lunedì, settembre 29, 2008

Professionista Fumettista



Era: “Sempre su Diabolik”.

Ausonia mi lascia un commento, rispondendogli, mi rendo conto che è proprio il caso di dedicarci un post tutto intero…
Ausonia ha detto...

dici: "- Ma a me Diabolik non mi piace. A me sì, ma non sarebbe importante comunque." ah, no? ma siamo sicuri che un "professionista" (appellativo che più vado avanti più mi mette i brividi) non possa mai dire di NO? sai cosa mi sembrano sempre più spesso questi "Professionisti"? quei tipi delle ss che alle accuse che venivano rivolte loro durante il processo di norimberga rispondevano: "io sono un soldato. e un soldato ubbidisce agli ordini dei suoi superiori"... dai, diego... non far sì che questi 37 anni ti risucchino davvero la giovinezza, peggio del buco nero che si aprirà al cern a primavera.

Aus!
Hai messo un bel faretto alogeno sul problema. Il problema è nella parola "professionista".
Sembra quasi che "professionista" e "fumetti" siano due parole in contrasto, impossibili da mettere assieme. L’inconciliabilità di queste due parole la dice lunga, secondo me, sui limiti (percettivi) del nostro media preferito. Sul cazzocortismo di cui, secondo qualcuno soffre, e sulla generale aria da festa delle medie, il pomeriggio a casa di Paoletto, che si respira spesso nel nostro ambiente.
Fumetti più passione, va bene.
Fumetti più arte, va bene.
Fumetti più artigianato, va bene.
Fumetti più professionista, no.
Scendono in campo addirittura le SS, i contractor e gli avvocati cinici dei film ammericagni.
La parola “professionista” porta subito all’associazione etico/morale. Ed è questo il problema. La percezione generale si concentra prima sulle connotazioni idealmente negative della parola “professionista”. Non a caso hai citato militari e Norimberga, e non per esempio… Un professore di italiano in un liceo di “frontiera”, un ingegnere civile o un conducente d’autobus in un ingorgo.
Non sono forse professionisti anche loro?
Mi chiedo come mai qui, nel fumettomondo, si ha così tanta paura della parola “professionista”, tanto da doverla sempre vestire della peggior divisa possibile?
Lo so che la parola “artista” è molto più bella, la dico e sento già in lontananza una bella musichetta reggaeton, che mi fa stare bene e in pace con tutti.
Io non ho detto che un professionista non possa mai dire di no.
Ho detto che un professionista vero non basa le sue scelte lavorative sul suo gusto personale.
Ho parlato di gusto, di mippiace nonmippiace, e non di scelte morali o etiche.
Stavo parlando di Diabolik, e non (per dire) di fumetti neonazi. Fumetti neonazi, che giusto per essere chiari, io NON farei mai.
Essere “professionista” non significa accettare lavori in contrasto con la propria morale.
Un professionista, appunto perchè lo è, può dire di No quando e come gli pare, e lo può fare nel miglior modo possibile: In modo lucido. Ragionando con la testa e non con la panza.
E soprattutto, professionista per come lo intendo io, non si lega alla solita odiosa, vaffanculante questione italogiustificativa del tracollo globale rappresentata dall’orrenda frase: tengofamiglia.
Per ora, Aus, qui nel fumettomondo, se vogliamo parlare di fatti concreti e non di ipotesi filosofiche, ti dirò che non mi sono mai trovato di fronte a reali scelte norimberghiane.
Non mi hanno mai offerto dieci milioni di euro all’anno per gestire la comunicazione a fumetti degli Illuminati di Baviera. Ora ti dico che NON li farei, ma non mi ci sono mai confrontato realmente con quella valigetta.
Se mi capita, ti avviso!

51 commenti:

Andrea V. ha detto...

Bella foto, Diego.
E bel post.
Per puro spirito dialettico, a proposito di professionismo, ti giro un estrattino dalla mia intervistina manifestina del luglio scorso a Filippo Scòzzari.
Il quale, interpellato su una possibile "terza via" fra fumetto d'autore e fumetto pop, dice:

Qual è la terza via? Orsù, non cazzeggiamo. Nel fumetto o sei Stilista o sei merlettaia. La tua è una domanda sbagliata alla radice. Dai fumettifici non potranno mai uscire un Carl Barks o un Will Eisner, perché non ci possono, non ci devono entrare: per loro natura, che non sto certo a sindacare, i fumettifici a metro sono catene di montaggio che espellono come non funzionale chi osa pensare in proprio. Barks, a suo modo, fu agli inizi un operaio del disegno, tuttavia ebbe il genio e la forza di reinventare il personaggio che gli avevano affidato, Paperino, ed entrambi sono entrati nell’Albo d’Oro del pianeta. Eisner ha imposto al fumetto il concetto di qualità: nel disegno, nella regia, nella scrittura. Magnus, operaio alla catena per una gran parte della sua vita d’artista, verso la fine se ne affrancò e cercò con ostinazione la Via Superiore al Fumetto: Pensare. Il fumetto sarà anche nato come arte popolare – non è vero, e comunque ai livelli alti non lo è stato mai – ma sottolineo che nel popolo coabitano i geni e i poveri pirla, per cui “popolare” non è di per sé un valore. Dal popolo potrà mai nascere un innovatore? Non deve chiederlo a me, ma a sora Boccia de Cristallo.

