giovedì, novembre 27, 2008

Lavori sporchi, reprise.



Nel 2004, in un post-apposta, raccontavo di tutti i lavori e lavoretti che ho fatto prima di riuscire ad arrivare a fine mese esclusivamente scrivendo.
Fabio, nei messaggi al post qui sotto, mi dice dei suoi lavori sporchi. E io ci penso. In effetti ho fatto anche io un Dirty Job.
Nel giugno del 1990, lavoro come sguattero in gelateria. (Per tutta l’escalation molto sognoammericano, ti rimando al post-apposta)
Per la cronaca, il gelato, nei primi anni novanta equivaleva all’odierno aperitivo con buffet.
Oggi ti mangi il gelato nel cono o nella coppetta, raramente ti confronti con l’apoteosi artistico lipidica di una supercoppa formato maxi da mangiare in gelateria passando lì la serata.
(A meno che tu non sia un tedesco con un mullet da superstar del porno anni ’80 in vacanza a Rimini.)
Allora i gelati andavano di moda.
(Parentesi. Non è un caso infatti che, recentemente, mentre mi aperitivizzavo con amici sui Navigli, il proprietario che lanciava ordini ai camerieri avesse per me un volto conosciuto. Era il mio boss della gelateria. Evidentemente aveva mollato il business gelatizio e si era spostato verso il business buffettizio. Chiusa parentesi.)
La gelateria in cui lavoravo era una delle più grosse di Milano, con un gazebo olimpionico zeppo di tavolini e una struttura ben avviata.
Veloci camerieri portavano ai clienti golosi dei menù formato gigante, con foto, schemi e planimetrie di coppe gelato pantagrueliche. Un Armageddon di creme, frutti, granelle, biscottini, ombrellini, mangiaebevi, cioccobombe, cannucce acrobatiche multi pieghevoli, limoni, cocco, decorazioni, surf di wafer e omino a molla che corre nella stracciatella.
I clienti mangiavano il loro gelatissimo, i camerieri sparecchiavano, prendevano tutto e lo infilavano, così com’era, in un piccolo ascensore che portava il carico giù.
Giù nelle Segrete.
Da noi sguatteri.
Lavoravo spalla a spalla con un signore sui settanta anni, siciliano, fumatore di MS. Era molto simpatico e alla mano, mentre lavoravamo parlavamo un sacco.
A quei tempi ero reduce della mia prima grande delusione d’ammore, e il signor Carmelo, a suo modo, cercò di consolarmi.
Il lavoro era decisamente sporco.
Prendevi le supercoppe di gelatissimo e, prima di infilarle in una lavastoviglie industriale, dovevi togliere tutta la roba che c’era dentro.
Un brodo primordiale di gelato sciolto, tovagliolini fradici, sigarette spente nel fiordilatte, bucce di melone smozzicate, fragole appassite, sputazzi, cialde dimenticate e quant’altro.
Il tutto si faceva a mani nude, con l’aiuto di una specie di doccia collegata ad un tubo.
Bisognava farlo velocemente, per andare al passo con la lavastoviglie e il ricambio di clienti e di coppe gelato.
Entravo in cantina verso le sei di sera. Ne uscivo alle tre del mattino.
Io andavo a casa a dormire. Pieno di puzze, fradicio e con le mani brasate.
Carmelo no, aveva un secondo lavoro.
Era vice aiuto apprendista netturbino all’Ortomercato.
Tutti i santi giorni mi accoglieva con un sorriso, non era mai incazzato, era sempre gentile e ci scambiavamo anche le sigarette.
Lavori sporchi?
Gente pulita.

1 commento:

spino ha detto...

Paro paro alla mia esperienza da sguattero all'Oliphant di Roma (gestito dalla Fooditalia aka McDonalds)...


Solo che invece del signor carmelo da noi c'erano anche diverse gnocche... :)