giovedì, febbraio 19, 2009

Racconto di febbraio!



Procede indomita la mia collaborazione con la rivista Nella Nebbia!
La versiona cartacea di questo magazine free-press la puoi trovare nei Bar, negli uffici pubblici e nelle università di Vercelli, Santhià, Gattinara, Borgosesia, Varallo e in 5 punti a Torino (Hiroshima Mon Amour, Pastis, Basaglia, King Kong, libreria Asino d’Oro).
Questo mese ho trasformato in racconto un fumetto che poi non ho fatto.
(Non si butta via mai niente, come con il maiale, appunto...)


Carne Rosa e il processo di Parsifal.

Non avevo mai visto un maiale vivo.
Certo, in foto o in televisione sì, e anche porzionato a fette dentro il mio frigo, ma non è lo stesso. Un suino che respira, era per me un essere vivente tanto lontano quanto può esserlo un alieno grigio di Zeta Reticuli, eppure…
Eppure, nonostante la distanza che separava la mia vita, da quella dei rosei mammiferi con la cotica, da mesi ormai, appena chiudevo gli occhi ne vedevo uno.
Di solito, quando uno si addormenta, sogna un po’ quello che gli pare. Ho sempre avuto un’attività onirica piuttosto varia e non ho mai fatto sogni ricorrenti.
Poi, un giorno, arrivò il maiale, o meglio: I Maiali. Perché non era mica sempre lo stesso.
Se inizi a vedere maiali tutte le volte che chiudi gli occhi, dopo un po’, se hai spirito di osservazione, inizi a cogliere le differenze tra un suino e l’altro.
Uno ha lo sguardo più vispo, un altro le orecchie più aguzze, quello più grasso, quello che sorride sempre, quello con l’aria cupa…
Decine e decine di maiali rosa intenso, venivano a trovarmi tutte le volte che mi addormentavo.
Un fatto strano, lo ammetto.
Prima di essere ossessionato dai maiali, avevo un vita tranquilla.
Avevo una casa. Un monolocale dall’affitto ragionevole, con una splendida vista sulla tangenziale e un vicinato composto da vecchiette ultrasettantenni. Mi avevano adottato. Spesso cucinavano per me, presentandosi alla mia porta con un sorriso e un piatto in mano.
Avevo un lavoro normale. Entravo-i-dati in un computer dalle nove del mattino al sei di sera.
Fortuna volle, che al momento dell’assunzione il capo del personale fosse completamente ubriaco.
Infatti, venni assunto a tempo indeterminato.
Avevo da tempo una relazione piuttosto stabile con una donna di nome Gianna.
Per: “Relazione piuttosto stabile” intendo quel tipo di rapporto in cui puoi anche dire: “Mi dispiace”, perché si è entrambi coscienti che vivere la realtà una cosa complessa, e che Francis Lai ha composto la colonna sonora di un film di merda.
Insomma, nella mia vita era tutto molto normale, tranne forse il mio nome.
I miei genitori, nel periodo in cui stavo per venire al mondo, sbarcavano il lunario giocando d’azzardo. Erano entrati nel giro dello Scopone Scientifico. Bazzicavano gente ricca, i miei erano bravi e portavano a casa un bel po’ di soldi.
Poi, un giorno, la fortuna girò loro le spalle.
Mio padre, in una notte sola, bruciò centoventimilioni di Lire.
Il marchese Malgravio Leopoldi Della Rocca, propose a mio padre di rifarsi con una spericolata scommessa di cui ignoro i dettagli.
Il marchese non voleva soldi, ne aveva a mucchi. Voleva soltanto umiliare mio padre. I patti erano che se il mio vecchio avesse perso, avrebbe dato al suo primogenito il nome dell’alano che faceva da guardia alla villa del marchese.
Fu così che venni battezzato Parsifal.
Ripensandoci, mi è andata bene. Se il marchese avesse avuto un barboncino e non un alano, molto probabilmente mi avrebbero chiamato Briciola.

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5 commenti:

Carlo ha detto...

Bello.
Noi maiali, il posto sicuro, un destino da consumatore e un cumulo sempre più alto di denaro-sterco in cui crogiolarsi.
Il tutto frullato e servito con brillante sottofondo da musical.
O è tutta una mia sega mentale?

CREPASCOLO ha detto...

Se è vero che ci piace qualcosa che ci assomiglia perchè la ''riconosciamo '' come parte del ns ripieno, Parsifal ci ha sussurrato qualcosa nell'ampio padiglione delle ns orecchie aperte come finestre il primo mattino di sole dopo venti giorni di pioggia.
Nemmeno Disney, Barker e Giovanni Rana hanno cucinato un simile maiale e, di certo, Miller, La Bigelow ed aldogiovanniegiacomo non hanno scelto maschere così iconoclaste quando hanno scelto di perseguire il motto brechtiano seconso il quale rapinare una banca è meno grave dell'atto del fondarla.

Un solo appunto: la coincidenza
( recentemente ne ha scritto anche Faraci ) è una scorciatoia da non usare, nemmeno se minacciati da uno stormo di ninja cannibali kamikaze interinali a digiuno ex ausiliari del traffico.
Il racconto sarebbe stato anche meglio con un tizio che entra in una banca, travestito da Porky Pig, l'ultimo venerdì prima della pausa ferragostana - un paio di pensionati allo sportello, cloni del Keaton sul viale del tramonto ma più tristi, un mezzemaniche che conta le distinte di versamento, il riverbero di un sito biricchino nella pupilla, nell'altro occhio il gioco caffè in un villaggio messicano.

Siamo pignoli, ne siamo consapevoli, ma non abbiamo ancora digerito il finale del Titanic di Cameron: l'iceberg è un deux ex machina davvero banale.

Diego Cajelli ha detto...

@Carlo
Non lo so.
Nel senso... Io ti racconto una storia, l'impianto di analisi è un lavoro che deve fare qualcun'altro!
:-)

@Crepascolo
Già, hai ragione.
Ma la coincidenza caranascialesca l'ho infilata per attenermi al numero a tema del mese di Febbraio, che è, appunto, sul carnevale.


grazie!

CREPASCOLO ha detto...

Tu hai ragione - potevo anche arrivarci, i coriandoli per strada e le chiacchere dal panettiere avrebbero potuto mettermi sulla strada giusta, ma sono meno percettivo di mister magoo.

Tempo fa ho spedito ad un editore un racconto su di un dipendente della locale AMSA tanto indolente da essere adibito allo svuotamento dei serbatoi delle monete nelle toilettes automatiche della metro. Il tizio si intascava la differenza tra la moneta inserita ed i 20 centesimi richiesti. La trama proseguiva con un complotto di micro mafie, un'area 51 sotto Gardaland ed un clone di Barnum come plot master di reality show, ma questo è irrilevante.
Il testo mi è stato restituito con il commento: ORA le gettoniere dei WC danno il resto.
L'ho reinviato anteponendo all'incipit la frase '' c'era una volta''.
Non ho avuto cenno di riscontro.

giustina ha detto...

l'arringa dell'avvocato è una figata.