martedì, febbraio 24, 2009

In partenza...



Rapide comunicazioni di servizio prima di mettermi in viaggio.

- Ci vediamo a Mantova!
Torno venerdì, e sabato riparto sulla ferrariomobile diretto a quello che è diventato uno dei miei appuntamenti fumettosi preferiti.
Non ho impegni ufficiali, mi trovi bazzicante allo stand BD e forse, ma per ora non ti dico niente, anche da un altra parte...

- Metti che mi cerchi, usa la mail di Diegozilla su yahoo.

- Piccininno, stai tranquillo! Proprio ieri ho consegnato altre 10 tavole della tua storia di Dampyr.

- Non mi ricordo chi me l'ha chiesto, comunque lo dico qui:
No, a Bologna non ci vado.

- La lezione in FNAC di oggi pomeriggio sarà tenuta tutta da Maurizio.
Martedì prossimo, ci sarò solo io e parleremo di Generi Narrativi e costruzione dei personaggi.

- Mercoledì, i miei pupilli della Scuola del Fumetto saranno lasciati nelle capaci manine di Alex Crippa.

- Ho chiuso il gas?

A presto!

X Factor, settima puntata.



Decido di dare giusto un’occhiata all’inizio.
Purtroppo, la giacca indossata da Facchinetti è in realtà un simbiota alieno bitorzoluto con grandi poteri di controllo mentale. Il risultato è che mi sono visto tutta la puntata.
Si comincia alle 21.02 , con un ospite internazionale. James Morrison. Mi dicono che abbia vinto una tonnellata di dischi platino. Esce un cosino che si lagna nella mia tivvù, e io mi chiedo che cosa cazzo ascolta la gente.
Duetta con Ambra Marie e la Ventura piange.
Proprio come i coccodrilli.
Dopo un po’ di menate sulle tensioni della settimana scorsa, inizia la gara.
Matteo apre la prima manche, con “Broken Wings” dei Mister Mister. Residuato bellico degli anni ’80, che canta bene, ma che fa ricordare a tutti noi che negli anni '80 c’eravamo, quanto fosse palloso quel pezzo.
I giudici dicono la loro. Durante la settimana, hanno fatto pace. Stasera si vogliono tutti bbene.
Nel corso della puntata, Simona Ventura scriverà un libro: “ La disperata ricerca dell’aggettivo”.
Mara Maionchi è in splendida forma, forse ha abbondato con la grappa, ma è davvero su di giri questa sera.
Morgan è piuttosto calmo, si incazza giusto un paio di volte con il pubblico in studio, ormai completamente defilippizzato che fischia e rumoreggia quando non capisce. Ovvero, molto spesso.
Tocca a Daniele, vestito come un gommista di Rozzano al centro commerciale il sabato pomeriggio, che canta “Black e Gold” di qualcuno.
In una scenografia con palle da flipper e coriandolini, Daniele canta a suo modo.
I giudici sono molto politicamente corretti, non bisogna triturare la dolce marmotta canterina con gli occhialoni.
Anzi, Simona dice che bisogna conoscerlo, che è simpatico e fa anche le imitazioni.
Allora ha un futuro al Bagaglino, no?
Dopo Daniele, escono degli agenti immobiliari che cantano “Diamante” di Zucchero.
No, aspetta, non sono i tizi di Tecnocasa, sono i Farias.
La canzone è piacevole, cercano di vendermi un trilocale con cantina in zona Corvetto, molto luminoso, da riattare. Grazie, ma sto bene dove sto.
E’ il turno di Andrea, con “I shot the sheriff”, in versione funky.
Canta accanto a dei pali con delle ballerine appollaiate, fa le sue mossette, fa le sue faccette, sgrana gli occhietti e saltella.
Alla Maionchi, sotto gli effetti del Caffè Sport Borghetti, scappa più o meno la seguente frase:
“Ma tu, le fai sempre quelle mosse lì? Metti che devi cantare una canzone d’amore, che cosa fai?
Canti: Ti amo uauauaua perché sei una bella figa uauauauaua”.
Sono le 22.20, posso sentire l’urlo acuto del Moige: “Nessuno pensa ai bambiniiiiiiihhhhhhhh”
Fine prima manche. Momento di pausa.
Nel pubblico ci sono (mi sembra) quattro truzzetti della compagnia delle panchine, che invece passare i loro giorni a sputare per terra come dovrebbero, hanno fatto un disco.
Sono un gruppo, si chiamano Lost. Facchinetti mi dice che anche questi qui hanno vinto un tot di dischi di platino.
Io penso intensamente ai poveri minatori, che si fanno un culo così per estrarre il prezioso minerale.
Io non ho mai sentito una canzone dei Lost, ma mi basta guardarli per capire che sarebbero molto adatti per dare una mano ai minatori, in caso di necessità dell’industria mineraria.
Magari gratis, come schiavi nudi che trascinano carrelli nelle profondità della Terra, spronati da sapienti colpi di frusta.
E’ il momento della Pausini.
Presentata come la salvatrice della cultura musicale italiana, l’italiana più famosa in questo quadrante dell’universo, milioni di miliardi di dischi venduti, concerti anche sull’Isola di Pasqua, con i Moai che si inchinano di fronte a cotanto successo.
Il pubblico è in visibilio, a Facchinetti temano le ginocchia. Rullo di tamburo, enfasi a palla ed eccola qua.
La mia amica Silvia manda un sms su cui si legge: “Cioè, calmiamoci, è la Pausini, mica i Led Zeppelin!”
Esce e canta una sua roba. Però poi parla. Scopro che non è scema, e che dice cose molto condivisibili. Peccato che canti quella roba.
E’ il momento di scoprire che cosa ha deciso il pubblico.
Sarà Andrea ad andare allo scontro finale.
La seconda manche inizia con Noemi, parzialmente biotta che canta una versione rochhepunk di “Il Paradiso” della Patty.
Vicino a lei, c’è un attore/ballerino che fa il vagabondo di Charlie Chaplin.
Vogliamo dirlo che i mimi, i Pierrot, gli imitatori di Charlot, meriterebbero di vivere tutti assieme in una riserva protetta? Un bel posto, immerso nella natura. E tu, se vuoi, il sabato pomeriggio puoi andare lì con un fucile a pompa a dargli la caccia. Se non ti piacciono le armi da fuoco, puoi usare l’arco.
Tutto sommato, nonostante l’arraggiamento un po’ hard, il pezzo piace e lei va come un treno.
E’ il turno dei BSOD con “Shiny Happy People” dei REM.
La pronuncia Valsugana li aiuta con l’inglese. Alle loro spalle, ci sono dei ballerini che zompano e caprioleggiano su dei tappeti elastici. Verso la fine del pezzo, uno dei ballerini sbaglia rimbalzo e finisce in tangenziale. Risulta tutt’ora disperso.
Rai Due lancia un appello: Se vedi un tizio, vestito da scemo, in evidente stato confusionale che si aggira dalle parti di Triulzio, riportacelo per favore.
Mi piacciono i BSOD. E tra le ragazze pare abbia molto successo quello che assomiglia a Chase di Dottor House.
Poi tocca a Jury, con “Viva la vida” dei Coldplay.
Per terra, c’è una creatura spaziale fatta di spaghetti di soia verdi fosforescenti. Poi si alza, agita gli spaghetti come Megaloman quando lancia la Fiamma di Megalopoli, l’operazione distrae i presenti dall’evidente inglese inventato con cui canta Jury.
Chiude Enrico, con “La Cura” di Battiato.
Enricone, il mio favorito, canta/legge il testo, e riesce a rimanere serio nonostante la scenografia composta da testoni di Budda in versione tibetana. Sono delle candelone alla citronella che Tommasetti ha fatto comprare a una svendita di prodotti etnici.
Enricone tenerone, canta rivolgendosi alla sua ganza che è tra il pubblico.
E’ il momento di scoprire chi andrà al ballottaggio con Andrea.
Questa sera, il televoto ha deciso che sarà Noemi ad andare allo scontro finale.
Due cantanti della categoria di Morgan. Matematicamente era piuttosto logico.
Andrea mi canta due pezzi di Bob Marley.
Noemi: “Through The Grapevine” di Marvin Gaye e “Come il sole all’improvviso” di Zucchero.
Tra le altre cose, questa sera scopro che alcuni pezzi di Zucchero non sono poi tanto male, a patto che li canti qualcun’altro e che lui non sia presente.
A mio avviso, tra i due non c’è paragone. Noemi è a un altro lvello.
Fanno i loro appelli, e poi i giudici decidono.
Simona elimina i sei ottavi. Poi si ricorda che siamo nella seconda stagione di X Factor ed elimina Andrea.
Mara, a sorpresa, elimina Noemi.
E’ tutto nelle mani di Morgan.
Ci mette poco ad eliminare Andrea.
Salutiamo le sue faccette e le sue mossette e siamo tutti sicuri che ce lo ritroveremo molto presto da qualche parte.
E’ il momento di vedere chi entrerà in questa puntata.
La scelta è tra...
Per la Maionchi: I John Frog, sei ragazzi hardrocche, che cantano “Paradise City” dei Guns N’ Roses, non riuscendo in sei ad arrivare allo stinco dell’Axl dei bei tempi andati.
Poi arriva Chiarastella per la categoria di Morgan.
Non lo so. Appena l’ho vista sono dovuto andare di corsa a finire di fare la valigia.
Poi è il turno della proposta di Simona.
Giulia, che dichiara 24 anni, ma va per i 40. In sostanza è una Ladygaga allo zafferano, vocalist di pezzi da discoteca. Infatti la Ventura mi dice: “Ho voluto portare a X Factor un po’ di quel mondo che mi piace”.
Grazie. Ho scoperto subito perché mi fa così cagare.
Canta una versione disco di “Fever”. Il problema di 'sta gente è ci credono in quello che fanno.
Prima di sapere l’esito del televoto, è il momento del terzo superospite.
Devo fare una premessa. Non ho mai visto Sanremo e mi tengo sempre molto alla larga da tutto l’indotto mediatico che il festival produce.
Per cui, immagina la mia faccia quando è arrivata Arisa, la vincitrice di Sanremo giovani.
Siete dei bastardi perché, voi che avete visto Sanremo, non mi avete detto niente.
Nessuno mi ha detto niente, e io, vedendola per la prima volta, ho sgranato gli occhi, pensando, giuro, a un’imitazione fatta dalla Marchesini o simili.
Sono rimasto ipnotizzato per tutta la durata del pezzo.
Canta, e io penso che la Legge Basaglia sia stata veramente un passo avanti verso una società più civile, penso a Barnum e al film di Todd Browning, rifletto sui Pokemon, mi dico: “Dai cazzo, state scherzando, è una burla come J.T.Leroy però in chiave buffa.”
Invece no.
Per cui domani, per par condicio, mi aspetto di vedere come opinionista televisiva, la vecchia che lancia i gatti nei Simpson. Altrimenti non c’è giustizia.
Rilasciata Arisa, è il momento di conoscere l’esito del televoto.
Mariastella entra a X Factor.
Dannazione, stavo piegando i calzini, e l’unica cosa che sentivo dalla camera da letto era la teiera che fischiava in cucina.
Fine della settimana puntata.

