martedì, giugno 23, 2009

Amori e traslochi



Elisa aveva capito da tempo che era arrivata l’ora di andarsene da quella casa, un quadrilocale che divideva con altre tre ragazze fin dai tempi dell’università.
L’ appartamento in cui vivevano, nonostante si trovasse nella Milano-da-bere della moda e del capitalismo, era un autentico capolavoro dell’architettura razionalista sovietica. Non a caso infatti, Elisa suonava la Balalaica al nono piano di via Marx 8.
Via Marx, che si fondeva ideologicamente con via Engels, era l’arteria principale di un quartiere dormitorio per la capace forza lavoro bolscevica, composto da imponenti palazzoni marroni.
Anche se si trovava di fronte all’ospedale San Carlo, a due passi dallo stadio di San Siro, quando d’inverno saliva la nebbia, Elisa aveva l’impressione di trovarsi nella periferia di Volgograd.
Gli enormi parallelepipedi color carruba dominavano il paesaggio e gli umori. Essenziali, privi di fronzoli e di dettagli. Palazzi costruiti unicamente per il loro utilizzo ideologico/strutturale: mettere un tetto sulla testa di qualcuno. Funzionali come una stazione spaziale in orbita attorno al pianeta A.L.E.R.
Scale dalla A alla G e ascensori divise in piani pari e piani dispari, in modo da non creare ingorghi durante l’esodo mattutino del proletariato verso le sottostanti fermate degli autobus. Un esodo in rigoroso biancoenero, a scatti, per la gioia di Fritz Lang.
Elisa era arrivata in quel posto di merda, perché con lo stipendio che prendeva prima, una stanza in condivisione laggiù era l’unica cosa che poteva permettersi.
Certo, avrebbe potuto rimanere a vivere con suoi genitori, in un coagulo di case appena fuori Milano. Alle tre di notte, guidando un Dragster a 880Kmh, riuscendo a tenerlo dritto sulla statale, Elisa era a soli dieci minuti dalla città. Non faceva per lei, infatti alla prima occasione (l’università) con o senza Dragster, se ne era andata dal paesello.
Da allora, Elisa aveva cambiato quattro case e altrettanti fidanzati.
Se lei avesse potuto osservare la sua vita da fuori, come la spettatrice di un film basato sulla sua biografia, si sarebbe accorta di quelle strane congiunture che si ripetevano puntuali ogni volta che cambiava casa.
Chiaramente, vivendo la sua vita dall’interno, era impossibile per lei avere una mappa precisa dei suoi comportamenti emotivi.
Uno spettatore attento della vita di Elisa invece, saprebbe che ogni suo trasloco corrispondeva alla fine di una sua storia d’amore.
Elisa credeva che l’idea di fare il grande passo, dalla condivisione alla casa tutta-da-sola, fosse da attribuire al piccolo aumento di stipendio che aveva ottenuto. Si era fatta i suoi conti. Avrebbe dovuto fare un po’ di sacrifici. Ma ne valeva la pena.
Era l’aspetto economico a preoccuparla di più, la paura di non farcela e di dover, orrore, tornare indietro sui suoi passi con la coda tra le gambe. Ne aveva parlato a lungo con la sua amica Fedora, astrologa part time.
- Potrebbe essere una mossa azzardata… Tra un anno, comunque, mi scade il contratto e potrebbero lasciarmi a casa!
- Non preoccuparti, Elisa! Gli astri parlano chiaro! Grazie alla Luna in terza casa e al trigono con Giove, il tuo contratto verrà riconfermato! Oppure farai un viaggio, o avrai un incontro imprevisto.
Aveva risposto Fedora, sfoderando un sorriso più che convincente.
Questioni economiche e astrali a parte, come un copione che si ripeteva, due settimane prima del nuovo trasloco, Elisa aveva lasciato Sandro.
Una canottiera Cagi, biancogrigia in filo di scozia a coste larghe, aveva fatto traboccare il vaso di Elisa, già colmo e scheggiato da mesi e mesi di litigi precedenti.

(Continua, come sempre, sulle pagine di Nella Nebbia! Cliccando qui.)

2 commenti:

Francesco Dellamorte ha detto...

Butti fuori racconti a tradimento eh?
Ed io che ho pensato "chissà dove vuole andare a parare..forse è un racconto. Mannò, l'avrebbe scritto!"

Appunto.

Ora, per non lasciare la storia a metà, devo andarmi a leggere come finisce.

Non si fà, ennò
:D

melissa ha detto...

Deliziosissima!!!!