domenica, novembre 25, 2007

Scrivere & Scrivere

Quella appena passata è stata una settimana di scrittura intensa.
I miei impegni bonelliani sono aumentati, e il mio romanzo sta diventando una cosa sempre più vera.
Tanto vera che la settimana prossima firmerò un contratto, avrò un anticipo, una scadenza, e un piano editoriale preciso.
In più, mi è stato chiesto un racconto per un’antologia di cui vi parlerò quando potrò.
Fatto sta che mai come in questi giorni sto affrontando le scritture.
Mi divido la giornata in due, la mattina e metà del pomeriggio sceneggio. La parte restante del pomeriggio e la sera scrivo “in prosa”.
E mai come in questi giorni sto notando quanto le due scritture siano differenti e suonino su note diverse.
La scrittura per immagini dirette, usata per la sceneggiatura, e la scrittura per immagini evocative, usata per la prosa, sono due sorelle che si somigliano ma hanno caratteri profondamente diversi.
Sono abituato a ragionare per immagini, a coniugare la mia scrittura usando le vignette e le tavole, tanto che alla fine, l’unità di misura del lavoro è un’unità numerica.
Quante tavole hai fatto oggi?
Questo identifica la necessità di veicolare il messaggio narrativo attraverso una cadenza precisa, numerabile a seconda della tipicità del messaggio da trasmettere.
Questo non avviene con la scrittura in prosa.
La mia abitudine a quantificare numericamente il mio lavoro, mi fa capire quanto lavoro ho fatto e quanto ne ho ancora da fare. Affrontando la scrittura in prosa, tutte queste mie certezze vanno a farsi benedire.
La scrittura in prosa non è misurabile in pagine.
E’ tanto semplice, che non me ne ero reso conto.
Lo sapevo, ma fino a quando non ci sono andato a sbattere contro di faccia, non avevo valutato le sue conseguenze emotive.
Avevo l’impressione di non andare avanti, o di andare avanti molto più lentamente rispetto al mio normale ritmo di scrittura.
Poi, pensandoci bene, leggendo bene quello che stavo scrivendo mi sono reso conto di alcune cose.
Quante tavole di sceneggiatura, servirebbero per trasportare a fumetti quelle cinque righe di racconto, sulle quali per trovare la forma giusta, l’impatto giusto, l’atmosfera che volevo, ci sono stato tantissssimo tempo?
Dipende da come uno le fa, questo è chiaro.
Ma volendo ricreare lo stesso ritmo, la stessa atmosfera, lo stesso tempo narrativo e la stessa forma letteraria, quante tavole servirebbero per quelle cinque righe?
Tante. Molte. E per scriverle avrei impiegato lo stesso tempo usato per quelle cinque righe.
Prendiamo un Maestro e facciamo un esempio:

“ Quasi tutti pensavano che l’uomo e il ragazzino fossero padre e figlio.
Attraversavano il paese diretti a sudovest su una vecchia Citroen, tenendosi sulle strade secondarie, sostando spesso. Si fermarono in tre luoghi prima di giungere a destinazione; la prima volta nel Rhode Island, dove l’uomo alto coi capelli neri lavorò in una fabbrica tessile; quindi a Youngstown, nell’Ohio, dove passò tre mesi alla catena di montaggio d’una fabbrica di trattori; e infine in una piccola città californiana vicino al confine con il Messico, dove fece il benzinaio e si mise a riparare le piccole auto europee con un successo che gli riuscì del tutto imprevisto e gradito.”
(Stephen King , Le Notti di Salem)

Immaginando di non usare didascalie narranti, immaginando di voler mantenere la stessa atmosfera, lo stesso taglio narrativo e un identica cadenza di immagini…
Ti rendi conto di quante tavole servirebbero per raccontare queste righe?
Saperlo, mi ha fatto stare molto meglio.

8 commenti:

Anonimo ha detto...

Sono sicuramente d'accordo con quanto hai scritto, ma è vero anche il contrario: quante parole servirebbero per raccontare una sola immagine? Pagine e pagine a volte, non trovi?

Detto questo, non vedo l'ora di leggere il tuo libro.

Invece che mi dici del manuale, a che punto sei con quello? Perché vorrei prenotarne subito una copia.

Buon lavoro,
Laura

cyan ha detto...

Ciao Diè!

Seguo il tuo blog quotidianamente, ma finora non ho mai commentato ("sì, sì, prima o poi lo faccio..." e aspetta oggi, e aspetta domani... Vabbè).

Son curioso...

Il romanzo segue la tua
struttura, oppure non ne ha bisogno?

E se non ne ha bisogno, è perchè la "forma" romanzo è differente da quella di un film o di un fumetto (così come è differente la scrittura, come tu scrivi qui sopra), o è la tua storia in particolare (raccontata in questo caso attraverso un romanzo) a non necessitare di quel tipo di intelaitura?

Oppure la struttura è universale, a prescindere dal mezzo?

Continua così :)

Elydon ha detto...

Non azzardarti a pubblicare niente se prima non cacci il manuale!!

In bocca al lupo,
Sara

Francesco Lorenzetti ha detto...

Credo tu abbia dimenticato gli illustratori, quello di riassumere gradi quantità di testo in pochissime immagini é il loro mestiere! Lo so perché lo sto facendo proprio ora :)

Cya

Diego Cajelli ha detto...

Per Laura
Sicuramente, ma la descrizione di un immagine diretta è un territorio che ho praticato molto di più!
Per cui so quando fermarmi, e so come applicare la sintesi...
Il manuale sarà comunque successivo al romanzo.

Per Cyan
Sto usando la struttura, e la "forma" mi permette di mescolare, incasinare, anticipare e posticipare i vari "punti".

Per Sara!
Sara, prima romanzo, poi manuale!
Anzi... E' probabile:
Prima racconto su antologia
poi romanzo, poi manuale.

Per Francesco
Infatti l'illustrazione non è una struttura sequenziale.
Hai detto bene: riassumere.
Riflettevo sulle differenti difficoltà del costruire una narrazione in ogni suo singolo elemento.
(Ho visto il tuo blog, che belle cose che fai!)


Diè!

Francesco Lorenzetti ha detto...

"Infatti l'illustrazione non è una struttura sequenziale"

...vero ma cmq ha una sua "sequenza" di lettura diversa da quella di un frame di fumetto, l'illustrazione é ermetica e ti tiene incollato ad osservarla e non a passare alla prossima, ha un suo tempo di lettura e questo per dire che é più vicino alla prosa come "modo" di comunicare.

mi fa piacere che apprezzi il mio gusto estetico e grazie per avermi fatto capire!

Elydon ha detto...

Ma.. Ma..
E ci abbandoni così??

..sigh..
..sob..

..Sara..

hellpesman ha detto...

ah..hai citato uno dei migliori romanzi del Re. Insieme a IT una pietra-base della mia adolescenza. Ma forse inconsciamente hai anche scelto un titolo del Re, che vivrebbe perfettamente in forma di comic book...