lunedì, novembre 30, 2009

Roba che poi uno si cappotta dalla sedia



Via Nipresa.

E poi c'è questa:



Via: Marina, direttamente nella mia mail, e aggiunge anche che sono comode!

Una nuova rubrica...

venerdì, novembre 27, 2009

Venerdì alieni!



Oggi è il gran giorno.
Stando ai rumors che trottano in rete da mesi, proprio oggi il presidente Obama dovrebbe fare un discorso in cui ammette, senza mezzi termini, l’esistenza e il contatto con civiltà extraterrestri.
(Ringrazio KoTa per avermi fatto notare la news, tanto grossa che era davanti al mio naso e non la vedevo)
Stando a quanto si dice, il presidentissimo dovrebbe confermare l’esistenza di altre forme di vita, ammettendo che con alcune di quelle civiltà aliene siamo in contatto e in relazione da anni.
Bene. Niente di nuovo per il mondo ufologico/cospirazionista che lo sostiene da anni. Tra Rettiliani, Grigi, Mutaforma, Ibridi, Gigialessi e PDL, sul nostro pianeta è più facile incontrare un alieno che un terrestre.
A stuzzicare il mio lato stuzzichevole è “la fonte” di questa news Obama aliena. Scavando un po’ tra i vari rimbalzi internettosi scopro che a comunicare per primo la possibilità del discorso alieno del 27 Novembre è stato Web.bot.
Che cos’è?
Sostanzialmente si tratta di un software, la sua funzione è quella di essere un oracolo digitale. Più o meno come in un racconto di Greg Egan, il mistico Web.bot fornisce previsioni artificiali.
Web.bot, come tutti i Nostradamus, predice il futuro in modo un po’ criptico, partendo però dal silicio e non dallo stramonio.
Tanto per fare il Giacobbo della domenica, è chiaro che un veggente, artificiale o umano che sia, trova la sua forza nell’interpretazione postuma di quanto ha scritto. Se esco di casa e piovono pecore, andrò a spulciare le terzine del Mago Simonetto e probabilmente ne troverò una che in qualche modo parla di una pioggia di ovini. Non lo faccio prima, non dico: Oggi mi porto un ombrello grosso perché ci sarà un diluvio di agnelli.
Pare che il software in questione, sempre ragionando in termini di interpretazione della previsione successiva al fatto, ci abbia azzeccato un bel po’ di volte.
Forse Obama non parlerà di alieni proprio oggi, ma io attendo con fiducia e apro l'ombrello.
Ci sono grosse nuvole cariche di montoni all'orizzonte.

giovedì, novembre 26, 2009

X Factor 3 - La semifinale! -



Sono le 21.03. All’improvviso, accompagnato da uno sparaflashare di abbaglianti che cancellano la memoria a tutta la popolazione di Vigevano, sul mio televisore sbuca Facchinetti Francesco vestito come Julio Iglesias alla cresima di suo cugino Ramon.
La valigia sul letto è quella di un lungo viaggio e di sicuro il Facchi è stato un pirata. Che sia un signore è ancora tutto da dimostrare.
Questa semifinale sarà adrenalinica, ricca e drammatica. Tre manche. Una con la base, una voce e pianoforte e una con il fantomatico inedito. Sono rimasti quattro cantanti, soltanto tre arriveranno all’ultima puntata. Dopo il riassunto per gli spettatori distratti, ecco il primo ospite: Gigi D’Alessio.
Sapevo della presenza sulla Terra di un Gigi D’Alessio. Ma certe cose, tipo La Bestia del Gévaudan o il Big Foot, sapere che esistono è una cosa, trovarsele davanti è tutto un altro paio di maniche.
Di fronte al Gigi D’Alessio mi blocco. Lo guardo con la stessa morbosa curiosità con cui si rallenta per guardare un incidente stradale. Eccolo lì. Il Gigi D’Alessio: l’impatto frontale tra la musica italiana e il buon gusto. Favoloso, nella sua estetica ballardiana da Crash violento e devastante.
Subito subito, per scardinare la prassi, danno la parola a Carlo Pastore.
Metodi per divertisti con Carlo Pastore #157
Recarsi in una ridente cittadina del midwest americano il 2 ottobre 1988. Aspettare che Carlo si addormenti, dopodichè mandare avanti il coniglio che deve dargli l’importantissimo messaggio: tra 28 giorni, 6 ore, 42 minuti, 12 secondi il mondo finirà. Al risveglio, posizionare Carlo in corrispondenza di un wormhole, assicurandosi che l’universo tangente al multiverso sia allineato con la posizione quantica della famiglia Darko. Regalare a Pastore un manuale sui reattori degli aerei dicendogli:
- Non preoccuparti se non stai capendo un cazzo di quanto ti sta accadendo, nessuno lo ha capito ma siamo diventati lo stesso un film di culto.
Aspettare il 29 ottobre per vedere l’effetto che fa.
Alle 21.16 inizia la gara.
Il primo a esibirsi è Silver, con Sunday Morning dei Velvet Underground.
Sono molto legato ai Velvet, forse perché ho fatto colazione con Lou Reed. Comunque ho la certezza che lo spirito guida di Gianni Morandi ha ormai abbandonato Silverino. Infatti, nonostante le banane giganti e un look niùiorcano anni ’80, l’esibizione è da dimenticare velocemente come una festa delle medie dove pensavi di limonare duro con chi ti piaceva. Il gioco della bottiglia però ti andava di sfiga, e ti capitava sempre un indecifrabile compagno a forma di termosifone con gli occhiali, l’apparecchio e la tuta marrone.
Ai giudici però, glassati di zuccheri saturi, Silverino piace e per loro va bene.
Tocca alle Yavanna, con Meravigliosa Creatura di Gianna Nannini. Ebbasta! Possibile che la linea armonica delle tre voci sia sempre la stessa?
Decido quindi di differenziare la mia spazzatura. La differenzio in ordine poetico. Metto assieme i rifiuti che fanno rima tra loro. Bucce e cartucce, gherigli e conigli, cartoni e bulloni, e via così…
E’ il momento di Giuliano, con Stand by me. Dovrebbe esserci all’interno della convenzione di Ginevra una norma che vieta di cantare ancora Stand by me. Ma fa niente. Hanno detto che a Giuliano serve più personalità, e allora gli hanno messo un cappello in testa.
Lui, per tutta la canzone, ha la stessa espressione di uno che si sta levando le mutande dal culo senza usare le mani. Ottima la messa in scena, con ballerine su tacco 15 a spillo che ballano a scatti in sincrono con i loro compari.
Chiude la prima manche Marco, con Back in black degli Ac/Dc. Cacchio, qui si gioca nel mio campionato. Tommassini ci mette di tutto, ballerini, ballerine, pattini, tappeti elastici, luci, fattuccine, argenteria della nonna, tapparelle. Un casino visivo per distrarmi dall’atroce arrangiamento del pezzo. Purtroppo non basta. Vengo colpito da un repentino shock anafilattico, e mi devo iniettare un fiala di adrenalina della coscia per sopravvivere a quello strazio.
Marco, nonostante canti una roba adatta per estorcere confessioni sotto interrogatorio, se la cava lo stesso perché è un grande.
Fine della prima manche. A Giggi se ne va. Entra un pianoforte a coda, ottocento moccoli, lumini, candeline, e un panettone in cemento dissuasore di sosta. No, aspè. Quello è proprio il culo della Gerini. Mi dicono trattasi della moglie di Zampacoso. Dopo aver cantato JessicaRabbitstyla, ella e il suo big round ass si fermano come giudici aggiunti per il secondo giro.
Secondo giro che apre Marco, con Senza fine di Paoli. Voce e piano. Groppo alla gola, lacrime e struggimento. Vesti strappate, gente che si rotola a terra estirpandosi i capelli. Io non posso, non ne ho. Allora per l’emozione mi stappo i peli del petto.
E’ il turno di Giuliano, con Quando di Pino Daniele. Giusto per rimanere in tema pilifero, è bene dire che dall’inizio della puntata Giuliano si è già fatto la barba tre volte. Gli cresce a un ritmo esponenziale. Durante la pubblicità pare che si siano messi d’accordo, e gli infileranno la testa in un secchio pieno di cera bollente.
Canta ‘sta menata magistrale vestito schermidore, evviva.
Ecco le Yavanna, con un pezzo di Enya. Si sono vestite con la tappezzeria interna di un Alfasud, e si stanno allenando per creare una figura impossibile, tipo un quadro di Escher.
Se le fissi per tutta la durata della canzone, puoi anche vedere il disegno nascosto che viene fuori in 3D. Io l’ho visto, era un elfo vestito da idraulico che con evidente difficoltà cambiava la lampadina a un semaforo.
Silver chiude la seconda manche con Un piccolo aiuto di Zucchero. Grazie a un amuleto del mago Otelma, è tornata la benevola protezione di Gianni Morandi.
Silverino è a suo agio con il pezzo fornaciaroso, che come tutti i pezzi di Zucchero, se lui non c’è a cantarli si riescono anche ad ascoltare. Silverino si riscatta, ebbravo.
Seconda manche tanto veloce che è già finita.
La Gerini va via, ma prima ci delizia con la visione di una clip del suo ultimo film.
La clip non è che mi ha fatto venire una gran voglia di vedere il film. In compenso, mi ha fatto venire una voglia incontenibile di fare visita a tutti quelli che ci hanno lavorato, dal regista allo sceneggiatore, dalle attrici, agli attori, dai macchinisti ai fonici, dagli attrezzisti, fino al direttore della fotografia, il runner, quelli del catering , l’assistente della costumista e il best boy. Rivolgerei a tutti la stessa domanda: Quale significato ha per te la parola imbarazzante?
Poi entrano Elio e le Storie Tese e la vita mi sorride.
Elio rimane come giudice supplementare per l’ultima manche, quella in cui i cantanti in gara canteranno il loro inedito. Sono le 23.10.
Inizia Giuliano con Ruvido. Un pezzo dall’aria brit, a cui io leverei seduta stante il sax sul finale.
Invece, non leverei mai e poi mai dalla mia vista la ballerina con gli shorts, che sembra la statua di una dea scolpita direttamente nel sesso.
Tornando alla canzone. Il pezzo non è male nel suo genere, è molto radiofonico, ed è la prima volta che Giuliano mi convince in modo completo. Ecco, un singolo così se lo sento non mi vengono le bolle e forse potrei anche comprarlo. Devo risentirlo. Quel sax però… Brrrrrrr!
E’ il turno di Silverino, con Fuori c’è il sole. E’ il pezzo perfetto per un raduno di boyscout con le loro chitarrine scordate. E’pieno di orpelli, fischietti, yè yè yè, un po’ di Jovanotti e nessuna decisione su che cosa dire e dove cazzo andare a parare.
Il vero problema è che chi l’ha scritto non si sta rotolando per terra, chiedendo perdono a Cthulhu e all’umanità intera. Non sta strisciando nei vetri rotti piangendo disperato. Anzi. Probabilmente l’autore di quella roba riesce a dormire sonni sereni.
Questo è il problema.
Se scrivi quella roba e la fai anche cantare a qualcuno, se nel vuoto siderale che riempie il tuo interno è rimasto un briciolino di coscienza, non dovresti più essere in grado di alzare il mento dal petto, altro che dormire.
Morgan si incazza come Custer a Little Big Horn e inizia sparare affanculo un po’ di persone. Autori, produttori, manager della Sony. Tizio della Sony risponde. E in quei dieci, dodici secondi di risposta c’è tutta la sua misura come uomo. Bastano quelli e capisci. Perché se un manager della casa discografica (mi dicono) più importante del mondo, uno che decide, produce, investe e muove (presumo) milioni di euri, parla e ragiona in quel modo, allora siamo fortunati a vedere ancora il sole sorgere ogni mattina. E siamo fortunatissimi visto che in qualche modo, io e qualcun altro riusciamo ancora a non ascoltare della gran musica di merda.
Non riesco a fondare un gruppo guerrigliero perché arrivano le Yavanna. Il loro pezzo è Una donna migliore. Onestamente sembra la canzone di uno spot per il balsamo. Un incrocio tra Battiato, Pappalardo e la sigla di Battlestar Galactica.
Non hanno le orecchie di gomma ma si sono vestite un po’ peplum. Io avrei tenuto le orecchie a punta e avrei azzardato un po’ sul vestito, una cosina tipo questa:



