mercoledì, settembre 30, 2009

Mail di lavoro.



Prosegue l'oscuro sodalizio tra il sottoscritto e il Maestro Alessandro Baggi. Stiamo ancora lavorando assieme su Dampyr, e l'altro giorno ci siamo scambiati un po' di mail lavorative.
E' bene che si sappia che Baggi conclude le sue mail così:

"Un saluto con unguicoli, e un leggero sfregamento del carapace toracico con la regione prono- scutellare."

Allora gli chiedo se posso citarlo sul blog, e lui mi dice di sì, aggiungendo che ha realizzato un serie di opere.
Tempera, Insetti Veri e scatole entomologiche.
La serie si chiama Bacheca Africana, e mi invia anche le foto.
Questa è una delle ottocentomila ragioni per cui adoro il mio lavoro.

Alessandro Baggi, Bacheca Africana.



martedì, settembre 29, 2009

Baaria Episodio 1



Lo dico subitissimo: Ho colto al balzo uno spunto che mi ha dato Nipresa.
Però, Minaccia Fantasma a parte...
C'è qualcuno che, senza urlare, con calma, possibilmente senza usare le parole: "paradigma" e "apotropaico" può dirmi per quale motivo devo andare a vedere questo film?

Dampyr 115!



Sfida alla Temsek
Soggetto e sceneggiatura: Diego Cajelli
Disegni: Alessandro Bocci
Copertina: Enea Riboldi

E' in edicola Sabato!
I disegni di Alessandro Bocci sono spettacolari, e in questa storia compare un tizio di cui parlavo un po' di tempo fa, in questo post.

Il riassunto non spoileroso è semplice:
I nostri tre vanno in un certo posto e scatenano l'inferno.
Penso di aver battuto i record di Commando. Per le atmosfere, la colonna sonora da scoltare mentre si legge, va piuttosto bene questo video qui:



Basta aggiungere degli AK47, un sacco di mostri e una vampira poco incline al dialogo.
E poi c'è l'amico di cui sopra...

New Yorkazilla 09 -tre-



La tessera della Metropolitana.
Perché Milano è l’unica città al mondo dove se vuoi fare una tessera della metro devi sposarti con un pilota dell’ATM?
A niùiorche vai in una qualsiasi stazione. Se non sei pratico con l’automatico, la chiedi al tipo nel gabbiotto e lui te la fornisce gentilmente. Dura una settimana, viaggi illimitati h 24. Conviene.
Da noi, la cosa più intelligente è il biglietto giornaliero.
Altrimenti devi andare all’ATM Point in duomo, con otto certificati, sei fotografie, la fedina penale, gli esami del sangue, la sana e robusta costituzione, i punti dell’Esselunga e un mazzo di fiori. Sperando di trovare aperto.

Caracas To go.
91E 7th St.
Ci si mangiano le Arepas. Tipo dei saccottini di farina di mais, riempiti come meglio credi.
Nel mio c’erano: petto di pollo grigliato, chorizo, fette di avocado e salsa chimi churri.
Il tutto preceduto da una zuppa di mais.
A pranzo, un Arepas e la sua zuppa prezzano 7 dolla e 95.

Staten Island.
Se non vuoi toccare la Statua della Libertà, ma ti basta vederla, e non hai voglia di fare un’oretta di coda, puoi prendere il battello per Staten Island che ci passa vicinissimo.
E’ gratis.
Sali, navighi, guardi la statua, scendi. Se non hai voglia di farti un giro a Staten Island, prendi il battello successivo e torni indietro.
E’ pienissimo di turisti furbetti come noi, che si accalcano per vedere la statua.
I pendolari veri dormono tutti.

Equinox.
E’ una catena di palestre, un posto da superfitness.
- Sei andato a NY a fare sport? Ma sei pazzo?!
No, in palestra ci ho fatto colazione.
Anche se non sei socio, puoi entrare e andare al baretto. Servono dei succhi di frutta e di frullati fatti al momento e un caffè buonissimo.

La mancia.
Tassista Indiano: E quindi fa: XYZ..
Diego che non capisce i numeri in nessuna lingua: Eccoti W!
Tassista Indiano: Mhhhhh.
E poi se ne va.
Fede: Mi sa che gli hai dato poca mancia.
Allora Diego ferma il taxi e si infila con la testa nel finestrino.
Diego: Non ti ho dato abbastanza mancia, vero?
Tassista: Non me l’hai data per niente!
Diego: Ecco!
Tassista: Grazie!
Diego: Scusami, sono straniero!
Tassista: Anche io.

Mara’s Homemade.
342E 6th St.
E’ in assoluto il mio posto preferito a NYC, ed è la seconda volta che ci vado.
Cucina Cajun, assolutamente da provare.
Questa volta: Polpette di alligatore, granchi, una sfilza di costine di maiale e nonhocapitochecosa al mais.

La linea espressa.
Sulla linea espressa della metropolitana a New York, c’erano due che si erano persi a Pagano.
Dovevano andare a Rho Fiera e a Inganni gli è venuto in panico.
(Questa la capiscono solo i milanesi)

(Continua...)

lunedì, settembre 28, 2009

E invece no!



Oltre a farmi bello, e a gongolarmi quando mi fanno i complimenti, mi sembra giusto dire anche quando le cose non vanno mica tanto bene.
Nonostante le mie speranze, ai lettori di Zagor la mia storia dell'Almanacco, sta facendo schifo di brutto. Tipo che sui forum spiritoconlascuriani da "Nessuna pietà per Coleman", si è arrivati velocemente a: "Nessuna pietà per Cajelli".
Mi sa che non ci siamo capiti, e che non ho trasmesso a dovere quello che volevo trasmettere con quella storia.
Ed è la cosa più grave che può succedere quando scrivi.
Comunque sia, c'è un elemento positivo: E' la mia ultima storia per Zagor, gli aficionados dello Spirito con la Scure dovrebbero rallegrarsene!

venerdì, settembre 25, 2009

Carlo e Pastore.




AGGIORNAMENTO DOMENICALE DELLE 16.40!
Come dire... Il Blog-Apposta è stato fatto.
Carloepastore.blogspot.com
Fase molto beta, si attendono miglioramenti.



Lo sapevo, dannazione, che mi avrebbe preso la mano.
Dato che sono un amante della continuity, e sul post di X Factor ho cominciato da 145, adesso mi tocca scrivere tutti i precedenti 144.
Anzi. Non è che magari mi dai una mano?
Posta pure i tuoi metodi nei commenti. Una commissione di esperti valuterà le proposte, e poi mi sa che verrà aperto un Blog-Apposta.
I nomi degli autori dei metodi selezionati verranno chiaramente citati in calce.

Metodi per divertirsi con Carlo Pastore #144:
Recarsi nella più vicina base segreta della CIA. Suonare al campanello. Entrare con sicumera nella stanza degli interrogatori. Indicare Carlo Pastore dicendo a tutti gli agenti presenti:
- Lui ha le branchie, e il waterboarding lo rilassa come una seduta di massaggi.
Aspettare per vedere l’effetto che fa.

Metodi per divertirsi con Carlo Pastore #143:
Recarsi nel più vicino pianeta alieno. Entrare nel relitto dell’astronave biomeccanica. Raggiungere serafici la stanza dove la Regina ha appena deposto la sua covata.
Posizionare Carlo Pastore davanti alle uova, dicendogli:
-Su questo pianeta è Pasqua. Quello è il tuo uovo. Se hai un momento di pazienza, la sorpresa esce da sola.
Aspettare per vedere l’effetto che fa.

