martedì, dicembre 29, 2009

Cattivi propositi per l'anno nuovo.



Devo ricordarmi che per conquistare il mondo con delle scimmie giganti metereopatiche, mi servono molte banane giganti.
Sarò spietato. Quando alla cassa del supermercato mi arriverà alle spalle una vecchietta con in mano un pacco di uova, e mi guarderà con quell’aria lacrimevole da martire del consumismo, chiedendomi con la sua espressione da criceto bagnato di farla passare, lancerò le sue uova per aria.
Prima le dirò: Se le prendi al volo senza usare le mani, ti faccio passare.
Mi nutrirò esclusivamente di carne. Voglio trovare una bambina ricca dotata di Pony, meglio se è una cavallina femmina chiamata Duchessa.
Con Duchessa mi farò un’ottima tartare di carne cruda.
Darò la caccia a tutti gli animali in via di estinzione, e farò la grigliata più succulenta del millennio.
Costine di Panda, salsicce di Foca Monaca, spiedini di Chinchilla brevicaudata e controfiletto di Macaca pagensis.
Nei rapporti umani sarò gentile come uno strozzino bipolare. Educato come uno dei ragazzi di Amici di Maria De Filippi, e dirò sempre e soltanto quello che penso nel momento esatto in cui lo penso.
- Ciao, come sai?
Mi chiederà qualcuno.
- Respiro. Il mio umore è sulle montagne russe da questa mattina alle quattro, ovvero da quando mi sono svegliato per rubare i giornali all’edicola. Se proprio lo vuoi sapere, sto in piedi, davanti a te, in tutta la mia possente magnificenza e non penso di dirti: “Bene e tu?”, perché mi interessa saperlo tanto quanto mi interessa sapere se Giovanni Allevi è proprio così, oppure ha i petardi che gli esplodono nel cervello. Nel caso tu volessi sapere esattamente come sto, ecco le mie ultime analisi del sangue: Ho le transaminasi un po’ alte. La mattina tossisco e sento un fischio all’orecchio. Ho voglia di noccioline.
Monterò un lanciarazzi sul mio Hummer.
Un Hummer nero che usa il Brunello di Montalcino rubato come carburante e ha un tasto speciale per parcheggiare bene nelle aree verdi e sulle piste ciclabili.
Userò il lanciarazzi per spiegare come si guida sulle quattro corsie della Milano-Bergamo, visto che non serve aumentare le corsie di marcia, se l’itagliano al volante non le sa usare.
Fumerò di più.
Molto di più.
Voglio ingrassare di quaranta chili. Voglio lavarmi con uno spazzolone, mentre rimango sdraiato sul mio letto rinforzato mangiando burro fritto.
Mi consacrerò all’inaffidabilità. Non terminerò mai le cose che comin

lunedì, dicembre 28, 2009

Metti una sera su Facebook...




Via: Metilparaben

giovedì, dicembre 24, 2009

Previsioni per il 2010.



Un superclassico di Diegozilla, l’appuntamento annuale con il sensitivo Cornelius Zoiterk (nella foto)
Dopo quelle degli anni passati, il grande Zoiterk mi ha confidato in via telepatica le sue previsioni per il 2010 che sta per iniziare.
Ma prima, come sempre, ti ricordo i titoli accademici del mirabile saggio:
Cornelius Zoiterk, Gran Duca inarrivabile della loggia del Nottolone Mistico, massima autorità mondiale sull’Altalena Biserica Ancestrale, Gran Maestro di primo grado della Loggia dello Scafoide Sublime, brillante Apprendista della Tana dei Saggi, Magus delle indie, già assistente anziano di Anton LaVey, esperto di Cabala Egiziana, premonizioni sumere, oroscopo Incas, toccato dalla luce luminosa del Sapere Verticale, mirabilissimo discendente illuminato della Progenie di Rebis, Gran Ciambellano supremo della Nave delle Anime, Geometra Massimo dell’Ordine della Folgore, Architetto segreto di Rennes-le-Château , Immenso Cuoco della Cucina Occulta, Magnifico Rettore dell’Università di Puppunane, esperto nel colpo della Mano Vibrante e unico depositario del Sacro Segreto di Padre Peppe.
Ecco le sue anticipazioni per il nostro futuro.

GENNAIO
Con una mossa geniale, dimostrando tra l’altro di conoscere alla perfezione come funziona la politica in Italia, quelli di Facebook risolvono tutti i problemi tra il loro social network e il governo italiano.
Vendono Facebook a Mediaset. Così possono fare quello che gli pare, e chi sostiene il contrario è un bastardo invidioso comunista.
Quelli del PD vorrebbero organizzare una manifestazione di protesta, ma Bersani ha la Yaris in riserva e abita lontano. Allora si sentono per telefono.

FEBBRAIO
Durante un’intervista al TG1, il sistema di guida a distanza con cui viene pilotato il ministro Alfano entra in avaria. Secondo i tecnici il guasto non è coperto dalla garanzia e il ministro deve essere sostituito. Al suo posto si insedia un panettone in cemento dissuasore di sosta, sul quale è stato disegnato uno smile.
- Per quello che deve fare, va benissimo anche lui.
Dichiara Berlusconi.

MARZO
Milano è in fermento per i preparativi all’Expo del 2015. Dopo un week end a Londra per un torneo di burraco, Letizia Moratti torna con un sacco di idee. Propone di adeguare i trasporti pubblici milanesi a quelli britannici. Le fanno notare che realisticamente, l’unica cosa che si può fare è imporre la guida a sinistra con un ordinanza comunale. Milano riesce comunque a stare al passo con le altre città europee, infatti i mendicanti ai semafori puoi pagarli con il bancomat o con la carta di credito. Non come a Bucarest, che i cittadini sono costretti a girare con le tasche piene di monetine.
Casini, Fini e Rutelli sfidano apertamente Berlusconi, ma lui li sconfigge con la Trasmigrazione attraverso Satori.

APRILE
Tremonti presenta un ambizioso progetto economico per sanare il debito pubblico italiano.
Staccare l’Italia dal continente europeo e farla scappare in Sud America, sotto falso nome. Prima però bisogna vendere Venezia ai cinesi per pagare gli altissimi costi del trasporto clandestino.
Il piano viene approvato. I cittadini italiani, una mattina, si risvegliano in uno stato chiamato Eleuteria, una ridente penisola confinante con il Venezuela.
Quelli del PD vorrebbero organizzare una manifestazione di protesta, ma Bersani ha appena messo su il ragù e si è accorto che gli manca l’alloro. Allora non se ne fa niente.

MAGGIO
Nuova applicazione per l’IPhone: Retrox. La scarichi, la installi e il tuo IPhone emula un Nokia della seconda metà degli anni ’90.
Si riscopre la suoneria Guglielmo Tell, paghi un casino le telefonate, non c’è il T9 e il cellulare prende soltanto in bagno.
Marco Travaglio scopre la verità. Dal 1994, l’Italia sta facendo la parte dello schiavo in un gioco sado maso. Il problema è che nessuno si ricorda più la parola di sicurezza.

GIUGNO
Per risolvere lo stato in cui versano le ferrovie, Brad Pitt e Angelina Jolie adottano tutta la rete ferroviaria italiana.
Si preparano le carte, però Madonna è gelosa. Allora le offrono di prendersi un paio di traghetti e lei ci sta.
A Hollywood, Angelina si fa fotografare felice, con in braccio la linea Mortara-Milano.
La prima traccia del tema per gli esami di maturità è: “La poetica di Sandro Bondi e l’influenza delle citochine nelle infiammazioni encefaliche”.

LUGLIO
Polemica ai mondiali di calcio in Sudafrica. Qualcuno si permette di notare che lo stipendio annuale di un calciatore italiano è più alto del prodotto interno lordo del Lesotho.
La risposta, più o meno unanime, è:
- Nunè colpa mia se Lesotto guadagna poco… Che chieda l’aumento.
Galeazzi viene mandato in Sudafrica come inviato. Purtroppo, la sua presenza coincide con la stagione degli amori degli Ippopotami.
Un suo bagno in piscina scatenerà il panico.