Chiude Marco, con Dove si vola.
La forza del carisma di Marco è tutta qua. La forza della sua interpretazione viene fuori al meglio con questo pezzo che stimola la diuresi e aiuta la tua naturale regolarità.
Eppure la senti. La senti dall’inizio alla fine perché è lui a cantarla. Solo per quello.
Morgan si inviperisce e si gioca il suo futuro come musicista.
Alla fine, l’inedito migliore è quello di Giuliano, seguito da quello di Marco, soltanto perché lo ha cantato così e lo ha cantato lui. Yavanna e Silver, pari merito. In entrambi i casi se per sbaglio finiscono sulla mia autoradio vado a sbattere contro un platano.
Ma prima di sapere chi verrà eliminato, salgono sul palco i Finley che ci cantano Gruppo Randa.
La canzone è una collana di caramelline di una piattezza retorica oltre il comune buon senso, sostenuta da una prosopopea da bimbominkia a cui si può rispondere solamente a frustate.
0.10 arriva l’esito, prevedibile, del televoto.
Al ballottaggio vanno Silver e le Yavanna.
Le Yavannna solo al quinto ballottaggio, al sesto vincono un Hobbit.
Silver viene schiacciato dalle Yavanna. Che come concetto non sarebbe male, ma non in questo caso.
Mi dispiace per Silverino, ma forse non è riuscito a gestire lo stress e la fatica delle dodici puntate, e alla lunga è arrivato stanco. Ha dato quello che doveva dare. A parte le ultime due o tre puntate, mi è sempre piaciuto.
La Maionchi dice Silver.
Morgan dice Yavanna.
Il destino è nelle mani di Claudia Mori. Dopo un discorso piuttosto sensato nonostante l’orario, dice Silver anche lei.
Silver quindi non approda alla finale.
Ore 0.30, fine della dodicesima puntata di X Factor.
E io svengo, ebbro di disincanto e maldigerita amarezza.

Le altre puntare sono qui.

martedì, novembre 24, 2009

Vai col digitale, due!



Ho installato Stanza sull'IFono...
Bello, eh... Mi diventa un IPod di libri, bello!
Ci ho sguazzato un po'.
Ecco.
Magari sono io che non l'ho saputo configurare come si deve, però...
Però con tutto il rispetto che posso avere per il Progetto Gutemberg, non è possibile che i titoli a disposizone in italiano siano quellillì.
Se voglio perforarmi le gonadi con una macchina per il carotaggio in Antartide, sono quasi sicuro che a questo mondo ci siano metodi meno faticosi della lettura.

Ho disinstallato Stanza dopo minuti trentacinque.

lunedì, novembre 23, 2009

Old Boy!



Scaramanzia me lo conferma: posso dire che il disegnatore ha cominciato a disegnare la mia sceneggiatura. Non chiedermi il nome del disegnatore che tanto non te lo dico, comunque sia è bravissimo ed è uno dei disegnatori storici della serie. Nell'accoppiata l'esordiente sono io, mica lui.
Ci sono buone possibilità che la storia esca sul Color Fest del prossimo anno.
Incrocio i diti.
Incrocio i diti anche sugli altri soggetti che ora sono al vaglio della redazione.

Tempi che cambiano.

venerdì, novembre 20, 2009

Risposte un po' lunghe.



Incontri qualcuno. Saluti e cordialità. Poi, come capita sempre, ti chiede:
- Come và?
E a me verrebbe da rispondere cantando la canzone qui sopra.
Rappresenta in modo molto aderente come sono state le mie ultime settimane.
Ma sarebbe una risposta davvero un po' troppo lunga.

La maledizione della mia libreria.



Sto finendo di sistemare la mia libreria.
Che uno dice: che cazzo ci vuole a sistemare una libreria?
Un giorno posterò un paio di foto della suddetta, così ci capiremo... Comunque sia: mentre sistemavo, organizzavo, ricollocavo eccetera, mi sono accorto che mi mancano un po' di libri.
Da qualche parte, la fuori, c'è un mio allevo/ex allievo, pupillo/ex pupillo, una mia alleva/ex allieva, pupilla/ex pupilla, amichetto, tizio, quelchetipare, che in questo momento ha dei miei libri.
Nello specifico:
1 - On Writing di Stephen King.
Con dentro tutti i miei post it con gli appunti, le mie note e i miei pasticci.
Tra l'altro quel libro mi serve per fare lezione mercoledì prossimo. (Mi sono accorto che gli appunti che avevo preso a suo tempo non mi bastano più e devo rileggerlo tutto.)
2 - La sceneggiatura di Memorie dall'Invisibile di Tiziano Sclavi, edito dal Centro Fumetto.
Il mio pessimismo cosmico mi fa pensare di averlo prestato a qualcuno o qualcuna alla Scuola del Fumetto. Il mio pessimismo è nel lasciarmi travolgere dal pensiero che dopo averglielo prestato, quello o quella non l'abbia nemmeno letto.
3 - Varie ed eventuali.
Adesso non mi ricordo, ma sono sicurissimo che mancano ancora diversi titoli.
Conseguenze:
Se hai tu quei miei libri, hai una settimana per manifestarti. Riportarmeli, offrirmi un caffè e vivremo tutti felici e contenti.
Altrimenti, l'oscura maledizione della mia libreria calerà su di te, e tutti i libri che possiedi, di qualcunque genere e tipo, magicamente, si trasformeranno in una versione riscritta da Moccia.
E poi, ovvio, non presterò più niente a nessuno.
Gnè gnè gnè.


AGGIORNAMENTO!
La sceneggiatura di Memorie dall'Invisibile è saltata fuori!
(Visto a che cosa serve Internette?)
Mi rimangio tutto il mio pessimismo visto che l'avevo prestata a Super Davide Rigamonti.
Non solo l'ha letta, ma la anche messa in pratica.
Viva Davidone!

Dai, forza!
Tu hai la mia copia di On Writing!
Mandami una mail come ha fatto Davide!