domenica, febbraio 22, 2009

Serbian Zombi!

In pratica, martedì vado qui:



Il Plazzi, che parte prima, lunedì si beccherà l'anteprima nazionale di "Zone of the dead", film horror zombesco girato a Pancevo.
Magari ci sarà anche il mitico Ken Foree, la superstar di Dawn Of The Dead diretto da Romero nel 1978, che appare anche nel trailer qui sopra.

giovedì, febbraio 19, 2009

Racconto di febbraio!



Procede indomita la mia collaborazione con la rivista Nella Nebbia!
La versiona cartacea di questo magazine free-press la puoi trovare nei Bar, negli uffici pubblici e nelle università di Vercelli, Santhià, Gattinara, Borgosesia, Varallo e in 5 punti a Torino (Hiroshima Mon Amour, Pastis, Basaglia, King Kong, libreria Asino d’Oro).
Questo mese ho trasformato in racconto un fumetto che poi non ho fatto.
(Non si butta via mai niente, come con il maiale, appunto...)


Carne Rosa e il processo di Parsifal.

Non avevo mai visto un maiale vivo.
Certo, in foto o in televisione sì, e anche porzionato a fette dentro il mio frigo, ma non è lo stesso. Un suino che respira, era per me un essere vivente tanto lontano quanto può esserlo un alieno grigio di Zeta Reticuli, eppure…
Eppure, nonostante la distanza che separava la mia vita, da quella dei rosei mammiferi con la cotica, da mesi ormai, appena chiudevo gli occhi ne vedevo uno.
Di solito, quando uno si addormenta, sogna un po’ quello che gli pare. Ho sempre avuto un’attività onirica piuttosto varia e non ho mai fatto sogni ricorrenti.
Poi, un giorno, arrivò il maiale, o meglio: I Maiali. Perché non era mica sempre lo stesso.
Se inizi a vedere maiali tutte le volte che chiudi gli occhi, dopo un po’, se hai spirito di osservazione, inizi a cogliere le differenze tra un suino e l’altro.
Uno ha lo sguardo più vispo, un altro le orecchie più aguzze, quello più grasso, quello che sorride sempre, quello con l’aria cupa…
Decine e decine di maiali rosa intenso, venivano a trovarmi tutte le volte che mi addormentavo.
Un fatto strano, lo ammetto.
Prima di essere ossessionato dai maiali, avevo un vita tranquilla.
Avevo una casa. Un monolocale dall’affitto ragionevole, con una splendida vista sulla tangenziale e un vicinato composto da vecchiette ultrasettantenni. Mi avevano adottato. Spesso cucinavano per me, presentandosi alla mia porta con un sorriso e un piatto in mano.
Avevo un lavoro normale. Entravo-i-dati in un computer dalle nove del mattino al sei di sera.
Fortuna volle, che al momento dell’assunzione il capo del personale fosse completamente ubriaco.
Infatti, venni assunto a tempo indeterminato.
Avevo da tempo una relazione piuttosto stabile con una donna di nome Gianna.
Per: “Relazione piuttosto stabile” intendo quel tipo di rapporto in cui puoi anche dire: “Mi dispiace”, perché si è entrambi coscienti che vivere la realtà una cosa complessa, e che Francis Lai ha composto la colonna sonora di un film di merda.
Insomma, nella mia vita era tutto molto normale, tranne forse il mio nome.
I miei genitori, nel periodo in cui stavo per venire al mondo, sbarcavano il lunario giocando d’azzardo. Erano entrati nel giro dello Scopone Scientifico. Bazzicavano gente ricca, i miei erano bravi e portavano a casa un bel po’ di soldi.
Poi, un giorno, la fortuna girò loro le spalle.
Mio padre, in una notte sola, bruciò centoventimilioni di Lire.
Il marchese Malgravio Leopoldi Della Rocca, propose a mio padre di rifarsi con una spericolata scommessa di cui ignoro i dettagli.
Il marchese non voleva soldi, ne aveva a mucchi. Voleva soltanto umiliare mio padre. I patti erano che se il mio vecchio avesse perso, avrebbe dato al suo primogenito il nome dell’alano che faceva da guardia alla villa del marchese.
Fu così che venni battezzato Parsifal.
Ripensandoci, mi è andata bene. Se il marchese avesse avuto un barboncino e non un alano, molto probabilmente mi avrebbero chiamato Briciola.