AGOSTO
Secondo Studio Aperto, non esiste un termometro in grado di misurare il calore estremo di questa estate 2010. Allora si va a spanne.
I pensionati si mummificano rimanendo ai giardinetti, e i vacanzieri si vetrificano quando si stendono al sole sulla spiaggia.
Quelli del PD ottengono un grandioso successo. Bersani, Penati e la Serracchiani incidono una canzone tormentone che spopola per tutta l’estate: Demodance. Il suo ballo, derivato dalla danza dello schiaffo tirolese diventa disciplina olimpica.

SETTEMBRE
Riparte il nucleare italiano e iniziano i lavori per la costruzione di una nuova centrale. Un satellite spia americano fa casino e confonde la nostra penisola con l’Iran. I marines sbarcano a Cuneo.
La popolazione locale, fomentata da Di Pietro, si convince che siano lì per liberare il popolo italiano dal fascismo. Il casino dura un paio di settimane.
Obama si scusa per l’equivoco via Twitter. Il governo italiano risponde con un messaggio vergato da un calligrafo sulla cartapecora, chiuso con la ceralacca, spedito con un piccione viaggiatore dalla torre più alta.
Casini, Fini e Rutelli sfidano nuovamente Berlusconi, ma lui li sconfigge con la Fiamma di Megalopoli.

OTTOBRE
La CIA pur di trovare Osama Bin Laden ricorre a dei trucchi poco ortodossi. Mettono in pausa e schiacciano nell’ordine: L1, L2, Sù, X, R2, Cerchio, Giù, Sinistra, Destra, R1, L1, R2, Destra, Sinistra. Ed eccolo lì Bin Laden. In giardino, accanto alla fontanella per gli uccellini.
Lady Gaga si sposa. Suo marito, noto con il nome di Lord Gaga, dice in giro di essere despota proveniente da un universo parallelo che mira alla conquista del mondo, ma nessuno gli crede.
Grosso errore.

NOVEMBRE
Roberto Giacobbo sa troppe cose. Non importa che siano tutte sbagliate. I Templari alieni, in combutta con i Chupacabras, escono dal loro rifugio segreto all’interno di un calamaro gigante e lo rapiscono. La sua ricerca diventa un programma televisivo condotto da Facchinetti.
Trasformare il dramma di Giacobbo in uno show non piace a quelli del PD e presentano un interrogazione parlamentare.
Purtroppo, l’interrogazione non ottiene l’esito sperato e prendono gravemente insufficiente.
Organizzano una manifestazione di protesta, usando i social network radunano un sacco di gente.
Bersani ci rimane male quando si accorge che arrivano tutti da Sexbook, e per la maggior parte sono scambisti con le mogli brutte e pensionati arrapati.

DICEMBRE
In tutte le sale, i cinepanettoni del Natale 2010.
“Natale in Sierra Leone”, di Neri Parenti, con Christian de Sica, Massimo Ghini, Jenna Jameson, Noemi Letizia, Fabrizio Corona e altri.
Prendere il volo sbagliato non rovina le vacanze ai protagonisti del film. Sullo sfondo del traffico illegale di diamanti, tra epidemie di Ebola e incursioni dei guerriglieri, una tradizionale commedia degli equivoci. Esilarante la scena della perquisizione all’uscita della miniera.
“Sasso 3D” Film di animazione. La commuovente storia di un blocco di granito imprigionato in una montagna che vuole diventare una statua neoclassica. Metafora universale dei triboli umani. Sasso, il protagonista, nella versione originale è interpretato da Daniel Day Lewis. Nell’edizione italiana, il doppiaggio è di Marco Carta. Ognuno ha quel che si merita.
Dopo il Babbo Natale che si arrampica e la Befana volante telecomandata, un nuovo gadget natalizio conquista gli italiani: La stella cometa artificiale. Va montata sul tetto di casa, e genera uno sferoide luminoso di plasma attraverso processi di fusione termonucleare.

mercoledì, dicembre 23, 2009

La Livella dei vivi.



"A morte 'o ssaje ched'e? E’ una livella. 'Nu rre,'nu maggistrato,'nu grand'ommo, trasenno stu canciello ha fatt'o punto c'ha perzo tutto,'a vita e pure 'o nomme."

Di solito vado all’Auchan a fare la spesa. Mi infilo nel supermercato e da buona massaia metto nel carrello la spesa settimanale.
Oggi, con il Natale che scalpita, ho tentato di fare lì i miei acquisti. Non ci sono riuscito.
Non ho dei gusti difficili o delle grosse pretese, e nemmeno le persone a cui mi piace donare qualcosa per Natale hanno dei gusti difficili o delle grosse pretese.
Purtroppo, io e le persone che conosco, abbiamo dei gusti troppo personali dal punto di vista dell’Auchan.
Ho girato per un ora nei molteplici negozi del centro commerciale, circondato da oggetti livellati sulla costante mediocrità, coniugati verso il minimo possibile assoluto. Vana la ricerca di una qualsiasi cosa adatta a chi non fa parte per forza della maggioranza massificata del mainstream catodico/tavernicolo/spottizzato.
Anche in quel buco di Feltrinelli, dove si raccolgono i lettori natalizi, felici con le loro strenne tutte uguali nelle manine, non ho trovato niente di niente. O ti piacciono i vampiri, o non hai mai letto un libro in vita tua, oppure sono cazzi tuoi.
Mi sono fatto forza e sono entrato da Cultimo, l’atroce negozio di gadget. E’ il recinto del politicamente scorretto consentito dal politicamente corretto. Deviante e offensivo come un bambino delle elementari che ha scoperto le parolacce. Però sono rimasto affascinato dalla triste bruttezza delle cose sugli scaffali.
In termini generali, passando da un negozio all’altro, mi sono ritrovato a guardare cose dalla grafica oscena, dai prezzi assurdi, oggetti impersonali, suggeriti e urlati da qualcuno dentro uno schermo televisivo.
Regali che vanno bene per tutti, non importa a chi. Puoi anche scambiare i pacchetti per sbaglio sotto l’albero e non succede niente.
Perché siamo tutti uguali, leggiamo tutti le stesse cose, guardiamo tutti le stesse cose, mangiamo, vestiamo, ci adorniamo, giochiamo, con quello che ci permette La Livella.
Sono uscito, sotto l’occhio colmo di disapprovazione di un monolite alto tre metri formato dai dvd con la serie completa dei Cesaroni.

martedì, dicembre 22, 2009

Regali dell'ultimo minuto!

Sei nel panico da shopping pre natalizio?
Non c'è problema, il tuo Diegozilla preferito arriva a salvarti.
Ecco un po' di idee regalo per fare bella figura con amici, parenti, colleghi di lavoro, amanti, mariti e mogli, annessi e connessi.

L'Action Figure di Piergennaro.
Il surfer meno figo del mondo.



L'edizione cinese di "Io sono leggenda".
(clicca e ingrandisci che ne vale la pena)



Un barattolo di irrinunciabile maionese al bacon.



Un buono per passare un felice pomeriggio con i cosplayer di Star Wars.



Il Gatto Investito.
Un giocattolo educativo.



La maschera di Walken.
Clicca, stampa, ritaglia. E' pronta da indossare.



Il Panino di Rubik.
C'è un due versioni: da montare e già montato se uno ha molta fame e poca pazienza.

lunedì, dicembre 21, 2009

Auguri e cosebelle!



Una volta spedivo via mail la mia cartolina annuale.
E facevo casino. La mandavo tre volte alla stessa persona e a qualcuno no.
Quest'anno facciamo che la metto sul blog e chi la vuole se la viene a prendere!
Foto mia.
Godzilla, regalo di pupillo promettente.

Cinema Per Fiducia.