Metodi per divertirsi con Carlo Pastore #142:
Recarsi nel carcere di Folsom, in California. Raggiunto in cortile, avvicinare in membri della Black Guerrila Family, sottobraccio a Carlo Pastore, esordendo con:
- Ciao cari! Lui e i suoi amici del Ku Klux Klan dicono che avete un gran senso del ritmo e che giocate bene a basket.
Aspettare per vedere l’effetto che fa.

Metodi per divertirsi con Carlo Pastore #141:
Recarsi nell'operosa fonderia più vicina. Calcolare bene i tempi, affinché Sara Connor, John Connor e il Terminator siano già riusciti a distruggere il T1000.
Quando il Terminator inizia a calarsi nel crogiolo di metallo fuso, palesarsi dicendo:
- Ehi, Terminator! Hai dimenticato il tuo zaino!
Lanciargli Carlo Pastore.
Aspettare per vedere l’effetto che fa.

giovedì, settembre 24, 2009

X Factor 3, terza puntata.



[Nota: Scusami. Il pezzo è lunghissimo. Ho perso la mia capacità di sintesi verso le tre.]

Alle 21.05, un’apertura trionfale con maico gecson, Facchinetti e il gruppo di ballerini: Io-ci-sto-un-sacco-dentro-e-tu?, danno inizio alla terza puntata di X Factor. Sarà in un'unica manche, dedicata agli anni ottanta. Olè.
Si inizia con il primo ospite: Neffa, che va lì a cantare il suo nuovo singolo.
Il pezzo è un bel tappeto musicale pop. Anzi, un tappetino. Anzi, uno zerbino, valà. Non appagati a sufficienza dalla vacuità dei minuti trascorsi, Facchinetti intervista Neffa. Il risultato sono una serie di pensierini. Potrebbero concludere con: W me, W te, W il prof quando non c’è.
Si tira un sospiro di sollievo, e alle 21.15 inizia la gara.
Inizia Marco, con Notorius dei Duran Duran. Canta indossando un grosso paio di occhialoni a specchio. Le sue sopracciglia, gelose perché vengono coperte delle lenti, si arrabbiano. Litigano con lui ferocemente, costringendolo a levare gli occhiali alla seconda strofa.
Marco è circondato da dei ballerini vestiti come Michael Douglas in Un Giorno di Ordinaria Follia. Ballano a scatti. Ogni tanto, in video, compare per pochissimi secondi un impronta digitale. E’ l’impronta del pollice di Carlo Pastore. Deve dimostrare di avere il pollice opponibile, altrimenti lo prelevano quelli della L.I.A., accusando la Rai di maltrattamenti sui roditori.
Fatto sta che Marco ci crede, e canta il pezzo abbastanza bene.
E’ il turno dei Re della Mezzaporzione, gli A&K. E’ notizia certa, nello staff degli autori di X Factor oggi c’era come ospite J.J. Abrams, quello di Lost. Con una grandissima trovata narrativa, ai Re della Mezzaporzione fanno cantare Survivor di Mike Francis. Un colpo di genio di sceneggiatura, che si capirà solo alla fine. Proprio come in Lost.
Che dire della performance degli A&K?
Io dico: Sequenza di approssimazioni, sviluppo di Maclaurin, e sviluppo di Fourier. Ogni altro commento è inutile.
La si tira un po’ per le lunghe, e Claudia Mori mi sorprende. Ne ero terrorizzato, adesso invece, nutro per lei una stima sconfinata, che si sconfina sempre di più.
Arriva Francesca, che canta Nothing Compares di Sinead O’Connor. Ha un fioccone in testa realizzato con la tenda del Circo Medrano. Oppure è una parabola della NASA per comunicare con Zeta Reticuli. Francesca canta. I suoi boccoli mi rapiscono nuovamente e sogno di nuotarci dentro, perdendomi nelle sue rotte tricologiche fino ad un alba al cyclomethicone.
E’ il momento di Silver e della sua chitarrina. Canta: Vita, in una scenografia di origami.
Forse va bene, forse no. Il vero problema è la giacca. Un vero pezzo vintage, realizzato con la tappezzeria interna di un autobus di Belgrado. Silver è carino, ma forse il pezzo non era molto adatto per lui.
Si perde poco tempo, ed è il turno dei Luana Biz, cantano Club Tropicana. Le tope che ballano sui cubi, sommate al tripudio di miccette e luccicamenti mi distraggono. Il problema dei Luana Biz è che mi vogliono essere simpatici per forza. Mi vogliono fare i sopra le righe per forza. I pazzerelli per forza. E secondo me, prima di tutto dovrebbero riuscire a cantare in modo decente.
Sorpresona, mi si aggiunge un quarto giudice: Daria Bignardi.
Adoro Daria Bignardi. Non si sa come, ma è riuscita a far dimenticare a tutti che ha condotto lei la prima edizione del Grande Fratello. C’è gente che è stata costretta a cambiare nome, faccia, sesso, stato, professione, per molto meno.
E’ turno di Damiano, con Bandiera Bianca di Battiato.
Canta su un cumulo di rifiuti, con un video incendio alle sue spalle. Poi via via si spoglia, e rimane in canotta. La canottiera è quella di Celentano. E’ stata la Mori a prestargliela.
Non riesco ad appassionarmi a questa edizione di X Factor. Damiano è l’unico che mi dice qualcosa.
Il problema è che non ho ancora capito che cosa, visto che probabilmente, di suo proporrà un tipo di musica che scaglierà le mie palle in Amazzonia al primo accordo.
Ci sono un po’ di scazzi tra i giudici. Si procede come sempre. La Mori però non ci sta. Mi sta piacendo molto, lei non sta gestendo la cosa in modo da ottenere un successo personale. Giudica tutti i cantanti in modo onesto, e lo sottolinea.
La Bignardi, dice qualcosa tipo: “Sarò io che sono ignorante, ma…”
E’ il momento di notare che in televisione, quando qualcuno dice di essere ignorante, il pubblico esplode con un applauso.
Questa reazione dovrebbe scatenare un lungo dibattito sul media in questione. Ma invece no.
Clap clap clap clap clap.
Alle 22.30 arriva Eros Ramazzotti.
Io non ho mai seguito Eros Ramazzotti. Per me Ramazzotti era la roba trasmessa dalle autoradio di quelli che stavo per mandare affanculo in circonvallazione.
Fatto sta che canta. In me nasce l’impellente necessità di controllare accuratamente lo stato di conservazione dello strato di intonaco sotto i muri perimetrali del mio appartamento.
Finisco e quello sta ancora cantando. Con Morgan. Poi arrivano tutti i cantanti di X Factor e la chiudono con una grande caciara: Anvedi, ecco Marino, la saaagra del buon vinoooh.
