lunedì, novembre 16, 2009

L'Avenue Q di Milano.



Non so bene perché, ma il pluripremiato e tutti-mi-dicevano-bellissimo, musical pupazzoso non ero andato a vederlo né a Londra né a New York.
Ho un insana passione per i musical. Mi piacerebbe proprio viverci dentro, alzarmi la mattina cantando good morning Baltimore, fare il tamarro su un bolide in stile Grease Lightning, passeggiare a tempo, e raccontarti cantando le mie paturnie illuminato da una luce occhio di bue.
Avenue Q in italico idioma, arriva al Teatro Nuovo e venerdì sera ci vado con la mia bella.
Medito questa recensione da quando siamo tornati a casa.
Non so come scriverla. Non so quale punto di vista tenere. Non riesco a deciderne i confini.
Se non avessi mai messo il naso fuori dal mio paese, e non fossi mai andato a vedere un musical in un teatro estero, sarebbe tutto molto più semplice.
Avendo però altri spettacoli nelle orecchie e negli occhi, allora rimugino...
Per forza di cose devo tener conto di dove siamo, e quali sono le carte con cui giochiamo. Quale è la realtà che ci circonda. Mettere in scena un musical nel nostro paese è un atto eroico, soprattutto se nel cast non c’è nessuno venuto fuori da Amici, e i protagonisti non sono vip della tivvù.
Hanno dovuto metterci il sottotitolo: Via della sfiga. Pazienza. Mi siedo e sto buonino. Accetto anche la provinciale necessità di rendere esplicito alle masse che il design dei pupazzi è stato fatto da Arturo Brachetti. Sempre Brachetti si assume il merito di aver scoperto e portato qui da noi un musical che ha vinto tre Tony Awards, riempie i teatri da anni, e vanta uno dei record di visualizzazioni sul Tubo. Una scelta riiiischiosissima, un vero e proprio salto nel buio, bravo.
Non c’è un orchestra. Pazienza. Sono solo sei elementi, e l’intera sezione fiati è composta da una un unico musicista e li suona tutti lui, fa niente. Mi accontento. Sono già felice di essere riuscito a comprare i biglietti su internet.
Ha senso notare che rispetto all’originale le musiche hanno un arrangiamento più soft e con meno pompa sui groove? Direi di no. Va bene così.
Mi siedo, sto buonino e mi godo lo spettacolo. Gli attori, che a questo punto incarnano a pieno l’eroismo di fare quel mestiere qui da noi, sono bravissimi.
Elena Nieri ha una voce spettacolare, Gabriele Foschi e Mauro Simone sono estremamente convincenti, ma è un discorso che vale per tutti quanti. Sono dei ragazzi eccezionali e si fanno un gran culo per tutta la durata dello spettacolo.
Colpisce l’ampliamento della percezione. L’attore e il suo pupazzo sono protagonisti nella medesima unità visiva. La componente umana completa e integra la fisicità e le espressioni del muppet recitandogli accanto, creando una convenzione scenica molto interessante. Dopo pochi minuti umano e pupazzo vengono letti dallo spettatore come un unico flusso narrativo.
I personaggi in scena diventano polifisici, bi o tri cefali, ed è come seguire un film in lingua originale con dei sottotitoli visivi, o: attenzione attenzione, leggere un fumetto. Dove baloon e disegno vivono in un contesto narrativo parallelo e inscindibile.
Mi sono divertito da pazzi ed è stata una serata molto piacevole.
Però, visto che il biglietto lo pago tanto quanto lo pago a Londra o a Broadway, non è che magari è con quel tipo di realtà che devo fare i miei paragoni?
Forse si. E in quel caso ti dirò che mi sono divertito lo stesso e che lo spettacolo mi è piaciuto un casino. Grazie a loro: i ragazzi di Avenue Q, che nonostante tutti i nonostante possibili, non hanno nulla da invidiare ai loro colleghi di Broadway.
Sti cazzo di ammericani, è facile fare i musical laggiù, prova a farli qui, come fanno loro e poi ne parliamo.

6 commenti:

Ca.Ma ha detto...

Nel mio viaggio di nozze niuiorchese (avvenuto a pochi giorni dall'assegnazione dei Tony) mi ero trovato nel dubbio:
dare fiducia ai gggiovani di Avenue Q o andare su un classico Chicago?
Aveva vinto il classico, e mi era rimasta la curiosità... poi ho sentito dei brani della versione italiana a Radio Deejay e mi ero battuto la mano sulla spalla dicendomi che avevo fatto una buona scelta...adesso tu mi ci stai facendo ripensare.
Ma TU tra Avenue Q e Chicago chi avresti buttato giù dalla torre?

Ps: complimenti per il blog.

Mab the Evil ha detto...

Io se riesco vado a vederlo domani, anche se, avendolo visto in inglese a londra, potrei non apprezzare del tutto le canzoni in italiano.

Chi vivrà vedrà ^_^

ro-mario ha detto...

io vado domani: molto scettico per i testi in italiano, ma lo spettacolo è talmente divertente che non credo ci saranno (troppe) brutte sorprese...
e poi: sono almeno due anni che non vado a vederlo, cacchio!

Opi ha detto...

Complimenti per la recensione, hai estrapolato perfettamente quello che penso ed ho pensato guardando lo spettacolo. Avenue Q non l'ho mai visto in lingua purtroppo quindi non avevo solide basi su cui fare confronti (a parte la soundtrack in cd) ma sono perfettamente d'accordo con te, nonostante tutti i nonostante è stato un bello spettacolo.
Io in quel teatro sono andata a vedere Jesus Christ Superstar per QUARANTA euro. Volevo dargli fuoco a fine spettacolo, al teatro e agli attori. Finalmente questa mi è andata bene :)

:A: ha detto...

Io invece l'ho visto a Broadway...e adesso mi hai incuriosito. Se riesco a vederlo, ti dico.

p.s. Anche nel cast italiano c'è il personaggio di Gary Coleman (l'attore che faceva Arnold, per chi non lo sapesse)?

daimon ha detto...

molto bella la tua recensione!

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