L’introduzione di una quantità gargantuesca di pizza tonno & cipolle ha fatto abbassare le mie abituali difese mentali. Ho ceduto di fronte a una pubblicità, ho cliccato su un banner, e sono finito sul sito: Per Fiducia. Una banca, dove allo sportello guardi gratis tre cortometraggi.
Perché? Non lo so. Paga Intesa Sanpaolo, e ci sono questi tre registi qui: Massimiliano Camaiti, Alessandro Celli e Pippo Mezzapesa, presentati da Ermanno Olmi, Paolo Sorrentino e Gabriele Salvatores. Tre garanti, come per firmare un mutuo, al fine di dare Fiducia ai giovini virgulti.
Almeno, io l’ho capita così.
Per cui, ci vogliono una banca e tre mostri sacri dell’italico cinema per mettere fuori tre corti. Saranno tre capolavori, mi sono detto. Cerco qualche informazione in giro, ma tutti i siti rimbalzano in modo ottuso quello che gli è stato passato dall’ufficio stampa. Dicono in coro le stesse cose, nello stesso identico modo. Giovani registi di talento, talento, giovani, registi, fiducia, talento ai giovani.
Li guardo tutti e tre.

La Pagella.
Di Alessandro Celli.
Con l’imprescindibile Marco Giallini, Irene Ferri, Andrea Calligari.
Il regista è nato nel 1976, però nel suo film non c’è nessun riferimento, nessun rimando, nessun aspetto formale o narrativo legato alla generazione di cui fa parte.
Una regia antica e senza tempo, scollegata dal presente. Campi e controcampi, inquadrature in bolla, luci televisive, come nella migliore tradizione del cinema italiano da sovvenzione.
Non ho idea di quanto duri il corto, la durata percepita è di almeno un paio di settimane. Si parla. Si parla un sacco senza mostrare niente. Poi si arriva al finale con sorpresina Kinder, e non è nemmeno una Tartallegra da collezione.

L’Ape e il Vento.
Di Massimiliano Camaiti.
Con Philippe Leroy e il ragazzo normale Elio Germano.
Un piccolo accenno di movimento di regia, ripetuto due volte, e un ape fornita dallo studio di effetti speciali del cugino messicano di George Lucas.
Per contratto, qualcuno dell’ufficio stampa viene a casa tua e ti spiega il soggetto. Rimane il fatto che guardando bene la scena dell’uscita di strada, bastava fare un pezzo di retro e la cosa si risolveva da sola. Fine della questione. Fine del film. Nuovo titolo: Sono uscito di strada, ma per fortuna non è successo niente.
Controlla la glicemia perché l’intenzione del finale poetico ti annegherà in un oceano zuccherino.

L’Altra Metà.
Pippo Mezzapesa.
Con i giganti Piera Degli Esposti e Cosimo Cinieri.
In assoluto il migliore dei tre. Anzi. Il migliore anche per conto suo, senza paragonarlo ai precedenti. C’è quell’amarezza, e al tempo stesso quella grande dignità della commedia all’italiana vera e classica, che parte da Steno e Monicelli e arriva a Virzì.
Ha l’estremo coraggio di finire senza darti di gomito, senza il finalino da manualino del cinemino.
Bello. Mezzapesa è da tenere d’occhio.


Per il resto, tutte le volte che sento la parola cortometraggio, non posso fare a meno di pensare a questo:



E alle tremilalire che Sandy Collora ha speso per farlo, tutto da solo, senza banche e senza banner.

giovedì, dicembre 17, 2009

La citazione di Lando



La citazione iniziale dei post su Lando arriva dal telefilm qui sopra.
Qualcuno me lo ha chiesto in email.
E' stato accontentato!

Il ritorno di Lando.



[The names were changed to protect the innocent.
E’ ovvio che i fatti narrati in questa seconda parte sono accaduti molto tempo prima che mettessi sul blogghe il primo post. ]

Se faccio una cazzata vado sempre fino in fondo, indomito, per cui accetto anche l’amicizia Facebook di Lando. Nel frattempo lui mi manda una mail al giorno, più o meno. E su faccialibro mi arriva il messaggio: Lando ti consiglia di diventare fan di Lando.
Ogni volta che ricevo un messaggio di quel tipo, metto il volume al massimo e faccio partire Ornella Vanoni con Tristezza.
(Invece, quando mi taggano su una foto in cui non c’entro un cazzo, scatta un classico degli anni ’80 di cui pochi si ricordano: Faccia da Pirla, del mitico Charlie.)
Passa una settimana. Puntuale come un mostro Aniba che mastica Tokyo, ricevo una telefonata da parte di Lando.
Dopo i convenevoli mi chiede se ho letto le sue cose.
Mento. Gli dico di no. Lui invece mi prende in contropiede e mi dice:
- Io invece sì! Ho letto quel tuo racconto sulla scolopendra… Quello sull’antologia Bugs!
- Ma dai?
- Sissì. Secondo me potevi svilupparlo meglio, è carino… Ma doveva essere più lungo.
- Ehh, cosa vuoi farci… Avevo un limite di battute.
- A proposito… Quanto è costato?
- Quanto è costato che cosa?
- Il racconto! Quanto ti hanno chiesto?
- No bè… Niente! A dire il vero mi hanno pagato loro.
- Impossibile.
- Eppure…
- Aspetta però… Non eri sicuro che ti pubblicassero, vero?
Mi capita spesso di non capire le cose. A volte mi tuffo nel fiume della mia idiozia e faccio una fatica bestia a risalire la corrente verso il senso esatto di ciò che mi viene detto. Non sono un salmone. Per cui devo chiedere.
- In che senso?
- Ma si, quelli ti chiedono un racconto, però se non gli piaceva mica te lo pubblicavano. A me ‘sta cosa sta sul cazzo. Che c’è qualcuno che decide. Io ho mandato i miei romanzi a un sacco di case editrici, e mi hanno sempre sbattuto la porta in faccia. Ma adesso che li ho pubblicati quelli stanno rosicando te lo assicuro! Ma non lo ammetteranno mai, anche se in pratica gli ho dimostrato con i fatti che si sbagliavano…
Immagino una riunione in redazione alla Mondadori. Gente che piange disperata perché si sono lasciati scappare “Senza Sale” e “Notte Buia”. Editor licenziati, fustigati. Redattori che si lanciano giù dalle finestre per il rammarico di non aver opzionato “ Stelle di fango” con la sua orgia di sette puntini di sospensione ogni tre frasi, e i suoi personaggi che rispondono rabbiosamente, pensano velocemente, si abbracciano intensamente e cadono rovinosamente.
Lando, ormai ha preso velocità e continua:
- Non smetterò mai di ringraziare quelli della Casa Editrice Petauro Di Segale… Mi hanno chiesto solo tremila euro per ognuno dei miei romanzi! Ma li hanno pubblicati subito ed esattamente come li ho scritti, senza cambiarmi una virgola!
- Tremila euro per pubblicarti un romanzo sono davvero pochi.
Rispondo.
Ho cambiato la mia opinione a riguardo dell’editoria a pagamento.
Fino a questa telefonata con Lando, ho sempre pensato che se qualcuno chiede dei soldi in cambio della pubblicazione merita delle dissennate torture medioevali con dei ferri arrugginiti.
Fino a questa telefonata con Lando, ho sempre detto ai miei allievi e pupilli che se un giorno qualcuno gli avesse chiesto dei soldi per pubblicare i loro lavori dovevano reagire così:
Colpire l’individuo alla base del naso con una testata dicendogli: Diego Cajelli mi ha detto di farlo.
E’ accettabile lavorare in cambio un oliva e un bottone, se decidi che ne vale la pena.
E’ accettabile lavorare gratis, se è una cosa in cui credi.
E’ da prendere in esame la strada dell’autoproduzione, se hai da parte qualche soldino da spendere.
Pagare per lavorare non riesco nemmeno a figurarmelo come azione ipotetica. Non mi ci vedo gonfio di orgoglio e soddisfazione con in mano un libro che mi sono pagato da solo. Anche se si trattasse di quei subdoli, infami, inchiappettanti giochini di contratto che ti obbligano a comprare una parte della tua stessa tiratura.
Ora però la penso in modo diverso.
- Tremila sono pochi, Lando… A uno come te, io ne avrei chiesti almeno il doppio.
Non l’ho più sentito.
Mi ha anche tolto l’amicizia da Faccialibro.