Poi riprende la gara. Con Ornella che canta Non Sono una Signora.
Ornella, vestita con un composit di tovaglioli rubati alla mensa della RAI, parte bassa. Tipo che se partiva un po’ più bassa le veniva fuori la voce di Barry White.
Onestamente? Un giapponese ubriaco, in un Karaoke di Ulan Bator, con un paio di pantaloni in acrilico di tre taglie più piccole, con un impianto audio al cherosene, sdraiato in una vasca da bagno di ghisa con i piedi di leone, mentre passano gli elicotteri di Apocalypse Now, con quel pezzo della Bertè se la sarebbe cavata meglio.
Attenzione attenzione, è il momento delle Yavanna.
Inizio a chiamare Sauron, l’oscuro signore Mordor, per rinchiudere le tre elfe di Cuneo in una cella di Barad-dûr, quando…
Quando ai miei occhi mi si presentano acchittate a metà tra le Bangles e le Apolonnia Six. E senza orecchie. Cantano Babushka di Kate Bush. Sarà l’assenza di ‘recchie, ma metto giù il telefono in faccia a Sauron, e le ascolto. La loro esibizione mi piace alquanto.
Da sempre, il cotonato mi rende pepato.
Senza un attimo di tregua. Claudia Mori si scaglia contro gli autori di X Factor. A parte che prendersela con degli autori televisivi è tanto giusto quanto lo è aiutare ad attraversare una dolce e minuta vecchietta, Claudia ha ragione. Fanno dei giochetti del cazzo, da programmino venturino.
La Mori si incazza proprio. Ora. Mettiti nei panni di un autore televisivo. Di solito hanno a che fare con della gente che venderebbe la propria madre ad una multinazionale del farmaco per degli esperimenti scientifici pur di essere in tivvù. Ora hanno a che fare con la Mori, che di sicuro, è lì perché gli sembrava divertente e non perché ne aveva bisogno.
Infatti lei ci va giù dura. La mia stima nei suoi confronti, assume le dimensioni del Montana.
E’ il turno di Sofia. Canta Overdose D’Amore di Zucchero, mixata con I Love Rock N’Roll di Joan Jett. Tipo che Sofia il rock non l’ha mai visto nemmeno dipinto, e si sente. E’ che ogni tanto si fissano con queste cose. Perfino Alvin & The Chipmunks sono più rocche e trasgressivi di Sofia, la vedi. Indossa dei vesititini (da punk, per giunta) che non ha mai messo nemmeno a carnevale.
Finisce lo strazio e si ritorna alla Mori Vs Autori.
Prosegue nella polemica. La mia stima nei suoi confronti assume le dimensioni dell’Asia.
E’ il turno di Chiara, vestita e pettinata come Meatloaf dei bei tempi che furono. Canta I Want to Break Free dei Queen. Con Morgan in video che fa le pulizie come Freddie.
Chiara è brava, ogni tanto si incasina con l’inglese, ma il pezzo mi piace.
Pubblicità.
Al rientro, in seguito alla polemica di prima, Claudia Mori non c’è. La mia stima nei suoi confronti assume le dimensioni di questo quadrante dell’universo.
Prima che scoppi il panico, torna. Il pubblico bu-ueggia. Ma è lo stesso pubblico che applaude quando qualcuno dice di essere ignorante
Danno la parola a Carlo Pastore.
Metodi per divertirsi con Carlo Pastore #145:
Recarsi nella più vicina fabbrica di ghiaccio gestita dalla mala cinese, che la usa come copertura per il traffico di droga. Attendere sereni l’arrivo di Bruce Lee.
Aspettare che Bruce Lee rompa il cubo di ghiaccio, scoprendo la droga. Quando inizia a menare tutti, mettergli davanti Carlo Pastore dicendogli:
- Bruce, questo qui è il capo. E ha detto anche sei uno stronzo e ce l’hai piccolo.
Aspettare per vedere l’effetto che fa.
Arriva l’esito del televoto. I due che andranno alla sfida finale saranno gli A&K e Francesca.
Uno di loro andrà a casa.
Cantano quello che devono cantare. (Vado veloce, questo pezzo è già lungo. E comunque, se hai seguito Lost lo sai già chi uscirà.)
Infatti, eliminati proprio da zia Mara, escono gli A&K. Quelli che non ne sono contenti, sono quelli che stavano ancora cercando di capire il motivo della loro presenza.
Ma non è mica finita qui. Arrivano tre cantanti nuovi, uno per categoria, e il televoto deciderà chi sarà la new entry di oggi.
Iniziamo con Patrizio. Nome indiano: Ciuffo Esagitato. Che canta un pezzo degli Ark.
Così così. Niente de che.
Poi arrivano i Charms. Quattro attori di televendite, tre Pupazze e un Pupazzo, che cantano Tropicana Yeah. Una performance da villaggio turistico per svantaggiati, con un arrangiamento armonico più prevedibile della seguente situazione: Il Capitano Kirk, Spock e Ciccio della Sicurezza si teletrasportano su Nebula 6. Chi verrà ucciso dai funghi assassini cannibali?
E poi c’è il loro atteggiamento. Fastidiosissimo. Soprattutto quello di Pupazzo. E poi c’è Pupazza che ha fatto un corso di dizione, e parla con quella fintissima voce impostata che hanno tutti quelli che hanno fatto un corso di dizione. Cazzo. Sbaglierò la pronuncia di tutte le polisillabe tronche, ma perlomeno parlo come un essere umano e non come il Grillo Parlante della Clementoni.
L’ultimo è Mario, nome indiano: Ciuffo Veemente, che canta Personal Jesus dei Depeche.
Ha un timbro molto particolare. Lo trovo interessante.
Aspettando l’esito del televoto, danno ancora la parola a Carlo Pastore.
Metodi per divertirsi con Carlo Pastore #146:
Recarsi nella più vicina base dell’Aeronautica Americana. Entrare nell’hangar in cui sono tenuti gli Stealth, poco prima del loro decollo per una missione segreta.
Posizionare Carlo Pastore proprio dietro ai reattori, dicendogli:
- Aspetta lì e dimmi se funzionano le frecce.
Dire al pilota che è tutto okay, alzando il pollice, e fargli accendere i motori.
Aspettare per vedere l’effetto che fa.
Arriva l’esito del televoto. La tensione è palpabile. Tanto palpabile che La Tensione non ha nemmeno sporto denuncia per mobbing.
Fatto sta che il pubblico da casa, decide che sarà Mario a entrare come nuovo concorrente.
Di nuovo, quel geniaccio di Morgan ha aggiunto una carta al suo mazzo.
Fine della terza puntata di X Factor.