giovedì, novembre 19, 2009

X Factor - undicesima puntata -



Alle 21 e non ho segnato i minuti, un Facchinetti con dei facoceri al galoppo nel cervello, sostenuto dai ruggiti del pubblico, decreta l’inizio dell’undicesima puntata di X Factor.
Lo sponsor ufficiale di questa sera è: “L’inferno del lampadario e il paradiso della plafoniera” di Pezzulli Gianbiagio e Figli, corso Assurbanipaal 9. E’ bene dirlo subito, così mi levo il pensiero.
Sul palco c’è un orchestrona al gran completo, compreso quello che suona i bonghi, così la smette di rompere i coglioni giù al parchetto.
Lo dice anche il pensionato che arriva come primo ospite. Un attempato signore frutto della fusione genetica tra Little Tony e Bobby Solo. Il Facchi mi dice che si chiama Francesco Renga. Cinque minuti fa aveva quindici anni di meno. Se Renga va avanti così, per la fine della puntata assomiglierà a Rita Levi Montalcini. Fatto sta che mentre Renga canta ricevo dello spam telefonico. Una voce registrata mi dice: Mi chiamo Amambaran Mobutu Pupunane. Chiamo lei dal Lesotho, e sono il direttore executive della Banca Nazionale Nazional Bank. E’ successo che un correntista è morto e ha lasciato ottocentomiliardi di dollari sul conto.
Quei soldi farebbero comodo a me e a voi. Allora ho bisogno di aiuto per prendere loro prima che il governo corrotto se li arrubi. Ti chiamo perché ti ho visto in sogno. Allora lei adesso mi intesti il tuo appartamento, mi dai il numero della tua carta di credito, le chiavi della macchina e la taglia del reggiseno della tua moglia. Così che io posso bonificare metà della cifra se tu paghi le spese. Grazie.
Ma io non sono un allocco e non ci casco mica.
Renga rimane come giudice aggiunto per tutta la prima manche. Poi tornerà a casa in tempo per vedere Il commissario Köster.
Morgan cerca di tenerlo su con gli zuccherini all’assenzio. Quindi, si comincia.
Apre Giuliano con Mi ritorni in mente di Battisti/Mogol. Compare una scritta in sovrimpressione su cui si legge: minchia che palle. Ma forse c’è solo sul mio televisore.
Alle spalle del sardo canterino, dei filmati con la Mori ragazzina che sorride, volteggia, salta e limona duro con Celentano.
Non me ne vogliano i sardi, ma a me dopo un tot di puntate la voce di Giuliano mi ha affastellato i testicoli. Non mi affastella il timbro, mi straaffastella il fatto che la usa sempre allo stesso modo.
Anche se deve cantare tanti auguri a te.
Per i giudici comunque è andato bene. Nonno Renga lo bacchetta per la troppa superficialità con cui ha cantato il brano e gli offre un bicchiere di cedrata e una ciotola di lupini.
Entra Silver. Lo hanno collocato in una struttura trasparente con dei buchi nei quali entreranno poi le due ballerine contorsioniste. Ho già capito che quelle due daranno biada al mio ormone che scalpita. Silver canta Space oddity di Bowie, ma oggi Silverino ha i cazzi suoi. Forse si è svegliato male, canna le parole. Morgan lo rimbrotta.
Per Nonno Renga è tutto da rifare, e non ci sono più i cantanti di una volta che non stonavano nemmeno sotto i bombardamenti.
Arrivano le Yavanna. Notevolmente intopite e pennellate di sesso e carnazza. Cantano la canzone con meno sex appeal del mondo: Never ending story di Limahl. Invece del Fortunadrago c’è un cavallo fatto con le cartine dei petardi che si è fumato Facchinetti, e al posto di Atreyu, a combattere contro il Nulla c’è Tommassini appeso a un lampadario.
Tutti contenti, compreso Nonno Renga che vorrebbe tenere le Yavanna sulle ginocchia.
E’ il turno di Paola con Estate dei Negramaro. E io sento sempre il bisogno di qualcuno che mi spieghi i Negramaro. Da solo proprio non ci arrivo. Ho bisogno di ripetizioni.
Paola inizia a cantare con tutta la voce che ha e mi cappotta dal divano. Manda in frantumi i lampadari, ribalta il pianoforte a coda ed emette da sola più decibel di un concerto dei Manowar.
I giudici non sanno che cosa dire. Uno perché sono diventati sordi. Due perché l’emissione vocale di Paola ha spinto le loro facce all’interno del cranio. Poi, con un Plop, i loro visi ricompaiono e i quattro giudici sono concordi nel dire che un conto è cantare, un conto è trovare impiego come sirena antinebbia per le motonavi. Ma Paola, con il suo nuovo look con capello scuro che sembra Liza Minelli nel periodo in cui beveva più di un Mercedes, incassa il colpo.
Siparietto su zia Mara e sul suo favoloso inglese improbabile. Zia Mara, grandissima come sempre, conclude con un: “che pippa” rivolto a se stessa.
Ultimo della prima manche è Marco con Kiss di Prince.
Marco canta con due ballerine seminude che fanno lap dance, una roba seria. Molto seria. Tanto seria che sento l’urlo della mia vicina salire lungo la tromba della scale: manda a letto i bambiniiiiihhhh e i diti di quelli dei MOIGE comporre furiosamente il numero di telefono della RAI.
Marco è bravissimo, è stato decretato come il più probabile vincitore di questa edizione, è un figo e mi piace un sacco. Però, onestamente, durante la sua esibizione tutta la mia attenzione non era riservata a lui.
22.23 fine prima manche. Renga con evidente imbarazzo lascia lo studio.
Danno la parola a Carlo Pastore.
Metodi per divertisti con Carlo Pastore #156
Recarsi laggiù nell’Arizona. Accamparsi dove se una chitarra suona cantano mille capinere. Prima o poi arriverà il Bandolero stanco che scende la Sierra misteriosa, fare attenzione che sia proprio quello con il cavallo bianco su cui spicca la vampa di una rosa.
Lanciare Pastore in groppa al destriero, annunciando al cavaliere:
- E’ mezzanotte! A quest’ora va la ronda del piacere, e vi ricordo nell'oscurità ognuno vuol godere.
Aspettare per vedere l’effetto che fa.
Il televoto decreta che ballottaggio andrà il mastino che risponde al nome di Paola. Con grande sorpresa di Silverino che questa sera ha i cazzi suoi ed era convinto di andarci lui.
Secondo ospite: Checco Zalone. Che dire?
La cosa migliore è non dire niente perché sono uno snob del cazzo che respira accidia.
Inizia la seconda manche. Comincia Marco con Il nostro concerto di Umberto Bindi. Canta in un orgia di lampadari, mentre due coppie di ballerini ballano il tango dello strizzone.
Marco fa commuovere zia Mara che si lascia andare ad un fiume di lacrime per l’amico Umberto.
E’ il momento delle Yavanna. Sono tornate allo stile elfico, ma sono diventate decisamente le tope della foresta incantata. Cantano Pazza Idea di Patty Pravo, riarrangiata da Gaudi in chiave etno scicchettosa in un ostentazione forzata di lampadari.
Piacciono anche loro, base compresa.
Tocca a Silver, con La donna cannone di De Gregori. Ecco. Non si capisce bene che cosa succede. Come ho già detto Silver oggi ha i cazzi suoi e sbaglia di brutto. Dimentica le parole si incasina, va fuori tono. Forse una scenografia meno complicata lo avrebbe aiutato. Invece canta vestito come uno del corso serale di teatro per svantaggiati, con un gran mazzo di rose in mano. Rose dal gambo lungo un metro che fa cadere in un cassa che poi sembra una vasca, se non si incastrano nel microfono. Insomma, un disastro.
Lui si strugge. Si dispera, piange, è veramente a pezzi per la brutta figura che ha fatto.
Dato che i sentimenti in televisione fanno ascolti, si rimane sul dramma di Silver per otto ore. Con collegamenti della Vita In Diretta, un plastico della Donna Cannone da Vespa, primi piani ripetuti sulle sue lacrime con tanto di moviolone. Il Facchi lo abbraccia tentando di consolarlo, poi sale sul palco anche Morgan, e si abbracciano ancora. Poi c’è uno stacco.
Tornati in studio la Mori lancia l’anatema con annessa polemica: “X Factor lo vincerà Marco e al ballottaggio questa sera andranno Giuliano contro Paola, perché avete indugiato troppo su Silver che piangeva penalizzando in termini di tempo per votare Giuliano”
Ghedini prende nota perché questa linea di ragionamento può sempre tornargli utile, non si sa mai.
Zia Mara, che come il pubblico si è ormai frantumata i maroni della Mori, la zittisce con: “Stai a fa ‘na pippa” Ovazione.
Entra Giuliano. Canta Angel di Robbie Williams e si esibisce tra le scenografie lasciate dagli altri. Per cui lampadari, lampadari, lampadari. Giusto per cambiare un po’, gli sparano in faccia delle bolle di sapone urticanti che entrandogli negli occhi lo rendono temporaneamente cieco.
Alle sue spalle, una ballerina dimostra quanto si può arcuare la schiena all’indietro prima che faccia crack.
l’ inglese di Giuliano è a metà tra quello di Zia Mara e quello di Muggine. Tutti apprezzano la sua esibizione, anche se gli consigliano di fare un corso.
Altro giro altro regalo. Un altro gradito ospite. Signore e signori ecco arrivare un Damiano ripulito che ci canta il suo inedito: Anima.
Vasco Rossi fa una partita a Scarabeo, quello che viene fuori lo mette sulla base di Tempo di Jovanotti, aggiunge un paio di palate di noia siderale ed ecco il singolo di Damiano.
La Mori alla sola vista di Damiano è raggiante, viene il dubbio che lo abbiano fatto uscire perché minava la stabilità della coppia più bella del mondo.
Fine della seconda manche. Danno ancora la parola a Carlo Pastore.
Metodi per divertisti con Carlo Pastore #156
Recarsi a Miami durante un inverno freddino e prendere un tavolo al ristorante Vesuvios.
Posizionarsi vicino al guardaroba. Quando Chili Palmer cercherà senza trovarla la sua giacca di pelle nera, lunghezza media, pagata da sua moglie trecentosettantanove dollari da Alexanders, spingere Pastore verso Chili dicendo:
- E’ stato lui a suggerire a Ray Barboni di prenderla… Sì, è proprio di Ray Bones che stiamo parlando, cazzo.
Aspettare per vedere l’effetto che fa.
Le emozioni di questa serata ricca di ospiti, lampadari, pianti, risa, pippe, lampadari, zuccherini all’assenzio, Zaloni, Nonni, lampadari, polemiche, anatemi, lampadari e chi più ne ha più ne metta non sono finite. Chi andrà al ballottaggio con Paola?
Il televoto dice: Silver!
Anzi no. Arriva il notaio e, come il Preside Skinner agli esami, bacchetta Francesco ed enuncia: “Giuliano ammesso, Marco ammesso, Silver ammesso, Yavanna al ballottaggio”.
Colpo di scena. Si stupiscono anche i lampadari.
Mi fanno vedere 30 secondi di messaggio promozionale e poi la lettera con firma in calce del notaio con i nomi di chi ha passato il turno. Non ho voglia di pormi troppe domande. E’ tardi.
Paola contro Yavanna. Mi diventa un Bjork contro Elisa con strumenti, e un Moon dance contro Aquarius vocale e sti cazzo di lampadari che sono sempre lì.
Claudia Mori dice Yavanna.
Mara Maionchi dice Paola.
E’ tutto nelle mani di Morgan che la tira in lungo, ma in lungo, ma in lungo, ma in lungo, ma in lungo, senza peraltro dire un cazzo. Passa un era geologica. Le sequoie che ho piantato in giardino fanno in tempo a venire su fuste e robuste.
Alla fine, Morgan dice Paola.
Il mastino è fuori dai coglioni.
Mezzanotte e non ho segnato i minuti, fine dell’undicesima puntata di X Factor.

