giovedì, marzo 12, 2009

Tu chiamale se vuoi, graaaphic noooveel!



Tutto quel che ti pare, però...
Però Watchmen NON è una graphic novel.
E' un fumetto, un signor fumetto.
In origine esce a episodi, in albetti spillati, pubblicati dalla stessa casa editrice di Superman.
Poi, è stato raccolto in volume, vabbene.
Capisco che da un punto di vista di comunicazione aver scoperto la parola graphic novel è uno dei momenti più importanti della storia del fumetto italiano contemporaneo, però attenzione a non abusarne.
L'altro giorno, alla Fnac, mi cade l'occhio su un volumetto di 64 tavole, in bianco e nero, su cui sorvolo per non sparare sulla croce rossa, ti dico solo che era letterato con il Comics SM di uindowzz e costava 9 euri.
In copertina, in alto, ben visibile la scritta: "Graphic Novel".
Mi ha ricordato quelle scritte, tipo: "3 Fumetti Completi" che c'erano sulla copertine di alcuni giornaletti dei bei tempi andati.
E ho riso.
Ecco il rischio nell'abusare del termine.
E non dovrei dirlo io, che le graphic novel manco le faccio.

9 commenti:

Anonimo ha detto...

Hai ragione, come sempre.
Ma quali sono i criteri per definire un fumetto "graphic novel"? Quelli che ha elencato Lupoi sul suo blog?

Anonimo ha detto...

Oggi sono andato a cercare libri sul sito IBS.it. Ho notato, ridacchiando tra me e me, che la categoria "Fumetti e vignette" è stata sostituita da "Fumetti e graphic novel".
Siamo a una svolta epocale?

Sergio Algozzino ha detto...

dio santo quanto sto odiando questo termine...

CREPASCOLO ha detto...

Alan Mooore stesso ha dichiarato che il termine graphic novel è solo un modo per far pagare di più un fumetto. La predica arriva dal pulpito di un signore ambizioso e lungimirante che, con la mini-serie di Watchmen e con altri lavori, si prefigge di cercare di creare, nel medium fumetto, l'equivalente, per esempio, di quello che è ''Delitto e Castigo '' nella letteratura...non grafica.
Il termine graphic novel - che in Italia è divenuto un alibi affinchè un giornalista possa parlare di un comic book senza sentirsi naif - è, ormai, come il grigio per i completi da uomo: va su tutto, distingue senza impegnare, regge allo scorrere delle mode.
Proponiamo un termine alternativo, una locuzione semplice ed universale, qualcosa come : narrazione attraveso la scomposizione dell'azione in singoli fotogrammi campionati realizzati con l'interazione di disegno e testo, colore e simboli grafici.
Rileggendola, comprendiamo perchè la nostra carriera di pubblicitari non decolla, sebbene riteniamo che saremmo stati il non plus ultra del portaborse di un qualsiasi sottosegretario di partito di centro nella Prima Repubblica.
Vada per Graphic Novel.
Noi continueremo a guardare con affetto le ns raccolte di albi marvel corno, tre albi a 64 pagine e 4 colori per 500 lire.

CREPASCOLO ha detto...

Alan Mooore stesso ha dichiarato che il termine graphic novel è solo un modo per far pagare di più un fumetto. La predica arriva dal pulpito di un signore ambizioso e lungimirante che, con la mini-serie di Watchmen e con altri lavori, si prefigge di cercare di creare, nel medium fumetto, l'equivalente, per esempio, di quello che è ''Delitto e Castigo '' nella letteratura...non grafica.
Il termine graphic novel - che in Italia è divenuto un alibi affinchè un giornalista possa parlare di un comic book senza sentirsi naif - è, ormai, come il grigio per i completi da uomo: va su tutto, distingue senza impegnare, regge allo scorrere delle mode.
Proponiamo un termine alternativo, una locuzione semplice ed universale, qualcosa come : narrazione attraveso la scomposizione dell'azione in singoli fotogrammi campionati realizzati con l'interazione di disegno e testo, colore e simboli grafici.
Rileggendola, comprendiamo perchè la nostra carriera di pubblicitari non decolla, sebbene riteniamo che saremmo stati il non plus ultra del portaborse di un qualsiasi sottosegretario di partito di centro nella Prima Repubblica.
Vada per Graphic Novel.
Noi continueremo a guardare con affetto le ns raccolte di albi marvel corno, tre albi a 64 pagine e 4 colori per 500 lire.

rae ha detto...

scusa, non ho capito bene cosa ha dichiarato alan moore

CREPASCOLO ha detto...

