sabato, aprile 19, 2008

New York 'Zilla (2)



(Non riesco a staccare gli occhi dal Chrysler, anche dopo una settimana che lo vedo...)

Torcicollo.
I primi due giorni a NY li passo con la testa in alto, è fisiologico. Cammino come uno scemo guardano i grattacieli. Non è una bella giornata, è nuvoloso, e le cime dei palazzi si perdono tra le nuvole.
Tira vento, ma è nuvoloso lo stesso. Il vento si infila nelle Avenue come se fossero le pareti di un Canyon e tira forte, tanto da aprirmi la giacca.
A Milano il vento non c’è più. La Moratti l’ha fatto togliere perché poi si spettinava.
Camminare costantemente con la testa rivolta verso l’alto non è un problema, i Niùiorcani lo sanno, lo sanno che sei un turista e ti scansano, alcuni ridendo, altri guardano anche loro nella tua direzione pensando a chissàcosa.



(Tramonto a Bryant Park)


Odditorium.
Seguendo il consiglio del grande Crippa, io e Leo andiamo al Rypley’s Believe it or Not Odditorium.
E’ una sorta di museo delle stranezze, delle bizzarrie e delle weird things che Robert Ripley ha collezionato girando per tutto il mondo agli inizi del ‘900.
Fatto sta che Ripley ha raccattato talmente tante cose strane da riempirci una trentina di musei in tutto il mondo, farci una trasmissione televisiva, e diventare un vero e proprio mito per quanto riguarda “l’antropologia bizzarria” e gli oggetti morbosamente strani.
Che cosa c’è all’Odditorium di Times Square? (Se lo cerchi è proprio davanti al locale di BB King)
Come un moderno Freakshow del circo Barnum, ci sono gli oggetti e i vestiti appartenuti, per esempio, all’uomo più alto del mondo. E questo tizio è lì, riprodotto in una statua a dimensioni naturali, e fa davvero impressione.
Oltre a lui, ci sono le riproduzione iper realistiche di altri Freaks, da Johnny Eck a vecchietto mangia mento.
Donne barbute, set ammazzavampiri dell’800, vitelli con sei gambe, statue fatte con la gomma da masticare, la pistola che uccise Lincoln, i capelli di Elvis, la vera sedia elettrica di Sing Sing, un quadro di Lincoln 100x100 fatto con le monetine da un centesimo, una sala intera piena di Tsantaz amazzoniche, una collezione di 200 accendini strani, teschi ornamentali ricoperti di pietre preziose, strumenti di tortura medioevali, con ologramma terrorizzante del torturato, una sala dedicata al sesso sessone e a come sia differente, nei diversi luoghi del mondo, il concetto di sex appeal, radiografie di incidenti strani, uomini smozzicati da squali, una zampa di Tirannosauro, e mille altre bizzarie bizzarre.
E’ una cazzata?
Sì. Tantissimo.
Ma ne vale la pena assolutamente.



Negozi Americani.
Io non sono preparato per affrontare una cosa simile.
Non è possibile. C’è troppa roba, troppa varietà. Troppa scelta.
Entro in un negozio di magliette e ci rimango due ore, senza nemmeno guardarle tutte.
Non sono pronto. Mettimi due magliette, una che mi fa schifo e una che mi piace.
Entro da BH, un negozio di fotografia, video etc…
Esco perché mi gira la testa, tutta quella roba mi stordisce.
Entro da Macy’s per andare in bagno, e dopo, uscendone, rimango lì per un ora, guardando solamente la merce in saldo al 60%.

Fumo dai tombini.
Non esce più a livello stradale, ci hanno messo dei camini, e lo fanno uscire più in alto, tipo a due metri.
Pensavo puzzasse, e invece mi ci sono fiondato, per annusarlo, perché dovevo. Non ha odore, però è appicicaticcio.
La notte, quel vapore, prende i colori dei cartelloni pubblicitari illuminati.



(fumo viola...)

Niùiorcani simpatici 2.
C’è un manager in giacca e cravatta, avrà più o meno la mia età, sale a Brooklyn e scende anche lui a Columbus Circle.
Ha una 24ore in una mano e uno Skate gigante sotto il braccio.
Scendiamo, usciamo. Lui guarda l’orologio, butta a terra lo skate e va al lavoro, con la sua 24ore e il suo completo di Armani, scivolando tra la gente.