Le altre puntate sono qui.
Grazie a Fede per l’aiuto prezioso.

martedì, novembre 17, 2009

Google O'Thep, evocazione autunnale.



Se mi segui da un po’ lo sai già. Questo è un appuntamento periodico con le chiavi di accesso a Diegozilla.
Nelle puntate precedenti (clicca qui) dicevo: Google non è più solo un motore di ricerca, è diventato un qualcosa di divino, un oracolo digitale al quale gli umani si rivolgono digitando i propri desideri.
Google è un Dio: Google O’Thep.
Le chiavi di ricerca che seguono sono riportate fedelmente, senza aggiungere o cambiare nulla:

- "cosè il formaggio bel paese" –
Secondo i cospirazionisti, il Belpaese è un agglomerato proteico artificiale, e potrebbe essere usato come archivio di memoria. La sua capacità di archiviazione dati è di svariati terabit per grammo. Tutto lo scibile umano, un domani, potrebbe essere contenuto in una scatola di formaggino e trasmesso a chi lo assume attraverso la digestione.
Di solito viene venduto inattivo, ma se per sbaglio una partita di formaggino viene attivata dalla scie chimiche, mangiandolo puoi imparare il Sanscrito o vincere la medaglia Fields per la matematica.

- attrezzatura per asciugare appartamento allagato –
Una volta, giuro, la mia di allora fidanzata voleva usare il numero uno del Punitore edizione Star.
L’ho lasciata.

- berrj uait -
Non si scrive così, amico.

- berry uait cantante –
Ci sei quasi!

- bery huait -
Nooo, ti sei allontanato!

- bery uait –
Vabbè, pazienza.

- blog diego cajelli (questa e banale diè, lo so) –
Non so chi sei ma sento di nutrire un grande affetto per te.

- fiaba il gigante tenerone -
Un giorno, il Gigante Tenerone uscì dalla sua casa batuffolosa e come ogni mattina, andò a prendere la sua automobile. Con grande sorpresa, la trovò interamente ricoperta di guano di Bisonte Volante. Non si perse d’animo, e decise di andare in ufficio con l’autobus. Ma quel giorno c’era sciopero. Non si perse d’animo, e decise di andare in ufficio a piedi. Ma quel giorno tutte le strade erano ricoperte di Margarida frozen alla fragola, e lui, ex alcolista, aveva paura di ricaderci.
Non si perse d’animo e decise di andare in ufficio volando. Ma quel giorno tutti i pallonicini erano stati rubati da una banda di teenager scansafatiche che volevano passare tutta la loro adolescenza parlando in modo buffo dopo aver aspirato l’elio.
A quel punto decise di sterminare l’intera popolazione della città in cui viveva usando una mazza da baseball chiodata.
Morale. Stai attento al Gigante Tenerone, che anche se non sembra, non è un coglione.

- cambio copia poirno -
Per tua fortuna di solito gli scambisti non sono schizzinosi con l’italiano.

- cerco lavoro come autista di dampur –
Dampyr come testata va abbastanza bene, ma non tanto da giustificare l’assunzione di un autista per Boselli, per me o per i vari disegnatori e sceneggiatori che ci lavorano.

- come devo comportarmi con una persona chemi chiama con frasi oscene yahho –
Nel senso che invece di chiamarti con il tuo nome ti chiama tipo: faccia di culo di cane da caccia?
Oppure ti telefona, dicendoti frasi oscene?
In quel caso prova a rispondere cantando la sigla di Peline Story. Funziona.

- come si fa un autosega -
Esattamente come si fanno le motoseghe però c’è anche l’autoradio.

- come si tiene in braccio un coniglio -
La testa è quella con le orecchie, è molto pericoloso tenere l’altro lato vicino alla propria faccia.
Assicurati che il coniglio non sia affamato, altrimenti ti azzanna alla gola.
Poi non stringere troppo, sennò lo strozzi.

- durata influenza h1n1 -
Lo decideranno i giornalisti. Quando saranno stufi, l’epidemia finirà.

- flash gordon film tanti anni fa inversione porno –
E’ il favoloso: Flesh Gordon - andata e ritorno al pianeta Korno.
Girato Michael Benveniste e Howard Ziehm nel 1974. Nel cast ci sono: Jason Williams, Cindy Hopkins, e William Dennis Hunt.
Il titolo è un gioco di parole tra Flash e Flesh inteso come “carne”.
Non è molto porno a dire il vero, però fa ridere un sacco. Ti assicuro che esiste una versione in italiano in VHS, e mi sembra che sia uscito in DVD. Sennò fai uscire il mulo dalla stalla che te lo trova.

- nel moncler maschile ci deve essere per forza l etichetta a fumetto? -
Nel senso che devi tenere il piumino aperto per leggere l’etichetta fumettosa interna, ci metti troppo tempo per leggerlo e prendi freddo?
Sono problemi.

- porno film donne che scopano come pazzi se e possibile ne voglio vedere uno -
Ma solo se è possibile, eh… Che non bisogna dare troppo fastidio a Google O’Thep, magari si incazza e te ne fa vedere uno con la tua mamma come protagonista.

- tinteggiare una gelateria –
Prima è bene coprire le vasche con il gelato, alla clientela il gusto Idropittura Bianco Ghiaccio non piace moltissimo, ha un retrogusto di Vinavil.

- come faccio a trovare un brambilla? –
Secondo la logica, visto che Milano di milanesi non ce ne sono più, il posto più sicuro per trovare uno che di cognome si chiama Brambilla è Castellammare di Stabia.

- trovo adesivi x dentiere a dubai? -
In effetti, la domanda è legittima.

- vedendo un film porno può influire sulla bolletta telefonica? –
Sicuramente.
Ma anche la tua consecutio tempore può influenzare su ciò che gli altri pensano di te.

- come far godere un uomo recchione ed una donna frigida –
E’ un rapporto a tre piuttosto complicato. Comunque sia, è bene rivedere il tuo modo di rapportarti con i gay. Gli insulti non giovano alla copula, a meno che non sia lui a chiedertelo, allora è tutto un altro paio di maniche.
Secondo me, con il primo non ci sono grossi problemi. Ti giochi tutto con la seconda. Non deprimerti se mentre vai giù di pelvi lei inizia a leggere la trilogia di Stieg Larsson.

- tatuaggi frasi x nonna -
La ricetta per la torta di mele.
In caso di emergenza chiamare il: 555 95 555
Sono stata una groupie.

- biforcazioni metro milano come faccio?? –
Allo IULM c’è un corso di laurea apposta per prendere la metropolitana milanese.
Altrimenti ti perdi. E se ti perdi, ohmiooooddddiiioo finirai nella foresta amazzonica assieme agli amici di Sting! Usa un GPS.

lunedì, novembre 16, 2009

L'Avenue Q di Milano.



Non so bene perché, ma il pluripremiato e tutti-mi-dicevano-bellissimo, musical pupazzoso non ero andato a vederlo né a Londra né a New York.
Ho un insana passione per i musical. Mi piacerebbe proprio viverci dentro, alzarmi la mattina cantando good morning Baltimore, fare il tamarro su un bolide in stile Grease Lightning, passeggiare a tempo, e raccontarti cantando le mie paturnie illuminato da una luce occhio di bue.
Avenue Q in italico idioma, arriva al Teatro Nuovo e venerdì sera ci vado con la mia bella.
Medito questa recensione da quando siamo tornati a casa.
Non so come scriverla. Non so quale punto di vista tenere. Non riesco a deciderne i confini.
Se non avessi mai messo il naso fuori dal mio paese, e non fossi mai andato a vedere un musical in un teatro estero, sarebbe tutto molto più semplice.
Avendo però altri spettacoli nelle orecchie e negli occhi, allora rimugino...
Per forza di cose devo tener conto di dove siamo, e quali sono le carte con cui giochiamo. Quale è la realtà che ci circonda. Mettere in scena un musical nel nostro paese è un atto eroico, soprattutto se nel cast non c’è nessuno venuto fuori da Amici, e i protagonisti non sono vip della tivvù.
Hanno dovuto metterci il sottotitolo: Via della sfiga. Pazienza. Mi siedo e sto buonino. Accetto anche la provinciale necessità di rendere esplicito alle masse che il design dei pupazzi è stato fatto da Arturo Brachetti. Sempre Brachetti si assume il merito di aver scoperto e portato qui da noi un musical che ha vinto tre Tony Awards, riempie i teatri da anni, e vanta uno dei record di visualizzazioni sul Tubo. Una scelta riiiischiosissima, un vero e proprio salto nel buio, bravo.
Non c’è un orchestra. Pazienza. Sono solo sei elementi, e l’intera sezione fiati è composta da una un unico musicista e li suona tutti lui, fa niente. Mi accontento. Sono già felice di essere riuscito a comprare i biglietti su internet.
Ha senso notare che rispetto all’originale le musiche hanno un arrangiamento più soft e con meno pompa sui groove? Direi di no. Va bene così.
Mi siedo, sto buonino e mi godo lo spettacolo. Gli attori, che a questo punto incarnano a pieno l’eroismo di fare quel mestiere qui da noi, sono bravissimi.
Elena Nieri ha una voce spettacolare, Gabriele Foschi e Mauro Simone sono estremamente convincenti, ma è un discorso che vale per tutti quanti. Sono dei ragazzi eccezionali e si fanno un gran culo per tutta la durata dello spettacolo.
Colpisce l’ampliamento della percezione. L’attore e il suo pupazzo sono protagonisti nella medesima unità visiva. La componente umana completa e integra la fisicità e le espressioni del muppet recitandogli accanto, creando una convenzione scenica molto interessante. Dopo pochi minuti umano e pupazzo vengono letti dallo spettatore come un unico flusso narrativo.
I personaggi in scena diventano polifisici, bi o tri cefali, ed è come seguire un film in lingua originale con dei sottotitoli visivi, o: attenzione attenzione, leggere un fumetto. Dove baloon e disegno vivono in un contesto narrativo parallelo e inscindibile.
Mi sono divertito da pazzi ed è stata una serata molto piacevole.
Però, visto che il biglietto lo pago tanto quanto lo pago a Londra o a Broadway, non è che magari è con quel tipo di realtà che devo fare i miei paragoni?
Forse si. E in quel caso ti dirò che mi sono divertito lo stesso e che lo spettacolo mi è piaciuto un casino. Grazie a loro: i ragazzi di Avenue Q, che nonostante tutti i nonostante possibili, non hanno nulla da invidiare ai loro colleghi di Broadway.
Sti cazzo di ammericani, è facile fare i musical laggiù, prova a farli qui, come fanno loro e poi ne parliamo.

sabato, novembre 14, 2009

Ministronza, reprise.