mercoledì, dicembre 16, 2009

Il Travaglio del cospirazionismo



Spero che Marco Travaglio non la prenda male, però ha proprio bisogno di una mini lezione sul cospirazionismo e sulle teorie del complotto.
Caro Marco, sintonizziamoci: io sono uno scrittore di fiction. Tutto quello che ti dirò tra poco è parte integrante del bagaglio di documentazione che uso per scrivere. Ci credo? Non ci credo?
Non è importante. Ciò che conta è quanto mi sono utili queste cose per raccontare una storia. Quando spiego i complottoni, mi diverto a fare la parte di quello che ci crede e che ti dice le cose in modo narrativo.
Dirò subito al controllore che sta controllando che non credo assolutamente che Silvio si sia fatto l’attentato da solo.
Condanno la violenza.
Condanno ogni violenza, da quella subita a mani alzate in un carruggio, a quella patita da un premier in piazza Duomo.
Torniamo a noi, Marco. Ti stai chiedendo: ma che cazzo vuole questo qui, adesso?
Nel tuo pezzo: “Il più amato dagli italiani” quello del 14 Dicembre, ci sono alcune ingenuità-complottistiche. Le tue riflessioni, che dovrebbero evidenziare l’assenza di un complotto, se le leggo in un ottica cospirativa, ragionando in termini complottisti, provano l’esatto contrario.
In più, se vuoi fare tottò sul culetto al mondo della cospirazione, è bene approfondire un paio di cose. Vado nello specifico, sono solo una manciata di righe…
Dici: “… ci sono anche quelli che pensano che tutto ciò che accade è parte di un complotto di un grande vecchio…”
No. Non è “un” grande vecchio, e non è nemmeno la Spectre di 007.
E’ un qualcosa di molto più complesso, internazionale nel senso più ampio del termine, e secondo i cospirazionisti più radicali, forse, nemmeno del tutto terrestre.
Qualcuno ti dirà che tutto inizia nella seconda metà del 1700 di fronte a un bel piatto di würstel.
Altri ti diranno che c’è di mezzo Aleister Crowley, il satanismo, uno strano incontro avvenuto nel 1947, o una particolare decisione presa il 15 agosto 1971, la botanica e i roseti.
Fai tu. Se vuoi la chiamiamo El Dindondero. L’importante è che ti sia chiaro che secondo alcuni non c’è un unico burattinaio, e che tutti i potenti del mondo sono marionette.
Poi dici: “ … basta vedere quello che è successo per rendersi conto che si tratta di un caso circoscritto, per fortuna, e isolato, ma evidentemente non organizzato…”
Eh, no. Anzi. Più è evidente che l’intervento è stato di una singola persona, di un singolo attentatore solitario, più si rafforzano le teorie del complotto. Quando il colpevole viene offerto su un piatto d’argento, quando è chiaro che il colpevole ha i pistoni che gli battono in testa, ecco che si accendono le enormi insegne al neon del cospirazionismo.
Hai notato la somiglianza dello sguardo di Tartaglia con quello di Shiran Bishara Shiran? Per caso, hai letto il rapporto balistico sull’attentato a Robert Kennedy? E’ molto interessante.
Eppure, per la storia ufficiale, si tratta di un singolo attentatore solitario. Quel pazzo di Shiran. Che evidentemente aveva il potere dell’ubiquità visto che è riuscito a sparare con due pistole differenti da due posizioni diverse.
E’ essenziale per la riuscita di un complotto fornire immediatamente il colpevole. L’ansia deve essere concentrata sull’atto, non sulla ripetibilità dell’azione delittuosa. E’ semplice. Se il sindaco di Metropolis venisse ucciso dal tiro di un cecchino da ottocento metri, la concentrazione dei media, la preoccupazione emotiva del pubblico umano si rivolgerebbe interamente alla caccia all’uomo che ne scaturirebbe. Uccidere il sindaco di Metropolis è per prima cosa un’azione destabilizzante dal punto di vista emotivo, e poi politico. E’ della morte/ferimento/violazione della persona che bisogna parlare, che diventa poi la leva per fare tutto quello che devi fare dopo. Se l’assassino è in giro, libero, non funziona. Ecco perché quel povero cristo di Oswald non ha mai visto la fine di quel cazzo di film, giusto per farti un altro esempio.
E’ qui che sbagli di più: “ Non è a questi signori che ci si rivolge, se ci si vuole fare gli attentati da soli, perché sono persone incontrollabili, che potrebbero parlare…”
Parlare e dire che cosa?
Quando si è parte di un complotto si è pedine. Non c’è un contratto, un gentlemen's agreement, non si ha un quadro generale sotto gli occhi. E’ qui che mi cascano tutti gli scettici della cospirazione.
Ma davvero credete che le pedine sappiano quello che stanno per fare? Che possano sputtanare qualcuno o fornire un mandante?
Non funziona così. E anzi, se parliamo di pazzi psicotici, la questione diventa ancora più facile, visto che entriamo in un mondo dove a spingerti a fare una determinata azione possono essere state “le voci” che senti nella testa.
Più o meno è dal 1953 che si lavora per mettere delle voci nella testa di qualcuno. Se ti va, puoi partire dall’MkUltra e arrivare ai farmaci ipnotici che vengono somministrati ai piloti degli Stealth.
Da cospirazionista, se leggo di uno psicotico in cura da anni, io non posso fare a meno di pensare al collegamento tra strutture psichiatriche, case farmaceutiche, El Dindondero e chissà cos’altro. Penso a Bush Padre, alla CIA e alla Eli Lilly & Co, penso Chapman e al Giovane Holden, penso al bibitone del Reverendo Jones, agli orgasmi di mezzanotte e a ciò che accade alla Bottega.
A proposito di complotti...
Prova a cercare con Google Immagini una qualsiasi foto di quanto è accaduto in duomo l’altra sera.
Prova. Non ne troverai nessuna.

martedì, dicembre 15, 2009

Farà male.



Maroni prepara un decreto legge per regolamentare le pagine web e i cortei che incitano alla violenza, responsabili di questo clima di tensione.
Il campione mondiale di lancio del duomo ha un blog con tremila accessi al giorno?
Mi sembra di no.
Si è messo d’accordo con se stesso via Twitter per trovarsi in quel posto a quell’ora lì?
Mi sembra di no.
Mesi fa ha creato un gruppo Facebook chiamato Il Duomo volerà?
Direi di no.
E’ stato visto allenarsi alla manifestazione di sabato 5?
No.
Per cui, seguendo più o meno la stessa logica: se sabato sera tre ventenni ubriachi si spalmano contro un albero a bordo di una Punto, io lunedì mattina chiudo la FIAT.
Maroni, parliamone…
Secondo la legge vigente, sono penalmente e civilmente responsabile di tutto quello che scrivo qua sul blogghe. Con la legge attuale sono stati chiusi siti, pagine di faccialibro e interi server. Ci sono blogger in causa e qualcuno in seguito a una querela ha preferito chiudere la propria pagina web.
Maroni, che cosa ti serve di più efficace della legge che hai già?
Che cosa preparate?
E soprattutto: Pierluigi Celli lo sapeva già?