mercoledì, settembre 23, 2009

Nessuna pietà per Coleman!



Oggi arriva in edicola l’Almanacco dell’Avventura di Zagor. Dentro c’è una storia firmata dal sottoscritto e disegnata da Roberto D’Arcangelo.
L'almanacco è molto bello, e c'è un imperdibile articolo sui film di Kung Fu.
Per quanto riguarda il fumetto... Sono 94 tavole fitte fitte di azione, inseguimenti e pim pum pam.
Dal mio punto di vista il plot è molto classico, con un paio di sterzate verso il noir puro, a cui però ho messo i vestiti del western.
Un tutti contro tutti, con Zagor nel mezzo.
Ho scelto la via narrativa della mancanza assoluta di redenzione, con cattivi che rimangono cattivi fino all’ultimo, senza nemmeno un pizzico di apertura sul finale.
Spero che gli zagoriani la apprezzino, visto che è la mia ultima storia per lo Spirito con la Scure!

martedì, settembre 22, 2009

Battlestar Galactica, terza stagione.



- Attenzione agli spoiler -

Ho ancora i postumi del finale della terza stagione.
Se BSG può essere considerato una sorta di specchio fantascientifico dell’ammerica, dei suoi sogni e delle sue paure, la lunga cavalcata verso il finale è incentrata su un tema che al sottoscritto, vivente in Italia, non sfiora nemmeno l’anticamera del coinvolgimento emotivo.
Un processo. Un Legal-Fanta-Thriller, dove si cerca la verità (addirittura) dove il presidente non mente, e affronta i giornalisti, con la giuria i testimoni e tuttoquanto.
Penso a quel processo, penso a quelli che non vengono celebrati da noi, e non mi scatta il patto di complicità. Ma proprio per niente.
Sarà che non hanno mai visto all’opera un Cylone di nome Ghedini.
E’ lo stesso motivo per cui, divagando telefilmicamente, non riesco ad appassionarmi al 100% a Lie to Me. Che è scritto bene, recitato meglio, diretto così così, ma si basa sul concetto di farti tana.
Tana! Ti ho beccato, stai mentendo!
E allora?
Ieri per dire, c’era questa scrittrice che non era mica vero che aveva vissuto in prima persona le atrocità che aveva descritto nel suo libro. Pensa te, la sua casa editrice paga i due consulenti per sapere se dice le buggie oppure no. Dice le buggie e ferma il libro, già tirato in bummigliaia di copie.
E J.T. Leroy? Non se lo ricorda più nessuno?
Sempre ieri, si è presentato il nodo gordiano di tutti i gialli dialettici. Quel fottuto nodo che non ho mai sopportato dai gialli degli Hardy Boys che leggevo da bambino in poi.
Ovvero: Quelli che stanno per farti tana riuniscono tutti in un tal posto. Il salotto con il camino per Ellery Queen, la sala da pranzo per Poirot, la sede della società che ti fa tana per Lie to me.
Riuniscono tutti, per sputtanarti dialetticamente, seguendo le regole del genere. E tu, che sei colpevole, ci vai. E ti fai fare tana. Scoppi e confessi. Tlack, manette.
Ma come? Ho fatto fuori uno e vado a farmi fare tana? Così? Disarmato?
Ma io mi porto dietro un M60 a nastro, uccido tutti e scappo in Messico.
Tornando a BSG.
Fatto sta che fanno il processo a Baltar, sempre più nazareno e sempre meno scienziato.
Poi ci sono quelli che sentono All Along The Watchtower di Jimi Hendrix. (Rifatto in chiave etno) Poi torna Kara.
Poi finisce la stagione.
E io non capisco. Non capisco se sono di fronte ad un finale alla Scooby Doo oppure no.
Non ho ancora capito se mi è piaciuto. Di sicuro, non è al livello dei finali delle due stagioni precedenti.

New Yorkazilla 09 - due -




Il Candy Hostel.
Occhio che quando arrivi al 316W della 95esima, non c’è nessuna insegna. In verità l’ostello ha un doppio ingresso uno sulla 95 e uno dall’altro lato dell’isolato, al 315W della 94.
Quello sulla 94 è il principale.
A noi è andata benissimo. Una stanza molto grande, con un letto piuttosto piccolo, ma comodo.
Stanza pulita, bagno in comune pulito.
L’unico problema con il bagno, è che non c’è niente per asciugare per terra quando quello prima di te ha allagato tutto facendo la doccia.
Gli asciugamani sono puliti e comunque li puoi cambiare quando ti pare.
Il Wi Fi è aggratis nella lobby e il segnale è molto buono.
Il tizi che gestiscono l’ostello a me sono sembrati simpatici.
Per il resto. Se sei un tipo da ostello come noi, è tutto ok. Se NON sei un tipo da ostello, ricordati sempre quanto hai pagato e sorvola su alcune cose, tipo le porte che sbattono, le lenzuola pulite ma con dei buchetti, e i turni per andare in bagno.
In rete c’è scritto che si può pagare solo in contanti. Non è vero. Puoi usare anche la carta di credito.

Key West Diner.
Broadway, 94E.
E’ vicino all’ostello e ci abbiamo fatto due volte colazione e una volta cena.
Colazione ammericana con fritelle e sciroppo, caffè, succo di arancia per Fede.
Uova, pancetta, patate, toast caffè, per me.
Cena con hamburgerone gigante per lei, e filetto di manzo con insalata mista e spicchi di mandarino per me. (Buono e morbido, ma troppa erba in verità. E’ che avevo capito male la descrizione del piatto) Birrette varie.
Si spende poco.
Quando abbiamo fatto colazione la prima volta, Fede ad un certo punto sgrana gli occhi e per poco non caccia un urlo.
Due tavoli più in là del nostro, faceva colazione Anne Meara, che è la mamma di Ben Stiller, moglie di Jerry Stiller, ed è nota a tutte le fan di Sex & The City, per il ruolo della madre di Steve Brady.
Nella foto qui sotto, con suo marito.



Il Uai Fai.
Pare che qui ti diano un AI Fono assieme alle patatine, visto che ce l’hanno in mano tutti.
Comunque sia, la città è coperta da un fittissima rete di nodi uai fai aggratis.
Alcuni hanno nomi bizzarri tipo:
Ringrazia Jack.
Non abusare di me.
Non ho messo la psw.
Benvenuto al village.

Redhead.
349 13st.
E’ un gastropub. Così vengono chiamati i Pub che propongono una cucina particolare.
Andiamo al Redhead, specializzato in cucina americana degli stati del sud.
Si inizia accompagnando la birretta con delle noccioline saltate nel grasso della pancetta. Squisite. Un po’ dolci, un po’ salate.
Io e Danielle prendiamo: coscia di anatra accompagnata con crema di mais, dandelion greens (che non sono capace di tradurlo) e more.
Fede opta per un classico pollo fritto buttermilk, accompagnato con spinaci novelli, lamponi e mandorle.
Davide sceglie un hamburgerazzo colossale, con white ceddar, lattuga, patatine ruspanti e cipolla rossa.
Torniamo a casa con una confezione di noccioline al bacon.
Ottimo posto, come sempre scelto da Danielle, che senza di lei New York non è la stessa cosa.

Capirsi.
La cosa buona, con l’inglese, è che se io non capisco quello che mi dice qualcuno, questo qualcuno non capisce quello che gli dico io. E’ non capirsi paritario.
Dato che poi ripetono sempre il termine che non hanno capito, io faccio una fatica bestia a capire la differenza rispetto a come l’ho pronunciato io senza essere capito. Ma fa niente, misteri dell’inglese.
Posso dire che mi da fastidio quando mi chiedono da dove vengo, rispondo Italia, e poi si mettono a dirmi quattro parole in spagnolo?
Mi da meno fastidio che essere preso per il culo per Berlusconi come mi è successo a Londra.
Anzi. Scambio volentieri Berlusconi con tutti i bueno, gli adios, dos e i tres che vogliono dirmi gli anglosassoni.

Il Dentifricio.
Era finito e andava comprato. Entriamo in farmacia e ci fermiamo davanti al tempio dei dentifrici, la galassia dell’igiene dentale, l’inferno della placca. Un monolite di sei metri con tutti i tipi di dentifricio del mondo. Dopo un ora prendiamo quello in offerta.
L’equivalente ammericano del dentifricio della Coop.
E’ un cuscino da divano pieno di dentifricio alla menta. Credo che si esaurirà più o meno nel 2012 e poi finirà il mondo.

Attraversare con il rosso.
E’ obbligatorio. Segui gli autoctoni e dopo un paio di giorni ti passa la paura. Quando attraversi con il rosso a NYC le auto non ti puntano come se attraversassi con il verde a Milano.

