lunedì, giugno 15, 2009

Le conseguenze del fumetto.



Il super Tito nazionale, sul suo blog, si pone (e ci pone) una domanda mooolto interessante sulle conseguenze del fumetto italico.
Clicca qui che arrivi all’articolo completo.
Lui conclude così: “Ma questa non è una critica alla critica. È un'autocritica. Cioè, mi chiedo: per quale reale motivo il sistema del fumetto italiano - di cui io stesso faccio parte - non è riuscito a generare e sostenere una vera, ampia e solida (e, già che ci siamo, indipendente) critica professionale?”
Io non ho risposte. Però ne approfitto per aggiungere anche una mia domanda, che nulla a che fare con la professionalità della critica di cui parla Tito, ma gioca nello stesso campionato.
Per quale reale motivo il sistema del fumetto italiano - di cui io stesso faccio parte - non è riuscito a generare e sostenere una vera, ampia e solida struttura parallela?
Che cosa intendo per struttura parallela?
Intendo un sacco di cose.
Intendo, per esempio, le decine di rubriche su quotidiani e riviste tenute da scrittori, registi, attori, conduttori, musicisti.
Perché lo scrittore Brando Brugola tiene anche una rubrica su Donna Spaziale e lo sceneggiatore Piero Putrella invece no?
Perché il conduttore radiofonico Stelvio Trapano, che un pomeriggio per sbaglio a parlato di Feisbùc, due giorni dopo me lo intervistano al telefono al tiggì, per una news sui social network, mentre il disegnatore Ilario Pinza, che ci ha fatto un fumetto, invece no?
Perché chi lavora nel mondo del fumetto italico, pur essendo un industria culturale dai numeri ragguardevoli come dice Tito, non ha alcun tipo di penetrazione nel generico mondo culturale italiano?
Perché (per dire, eh) Michele Medda non è dalla Bignardi a parlare di Caravan, mentre lo scrittore Sfigato Ombelichi è lì che lo fa?
Potrei andare avanti, ma di sicuro hai capito il senso.

8 commenti:

Tito Faraci ha detto...

Grazie, Diego. Pure queste mi sembrano questioni molto interessanti!

AlessandroDiVirgilio ha detto...

Secondo me la questione è più ampia.

La critica non indipendente o ammiccante è un problema italico e riguarda il cinema, la letteratura, etc.

Il problema, come "lateralmente" fa notare Diego, è del medium fumetto, che, probabilmente, ancora deve crescere di consapevolezza e professionalità, sia dall'interno, che nei confronti del resto del mondo.

Perchè dall'interno?

Perchè è rarissimo trovare un autore che vede la sua opera criticata non proprio benevolmente, non scagliarsi contro tutta la critica fumettistica, tacciandola di scarsa professionalità.

Cosa che, probabilmente, è, ma, come diceva qualcuno di cui non ricordo il nome, invece di guardare la pagluizza nell'occhio dell'altro, etc. etc.

Insomma, senza polemica, è tutto il movimento che dovrebbe crescere, non solo una parte.

-harlock- ha detto...

Il titolo di questo post è da Oscar.
Del fumetto, s'intende.

Tito Faraci ha detto...

Caro Alessandro, magari prima dai un'occhiata al mio post. Si tratta un'autocritica, innanzitutto. Ho cercato la trave nel mio, nel nostro occhio.

AlessandroDiVirgilio ha detto...

@Tito:

Mi sono espresso male o, meglio, in modo incompleto.
Colpa mia.

Quando ho scritto sulla suscettibilità, non intendevo te, ma notavo un comportamento abbastanza comune.

Infatti non ho criticato negativamente il tuo punto di vista, ma riconducevo il tutto a qualcosa di più ampio.

E comunque ribadisco: la pochezza della critica in Italia è comune a tutti i settori artistici.

Posto che esistono eccezioni di grande professionalità, anche nel fumetto.

spino ha detto...

Peraltro, parlando di fumetti, ho trovato Caravan decisamente superiore, che so' a...I Cesaroni? ;)

Scherzi a parte l'ho trovato molto gradevole...l'unico fastidio è stato l'inserimento (almeno per ora, magari dopo lo motiva meglio) della famigliola italiana...

Perfetto da leggere in treno, mi ha lasciato la voglia di prendere il secondo numero...e in momenti come questi, non mi pare cosa da poco.

Per restare in tema: Sono d'accordo con Alessandro di Virgilio (e quindi implicitamente con tito e diego)...se il fumetto è considerato una sottocultura, in parte questo è dovuto al fumetto stesso (in italia, ovviamente)...

Planetary ha detto...

Perche del fumetto non frega nulla a nessuno :)
E per nessuno intendo gli "altri".
Ma proprio nulla eh.
Altrimenti come si spiegherebbe che è più facile trovare in edicola riviste dedicate ai tatuaggi, ai cani da caccia e alla collezione di orologi antichi (e tutte con le loro belle confezioni patinate) che riviste SUL fumetto? :)

Tito Faraci ha detto...

Tutto chiaro, Alessandro. Grazie della precisazione (e dell'intervento sul mio blog).