Ieri sera, per sbaglio, giuro, mentre lavoravo sentivo La7.
Qualcuno ha detto:
- In questo momento sarebbe “educato” non andare a fischiare il proprio dissenso ai comizi degli altri.
Citando ad esempio il fischiaggio riservato alla Moratti durante la celebrazione per l’anniversario della strage di Piazza Fontana.
Come si distingue un “comizio degli altri” da un appuntamento istituzionale?
Cazzo. Chi è al governo governa per tutti, non governa solamente per la parte che lo ha eletto.
Ne consegue che non posso manifestare il mio dissenso?
Occhei, sto a casa, dissento su internet.
Nei limiti che mi consente il decreto legge che sta preparando Maroni.
Questo, a casa mia, si chiama regime totalitario.

Ho visto la vignetta di Forattini pubblicata su Il Giornale.
Me la ricorderò a lungo, Giorgio.

Il mio nuovo amico Lando



[The names were changed to protect the innocent]

Avere lo stesso numero di cellulare dal 1997 ogni tanto provoca qualche bizzarro effetto collaterale.
Per esempio: qualcuno che non sento da più di un lustro, si sente in dovere di dare il mio numero a un suo amichetto.
Fatto sta che a un certo punto suona il mio telefono e uno mi dice:
- Ciao, mi ha dato il tuo numero Piergennaro!
E io ci metto mezz’ora a ricordarmi chi cazzo è ‘sto Piergennaro, perché ha il mio numero, e per quale motivo cinque-sei anni fa lo conoscevo.
L’amico di Piergennaro si chiama Lando e mi si presenta come un collega.
Dice di essere uno scrittore con un paio di romanzi all’attivo, gli piacerebbe provare a scrivere fumetti e vorrebbe qualche consiglio.
Di solito, fino a quando non ci stiamo sulle palle a vicenda per questioni di invidia, tra scrittori c’è una discreta solidarietà.
Per cui lo ascolto, cercando di capire quali consigli gli servono.
Lando vuole scrivere per la Bonelli. Io gli dico, come dico sempre a tutti, che io non sono un redattore. Per cui non ho alcuna autorità per leggere soggetti altrui. Anzi, non voglio proprio, scusami. Gli spiego che per ogni testata c’è un curatore, e che il nome lo trova nei credits in seconda di copertina. Gli dico che no, non c’è una mail a cui mandare la roba.
Gli dico che si, è un pochino azzardato presentarsi subito subito con una propria serie.
- Posso mandarti qualcosa di mio da leggere?
Chiede Lando, e io rispondo: volentieri. Ma che non siano cose bonelliane.
Ci salutiamo.
Otto secondi dopo, nella mia mail piombano nell’ordine: Tre racconti, un romanzo breve, un proposal per una serie fantasy in formato francese, due poesie sulle nuvole e il trattamento su un personaggio vampiro che però non è esattamente un vampiro è un teenager che crede di essere un vampiro ma poi si scopre che invece è un lupo mannaro: colpo di scena! Una mail per confermare la ricezione della precedente con in allegato il curriculum e delle fotografie ufficiali di Lando in bianco e nero. Una che guarda verso l’orizzonte, e un’altra che guarda verso l’obiettivo con espressione conturbante e cipressi sullo sfondo. Le mail hanno in firma i link alla pagina di Lando su tutti i social network possibili, tra cui almeno otto a me del tutto sconosciuti.
Dato che fino a quando non ci stiamo sulle palle a vicenda per questioni di invidia, tra scrittori c’è una discreta solidarietà, mi metto a leggere uno dei racconti: “Stelle nel fango”
Io di errori di itagliano ne faccio a mazzi, per cui non dovrei lamentarmi vedendo che Lando litiga con i verbi a partire dalla seconda riga. Però…
Però inizio a sbuffare tra “sordo dolore pulsante” e “sentì la sua razionalità strappata via velocemente in un incubo surreale sconfinato”. Smetto di leggere, ho altro da fare.
Però ci rimugino. Forse è stato scritto un po’ di tempo fa, penso. Oppure sono io che come editor sono troppo esigente.
Mi carico sulla schiena uno zainetto di dubbi. Sono tre mesi che sto addosso a un mio allievo, facendogli riscrivere, riscrivere, riscrivere un racconto di una manciata di pagine. A quel punto mi chiedo: ma se Lando non ha alcun problema a mandare in giro quel che manda in giro, perché devo caricare di fatica e tormenti quel mio povero pupillo? Soprattutto visto che Lando pubblica.
Ma che cosa pubblica?
Apro il Landocurriculum, i suoi due romanzi: “Senza Sale” e “ Notte Buia” li ha pubblicati con la Casa Editrice Petauro Di Segale. Potere dell’ipertesto, il link è attivo.
Ci clicco.
Mi si apre un mondo.
Scopro di vivere su Marte, la Casa Editrice Petauro Di Segale ha in catalogo almeno cento volumi di altrettanti autori, e io non ne conosco nessuno. E io che pensavo di essere uno attento e aggiornato.
Lando ha la sua pagina. Puoi ordinare i suoi due romanzi e leggere gratis un suo racconto, quale?
“Stelle nel fango” ovviamente. L’omino perverso che mi sussurra ragionamenti scellerati all’orecchio mi dice: guarda che magari Lando si è sbagliato. Ti ha mandato una bozza, o una versione vecchia di “Stelle nel Fango”. Prova a vedere se la versione pubblicata on line dalla sua casa editrice è diversa.
Scarico il PDF, lo apro. Eccolo lì. “Stelle nel fango”. Il racconto è identico a quello che mi è stato mandato in email. Compresi i verbi che disarcionano il loro fantino temporale e galoppano felici per le praterie della grammatica.
Ma alla Casa Editrice Petauro Di Segale non hanno un marsupiale che corregge bozze, sistema refusi, o quantomeno mette la cravatta all’itagliano?
Mi sa di no, dice l’omino perverso, facendomi spostare lo sguardo verso i titoli delle nuove uscite, tra cui spicca: “Innocienza Virale” di un certo Demetrio Bruscannis.
Le mie sopracciglia assumono la posizione: Perplessità numero 6.
Che cosa dirò a Lando quando mi richiamerà?
Perché di sicuro tra un paio di giorni, vorrà sapere se ho letto le sue cose e che cosa ne penso.

(continua…)

lunedì, dicembre 14, 2009

Souvenir di Milano.



Lo senti questo strano sapore?
Si chiama: retrogusto amaro da singolo pazzo attentatore solitario.
E’ quella strana sensazione che ti coglie quando un momento prima la soluzione sembrava vicina, e un momento dopo è più distante che mai.
In fondo basta poco.
Basta un singolo pazzo attentatore solitario.
Ce ne sono a mazzi, e intere librerie di manuali su come utilizzarli.
Quel duomodimilano è stato lanciato con una precisione politica spaventosa. E di sicuro, quel souvenir lo pagheremo tutti e lo pagheremo il prezzo più alto possibile.

mercoledì, dicembre 09, 2009

Milano, We Will Rock You!