Fatto sta che sono andato a leggermi per bene le varie dichiarazioni lasciate dai politicosi sul caso Ministronza. Se lo vuoi fare anche tu, ti passo gli antiemetici che ho dovuto prendere io, comunque...
Leggendo quello che dicono quellilà, politicosi o giornalicosi che siano, è evidente di come tutta la loro strategia di comunicazione sovrabbondi quel tipo di artificio retorico tanto caro all’amministratore delegato dell’ Azienda Politica Italiana: lo spostare rapidamente il nocciolo della questione trasformando la violenza esercitata dal potere in violenza subita dal potere.
Il potere è stato violentato, da chi?
Da Spataro.
La minaccia bionda alla democrazia.
Uno che si è fatto le leggi ad personam e può esercitare un controllo mediatico illimitato.
Di solito questo sistema funziona bene nei talk show, dove nell’orgia di parole vuote è difficile riprendere il filo del discorso. Diventa complesso riportare la discussione all’origine, rompendo il giocattolino.
Lo scripta manent del fumetto non è volatile come un dibattito televisivo, e far tana agli spin doctors della Ministronza è più facile.
infatti, come mi attaccano lo Spataro?
Accusandolo di sessismo e volgarità.
Sarà una questione di gusti personali, ma io trovo più sessista la dichiarazione di Silvio sulla moglie di Obama, e più volgare una qualsiasi cosa detta da Larussa in tivvù.
Non una parola invece sul contesto del fumetto, o sull’analisi politica della Ministronza che viene fatta sulle quelle pagine.
Ovvero: mi offendo se qualcuno mi dice che la mia patata puzza, ma non ho nulla da ridire se viene evidenziato il mio gretto razzismo, la mia arrampicata sociale nei più sordidi ambienti della destra, o la violenza cameratesca di chi mi sostiene con il proprio voto.
Lo trovo interessante.

Al blog di Alessio in generale.
Al blog-apposta sulla Ministronza.

venerdì, novembre 13, 2009

Mettersi in pari.


Questa mattina vado a prendere le sigarette, il caffè e dato che ci sono mi prendo anche una brioches, valà!
Pago tutto e mi sposto al bancone del bar. C'è parecchia gente.
Non so perchè, ma guardo lo scontrino. Il barista ha battuto le sigarette, il caffè ma non la brioche.
Con grandissimo sforzo faccio due conti mentali. (Non è vero, ho usato la calcolatrice dell'AiFono)
Eppure la brioche l'ho pagata... Allora è lui con l'ha battuta, il furbetto.
Per ripicca fiscale ne ho mangiate tre.

