martedì, settembre 09, 2008

Diegone d'Egitto 2



Quad.
Pensavo fosse agile e morbido da guidare come la moto, invece mi sbagliavo.
Curvare con il Quad è decisamente impegnativo. Siamo nel deserto e non c’è traffico, per fortuna.
La gita dura tre ore. Fede dietro, io guido. Siamo in tre più l’accompagnatore, esperto in deserti, cammelli e percorsi tra i sassi.
Si scorrazza su dune e sentieri, sollevando un gran polverone.
Poi si va all’accampamento beduino (secondo me sono degli attori) Si beve il the, si fuma il narghilé e si aspetta il tramonto.
Si guarda il sole tramontare nel deserto, poi si accendono i fari (che tra le dune diventa buio subito) e si torna in albergo.
Mi diverto come un bambino di otto anni.
Fede, sballottolata dietro, un po’ meno.

Egiziani.
A me stanno simpatici. Lo so che sono lì per fare più soldi possibile con i turisti e mi adeguo.
C’è chi parla italiano, chi parla inglese, chi russo. Comunque sia, parlano italiano e inglese molto meglio di quanto io parlo arabo.
I camerieri non parlano altre lingue oltre alla loro, e tutte le comunicazioni avvengono in modo non verbale. Cercano un contatto umano, scherzando. Fanno finta di portarti via il piatto, ti spostano le cose sul tavolo, comunicano a gesti. Questa cosa innervosisce l’italico in vacanza.
Yasser, quello che ci ha venduto il giro sul Quad, è molto giovane e sta studiando per diventare guida turistica sui siti archeologici. Si stupisce quando gli chiedo di Zaki Hawass. Il direttore della piana di Giza. Gli dico che in Italia è molto famoso. Non gli dico che secondo le mie fonti è un agente della CIA messo lì per negare che le piramidi e la sfinge fossero lì prima degli egizi.
Tra gli egiziani e le ragazze italiche c’è sempre molta tensione. Sì insomma, se le guardano e se le riguardano tutte, con fare arrapato. Un po’ molto arrapato per essere sinceri.
Una sera, fumando una sigaretta con uno degli animatori, che è lì da sei mesi, ci dice che per i locali le donne europee sono tutte un po’ troie.
Dice che c’è un enorme gap culturale e sociale.
Tutte le volte che si parla di come gli arabi guardino con fare trombino le donne europee a me viene in mente questa foto di Ruth Orkin:


American Girl in Italy, scattata mi pare a Roma nel 1951.
E penso che alla fine, superare i gap, sia soltanto una questione di tempo.

Italia Unooooo!
Alcune razze aliene si tengono ben alla larga dal nostro pianeta perché il nostro pensiero per loro è un virus più letale di Ebola.
La dove non arriva la telepatia e la coscienza condivisa, arriva la televisione.
Fatto sta che le parole in italiano più conosciute in Egitto sono: Italia (pausa) Unooo (con la “o” prolungata, accompagnata dal sorriso delle feste)

Pesci.
Diciamo che, con un babbo istruttore di istruttori di sub, sono da sempre più agile in acqua che fuori. Ho i miei brevetti e sono cintura nera di snorkeling.
Esplorare la barriera corallina è come fare il bagno in un acquario.
Alcuni pesci sono così abituati alla presenza umana, che sono come dei gattoni. Si fanno gli affari loro, ma comunque vengono a darti un’occhiata curiosa.
Nuotano assieme a me, mi controllano e secondo me i più furbetti si aspettano che io rompa un riccio per loro. Non lo faccio.
Il pesce palla non si gonfia, se gli rompi le palle, fa prima a scappare.
C’è un pescetto nero, territoriale, piccolo piccolo, che se ti avvicini troppo si incazza e viene a guardarti male attraverso la maschera.
Una Razza grigia, maculata di viola, si è scusata a nome della sua specie per la faccenda di Steve Irvin.
Le Murene, a me, fanno paura. Ne ho vista una grossa quanto una mia gamba, ma aveva altro da fare.
Il Pesce Pagliaccio, sa di essere diventato una star internazionale, tanto che ormai da molti viene chiamato Pesce Nemo. Infatti è lì che si vanta, passeggiando sul red carpet del suo anemone, aspettando i flash dei fotografi.

(Continua...)

5 commenti:

marco.zell ha detto...

Questione egiziani, a me sono andati di traverso. Sempre a chiedere un euro. Sempre.
E a proposito di Italia Unoooooo...
Ora pensarci mi vien da ridere, ma per una settimana sentire in continuazione queste parole seguite dal loro sorrisone ebete... Non ne potevo più!!

Fabrizio ha detto...

Ho un'amica che lavora in Egitto.
In una ONG per capirci.
Praticamente quando torna qua si trasforma nel'essere più caciarone del pianeta, perchè deve recuperare su tutte quelle cose che una ragazza lì non può fare...

Fab

Diego Cajelli ha detto...

@Marco
Marco, sei il Marco che ho conosciuto in vacanza?
Uh?
Se si, ciao!
Sennò, ciao lo stesso!

LNZ ha detto...

pensa a quelli che girano in quad a milano: riesci a pensare a qualcosa di piu' pirla?

giustina ha detto...

sono stata in egitto un bel po' di tempo fa, prima di nemo, insomma... e sai? il pesce pagliaccio si sentiva già star allora. un presagio?
un bacio a Federica... Fede non ce la faccio... :)