(Continua, cliccando qui)

Internet e decreti legge.



Di tutta la questione D'Alia, delle sue proposte, e dell'imbarazzante intervista sull'Espresso, in giro se ne è discusso parecchio.
A me tocca parlare della Carlucci.
Scopro che la Carlucci, la risposta vivente ad una domanda che nessuno ha fatto, sta preparando (o ha preparato) un progetto di legge composto dai seguenti punti:

1. E' fatto divieto di effettuare o agevolare l'immissione nella rete di contenuti in qualsiasi forma (testuale, sonora, audiovisiva e informatica, ivi comprese le banche dati) in maniera anonima.

2. I soggetti che, anche in concorso con altri operatori non presenti sul territorio italiano, ovvero non identificati o indentificabilì, rendano possibili i comportamenti di cui al comma 1. sono da ritenersi responsabili - in solido con coloro che hanno effettuato le pubblicazioni anonime - di ogni e qualsiasi reato, danno o violazione amministrativa cagionati ai danni di terzi o dello Stato.

3. Per quanto riguarda i reati dì diffamazione si applicano, senza alcuna eccezione, tutte le norme relative alla Stampa. Qualora insormontabili problemi tecnici rendano impossibile l’applicazione di determinate misure, in particolare relativamente al diritto di replica, il Comitato per la tutela della legalità nella rete Internet (di cui al successivo articolo 3 della presente legge) potrà essere incaricato dalla Magistratura competente di valutare caso per caso quali misure possano essere attuate per dare comunque attuazione a quanto previsto dalle norme vigenti.

4. In relazione alle violazioni concernenti norme a tutela del Diritto d’Autore, dei Diritti Connessi e dei Sistemi ad Accesso Condizionato si applicano, senza alcuna eccezione le norme previste dalla Legge 633/41 e successive modificazioni.

Ora, per quanto possano essere fastidiosi (in quanto privi di attributi) gli anonimi che ogni tanto defecano qua e la, in tutti gli altri casi un nickname è parte integrante del mezzo che stiamo usando in questo momento.
E poi, nella vita reale, io mica giro per strada con tatuato sulla fronte il mio nome e il mio cognome, e le mie generalità, sono obbligato a fornirle unicamente a un pubblico ufficiale.
Negli ultimi giorni, di fronte a questo "lavoro" che il nostro governo sta facendo (o sta cercando di fare) contro la Rete, tutti stanno gridando al regime, urlando Cina! Cina! Birmania! Birmania!
Secondo me, la questione è più triste e più pericolosa.
Non è una questione ideologica.
Non c'entrano rinascite democratiche e regimi dispotici.
La gente che ci governa non ragiona in modo ideologico/politico.
Racconta barzellette, chiagne e fotte.
E' questione di soldi, amico.
Sono gli investimenti pubblicitari che spariscono dalle reti televisive e si spostano su Internet.
Ecco perchè hanno tanta paura, e stanno inanellando una serie di cazzate nucleari.

mercoledì, febbraio 18, 2009

Diegozilla, missione in Serbia!



Martedì prossimo parto per Belgrado!
C'è una mostra sul fumetto italiano, all'Istituto Italiano di Cultura.
Sarò in ottima compagnia, ci saranno: Andrea Plazzi, Fabio Gadducci e Paolo Parisi, oltre ad un gruppone di fumettisti serbi.
Finalmente conoscerò uno dei miei miti: Aleksandar Zograf.
(Spero che il mio inglese da strada sua sufficiente per riuscire a spiegargli che anche io uso le visioni ipnagogiche per scrivere, ma ho affinato la tecnica mentale, riuscendo a controllarne il contesto.)
In più, Dampyr è pubblicato anche in Serbia, e ci sarà un incontro con i lettori.
Per te che non leggi fumetti, sappi che il personaggio Dampyr, al secolo Harlan Draka, è il figlio di un Maestro Vampiro e di una donna umana. Ed è serbo-bosniaco.
Il suo braccio destro: Kurjak, è serbo.
Per cui, immagino, che da quelle parti sia strano, leggere un fumetto con due connazionali come protagonisti, e ambientato spesso in zone balcaniche!
Uno dice:
E se hai scritto inesattezze?
Ci documentiamo dibbrutto. E' la risposta.
[Mi viene da divagare.
Una volta ho scritto un Dampyr ambientato a Istanbul.
Quando quell'episodio è uscito in Turchia, su un forum di lettori turchi si è gridato al capolavoro.
Merito della documentazione, non mio. Fine della divagazione]
Ma non è finita.
Siccome non ci facciamo mancare niente, terrò una lezione di sceneggiatura all'Università di Belgrado, alla facoltà di filologia.
Se fossi capace, inizierei a tirarmela.

So che Belgrado è un po' lontana, ma se ci passi, sei il benvenuto!

Ornello!



Perchè cercare il dialogo quando puoi fare un sacco di coccole?
E' il momento di Ornello!
La tenera opposizione.

martedì, febbraio 17, 2009

X Factor, sesta puntata.