Il National Geographic mi ha chiesto di esplorare la selvaggia periferia milanotta per stabilire una volta per tutte l’ubicazione esatta del Teatro Allianz, e io ho accettato perché amo le sfide.
Avevo delle informazioni frammentarie. Il luogo preciso in cui sorge il teatro non è segnato sulle mappe, e il modo giusto per arrivarci è conosciuto solo dagli sciamani di una tribù di tagliatori di teste della periferia di Rozzano. Grazie a un rito iniziatico, dove ho masticato una radice allucinogena che cresce in tangenziale, ho appreso che l’indirizzo del Teatro Allianz è lo stesso del Forum di Assago. Un luogo mistico e mutaforma, conosciuto a seconda dei dialetti indigeni come: Mediolanum Forum, Datch Forum, Stocazzo Forum e via discorrendo. Nella mia ignoranza della lingua locale, e nella completa assenza di informazioni ulteriori, ho tradotto una pittura rupestre di un sito specializzato come: Sono nello stesso posto.
Io e la mia fidata assistente organizziamo la spedizione e partiamo alla volta del Teatro Allianz per assistere al rito del We Will Rock You.
Ben presto, le cose prendono una piega piuttosto strana. Ci ritroviamo in mezzo a una migrazione di massa di Gnu, che in colonna, procedono lenti verso un parcheggio. Oltre l’orizzonte vediamo altri tre parcheggi strapieni. Strano. Non pensavo che il rito del We Will Rock You attrasse un numero così elevato di mammiferi.
- Guarda!
Mi dice la mia assistente, indicando un mercante nomade del deserto che ha fatto sdraiare i cammelli e ha esposto la sua merce sul sentiero.
- Cosa?... Che cosa c’è?
Rispondo io, intento a guidare il fuoristrada sponsorizzato dal National Geographic su una pista piuttosto difficoltosa.
- Forse abbiamo sbagliato a guadare il Serengeti, quel mercante vende icone, feticci e oggetti sacri di Eros Ramazzotti, non di We Will Rock You!
Tratto male la mia assistente, dicendole che lei sa ben poco delle religioni sincretiche, quelle che sovrappongono le figure degli dei tribali a quelle della religione ufficiali. Non ho tempo per spiegarle i dettagli. Athaualpa, l’ultimo degli Incas, mente tosa un lama, mi dice che devo parcheggiare la mia Jeep.
Siamo in mezzo alla palude di Darkwood. Lascio il veicolo tra l’albero del pane e un nido di fenicotteri.
Guardo la mappa, consulto la bussola. Siamo a sei miglia di cammino dal Fho Rum Dia Sago.
Dobbiamo uscire dalla palude, evitando le sabbie mobili e i coccodrilli. Attraversare nuovamente il Serengeti, camminando su un ponte tibetano, e poi, dall’altra parte, ci ritroveremo di fronte alla nostra meta.
Iniziamo la marcia. Ci accompagnano dei guerrieri tribali coloratissimi. La mia assistente, con un sorriso sprezzante mi fa notare che hanno tutti sulla testa un fascetta con scritto Eros.
Io sto zitto. Sprofondo nel fango fino alle ginocchia. Intanto, i guerrieri intonano un canto sacro per sentire meno il peso della marcia forzata:
- Ma quanto fiato quanta salita! Uka Chaka! Andare avanti senza voltarsi mai! Uka Chaka! E ci sei adesso tu a dare un senso ai giorni miei! Uka Uka Chaka Chaka!
In effetti, comincio a preoccuparmi.
La mia preoccupazione si placa quando, di fronte al Fho Rum Dia Sago, un missionario che parla la nostra lingua, vedendo i nostri biglietti ci dice:
- Il Teatro Allianz è dall’altra parte del Forum… Fate tutto il giro e ci siete. Qui c’è Ramazzotti.
Circumnavighiamo le aree transennate, soli, nella nebbia padagna che ti azzagna i polpacci. Il Teatro Allianz, come le mura della città perduta di Lemuria, si intravede all’orizzonte.
Eccolo lì.
Un cubo prefabbricato. Un cubetto nel nulla tra le tangenziali, una struttura pronta per ospitare un convegno di Optometristi o la fiera dal Cucciolo Inquadrato Dall’Alto Con Il Grandangolo.
Il Teatro Allianz. Un posto che devi sapere di tuo come arrivarci, come parcheggiarci davanti, e come raggiungerlo.
Quando abbiamo visto We Will Rock You a Londra, dopo lo spettacolo abbiamo scelto il ristorante indiano più economico per mangiare qualcosa.
Quando finirà We Will Rock You a “Milano”, il massimo a cui potrò aspirare sarà una Rustichella in Autogrill.
Entriamo appena in tempo, e il rito comincia.
Io applaudo.
Applaudo al coraggio, alla bravura, alla professionalità, alla grinta, alla convinzione e al grandissimo cuore di tutti quelli che ci recitano, ci cantano, ci ballano, ci suonano. Applaudo ai tecnici, dal capo elettricista al vice segretario idraulico.
Applaudo a tutti.
Perché per tutta la durata dello spettacolo, ti dimentichi di essere in un cubo prefabbricato nel mezzo del niente.
Tutti bravissimi.
Su tutti, spicca il mio personaggio preferito anche nella versione originale: Killer Queen. Che ci posso fare? Mi piacciono le voci soul.

Ringrazio Spillo per i biglietti.
Morale:
Io e la mia assistente esploratrice ci siamo andati sabato.
Forse l’aria insalubre della palude, forse il freddo, forse i germi ramazzottiani, fatto sta che ho passato il uichend lungo stando a letto.
Oggi sto un po’ meglio, grazie.

Incontro Diaboliko!



Una festa, un raduno, un briefing prima del colpo!
Dove?
Allo storico: Le Trottoir (Piazza 24 Maggio 1, Milano)
Domenica 13 Dicembre a partire dalle 14,30.
Io ci sarò, ma Ginko non lo deve sapere.

venerdì, dicembre 04, 2009

Ritratti cinefili













Scatti di diversi fotografi, in occasione del ventesimo compleanno della rivista Empire.
Tutto il servizio lo trovi cliccando qui!

Dalla seconda lettera di Celli a suo figlio...



C’è un notevole cambio di tono nella lettera che il Pierluigi ha pubblicato oggi su Repubblica.
Secondo me qualcuno gli ha parlato.
Un tizio con gli occhiali scuri, un completo nero, il cappello, una stretta di mano segreta, il rumore di un Mannlicher-Carcano come suoneria del cellulare e un alieno in cantina, deve essere comparso nel salotto di casa Celli.
Lui è entrato, il tizio ha acceso la abat jour, e con tono tranquillo gli ha detto:
- Pierluigi, guardami…
Deve averlo convinto che non era il caso di dire certe cose e di correre subito ai ripari.
Allora ecco questa letterina farcita di “credo”, “forse”, “mi pare”, “mia provocazione”, “siamo nella migliore delle realtà possibili, evviva”.
Certo, rimangono un paio di passaggi che trasformerebbero in tigri inferocite e assetate di sangue un paio di editor di mia conoscenza, tipo:
“Era del tutto evidente, mi pare, che la forma scelta…”
Deciditi. Se una cosa è del tutto evidente non può essere allo stesso tempo un parere incerto.
“ (…) un'intera generazione di laureati, condannati se va bene al precariato (…)”
Nel senso che ti importa solo dei laureati, e di tutti gli altri chi se ne fotte? Oppure se hai solo il diploma ti assumono subito a tempo indeterminato?
Eccetera ecceterone.
La seconda lettera è piena di esempi di questo tipo. Scritta di fretta, usando una forma di italiano fortemente passiva, molto diversa dall’epistola precedente.
E’ che quando un misterioso tizio seduto sulla tua poltrona preferita ti chiede qualcosa, devi obbedire subito.

La teoria della supercontinuity



Commentando un post sul blog di questo mio amichetto qui, ho capito che i tempi sono maturi per rendere noto uno dei miei esercizi mentali preferiti.
Funziona così: i personaggi delle serie televisive si sovrappongono all’attore. Per cui, quando un attore recita in due serie diverse, è il personaggio che si sposta da una serie all’altra.
Il come e il perché, ovvero tutte quelle giustificazioni necessarie a far funzionare il cambio di ruolo, devi inventartele tu. Ma devono essere sceneggiabili, altrimenti non vale.
Bisogna riempire "i buchi", raccontare le scene e i passaggi che non sono stati raccontati, trovare il modo per far incastrare tutti i pezzi.
Un paio di esempi:

In una puntata di Sex & The City, Carrie incontra Fox Mulder… E’ in un manicomio poco fuori NYC, ed è logico che sia lì per colpa di tutto quello che ha visto in X Files. Non guarisce, allora optano per impiantargli una falsa identità e dei falsi ricordi. Compare anni dopo come Hank Moody in Californication.

