martedì, dicembre 02, 2008

Due fumetti



Rughe
di: Paco Roca
Tunuè

12 euri e cinquanta.
Siccome sono un tamarro ignorante di periferia, aspettavo con ansia l’arrivo di alcune capsule spaziali immerse in una piscina in grado di far tornare sani e arzilli tutti i vecchietti del ricovero.
Ma di capsule spaziali non c’è traccia.
Siccome sono un tamarro ignorante di periferia, dico che Paco Roca gestisce in modo favoloso i passaggi da vignetta a vignetta. L’effetto straniante del flashback soggettivo, punto di forza della caratterizzazione interiore dei personaggi, è l’elemento emozionale che aspettavo da tempo.
Nello specifico, Roca racconta uno stato mentale usandone i sintomi in modo narrativo.
Un lavoro simile a quello fatto al cinema con Memento, ma su Rughe funziona decisamente meglio. E' un vero e proprio sistema di composizione dello storytelling, che arriva dritto come un treno nella matrice costitutiva delle caratteristiche del media.
Non è montaggio, è modo, è modulo, diventa struttura.
Qualcuno dice che il fumetto è un linguaggio.
Se è di linguaggio che si parla, in questo volume ci sono un bel po’ di aggettivi nuovi.
Comunque sia, fazzoletti alla mano e buona lettura.

Interni
di: Ausonia
Double Shot

6 euri

L’unica critica negativa che mi sento di muovere ad Aus, è di carattere tecnico. Non so se è la mia copia o se sono i miei occhiali, ma la texture di sottofondo sulle tavole è un po’ troppo densa. Oppure è proprio la carta che è così. Fatto sta che non mi ha conciliato la lettura.
Ecco. Trattandosi di un fumetto di Ausonia, quella mia difficoltà era probabilmente un effetto voluto, e io ci ho fatto la mia solita figura da tamarro ignorante di periferia.
Da questo “Bugs Life kafkiano”, meta-fumettoso-meta-narrativo profondamente critico, potrebbe scaturire un interessante dibattito sulla figura del narratore e sull’industria stessa della narrazione.
Il mio punto di vista è il seguente: Un Albert Gruenwald “vero”, il suo equivalente mammifero, non sa di essere un Albert Gruenwald. I Gruenwald non hanno “sensi di colpa”, fanno quello che fanno e basta, nella convinzione assoluta di fare bene.
Faletti la notte dorme benissimo.
Ausonia racconta questo agitarsi di insetti attraverso il suo sguardo, ed è uno sguardo decisamente preromantico. E’ una storia sui sentimenti, sull’interiorizzazione costante del punto di vista, una storia dove il manoscritto Interni è considerato un capolavoro per dato di fatto. Siamo tutti sicuri che lo sia, è una sorta di dogma stürmer und dränger. La serie di John Strauss invece, negazione del culto del genio, ne è l’antitesi industrialista.
Questa centralità del sentimento sulla ragione, in termini sia positivi che negativi, unisce plot e personaggi, amalgamando azioni e reazioni. Ha ragione la signorina Sherwood quando dice: “Non possono smettere di pubblicare le avventure di John Strauss” .
Questo, credo, potrebbe essere il punto di partenza per gli sviluppi futuri.
Perché nella tremenda ottica del nemico antiromantico quello che conta è John Strauss, non chi lo scrive.

11 commenti:

il.Benci ha detto...

Rughe mi ha veramente commosso..
mi ha fatto rivivere e in un colpo solo il decadimento visto succedere a mia nonna...

Fabio... ha detto...

Concordo sulla "fintacartaporosa" di interni...
Leggerlo alla sera mi è costato fatica...

ausonia ha detto...

intanto grazie, eh.

"Il mio punto di vista è il seguente: Un Albert Gruenwald “vero”, il suo equivalente mammifero, non sa di essere un Albert Gruenwald. I Gruenwald non hanno “sensi di colpa”, fanno quello che fanno e basta, nella convinzione assoluta di fare bene."

lo penso anche io.
albert è un personaggio paradossistico che mi è utile per ragionare su delle cose. cose che verranno soprattutto nei prossimi due numeri. sì, insomma... non credo che moccia soffra di tachicardie notturne legate ai sensi di colpa. magari. bisogna essere dotati di una certa sensibilità, per stare male =D





ah... io adoro quella carta!

ausonia ha detto...

fabio: non è "fintacartaporosa". non è una texture aggiunta in post-produzione. è proprio la carta porosa su cui ho disegnato le tavole. tale e quale.
comunque sì, interni lo apprezzi di giorno. la sera... può rimanere indigesto.

RRobe ha detto...

Mi diverte che l'unica posizione possibile per l'autore seriale di successo sia o la mancanza di consapevolezza/sensibilità o la malafede.

Fabio... ha detto...

Devo riguardarlo alla luce del sole allora... Ne riparliamo a giugno (lol).

RRobe ha detto...

Per la cronaca: ci sono scrittori, anche seriali, che scrivono benissimo e sono amabilmente sereni e consapevoli di quello che fanno.
Potrei fare il nome di Stephen King ma ci sarebbe sicuramente qualcuno che si metterebbe a discutere se King sappia scrivere o meno... quindi mi limito a parlare di Chandler, Hammett, Burroghs, giusto per fare qualche nome.

Diego Cajelli ha detto...

@Rrobe!
Ma Albert Gruenwald non è felice del suo successo come scrittore seriale.
Aspira ad altro.
Ora lui (o Ausonia) dovrà dimostrarci la legittimità della sua aspirazione.
O dovrà fare "pace" con John Strauss.
King, Chandler, Hammett, Tolkien, oltre alla consapevolezza di quello che fanno hanno un elemento che li accomuna. Un elemento che hanno loro e altri, diciamo "maestri" della scrittura "seriale".
Il genere, il "seriale", viene filtrato attraverso la loro fortissima personalità e il loro tocco autoriale.
Tocco interno al genere, che spesso non viene neanche percepito.
Lo stesso non si può dire dei vari cloni o sottocloni o derivati derivanti.
Quando King dice che è la storia che conta e non chi la racconta, sta mentendo.

ausonia ha detto...

"Per la cronaca: ci sono scrittori, anche seriali, che scrivono benissimo e sono amabilmente sereni e consapevoli di quello che fanno."

rrobe: hai ragione e interni non mette in discussione questo. è solo che interni ha come personaggio principale albert gruenwald. che è un frustrato. e di quel frustrato, si parla.
interni non vuole essere il manifesto(forzato) di una condizione generalizzata. ma un racconto specifico su un personaggio specifico.

sarebbe come dire che in shyning si afferma che gli scrittori in crisi sono tutti dei potenziali assassini.

poi c'è il mio pensiero a riguardo dello "scrittore al chilo". che però non è quello di albert. né tanto meno quello strisciante presente nella trama di interni. ma il mio. e è diverso. che poi, tutto sommato, è identico a quello che scrive diego nella risposta che ti ha dato.

alessandroscalmani ha detto...

A me la carte piace tantissimo. Ho comprato il fumetto perché innanzitutto mi piaceva come "oggetto" editoriale.

DAVID MESSINA ha detto...

Riguardo a Interni anche io non ho amato la carta, che mi ha reso difficile la lettura, mentre per quanto riguarda Rughe, devo dire che assieme all artbook di McCaig e quello di Carnevale è stato la scoperta più bella di questa Lucca.
Toccante e amaro, al punto tale che lo devo tenere lontano dalla mia ragazza o non avrò la forza di gestire le conseguenze che avrà su di lei...