A quanto pare, l'affare si ingrossa. ;-)

Adriano Barone ha detto...

Diego, una domanda che spero non siaingenua: secondo te il "mi piace/non mi piace" davvero non ha il minimo valore nell'approcciarsi a un persoanggio popolare?

Faccio un esempio con un altro mercato (per evitare esempi che possano venire interpretati letteralmente): è chiaro che se a uno sceneggiatore USA non piacciono i supereroi, sarà ben dura che riesca a trovare un lavoro pagato...però può "preferire", e con questo intendo "leggere e conoscere meglio" Flash piuttosto che Lanterna Verde o Hulk piuttosto che Capitan America...quindi, senza guardare il pelino nell'uovo semantico, ma all'interno di un discorso fumetto=lavoro il discrimine
mi piace=leggo=conosco il personaggio vs. non mi piace=non lo leggo=non lo conosco
secondo te non ci può stare?

:A:

Fabio... ha detto...

Dai fumettifici non potranno mai uscire un Carl Barks o un Will Eisner, perché non ci possono, non ci devono entrare

Certo... Will Eisner non aveva mai disegnato, poi un giorno si è svegliato e ha detto "oggi invento le graphic novel"...

Will Eisner come la maggior parte dei fumettisti considerati "importanti" per il genere, andava a bottega a imparare come si fanno fumetti, andava a pulire i pennelli a qualcuno che gli insegnava il mestiere...
Poi perchè di suo aveva "l'arte" è diventato quello che conosciamo.

Uguale Magnus... Non avrebbe preso la "via superiore" se prima non avesse imparato il mestiere facendo l'operaio...
______________________________


Parlando con un amico disegnatore, io cercavo di fargli capire che è più facile essere (per restare in terra italica) un Ausonia e un Gipi che essere un Villa o un Celoni...

E' più facile fare quel "che cazzo ti pare" che seguire gabbie e stilemi imposti.

Senza nulla togliere ad Ausonia o Gipi (o altri considerati "liberi"), ma Celoni potrebbe fare il "gipi" (nel senso di libertà creativa e stilistica) mentre non so se un Gipi o un Ausonia potrebbero fare un "Celoni" (anche se Ausonia con Interni ci ha mostrato che [almeno a livello grafico] può).

Naturalmente non è uscito un vincitore da questa discussione, ma era interessante il confronto arte/professione.

Il confronto mi viene anche quando si parla di colore (che è il mio settore) tanti 15enni trovano una copia di photoshop e dicono di essere coloristi, magari fanno anche un illustrazione decente, ci mettono un mese, ma la fanno, l'essere professionista ti porta o ti obbliga a farne 23 al mese (se sei fortunato).

Forse è li la differenza, "l'artista" considera il "doverlo fare" una cosa denigrante, io la considero una sfida lavorativa e professionale, forse si, io sono un operaio...
(e fiero di esserlo)

cricchio ha detto...

fab ma tu non perdi proprio mai occasione di dire cacate?

mi spiego, che tanto mo al lavoro ho del tempo da perdere... (ma per gli altri, che con te e' tastiera sprecata)

tu fai un discorso che vale per il tecnico. allora se uno vuole allenare l'elasticita' e la bravura della sua mano ok. ma gipi e aus non sono diversi da villa e celoni per il fatto che disegnano cose diverse. se non capisci perche' e' inutile pure spiegarlo, mancano proprio le basi concettuali per capire un fumetto. continua a colorare. ma fieramente eh.

Fabio... ha detto...

Beh tu che hai il verbo spiegamelo...
O vuoi lasciarmi alle mie cagate nella mia ignoranza?

Tu che conosci le produzioni personali di Celoni dimmelo, spiegami...

Fabio... ha detto...

Ah a proposito, così ti rivolgi a tua sorella, o ai tuoi amichetti su graphite che ti difendono aprioristicamente perchè sei donna (nonostante su un forum di disegnatori tu sopravviva con un disegno pubblicato in 3 anni).

Non hai capito il mio post.
O perchè non sai leggere o perchè non mi so spiegare, ok.

ma il tono da salcazzo fallo a qualcun'altro...
(non vorrei mai che dicessero che tratto le donne diversamente dagli uomini)

Accenti & Neri ha detto...

Scusate se mi intrometto nella discussione cricchio/fab.
Quello che dice Cricchio, seppur con toni passionali che personalmente giustifico, sono da prendere assolutamente in considerazione. Io direi che per gettare le basi su questa discussione bisognerebbe partire dal libro "Conversazione sul fumetto" di Eisner e Miller.
Domanda: lo hailetto Fab ?

Ele La Accy

Fabio... ha detto...

Si l'ho letto.
(per ora ho imparato a leggere, sullo scrivere mi sto attrezzando)

Sono dell'idea però (con tutta la supponenza che telematicamente) mi contraddistingue), che per poter parlare di una professione bisogna praticarla, non basta essere appassionati.

E non parlo di bravura, parlo di mero "lavoro". Posso discuterne quanto voglio di regia ma di certo non posso insegnare nulla al riguardo, nemmeno al peggior regista del mondo.

