martedì, settembre 08, 2009

Dimmi le buggggie!



Viste ieri le prime due puntate di Lie to me, nuovo serial in onda su Fox. Non disperare, il pilota lo puoi vedere aggratis cliccando qui, senza nemmeno sentirti in colpa che è legale, vai tranqui.
Nel favoloso mondo telefilmico post Dottor House, pare che non si possa essere bravi a fare qualcosa (qualsiasi cosa) senza essere un po’ squilibrati.
Secondo me serve per far stare un po’ meglio quelli che non sanno fare niente, ma ci possiamo sorvolare.
Che cosa fa Tim Roth in Lie to me?
Fa uno che fa una barcata di quattrini beccando quelli che dicono le palle.
Plot con leggera detection, rivelazioni sui segnali corporei che indicano le emozioni, come si sgama uno che dice palle, personaggi vari su schema lineare e chiusura della seconda puntata con l’immancabile accenno ad un ghost nel passato del protagonista.
Guardabile? Sì, sicuramente guardabile.
Se non vivi in Italia.
Nel senso: Che ci frega a noi italici sapere che la macchina della verità portatile, commissionata dall’NSA, non funziona per niente?
Paghi la dovuta tangente, e al governo ce la vendi lo stesso.
Che ci frega a noi italici sapere che i giornalisti hanno sgamato un politico che va a donnine, e il suddetto mente rispondendo alle domande dei giornalisti?
Da noi manco ci rispondono alle domande.
Che ci frega a noi italici sapere che esiste la verità come concetto assoluto?
Basta un Ghedino qualsiasi per rendere assolutamente irrilevante il vero o il falso in un contesto penale, e male che vada, basta cambiare la legge.
Per cui, in sostanza, Lie to me è una seria bellissima.
Se vivi in altro paese.
Guardarlo da qui, è come vedere la Famiglia Robinson su una televisione a bordo di una nave negreria del diciassettesimo secolo.
Fai anche un salto da Garamond, ha un paio di chicche, che io da complottista ho apprezzato parecchio.

2 commenti:

CREPASCOLO ha detto...

Sono ancora dei cowboys cresciuti con il mito dello spaccamontagne alla John Wayne e Tex Willer.
''Mentimi '' se ne sei capace, se osi. Sfida la fortuna, contrapponi la tua abilità alla mia. Una commedia su un boss in crisi con De Niro e Crystal da noi è stato intitolato '' terapia e pallottole '', ma a casa è stato appiccato ad un robusto '' analyze this ''. E' la versione USA dello spirito sportivo inglese di cui sono per esempio ripieni i romanzi di J.D.Carr in cui improbabili gentlemen sfidano sette sataniche, armati solo del loro immarcescibile fairplay.
La scelta di Roth non è casuale: tra le Iene è il poliziotto infiltrato. Il suo capo lo addestra a raccontare una storia convincente perchè sia accettato dai bricconi - in realtà è Tarantino che parla allo spettatore ribandendo nel suo stile che Dio è nei dettagli - e non è forse qualsiasi storia una bugia seducente alla quale scegliamo di credere ? E come corollario, ricordiamo che lo storyteller per eccellenza è il demonio che racconta per distrarre dalla retta via. Ecco perchè il Kaiser Souse dei soliti sospetti - ennesima incarnazione del principe delle menzogne - intrattiene il suo pubblico narrando una storia che è sia vera sia falsa.
In sostanza, Roth è il disvelatore di inganni, una forza del Bene che riporta i veicoli di carne in carreggiata. Tutta la poetica del nothing's real di Lennon, i comics con personaggi affetti da personalità multiple di Morrison e dotati di para personalità fittizie di Ellis, Dorellik e Sbirulino, Ziggy Sturdust ed il Gorilla di Dazieri andranno persi come lacrime nella pioggia. No more secrets. Brr.

Uriele ha detto...

Non è male neppure The Mentalist, sempre sul rapporto menzogne/segreti e linguaggio del corpo. Un po' Lie to Me, un po' Tenente Colombo e ambientato nel anno 5 A.H. (after house)