Cops!
C’è un casino di polizia in giro. Di tutti i tipi. Dalla stradale, a quelli che viaggiano su una specie di Apecar. A cavallo, a piedi, con i cani e quelli bardati in stile Swat.
Ne ho visti un po’ di quelli in tenuta . Divisa nera, caschetto nero, giubbotto antiproiettile, guantini con pollice e indice libero, torce, caricatori, varie minchiatelle e mitragliatore d’assalto a tracolla. Per essere precisi, i tizi che ho visto avevano in dotazione un Heckler & Koch G3 e un Armalite M15A4.
Da noi tiriamo fuori quelle armi sono quando ci invadono Ze Germanz.



(L'ombra dell'Empire State Building)

Gangsta Bike.
Tre ragazzini di colore, tipo sui 14 anni, senza barba, ma in canotta e con pantaloni corti giganti.
Hanno delle braccia enormi e fanno i cattivi, girano su bici BMX, tipo il primo livello di GTA Sant’Andreas.
Fatto sta che litigano tra loro e litigano dibbrutto.
Giuro, sembrava un video Rap. Litigano tantissimo perché uno di loro li aveva persi, facendo un altro giro, e mentre litigano sparano un fakinigga ogni due parole.
Gesticolano strano, si agitano.
Passa una volante, fa un colpo di sirena e i ragazzini, in otto secondi, smettono di litigare e si dileguano.



(Scale a Chinatown)

Alligatore.
Pronti, via… La prima sera, mi portano in un ristorante Cajun.
(E qui cade un altro luogo comune, non è vero che gli americani non hanno una loro cucina tipica. Okay, i puristi mi diranno che i Cajun non sono “americani” ma non mi interessa)
Motivi per apprezzare un ristorante Cajun:
1: Si beve nei barattoli, quelli con il bordo filettato come nei film.
2: Si mangia bene e si mangia un casino di roba.
Per antipasto ci servono delle polpettine di alligatore, sono a dir poco favolose, eccezionali!
Il caro vecchio alligatore, ha un sapore a metà tra il tacchino e il gamberetto.
Poi portano ostriche, e una secchiata di gamberi di fiume.
I gamberi di fiume, un branco intero per quattro, sono molto speziati e piccantini.
E poi c’è il giochetto. Il pompino Cajun.
Passa la sciura che gestisce il ristorante, con la Tequila in una mano e del Tabasco Nucleare nell’altra.
Stacchi la coda, lei versa la Tequila e il Tabaschissimo nel gambero e tu succhi.
Se ti va bene, tossisci un quarto d'ora.
Poi ti portano carne di quattro tipi e una verdura bollita simile alle nostre erbette.
Esco rotolando.

Grand Central Terminal.
Porca vacca, questa stazione non odora di stazione.
L’odore della Grand Central Terminal, è lo stesso odore dell’Ikea. Giuro.
La GCT, puzza di Ikea. Non di piscio e di culo di marmotta.
Penso: Sarà così solo nell’atrio, andiamo sui binari e vediamo se l’odore è uguale a quello della Stazione Centrale.
No. Anche lì c’è puzza di Ikea mista a curry.
Su uno dei binari, non posso fare a meno di pensare a Carlito’s Way. Penso a Pacino e Leguizamo, penso al cartello pubblicitario con scritto: Escape to Paradise.
Penso al monologo finale di Carlito Brigante.
Ultimo giro di bevute, il bar sta chiudendo…
Dove andiamo per colazione?
Non troppo lontano.
Che nottata…
Sono stanco, amore.
Stanco…



(Binario 30, ce ne sono 100 e rotti.)

Continua...

4 commenti:

Locomotiva ha detto...

Di grazia, che è un Armlite M15A1?

L'armlite AR-15 è stato adottato come M16, ed è diventato M16A1 quando la gente ha cominciato a morire col fucile inceppato in Vietnam.
Ma M15A1 c'era solo una versione sperimentale fucile mitragliatore dell'M14 (cioè una specie di Beretta BM59 all'americana), che io ricordi, e non dell'Armlite ma dell'arsenale di Springield.

E, i SWATTosi girano con un G3 (anni'50) e un M16 (anni'60)?
Me li facevo più figherrimi, gli uomini in nero.
Tzè, non ci si può più fidare di nessuno...

(P.S.:Segna, segna, che oggi son passato in agenzia di viaggi.
M'han dato un chilo di cataloghi, e stò sbavazzando all'idea...
Se riersco a farmi le ferie fuori stagione, ovviamente)

madmac ha detto...

i Cajun non sono "americani"

alex crippa ha detto...

dio, quanti ricordi............

in ottobre 07 però le statue di chewingum non c'erano all'odditorium...maledetto Ripley, è un trucco per farmi tornare!

(sarò cretino, ma all'indovinello della "casa 72" proprio non ci arrivo...)

alex crippa ha detto...

DIE HARD 3!