lunedì, giugno 28, 2010

A Dallas siamo tutti più magri.



Questo post, e la mia risposta cumulativa ai commenti al post qui sotto.
Sono contento la discussione proceda su un livello civile. Non è poca cosa nel fumettomondo internettoso italico.
Ho l’impressione, purtroppo, che nei confronti del fumetto ci sia una percezione che viaggia su diversi gradi di sottovalutazione.
Ho detto che fare fumetti non è facile.
Se qualcuno, in una scuola, in una conferenza, in uno stand, o dove ti pare ha sostenuto il contrario ha detto cazzate.
Il problema vero però, non è che qualcuno dica cazzate.
Il problema vero è che qualcuno ci creda, e con il fumetto, evidentemente succede.
Se qualcuno ti dice che è facile vivere suonando la chitarra, o facendo l’attore, o cercando di fare il regista, se hai un po’ di sale in zucca sorridi e lo mandi a quel paese.
Se te lo dice dei fumetti invece ci credi.
Perché?
Perché allora è vero, è vero che perlomeno inconsciamente, anche per chi li fa o li vuole fare o li vuole editare, i fumetti sono una cazzata.
Giusto per allargare il discorso agli editori dell’ultimo secondo…
Quante case di produzione cinematografiche sono state fondate da qualcuno a cui piaceva da matti il cinema ma non aveva una lira? Pochine, vero?

17 commenti:

:A: ha detto...

Secondo me negli interventi che hanno dato origine alla non-querelle non si parlava di "campare di fumetti", ma di "equo compenso" (poi, stabilire cosa sia "equo"...) per i fumetti che escono in fumetteria/libreria.

Il tuo discorso del post precedente lo capisco (non è la prima volta che lo fai sul blog), ma mi sembra che sposti il tutto in altra direzione.

Relativamente a quello che mi sembrava il punto di inizio della discussione, ovvero "compensi degli autori fumetto da fumetteria/non da edicola": girano pochi soldi (dall'editore all'autore) perchè non ci sono lettori.
L'offerta si scontra con la mancanza di domanda.
Se vuoi farli, i fumetti per fumetteria/libreria, li fai a queste condizioni.
Se non sai quali sono le condizioni, fatti tuoi.

Punto.

(E comunque, in generale: mancano lettori - non solo di fumetti - perchè siamo un popolo di ignoranti:

http://www.terranews.it/sos-territorio/2009/12/l%E2%80%99inquietante-ritorno-dell%E2%80%99analfabetismo-italia-di-gianpaolo-silvestri

http://ansard.wordpress.com/2009/03/13/analfabeti-ditalia

Ecc.)

Anonimo ha detto...

VANGELO!

Joel ha detto...

"E fanno bene ad aprire scuole per i fumettari anche se non c'è mercato, la cultura non fa male, ma la scuola di fumettaro non si preoccupa se lavorerai, forma, non vende..."

stralcio dai commenti al post precedente, ecco, io questo lo considero un problema, una scuola che non si preoccupa minimamente di prepararti considerando la situazione del mercato è una scuola che non ti prepara fino in fondo.
Che, anzi, marcia sul fatto che non lavorerai, come marcia su tutti gli allievi che si iscrivono senza sapere cosa andranno realmente a fare, ma "ci piace tanto disegnare wolverine" e allora quella è la scuola per loro.
Alcune scuole, blog, pubblicazioni, concorsi e siti stanno vivendo su questo bacino di fanboy che intasano il mercato professionistico di lavori mediocri e, forse, incidono anche sulla media dei compensi che si abbassa, non so; però in quanto fanboy svuotano le fumetterie e partecipano alle conferenze con i veri autori, chiedendo autografi e permettendo al mercato di esistere.

Io trovo un sacco di incongruenze e poca obiettività per quanto riguarda il mercato del fumetto italiano, si è fossiblizzati su stili vecchi e concetti preistorici, sia di per quanto riguarda i prodotti che per quanto riguarda i professionisti, che vengono visti come artigiani o che, si cerca la definizione perfetta quando invece di definizioni perfette non ce ne sono e la differenza la fa chi questo mestiere lo vuole fare davvero, e quindi capisce che, appunto, non puoi permetterti di fare sempre quello che vuoi tu e non puoi pretendere che farai solo fumetti, altrimenti sei fuori dal mondo reale, vivi nel tuo, di fantasia! Dovrai fare illustrazioni con diversi stili, ingegnarti anche a livello grafico magari con loghi, storyboard, vedere che succede nell'animazione e studiare delle strategie NUOVE che ti permettano di campare, non possono tutti pensare di vivere disegnando il proprio personaggio preferito allo stesso modo per sempre, e promuovoere l'idea del professionista che fa ciò è controproducente per tutto il mercato, studiare Pratt o Miller va bene, volerlo diventare forse oggi no, non per tutti almeno.
Anche questo discorso dei due binari, prende in cosiderazione il mestiere del "fumettaro" in maniera riduttiva, è un discorso logico e aiuta a organizzarsi e comprendere meglio delle dinamiche che si presenteranno lavorando quindi è ottimo, ma fa riferimento sempre alle stesse regole che non funzionano, editori, mercato, tipografie, lettori, autori e le conseguenti dinamiche, ma sono proprio queste le concezioni che devono cambiare, editori che non hanno mai pubblicato fumetti possono iniziare a farlo ed essere educati, c'è il web,l'autoproduzione di qualità, altre strade più tortuose ma che di sicuro sono diverse da queste che sta diventando così difficile percorrere.
O almeno questo è il mio punto di vista, spero poco confusionario.

