del fumetto che c'è in questo paese) non supportano gli autori. E' ancora un settore di nicchia, da geek. Solo con la parola magica "graphic novel" si sta aprendo qualche spiraglio, ma solo perchè si vuole mettere una patina di intellettualismo e serietà su un prodotto che non deve necessariamente esserlo.

Mattia Bulgarelli (K. Duval) ha detto...

"Ma nessuno ha mai detto che fare fumetti sarebbe stata una passeggiata."

Sicuro? Sicuro sicuro?

Perché il problema sta proprio lì, per me: gli editori prendono disegnatori a.. quanto? 35 Euro netti a tavola? Gli sceneggiatori a 10 Euro a tavola?
Per fare cosa, 90 tavole in 5 mesi?

Perché tanto "che vuoi che ci vuole (l'editore non sa i congiuntivi) a fare fumetto", e di autori ne vengono a centinaia ogni anno dalle scuole in cui entrano ed escono convinti, a loro volta, che fare fumetto sia facile.

E poi devono fare la gavetta, lavorano gratis o quasi; la qualità è scarsa, i lettori calano, girano meno soldi, e gli editori si sentono autorizzati a pagare di meno (mica fa beneficenza) e stringere ancora i tempi. E via da capo.

E quando nessuno (eccetto Bonelli) paga un disegnatore più di una colf immigrata o di quel che si prende a friggere patatine al McDonald (o qualsiasi altro lavoro pagato poco e a bassa specializzazione), gli autori cambiano mestiere.

Anonimo ha detto...

Continuo a chiedermi perché un fumettista dovrebbe guadagnare di più di una colf immigrata.
E, soprattutto, dato che tutti si lamentano e che i disegnatori a spasso sono tantissimi, cosa fa della figura del disegnatore di fumetti una figura "altamente specializzata"?
Il fumettista non è MAI stato altamente specializzato.

Mauro Padovani ha detto...

@ Anonimo
il disegnatore di fumetti è specializzato a disegnare fumetti cosa che molti altri artisti non riescono a fare, poi non vedo che male ci sia se molti italiani sono bravi a farlo e lavorano con successo all'estero.
Se invece della colf , penso a un idraulico in mezz'ora guadagna quanto un disegnatore a fare una tavola, che di solito si impiega un giorno a fare...
I tuoi discorsi mi sembrano quelli di un editore in incognito....

Anonimo ha detto...

@Mauro Padovani.
Non sono un editore, solo un lettore di lungo corso.
Ti stupisce se l'idraulico guadagna più del fumettista? Perché? Io non ci trovo nulla di strano.
Molti italiani Lavorano all'estero perché in Italia non lavorerebbero, tutto qui.
Tu sei un esempio ideale per il mio discorso: trovate un lavoro e fate fumetti nel tempo libero. Se vi dice bene, felicissiomo e leggerò i vostri fumetti.
Puntare sui fumetti per vivere è un suicidio.
Se poi uno pretende non solo di vivere coifumetti, ma anche di viverci alla grande, guadagnando di più degli artigiani, allora...

[mr.beast] ha detto...

@anonimo, perchè non ci vedi nulla di male che un idraulico guadagni di più? Ma soprattutto sembra che tu non lo reputi un lavoro. Mi sembra che in bonelli lo sia e venga anche pagato anche bene. Idem per le case editrici oltreoceano.

Anonimo ha detto...

@MrBeast.
Ripeto: secondo me un lavoro è quello che ti permette di vivere. Se l'editore non ti paga, non è un lavoro.
L'idraulico vive ad Atene, a Londra, a Mosca, ovunque. Ciò significa che l'idaulico serve ed è richiesto.
Il fumettista ha questa tre opzioni: Bonelli, gli USA, la Francia. Altrimenti nisba.
Quindi l'idraulico sopravvive di sicuro, il fumettista ha poche possibilità.
Ripeto, non sto denigrando il fumettista, sto solo cercando di dissuadere che voglia intraprendere quella professione, che dà da vivere a pochissima gente.
Ogni lavoro è lavoro, se permette di campare.

Mauro Padovani ha detto...

@ Anonimo

stesso discorso si potrebbe fare per attori, cantanti, musicisti, pittori...se non si ingrana meglio smettere, ma io sono del parere che bisogna provarci, e nel caso del fumetto, magari continuarlo a fare, magari nel tempo libero.
Io sono però del parere che se uno è bravo e ha costanza riesce a viverci ( vedi Cajelli, Cammo, DiGiandomenico e tutti gli altri autori che lavorano per Bonelli e Marvel).
Non bisogna dissuadere a fare fumetti, ma solo far capire che non è un mestiere facile e bisogna sgobbare molto, per diventare professionali. Col tuo discorso nessuno farebbe più fumetti....

Locomotiva ha detto...

Si potrebbe anche notare che c'è un gran bisogno di idraulici, che l'italiano medio ha in casa tubi, rubinetti e sciacquoni, ognuno da avvitare a mano e singolarmente.

Il numero di tavole da disegnare a casa dell'italiano medio sono scarsine.
Al massimo c'è un mercato per un pugno di di disegnatori che ne fa un po' che vengono riprodotte - sai, quella cosa che si chiama stampa-

E il fumetto non lo leggono tutti gli italiani medi, il bidè lo usano tutti.
Bhe, quasi tutti.


Capo, Diegozì, tipo, la prossima volta che proprio ti scappa di farti una tirata con una polemica, cioè, potresti sceglierne una un po' saporosa, nuova, intrigante?

Questa del "eh, ma non mi pagano" sa un po' di stantio...

Anonimo ha detto...

@Locomotiva:
Egregio, sei su internet. Ti basta un click e sei altrove, su argomenti più interessanti (tipo il tuo blog... AH AH AH!).

@Mauro Padovani:
"col tuo discorso nessuno farebbe più fumetti": non è vero.
Col mio discorso andrebbe avanti solo chi è terribilmente motivato e avremmo meno rompicoglioni su internet che dicono "è colpa del ditributore, è colpa dell'editore, è colpa di Gilardino".

Giorgio Salati ha detto...

Diego, credo tu abbia scritto le parole più sagge che ho letto finora sull'argomento!

KoTa ha detto...

Personalmente, a scuola, quello del fumettaro non mi è mai stato spacciato come un lavoro facile.
Diego mi chiede se sono sicuro di volerlo fare ogni volta che ci vediamo.

Il problema è che siamo noi "Italia" ad essere un caso negativo particolare, non gli USA o gli altri stati in cui fare il fumettaro ti permette di vivere.

nuvoleonline ha detto...

buffo come le cose più lucide sull'argomento le abbia lette qui e sul blog di Tito Faraci.

Però:
"Troviamoci una sera a Xanadu che ti faccio vedere come controllo le lumache con la forza del pensiero"

io a questo appuntamento ci terrei lo stesso eh ;-)?

baci,
c.

Daniele Statella ha detto...

lascio i miei 2 cent a questa discussione. Non è vero che non c'è possibilità di lavorare e vivere come fumettista. Quando mi sono diplomato alla scuola del fumetto dodici anni fa ricordo che Sergio Toppi disse che ci saranno tanti disoccupati... C'era già la crisi anche allora forse... In questi anni ho fatto qualsiasi cosa, dai porno ai libri per ragazzi. Ultimamente faccio parecchio fumetto ma faccio anche illustrazioni e pubblicità. Insegno anche. Non sono mai stato fermo. Quando ho fatto il mutuo e mi han chiesto che lavoro facessi ho detto "disegnatore", "tipo architetto?" "no, tipo fumetti"