I Vigili del fuoco.
Mentre esploriamo i sotterranei del Yellow Rat Bastard con la merce un supersconto, suona un allarme e dopo un po’ arriva una squadra intera di pompieri.
Cinque o sei marcantoni di due metri, con tutta l’attrezzatura completa, con tanto di bombole, asce, maschere, stivaloni, caschi e tutto quello che è presente nell’immaginario collettivo. Metto seriamente in discussione la mia eterosessualità, e li guardo passare.
Comunque, i sotterranei del Yellow Rat Bastard con la merce in supersconto si rivela un gran pacco. La roba ha prezzi minimali sì, ma stai attento che la maggior parte della roba è rotta.

Lodge.
318 Grand Steet. Brooklyn.
Aragosta. Con contorno di pannocchia da sgranocchiare, purè, e un litro di burro fuso.
Che poi uno dice, l’aragosta è roba da sciuri.
Una intera, a testa. 16 dollari.
Con tutti gli attrezzi del caso, scovolino compreso.

Il Ponte di Brooklyn.
Quel giorno c’erano un sacco di spagnoli, e sembrava di essere alla marcia della paella.
Ne vale sempre la pena di farsi i quasi due chilometri sulle assi del ponte del vecchio Roebling. Se è tutto il giorno che cammini, può essere decisamente stancante, ecco, magari organizzalo come prima tappa. Comunque ci sono un sacco di panchine, su cui sedersi, riposare, fumarsi una sigaretta e guardare il panorama.
Attenzione che sulla pista ciclabile vanno a tutta manetta. Ti avvisano che stanno per investirti tuonando in un fischietto o mandandoti direttamente affanculo. Dipende dai casi.
Preparati psicologicamente all’inquinamento acustico.
C’è un gran rumore su quel ponte. Il casino che fanno le auto arriva da sotto, e poi ci sono i clacson, il vento, gli elicotteri, i turisti spagnoli che urlano.

(Continua...)

lunedì, settembre 21, 2009

Emma Thompson in infradito.



Che uno mette via la macchina fotografica a Times Square, si volta, e arriva Emma Thompson.
Mi sono arrangiato con l'AiFono.
Jenna Jameson in accappatoio però, non l'ho mica incontrata.

NYC Fashion Week 2009

Le avventure di Diegozilla Paparazzo a Bryant Park.
Il vero problema, è che non essendo esperto di moda, non conoscevo tutti i vip presenti. In più, i paparazzi ammmericani erano molto più alti e massicci di me, e il rischio di essere travolto era piuttosto alto.
Fatto sta che siamo stati lì un paio d'ore a cazzeggiare. Io mi sono infilato tra i paparazzi, che tanto quando hai una reflex in mano nessuno ti chiede niente.
Anche se ero quello con l'attrezzatura più scarsa nel raggio di 40 miglia.



Simpatico niùiorcano appassionato di moda.



Modelle in pausa.



Questa non so chi è, ma sono quasi sicuro di averla vista in Sex & The City.



Scarpe rosse.



Modella in arrivo.



Una bionda.



Sempre la bionda che si mostra.



Foto di quelli che fanno le foto alla bionda.



Misha Barton!
E' altissima, scazzatissima, bodyguardatissima, magrissima.
Le ho lanciato un panino con la mortazza.

New Yorkazilla 09 - uno -



Che poi uno va a New York per un sacco di ragioni tutte sue.
Io principalmente ci sono andato per guardare un po’ di cose, rivedere amici, rilassarmi con camminate estenuanti, questo e quello.
Mangiare cose strane era tra i vari motivi per cui sono andato laggiù.
La mia missione era assaggiare il famigerato Durian. Ma ho fallito.
Sono stato alla Chinatown Ice Cream Factory, unico posto al mondo dove fanno il gelato al Durian, ma mi hanno detto che era fuori stagione. Ecco. Come i posti in cui si mangiano le rane in quel racconto di Stefano Benni.
Fatto sta che la stagione del Durian è da giugno ad agosto. A settembre non si trova, nemmeno dagli ortolani chinatownesi che ci sono ad ogni angolo. Ecco un valido motivo per tornare a NYC.
L’orientamento culinario del mio viaggio newyorkese si avvertirà parecchio.

Sigarette.
Se fumi, sappi che un pacchetto di sigarette a Manhattan costa di più che mangiare in un locale economico.
Regolati di conseguenza.

Macy’s.
Se vai a New York con una ragazza, è probabile che ella manifesti il desiderio di fare shopping.
Può limitarsi a suggerirlo, o mettersi a urlare, a seconda di com’è il vostro rapporto. Tipo che ho visto mariti italiani trascinati da Macy con dei ganci piantati nel petto.
Se vuoi fare il figo con la tua bella, giocati la carta sconto.
Se vai allo sportello clienti, si trova nella mezza balconata, presentando il tuo passaporto, otterrai una tessera sconto del 10%.

Caffè
Abitualmente disprezzo l’esprezzo, e anche a casa lo bevo lungo. All’estero sono felice, visto che l’orrida bevanda in tazzetta non c’è.
Finalmente ho trovato un caffè che mi fa cagare. Quello di Tim Hortons.
E’ tremendo.

Il Giapponese Pazzo.
25 St. Mark Place. East Village.
Il problema di questo posto è che nemmeno i newyorkesi sanno come si chiama. Perché non ha un nome in inglese, e allora lo chiamano Crazy Japanese. (A casa, oggi, con calma, dopo una lunga ricerca in rete ho scoperto che si chiama Kenka.)
Sopra il ristorante c’è un negozio Punk, molto londinese, facci un giro mentre aspetti il tavolo che c’è il flipper dei Kiss.
Il Kenka è un delirio di grafica giappo vintage, godzilla, gamera, gigantografie di Sonny Chiba, musica tradizionale e piatti strani.
Già. Niente Sushi. Ma piatti bizzarri: paste, brodi, pene di toro, e un milione di altre cose aliene.
Prezzi molto economici.
Io ho mangiato trippa di maiale piccante e fegato di pesce. Non mi chiedere di che pesce perché non lo so.
Alla fine della cena, come dolce, ti danno un misurino per farti lo zucchero filato.
Te lo fai da solo, con l'apposito macchinario all'esterno.
Non mi ricordo quanto abbiamo speso. Meno di 20 dollari a testa, mi sembra.

Empire State Building.
Assolutamente devi fare i biglietti prima, on line, sul sito dell’Empire.
Non salti la coda per il controllo di sicurezza, ma salti quella per fare i biglietti. Significa ti stampi a casa il tuo biglietto, lo mostri a un simpatico addetto, e lui ti infila in un corridoio laterale che ti porta direttamente alle ascensori.
Il biglietto on line è aperto, una volta fatto puoi andarci quando vuoi e vale due anni.

Delight 28.
28 Pell Street. Chinatown.
Io e Fede ci capitiamo per caso, cercando un altro ristorante (vedi dopo) Siamo gli unici occidentali. I camerieri parlano qualcosa che assomiglia all’inglese, ma che inglese non è. Funziona così: Ti siedi e ti portano del Te al gelsomino.
Poi passa una cameriera con un carrello scaldavivande, pieno di piatti coperti con un coperchio di latta. Coadiuvata da un altro cameriere, alzano i coperchi dei piatti, spiegandoti in cinese di che cosa si tratta. Se non capisci bene il cinese, non c’è problema. Ti ripetono tutto, sempre in cinese, però urlando. Parlare inglese è inutile. Allora con la cameriera ci parlo in italiano. Non so come ma ci capiamo alla perfezione, con un gran scambio si sorrisi e inchini.
Alla fine prendiamo: Ravioli maiale e gamberetti, delle fettuccine larghe di riso, ripiene di gameretti, dei ravioletti bianchi con dei gamberi, degli orrendi involtini al sapone e delle palline ricoperte di sesamo con un ripieno di crema di castagne.
Spesa per due persone: 14 dollari.