giovedì, novembre 12, 2009

X Factor 3 - decima puntata -



Alle 21.05, Facchinetti vestito come un sommelier di Crodini, tira la leva e apre le gabbie del girone dei forsennati. Tra urla disumane, lampi globulari, raffiche di demagogia, frasi fatte e ovazioni gutturali, ecco che comincia la decima puntata di X Factor.
Non faccio in tempo levarmi di dosso le paillettes sputate fuori dal mio televisore, che mi ritrovo di fronte Mariah Carey e alle sue supertette. Mi va il caffè di traverso e lei è contenta.
Anzi, tra di noi scatta una comunicazione telepatica in cui Mariah mi dice che se la lascio la mia mail, poi mi manda qualche sua foto succinta, ma non devo bullarmene altrimenti con un acuto mi brasa il disco fisso.
Non so se è per colpa delle scarpe, o del vestito strizzarello tipo pancera del Dottor Gibaud, ma Mariah mi sembra un po’ impacciata nei movimenti. Infatti si muove proprio come C3PO.
Canta la sua canzone, spara i suoi acuti, e spero che lei e le sue tette rimangano come giudici aggiunti.
Invece no. Il Facchi la intervista sudando, fanno vedere una clip, dicono due menate su Maicol Gecson, poi Mariah se ne va. Spero nelle foto via mail.
La puntata sarà lunga e ricchissima di eventi, ad alcuni dei quali farei volentieri a meno, tipo il primo: L’arrivo di Amadeus come quarto giudice.
Nel delirio collettivo da raschiamento del fondo del pentolone, Amadeus esagita il pubblico, sulle note di una sua canzone di alcuni anni fa. Una roba tipo: saltellare, saltellare, peppeppè pappappà, che al confronto un qualsiasi pezzo di Max Pezzali è una roba da Nobel per la letteratura.
Alle 21.22, inizia la prima manche, dedicata ai classici italiani.
Apre Marco, con Onda su Onda. Mi dicono che la scenografia sia ispirata a Fellini. Marco indossa un paio di occhiali che lo mastroiannizzano. I ballerini, cercano di evocare un contesto onirico felliniano, usando quel che c’era nella cantina della RAI. Marco se la cava con un pezzo rischioso. E’ sempre rischioso se c’è Paolo Conte di mezzo. In alcuni ambienti, se non voglio fare la figura del grebano masticasassi, devo dire che mi piace Paolo Conte e la sua musica cooolta, anche se dopo averlo ascoltato, per levarmi il muschio che mi è cresciuto sulla schiena devo spararmi Cherry Pie dei Warrant a volume dieci per una buona mezz’ora.
Marco piace, abbraccia mammà. I giudici dicono la loro. Amadeus ha lasciato a casa la simpatia. E’ sul comodino, vicino al canguro.
Tocca a Paola, la new entry. Canta Briciole di Noemi. Si esibisce vicino a due delle sette sfere di Dragonball. Temo che da un momento all’altro esca Majin Bu nella sua versione più potente, quella di Goten, Trunks, Piccolo e Gohan assorbiti e si scateni una lotta senza fine.
Vocalmente Paola non è affatto male, ma ha un mood già sentito e strasentito. Credo che il pezzo sia sbagliato, ma evidentemente lo credo soltanto io.
I giudici le dicono brava. Amadeus, che forse ha mangiato pesante, polemizza.
Entrano in scena le Yavanna. Nel pomeriggio, due di loro sono state dal parrucchiere e si sono rifatte la tinta. Usando un evidenziatore Stabilo Boss.
In una scenografia intellettualissima, un po’ Fassbinder, un po’ Friz Lang, una roba da palati fini che sicuramente non stanno guardando Rai2, cantano Alexanderplatz di Battiato.
Una suona il pano, l’altra il violino, l’altra ancora il flauto traverso. L’arrangiamento armonico delle voci è tipicamente yavannoso. Il risultato è molto simile alla scenografia in cui ha cantato Paola poco prima.
Morgan fa notare l’intellettualosità della cosa. Amadeus, a cui forse qualcuno ha rigato la macchina, rompe il cazzo.
Tocca a Chiara, con Vieni da me, delle Vibrazioni. Indovina? Conosco il pezzo per sentito dire.
Chiara esce con un vestito che mette a dura prova la regolazione dei colori del mio televisore. Di sicuro, almeno un paio erano dei colori inventati, inesistenti sulla scala Pantone. C’erano il Giallo, il Viola, il Rosso, il Rosa, il Blu, il Verde, Pervinca, il Fucsia, il Cremisi e il Picisidro e il Flusobanzo.
Chiara canta dentro un meringone fiorellone. Non lo so. Avverto la fase di discesa della parabola. Forse è stanca.
I giudici la tirano un po’ per le lunghe e Amadeus è stato morso da una vipera.
E’ il momento di Giuliano. L’uomo a cui cresce la barba come Homer Simpson. Giuliano si fa la barba ogni dieci minuti, ne sono sicuro. Canta A chi mi dice, di non ho capito chi. Alle sue spalle, un video in cui balla con una tipa in rosso.
La voce di Giuliano è molto interessante, ma come ho già detto lo preferisco quando canta in inglese.
I giudici giudicano, Amadeus sprizza una simpatia tanto contagiosa che è già pronto un vaccino.
La prima manche viene chiusa da Silver. Con Giornali Femminili di Tenco. Silverino mi è simpatico un sacco, ma faccio fatica a percepire i confini della canzone che canta. Non capisco se sbaglia, se salta un paio di strofe o se il pezzo è proprio così.
Di nuovo sono io il pirla. Ai giudici piace e Amadeus dice qualcosa, ma non lo ascolto più, lui muove le labbra e io sento il rumore di una sirena antinebbia. Auuuggaaaa Auuugaaaa.
22.38, fine della prima manche. Chiudono il televoto e mandano a casa Amadeus.
Danno la parola a Carlo Pastore.
Metodi per divertisti con Carlo Pastore #154
Recarsi nel futuro post atomico. Raggiungere la ridente cittadina di Barteltown. Salutare Tina Turner, dopodichè passeggiare serenamente cercando MasterBlaster.
Una volta individuato, presentargli Carlo Pastore, dicendogli:
- Lui dice che sei soltanto un simpatico nanetto in groppa a un serafico tontolone. Comunque sia, lui sta cercando una discoteca nota come Thunderdome, puoi accompagnarlo?
Aspettare per vedere l’effetto che fa.
Arriva l’esito del televoto.
Chiara andrà allo scontro finale. Secondo me è tutta colpa del Flusobanzo, sta male su tutti.
Danno ancora la parola a Carlo Pastore.
Metodi per divertisti con Carlo Pastore #155
Recarsi in un bacino minerario nel sud del New Jersey. Cercare la miniera di carbone in cui lavorano Larry Zoolander, Luke Zoolander e Scrappy Zoolander. Indicare verso Carlo Pastore dicendogli:
- Anche lui è bello bello bello in modo assurdo e sostiene che l'acqua è l'essenza dell'idratazione, e l'idratazione è l'essenza della bellezza.
Aspettare per vedere l’effetto che fa.
Arrivano i secondi superospiti internazionali. Dopo vent’anni si sono riuniti gli Spandau Ballet.
Si apre il sipario, ed eccoli qui.
Vedendoli non si può non dire minchia. Tony Hadley sembra uno dei fratelli Baldwin in un film in cui fa il rapinatore bolso. Gli altri hanno la faccia di pane.
Fanno due canzoni. La prima se ho capito bene è nuova, titola: Once More. Quando tirano fuori il sax mi ritrovo catapultato nel 1987. Ho il Moncler, le Timberland, fumo le West, vado da Burghy e ho la stanghetta degli occhiali riparata con in nastro adesivo. Sono sfigatissimo.
Il secondo pezzo è un classicone, Through the Barricades, fatto con chitarra e voce e basta. Lì mi piacciono. Secondo me si divertono ancora e si vede.
Fatto sta che dopo la riesumazione delle cariatidi, Tony rimane come quarto giudice per la seconda manche, una manche dedicata a Maicol Gecson.
La manche si apre con Facchi e Tommassini che si dimenano, sotto l’effetto di un gas nervino. La regia perde il controllo e non si capisce un cazzo per dieci minuti.
Fatto sta che parte Giuliano, con The way you make me feel. Nella scenografia c’è di tutto, anche un nuraghe fatto con i tappi delle bottiglie. Come insegnano i grafici pubblicitari, bastano un paio di occhiali da sole per dare più personalità. Per avere più personalità ancora, servono occhiali da sole più grossi.
Fatto sta che Giuliano deve avermi sentito, infatti si incasina con l’inglese, e le ultime strofe le canta con lo stesso inglese di Celentano in Prisencolinensinainciusol e la Mori apprezza la citazione.
Tocca alle Yavanna, vestite come le tre sacerdotesse di un film di Barbari girato in Umbria nel 1981, cantano Will you be there.
E io sento la necessità improvvisa di rivedere tutta la filmografia di Antonio Margheriti, da Apocalypse Domani a I sopravvissuti della città morta, passando per Indio 2 e finendo con Killer Fish - Agguato sul fondo.
E’ il momento di Silver, con The girl is mine. Accanto a lui una ballerina robottina che lascia molto poco all’immaginazione. Silver è un vero professionista. Io di fianco a quellalì non sarei riuscito nemmeno a dire il mio nome, avrei pronunciato una serie di vocali a caso, figurati cantare.
Di sicuro, a sostenerlo, c’è lo spirito di Gianni Morandi, altrimenti non si spiega.
Tocca a Paola, con I just can stop loving you. Ci sta dentro. Ma a questo punto lei che è brava non è importante. E’ importante quello che succede dopo.
Morgan, posseduto da Pazuzu inizia a vomitare verde, zampettare sul soffitto, e a ruotare la testa a 360 gradi. Litiga con tutto e con tutti. Fa gestacci al pubblico, sfancula Claudia Mori, la Maionchi si difende usando una croce e la bibbia.
Morgan litiga anche con Facchinetti, ed è come alle elementari. Specchio riflesso buttati nel cesso non mi hai fatto male faccia di maiale non mi hai fatto niente faccia di serpente.
Tony Hadley, preoccupato, inizia a recitare un esorcismo autorizzato da Padre Amorth e dalla FIFA.
Morgan, in un overdose di succo di mirtillo, definisce Facchi come populista, demagogo, retorico e vuoto. Io mi alzo e applaudo. Schivando parolacce e vaffanculo rotanti.
Poi, l’esorcismo di Tony Hadley funziona. Pazuzu abbandona il corpo di Morgan e lui torna calmo.
Sono stati dieci minuti di grandissima televisione.
Marco chiude la seconda manche con Billie Jean. Mi sembra un po’ sottotono, ma per la terza volta, è un impressione soltanto mia.
Fatto sta che Tommassini deve darsi una regolata, che ho una certa età, e quella ballerina sullo sfondo mi ha scombussolato un bel po’. Comincio a credere che sia sempre la stessa.
Fine della seconda manche. Ultimo ospite: Matteo Beccucci, con Ti troverò, il suo nuovo singolo. Matteo è bravissimo. Non è il mio genere, ma è indubbiamente bravo. Ha una voce bellissima e lo sguardo luminoso. Poi vabbè, canta quella roba che canta, ma è una questione di gusti. Forza Matteo!
Tony se ne va, stanco e sudato per la lotta contro Pazuzu. E’ il momento di sapere chi andrà allo scontro finale contro Chiara.
Sopresa: Silver!
Due cantanti di Morgan. Chiara contro Silver. Uno dei due uscirà.
(Vado veloce che sto pezzo è fin troppo lungo)
I due cantano quello che devono cantare, sono commossi, hanno entrambi gli occhi lucidi.
Claudia dice Silver.
Mara dice Chiara.
E’ tutto nelle mani di Morgan e della sua logorrea oceanica.
Dopo un discorso di sei ore e tre quarti, in cui si scusa con tutti per il suo comportamento di prima, manda a casa Chiara. Dicendo che lei è una interprete e che a X Factor si cercano autori.
Mah…
Lo dicevo io, non doveva indossare un vestito color Flusobanzo. Porta sfiga, come il viola a teatro.
Sono le 0.20. Fine della decima puntata di X Factor.

Le altre puntate sono qui.

mercoledì, novembre 11, 2009

La Ministronza!




Conosco Alessio Spataro da una vita. Non lo conosco bene come vorrei, ma sono un suo lettore.
Quel biondino lì, un po' Steve McQueen, un po' angioletto con la motosega è secondo me, e secondo altri, uno dei pochissimi autori di satira in circolazione.
Satira.
Una parola del cazzo, spesso usata a sproposito, in questa trasformazione della lingua italiana verso il linguaggio aziendale.
La satira, quella vera, fa male e non ha bisogno di risate registrate.
Fatto sta che mi ritrovo Alessio sulle prime pagine del Corriere e della Repubblica. E' lì, accanto alle ultime news sulla legge per l'impunità parlamentare, spacciata chiaramente per un favore verso i cittadini e non come l'ultima possibilità di tenere Silvio fuori dalla galera.
Lui è lì.
Con il suo fumetto che non è piaciuto alla destra e alla destra. Ops, alla destra e alla un po' meno destra. Ops, alla destra e alla sinestra.
E io... So che non ne ho alcun diritto o motivo per esserlo, ma sono fottutamente orgoglioso di lui.
Avevo già intenzione di comprare questo:



E domani ne comprerò due copie.

Sono presenti da secoli nella colonna di destra, ma se li vuoi sottomano ecco i link:
Al blog di Alessio in generale.
Al blog-apposta sulla Ministronza.
Sono proprio un bambino precisino!

martedì, novembre 10, 2009

Io e te su Naboo.



Centocinquanta e un po’ di pagine. Che poi, dico… Dato che sono un duro strozzazombi lo posso ammettere senza problemi che ogni tanto mi sono venuti i lucciconi e ho tirato dei gran sospiri.
Io e te su Naboo, che c’entra con Guerre Stellari perché se vivi in questo quadrante dell’universo, Guerre Stellari fa comunque parte della tua vita anche se non lo hai mai visto. Diventa in sostanza un concetto mitopoietico come l’attrezzo di John Holmes. (Non posso scrivere mitopoietico e rimanere serio. Altrimenti scivolo nell’onanismo accademico e nel campo della critica fumettosa se ne leggono già abbastanza di seghe)
Guerre Stellari come concetto, il film come parte della personalità, accompagna, spinge e motiva i protagonisti. Nel libro non si sconfigge l’Impero, ma si viaggia. Si viaggia fisicamente da Rimini alla Tunisia, e ci si muove attraverso i sentimenti.
Partendo, o arrivando dal primo, quello che fa più male. Il lutto.
Nella scala diegozillica della retorica, dove zero è un film qualsiasi di Sam Peckinpah e cento equivale a vincere lo Strega, il soggetto di Io e te su Naboo, si posizionava su un pericolosissimo 79.
In mano a qualcun altro poteva diventare un bestiolino pronto ad azzannarti con frasi fatte, lucchetti sui lampioni, lacrime roventi, e dialoghi finti come quella cosa che vive sulla testa di Nicholas Cage.
In mano a Mabel Morri invece, diventa un romanzo a fumetti estremamente vivo e coerente, raccontato con forza costante pagina dopo pagina.

Mabel Morri
Io e te su Naboo
Kappa Edizioni
(14 euri)

Lost. Spoiler sesta stagione.



Bene.
Ora lascerò che il mio cervello esploda.



E' la plausibilità della cosa che mi sconvolge.

Le storie degli altri.