MarcoS. ha detto...

allora io personalmente sto con Fabio...nel senso che credo ci sia una bella differenza tra il dire quello che cavolo mi piace e fare quello che piace ad altri...il punto è che un professionista può dire del suo anche attenendosi alle regole, anche accettando le regole che gli sono imposte senza dire di no. Chaplin ha sempre fatto film per soddisfare il proprio produttore, mentre insideman di spike lee nonostante gli sia stato imposto ha messo del suo come Kubrik per spartacus. Ovvio che poi ad un certo punto un autore può dire per me basta così ed ora faccio quello che mi pare. Possiamo magari parlare di Cajelli se vogliamo fare esempi chiari...lui è vero che ha i paletti bonelli ma è anche vero che in dampyr e in zagor spesso ha sperimentato forme di scrittura. Toppi ha disegnato tex viceversa.
recentemente ho visto in libreria un libro americano divertentissimo che è come fare graphic novell, in pratica come dire come essera artisti...è questo credo sia qualcosa di cui incazzarsi perchè equivale a dire che si può dare regole alla libertà creativa.

Diego Cajelli ha detto...

@Fabio
(e discussione seguente)
Nonnònonò! Non è una questione di chi è più bravo a far che, o sul facile o il difficile.
E in questo senso, anche la citazione scozzaresca è decisamente fuorviante.
O perlomeno lo è per il MIO ragionamento, poi, sui ragionamenti ALTRUI io non ho voce in capitolo.
:-)
Cooomunque:
La questione è, alla fine, sulle scelte e la coerenza che ne consegue.
La cosa che IO non capisco è come mai sia più facile accettare un artista puro che sceglie unicamente con il cuore, piuttosto che un altro che ti dice che il suo gusto personale non incide sulle sue scelte lavorative.
Non accettare la possibilità di svolgere questo mestiere in modo lucido, secondo me, sminuisce di brutto il fumetto come media.
Ma evidentemente lo penso solo io.
Me ne farò una ragione.
:-)

@Adriano.
Ci può stare fino ad un certo punto.
E se, giusto per fare un esempio, la casa editrice Gino Comics, che pubblica il tuo fumetto preferito: Super Lontra, ti dice: "Guarda, in questo momento avremmo proprio bisogno di storie per L'Uomo Sarcastico."
A te L'Uomo Sarcastico fa cagare e non l'hai mai letto. Non lo conosci.
Che fai?
Ti metti a leggerlo e lo studi, oppure rifiuti?
Anzi, rilancio:
Ti metti a studiare l'Uomo Sarcastico, cercando di capire il perchè non piace e magari trovando il modo giusto per inserire del tuo, in modo di fartelo piacere...
O rifiuti?

@Andrea:
Credo che luciderò la mia boccia di cristallo.

ausonia ha detto...

professionista e professionalità.
professionista è sinonimo di adattabilità. sempre e comunque. come si legge su certi curricula. "massima adattabilità a un contesto operativo e dinamico, massima adattabilità allo stress lavorativo etc etc".
la professionalità è la capacità di portare a compimento un impegno, un progetto... rispettare le scadenze, non abbassare il proprio standard qualitativo e altre cazzate del genere.
e professionale era quel genio di eisner e lo erano anche gli ipiegatucci suoi colleghi.

ma tutto sommato, chissenefrega.
qui il punto vero è un altro.

dici: "La parola “professionista” porta subito all’associazione etico/morale. Ed è questo il problema. La percezione generale si concentra prima sulle connotazioni idealmente negative della parola “professionista”. Non a caso hai citato militari e Norimberga, e non per esempio… Un professore di italiano in un liceo di “frontiera”, un ingegnere civile o un conducente d’autobus in un ingorgo."

no. la questione etico/morale c'entra. eccome. ma non in questi termini. per me.
avevo parlato di ss solo perché leggendo alcune di queste biografie di ex waffen-ss tutti dicono in onestà la stessa cosa: entrare in quel reparto di combattenti ti dava "la possibilità di fare carriera". e te lo dicono con un'ingenuità vera. raccapricciante. che ti disturba come ti disturba ogni manifestazione, non di cattiveria, ma di incoscienza. quindi partivano, magari andavano in polonia, nei piccoli paesi di campagna e in un giorno fucilavano 20.000 persone. così. erano stati addestrati per farlo. e lo sapevano fare bene. l'idea era quella di farlo per qualche anno per poi finire in un ufficio e assicurarsi così uno stipendio a vita e una pensione rispettabile. decente.
alla fine erano professionisti e professionali anche loro.
nelle ss c'erano sadici criminali. ma erano una esigua minoranza... sono leggende tutte americane. la maggior parte di loro erano lì "semplicemente" per far carriera. e quel lavoro li disgustava profondamente. non è un caso che i nazisti arrivarono a concepire i campi di concentramento. fu proprio perché lo stress e il disagio crescente (e quindi la scarsa adattabilità a qul lavoro) fra questi ragazzi ariani portava moltissimi di loro al suicidio. incapaci di tagliare l'ennesima gola di qualche contadino russo.
nei campi di concentramento c'era comunque bisogno di professionisti seri. c'era da cambiare i fusti di ziklon B per le camere a gas, il trasporto e lo smaltimento dei cadaveri, l'assegnazione dei posti letto, gli esperimenti da fare sui bambini, la sepoltura di quella pelle e di quelle ossa, preparare il rancio... e altre mille cose, come tenere la contabilità... gestire i turni degli ufficiali della gestapo eccetera. e ognuna di queste cose richiedeva personale preparato e efficiente. insomma, come in ogni struttura lavorativa che si rispetti c'era bisogno di fior fiori di professionisti anche lì. e tutto si può dire, tranne che i lager nazisti non fossero strutture professionali e ben funzionanti.
lo sterminio era un businness come un altro, per migliaia di tedeschi. e lo prendevano pure sul serio, a differenza dei nostri inefficienti impiegati statali che sonnecchiano su scrivanie polverose. la germania in quegli anni aveva un pil altissimo e non esisteva la disoccupazione. milioni di persone che lavoravano come i cinesi contemporanei per rilanciare l'economia di un paese.
le questioni etico/morali... in un mondo di professionisti, sono del tutto secondarie. inesistenti.

