martedì, settembre 22, 2009

New Yorkazilla 09 - due -




Il Candy Hostel.
Occhio che quando arrivi al 316W della 95esima, non c’è nessuna insegna. In verità l’ostello ha un doppio ingresso uno sulla 95 e uno dall’altro lato dell’isolato, al 315W della 94.
Quello sulla 94 è il principale.
A noi è andata benissimo. Una stanza molto grande, con un letto piuttosto piccolo, ma comodo.
Stanza pulita, bagno in comune pulito.
L’unico problema con il bagno, è che non c’è niente per asciugare per terra quando quello prima di te ha allagato tutto facendo la doccia.
Gli asciugamani sono puliti e comunque li puoi cambiare quando ti pare.
Il Wi Fi è aggratis nella lobby e il segnale è molto buono.
Il tizi che gestiscono l’ostello a me sono sembrati simpatici.
Per il resto. Se sei un tipo da ostello come noi, è tutto ok. Se NON sei un tipo da ostello, ricordati sempre quanto hai pagato e sorvola su alcune cose, tipo le porte che sbattono, le lenzuola pulite ma con dei buchetti, e i turni per andare in bagno.
In rete c’è scritto che si può pagare solo in contanti. Non è vero. Puoi usare anche la carta di credito.

Key West Diner.
Broadway, 94E.
E’ vicino all’ostello e ci abbiamo fatto due volte colazione e una volta cena.
Colazione ammericana con fritelle e sciroppo, caffè, succo di arancia per Fede.
Uova, pancetta, patate, toast caffè, per me.
Cena con hamburgerone gigante per lei, e filetto di manzo con insalata mista e spicchi di mandarino per me. (Buono e morbido, ma troppa erba in verità. E’ che avevo capito male la descrizione del piatto) Birrette varie.
Si spende poco.
Quando abbiamo fatto colazione la prima volta, Fede ad un certo punto sgrana gli occhi e per poco non caccia un urlo.
Due tavoli più in là del nostro, faceva colazione Anne Meara, che è la mamma di Ben Stiller, moglie di Jerry Stiller, ed è nota a tutte le fan di Sex & The City, per il ruolo della madre di Steve Brady.
Nella foto qui sotto, con suo marito.



Il Uai Fai.
Pare che qui ti diano un AI Fono assieme alle patatine, visto che ce l’hanno in mano tutti.
Comunque sia, la città è coperta da un fittissima rete di nodi uai fai aggratis.
Alcuni hanno nomi bizzarri tipo:
Ringrazia Jack.
Non abusare di me.
Non ho messo la psw.
Benvenuto al village.

Redhead.
349 13st.
E’ un gastropub. Così vengono chiamati i Pub che propongono una cucina particolare.
Andiamo al Redhead, specializzato in cucina americana degli stati del sud.
Si inizia accompagnando la birretta con delle noccioline saltate nel grasso della pancetta. Squisite. Un po’ dolci, un po’ salate.
Io e Danielle prendiamo: coscia di anatra accompagnata con crema di mais, dandelion greens (che non sono capace di tradurlo) e more.
Fede opta per un classico pollo fritto buttermilk, accompagnato con spinaci novelli, lamponi e mandorle.
Davide sceglie un hamburgerazzo colossale, con white ceddar, lattuga, patatine ruspanti e cipolla rossa.
Torniamo a casa con una confezione di noccioline al bacon.
Ottimo posto, come sempre scelto da Danielle, che senza di lei New York non è la stessa cosa.

Capirsi.
La cosa buona, con l’inglese, è che se io non capisco quello che mi dice qualcuno, questo qualcuno non capisce quello che gli dico io. E’ non capirsi paritario.
Dato che poi ripetono sempre il termine che non hanno capito, io faccio una fatica bestia a capire la differenza rispetto a come l’ho pronunciato io senza essere capito. Ma fa niente, misteri dell’inglese.
Posso dire che mi da fastidio quando mi chiedono da dove vengo, rispondo Italia, e poi si mettono a dirmi quattro parole in spagnolo?
Mi da meno fastidio che essere preso per il culo per Berlusconi come mi è successo a Londra.
Anzi. Scambio volentieri Berlusconi con tutti i bueno, gli adios, dos e i tres che vogliono dirmi gli anglosassoni.

Il Dentifricio.
Era finito e andava comprato. Entriamo in farmacia e ci fermiamo davanti al tempio dei dentifrici, la galassia dell’igiene dentale, l’inferno della placca. Un monolite di sei metri con tutti i tipi di dentifricio del mondo. Dopo un ora prendiamo quello in offerta.
L’equivalente ammericano del dentifricio della Coop.
E’ un cuscino da divano pieno di dentifricio alla menta. Credo che si esaurirà più o meno nel 2012 e poi finirà il mondo.

Attraversare con il rosso.
E’ obbligatorio. Segui gli autoctoni e dopo un paio di giorni ti passa la paura. Quando attraversi con il rosso a NYC le auto non ti puntano come se attraversassi con il verde a Milano.

I Vigili del fuoco.
Mentre esploriamo i sotterranei del Yellow Rat Bastard con la merce un supersconto, suona un allarme e dopo un po’ arriva una squadra intera di pompieri.
Cinque o sei marcantoni di due metri, con tutta l’attrezzatura completa, con tanto di bombole, asce, maschere, stivaloni, caschi e tutto quello che è presente nell’immaginario collettivo. Metto seriamente in discussione la mia eterosessualità, e li guardo passare.
Comunque, i sotterranei del Yellow Rat Bastard con la merce in supersconto si rivela un gran pacco. La roba ha prezzi minimali sì, ma stai attento che la maggior parte della roba è rotta.

Lodge.
318 Grand Steet. Brooklyn.
Aragosta. Con contorno di pannocchia da sgranocchiare, purè, e un litro di burro fuso.
Che poi uno dice, l’aragosta è roba da sciuri.
Una intera, a testa. 16 dollari.
Con tutti gli attrezzi del caso, scovolino compreso.

Il Ponte di Brooklyn.
Quel giorno c’erano un sacco di spagnoli, e sembrava di essere alla marcia della paella.
Ne vale sempre la pena di farsi i quasi due chilometri sulle assi del ponte del vecchio Roebling. Se è tutto il giorno che cammini, può essere decisamente stancante, ecco, magari organizzalo come prima tappa. Comunque ci sono un sacco di panchine, su cui sedersi, riposare, fumarsi una sigaretta e guardare il panorama.
Attenzione che sulla pista ciclabile vanno a tutta manetta. Ti avvisano che stanno per investirti tuonando in un fischietto o mandandoti direttamente affanculo. Dipende dai casi.
Preparati psicologicamente all’inquinamento acustico.
C’è un gran rumore su quel ponte. Il casino che fanno le auto arriva da sotto, e poi ci sono i clacson, il vento, gli elicotteri, i turisti spagnoli che urlano.

(Continua...)

1 commento:

2DAZE ha detto...

ah! candy hostel! probabilmente ci andro' tra pochi giorni per la mia terza visita new yorkese,invece del solito YMCA a brooklyn..ma com'e' ce se puo' sta'(visto che e' molto economico)?