In realtà non è stata la puntata numero 6. Senza dubbio è stata la puntata numero 666, la puntata della Bestia, e la Bestia, in questo caso, è Simona Ventura.
Lo show inizia alle 21.02, con un ospitata di Nek.
Nek è una delle mie perversioni. Ascolto spesso alcuni dei suoi pezzi, così come mi ingozzo sovente di cibo cinese radioattivo. Ciò nonostante, mentre Nek canta la sua nuova canzone le mie gonadi assumono le dimensioni dell’Arkansas.
Francesco annuncia che ci sarà un secondo superospite, Miguel Bosè.
Ma prima, ottocento ore di polemica video sulla gestione dei gruppi da parte di Mara e Gaudi.
Sono passati meno di dieci minuti dall’inizio del programma, e la Ventura sta già schiumando di rabbia e rosicamento. E’ pronta a fare a pezzi chiunque a colpi di accetta. Mi ricorda Bette Davis in “Piano… Piano, dolce Carlotta”.
E' una bambina quarantenne stizzita, con il volto tirato e le labbra a culo di gallina.
Forse, tra lei e Morgan è successo qualcosa che noi non sappiamo. Forse Morgan le ha rigato la macchina, strozzato il Chihuahua, frantumato le ceramiche di Capodimonte, forse gli ha rotto i pastelli e allagato la casa di Chivasso. Non lo so.
Quello che vedo è un ordinato, sistematico, progressivo e invincibile attacco nei confronti di Morgan.
Iniziano i BSOD con “My Sharona” dei Knack. Cantano indossando delle tute di pelle, in piedi su dei copertoni, con vicino delle ballerine con i copertoni di fuori. C’è anche un ballerino con casco e bandiera e luci intermittenti. Manca una tigre albina cavalcata da Sbirulino e poi Tommasini ci ha messo tutto quello che ci poteva mettere.
Piacciono, e tutti apprezzano il loro stoicismo. Non deve essere facile cantare con le palline strizzate nel cavallo dei pantaloni.
Facchinetti ci presenta Chiara, una modella scartata dal vallettaggio di San Remo. Tutta la puntata sarà un bel Messaggio Promozionale nei confronti di questa qui. Probabilmente è uscita dal comodino di qualche sottosegretario, un sottosegretario tanto sfigato da non essere riuscito a imporla a Bonolis. Quindi, ce la sciroppiamo a X Factor.
Chiara valletteggerà in questa puntata, noto che ha la stessa personalità e lo stesso appeal di un Picoglass vuoto appeso ad una parete.
Tocca a Noemi, con un pezzo classico, “Ain't No Sunshine", rifatto un po’ da tutti ma che io
preferisco nella versione morbida di Al Green.
Tornano i fiori, ma questa volta sono sulla fetta di collina dei Conigli su cui la fanno cantare. Un pezzo di prato inclinato con fiorellini, erbetta, arcobaleno sullo sfondo, nani di gesso, pentola d’oro. Quintilio, Parruccone, Mirtillo e Dente di Leone, ballano sullo sfondo.
Parte della canzone la canta in italiano, e secondo me è più convincente in italico idioma, piuttosto che in inglese inventato.
I giudici dicono la loro.
Sono più o meno le 21.30, quando la Ventura dice: “Sono rimaste solo due donne in questo programma, e io vi difenderò fino alla morte”.
Segnati questa frase, che sarà importante alla luce degli eventi futuri.
E’ il turno di Daniele. Sempre più venturizzato, canta un pezzo di Giorgia : “Goccie di memoria”.
Il pezzo, chiaramente, non lo conosco. E’ un orgia barocca di vocalizzi, gorgheggi, una Gang Bang di vocali che rimbalzano su loro stesse.
Morgan cerca di dire qualcosa. Cerca di spiegare, ma non può. E’ impossibile.
Si preferisce la frasina ad effetto, piuttosto che il concetto. Daniele, addestrato, scodinzola e riporta l’osso. Non sono nemmeno le dieci e io sono già stremato.
Non ne posso più.
Sono esausto da questo premiare l’atteggiamento del finto umile. Sono stanco di questo “forse” anteposto fintamente alle proprie risposte per apparire dimessi.
La Ventura è un animale politico-televisivo. Figlia dei tempi in cui viviamo, dove l’unico modo per rispondere ad un concetto è la provocazione o l’alzare il tono della voce.
La Ventura provoca, in un turbine di gretta ignoranza belluina, dove l’imperativo è attaccare e distruggere tutto quello che non si riesce a capire.
E per non essere capiti dalla Ventura basta usare un aggettivo diverso da “bello” per indicare una cosa gradevole alla vista.
Viva l’Italia.
E’ il turno di Andrea, o di Giops, o di Jobs. In molti stanno cercando di capire se ci è o ci fa.
Io mi accontenterei di capire come cazzo si chiama.
Canta “Milano e Vincenzo” di Alberto Fortis. Va bene. Certo, l’unico modo per fare di peggio dopo la performance della scorsa puntata era cantare “Nel blu dipinto di blu” togliendoci le vocali.
Giusto per non smentirsi, la Ventura ci regala un aneddoto personale di lei e Fortis. Però dice cazzate, come sempre, e confonde “Milano e Vincenzo” con “ Io vi odio a voi romani”.
E’ il momento di sapere che cosa ha deciso il pubblico da casa.
Ritorna Chiara, un carciofo con una busta in mano. Facchinetti ne loda le qualità vallettose. Parliamoci chiaro. Mi dispiace, ma io non posso assumere Chiara. A meno che non voglia aiutarmi a sistemare i fumetti che devo portare in cantina.
Il pubblico da casa decide che al ballottaggio ci andranno Daniele, i suoi occhialoni bianchi e il suo autotreno pieno di vocali.
Prima dell’inizio della seconda manche, arriva Miguel Bosè. Si fermerà come giudice aggiunto e per me è una bella scoperta.
Inizia Jury, con “Virtual Insanity” dei Jamiroquay. Questo ragazzo mi piace abbastanza.
Mara dice il ventesimo: bravo-moltobene-complimenti. Se arriva a ottanta, vince un soggiorno gratis di due settimane a Cattolica.
E’ il momento di una maratona polemica di ordine tricologico. Si discute sette ore sul fatto che ai Farias, piuttosto che cercare la canzone giusta per loro, hanno preferito tagliargli i capelli.
Tutti dicono la loro. Compreso un certo Peroni, un tizio vestito come l’imbonitore di un Luna Park, quello che ti invita a vedere i fenomeni da baraccone, tipo la donna pesce o il gigante più basso del mondo.
Ed ecco che escono i Farias, con le zazzere a modino, gel e pettinure da elegantoni.
Speriamo che Tommasini non decida che per rilanciare la loro immagine serva anche un intervento di chirurgia plastica, perché, ho idea, che questi ragazzi, pur di rimanere sul carrozzone lo farebbero.
Cantano “Quando nasce un amore” di Anna Oxa.
Il pezzo mi scivola di dosso come sudore nella pioggia.
E’ il turno di Matteo, con “Stay” degli U2.
Dato che sono un tamarro, i film di Wim Wenders, colonne sonore comprese, mi portano in uno stato simile a quello del coma etilico.
In più, ho abbandonato gli U2 dopo “Sunday Bloody Sunday” e il pezzo non lo conosco.
Non mi dice niente. Ma secondo tutti lo ha cantato bene.
Tocca ad Ambra Marie, preceduta da un video in cui mettono le mani avanti, spiegandoci perché hanno già deciso di farla uscire.
Nonostante tutto, Ambra Marie vestita come una Pin Up/Suicide Girl, e una scenografia da Lido Mirella, canta “Amore disperato” di Nada in modo piacevole.
I giudici dicono la loro. Bosè ci sa fare, ripeto, è una piacevolissima scoperta.
La sua presenza stempera il fastidio tremendo che mi provoca la Ventura in questa puntata.
Attenua la mia venturite, impedendo al mio organismo di collassare.
Dopo sei mesi di polemica, esce l’ultimo cantante: Enrico.
Canta: “Impressioni di settembre” della PFM.
Confermo che Enrico è il mio favorito. La sua performance mi piace moltissimo.
Bosè si commuove. E un po’ anche io.
E’ il momento di sapere chi andrà al ballottaggio con Daniele.
Il pubblico da casa decide che lo scontro finale sarà tra Daniele e Ambra Marie.
I due ragazzi cantano, fanno il loro appello e poi tocca i giudici.
Mara vota Ambra Marie.
Morgan vota Daniele.
Tocca alla Ventura decidere.
Parte un pippotto di mezz’ora in cui, sostanzialmente, si capisce che secondo la Ventura il popolo “è sovrano” solamente quando fa quello che vuole lei.
Altrimenti è colpa di Morgan.
Un festival di congiuntivi spericolati e di attacchi personali, dove alla fine Morgan fa l’unica cosa che può fare uno abbastanza sano di mente.
Si alza.
E.
Se ne va.
La Ventura deve scegliere tra due dei suoi cantanti. Ambra Marie e Daniele.
Un paio di ore prima, aveva detto che avrebbe difeso fino alla morte le uniche due donne rimaste nel programma. Infatti, non ha problemi a eliminare Ambra Marie e a tenersi Daniele.
Alle 0.25, sul mio taccuino compare l’appunto: “Sei una buffona di merda.”
Fine della sesta puntata.