@rae.
In sostanza, Moore ritiene che chiamare un fumetto graphic novel è un modo per far accettare al lettore un prezzo più alto per l'albo che acquista.

Negli anni ottanta era prassi molti diffusa anche nel fumetto mainstream: il numero uno dei Nuovi Mutanti ( marvel comics - Claremont/Mcleod ) uscì nel formato graphic novel, ma non era diverso, per contenuti, sostanza o altro dalle successive storie nel classico formato 32 pagine di cui 20 di fumetto.
Dave McKean ( disegnatore e designer ) nota che con graphic novel, nello stesso scaffale, puoi trovare Maus, Arkham Asylum ( per cui McKean inventò persino un font ) e l'ultima raccolta delle storie di Judge Dredd, cioè prodotti diversi e, per certi versi, non commensurabili.
Personalmente amiamo amiamo il vigilante di Mega City One, ma siamo consapevoli che il graphic novel ( qui possiamo azzardarlo ) di Spiegelman sull'Olocausto è altra cosa.

Simo ha detto...

boh, per me graphic novel è un romanzo grafico, quindi con tutti i crismi del romanzo: una storia raccontata in un lasso di tempo variabile e concepita per essere una storia unica.
Logico che poi ci possono essere mille eccezioni e deroghe: alcuni sono stati pubblicati a puntate (come anche il conte di montecristo, ma nessuno penso si sognerebbe di definirlo in maniera diversa da romanzo), ma per me il fatto di considerarli come una storia unica concepita come storia unica (e non come alcuni manga tagliata o prolungata a seconda del successo), lo fanno diventare una graphic novel.

Stefano ha detto...

Finalmente! Aspettavo con ansia qualcuno che finalmente dicesse che il re è nudo.
Secondo me, nessuna delle opere di Moore può essere ascritta al graphic novel. Watchmen è una miniserie, così come lo è V for Vendetta, e come lo è la Lega degli straordinari Gentlemen.
Si tratta sempre di fumetti di assoluto valore, semplicemente vengono “nobilitati” con l'uso del termine “Graphic Novel” ( da qui in poi GN). Se ho capito bene, GN sarebbe una storia a fumetti che si sviluppa in un solo volume, non dipendente da personaggi seriali.
Allora possiamo ascrivere Contratto con dio, Blankets, Persepolis tranquillamente a questo filone.
Se usiamo questo metro di giudizio, però, il concetto come viene inteso oggi crolla.
Per esempio, se prendiamo Una Ballata del Mare salato (a cui credo si sia applicata la definizione) vediamo che GN non è. Personaggi che ritornano, e non in altri volumi, ma addirittura -orrore- in una serie come quella pubblicata su Pilote! (e poco importa che le storie brevi siano forse le più belle del marinaio di Pratt).
Oppure il mercato francese. TUTTI i fumetti francesi più importanti escono in volume, già progettati per il cartonato. Quindi sono GN? Ma quando mai. Certo questo vale per i singoli di gente come Moebius (il garage ermetico, arzach, il fallico folle), ma qualcuno pensa che si possa dire questo di, che so, XIII? O dello stesso Giraud, se alle prese con Blueberry?
E' certo che si scalpita per incensare Freddo Equatore (premio come miglior libro dell'anno IN ASSOLUTO dato da Lire) come GN. Ma allora come giustifichi i due volumi precedenti?
La verità, semplicemente, è che questa distinzione non esiste. Certo, i titoli della Satrapi, di Eisner, sono di indubbio valore. Ma cosa hanno di meno Sciopero! (Ken Parker 58), Johnny Freak (Dylan Dog 81), o Lo Sconosciuto di Magnus? Nulla, né per importanza del messaggio trasmesso né per realizzazione letteraria e grafica. La differenza, alla fine, è solo tra buoni fumetti e cattivi fumetti.