Joe’s Shangai.
9 Pell Street. Chinatown.
Era il ristorante che cercavamo. Ci siamo andato il giorno dopo.
Il posto è grande e famoso, segnato su varie guide, ci sono parecchi turisti. I tavoli si dividono con altri avventori, per cui si fa amicizia.
Il posto è famoso per i ravioli. Dumplings come li chiamano qui. Perché vengono tutti qui a mangiare ravioli?
Perché fanno dei ravioli speciali con dentro il brodo. Nel raviolo c’è un sughetto oltre al ripieno di carne. Prendi il raviolo con le bacchette, lo appoggi su un cucchiaio, mordi il raviolo, il sughetto esce nel cucchiaio, lo bevi, poi mangi il raviolo.
Con un po’ di pratica, eviti le esplosioni di brodo bollente in faccia.
Buonissimo e consigliatissimo.
I ravioli ci sono anche brasati. E sono eccezionali.
Spesa per due persone: 15 dollari.

Questione di misure.
Attenzione. Ordinare una coca grande da Wendy, significa uscire dal locale abbracciando un secchio.

Please Don’t Tell.
Prenotazione obbligatoria. Clicca qui.
Arrivi all'indirizzo. Trovi un rude postaccio dove fanno Hot Dog. Un locale di quelli duri, con il pavimento appiccicoso e le pareti ricoperte di piastrelle.
Alla destra dell’ingresso c’è un cabina telefonica. Apri lo sportello a soffietto e componi lo zero. Qualcuno ti risponde. A quel punto si apre la parete interna della cabina telefonica ed entri al PDT.
Un posto elegantissimo, raffinatissimo, dove fai l’aperitivo.
Non ha più di cinque/sei tavoli. Prezzi milanesi.

Le pain quotidien.
E’ una catena, non è un granchè, in più servono la roba dei mangiarane.
Però ho fatto colazione di fianco a Lou Reed.
Giuro.
Ci siamo fermati perché c’era lui, mica per altro. E ci è pure andata bene, perché ci saremmo seduti lì comunque, anche se fosse stato un posto crudista in cui fare colazione con il frullato di fagioli e di erba gatta.
Come è messo Lou Reed?
E' invecchiato. Era in ciabatte. Però aveva il chiodo. Lì sembrava di casa, ed eravamo nel Pain Quotidien del West Village, tra la Hudson e Perry Street.

(continua..)

giovedì, settembre 17, 2009

X factor 3 seconda puntata

Qui a New York non hanno messo i maxischermi a Times Square
per cui non ho potuto vedere la seconda puntata di XFactor.
Un immigrato colombiano in metro mi ha detto che hanno eliminato
gli horrible porno stuntmen in ballottaggio con le yavanna, che Mara
si e' incazzata di brutto e che le sopracciglia di Marco si sono
prese un paio di giorni di vacanza.
Ebbene, le sopracciglia di Marco sono arrivate questa notte nel
mio stesso ostello. Appena si riprendono dal viaggio faro' a loro un
intervista in esclusiva per diegozilla.
Per il resto che dire... Certo che scegliere tra le yavanna e i h.p.s.
deve essere stata dura!
A quel punto potevano infilarli tutti in quel coso in cui martelli la
talpa e farci sfogare un po'.

lunedì, settembre 14, 2009

Nyczilla!

Aggiorno con l'IFono dalla lobby di un ostello Sulla 95 esima.
Ha piovuto fino a ieri. Pero' ho visto Emma thompson che passeggiava
per Times square. Le sigarette sono aumentate un casino.
Gli hot dog stanno sempre a un dolla.
Ora vado sull'empire.
Per quanto riguarda XFactor... Cercherò di arrangiarmi in qualche
modo. Tipo che invento tutto ed elimino le yavanna. Con gli huruk-kai.

venerdì, settembre 11, 2009

Ciao, neh!




Ci si vede quando torno, tra una settimanella.
Non fate troppo casino, mi raccomando.

X Factor 3, prima puntata.