Mi nutro di storie e i miei amici lo sanno. Per questo motivo, sono sempre felice quando mi vengono raccontati degli aneddoti. Ascolto e prendo nota.
Nel tempo ho raccolto una collezione storie altrui, ne metto qui un paio, preservando la privacy delle persone coinvolte.
(Per cui non chiedermi chi è chi, tanto non te lo dico)

La bambina prodigio.
Diversi anni fa, in un paese appena fuori Milano, una bambina divenne un’autentica celebrità.
La bimba aveva un paio d’anni e cantava benissimo in inglese senza aver mai studiato la lingua.
I suoi genitori organizzavano dei concerti in salotto e tutto sembrava andare per il meglio. Fino a quando, una non meglio identificata ragazza di città venne invitata ad assistere a una di queste esibizioni. Dopo un po’, la ragazza rivelò ai presenti che non si trattava affatto di inglese.
Era una lingua inventata di sana pianta dalla bambina canterina.
La piccola, oggi diventata grande, nutre ancora parecchio risentimento nei confronti della stronza che le ha rovinato la carriera di cantante.

Un brutto risveglio.
Agosto bollente milanese. Un mio amico poliziotto, riceve una chiamata. La situazione è questa: Sesto piano. Approfittando del caldo estivo, il Rottweiler della famiglia Brambilla è uscito sul balcone, ha saltato il divisorio ed è passato sul balcone attiguo della famiglia Ciccetti.
Poi è entrato nell’appartamento dei vicini, passando per la porta finestra lasciata aperta.
Il signor Ciccetti viene svegliato dal ticchettio di unghie canine sconosciute che zampettano per casa. Apre gli occhi e vede la sagoma del cane di Satana che ringhia sulla soglia della camera da letto. Al che si barrica dentro con la moglie e chiama la polizia.
E’ stato complicato risolvere la situazione.

Un pomeriggio al museo.
Numerosi testimoni asseriscono che durante una visita al Museo di Storia Naturale di Londra, la allora ragazza di un mio amico, di fronte a un magnifico cavallo impagliato nella sua teca disse pressappoco:
- Ma come hanno fatto a impagliarlo così?
- Così come?
- Mentre correva.

Ristoranti di un certo livello.
Un localaccio di quelli duri, con cameriera di mezza età, scortese, mastodontica e dai modi molto bruschi.
Al termine di un pranzo economico ma non memorabile, un mio amico chiede:
- Che cosa c’è per dolce?
- Lo zucchero.
Risponde la sciura.

On the road.
Dei giovini fumettisti partono per Lucca. Hanno trovato da dormire a Viareggio, e programmano il navigatore affinché li conduca laggiù.
Tra una chiacchiera e l’altra, un progetto e l’altro, una storia e l’altra, si accorgono di aver sbagliato a scrivere la destinazione finale quando arrivano a Viterbo.

Una questione di soprannomi.
Anni fa, nel mio giro di amicizie vacanzifere c’era un ragazzo che tutti chiamavano Miracolo.
Io pensavo che il suo pseudonimo fosse dovuto a una guarigione inspiegabile dalla scienza, o all’essere scampato a un pericolo mortale.
Dopo un po’ trovo il coraggio di chiedere a qualcuno del giro il motivo di quel soprannome.
Con orgoglio mi viene raccontato che: Tantissimi anni prima, si gioca una partita di calcio tra paesi rivali. La partita, tesissima e massacrante, sta per finire in pareggio. La rivalità è molto forte e un pari non può placare gli animi. Quel ragazzo, allora noto semplicemente come Carlo, gioca in porta.
Manca pochissimo alla fine. Carlo decide di uscire dai pali. Corre, arriva nell’area avversaria, conquista il pallone e segna il goal della vittoria.
Il parroco del paese, tifosissimo, inizia a correre urlando felice:
- Miracolo! Miracolooooo!
Da quel giorno in poi, Carlo non venne mai più chiamato con il suo nome di battesimo.

I Metallica!
(Ci vuole poco per capire chi è coinvolto, spero mi perdoni!)
Un mio amico è nel backstage dei Metallica e gli sta facendo un intervista. La cosa procede bene, sono tutti contenti.
Poi, a un certo punto i Metallica si muovono, dandosi pacche e caricandosi a vicenda.
Il mio amico li segue, massiccio, annuendo anche lui, fuck yeah!
All'ultimo momento si rende conto che sta per uscire sul palco assieme a loro.
Si lascia scappare un: Urca! e torna indietro di corsa.

lunedì, novembre 09, 2009

Le cose in faccia.



E poi ci sono quelli che dico-sempre-quello-che-penso, paladini del io-ti-dico-le-cose-in-faccia.
Alla fine diventa un atto prescindere.
A prescindere dal buon senso, io ti dico le cose in faccia.
A prescindere dalla buona educazione, dal momento, dal dovuto rispetto, a prescindere dal codice penale e dalla convenzione di Ginevra io ti dico le cose in faccia.
E per questo motivo tu, tu che vivi nella menzogna infinita del riguardo verso il prossimo, devi amarmi incondizionatamente.
Altrimenti, siccome ti dico le cose in faccia, non ci metto ne uno ne due a mandarti a fareinculo e mi offendo da morire se osi replicare.
Perché le-cose-in-faccia ho il diritto di dirtele io, mica tu.

Influenza H1N1



La suina ha bisogno di proporzioni.

venerdì, novembre 06, 2009

Spiegazionismo!



In email mi si chiedono spiegazioni su questo passaggio della mia rece di XFactor: "Facchinetti ricompone il suo corpo come in quel film con Chuck Norris che ho visto solo io".
Il film in questione è:
Terrore in Città.
Titolo originale: Silent Rage.
Filmazzo del 1982 diretto da Michale Miller.
Il favoloso trailer è qui sopra.

Vai col digitale!



Quest’anno, tutti quelli che sono andati alla fiera del libro di Francoforte sono tornati un po’ cambiati. Tipo andare a Londra negli anni ’60.
Ormai ci siamo. Siamo pronti alla diffusione di massa dell’editoria digitale. Lo dicono tutti. Le risorse ci sono, le tecnologie pure, l’interesse anche.
Gli addetti ai lavori non parlano d’altro. E’ tutto un riflettere e progettare sul digitale, sui supporti, i programmi, gli archivi e le modalità.
Anche il fumettomondo è pronto per seguire i libri sui formati digitalosi. Roberto, che ne sa, ha scritto un articolo molto approfondito sul Fumetto Digitale e il futuro del mio media preferito. L’articolone, diviso in quattro parti, è bene leggerlo tutto, clicca qui.
A me piace un sacco la visione del futuro editoriale dipinta da Rrobe, e ci credo. Sarà complicato e avventuroso fare quelle cose qui sull’italico stivale, ma ci sto.
Sostenuto dalla mia fastidiosa esterofilia, devo dire che sul futuro dell’editoria digitale italiana, a fumetti e non, sento il peso un problema tutto tricolore.
Nel nostro paese, quello che non è fatto di legno viene definito come una “diavoleria elettronica”. Il funzionamento “dei marchingegni” è misterioso per definizione. La fruizione dei dispositivi è spesso legata ad autentici riti scaramantici che si perdono nelle tradizioni popolari.
La distanza dalla tecnologia, a qualunque livello, è siderale. Contrapposta invece, all’estrema vicinanza feticista con i bei tempi andati.
Ah, la carta… Ah, che fatica leggere a schermo… Ah, l’odore dei vecchi libri… Ah, ma vuoi mettere la qualità del suono di un disco in vinile?
Parliamoci chiaro.
Io come fumettista non voglio fare la fine di un disco in vinile.
Chiuso nella mia plastica con un maniaco ossessivo compulsivo che mi annusa.
Sarà complicato e avventuroso portare i fumetti sui supporti digitali. Sarà un passaggio molto doloroso, con conseguenze difficili da affrontare in modo sereno.
Così come ai monaci amanuensi sono girate un sacco le palle quando Guttemberg ha inventato la stampa a caratteri mobili, presumo che nelle tipografie oggi ci sia un certo nervosismo.
Secondo me i tipografi italiani possono stare tranquilli. Lo dice la mia fastidiosa esterofilia. Per ora, quello che ho visto come naturale e fruibile all’estero, qui da noi lo avverto come fantascientifico. Anzi no. Lo percepisco proprio come Fantasy. Ci sono i draghi, le spade di fuoco, le indomite guerriere e l’Amazon Kindle.
Quando ero a New York un paio di mesi fa, ho visto un sacco di gente con in mano “quella diavoleria elettronica”. Superato il fascino del dispositivo, ho dato un’occhiata ai fruitori del reader. Per dirla in modo elegante, non erano dei giovanotti. Seduta di fianco a me in metrò, a leggere sul Kindle, c’era una signora. La stessa che da noi è in panico per il passaggio al digitale terrestre e ha bisogno di un tecnico per programmare Rete4, o per scalpellare via i virus dal piccì/soprammobile in salotto.
Per le nuove generazioni la distanza dalla tecnologia si riduce, ma si manifesta un secondo problema. L’utilizzo che viene fatto dell’elettronica a disposizione. Mio cugino Nando ha sedici anni, ha in mano un dispositivo in grado di contenere e diffondere l’intero scibile umano e lui lo usa per pubblicare su You Tube dei filmati in cui parla con i rutti.
La distanza mentale e fisica dalla tecnologia, e il suo utilizzo alla cazzo, sono problemi così colossali che si autorisolvono in un lampo.
Digitale o cartaceo, non fa differenza. Così come NON si leggono libri e fumetti analogici, NON si leggeranno quelli digitali.
Non penso sia un grosso problema. A meno che gli editori non vedano nel passaggio al digitale un modo per incrementare le vendite.
Ma non è così, vero?

giovedì, novembre 05, 2009

Ritorno in Alaska!



Faccenda complessa. Segnalo che sono stato segnalato.
Dove? Su Alaska!
In onda sui centosettepuntosei di Radio Popolare.
Clicca qui per il blog di Alaska.
Clicca qui per scaricare la puntata di oggi.
Io e Marina stiamo complottando qualcosa, ma per ora hanno vinto il raffreddore e i miei impegni impegnosi, chissà se un giorno...