mi sono sempre chiesto dove sia finita, negli anni duemila, quella percentuale di persone disposta a rinunciare alle questioni etiche e a tutto il resto pur di far carriera e avere un buon stipendio. e mi rispondo che i professionisti, sono in crescita esponenziale in tutto il mondo. bravi soldatini addestrati a fare bene le cose ma liberi dall'idea di chiedersi cosa sia davvero fare ciò che fanno. magari sono quelli che mettono la melatonina nel latte per i bambini macchiandosi di crimini contro l'umanità peggio di josef mengele, consapevoli che tanto non ci sarà nessuna norinberga ad attenderli ma solo dividendi più alti a fine anno. o sono quelli che promuovono i valori intrinseci delle bratz... per educarti ai consumi scellerati fin da bambino, a estirparti qualsiasi radice di senso critico. o quelli che risparmiano sulla sicurezza dei cantieri, che tanto un immigrato disposto a farsi macellare in una pressa... lo trovi sempre. o quelli che per ventianni ti hanno messo formaggio scaduto nelle filanti e fondenti sottilette. oppure quei bravi giornalisti di velvet e di glamour. o quei dottori che ti ammazzano dagli antibiotici solo per qualche vacanza premio sponsorizzata dalla casa farmaceutica. o quei politici che vorrebbero cambiare la storia della resistenza sui libri di testo... hai ragione, diego. son tutti professionisti.
poi, è ovvio... nessuno, come dici tu, farebbe dei fumetti NEOnazi. ma un po' di naziPOP, ogni tanto, non guasta. no?
ecco. la maggior parte dei professionisti dell'intrattenimento non si stanno chiedendo in che modo si sia evoluto il nazional socialismo tedesco degli anni trenta. e questo vi rende colpevoli. la vostra poca lungimiranza non proprio disinteressata si lega a un disegno molto complesso che purtroppo vi sfugge. il propagandare il nerdismo culturale è quella porzione di mercato a cui siete invitati a dare il vostro contributo. in modo impeccabilmente professionale.

Adriano Barone ha detto...

@Diè: esempio chiaro.
La risposta alla tua domanda dipende da un'altra domanda che uno deve (dovrebbe) essersi fatto/a ancora prima: vuoi che i fumetti diventino il tuo lavoro, o che restino un simpatico passatempo?
p.s. cazzo, c'è gente che non apprezza l'Uomo Sarcastico?

@Fab: carissimo, personalmente non mi porrei neanche il problema...
Perchè chiedersi se Gipi o a Francesco (Ausonia) sono in grado di fare fumetto bonelliano/bonellide/popolare? A loro interessa fare quello che fanno, punto. Se a qualche autore che ha sempre fatto fumetto popolare viene voglia di fare fumetto d'autore...boh. Si giudicherà in base al risultato, mi figuro (io la roba d'autore di Fabio [Celoni], ad esempio, non l'ho mai vista, ...).
Ma appunto, è una questione talmente ipotetica...

:A:

Adriano Barone ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Fabio... ha detto...

Adriano.
Si a conti fatti non interessa sapere neanche a me se gli "artisti" saprebbero fare il bonelliano, ma è una costola del discorso mestiere/professionalità che parte dalla divisione classica autore/arte/libertà e fumettoseriare/bonelli/operaio/castrazione.

L'esempio portato (ho usato 4 nomi conosciuti per cercare di farmi capire meglio) era appunto parte di un discorso fatto da un collega/amico (che conosce ausonia) che diceva in senso dispregiativo che la maggior parte dei bonelliani sono operai senz'arte...

Diego Cajelli ha detto...

@Ausonia.
Io parlavo dei fumetti, non della televisione.
Il fumetto non è parte attiva nel processo che tu indichi (e che per la cronaca io vedo benissimo)
altrimenti non vivremmo nella realtà in cui viviamo.
Una realtà in cui, ripeto, si ha una reale possibilità di scelta.

