venerdì, maggio 02, 2008

New York 'Zilla (4)



(Fauna niùiorcana)

Scoiattoli.
I parchi sono pieni di scoiattoli. Pienissimi.
Un milanese di fronte ad uno scoiattolo ha la stessa reazione di una ragazza depressa di fronte ad una tonnellata di cioccolato.
Mi rendo conto di non aver mai visto uno scoiattolo in vita mia. E qui ce ne sono a branchi.
I niùiorcani non capiscono la reazione di un turista di fronte ad uno scoiattolo, per loro è una cosa normale, come i piccioni in piazza Duomo o le Nutrie nel vercellese.
Di fronte ad uno scoiattolo, ho deciso, torniamo tutti bambini.

Italy? Cool!
Se dici che sei italiano, Cool! è la risposta automatica.
Tutti, ma proprio tutti tutti quelli a cui ho detto da dove venivo, hanno risposto così.
La prossima volta dirò che vengo da Latveria e vediamo che cosa mi dicono.

Arredamento Urbano.
Nei parchi, dal Bryant Park ai piccoli spazietti verdi nel centro degli incroci, ci sono dei tavolini e delle sedie, sono verdi e in ferro battuto, simili a quelle che può mettere fuori un Pub nel periodo estivo.
La prima volta che sono andato al Bryant Park, e ho visto tutte quelle sedie e quei tavolini, mi sono guardato in giro per capire a quale bar appartenevano. E invece no, sono pubblici e li ho trovati anche in altri parchi. E non ce ne sono due o tre, ce ne sono un botto di quelle sedie e di quei tavolini. Significa che ti siedi comodo e ti fai i cazzi tuoi. Mangi, lavori al computer, leggi il giornale, ti riposi dopo aver camminato per dieci ore.
Se arredassero in quel modo anche gli spazi verdi milanesi, dopo tre minuti, quei tavolini e quelle sedie arrederebbero la casa di qualcuno, o le troveresti in vendita la domenica ai mercatini delle pulci.



(Pilota di calesse a Central Park. Si chiama Bobo, ma è citazionismo. Da dove?)

Consigli pratici: Mance.
La devi dare, ed è inutile che fai quella faccia e che ti incazzi.
E non devi lasciare gli spiccioli, tipo 15 dolla e 50, facciamo 16 che sono un signore. No, non funziona così.
La mancia va data ai camerieri, ai tassisti, ai baristi, eccetera.
I prezzi a NYC non comprendono le tasse, che vengono conteggiate dopo e sono indicate a parte su tutti i conti, e corrispondono all’8%.
E’ tipo la nostra IVA, che vi ricordo, per noi è al 20%.
La prassi è lasciare come mancia il doppio della cifra indicata come tasse.
Io la vedo come un’imposta che viene data direttamente a chi ti ha servito, che viene data in mano ad una persona e non ad un ufficio statale.
Che sia per via delle mance o per via di un’educazione diversa, chi ha a che fare con il “pubblico” è molto molto molto gentile.
Se prendi una birra in un bar, è buona norma ammollare un dollaro al barista che te la piazza sul banco. A volte però, lo stesso barista, offre un giro di bevute.
In alcuni ristoranti o locali milanesi, la mia impressione è che il cameriere mi faccia un grandissimo favore a degnarsi di servirmi.
A New York non ho mai avuto questa impressione.

Viva la Raza!
In metrò, direzione Brooklyn, sera tardi.
C’è una gang di messicani, hanno in testa quella specie di retina, dei pantaloni corti larghissimi e bracaloni, delle magliette di otto taglie più grandi con sopra canotte da basket. Un paio hanno
quegli anni da 4 dita. Baffetti, camminata da duri, sembrano pronti per un video rap.
Il problema è che hanno un’aria decisamente pacioccosa.
Sono la gang più tranquilla mai vista in vita mia.

Consigli Pratici: Quando scappa, scappa.
Dato che stai tutto il giorno in giro, dopo un po’ dovrai espletare i tuoi bisogni fisiologici.
Puoi entrare in qualche locale e usufruire della restroom, di solito sono abbastanza pulite.
A Bryant Park c’è una restroom pubblica pulitissima, mentre i bagni da Macy’s non sono riuscito a trovarli.