Nota conclusiva.
Puntata noiosa, pesante, che mi ha regalato un nervosismo crescente, tipo quello che mi veniva quando guardavo ancora i telegiornali.
Potrebbe essere l’ultima puntata che guardo.

venerdì, febbraio 13, 2009

Zuccheroso post per San Valentino.




Domani è il compleanno di Luca Bertelè. E’ anche l’onomastico del mio figlioccio e di un paio di mie amiche, ma soprattutto è la festa del puttino con i boccoli vaporosi e le alette, armato di arco e frecce a cuoricino.
Noi tamarri, quando serve, sappiamo essere molto romantici.
E in effetti, tra uno zombie e l’altro, tra un video-corso di Krav Maga e i miei quotidiani inni propiziatori all’arrivo di Cthulhu, io sono il detentore del titolo dei pesi massimi dei romantici.
Io e la mia bella festeggeremo il nostro ammore ormai quasi decennale?
Non lo so.
A volte ho l’impressione di festeggiare con lei ogni giorno.
Altre volte metterei mano alla motosega.
Credo sia giusto così.
I rapporti perfetti ci sono solo nei film, e la vita vera è una cosa complicata.
Per cui, alla fine, mi sa che domani le dirò soltanto grazie.
Grazie, perché senza di te non sarei quello che sono.
Sarei altro.
E non sono affatto sicuro che mi piacerebbe allo stesso modo.

Tutti alla Fnac!



Il mini-corso tenuto da me e da Maurizio Rosenzweig alcuni mesi fa è andato così bene che la Fnac ha chieso il bis.
Il costo è popolare/simbolico, con la possibilità di prendere il pacchetto completo, o un incontro alla volta. Come per le partite, gli spettacoli o una serie di concerti.
Riepilogando:


CORSO DI FUMETTO

6 LEZIONI, ogni martedì dalle 15.00 alle 17.00
dal 17 febbraio al 24 marzo compresi

Fnac Milano
Via Torino, angolo via della Palla
Tel 02-869541
Fax 02-86954584

Prezzi:
10€ per il singolo incontro
55€ per il corso completo

Per i Soci Fnac:
8€ per il singolo incontro
45€ per il corso completo
Ai Soci che si iscrivono al corso completo, BD offre il prezioso volume Lezioni di Fumetto.
Informazioni e iscrizioni presso lo Spazio Soci.

Accorrete numerosi, con un blocco per gli appunti e il pop corn.

giovedì, febbraio 12, 2009

Una cosa dal prossimo futuro

Scaramanzia, e il Consiglio dei Sette Saggi dai Piedi di Piombo, in seguito all'attenta e accurata analisi di alcuni eventi recenti, mi hanno concesso di dirti alcune cose.
Dopo quasi due anni di lavoro, studio, appunti, schizzi e perfezionamenti, posso sussurrarti all'orecchio che il "prossimamente" con cui si chiude il video qui sotto, forse può essere sostituito con un mese dell'anno che non ti dirò.



Mi sbilancio anche nel dirti che, "In giro", può essere sostituito con "supporto cartaceo".
Di più, per ora non posso.

martedì, febbraio 10, 2009

Doppelgänger!

Il Doppelgänger è il "fantasma di una persona vivente", il suo doppio, la sua copia spettrale, il suo sosia, a volte maligno.
Io ne ho uno.
Balla nell'ultimo video di Jovanotti.
Grazie a Guido per la segnalazione.



Oppure sono io ad essere il suo sosia malvagio.

X Factor, quinta puntata.



