martedì, dicembre 01, 2009

La lettera di Celli a suo figlio.



Un affabile etologo scrive una letterina al suo rampollo e innesca una polemica lunga ottocento pagine web e un miglio quadrato di carta stampata.
Poi, scopro che il Celli in questione non è mica quello della foto qui sopra: Giorgio. E’ un altro: il Pier Luigi. Vabbè.
Non ho mai capito il concetto di “lettera aperta”. Diffido degli artifici retorici che violano la privacy. Sono una persona discreta, e non mi piace farmi i cazzi degli altri nemmeno su Facebook.
Anche il mio papà una volta mi ha scritto una lettera. Però non è stata pubblicata su Repubblica.
La missiva mi viene segnalata via mail, e vado a leggermela. Faccio un giro sulla superficie delle risposte stizzite che rimbalzano qua e la.
Sono abbastanza terrorizzato. Se un potente consiglia a suo figlio di lasciare il paese, significa che il futuro è ben peggio di quanto avevo previsto.
Questo simpatico mare di merda in cui si guazza, dove con la forza di volontà si resiste al fetore di una società al collasso, e ci si tiene a galla come si può nuotando a rana, non è ancora la più tremenda delle situazioni possibili.
Che cosa sta per accadere di tanto grave da mandare in esilio gli eredi della buona società?
Uno tsunami di letame rovente con onde alte venti metri?
Squali preistorici agili nel guano pronti a mordere?
Non lo so. Ma dato che non ho i mezzi per andare a vivere in un loft a Manhattan nel molto cool Meatpacking District, mi sa tanto che lo scoprirò presto.

8 commenti:

KoTa ha detto...

Mettiamoci un paio di occhialini da piccolo chimico, ed attendiamo lo tsunami dimmerda.

Anonimo ha detto...

Già Fini a cominciato a spruzzare come fanno le puzzole - Quel fuorionda sulla repubblica la dice lunga.

Greg ha detto...

l'uovo di colombo.
sarà la millesima volta che leggo una lettera così.

che poi a parità di impiego il lavoro all'estero sicuramente ti da più sicurezza pur non garantendoti diverse tutele e comodità a cui siamo ben abituati.
difatti la strategia migliore di questi anni è lavorare all'estero con assunzione contrattuale italiana (certe trasferte funzionano così); lavori coi tempi e i modi DI LA' ma ricevi le gratifiche che si usano DI QUA.
che non è malaccio. e in più ti fai tanto di curriculum.

lo posso ben dire io che l'ho fatto e che, per l'appunto, sono ancora qui in emilia, felice e contento.

insomma se sei mediamente bravo anche lavorare in Italia ti procurerà fior fior di pagnotta.
certo c'è la questione mafia/corruzione/massoneria che è un pò duretta da mandare giù...

lillo ha detto...

tsunami di merda?? Allora avevano ragione quando dicevano...link ;-(

Cri ha detto...

nel caso peggiore avete un divano letto a disposizione in new jersey fino a febbraio...non è meatpacking ma l'empire si vede lo stesso. Ovviamente sempre che non mi mandino a dubai :D

Locomotiva ha detto...

Non ci sarà nessuna ondata, temo.

Per fare una citazione colta:
This is the way the fucking world ends! Look at this fucking shit we're in, man!
Not with a bang, but with a whimper.
And with a whimper, I'm fucking splitting, Jack


Sostituisci "World" con "Italia" e l'allucinato Hopper con il pacato rettore Celli che consiglia il figlio e siamo lì...

C'e anche un'altra frase che è abbastanza adatta, in Apocalypse Now:
The war was being run by a bunch of four star clowns who were gonna end up giving the whole circus away.

In italiano rendono decisamente meno bene: tanto poco bene che non trovo una traduzione decente...
Sarà un caso?

Anvedichejedi ha detto...

Povero Giorgione!;oD L'ho conosciuto in quel di Bologna, molti anni fa... è una bella persona, Diego. Entomologo e bravo scrittore, con una passione commovente per i gatti (ne raccatta tanti di sfigatissimi e se li cura tutti), vive in una casetta sull'Appennino bolognese, molto più semplicemente di altri a me noti e che lavorarono in tv. Allora era deputato europeo per i verdi, e mi raccontò di ciò che vide accadere in aula a Strasburgo il 2/7/2003. Lui c'era. Ricordate? Fu il giorno famoso in cui il berlusca apostrofò Schulz - capodelegazione dell'Spd - dandogli del nazi, poiché aveva osato chiedergli quali fossero i programmi della presidenza italiana di turno all'UE sull'istituzione di una procura di Stato europea, sul mandato d'arresto europeo e sul riconoscimento reciproco di documenti nei processi penali (!). La risposta fu: "In Italia stanno preparando un film sui campi di concentramento, e io la proporrò per il ruolo di kapò".
M'impressionò allora come lui me la raccontò: Giorgio non aveva mai sentito un gelo tale nell'aula, seguito da un solenne coro di fischi e da commenti ringhiosi a mezza voce degli stessi compagni di coalizione del rais di Arcore.
Insomma, un figurone che dire di cakken fu poco, e davvero un gran brutto momento.
Solo un presagio dei tanti che avremmo dovuto sorbirci poi.

Quanto all'altro Celli, se cercate on line il suo cv presso la LUISS (http://www.luiss.it/attivitaculturali/idee/?inumber=39) scoprirete che non è solo Direttore Generale -proprio così: lettere maiuscole, please - della Luiss, appunto, ma lo è stato anche della Rai nel 1998: carica alla quale dubito fortemente sia asceso senza una serie di appoggi più o meno compromissori di natura politica. E che ha scritto testi illuminati quali: "Il manager avveduto", "L'illusione manageriale" e "Breviario di cinismo ben temperato". Non so voi, ma io ho la sensazione che quel cinismo ben temperato serva a fare la punta all'ombrello di Altan...
Besitos

Anonimo ha detto...

ipocrisia è una parola che si può ancora usare in questo Paese?!

cif