martedì, novembre 18, 2008

Racconto di Novembre!


E' uscito il nuovo numero di Nella Nebbia e come sempre c'è un mio contributo narrativo.
Il numero di Novembre è dedicato al museo Guggenheim e ho scritto seguendo il tema...
L'illustrazione qui sopra è di Simon.
Ringrazio tutti quelli che ne hanno già tumblerato una fetta del mio racconto prima ancora che lo postassi qui su Diegozilla!

Personal Guggenheim

Per diverse ragioni, sono un uomo fortunato. La prima delle mie fortune è quella di chiamarmi Umberto. E’ un nome che ti rimane in mente, non siamo in molti a portare questo nome.
Quanti amici hai che si chiamano Umberto? Secondo me sono pochi, e scommetto che riesci a ricordarteli tutti.
Un’altra delle mie fortune, è che ho quasi quarant’anni e ho fatto, davvero, un milione di cose. Tante che per raccontartele tutte non mi basterebbe una vita, ce ne vorrebbero cento.
E’ un paradosso, lo so. In molti momenti della mia vita ho avuto l’impressione che il mio tempo scorresse a velocità doppia rispetto a quello degli altri. Un po’ come succede ai cani, che un anno dei loro corrisponde a sette dei nostri.
Ho quasi quarant’anni, ma a volte mi sembra di averne vissuti ottanta. Tutto sommato non mi lamento, non è male avere i ricordi e le esperienze di un ottantenne in un corpo senza acciacchi.
Alla fine, il problema è quello di riuscire a ricordarmi tutto quello che è stato, in qualche modo, importante per me. Volti, situazioni, momenti, esperienze, oggetti…
E’ per questo motivo che alcuni anni fa ho avuto l’idea di aprire un museo.
Un museo tutto mio.
Un museo per le mie cose, in modo da non dimenticarmi mai quello che ho fatto, e tutto quello che mi ha portato ad essere chi sono.
Ho aperto il museo direttamente nel mio cervello, seguendo le teorie dell’architettura della memoria. Ho scoperto che con un po’ di pratica, la planimetria mnemonica funziona molto bene. Devi pensare al tuo cervello come un luogo, immagina delle stanze, elabora una mappa precisa.
Dai un nome a quei posti che crei nella tua mente, e riempili con i tuoi ricordi.
Avrai il tuo museo.
Per visitare il mio, mi siedo da qualche parte, socchiudo gli occhi, e inizio a visualizzare il palazzo che lo ospita.
Salgo per la lunga scalinata di marmo bianco che mi porta alla sala centrale.
Il salone di ingresso è decisamente ampio, in stile vittoriano, ho deciso di farlo così perché mi piaceva molto la hall del Museo di Scienze Naturali di Londra.
Da lì, si può accedere alle varie sale, disposte su diversi piani. Rispetto ad un museo normale, ci sono diversi vantaggi.
Può contenere tutto quello che voglio, e non occupando uno spazio fisico, non esistono nemmeno problemi di spazio.
Nella sezione dedicata ai miei ricordi di viaggio, per esempio, c’è un’intera fetta di Manhattan.
E’ lo scorcio che ho visto la prima volta, uscendo dalla metropolitana sulla trentaquattresima.
Le condizioni atmosferiche sono identiche a quel giorno, con la nebbiolina che avvolge la cima dei grattacieli. Nel mio museo, apri una porta e ti trovi di fronte alle scale della Subway, sali, esci all’esterno e vieni investito dalle prospettive verticali della città.
Tutto si muove, il vento soffia, la gente cammina velocemente, una sirena in lontananza, odore di cipolla.
E’ tutto lì, come quel giorno.

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3 commenti:

Petrigno Gaetano ha detto...

Bello Vero!!!

fracartina ha detto...

questo è senza dubbio il migliore tuo racconto che abbia letto finora. molto evocativo. complimenti, perchè stavolta vanno fatti
ciao

AlessandroDiVirgilio ha detto...

Bello.
E' riuscito a toccare qualcosa nel profondo.
Mi ha commosso.

OT: la parola di controllo è DRUID.
Un'altro inquietante segno metafisico!
A proposito, hai ricevuto la mia mail? :)