Mattia Bulgarelli (K. Duval) ha detto...

[si alza in piedi ed applaude]

Mattia Bulgarelli (K. Duval) ha detto...

Standing ovation.

Greg ha detto...

diegozilla, è eccezionale il modo in cui fai notare che il mercato del fumetto non è una realtà parallela in cui si vive da fighi e si firmano autografi 24/7 con la sola imposizione delle mani

Manuela Soriani ha detto...

Belle parole, Diego.
In questo e anche nel post precedente.
Sei una persona lucida ed intelligente, come quelle che piacciono a me.

Fare fumetti in Italia è difficile e triste.
Ma soprattutto triste.

Triste per tutti i motivi che si sentono girare in rete negli ultimi 2-3 anni (e che non ripeto, non sono qui per fare uno sfogo di nervi ;-)).

Io, sulle mie spalle, ho visto il mio lavoro diventare ingestibile ed invivibile.

Le ultime cose che ho fatto di fumetto le ho fatte con talmente tanta mala voglia e fatica che adesso mi vergogno a riguardarle.
^_^'

Editori per cui ho lavorato per anni mi hanno proposto tagli impensabili allo stipendio, in tempi di produzione sempre più stretti e caotici.
Per progetti nuovi hanno avuto il coraggio di chiedermi delle prove per valutarmi (e le altre centinaia di pagine che mi avete pubblicato? O.o Non le avete forse viste?).

Ci sono realtà diverse, è vero, più professionali e ben pagate.
Ambienti in cui vige ancora il rispetto della persona.

Ma Bonelli non può "adottarci" tutti.
Non è un ente di beneficenza.
;-)

Io combatto e mi esercito per fare prove sempre migliori, ma non tornerò facilmente indietro sui miei passi.

Io non mi svendo più.
Infatti faccio dell'altro, però, non fumetto.
^^''

Posso anche capire il panico e la paura di tanti colleghi (che come me) disegnando ci vivono/vivevano.
Che non possono rifiutarsi di andare avanti perchè devono pagare mutui casa, mantenere la famiglia e pagarci le bollette.

Io dico "a queste condizioni non ci sto più".
E, nel mio piccolo, combatto anche per loro.

Vincenzo Oliva ha detto...

Uhm, Diego, il tuo discorso è chiaro e impeccabile, ma il paragone finale è inconsistente! La differenza di scala nei costi è tale che spiega in sé perché l'una cosa accada spesso e l'altra praticamente mai.

V.

MicGin ha detto...

Le scuole alla lunga potrebbero produrre un contesto fertile.

:A: ha detto...

Michele: quale contesto fertile, se non c'è un mercato?

Anonimo ha detto...

MicGin dà il la per aprire un altro filone di discussione: la percezione distorta che molti giovani hanno del mercato dei fumetti. Chi frequenta le fiere e i centri come quello di MicGin (e le scuole di fumetto) può essere portato a credere che il mercato sia florido. Se gli aspiranti autori cominciassero a guardarsi intorno in metropolitana, in treno e per giunta a casa loro, forse aprirebbero gli occhi.

Mauro Padovani ha detto...

La cosa interessante sarebbe sapere quali sono gli editori che pagano gli autori e quelli che non pagano (magari sono poi quelli che sparano cazzate).
Così chi vuole collaborare con le seconde lo fa ben sapendo che non verrà pagato( magari può servire come palestra per gli esordienti, ma non farà perdere tempo agli autori professionisti).

MicGin ha detto...

secondo me manca una visione d'insieme. inoltre è facilissimo scrivere cretinate.

qualche commento fa scrivevo "Le scuole alla lunga potrebbero produrre un contesto fertile."

alla lunga, perché ogni anno escono alcune centinaia di persone diplomate in fumetto e discipline varie. Escono e la maggior parte di loro non troverà lavoro. IN parte perché non hanno le capacità adeguate, anche se la scuola gliele certifica, in parte perché non c'è lavoro.

ogni anno questi ragazzi escono dalle scuole. sono convinto che proprio tra di loro ci saranno quelli che avranno le idee, la forza e la costanza di insistere e saranno proprio loro a trovare strade che oggi non riusciamo ad immaginare.

in questo momento penso che nessuna scuola del fumetto, né tantomeno il cfapaz, pensi anche solo per un attimo di illudere dei ragazzi che il mercato sia florido.

non è che sono tutti scemi in giro...

piuttosto, il vero danno che si può fare, è illudere il fumettista apprendista che sia bravissimo!
l'aspetto più delicato di un processo di formazione è far percepire alla persona le proprie effettive potenzialità, e conseguentemente i possibili limiti.

