lunedì, marzo 29, 2010

Il passato del futuro



Un giorno, forse, bho, magari, ecchilosà, mi riprodurrò. Secondo me, quando racconterò a Diegozilla Junior alcune cose, penserà che lo sto prendendo per il culo.
Non ci provo nemmeno a immaginare che tecnologia avremo quando il mio ipotetico erede sarà capace di intendere e di volere, ma vedo già la sua faccia perplessa quando gli dirò che ai miei tempi…
Ai miei tempi, si scattavano le foto su pellicola. E non le potevi mica vedere subito. Dovevi scattare tutte le foto del rullino, fidandoti. Poi, portavi il rullino a sviluppare. Potevi aspettare anche una settimana per avere le foto. E le pagavi tutte. Comprese quelle venute male, sfocate, sovraesposte o sottoesposte. Se ne volevi una copia, ti serviva il negativo e andava ristampato.
Pagando, ovviamente.
Ai miei tempi, quando è arrivato Internet, prima dovevi passare in edicola. Prendevi una rivista con dentro un dischetto da installare sul computer. Quel dischetto, che costava in base alle ore di navigazione, ti dava l’accesso al provider. Dopodichè ti collegavi con un modem, e potevi navigare anche 20 ore al mese, eh! Pagavi sia la telefonata che l’abbonamento, con dei costi mostruosi. E comunque, mentre eri in rete il tuo telefono era occupato. Il modem più veloce, un chicca tecnologica, andava a 128K. Prima di collegarsi faceva: Gnaaau cika cika cika Brrrrrr Vrrraaazzzz Bùbùbù.
Per navigare usavo un programma che si chiamava Netscape, e come motore di ricerca HotBot.
Non si sa perché, ma all’inizio, pur avendo una casella, si ricevevano pochissime email.
Una mattina di settembre, il signor Tiscali ha deciso di non far pagare più l’accesso al provider, e niente è stato più come prima.
Allora in base alla città in cui stavi, avevi un numero di telefono da inserire nella configurazione del modem. Telefonata urbana. Che pagavi comunque in base alle ore. La tariffa flat era ancora una chimera.
Poi hanno deciso che non era bello lasciare a Telecom il monopolio assoluto delle telecomunicazioni. Allora hanno detto: liberalizziamo e mettiamo le flat. Ma facciamolo nel modo più complicato possibile sennò non c’è gusto.
In sostanza, se volevi, potevi dare i tuoi soldi non a una, ma a due aziende telefoniche contemporaneamente. Due bollette. Una per la linea “fisica” e una per il “traffico”.
Sì, è complicatissimo. La linea rimaneva Telecom, ma se ti abbonavi a CiccioTel, CiccioTel ti dava un prefisso da digitare sul telefono prima del numero che volevi chiamare. In quel modo la telefonata veniva spostata all’altro operatore. Risultato? Dopo un po’ non ci capivi più un cazzo e in pratica, pagavi due abbonamenti.
Ai miei tempi, si guardava la Tv. Però sul telecomando non c’era nessun tasto magico che schiacciandolo ti diceva che cosa stavi guardando. Si andava per intuizione. Oppure il giorno dopo si chiedeva a qualcuno se aveva visto quel film là dove scavano un tunnel per scappare e poi quello in moto non riesce a saltare la recinzione per andare in Svizzera sai come si intitola per caso?
C’era una colla che si chiamava UHU. Nella pubblicità c’era una famiglia felice che costruiva una casettina di legno. Fissavano dei bastoncini con quella colla lì, ed ecco la casa.
Lo slogan era: Non fa fili e non sporca.
In realtà, la UHU faceva più fili della bava di Alien e sporcava da matti. Anzi, la compravi apposta per fare delle supercaccole con quella cazzo di colla. Ti mettevi un po’ di UHU tra il pollice e l’indice, e i fili che non dovevano esserci ti ipnotizzavano nel movimento scaccolatorio artificiale.
Nessuno ha mai denunciato la UHU per pubblicità ingannevole.
La compilation di canzoni per la tipa di quinta che ti piaceva, la facevi su cassetta. Inserendo una canzone alla volta, usando il tasto pausa di un registratore a cassette con piastra doppia.
Se la cassetta durava, per esempio, 60 minuti, a farla ci mettevi 60 minuti più il tempo meccanico necessario all'operazione.
Poi l’ascoltavi su un dispositivo portatile, chiamato in gergo milanotto: Le Cuffiette.
L’anello più debole di tutta la catena era il riavvolgere la cassetta, consumava di brutto le pile.
Le pile andavano comprate, non è che Le Cuffiette si ricaricavano attaccandole a qualcosa.
Quindi, la cassetta si riavvolgeva a mano. Infilando una matita, o una Bic, nel buco giusto. Roteando poi la cassetta su se stessa, con un gran gioco di polso.
Certe mattine, sul tram per andare a scuola, sembrava di essere in una Lamasseria tibetana, circondato da monaci in meditazione con il mulinello da preghiera.