Sono moltissimi i misteri che nasconde Caleb Nichol, il padre di Kristen in The O.C.
E’ spesso assente, perché ha una doppia vita a New York, dove è conosciuto come il magnate dell’editoria Bradford Meade.
L’origine del suo impero finanziario però, non è negli immobili e non è nell’editoria. Nessuno può sapere che cosa ha fatto Caleb Nichol quando era conosciuto con l’identità di Charles Widmore. L’unica cosa certa è che l’infarto che lo ha colpito in The O.C. è sicuramente legato ai misteri dell’isola di Lost.

Quando l’agenzia investigativa Simon & Simon viene chiusa, Rick Simon decide di cambiare lavoro. Si dedicherà al commercio di oggetti rari e da collezione, frequentando fiere e mostre mercato. Una di queste, che si terrà a Las Vegas nel 2008, cambierà per sempre la sua vita.
Mai sottovalutare i ragazzi di CSI.

Nell’ospedale di Scrubs, Carla incontra una sua vecchia fiamma poco tempo prima del suo matrimonio con Turk.
E’ il dottor Ramirez, che torna in vista all’ospedale dopo un periodo, a detta sua, di lavoro all’estero come medico di “frontiera”.
E’ vero in parte. Il Dottor Ramirez non può certo dire a tutti che si trovava su un isola, non si sa bene dove e non si sa bene quando, e si faceva chiamare Richard Alpert.
Qualcuno sostiene che Ramirez non sa di essere Richard e viceversa, ma bisogna scomodare le teorie quantistiche sul multiverso.

Dexter Morgan non ha molti amici. Quando va in ospedale a trovare una sua amica morente è un momento molto toccante. Anche la faccenda della torta al limone è particolarmente drammatica.
In realtà la sua amica non muore. Capisce che può ricominciare da capo e se ne va da Miami.
In un’altra città si gode i servizi forniti da Hunk, il ragazzo squillo.