Il toro di Wall Street.
Fotografare il toro di wall street senza nessuno che lo palpa è un’impresa impossibile.
Io mi sono messo lì, ho preparato l’obiettivo, l’inquadratura e tutto il resto, ho aspettato il momento buono, ma non è mai arrivato.
C’è gente che lo cavalca, che gli tasta le palle, che gli infila un dito nel culo, che lo prende per le corna. Un milione di persone che si fanno fare una foto ricordo da tauromachia, sorriso con bovino, abbraccio bovino, flash taurino e tanti baci a Minosse.
Io non riesco a capire questa necessità assoluta, per altro già osservata in altri miei viaggi, della foto ricordo in posa con sorriso ebete.
Fatto sta che dopo dieci minuti me ne vado.
Dovevo impostare un tempo più lento all’otturatore e fare una foto con il toro fermo e le scie di tutti quelli che ci salgono e ci scendono. Sarà per la prossima volta.

Ground Zero
A un certo punto c’è un buco.
Questa foresta di sequoie artificiali in vetro e cemento si interrompe, c’è uno spiazzo.
Un buco quadrato, e non ci sono altri cazzo di modi per definire Ground Zero.
E’ un buco transennato, recintato, con dentro operai, macchine da lavoro, passatoie, materiali, cumuli di macerie, terra, sassi, ruspe.
Ci giro attorno per una quarantina di minuti, infilo la macchina tra le griglie della recinzione, scatto qualche foto. Gli operai lavorano, i niùiorcani vanno e vengono camminando veloci, i turisti si guardano attorno.
Sarà sicuramente suggestione, ma mi sembra ci sia molto più silenzio rispetto alle altre zone della città. Sarà la giornata grigia.
Mi siedo su una panchina, mi si avvicina una famigliola, papà, mamma, figlio piccolo.
Lei mi chiede dov’è Ground Zero.
Io rispondo, laggiù, indicando la zona transennata a dieci metri da noi.
Davvero?
Essì.
Pensavo avessero già costruito qualcosa.
Faccio una faccia come per dire “einvecenò” dato che non so come si dice “einvecenò” in inglese.
Da dove vieni? Mi chiede.
Italy.
Cool! (ovvio) e mi dice che loro vengono da non mi ricordo più dove.
La famigliola va verso la zona transennata e io li osservo da lontano.
La signora apre la borsetta, tira fuori una rosa e la butta oltre la recinzione.
Cade su dei gomitoli di cavi elettrici, vicino a degli operai che lavorano.
Mi allontano con un groppo in gola.



(Ground Zero)

Perché non ho comprato l’ I-Phone.
Ci ho giocato un po’, lo smanazzato e dopo otto secondi già capisci come funziona.
E’ la fantascienza che si affaccia nel tuo quotidiano, tanto che al primo approccio non ci credi, sorridi, sentendoti Tom Cruise in Minority Report.
Ci ho pensato, seriamente. Il prezzo vantaggioso, la possibilità di craccarlo con sbattimento pari a zero, il design, e l’idea di mettersi in tasca un pezzo di fantascienza.
Sul craccamento, ho una parentesi. Mi sa che il tizio che ha messo on line il semplicissimo programma di sblocco è un cugino di Jobs, e lo hanno fatto per vendere La Fantascienza anche a chi non vuole farsi un abbonamento con la compagnia telefonica che ha l’esclusiva.
Vabbè. Ma anche craccandolo e infiliandoci la mia SIM, una volta tornato qui, a parte per farci il figo, non avrei avuto altro modo di usarlo. Qui il WI-FI non esiste.
Là, c’è un segnale pubblico, ne consegue che con quel giocattolino puoi accedere in rete dove e quando vuoi, gratis. Qui dovresti fare per forza il previsto abbonamento con TIM per usare La Fantascienza al pieno delle sue possibilità.
Torna il problema della mancanza di struttura.
Però, cacchio, qui posso avere tutte le suonerie che voglio.