Accenti & Neri ha detto...

to Ausonia: apprezzo tantissimo ciò che hai scritto. Veramente tanto.

to Fab:
(quote)Sono dell'idea però (con tutta la supponenza che telematicamente) mi contraddistingue), che per poter parlare di una professione bisogna praticarla, non basta essere appassionati.(end quote)

Non conosco personalmente né te né Cricchio e il mio intervento non è da abbinare a un tifo da stadio per uno o per l'altra.
Chiunque può giudicare il fumetto e avere un'opinione, non c'è bisogno di farlo.
L' intervento di Cricchio denota solamente un'idea convinta e appassionata, e quello che dice l'ho già sentito parecchie volte e a suo tempo avevo la stessa foga. Ci è pure passato il Dié che quando eravamo a scuola e lui era più vecchiotto (ti chiedo perdono per averti dato del vecchio :-)) era un passionale anti fumetto di mercato ! Poi ha fatto delle scelte, delle esperienze, ha cambiato delle opinioni. La vita è fatta di diverse correnti ed è bene che esistano. Ma il fumetto non è fatto da solo di ambiente di fumetti. Ci sono miriadi di colleghi che fanno fumetto e che nessuno vedrà mai perchè mette magari al servizio delle aziende la propria professionalità.
Trovo normale e giustifico pienamente l' esasperazione di Cricchio perchè è inutile negarlo; chi sceglie di fare fumetto "altro" non ha vita facile in quell'ambiente che dovrebbe essere la casa di tutti i fumettisti. E' indiscutibile che un Dampyr di Diego, magari non propriamente bello (è solo un esempio, Dié)arrivi al pubblico perchè di mercato e non un fumetto di Ausonia... e questo forse ad alcuni può seccare perchè non è una scelta di qualità o una vera scelta del pubblico, ma frutto di equazioni fredde e spregevoli di un mercato controllato (vedi discorso di Ausonia qualche post indietro)

Ele La Accy

Andrea V. ha detto...

Di mio, Diego, trovo che tutta questa querelle artisti sì artisti no sia fuffa: anche Edgar Allan Poe lavorava su committenza, e a lui nessuno ha mai menato il torrone.
La dicotomia fra scrittori "puri" e pennivendoli è un'invenzione recente, e abbastanza pretestuosa: giocando entro paletti narrativi ben definiti possono saltar fuori capolavori come gli "Esercizi di Stile" di Queineau, onesti lavori di scuola come i romanzi di Liala o giocattoli a orologeria come i primi romanzi di Baricco.
E perché no: anche Tex o Diabolik.
Il bello scrivere può essere un po' ovunque.
Anche in uno slogan pubblicitario.
Non ti curar di lor, ma guarda e passa, diceva qualcuno. ;-)

Fabio... ha detto...

Ele dov'è che si parlava di vendite scusa?

Questa è un altra generalizzazione a cdc.
Ed è anche abbastanza offensiva verso chi fa fumetto seriale...

Anche un disegnatore che consco disse una cosa simile, disse che disegnare (esempio) spiderman era (s)vendere la propria arte...

Mai pensato che scrivere (o disegnare) Dampyr o Spiderman possa essere il sogno di qualcuno?


Io le cose mie le faccio, e sono mie, le faccio per il mio piacere personale, non me ne frega se sono vendibili o se piaceranno.
Per me il lavoro oltre che passione è anche una sfida, come ha detto Diego, provare a prendere un qualcosa che esiste e metterci il "proprio", provare a migliorarlo...

Ti faccio un esempio sul mio "personale".
Ho fatto le prove (colore) per un fumetto, un successo editoriale di una 15ina di anni fa, vorrebbero ristamparlo per le nuove generazioni (scusatemi la vaghezza).
Tra una 10na di coloristi hanno scelto le mie prove, non perchè son simpatico, ma perchè a detta loro ho conservato lo spirito originale del fumetto riuscendo a renderlo moderno e aggiungendo la mia sensibilità (so' sensibboli)...

Cosa potrei volere di più?

Accenti & Neri ha detto...

@Fab
Ma Fabio scusami. Io non ho mai detto di essere contro il fumetto seriale. Non ho alcuna intenzine di sputare sul lavoro altrui e per di più di mici e colleghi. Non ho mai detto che fare il seriale vuol dire non avere qualità, ci mancherebbe... se no siamo morti. E' tanto vero che nel seriale escono certe volte delle cacate come per il ,come lo vuoi chiamare fumetto artistico, escono altrettante cacate.
Il discorso era un altro, cmpletamente un altro e cioè più sul COME che del QUALE.

nerosubianco ha detto...

Bah, a me piace fare sia l'uno che l'altro... mi diverto, a me basta e sono contento!
ciao

Accenti & Neri ha detto...

appunto... :)

ciao Stassi !

Ele

Moffetta ha detto...

Vorrei fare i miei complimenti ad Andrea V.
Intanto si scrive QUENEAU. E poi, che a Poe nessuno abbia mai menato il torrone, lo supponi tu. E sono sicuro che non hai mai letto nessuno degli autori che citi.
Ecco, questa potrebbe essere l dote principale di un PROFESSIONISTA: la preparazione. Infatti i professionisti sono iscritti agli albi professionali, che saranno anche istituzioni obsolete, non lo nego, ma che almeno hanno la funzione di mantenere un certo livello di preparazione negli iscritti.

Fabio... ha detto...

Ecco... Giusta osservazione, infatti la palese preparazione dei giornalisti è sotto gli occhi di tutti...

Diego Cajelli ha detto...

Faccio molta fatica a capire come si è finiti a parlare di ciò che si sta parlando adesso.

daniele marotta ha detto...

Mi inserisco, scusate.
Secondo me non c'è una soluzione.
Il fumetto è un concetto astratto, ma come mettere insieme scozzari e nathan never?