giovedì, dicembre 03, 2009

X Factor 3 - La finale! -


Alle 21 e 04, nel fragore di una collisione di neutrini, il vocione di Zeus annuncia la detonazione della finalissima di X Factor. Non esce un Facchinetti tarantolato, nudo e spalmato di burro d’arachidi, escono direttamente i tre giudici. Claudia Mori ha la stessa pettinura di una Blythe Doll, e quando sposta lo sguardo sento anche il tlack causato dagli ingranaggi del suo meccanismo interno. Poi rovesciano sul palco dei ballerini acrobati, sale la nebbia, si alza una cazzo di tenda e dietro c’è il Facchi. Lui inizia a urlarle, ma il microfono è spento. Quando ripristinano la sua urlante favella, mi dice che è arrivato il momento della canzone di natale.
All I Want For Christmas Is You di Mariah Carey cantata da (quasi) tutti i ragazzi di X Factor. Presto, presto. Dobbiamo fare presto presto e portare il ragazzino all’aeroporto che poi Joanna riparte per gli Stati Uniti, cazzo. La canzone mi risucchia in Love Actually tanto velocemente che quando esce Sofia penso subito alla sorella cozza di Aurelia.
Le Yavanna sullo slittino, Giuliano che tradisce il playback alle 21.09, la neve, gli alberelli, i doni, il Nakatomi Plaza, evviva il natale.
Finito il torrone, parte una clip riassuntiva/celebrativa di queste 12 settimane di X Factor. 600 ore di lacrime e vecchie facce. Riepilogo, sottotitoli e poi arriva Antonella Clerici.
E’ venuta a prendersi il vincitore di X Factor. Poi lo passerà ad Anna Moroni che lo cucinerà in un soffritto di sugna, avvolto nel lardo, ripassato nei Canederli, sei uova, pecorino di Stambecco, purea di castagne e cipolle di Tropea, con scaglie di Durian e Ippogrifo.
Alle 21.19 si apre il televoto e un collegamento con le città natali dei tre finalisti: Ronciglione per Marco, Sassari per Giuliano e Bra per le Yavanna.
Ci sono anche degli inviati: Laura, Brenda e Daniele, pralinati nella folla che incita i propri beniamini.
Daniele, Brenda e Laura spiccano per carisma e presenza scenica. Sono utili quasi come tre sassi dipinti di marrone posati sulla cima del Resegone in una note di nebbia, e un po’ meno di tre brugole dodecagonali in ceramica infilate in una rotoballa di fieno.
Dopo averla tirata in un lungo oltre il limite strutturale della mia schiena, inizia la gara.
Apre Giuliano, con: Caruso di Lucio Dalla. Sugli schermi c’è un video con il mare. Mavà? Non l’avrei mai detto. Poi arriva anche Lucio Dalla in persona, accompagnato da quel dolcissimo animaletto che vive sulla sua testa. Il duo trasforma la parte: tevoglibeneassai mattanto ttanto bene saai in una gara di acuti all’ultimo sangue. Il gioco al rialzo è serrato, alla fine vince Dalla, che con un ultimo guizzo vocale arriva a una nota percepibile soltanto dai pipistrelli.
E’ il momento delle Yavanna, con: Come Mai. Sono vestite in stile Moulin Rouge, in una scenografia molto anni ’80, una migrazione di massa di unicorni ad aerografo. Ecco che arriva Max Pezzali. Il tutto diventa decisamente surreale, ma nel complesso piacevole. Da tempo ho deciso che a Max ci voglio bene. Non ho capito il perché, ma ci voglio bene. Affronterò questa cosa in analisi.
La manche di duetti la chiude Marco, con Alex Britti. Cantano: Oggi Sono Io, suonato dal vivo da Britti. Voce e chitarra e basta. Al di là del pezzo, Britti o non Britti, quel che ti pare…
Quella canzone è il miglior momento di musica dal vivo in televisione dopo l’unplugged dei Nirvana a Mtv. Punto. Dimostra le capacità alchemiche di Marco che riesce a trasformare in oro anche le materie meno nobili, comprese quelle anfibie.
Ci si collega con la sala stampa, dove sono stati riuniti tutti i giornalisti musicali italici. Sorvolo, che mi danno l’idea di essere gente incazzosa. Però..
Però faccio la conoscenza di Luca Dondoni. E penso intensamente a Lovecraft.
Al di là dei mondi, vaghi fantasmi di cose mostruose, indistinte colonne di templi blasfemi che poggiano su massi senza nome al di sotto dello spazio e raggiungono vuoti vertiginosi sopra le sfere della luce e della tenebra. E su tutto, in questo ripugnante cimitero dell’universo, si ode un sordo e pazzesco rullo di tamburi, un sottile e monotono lamento di flauti blasfemi che giungono da stanze inconcepibili, senza luce, al di là del tempo; la detestabile cacofonia al cui ritmo danzano lenti, goffi e assurdi i giganteschi, tenebrosi ultimi dèi. Le cieche, mute, stolide abominazioni la cui anima è Nyrlathotep.
Ospite internazionale, spero Cthulhu, ma invece è Mezzo Dollaro, accompagnato da tre suoi amici.. Non si capisce un cazzo, credo sia colpa dei microfoni, il tecnico, impegnato a schivare i proiettili vaganti, fa casino con i volumi.
50 Cent, che nell’ottica Facchinettiana 50 è il nome, Cent è il cognome, verrà chiamato Fifty per tutta la sera.
Spicciolo rimane come giudice aggiunto.
Si siede vicino a Zia Mara che ne apprezza le pagnotte d'ebano. (Corretto in seguito alla segnalazione della mia editor.)
La gara ricomincia con le Yavanna, impegnate con Zombie dei Cranberries. Vicino a loro dei soldati in marcia sul tapis roulant, poi la velocità aumenta, e quei due eroi corrono per mezz’ora.
Le Yavanna si spogliano mentre cantano, ma a parer mio e di molti altri, si fermano un po’ troppo presto. Tre Quarti di Tallero sottoscrive.
Dopo la performance, si prende un ascensore minerario e si arriva sul fondo del fondo nel fondo del più profondo sprofondo. Un siparietto comico con una parodia delle Yavanna, fatta da non ho capito chi. Con tanto di risate registrate. Necessarie. Altrimenti la clip era indistinguibile da uno spot sulla liberalizzazione dell’ente nazionale per l’idiozia.
Sei Decimi di Fiorino è allibito.
Tocca a Marco, con Amore Assurdo di Morgan in person. Va tutto bene fino a quando la ballerina non inizia a versarsi addosso il vino. A quel punto io e Tieni il Resto perdiamo ogni contatto con la realtà.
Altra parentesi, altra clip con Fiorello e i tre finalisti che sono andati a trovarlo in teatro. Regolamentato da un preciso disegno di legge, Fiorello deve stare simpatico per forza a tutti. Non c’è scampo, anche lui è imbrigliato da questo codice normativo. Deve essere brillante e simpaticissimo anche quando l’unica cosa che vorrebbe fare è chiudersi in casa con una scodella di pop corn e piangere guardando “Gli anni dei ricordi”, strizzandosi il naso davanti a quel cazzo di circolo della trapunta.
E’ il momento di Giuliano, canta Bella Senz’anima. Nessuno lo direbbe, ma dall’inizio della puntata si è già fatto la barba sei volte, l’ultima delle quali usando una katana Hattori Hanzō. Giuliano è molto convinto e convincente. Grande energia. Dall’alto calano la mia ballerina preferita. Appena scopro come si chiama non le chiedo l’amicizia su Facebook, le chiedo direttamente la venerazione.
Anche Moneta per il Carrello rimane molto colpito dalla performance.
Il tempo vola, e per Offerta Libera è arrivato il momento di andare via. Al suo posto arriva mezzo cast di X Factor presente e passato, con Lorella Cuccarini, protagonisti del Miusicall di Tommassini. La Cuccarini e Tommassini rimangono come giudici per la manche con gli inediti, e diranno le loro cosine.
Apre Marco, e al secondo ascolto il suo inedito, forse, forse forse forse, è abbastanza digeribile. Se fai finta di chiamarti Beent Rasmaundervagaunter, di essere un lappone e di non capire le parole.
Dato che, tra il pubblico a casa, non si sono ancora registrati episodi di autocombustione, la tirano in lunghissimo sprezzanti del pericolo.
Danno la parola a Carlo Pastore.
Ultimo metodo per divertirsi con Carlo Pastore.
Salve! Sono l’ansia da prestazione di Diego Cajelli. Dato che questo è l’ultimo metodo per divertirsi con Carlo Pastore, sono qui per dirvi che Diego è bloccato su questa parte da circa sei ore. Ha scritto tutto quello che viene dopo, e ora sta pensando intensamente con le dita nel naso.
Ha valutato diversi sistemi, da Antonio Inoki e la Monster Lippa, dal pianeta Arrakis alle tane dei Morlok, non disdegnando i cimiteri degli animali e cartelli da indossare ad Harlem rimanendo in mutande.
A questo punto, visto che Diego è nel panico, sono le undici del mattino, prendo io il controllo della situazione e decreto che l’ultimo metodo per divertirsi con Carlo Pastore, secondo i complessi calcoli elaborati dal computer Pensiero Profondo, è: 42.
Tocca Giuliano, hanno caricato dei vestiti a caso in un bazooka e poi gli hanno sparato addosso il vestiario.
Il suo pezzo, ancora, non mi dispiace. Non è il mio genere, ma vabbè. Fondamentale la presenza di Lei che cammina e balla.
Mara si commuove sulla clip a lei dedicata. Zia Mara la vorrei invitare al pranzone di natale.
Arrivano le Yavanna. Tope. Accompagnate da ballerini di flamenco strafatti di Ritalin. Il loro pezzo, di nuovo, mi da le stesse emozioni di uno spot per una crema antirughe all’acido ianuronico.
E’ tardissimo. Sono mummificato nel sarcofago del mio divano. Anelo a una conclusione rapida, invece, torna Lucio Dalla.
Lucio canta una canzone nuova, vagamente in playback. Occhei. Ho grande rispetto per Dalla, però basta. Non è che magari le cose importanti che aveva da dire le ha già dette?
Mi viene voglia di stracotto d’asino con la polenta. Vado a cucinarlo. Dopo sei ore, quando torno davanti alla tivvù, è il momento di sapere chi è il terzo classificato.
Il pubblico da casa decide che le Yavanna arrivano terze. Probabilmente lo sapeva anche Beent Rasmaundervagaunter.
Penso sia finita, invece no. Ore 0.16, arriva Gianna Nannini.
La cara Gianna. Non si sa più come vestirsi, con l’euro ci hanno fregato, non si trovano più le patate giuste per fare il purè e la Gianna è una rocker. Perché? Perché così diciamo tutti.
Arranco, esausto verso il finale. Giuliano e Marco si sfideranno in due manche. Un giro con i medley dei loro pezzi migliori e un giro solo vocale.
Alle 0.31 Claudia Mori perde l’uso dei congiuntivi, ma la perdono. Io ho perso l’uso dei miei muscoli involontari e per mantenermi in vita devo usare le tecniche ninja che mi ha insegnato Naruto.
Mi ritrovo quindi con le dita delle mani avvinghiate e in un blando stato confusionale. Cerco di slacciare i pollici dagli anulari, quando alle 0.46 annunciano la chiusura del televoto.
Gli serve un po’ di tempo per elaborare i dati. Seimila contabili della mafia cinese, con i loro pallottolieri iniziano a fare i conti. I toni della regia si fanno drammatici, enfasi sull’attesa, le piazze sono in fermento, gli inviati danno fondo a tutte le loro risorse e quindi implodono su loro stessi.
E’ il momento. La busta si apre.
Valentino Rossi vince anche la terza edizione di X Factor, felice taglia il traguardo impennando.
Tanto lo sapevi già che vinceva Marco. E se lo merita.
Terza vittoria consecutiva per Morgan.
E adesso?
Adesso lampi, fuoco, Frecce Tricolori, scintille, Royal Rumble, coriandoli, giubilo e delirio, feste. Torna la Clerici che si porta Marco a Sanremo, il contratto, casino, abbracci, baci, lacrime.
Ore 0.57. Fine dell’ultima puntata di X Factor.
Fine per me di questa avventura settimanale, dalla quale ho imparato che è meglio subito il momento secondo effetto andando muflone simpatizzando della retta via sulla collina poi rotea conclusioni gargantuesche senza retorica.

Tutte le altre puntate sono qui.

martedì, dicembre 01, 2009

La lettera di Celli a suo figlio.



Un affabile etologo scrive una letterina al suo rampollo e innesca una polemica lunga ottocento pagine web e un miglio quadrato di carta stampata.
Poi, scopro che il Celli in questione non è mica quello della foto qui sopra: Giorgio. E’ un altro: il Pier Luigi. Vabbè.
Non ho mai capito il concetto di “lettera aperta”. Diffido degli artifici retorici che violano la privacy. Sono una persona discreta, e non mi piace farmi i cazzi degli altri nemmeno su Facebook.
Anche il mio papà una volta mi ha scritto una lettera. Però non è stata pubblicata su Repubblica.
La missiva mi viene segnalata via mail, e vado a leggermela. Faccio un giro sulla superficie delle risposte stizzite che rimbalzano qua e la.
Sono abbastanza terrorizzato. Se un potente consiglia a suo figlio di lasciare il paese, significa che il futuro è ben peggio di quanto avevo previsto.
Questo simpatico mare di merda in cui si guazza, dove con la forza di volontà si resiste al fetore di una società al collasso, e ci si tiene a galla come si può nuotando a rana, non è ancora la più tremenda delle situazioni possibili.
Che cosa sta per accadere di tanto grave da mandare in esilio gli eredi della buona società?
Uno tsunami di letame rovente con onde alte venti metri?
Squali preistorici agili nel guano pronti a mordere?
Non lo so. Ma dato che non ho i mezzi per andare a vivere in un loft a Manhattan nel molto cool Meatpacking District, mi sa tanto che lo scoprirò presto.
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