Che poi sarebbe riassumibile in cinque parole: mi sono annichilito le gonadi.
Ma anche in tre: fagocitato dalla noia.
Comunque sia, per non deluderti ho resistito dalle nove e cinque fino a mezzanotte emmezza, senza nemmeno chiedere l’intervento dei caschi blu dell’Onu per fermare la violenta repressione in atto sulle mie parti intime.
Dopo un riassuntone dal quale evinco che: si sono versate secchiate di lacrime, ci sono stati un tot di casi umani, a Morgan sono andati gli under 25, a Mara di nuovo i gruppi e a Claudia Mori gli over 25, bim bum bam inizia la gara.
Entra subito la Mori, vestita da Belfagor con i capelli presi in prestito da Joey Tempest.
Morgan invece, i capelli se li è tagliati. La grandissima Mara è sempre Mara.
Si saluta la Ventura la si tira in lunghissima fin da subito e poi si comincia.
Iniziano gli A&K. O meglio, inizia la seconda formazione degli A&K. Che la prima non andava bene. Due ragazzi di Roma. Minchio e Scrotino.
Minchio è ricetto e ci crede tantissimo. Ma proprio tanto tanto. In più è anche allergico all’italiano.
Cantano un pezzo degli U2, risultando più inutili di un paio di calzini per un tricheco.
Scopro con piacere che la Mori è molto più simpatica del previsto.
E’ il turno di Ornella. Canta Malo di Bebe seduta su una poltrona di Star Trek. Il pezzo non mi dice assolutamente niente. Ma lei, Gina Velina, è destinata a rimanere per un bel po’, me lo sento.
Faccio la conoscenza di Carlo Pastore. Lo avevo intravisto nella mia televisione, ma non lo avevo mai ascoltato per più di un decimillesimo di secondo.
Mi dite che cazzo vuole Carlo Pastore?
Sono contento di averlo conosciuto, ora vorrei tanto presentarlo alla mia motosega.
E’ il turno di Damiano, con La canzone dell’amore perduto di De Andrè.
Damiano c’è. E’ bello come un naufrago gentile. Potrebbe essere un autore di fumetti edito dalla Coconino. Scenografia minima, bella voce. Piace.
Poi la Mori e Morgan litigano un po’. Questa puntata potrebbe finire domani mattina. E io, cacchio, domani mattina ho un aereo da prendere.
Fatto sta che arrivano tre elfe di Cuneo. Le Yavanna. Sorrido. Rai 2 le ha messe lì apposta per stuzzicare tutta la mia violenza repressa. Ne sono sicuro. Cantano Con Te Partirò, elfeggiando, agitando le orecchie di gomma, e svolazzando tra fumi e vestitini elfici.
Spero che il furgone dello spot della Tim guidato da un Nazgul irrompa nello studio. Non succede.
Le Yavanna sono piacevoli quanto lo è nuotare in una piscina piena di Napalm.
Tocca a Marco, l’unico cantante al mondo con le sopracciglia laureate alla scuola di Hokuto.
Canta Man in the mirror. Il suo timbro è bellissimo, mi piace un sacco. Bravo Marco.
Arriva Sofia. Chi è Sofia? Boh, è una che passava. Si mette davanti a un microfono ad asta in posa rocchettara e canta una roba dal titolo: Falco a metà. Non conosco il pezzo. Mi dicono sia di Grignani. Per un momento ho pensato che cantasse solo le consonanti di Rock Me Amadeus.
Falco a metà. (Questa battuta arriva solo se come me, sei sopravissuto agli anni ’80. Ah. E comunque è una battuta terribile. Ah, e comunque fa meno cagare della prima puntata della terza edizione di X Factor)
Poi basta. Finisce la prima manche. Dopo sei ore e mezza di arrampicata, ospitate di Noemi e Fiorella Mannoia, spezzoni e spezzetti, alle 23.05 si viene a sapere finalmente l’esito del televoto.
Alla sfida finale ci andranno gli A&K.
Ma va? Decine di trichechi perplessi con i calzini in bocca ringraziano.
Inizia la seconda manche. Io mi sono fuso geneticamente con il mio divano. Ora formiamo un organismo unico, in parte senziente e in parte letto con le doghe di legno.
Respiro a malapena. Ma se vuoi puoi cambiarmi la fodera.
La prima a esibirsi nella seconda manche è Francesca. Canta Gli uomini non cambiano di Mia Martini. Canta su una piattaforma rotante. Mi aspetto che da un momento all’altro scateni la Fiamma di Megalopoli agitando i capelli. E’ una Marge Simpson sferica. E’ favolosa. Vorrei passare una settimana in vacanza nei suoi ricci.
Affitterei l’agglomerato in alto a sinistra, accanto all’orecchio. Fisserei lì la mia amaca, e mi lascerei cullare mentre prende il tram.
Il pezzo non mi trasmette nessuna emozione. I suoi capelli invece, mi affascinano tantissimo.
Ecco qual è il problema di questa edizione. Non provo alcuna empatia per nessuno dei concorrenti.
E’ il momento di Chiara. Canta la versione in italiano di Smile di Chaplin: Se Mai.
Attorno a lei fumo e foglie autunnali. Sì, ha una bella voce. Ma quando canta qualcuno di quel tonnellaggio si sa che ha una bella voce. Avrei osato un po’. L’avrei infilata in un completo burlesque facendole cantare Il Ballo di Simone.
Di nuovo, fanno parlare Carlo Pastore. Punzecchia Morgan.
Mi dite che cazzo vuole Carlo Pastore?
E’ la seconda volta che lo vedo, è già ho voglia di fargli fare la stessa fine di Joe Pesci in Casinò.
Dopo un risibile, inutile, termometro del crollo dei valori dell’emisfero occidentali, sfoggio di vuotezza siderale carlopastoriana, salgono sul palco gli Horrible Porno Stuntmen. Praticamente Biff Tannen di Ritorno al Futuro e i suoi amichetti.
Cantano una cover rockabilly di Tainted Love fuori tempo massimo. Non ci sono con le voci, e fare i pirla non significa essere innovativi. Inascoltabili.
Dopo di che, arriva Francesco. Un divo dei fotoromanzi anni ’70. Canta You so vain dal corridoio. O forse no. Comunque l’impressione è quella. O canta da un garage del Gratosoglio e sul palco c’è un suo poster strappato da Grand Hotel, oppure non va mica tanto bene.
Quando è il turno di Silver, si sentono chiaramente gli ormoni di tutte le sedicenni che stanno guardando X Factor fare PLOP come i tappi delle bottiglie di Champagne. Canta Rimmel, e lo fa con il suo faccino acqua e sapone. E’ pronto per la copertina di Cioè, accanto a Zack Efron.
Chiudono la gara di Luana Biz, con Sono solo canzonette. Sono abbastanza bravi e hanno un po’ di energia. Ma non basta per tirarmi fuori dal profondo abisso di tedio nel quale sono sprofondato.
Mezzanotte e un po’. Ma posso stare tutto questo tempo ad agonizzare davanti alla tivvù?
Alla fine, con le ultime energie che mi sono rimaste prima di tramutarmi in una piastrella, hanno la compiacenza di dirmi chi andrà allo scontro finale:
Francesco. Il ballottaggio sarà tra lui e gli A&K.
Il mondo dei fotoromanzi anni ’70, contro Minchio e Scrotino.
Io li manderei a casa tutti e tre. Pago io il biglietto del treno se manca il budget.
Si mettono lì, e con la consueta prassi cantano quello che devono cantare.
La maratona è quasi finita. Vedo il traguardo. Ho superato il calo di zuccheri, la disidratazione, le visioni mistiche, i crampi, gli stimoli fisiologici, e ora, con gli occhi fuori dalle orbite e l’espressione stremata di uno che è arrivato dal Giappone a nuoto, sto per assistere al finale della puntata.
I giudici dovranno decidere chi mandare a casa. Mandate a casa me! Urlo.
La Mori, con grande sorpresa, emozione che riesco a manifestare con le mie ultime forze alzando di un millimetro il mio sopracciglio destro, manda a casa Francesco. Un cantante della sua categoria.
Onesta.
La Maionchi vota anche lei per Francesco e Morgan concede al divo dei fotoromanzi l’onore delle armi votando per gli A&K.
Minchio e Scrotino passano il turno.
Sorpresa: Claudia Mori.
Momento più basso: Carlopastore.
Momento più alto: Le due Televendite. Nella prima, Facchinetti leggeva una raccolta di Skorpio o di Lanciostory. Nella seconda, c’erano un po’ di Dylan Dog nella libreria sullo sfondo.
Fine della prima puntata di X Factor 3.

giovedì, settembre 10, 2009

UBC Dampyr!



"Il gioiello che non ti aspetti. E' vero che Diego Cajelli è ormai ufficialmente il vice-Boselli in grado di non far rimpiangere (quasi) mai il creatore della testata, e che Arturo Lozzi è rapidamente assurto a colonna dello staff dei disegnatori, ma una storia avulsa dalle svariate saghe che contraddistingono la serie poteva sembrare a prima vista un albo di passaggio. E invece "La nave fantasma" si rivela di gran lunga la migliore storia dampyriana da molti mesi a questa parte."

Con estremo gaudio, tripudio, orgoglio, melanzane, felafel e minipiner, segnalo la recensione del numero 113 di Damyr su Ubc!
Ci si arriva cliccando qui.
Dove?
Su Ubbiccì!
Fa rima.
Già.
E voglio anche quel teschio di cioccolato.

martedì, settembre 08, 2009

La mancolista!



Se non ce l'hai, non sei un vero appassionato di fumetti.
La mia, è composta per una buona percentuale da cose che ho prestato e che non sono mai più tornate indietro.

Dimmi le buggggie!