La serata inizia alla grande con un francese, un tedesco e un italiano, Pierino che va in salumeria, il Fantasma Formaggino e tre pomodori che attraversano la strada. Anzi no. Di più. Comincia con Irene Grandi e Alessandro Gassman che cantano.
Intervistato, Gassman porta il livello culturale della trasmissione ad un quarto piano abbondante, pronunciando la parola: “Palese”. Negli occhi di Francesco compare la stessa espressione di un coniglio abbagliato dai fari di un auto in mezzo alla statale.
Per un po’ Gassman e Atmosfera di Urano, rimarranno accanto ai giudici per commentare le performance dei cantanti in gara. Il che significa un gran sbattimento per il sottoscritto nel trovare dei sinonimi per descrivere l’importanza di Irene Grandi nella mia vita.
Zia Mara è ‘ngrifata, infatti le tengono Alessandro a debita distanza.
Il primo ad esibirsi è Enrico, con “Grace Kelly” di Mika. Felpa arancione a parte, e falsetto stirato a parte, canta il pezzo in modo accettabile.
La scenografia concepita da Tommasini, è piena di palloncini e ballerini. I palloni più grandi arrivano direttamente dalla serie tv “Il Prigioniero”, o dal video di Caparezza, a seconda di quanti anni hai.
I giudici dicono la loro. La Ventura ormai, non sa più a quale ovvietà aggrapparsi. La Maionchi, a volte, viene sostituita da un androide con in memoria una serie di frasi che combina tra loro in modo casuale grazie ad un algoritmo. Il problema è che sono sempre le stesse, Morgan se ne accorge anche senza eseguire il test di Voigt-Kampff di Blade Runner.
Gassman dice qualcosa anche lui.
Vite Autocentrante dice qualcosa anche lei. Ma non capisco cosa.
Tocca ai BSOD, introdotti da una clip in cui si vede Gaudi con in testa un bidet di lana.
Fatto sta che i BSOD cantano “Wild World” di Cat Stevens, su un arrangiamento che a me ricorda moltissimo quello fatto dai Tesla a suo tempo.
I BSOD sono forti, diventano rossi quando Morgan fa loro i complimenti.
I giudici dicono la loro.
Sono i favoriti di Gassman.
Anche Goniometro dice qualcosa, ma adesso non mi ricordo bene che cosa.
Entra in scena Ambra Marie. Vestita come Sigourney Weaver in Ghostbuster, canta “Run Baby
Run” di Sheryl Crowe.
Vento, luci, svolazzamenti, sembra che da un momento all’altro debba arrivare il Mastro di Chiavi e Gozer il Distruggitore.
Canta fino alla fine un pezzo che a me, personalmente, già dopo otto secondi ha detto tutto quello che mi doveva dire.
I tre giudici giudicano.
Gassman si complimenta.
Cintino per Tapparelle chiude con una battuta.
Fatto sta che i due ospiti devono andare. Scopro che la barzelletta che hanno cantato all’inizio ha venduto 100 mila copie, e io capisco di non avere capito un cazzo.
Dopo trecento ore di polemiche sulle strategie attuate in questo mese di X Factor, e la costante, stucchevole, mòaveterottolepalle, evocazione di Giusy in ogni momento, si decide di andare avanti.
Peccato, Morgan stava facendo un discorso giusto. Era nel posto e nel momento sbagliato, ma aveva ragione.
E’ il momento di Giops. Andrea. No, Giops. Vabbè, quellollì. Canta “Voglio vederti danzare” di Battiato, con una base eccezionale e dei ballerini gelatai robot.
Stona?
Non stona?
Secondo me è fuori tempo, e urla male. Ma il punto non è questo. Il punto è che alla Ventura non piace per niente.
Il pubblico, questa sera formato da Hooligan defilippizzati, urla e si dimena.
In difesa di Gipos vengono chiamati: Perry Mason, un metronomo, un oscilloscopio, un bicchiere in cristallo, un sintetizzatore, portano anche un Manometro, poi si accorgono che è Irene Grandi e la rimettono sul taxi.
Gran colpi bassi tra la Ventura e Morgan. Ma poi si baciano.
Signore e Signori, entrano in scena le S.O.S.
Dopo un mese, zia Mara, gli altri due, e soprattutto le S.O.S stesse, sono arrivati alle mie stesse conclusioni. Non sono un gruppo.
Cantano “Splendido Splendente” della Rettore, in mezzo alle canne di bambù di Kung Fu Panda.
La bruna trasmette tensione, sempre. La riccia da qualche parte ha la voce ma al momento è irreperibile e Lazlo ha già detto che ne ha piene le scatole delle altre due.
Fine della prima Manche. Chi va al ballottaggio? Indovina?
Le S.O.S. Il pubblico di Hooligans tenta l’invasione di campo, ma la celere li contiene.
La seconda manche viene aperta da Noemi.
Urca. Noemi è passata dagli anni ’60 direttamente agli anni ’80. Sotto il vestito niente. Urca.
Canta “Amandoti” pezzo scritto dal grande Lindo Ferretti per i CCCP e cantato da Gianna Nannini.
Sarà il vestito finalmente da essere umano, saranno i due ballerini nel cilindro, ma questa volta Noemi mi piace abbastanza.
Vorrei che una maestra di canto mi spiegasse come mai faccio una fatica bestia a capire il testo quando Noemi canta sulle note basse.
Tocca ai Farias, con “La camisa negra” dei Juanes. Ovvero, il pezzo principe delle sagre del Churrasco. Infatti a Simona piace, anzi, scopro che è tutta colpa sua se ‘sta roba è arrivata fino alle mie orecchie. Pezzo sbagliato, atmosfere sbagliate. Anzi, pezzo razzista e atmosfere razziste, corrispondenti al nostro clichè nazionale del latinoamericano
Ho un altro suggerimento per Mara e Gaudi: Manu Chao. Ma tanto non mi daranno retta.
E’ il momento di Daniele, canta “All the way” di Craig David. Alle sue spalle dei ballerini volanti.
Sulle sue spalle, una giacca che urla più di lui.
Una tribù del Borneo, vedendo una foto della giacca di Daniele indossata in questa puntata, ha ridefinito il concetto tribale di inferno.
Daniele mi sta simpatico, ma lo vedo venturizzarsi sempre di più, puntata dopo puntata.
Arriva Matteo. Mogan si scusa pubblicamente con lui dopo il casino della puntata precedente.
Matteo canta “Stars” dei Simply Red. Come scenografia, Tommasini ha pensato di usare parte i ricci di Matteo. Li ha messi a terra, illuminandoli con luci e lucette.
Matteo canta, ma parte mooolto basso. Però ha una bella giacca.
Dopo il collegamento con l’uomo che ci deve essere simpatico per forza perché così recita l’undicesimo comandamento, è il momento di sapere chi andrà al ballottaggio con le S.O.S.
Sorpresona: Ci vanno i Farias.
La Maionchi forse dovrà scegliere tra due dei suoi, come è già successo nella prima puntata.
Però c’è un però. Anche le lattine vuote di Red Bull bevute da Morgan hanno capito che le S.O.S. sono praticamente già a casa, nelle loro camerette con alle pareti i posterini delle Destiny’s Child.
Infatti, non sarà un’eliminazione sofferta. E’ il disbrigo di una pratica.
Per un ultima volta, abbiamo occasione di sentire le loro voci non amalgamate.
I Farias fanno i Farias.
Mentre i due gruppi cantano, la mia attenzione è così alta, che pulisco le fughe tra le piastrelle, faccio birdwatching, scrapbooking e metto in ordine decrescente i cotton fioc in bagno.
Morgan vota i Farias.
Simona vota le S.O.S.
E’ tutto nelle mani della Maoionchi, che è un po’ come dire:
Ho sbagliato fin dall’inizio a portarmi dietro queste tre paperelle, è tempo di lasciarle libere, verso un futuro radioso ovunque ma lontane da me.
Mara vota le S.O.S.
Ti dirò la verità. Le S.O.S. mi sono sembrate molto sollevate da questa decisione.
Non è finita.
Ci sono tre cantanti, uno per categoria, che devono entrare in questa puntata e sarà il pubblico a decidere chi, come è successo per Giops.
Per i +25, entra in scena Claudia.
Morgan secondo me sbaglia, e crea una grandissima aspettativa. Fatto sta che mi aspettavo di sentire una versione italica di Diamanda Galas e invece nel mio televisore c’è Cristina D’Avena che canta “Pensiero Stupendo” vestita strana.
Per la categoria della Ventura, si esibisce Jury da Brescia.
Un ragazzo onesto, con la faccia onesta, che canta “Drops of Jupiter” dei Train in modo onesto.
La vera sorpresa, per me, sono le Miss Sunshine.
Capisco subito che le Miss Sunshine sono la versione MILF delle S.O.S. Mi faccio già dei film nella testa, ma è presto per proporle. In più, cantano un pezzo con poca presa se non lo canti hard come nel video: “I Kissed A Girl” di Katy Perry.
Fatto sta che il pubblico da casa decide che sarà Jury a fare parte di X Factor.
Onesto.
Sappi che il concetto: “Diamante Grezzo”, da adesso in poi, verrà ripetuto fino alla nausea.
Fine della quinta puntata.

sabato, febbraio 07, 2009

Supplemento a Google O'Thep




Le chiavi di ricerca con cui si accede a Diegozilla, sono un toccasana contro il logorio della vita moderna.
Alcune le puoi trovare archiviate nella sezione: Google O'Thep, altre le ho appaltate al favoloso sito Cercasugoogle, perchè meritavano analisi più approfondite.
Ieri.
Chiave di ricerca:
Ma Diego Cajelli le legge proprio tutte le ricerche?
Cliccando qui, puoi leggere i risultati dell'analisi in laboratorio.
Un paio di settimane fa, ho passato una chiave di ricerca tra le più complesse mai apparse nel mio elenco, ovvero:
Si può pronunciare geroglifico con gli di aglio.
Anche in questo caso, il laboratorio di cercasugoogle ha analizzato tutto con perizia, fornendo anche un file audio esplicativo.
Cliccando qui, puoi leggere e sentire l'approfondita analisi del caso.

venerdì, febbraio 06, 2009

Angouleme




(Mi scuso in anticipo con Te Che Non Leggi Fumetti. Questo post è un po’ per addetti ai lavori.)

E’ stata la mia prima volta ad Angouleme, la prima volta che vado ad un festival del fumetto non italico, e la prima volta che vado in Francia in vita mia.
(Argh! Una volta avrei detto “fiera” del fumetto e non “festival”, quel dannato burro francese sta facendo effetto!)
Mi sono divertito parecchio, i miei compari sono stati ottimi compagni di viaggio, e ho conosciuto meglio persone che meritavano di essere conosciute meglio.
24 ore di macchina, 12 andata, 12 ritorno, e un paio di giorni in terra straniera sono l’ideale per conoscersi meglio.
Ecco gli appunti che ho preso sul mio taccuino:

Le autostrade francesi sono vuote.
Quando entri agli autogrill ti fanno le feste.

Nel bagno del Bed & Breakfast, giuro, c’è una piccola libreria piena di cartonati.

Nelle tensostrutture c’è la moquette.
Gli spazi sono molto ampi.
Che cosa ci fanno lì, in quel rettangolo sterminato quando non c’è il festival?
Ci arrivano i pullman, mi dicono.
E dove vanno ‘sti pullman? Ma soprattutto, dove li mettono quando c’è il festival?
Misteri…

I lettori, in fila per le dediche, hanno degli sgabellini pieghevoli.
Si mettono in fila, si siedono e attendono pazienti il loro turno.
Come sempre, rimango affascinato dalla gestione della coda nei paesi stranieri.
Da noi, e dico da noi in generale, per mantenere una fila così ordinata bisogna usare i Bulldozer.