Anonimo ha detto...

@Mauro Padovani:
non credo ci siano editori che promettono laute paghe agli autori e poi non li paghino. Gli accordi si prendono prima della realizzazione del lavoro (spero).

@MicGin:
spero tu non abbia travisato le mie parole: non intendevo dire che al CFAP si plagiano i giovini, dicevevo che l'entusiasmo è contagioso, e frequentando solo luoghi dove si parla di fumetti e si fanno progetti, o dove i fumetti si vendono, si rischia di avere una percezione sbagliata dell'effettivo stato del mercato.
Una cosa che mi fa piacere, infatti, è che sui blog come questo o nelle scuole di fumetto nessuno promette mari e monti, anzi, il ragazzo viene messo in guardia nei confronti di un futuro che è stretto stretto.
Per quanto riguarda il contesto fertile, proprio non saprei. Non bastano centinaia di ragazzi educati alla tecnica del fumetto per costituire un mercato. Avremo sicuramente fumetti migliori, dato che i lettori saranno più esigenti, ma questo è un fenomeno che lo si è già visto in moto da diversi anni.

MicGin ha detto...

non ho scritto che centinaia di giovani educati al fumetto costituiscono un mercato.
A parte che è vero, cioé che tutti questi ragazzi sono un target delle scuole di fumetto, che, salvo smentite, oggi come oggi stanno economicamente in piedi, ho scritto un'altra cosa: sono convinto che tra tutta queste persone, molte delle quali non avranno un futuro da fumettista, salteranno fuori degli autori che contribuiranno ad innovare anche il mercato del fumetto.
Si tratta di centinaia di persone che ogni anno si diplomano, hanno ricevuto insegnamenti sul disegno, la sceneggiatura, qualche riferimento storico-culturale (dipende dalle scuole e dagli insegnanti) e una visione d'insieme del settore. Che poi affrontano. Tra quelli che resisteranno ci saranno persone che troveranno soluzioni utili.
Insomma, ho fiducia nei giovani.

Anonimo ha detto...

Anche io facevo un discorso diverso: dicevo che, una volta usciti dalla scuola di fumetto (non prima), questi ragazzi saranno più competenti. Ma saranno solo LETTORI più competenti, o AUTORI più competenti. E lettori e autori non risolvono il nostro problema, che è quello delle vendite misere, che è IL problema, almeno nell'ottica del discorso che abbiamo fin qui sviluppato.
Per risolvere IL problema occorrono manager, non fumettisti.
E qui il discorso si fa ancora più complesso, perché io credo che il mercato del fumetto come lo abbiamo inteso negli ultimi decenni sia destinato a scomparire.

Claudia ha detto...

Non so per quale motivo mi trovo spesso a essere contattata da con qualche ragazzo alle prime armi nel mondo del fumetto. Molti di loro scelgono le scuole del fumetto italiane perché le trovano comode e pensano che li formeranno. Io non nascondo di avere qualche pregiudizio nei confronti delle scuole italiane, in generale, e in particolare sulle scuole private che non hanno nessun supervisore della qualità ( siano organismi statali o solo una questione di fama acquisita) non voglio dire che siano una perdita di tempo per carità, solo che probabilmente sono, come tutte le scuole, un insieme di persone preparate e altre meno che spesso hanno carenze nella pedagologia. Quello che non mi piace proprio è che in alcuni casi percepiscono la totale acriticità dei ragazzi che le adorano, vivono la scuola come una sorta di religione. Ci vanno perché gli dicono che sono bravi. Io so bene come l'insicurezza ti porti ad amare ogni complimento ma è vitale anche lasciare acceso il cervello.
Non so quanto creino illusioni le scuole o quanto siano gli allievi a "leggere" queste illusioni.
Sicuramente ci saranno entrambi i fattori.
Io trovo sgradevole che si raccontino mezze verità ma poi mi dico pure che se uno è disposto a bersele forse non è "salvabile"
Questo mondo del fumetto è piccolo se fai tre telefonate trovi sempre qualcuno che ha lavorato per tizio o caio, puoi venire a sapere molte cose se hai del senso critico e qualche conoscente.
Alla fine mi pare che manchi questo: la forza di cercare e la capacità discernere leggenda da realtà. Poi è ovvio che la fregatura l'abbiamo presa tutti ma qui la percentuale di ingenui comincia a preoccuparmi.