Viste ieri le prime due puntate di Lie to me, nuovo serial in onda su Fox. Non disperare, il pilota lo puoi vedere aggratis cliccando qui, senza nemmeno sentirti in colpa che è legale, vai tranqui.
Nel favoloso mondo telefilmico post Dottor House, pare che non si possa essere bravi a fare qualcosa (qualsiasi cosa) senza essere un po’ squilibrati.
Secondo me serve per far stare un po’ meglio quelli che non sanno fare niente, ma ci possiamo sorvolare.
Che cosa fa Tim Roth in Lie to me?
Fa uno che fa una barcata di quattrini beccando quelli che dicono le palle.
Plot con leggera detection, rivelazioni sui segnali corporei che indicano le emozioni, come si sgama uno che dice palle, personaggi vari su schema lineare e chiusura della seconda puntata con l’immancabile accenno ad un ghost nel passato del protagonista.
Guardabile? Sì, sicuramente guardabile.
Se non vivi in Italia.
Nel senso: Che ci frega a noi italici sapere che la macchina della verità portatile, commissionata dall’NSA, non funziona per niente?
Paghi la dovuta tangente, e al governo ce la vendi lo stesso.
Che ci frega a noi italici sapere che i giornalisti hanno sgamato un politico che va a donnine, e il suddetto mente rispondendo alle domande dei giornalisti?
Da noi manco ci rispondono alle domande.
Che ci frega a noi italici sapere che esiste la verità come concetto assoluto?
Basta un Ghedino qualsiasi per rendere assolutamente irrilevante il vero o il falso in un contesto penale, e male che vada, basta cambiare la legge.
Per cui, in sostanza, Lie to me è una seria bellissima.
Se vivi in altro paese.
Guardarlo da qui, è come vedere la Famiglia Robinson su una televisione a bordo di una nave negreria del diciassettesimo secolo.
Fai anche un salto da Garamond, ha un paio di chicche, che io da complottista ho apprezzato parecchio.

domenica, settembre 06, 2009

1.12.12 25.15.21.18 15 1.18.5 2.5.12.15.14.7 20,15 21,19



Che cosa è successo sabato alla seconda O Google?
Se, come si dice: "1.12.12 25.15.21.18 15 1.18.5 2.5.12.15.14.7 20,15 21,19", perchè viene prelevata proprio la seconda?
Che cosa è successo il 3 settembre del 1965?
E sopratutto, Giacobbo lo sa?

venerdì, settembre 04, 2009

Personaggi in pausa 2



- Hai visto? E’ arrivato e ha finito tutto.
- Già.
- Mi sembri perplesso…
- Perché continuava a riscrivere le mie battute?
- Hai presente quegli scrittori che nelle interviste dicono: ho scritto tutto di getto, gnà gnà gnà
- Sì.
- Ecco, lui non è uno di quelli. Gli piacerebbe, ma l’unica cosa che riesce a fare di getto è sbranare cibo cinese.

X Factor 3



No, ma dimmi.
Tu ce la fai sul serio a guardare la fase dei casting?
Di fronte ai vari casi umani mi sento a disagio, preferisco guardare filmati operazioni chirurgiche in alta definizione. Perlomeno il paziente è sotto anestesia, e difficilmente in sala operatoria viene preso per il culo.
Fatto sta che per documentazione, ieri mi sono fatto forza e ci ho dato un’occhiata.
La Ventura non c’è più.
Adesso c’è Claudia Mori.
Che è un po’ come dire: Quest’anno a scuola non ci saranno più i bulli a darti fastidio, però nella tua classe si è iscritta Erzsébet Báthory.
Sono impietrito dalla paura.
Di sicuro, se scrivo per tre volte il suo nome poi esce dallo schermo del mio computer e mi strappa il cuore dal petto.
Non a caso infatti, Mara Maionchi e Morgan, sotto i vestiti hanno degli amuleti di protezione. Un favoloso Sigillo di Re Salomone in oro bianco per Mara, e l’osso polverizzato dell’indice di Aleister Crowley contenuto in sacchetto di stoffa porpora per Morgan.
Non mi stupirei di vedere Ella muoversi scivolando a pochi centimetri da terra, senza camminare, come la suora dei Blues Brothers.
In sostanza, la Ventura mi era insopportabile, ma mi faceva molta meno paura.
Tra un paio di mesi, le puntate serali potrebbero essere la versione musical di un horror coreano.

giovedì, settembre 03, 2009

Similitudini e paragoni.



Oggi mi sento un po' come Uhura in bicicletta.

mercoledì, settembre 02, 2009

Di Disney, di Marvel, di topi e di ragni.



Si sa che ai giornalisti italiani piacciono un sacco le frasi fatte e le espressioni idiomatiche semplici semplici. Non mi stupisco quindi che, in un mondo giornalistico fatto di vittorie sul filo di lana, estrazioni da lamiere contorte, estati più calde del secolo, bollini neri, ennesime smentite, gente che sale a non ben definiti colli, piani anti pandemia e via discorrendo, l’acquisto del 40% della Marvel da parte della Disney sia stato percepito e raccontato come il topo che si mangia il ragno.
Riduttivo.
Non penso di sbagliarmi se dico che siamo di fronte alla più grande concentrazione di property intellettuali del mondo. All’interno di questo universo, se i paperi e i topi esistono ancora, è grazie all’impegno e al lunghissimo lavoro di autori e di strutture italiane. Ma è concetto troppo difficile per essere spiegato da un giornalista medio.
La questione che mi sta a cuore non è tanto se Topolino darà una mano al Punitore, quanto piuttosto: se Zack Efron ballerà mai assieme a Wolverine in un X School Musical.
E poi, visto che ci siamo:
Ci sarà un parco a tema sui Fantastici 4?
Namor e Jack Sparrow faranno a cazzotti?
Quando Hannah Montana uscirà a fare shopping con Kitty Pride dando saggi consigli alle ragazzine?
Ci sarà un canale satellitare dedicato alla Marvel?
Buffo eh, però in un certo senso può servire per intuire le dimensioni della cosa.

Fox Retro e questioni di imprinting



Dato che sono un attempato trent’ottenne, me la sto spassando di brutto con Fox Retro.
Dopo l'abbandono dei canali Rai su Sky, nel mio pacchetto mi sono ritrovato questa chicca.
Su Fox Retro stanno facendo un gran lavorone. La grafica è ottima, e le vecchie serie vengono gestite creando un metatesto preciso e dei percorsi tematici con il materiale che hanno in archivio.
Leggendo qua e là ho scoperto di non essere il solo a subire questa attrazione retro.
Riguardare oggi le vecchie serie che guardavo da bambino, a parte avvertire le parecchie ingenuità nelle trame, mi fa uno strano effetto. Sono quasi sicuro di aver imparato che cos’è un montaggio incrociato guardando CHIPS e ho formato il mio immaginario erotico con Charlie’s Angels.
Per cui, è tutta colpa di Jaclyn Smith, la mia favorita da sempre.
Ah, Kelly Garrett!
Beata innocenza. Ai tempi non sapevo nemmeno che cosa significasse Jiggle Tv, ma a quanto pare ha funzionato benissimo a livello inconscio.
A parte il piacevole effetto vintage, come sempre mi stupisco un bel po’ quando mi trovo di fronte a dei prodotti narrativi scritti prima dell’avvento del politically correct globale.
I protagonisti di allora potevano permettersi essere decisamente stronzi per i parametri di oggi. Modi veramente spicci nei polizieschi, parole proibite nelle sit com, sesso sessone e intrecci vari sulle navi da crociera, umorismo pungente, droga, sparatorie in mezzo alla gente, assenza di reggiseni sotto alle camicette degli anni ’70.
Il tutto in un qualcosa che non andava in onda in quarta serata, ma in prima, o al pomeriggio.
Era meglio?
Era peggio?
Non lo so.
Vedere Starsky & Hutch che tra una battuta e l’altra ogni tanto si comportano come quelli di The Shield, attaccando “gli afroamericani cattivi” ai muri, mi fa schizzare verso l’alto le sopraciglia.
Vedere il signor George Jefferson, un personaggio principale, caratterizzato sull’appoggio umoristico del suo cinismo e della sua meschinità, sicuramente mi fa ridere. Ma mi obbliga a
rivedere e in parte ridimensionare tutta la mia percezione del concetto di “scorretto” nelle serie moderne.
E poi c’è lei. Jaclyn Smith.
Ah, Kelly Garrett!
Vista a colori è ancora più bella.
(Urgh!... Questa chiusura dimostra senza alcun appello la mia anzianità)
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...