giovedì, maggio 15, 2008

Arte Bimba!

Non ho dormito.
Mi attorcinavo tra le coltri chiedendomi: Quanto gli può fregare a Scòzzari che ho letto il suo libro, e che, come faccio spesso quando qualcosa mena, ne parlerò sul mio blogghe?
Credo zero.
Quanto può fregare a me, vista l’universale immagine scozzariana del web, che attirato dalla rece venga qua a trattarmi di merda, come egli spesso fa, non ancora con me, ma con altri sì?
Credo zero. Uguale.
E allora parlane, mi sono sentenziato alle 6.36 facendomi il caffè.
Due sezioni: “Memorie dell’Arte Bimba” e “Manuale partigiano dell’Arte Bimba”.
La prima parte mi è stata distante, per forza di cose e di biografia.
La seconda, andrebbe impressa a fuoco su molte schiene.
Spiegare perché i brocchi pensano che fare fumetti sia facile, e quanto in realtà si sbaglino.
Scòzzari non solo lo spiega, ma lo fa in un modo considerato pazzesco per i tempi in cui viviamo.
Lo fa prendendo una posizione.
Cazzo. Una posizione precisa, frontale, circostanziata da fatti al tempo stesso oggettivi e soggettivi.
Ti sta sulle palle? Bene. Quel giramento di culo che accompagna ogni concetto non mariadefilippiano, ti fa sentire vivo.
E’ antipatico? Bene. Altrimenti è troppo comodo, finiamola con quella serie di orrende parole tipo: “c’è qualcosina da limare qua e la”, “aggiustatina” “sei bravino, ma…”
Il Manuale Partigiano non ti mette a tuo agio, non parte dal presupposto che siamo tutti belli, bravi, buoni, capaci, e tutti in grado di disegnare Giannettino Pusterlino o Rothannus il Guerrierone in 14 semplici mosse.
Dice le cose scomode, quelle che di solito si sussurrano.
Fondamentale la presenza dei compiti a casa. Della necessità di approfondimento, studio, scoperta, ri-scoperta, ri-studio.
I Generi sei tu è un paragrafo da ampliare, se si potesse. O meglio da: “I Generi sei tu” si potrebbe partire per una deriva di ragionamenti infiniti. Sono convinto che il discorso sia ampliabile, e non ne sono convinto a livello teorico, ne sono convinto a livello pratico, perché l’ho fatto.
E’ possibile inserire uno “sguardo interno” anche nei generi anglosassoni/commerciali. Scòz dice che quel genere di lavoro produce un qualcosa che è impossibile da usare, per esempio, su Zagor.
E qui si sbaglia. Io l’ho fatto. Che poi questa cosa sia piaciuta o meno, sia “arrivata” o meno, ci frega poco. Credo.
La personalizzazione del genere, lo sguardo interno e personale al genere, anche nei generi narrativi più puri, è un lavoro che non essenzialmente riguarda l’underground punto e basta. Anzi.
E’ proprio lì che si iniziano a scavare le differenze.

3 commenti:

Fabio ha detto...

Io Scozzari lo stimo moltissimo proprio per la sua schiettezza.

E pensare che i suoi fumetti non mi piacciono granchè ma a lui non interesserebbe saperlo.

Ho letto 'Prima pagare...' e ho appena comprato questo '...arte bimba', che leggerò quanto prima.
E' molto simile come autore, ai miei occhi, a Dave Sim del quale ho letto tutto Cerebus ma del quale ho apprezzato negli anni più i suoi scritti extra fumetto (o sul fumetto) che l'opera vera e propria.

Imprescindibile.

AlessandroDiVirgilio ha detto...

Completamente d'accordo.

Anzi, aggiungo che è moooolto più difficile raggiungere "La personalizzazione del genere, lo sguardo interno e personale al genere" nei settori che non riguardano l'underground.

E' lì la vera sfida.

Per il resto, sono bravi tutti! ;)

Guglielmo Nigro ha detto...

verissimo.
trovare una voce personale nel fumetto di genere richiede una buona consapevolezza, un grande lavoro e una grande capacità di mediazione e del senso della misura.

ciò non toglie che sia difficile anche trovare la propria voce in fumetti "indipendenti". dove, forse, i rischi a livello di "sirene" è pure maggiore. troppi epigoni e poche voci sincere?

scozzari apre la testa..