Agli angoli delle strade, ci sono degli altoparlanti che trasmettono la radio del festival.

I francesi, se parlano piano, li capisco.

Dato che nei miei occhi, non si è manifestata l’aria compiaciuta della compiacenza di essere lì, al party del Mercure ho resistito soltanto 10 minuti.

Telefonata con Federica 1:
- Ciao, come va?
- Bene, qui è molto bello, sai?
- Ma l’acqua l’hai lasciata giù in macchina?
- No, è sul balcone.
- Ah… Non ci avevo guardato. Non trovando l’acqua sono due giorni che bevo solo birra.

Sulla Crippa Mobile si parla di tutto.
Anche di fisica quantistica.

Ho sbagliato a ordinare questa crepe.
Siamo entrati solamente perché la tizia al bancone aveva un sacco di tette.
La giusta punizione per questo comportamento maschilista è la spugna che sto masticando.

In passato, avevo detto che provo piacere nello spaccare i cartonati contro gli angoli. Per questo motivo, chi mi conosce solo di vista, vedendomi qui ad Angouleme mi guarda malissimo.

Quick è la versione francese di Mac Donalds.
Buffalo Grill è la versione francese della Steak House.

Telefonata con Federica 2:
- Ciao, come va?
- Molto bene!
- Hai trovato la cacca rosa di Arale per la Silvia?
- No. Qui non hanno la cacca rosa di Arale.
- Maddai?!
- E non ci sono nemmeno i cosplayer.
- Mh.
- Però c’è Moebius in cartoleria.

Ci sono un sacco di italiani.
Se fossimo in un film, scatterebbe l’obbligatoria partita a calcio contro i francesi.

Ho un progetto per la Francia?
Certamente.
Scaramanzia mi consente di dirti che forse ho piazzato un mio fumetto fatto in passato oltre a Pulp Stories.
Attendo conferme, poi ti dico.

giovedì, febbraio 05, 2009

Rick!




Una volta dicevo di lui: "... proietta in me l’illusione di ricordarmi un periodo molto felice della mia vita, stimolando un ricordo idealizzato di me stesso adolescente, distantissimo dal reale Diè Teenager, un frottola mnemonica inventata dal mio cervello, io lo so, il mio cerebro sotto sotto lo sa anche lui, ma non ci interessa.
Quello che importa a me e alle mie sinapsi, è il credere che quando quella canzone uscì, eravamo più felici di adesso e la nostra vita era più facile rispetto ad oggi.
E’ una balla, ma chi se ne frega"

E cacchio, è ancora così.

mercoledì, febbraio 04, 2009

Per te che non leggi fumetti...



Le mie recensioni su X Factor stanno portando qui parecchi lettori nuovi, lettori “fuori dal giro” dei fumetti. Penso sia il caso di fare il punto della situazione, raccontando un po’ i fumetti a chi non li ha mai letti, o non li legge più.
Nota: La colonna sonora di questo post è per forza Aria sulla Quarta corda di Bach.

Che cosa si intende per fumetto?
Nel mio ambiente, la risposta a questa domanda potrebbe scatenare un’estenuante discussione intellettual provocatoria di un paio d’ore.
Io invece di farmi una cultura sui libri facevo il tamarro sul motorino, e non ho studiato gnente.
Per cui io so che cosa si intende per fumetto, ma aggratis non te lo dico.

I fumetti, generalmente, si fanno in due.
Uno li scrive e un altro li disegna.
Se uno fa tutto da solo si chiama Autore.
Spesso indossa un cappello.

Di solito, non funziona che un disegnatore disegna 100 pagine così come gli vengono e poi, dopo, arriva un altro che mette dei testi dando un senso al tutto.
A volte sembra proprio che sia stato usato questo procedimento, ma sono abbastanza sicuro quando ti dico che la storia viene scritta prima dei disegni.
Perlomeno su un tovagliolo, ecco.

Uno che scrive, non è quello che mette le parole dentro i baloon.
Quello è il letterista.
Per scrivere, si intende proprio scrivere una sceneggiatura precisa, dove si descrive al disegnatore tutto quello che accade, dialoghi compresi.
Io faccio quel mestiere lì.
Se vuoi sapere che cosa ho pubblicato, clicca qui.

I fumetti si fanno a mano.
Come la pasta fatta in casa.
Ti sembrerà strano, ma per fare un fumetto tutto interno, a volte, ci si impiega più di un anno.
Noi lo sappiamo, ma siamo comunque sempre in ritardo.

Noi che facciamo fumetti siamo relativamente pochi e ci conosciamo tutti.
Ciò nonostante, appena dico a qualcuno che faccio fumetti, nell’80% dei casi mi dice di avere un cuginetto che disegna benissimo da presentarmi.

I fumetti oggi, li trovi in edicola, in libreria e in fumetteria.
In edicola sono a destra del tizio sepolto vivo dalla carta e dagli allegati.
In libreria li trovi, a volte, vicino alla scaffale “Umorismo”, nessuno ha saputo spiegarmi il perché.
Le fumetterie invece, sono negozi specializzati nella vendita dei fumetti. Le riconosci perché spesso in vetrina c’è la cacca rosa di Arale.

Non si sa per quale motivo, ma i fumetti migliori sono quasi sempre quelli che non escono più.
Oppure quelli che uscivano “prima”.
Nei casi più estremi, i fumetti migliori sono quelli che non si fanno.

Noi che facciamo fumetti siamo relativamente pochi e ci conosciamo tutti.
Ci stiamo vicendevolmente abbastanza sulle palle, di solito in misura direttamente proporzionale al successo ottenuto dall’altro.

Alan Moore è un signore importante con la barba.
E’ uno che scrive.
Non lasciarti ingannare dalle sue foto che vedi in giro, oggi è molto più vecchio.
Pronunciare la parola “Alan Moore” in un qualsiasi discorso sui fumetti, ti farà sentire automaticamente più colto.

Una delle più grandi colpe nel mondo dei fumetti è essere pagati per farli.

Se vuoi vendere i fumetti usati che hai in soffitta o in cantina, e vuoi sapere quanto valgono, sappi che valgono tantissimo.
Affettivamente.
Purtroppo, non ho mai visto nessuno diventare ricco vendendo i suoi fumetti usati.

martedì, febbraio 03, 2009

X Factor, quarta puntata.



