lunedì, gennaio 25, 2010

Mad Men!




Don Draper che poi non è Don Draper. New York, i pubblicitari di Madison Ave, gli anni sessanta, JFK e Nixon, i missili cubani, i capelli incollati, i vestiti classici, le auto giganti, le cose che costano poco, una tonnellata di sigarette ed ettolitri di cicchetti.
Insomma.
Non ho mai vissuto negli anni ’60 a New York, però, stando a quanto vedo nella serie, questi bevono più di Liza Minelli in divisa da alpino e fumano invece che respirare.
Forse, tra cinquant’anni, mio nipote vedrà un telefilm ambientato negli anni duemila e dirà che usavamo il cellulare in modo sconsiderato. Forse.
Fatto sta che Mad Men, oltre a farmi capire come rotea e roteava un certo tipo di mondo, mi diverte molto con il gioco delle differenze. La ricostruzione degli anni ’60 è basata sull’evocazione di quello stile di vita e non sull’effetto nostalgia. Mostra come si pensava, come si parlava, gli atteggiamenti e il modo di comportarsi, normale, di allora. Anche se è tutto da interpretare con la lente delle fiction, sono cambiate molte cose. A New York.
Da noi è cambiato pochissimo. Quasi niente. E’ ancora estremamente avventuroso ed esotico andare a mangiare in un ristorante cinese, o mollare i rifiuti nel parco, o chiamare “abbronzato” qualcuno con la pelle di un colore diverso dal rosa pallido.
L’intreccio è intreccioso. Un po’ telenovela messicana, un po’ soap opera politicamente scorrettissima, con parentesi sul marketing, la pubblicità, il fare carriera e bricioli di storia reale su veri prodotti.
Lui, Draper, secondo me è un po’ stronzo. Però sono soltanto all’inizio della terza stagione.
Di sicuro non è un personaggio fatto a tavolino per piacere a tutti tuttini. Altra cosa molto interessante, è un uso molto maturo della sceneggiatura. Stacchi molto ampi tra il finale di una stagione e l’inizio dell’altra e gestione dei flashback non ad uso e consumo dei celenterati.
Hanno capito che non è più necessario evidenziare i flashback con una maestra di sostegno narrativa che te lo spiega.
Qui, nei perenni anni sessanta narrativi italici, bisogna zoommare verso il volto di chi ricorda, farlo guardare nel vuoto con espressione sognante per un paio di secondi, sfuocare il volto, dissolvenza, aprire il flashback. Anzi guarda, se puoi, mettici una dida, valà.
Sono le nove e mezza del mattino.
Mi faccio un Jack Daniels, mi fumo otto sigarette e inizio a lavorare.
Effetti collaterali di Mad Men.

9 commenti:

Anonimo ha detto...

Gli anni '60 in Italia
http://www.facebook.com/home.php?#/photo.php?pid=622209&id=1522774332

Anna

Simone ha detto...

a me mad man non entusiasma... è grave?
invece ti dirò, sons of anarky mi sta solleticando, ma ho visto solo 2 puntate

dario dp ha detto...

Mad Men è troppo bellissimo... è grave? :)

Officina Infernale ha detto...

Madmen non mi ha preso come doveva anche se ha il suo potenziale, se capito in un vortex spaziotemporale di vuoto visuale lo riabilito...saluti dall'Officina

sempreinbilico ha detto...

E' bello sapere che non sono l'unica appassionata di Mad Men. = ]

DjJurgen ha detto...

Lo dicevo io che il nome January Jones mi suonava familiare! :P
Ma ti dirò, anche quello di Christina Hendricks è niente male!!! :D

Greg ha detto...

ma la domanda è:

perchè non hai citato la hendricks!?

PopArtDejaVu ha detto...

Sottolineo (se mai ce ne fosse bisogno) la qualità della scrittura. Ti fa persino dimenticare che, in fin dei conti, si tratta di una "solo" di una soap opera. Grandissima Peggy Olsen!

Diego Cajelli ha detto...

@Greg
Tutta la parte sulla Hendricks è pubblicata nella sezione porno segreta di Diegozilla.