16 commenti:

Vivenda ha detto...

questo è fantastico, ma molti degli ultimi post lo sono. Tanto per dire: li rebloggo su Tumblr e ci scivo accanto il tag #persone che vorrei conoscere :-)

Andrea V. ha detto...

Io comunque resto ancora molto orgoglione della mia piastra Technics doppia A pagata un botto verso il 1988 e ancora perfettamente funzionante.
E a proposito di Technics: dimentichi che allora i dischi li sentivi mettendoli su un piatto tipo quello del microonde, ma prima di metterli sul piatto dovevi provvedere a innestare la puntina comprata a parte sul braccetto del giradischi, altrimenti nisba.

Grazie per il giretto nella tua macchina del tempo.

Rouges-1973 ha detto...

Vorrò vederti a spiegare che i giochi di uno dei primi "personal computer", il C64, gli doppiavi da musicassetta a musicasetta.....
Nella mia mente bacata mi son sempre immaginato che il registratore del commodore chiaccherava con il pc.
Sapete una cosa tipo suggeritore nella buca del teatro, e il pc ogni tanto si distraeva e patatrac....

Davide ha detto...

ai miei tempi spesso alzavo il culetto dal divano per cambiare canale...

ai miei tempi "plass play on tape"....

:-D

KoTa ha detto...

Fiero di essere non così giovane per averle vissute anch'io.

Anonimo ha detto...

Ai miei temi, potevi avere ancora la tv in bianco e nero mentre la maggioranza aveva già quella a colori.

Comunque un giorno bastrà tentare di descrivere un certo animale, oggigiorno reperibile negli zoo un pò più che allo stato libero...ed il frugoletto griderà verso la stanza accanto "Mammaaaa, i'bbabbo sta dondo i numeri!"
ISA

iggy ha detto...

usti, accadeva anche che i biglietti dei concerti erano riproduzioni in miniatura delle copertine degli album e/o ritraevano fotograficamente gli artisti stessi ed i loro prezzi erano espressi in lire. migliaia di!

Melissa ha detto...

prima delle 17 in tv non c'era niente!

Anonimo ha detto...

Ah, prima non dovevi girare mezzo centro per trvare un telefono pubblico (un casino se ti s'è scaricato il cell) certo, se telefonavi fuori città erani cazi amari: dovevi collezionare i gettoni! O.o
ISA

rae ha detto...

lo posso dire?
lo dico?
lo dico.

Bella merda. Certo, il fatto che un mio compagno di classe non mi volle duplicare la cassetta dei Manowar mi salvo' dal diventare un epic merdallaro...fosse successo oggi mi sarei scaricato l album e (orrore) alla lunga sarei finito ad ascoltare i rapshody (of fire).

Pero' vuoi mettere?

Diego Cajelli ha detto...

@Rae
E con questo sono tre.
Gusto per tenere i conti, eh.

rae ha detto...

Forse non sembra ma ti apprezzo.

pero' sono anche severo. E giusto.

RRobe ha detto...

Per Rouges: i giochi per C64 non si sono mai potuti copiare da musicassetta a musicassetta.
Se li doppiavi sulla piastra, non veniva niente.

Rouges-1973 ha detto...

RRobe ti sbagli!!!
Ho ancora il mitico, e ti posso confermare che la duplicazione funzionava, insieme al commodore conservo una scatola di scarpe con dentro le musicassette con i giochi.
E' vero che non tutti i giochi venivano duplicati, ricordo un way of the tiger, gioco di combattimento di kunfu e karate, comprato "a mezzo" con gli amici che non ci è stato mai possibile duplicare.
Trall'altro il rito della copiatura, prevedeva la registrazione alla normale velocità ed ad alto volume, una gioia per gli orecchi....
Ricordo anche un gioco in particolare, elite, dove guidavi un cargo spaziale per commerciare tra pianeti e stazioni orbitanti, tutto rigorosamente in grafica poligonale bianca su sfondo nero. Dove ci passarono il gioco con un salvataggio in cui era gia stato acquistato il pilota automatico che regolava le fasi di atterraggio.

Anvedichejedi ha detto...

Io facevo di meglio.
Quando ancora non c'erano i videoregistratori, attaccavo al portatile grundig in b/n (televisorino stupendo, durato una vita) il cavetto che mi aveva fatto il babbo elettrotecnico al registratore a cassette (grundig pure quello) e REGISTRAVO i rarissimi concerti che dava la rai o qualche altra emittente. Ho ancora i Police, Umbria Jazz e David Bowie. Con un po' di ronzio in sottofondo, ma vuoi mettere?
Grande Die'!

clyde ha detto...

io c'ero.... e mi è scesa una lacrima...