Non sarebbero in comune neanche se Scozzari disegnasse nn, ad esempio: il Jan Dix di Bacileri è commerciale o è d'autore?
Uno dei due perde sempre.
Conta più il testo o il fumetto?
Vuoi più bene a mamma o a papà?

Una discussione che accomuni ciò che non si accomuna è vana.
L'unica cosa che è simile è che si disegna e ci si scrive sopra del testo. Poi tutto il resto è vario e non riducibile a una parola come autore artista o lavoratore professionista.
Cosa andrebbe misurato?
Le vendite? L'innovazione?
La capacità di emozionare o di pensare?
La capacità di rompere degli schemi?
Ma di emozionare chi? tutti? uno più di un altro? E se io catturo l'attenzione di uno solo ma più di ieri vale come se rapissi due lettori diversi?

Ci sono onnivori, erbivori e carnivori tra i lettori e gli autori ma non vuol dire che i fumetti che leggiamo e facciamo siano realmente in relazione tra loro solo perchè li chiamiamo tutti fumetti o film o persone...

Scusate il delirio.

Daniele Marotta

Accenti & Neri ha detto...

...ma un ottimo delirio... semplicemente :-)

Ele

Andrea V. ha detto...

@ Moffetta:
sorry, ma la tua tesi puzza quanto il tuo nick.
Per gli esponenti dell'Oulipo - l'ho scritto bene? - ho sempre avuto una venerazione.
Per il Baricco di "Castelli di rabbia" e "Oceano mare" un po' meno, perché ho capito a naso che aveva rubato trame e linguaggi proprio a loro. In quanto agli altri, be', non mi ritengo un lettore enciclopedico, ma E.A. Poe l'ho leggiucchiato, e Liala pure. Anche se ammetto che è passata un po' di acqua sotto i ponti.
Sai cosa distingue un/una professionista da un/una quaqquaraqquà?
Che il professionista, sulle cose che scrive, ha il coraggio di metterci la firma e/o la faccia.
Io l'ho sempre fatto. E tu?
Grazie per l'errata corrige, ci vediamo nei fumetti.
@ Die': scusa l'OT.

ausonia ha detto...

ah, diego... ti leggo solo ora.
risposta molto professionale la tua.
defilata, ma da professionista.













...

cricchio ha detto...

a parte le tue scemenze, fab, che prendi tutto sul personale perche' sei un complessato...

non sono esasperata. non me ne frega niente di cosa e' piu' popolare. non mi relaziono all'approccio "indipendente" come si fa per la squadra del cuore. perche' non e' una semplice differenza di tifoserie.

cio' che mi fa impressione in questi discorsi e' questo: fermare il senso critico sulla soglia dei soldi del padrone. ecco il concetto di professionista che si vuole giustificare.

lavorare su cose affini alla propria persona e' piacevole ma mi sembra che a volte venga presa come scusa per continuare a giocare. certo e' divertente cimentarsi coi giochi/rompicapo famosi. ma forse bisognerebbe prendere in considerazione che l'arte dovrebbe andare oltre la semplice esperienza ludica o d'evasione. non e' forse proprio questo ad aver folgorato chi ha deciso di farne un lavoro?

in questo senso allora l'approccio "indipendente" e' una scelta etica, non sulle singole occasioni ma su un orizzonte piu' vasto; non e' assolutamente "gioco con le regoline mie gne gne" (cioe' l'assenza di scelta).

e non e' vero che esistono isole felici, che la tv no ma il fumetto si, neanche la nostra stessa interiorita' lo e', anche se l'apparente "personalizzazione" permessa alle nostre vite ci da' un milione di alibi per tirarcene fuori.

Diego Cajelli ha detto...

Ok, lo ammetto. Ho letto e riletto tutta la cascata di messaggi e alla fine non ci capisco più nulla.
Si tirano delle conclusioni su argomentazioni che non ho affrontato.
Si applicano dei giudizi di merito su delle situazioni che ho descritto in altri termini.
Si sfiora l'anima di Hillman e si dicono un sacco di belle cose.
Quando vi tornerà la voglia di parlare di cose reali, fatemelo sapere.
Per cose reali intendo: Reali problemi lavorativi.
Compromessi veri, non ipotetici o basati sul sentito dire.
Parliamo di fatti, non di ipotesi.
Parliamo di date di consegna, di dead line, di editor.
Parliamo di schiena e di muscoli.
Parliamo della forza che ci vuole, sia per lavorare su committenza, sia per lavorare come artista puro.
E poi, se avanza tempo, possiamo anche tornare al mio concetto iniziale.
Ve lo ricordo, era semplicissimo:
Se è il tuo lavoro, non puoi basare le tue scelte unicamente sul tuo gusto personale.
Sull'etica si. Ma sul mipppiace, nonmippiace, no.

ausonia ha detto...

dico sul serio

ma tu ci fai... o ci sei?

Diego Cajelli ha detto...

C'è una domanda di riserva?

coredo ha detto...

Diego..
Sono fiero di averti avuto come insegnante.....

Porcaputtana che signore.

nuvoleonline ha detto...