Per contrastare gli ascolti del Grande Fratello, questa puntata di X Factor inizia in modo pirotecnico e scoppiettante con Fiorella Mannoia. Seguendo questa logica, la prossima puntata verrà introdotta da una video lezione di Teoria dei Materiali direttamente dal Politecnico di Milano.
Poche menate e si inizia al volo, verso le 21.15. Penso sia meglio, ma alla lunga capisco che mi sbaglio.
Le sessantadue ore di polemica iniziale servono ai tre giudici per sfogarsi, infatti, privati di quel momento, i nostri tre saranno piuttosto nervosetti per tutta la puntata.
La gara ha inizio, e le prime a salire sul palco sono le S.O.S. con “This Love” dei Maroon Five.
Nel mio salotto si materializzano venti giapponesi ubriachi al Karaoke che applaudono, e mi trascinano con il loro entusiasmo. Uno mi dice:
- Perché quella è vestita come Mario?
- Mario chi?
- Mario di Mario Bros!
- E’ un omaggio alla Nintendo, credo.
Tocca a Daniele con “Tutto quello che è un uomo” di Sergio Cammariere. Dato che non sono un intellettuale, e non ambisco a spaccarmi i maroni quando sento della musica, non ho mai seguito Cammariere. Fatto sta che Daniele, vestito come James Bond dopo una scorpacciata di panettoni dissuasori di sosta, canta. Canta e non si addormenta russando sul microfono come l’originale.
Il pezzo mi piace abbastanza.
Dopo l’esibizione, inizia il documentario: “Francesco Facchinetti e i suoi congiuntivi”.
Diretto da David Attenborough. Introdotto da Piero Angela, è un lungo viaggio verso la speranza di azzeccarne uno prima o poi.
Esce Noemi e canta “Extraterrestre” di Finardi. Appollaiata su un mappamondo e finalmente priva del mood da figli dei fiori. Non capisco una fava di quello che dice sul parlato, e si dimentica le parole. Momento da dimenticare, a mio parere.
Nel frattempo, Zia Mara, la Ventura e Morgan sono sempre più incazzosi. La Ventura questa sera ha masticato le ortiche, bevuto puntine da disegno e si esprime solamente con modi di dire ed espressioni idiomatiche. Credo che le abbia usate tutte, tranne: Come una Lontra in edicola.
Tocca ai B.S.O.D., con “Rock The Casbah” dei Clash. I Bastard mi piacciono, però questa sera sbagliano di brutto. Anzi no. Non è vero che sbagliano, mettono in scena quello che è diventato oggi il punk. Ovvero, dei ragazzini che prendono a martellate delle macchinine a pedali.
Tocca ad Andrea, la new entry della settimana scorsa.
Andrea porta un pezzo di Paolo Conte, “Via con me”.
Dato che ho ammesso subito di non essere un intellettuale, non ho obblighi morali e di immagine verso Paolo Conte, non sono costretto a dire che mi piace per fare bella figura, giusto?
Per cui posso dire che l’arrangiamento e la versione proposta da Andrea mi è piaciuta un sacco.
La Ventura arriva con una settimana di ritardo e scopre che Andrea ha dei punti di contatto con Camerini. Tutti però, distratti dalle faccette e dalle mosse del suddetto, non notano una cosa fondamentale: Andrea ha cantato. Ha cantato su un pezzo in cui di solito non si canta, ma si parlotta con aria compiaciuta.
Da tutto questo, ne scaturisce un caso nazionale, con mezz’ora di menata su Andrea, durante la quale scopro che Andrea è amico di Valeria. Dopo le scrivo e mi faccio dire un po’ di gossip.
Facciamola breve, al ballottaggio vanno le S.O.S.
I giapponesi ubriachi non ne sono affatto contenti.
La seconda manche viene aperta da Ambra Marie con “Call me” di Debbie Harry.
Sembra più sicura di sé e spara. Alle sue spalle c’è una lap dancer che a momenti scardina il palo, ma il pezzo si conclude senza incidenti.
E’ il turno di Enrico, con “Ordinary World” dei Duran Duran.
Grazie al cielo, non è un arrangiamento swing. Tommasetti propone una scenografia in stile quadro di Goya con una tizia morta in una vasca da bagno.
A Mara non piace il gusto del macabro.
Tommasetti prende nota, e lunedì prossimo Enrico canterà all’interno di una performance di Hermann Nitsch con capretti sgozzati e secchiate di sangue sul pubblico.
Secondo me Enrico si incasina di brutto nel finale, ma va bene così. Questo omone mansueto mi trasmette qualcosa.
Arrivano i Fajitas, alla fine ho deciso che sono dei gran bravi ragazzi, sono simpatici. Non è colpa loro se cantano come dei gatti investiti da un furgone che va alla sagra del Chimichurri.
Ho l’impressione che ci sia sempre del casino sulla scelta del pezzo da dare ai Fajitas. Io opterei per una scelta radicale, tipo i Control Machete o i Cypress Hill. Il problema è che zia Mara è ferma a Cachito di Nat King Cole e questo gruppo latino, con i pezzi che gli danno, è proprio da festival latinoamericano della provincia più profonda.
Tocca a Serena, con “In alto mare” di Loredana Bertè.
Serena canta vestita come un un’educanda in crociera sulla nave di Love Boat. Da un momento all’altro potrebbero uscire il Capitano Stubbing, il barista Isaac, Gopher e Viki la figlia del capitano.
Invece, calano dall’alto un agglomerato di alghe dell’adriatico, quelle da cui poi estraggono le Fave di Fuca. Ottenendo, tra l’alto, il medesimo effetto fisiologico.
Esce Matteo, con “Mille giorni di te e di me” di Baglioni. Mi dicono che non sia convinto del pezzo, canta strano, poi si riprende.
Tra lui e Morgan scatta una polemica feroce, con tanto di rimprovero, discussione, menata, richiami alla subordinazione e brutte parole. La cosa va avanti dietro le quinte. I filmati di quel confronto li puoi vedere sul sito della WWE, nella sezione Smackdown, dopo l’incontro tra Mark Henry e Undertaker.
Fatto sta, che dopo il collegamento obbligatorio con l’uomo che ci deve essere simpatico per decreto, arriva l’esito del televoto.
Al ballottaggio finale vanno le S.O.S. e Serena.
Le S.O.S. propongono “Emotion” delle Destiny’s Child, e a me viene sonno.
Serena, canta nuovamente “Georgia on my mind”, scalza.
A cappella le S.O.S cantano “ Di sole e d’azzurro” di Giorgia, non conosco il pezzo, ma mi ricorda la sigla delle Fiabe Sonore.
Serena invece, canta “Tristezza” della Vanoni, in italobrasilianomarchigano.
Mara elimina Serena.
La Ventura elimina le S.O.S.
E’ tutto nelle mani di Morgan. Che è un po’ come dire:
- A che ora torni stasera, tesoro?
- Siamo troppo legati alla convenzione temporale, il tempo che scorre, il minuto che passa e il mondo che gira, i fusi orari sono spicchi, nell’arancia Greenwich che tu sbucci e il profumo degli agrumi mi ricorda del tempo che passa, che non ti so dire, non so come azzardare, il momento giusto per tornare, è una pagina da scrivere nel diario delle ore di orologi a cucù tristi, che ripetono meccaniche neutrali senza fine e senza mare.
(Poi arriva anche Andy con la tastiera.)
Dopo una riflessione di tre quarti d’ora, Morgan, a sorpresa, elimina Serena.
Rimangono le S.O.S.
Fine della quarta puntata.

lunedì, febbraio 02, 2009

Dieci film (8)

I dieci film che occupano un posto d'onore sul mio scaffale delle visioni importanti.
Ci andrebbero quasi tutti i film di Virzì, ma ho scelto questo perchè mi ha raccontato cose che ho visto più da vicino.




Caterina va in città
di Paolo Virzì.
Con Sergio Castellitto, Alice Teghil, Margherita Buy, Claudio Amendola
Italia 2003.

Di nuovo a casa!



Vado via, e il fumettomondo viene bombardato con una polemica termonucleare che non lascia scampo.
In pieno Fallout, ho dato un’occhiata alle macerie, tra commenti, post incrociati, segnalazioni e quant’altro, e alla fine ho deciso che ho altro da fare.

Sulla gita in terra francese, seguirà report più o meno dettagliato.
Il report sarà scritto.
Non ho ripreso niente, è troppo uno sbattimento fare dei video.
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