X Factor 3 - nona puntata -




Alle 21.02, nell’isteria, tra i botti e i caratteristici lampi di energia quantica, Facchinetti esplode, disseminandosi da tutte le parti. La sua testa rotola sul pavimento del mio salotto e va avanti a parlare. Mi dice che San Remo è una figata, bella di padella, ciao zio.
San Remo?
Sto male. Anzi: Zto Bale. Sono tutto intasato, ho il fiato corto, la tosse, forse la febbre, gli occhi a zampogna, e non riesco nemmeno a fumare. Che cazzo fate voi che non fumate? Avete un sacco di tempo di libero. E dopo il caffè? Che cosa fate voi che non fumate dopo il caffè?
Ho preso delle medicine. Parecchie. Me le ha date un amico che lavora in un laboratorio segreto di una nota multinazionale elvetica. Mi ha detto che sono un po’ forti. Cureranno il mio raffreddore ma non potranno aiutarmi in alcun modo a mettere le virgole nei posti giusti o a scrivere in modo corretto i titoli delle canzoni. Facchinetti ricompone il suo corpo come in quel film con Chuck Norris che ho visto solo io e mi dice che sarà una gara con una sola eliminazione, manche unica, con ingresso di uno nuovo. Ma prima: arrivano i BSOD!
Zto Bale. Sono tutto intasato, ho le orecchie tappate, infatti non sento il testo della canzone. Però mi piace sulla fiducia. Ricevono il disco d’oro per L’Amor Carnale. Bene. Occhei. I BSOD rimangono per tutta la puntata come ospiti muti.
E io Zto Bale. Forse sono le medicine, forse è la febbre, mi appisolo per un momento. Quando riapro gli occhi, Facchinetti sta parlando con un Pokemon di un metro e ottanta, strizzato a forza dentro un abito rosso. Oppure è un abito rosso vivente che ha ingoiato un Pokemon di un metro e ottanta, biondo, che si muove ondeggiando i quarti posteriori. Guardo bene. E’ Valeria Marini.
Ah, già. La puntata è dedicata a San Remo.
Forse ho capito che cosa fanno quelli che non fumano. Guardano San Remo. Io, siccome sono un tabagista estremo, non ho mai visto una puntata del festivalle in vita mia. E me ne bullo un pochino. (Festivalle l’ho scritto sbagliato apposta, eh… Che qui è pieno di correttori di bozze e non si può mica abbassare la guardia.)
Inizia la gara. Apre Silver con Non sarà un'avventura. A me Silverino piace, e poi ci sono gli hippie, che non guastano mai. La performance è onestamente al minimo sindacale, ma per la CGIL CISL e UIL va bene.
L’adorabile Marini è seduta tra i giudici. Il suo tentativo di mettere assieme un paio di concetti le fa perdere quattro Kg per lo sforzo.
Parentesi su quanto è bello il festivalle. Tutti che ricordano le loro esperienze Sanremesi. Viene evocato Pippobbaudo, i fiori, la scalinata del terrore, l’hotel Ariston, Mango, la Vanonissima, i Bluvertigo, Facchinetti a torso nudo modello hooligan che stupra il buon gusto, la successiva esibizione riparatoria a fianco di suo padre, con il vestito della domenica e le ugole esagitate.
Ah, che bei momenti. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come caccole spiaccicate sotto un banco.
Tocca a Giuliano, che canta L’Immensità, stando dentro una copertina di Invisibles di Grant Morrison. Il pezzo, già cantato da Noemi nella scorsa edizione, è per me la hit di Straziami ma di Baci Saziami.
Arrivano le Yavanna, con Vacanze Romane in una versione tangosa e remixata. Non sono nude, per cui posso appisolarmi. Però hanno deciso di mostrare al pubblico i loro molteplici talenti. Una suona il violino, l’altra il piano, l’altra ancora balla il tango. Brave, eh… Però Zto Bale e mi appisolo.
Di sicuro è colpa delle medicine sperimentali per cui sto facendo da cavia, però sono quasi sicuro che in questo momento a XFactor/Sanremo ci siano dei Loompa Loompa femmine. Cazzo, non li avevo mai visti. I Loompa Loompa femmine, scappate dalla Fabbrica di Cioccolato di Willy Wonka, ballano assieme a Chiara che canta Le Mille Bolle Blu. Tommassini, in seguito a questa messa in scena è stato arrestato e portato in un carcere segreto della CIA. Una follia, con tanto di conclusione con Chiara appesa per aria.
E’ turno del ventilatore. Mettiamolo a velocità tre che deve cantare Sofia. La rocker più tosta del suo condominio canta: Nessuno mi può giudicare per la gioia di grandi e piccini.
Cristina D’Avena in confronto, è l’empia sposa satanica di Marilyn Manson.
Chiude la gara Marco, con Almeno tu nell’universo. Resisto fino a quando inizia a salire le scale. Poi basta. Mi viene il magone, dato che non mi vede nessuno, mi commuovo fino in fondo, con tanto di sospirone finale. Gli effetti collaterali delle medicine non c’entrano. E’ proprio Marco che è bravissssimo.
La si tira per le lunghe con un bel medley sanremerse, il giudizio dei BSOD, dei misteriosi zuccherini e delle misteriose caramelline, e poi una che cantava tanto tempo fa e adesso che ha finito i soldi torna. Ma sto dormendo, la sento in lontananza, la Imbruglia. Chi? La Imbruglia. Ah, vabbè.
Si chiude il televoto. Allo scontro finale andranno Chiara e Sofia.
Sofia ormai è abituata. Infatti per lo scontro finale ha stretto un accordo con Il Paradiso della Pala, un negozio di ventilatori sulla vigevanese, che sponsorizza la parte cantata a cappella. Chiara un po’ meno. Ma sotto sotto lei lo sa che è colpa di una delle messe in scena più deliranti di tutti i tempi.
Attacca il ventilatore che Sofia deve cantare. Qualcuno può dirle che fare il uàn tù trì quando si canta con una base e non con un gruppo è molto pericoloso? No, perché al limite il gruppo segue te, ma la base no. Per cui ti è andata solo di culo se il tipo ha schiacciato il tastino Play a tempo con il tuo uàntùtrì. A cappella però mi piace.
Cantano le loro robe. Io ormai sono un essere rantolante e fischiante, che vive circondato da fazzoletti di carta che saltellano qua e là come piccoli Vombati.
Morgan manda a casa Sofia. Dopo averle detto che comunque la stima.
Claudia Mori manda a casa Chiara. Dopo averle detto che comunque la stima.
Mara Maionchi, dopo un discorso che Facchinetti non capisce fa quello che deve fare e manda a casa Sofia.
Per fare un discorso non comprensibile per Facchinetti, basta mandargli una cartolina dal mare.
L’Imbruglia viene messa tra i giudici. Anche lei si chiede il perché.
Comunque sia, visto che siamo alla nona puntata e dobbiamo tirare fino alla tredicesima, lo sai anche tu che cosa serve adesso. Serve un po’ di carne da macello. Un agnello sacrificale. Qualcuno di nuovo. Un paio di sagome di cartone. Ed eccole qua.
Morgan propone Angelo. Rigido come un pezzo di compensato, canta the show must go one. Mah…
La Mori propone Paola. Che canta un pezzo di Bjork. Come tutti i pezzi di Bjork mi mette addosso un’ansia tremenda che confina nel terrore assoluto.
La Maionchi propone gli Spencer WIFI. In pratica una boy band all’amatriciana, Si sparano pose e mossette. Forse hanno dei tastini sulla schiena e le pile non so dove. Tipo i pupazzi che vendono gli abusivi sui lenzuoli.
Fatto sta che a nessuno frega del mio terrore.
Il pubblico da casa decide che sarà Paola a fare l’agnello sacrificale per la prossima puntata di X Factor.
A meno che non canti nuda assieme alle Yavanna.
Sto per schiantarmi a terra felice, ebbro dei miei virus, quando mi rendo conto che manca qualcosa. Tipo quando parti per le vacanze e all’altezza di Cantagallo Ovest ti rendi conto che hai dimenticato la nonna in cantina. Che cosa manca? Che cosa manca? Cazzo!
Non c’era Carlo Pastore! Forse qualcuno si stava divertendo con lui.
Mi dispiace.
Ore 00-17, fine della nona puntata di X Factor.

Le altre puntate sono qui.
Ringrazio Leo per l’aiuto prezioso.
Ringrazio il termometro che mi dice qualcosa in una lingua sconosciuta.

martedì, novembre 03, 2009

Luuuucca!



E' stata una Lucca pazzerella. Con troppo di tutto, compreso il freddo, a cui ero impreparato.
Tra sabato e domenica mi sentivo come se mi avessero preso a bastonate.
Ho visto e parlato con un casino di persone, ed era solo la metà delle persone con cui mi dovevo vedere o parlare. (Isa: No, non ero io quel pelato là)
Non ho saluto tutti per bene e non ho dedicato a tutti il tempo che meritavano.
Sopratutto a Skiribilla che mi ha beccato in un momento di down colossale.
Scusami!
Per il resto... Sono stati dei giorni pazzerelli.
Lo staff dell'organizzazione con me è Fede è stato gentilissimo e disponibilissimo, e ringrazio tutti.
Ringrazio Alessio che mi ha portato i fumetti!
Ringrazio tutti quelli che hanno trovato il tempo di salutarmi e di chiacchierare un po', nonostante la bolgia, Vodafone impazzito e orde di cosplayer.
Di nuovo, mi scuso se con qualcuno sono stato sfuggevole, ma ormai ho una certa età e le mie energie sono limitate.
Ho delle novità pazzerelle per quanto riguarda il lavoro, ma si sa, Scaramanzia mi impone di non dire niente.
Ho deciso che l'anno prossimo, la domenica, mi cosplayerizzerò anche io.
Per ora sto valutando i seguenti costumi:
John Belushi nella versione King Bee.
Steve Buscemi in Con Air. Però mi servono due persone che mi portano in giro.
L'Hare Krishna Zombi di Dawn of the Dead.
Varie ed eventuali.
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