Ciao, discussione interessante anche se sì, un pò andata verso il delirio... Però mi è rimasta una perplessità sul tuo ultimo commento, Diego, che mi sa che è un pregiudizio fondante nella solita distinzione tra autori di fumetto popolare/d'autore (poi ognuno prenda le parti che vuole, per quanto mi riguarda leggo proprio di tutto):

Parliamo di date di consegna, di dead line, di editor.

Davvero crediamo che un autore di volumi per libreria non abbia a che fare con questi fattori? Io me ne sento schiavo da circa un anno, e direi che non lavoro in Bonelli... Insomma, secondo me professionali bisogna essere sempre, anche quando "si fa gli artisti", non possiamo pensare che non sia così per tutti, con le debite misure ovviamente, dettate dalla quantità e qualità di produzione annuale che riusciamo a reggere (ed anche, perchè no? Dalla nostra voglia di fare o meno certe cose)...

Insomma... il fatto di non essere "professionisti" non esclude di per sè che l'atteggiamento di fronte al proprio lavoro possa (anzi debba) essere sempre "professionale".

Baci!
c.

Andrea V. ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Diego Cajelli ha detto...

Ma ancora siamo al Popolare VS Autore?
Ikkepalle!
:-)
Evidentemente, devo fare un corso per spiegarmi meglio, perchè non ho scritto questo.
Così come non ho scritto che un autore di graphic novel non ha a che fare con scadenze ed editor.
Ho detto:
Vogliamo parlare di fumetti?
Parliamo di cose concrete.
Cose concrete che appartengono, ovviamente, ad entrambe le categorie.
Vogliamo parlare di fumetto?
Facciamolo.
Ma basta parlare in astratto e per sentito dire.
Un autore di graphic novel, anche lui professionista, riceve la commissione di una serie di illustrazioni per l'oroscopo.
Ben pagate.
Posso dire che un professionista quelle illustrazioni le farebbe?
In modo da poter fare quel che gli pare nei mesi successivi, dopo aver pagato i conti e l'affitto?
Posso dire che un professionista quelle illu le farebbe, a patto che non siano in contrasto con i suoi principi morali, anche se, putacaso, alloroscopo non ci crede?
Posso dirlo, o sono pazzo?
Perchè, tolti i voli pindarici, è di QUESTO che parlo fin dall'inizio.
Uffa.

Andrea V. ha detto...

Questo sì che è parlare da professionisti.
;-)

Anonimo ha detto...

la solita sterile polemichetta di ausonia (che peraltro, con le sterili polemichette sui blog, ci si è fatto conoscere). diego, perchè ti sforzi di spiegarti? come si può pensare di discutere con chi paragona gli scrittori di fumetti bonelli agli ufficiali ss? dai ausonia, cresci, lo smalto nero è passato di moda vent'anni fa, e le frasette a effetto lasciale ai film di bruce willis.
debby '95 xxx

nuvoleonline ha detto...

Un autore di graphic novel, anche lui professionista, riceve la commissione di una serie di illustrazioni per l'oroscopo.
Ben pagate.
Posso dire che un professionista quelle illustrazioni le farebbe?
In modo da poter fare quel che gli pare nei mesi successivi, dopo aver pagato i conti e l'affitto?
Posso dire che un professionista quelle illu le farebbe, a patto che non siano in contrasto con i suoi principi morali, anche se, putacaso, alloroscopo non ci crede?
Posso dirlo, o sono pazzo?


Puoi dirlo, anzi per quanto mi riguarda funziona proprio così ;-)

Ciao,
c.

Fabio... ha detto...

Si cricchio...
E' il discorso che fa chi non trova lavoro nei fumetti asd...


Prendo sul personale?
scrivi "fab scrivi solo cagate", era un discorso in generale?
(torna da papà vah...)

Fabio... ha detto...

Non proprio l'oroscopo, ma Toppi ha fatto illustrazioni per i tarocchi...
(prima che qualcuno torni a parlare di arte senza aver mai prodotto un cazzo)

Fabrizio ha detto...

Secondo me siete un po' tutti troppo chiusi nella codificazione che è stata fatta del vostro campo.

Una sorta di prigione da deformazione professionale.

Il fumetto è semplicemente un media e consente vari approcci. E' una materia da plasmare.


Vi porto l'esempio del design e della sua profonda differenza con l'arte.
Mentre quest'ultima è una libera espressione di sè, volta nei casi migliori a sovvertire o a denunciare stereotipi sociali, il design è progetto. E' una funzione legata ad una suggestione dalla creatività.

L'arte può fare ricerche espressive e materiali senza preoccuparsi di committenze.
Il design trova serve alle committenze per adattare loro le giuste valenze espressive.

Chi fa fumetto seriale, è paragonabile ad un designer. Perchè non conta il gusto del professionista? Perchè è il suo metodo che conta. A me magari non piacciono le cucine. Ma se ad una casa produttrice piace il mio metodo di progetto, io posso analiticamente adattarlo ai requisiti di quel progetto.
Chi fa fumetti seriali ha davanti molte esigenze a qui deve rispondere. La creatività di saper rispondere con delle prestazioni innovative a quelle esigenze, è la misura che decreta la validità del professionista.

Altro discorso su quello che fa Aus, che è un approccio molto più artistico al media.
Aus per certi versi non si occupa di costruire, ma principalmente di decostruire secondo il suo gusto e la sua sensibilità.
Ecco perchè il suo "tocco" sarebbe probabilmente svilito da un incarico in Bonelli.