Yellow Rat Bastard!
Dato che è il flusso a portarmi in giro, e non mi muovo seguendo una meta precisa, per caso, per questioni legate ad una navigazione casuale, mi trovo di fronte a questo negozio.
E’ a SoHo, e se clicchi qui arrivi al suo sito.
Credo di non aver mai visto una così grande varietà di T-Shirt tutte assieme. Azzardo? Saranno state più di tremila, T-Shirt con soggetti, colori, stili, diversi. Da quelle buffe, a quelle dark, a quelle Hip Hop, giuste di spalle e di maniche, ma lunghe fin sotto le ginocchia, da quelle fighette, a quelle post punk, da quelle british a quelle calcistiche, teschi, borchie, fiori, fauna, giochi di parole, manica lunga, manica corta, mezza manica, canotta, per uomo, donna, bambino varie ed eventuali.
Felpe, felpine, felpotte, al piano di sotto: Jeans. Un oceano di jeans.
Giuro, sto male. Mi prende il contro-shopping. Ovvero, c’è troppa roba, non so decidere, non ci sto dentro, mi piace mezzo negozio solo per il fatto che non ho mai visto magliette simili.
Io a Milano sono abituato così: Entro speranzoso in un negozio, vedo che tutte le magliette sono uguali, di solito c’è scritto il nome di un posto: Uaioming, Burkina Faso, Montana, Colorado… Posti che la maggior parte di quelli che si comprano quelle magliette manco sanno dove si trovano. Mi fa tutto cagare, ed esco senza comprare nulla.
Questo bastardo ratto giallo mi mette in crisi. A parte che ne guardi dieci e impari comunque qualcosa sulla grafica e il design, penso a Ottokin che ne sarebbe estasiato.
La mia taglia, scopro, è la “M” ammericana, qui nella “M” ci infilo un braccio e la rompo, ma nella “L” dimensionata a stelle strisce, sappi che io e i miei ottantasei Kg ci navighiamo dentro.
Va a finire che ne prendo due ed esco di corsa.
Adesso però, sono molto molto pentito. Non mi sono comprato un paio di bretelle con i teschietti, e una cravatta con i teschi.
Lo segno come posto in cui tornare assolutamente la prossima volta.



(piccione milanese in visita a NYC, si gode la vista dall'Empire, poi mi vede, mi riconosce e mi chiede di salutargli suo cugino che vive in piazza Cadorna.)

Consigli pratici: Empire State Building
Fai il biglietto prima, via internet. Salti un bel pezzo di fila, se ti presenti con in mano la stampata della prenotazione.
Se proprio hai fretta, puoi fare il biglietto express.
Costa 40 dollari invece di 19, ma vieni messo su una supercorsia preferenziale.
Ricordati che se hai in programma una visita notturna, l’ultimo ascensore parte all’una e un quarto.



(Elicottero Umano, così dicono...)



(Elicottero Umano, fase precedente all'atterraggio.)

Continua...

6 commenti:

MicGin ha detto...

Sono molto belli i tuoi commenti. Se proprio nato per scrivere. Salutoni!

MicGin ha detto...

Sei! volevo scrivere ;-)

Fabio... ha detto...

Concordo con Mic...
(mai pensato di scriver fumetti?)

Sono stato l'anno scorso a NY e giuro mi ritrovo in tutti i tuoi "ragionamenti"...

Non è una sviolinata (a che servirebbe?) ma ancora oggi mi trovo a parlar bene di NY e NYesi con amici increduli che conoscono gli americani come merdosi rubabenzina...

Anonimo ha detto...

davvero, dovresti farti pagare per scrivere, per il tuo talento!!!
eheheh...!!
come sempre, quando racconti di viaggi, riesci a fare sentire e vedere ciò che hai visto e sentito tu!grande come sempre..un abbraccio da torino
*Valentina

Libero Assassino ha detto...

uhm...cool! :D

verogabri ha detto...

Foto al Toro:
leggevo da qualche parte di filtri scuri, praticamente neri che vanno usati con tempi lunghi, anzi lunghissimi (30min e oltre). In questo modo si riescono a fotografare piazze e strade praticamente deserte, con un po' di fortuna anche senza macchine in sosta.