Esistono vie di mezzo tra questi due campi? Certamente. Migliaia di gradi di sfumature.
Ma i professionisti Comic Artist e i professionisti Comic Designer si occupano di cose differenti


Fab

Fabrizio ha detto...

P.S.: perdonate gli Orrori ortografici.

Perchè non spostare la discussione sul forum di CUS?

Fab

daniele marotta ha detto...

In astratto:

La purezza non esiste se non nella mente.
Ogni cosa quando si fa, in concreto, diventa compromesso.
L'ispirazione è pura, il lavoro è concreto ed è compromesso.
Il compromesso si può fare col cuore o si può fare prendendo per il culo se stessi o il prossimo.. ...o tutti e due.
Ogni persona viva deve mediare tra sè e l'ambiente.

In concreto:
La pubblicità della Clear fatta negli anni ottanta da Manara o Pazienza o Pratt, cos'era?
Ha danneggiato in qualche modo la loro arte?
E i quadri fatti da van gogh per campare?
o ancora di più a michelangelo, caravaggio o leonardo, quanto fregava davvero dei cristi e delle madonne?

A mio parere: ci vorrebbe un esercito sconfinato di professionisti, un fiume di autori e disegnatori, migliaia di albi letti da milioni di persone, un'industria rigogliosa in cui trovare di tutto.
Senza una base forte non si osa, non si esplora, senza franco e ciccio non ci sarebbe stato fellini.

Quando ti propongono un lavoro c'è un attimo in cui decidi: merita lo faccio o è una cagata non lo faccio, punto, i perchè e i percome ognuno ha i suoi.

Le chiacchiere stanno a zero.

Chi vuole essere veramente libero e bello può scrivere poesie su pezzetti di carta e lasciarli sui tavoli dei bar.

daniele marotta ha detto...

@ausonia

capisco il tuo punto di vista e credo che coltivare coscienza senso critico oltre che dignità lavorativa e creativa sia un imperativo per chiunque.

Sono anche convinto che ogni occidentale che vive e respira sia "legato a un disegno molto complesso" che purtroppo gli sfugge, e che probabilmente non condividerebbe, a cominciare da dove provengono i vestiti che indossa o il cibo che mangia.

Perissi ha detto...

Urk! Post interessantissimo... io non sono un professionista, almeno non nel senso stretto del termine, anche se sono i fumetti a darmi da vivere, ma il termine usato in un(quel)certo modo mi fa rabbrividire.
La professione, secondo me(quindi opinione opinabilissima), è il personale approccio verso ciò che si va a fare, anche quando il personaggio o la testata non piace.
Ho detto 'na cazzata?

ausonia ha detto...

marotta: sono pienamente d'accordo con te. io non ho mai parlato di arte pura, infatti. l'arte pura è un a chimera e un concetto talmente astratto che non mi interessa e non ho mai preso in considerazione. ma l'arte in occidente è ancora una possibilità concreta. esempi di arte pura, invece, non ne vedo neanche in altre regioni del mondo. semplicemente non esiste.

però dire che "tanto siamo tutti corrotti" mi sa di bieca scusa. perché c'è differenza tra una ragazza che pratica con gioia e con piacere il sesso anale e una pornostar che se lo fa sfondare, quel culo, trecento volte al giorno.
quindi il punto non è se siamo (cor)rotti, ma quanto.

Fabrizio: il tuo discorso fila. davvero. però il design non veicola per forza contenuti. una storia, (qualsiasi storia) sì. e io resto indignato ancora per la londra "ariana" presente in DD.

daniele marotta ha detto...

chiaro, lo trovo un ottimo punto di incontro e concordo.

ognuno trova dei compromessi con sé stesso , col mercato e col lettore.
Le marchette sono un'altra cosa.
Credo sia qui il punto, siamo tutti un po' artisti e un po' artigiani facciamo sculture e tavolini, (riprendo il discorso citato di scozzari), non tutti siamo mignotte, però.

giusto?

un topic che continua nel passato è come viaggiare nel tempo?

Diego Cajelli ha detto...

Quoto Marotta!

Anonimo ha detto...

Non vorrei che questo post venga preso come un' accusa o un giudizio verso Cajelli, che stimo moltissinmo.
Però, CONCRETAMENTE.

Dampyr 160 speciale 3, Soldati di ventura, pagg. 18 e 19.
10 vigg che seguono una macchina con i due personaggi che parlano facendo un resoconto tipo "nelle puntate precedenti".

Che può piacere o no, per carità, ma noi che ti seguiamo Diego sappiamo che non ti piace. E per uscire dal discorso "piacere o non", quelle due tavv rappresentano quello che "eticamente" accusi e di dici di non fare nelle tue lezioni di sceneggiatura.

Quindi non è proprio mettere del proprio nel personaggio (che ne so, Garth Ennis col Punisher), ma l'annullamento del proprio stile e delle proprie convinzioni sul media fumetto.

Marco

Diego Cajelli ha detto...

Speciale Dampyr numero 3...
Speciale Dampyr numero 3...
Aspetta! E' quello dove c'è un montaggio incrociato a tre elementi con tempo reale/flashback e flashforward, dove la preparazione (passiva) diventa progressivamente una sequenza attiva?