martedì, novembre 13, 2007

Fiction per sbaglio.

A causa di un errore improbabilistico, ho visto entrambe le puntate della Fiction su Rino Gaetano in onda su Raiuno l’ 11 e il 12 Novembre.
La prima puntata, facendo un piccolo sforzo, sorvolando e cospargendomi di zucchero a velo per essere buono con i prodotti nostrani, devo dire in tutta sincerità che non era male.
Santamaria non è Martin Sheen in Apocalypse Now, per cui il prologo di Rino Ubriaco Che Torna a Casa, è un po’ pupazzesco, ma per il resto… Santamaria come un novello titano, regge tutto il peso sulle sue spalle e merita grande rispetto.
Comunque sia, per la ferrea legge dell’improbabilità ho superato una serie di ostacoli.
Non so perché, ma il patto di complicità è scattato ugualmente. Ho accettato degli anni ’70 raccontati tipo sussidiario delle elementari, delle luci inesistenti, le inquadrature in bolla, l’assenza di ogni tipo di esplicito e di ogni evoluzione dei personaggi.
Attori, bravi. (Tutti tranne la biondina che ha solo due espressioni: Con i capelli lunghi nella prima parte e con i capelli a caschetto nella seconda)
In un certo senso, la prima parte è un buon racconto sul processo creativo, sull’idea che arriva dall’osservazione di mille particolari che poi vengono fusi, c’è l’ottimo ghost del rapporto con il padre, la forza della borgata, della strada, del Trastevere alla Fausto Tozzi riordinato e pulito per andare in onda in prima serata.
Poi c’è stata la seconda parte.
La seconda puntata della Fiction su Rino Gaetano è una cena con venti amici, poi scappano tutti e Santamaria rimane da solo e deve pure pagare il conto.
Che cazzo è successo nella seconda puntata?
Tutti e cinque gli sceneggiatori avevano da fare?
Sono andate perdute tutte le pagine pari della sceneggiatura?
Rimangono solo e solamente gli attori, Trabacchi, Ninetto Davoli, Colangeli, Santamaria, la Smutniak, che soli soletti, come le figurine dei calciatori senza un album su cui incollarle con un criterio qualsiasi, cercano di tenere in piedi la narrazione.
Senza direzione, su un pullman con i vetri dipinti di nero.
E Bum!
Un frontale contro l’inconsistenza della struttura, scrittura, architettura del contesto narrativo e passaggi di forma.

10 commenti:

puccio ha detto...

Io per ora ho visto solo la prima parte (la seconda mi attende nel VCR). Ingenuamente, credevo che una fiction del genere avesse un minimo valore documentaristico, e invece stamattina su raitre uno specialino di Minoli raccontava tutt'altro.
Mah!

bruno enna ha detto...

A me la cosa che ha sconvolto è stato il finale (se di finale si può parlare...). Sono rimasto davanti allo schermo come un coglione, battendo le palpebre verso mia moglie che aveva la mia stessa, identica espressione. Poi tutti a letto.

Però l'operazione commerciale ha funzionato, perché stamattina ho sentito l'irresistible bisogno di acquistare i primi due cd e il cofanetto di cartone integrato.
Eh, sì: se prima sembravo un coglione, adesso lo sono.

boris battaglia ha detto...

scusa Diego.
ma nella prima parte -perchè poi questa vostra tendenza a dividere i giudizi in parti per opere che andrebbero valutate dall'inizio alla fine? sindrome da serial?- non c'è niente da salvare.
Tutto è costruito per portarti nel dove volevano andare. Rino Gaetano non muore stritolato tra l'impossibilità di restare quello che era e l'impossibilità di diventare un degregori qualsiasi: sarebbe servita un po' di riflessione storica e sociologica e di critica politica. No. Gaetano muore perché era uno stronzo egoista. E' dal prologo che quelle merde che hanno prodotto lo sceneggiato te lo dicono. E tu gli dici pure bravi per almeno metà della loro opera.
Capisco un sacco di cose.
ciao
boris.

Diego Cajelli ha detto...

Boris!
Io di cose invece ne capisco sempre meno...
Allora, ho diviso la prima dalla seconda parte unicamente per comodità.
Poi è chiaro che il mio giudizio pesa sulla narrazione nel suo senso completo.
O nel suo non-senso completo.
Mi aspettavo delle cose che non sono arrivate, tra le molte cose che mi aspettavo ci sono anche quelle che hai indicato tu.
Ma tu ne fai un analisi troppo alta.
Mi scomodi addirittura i motivanti su una narrazione che non ha neanche una minima traccia di sviluppo.
Non c'è testo nella (scusa) seconda parte, non c'è direzione, come possiamo sperare di trovarci addirittura una tesi?

Per Bruno:
Ammè non mi hanno fregato...
Possedevo già tutta discografia!
:-)

Per Puccio:
Documentario?
Ma magari!

Diè!

bruno enna ha detto...

Chiedo scusa se entro nel merito... ultimamente ho avuto modo di vedere "dall'interno" come vengono sviluppate certe fiction in due puntate. Partiamo dal presupposto che, se ci sono cinque sceneggiatori, uno solo è quello che firma l'ultima stesura e lo fa perché ha "ritoccato" (quando non ha riscritto totalmente) le stesure precedenti, lavorate dai colleghi defenestrati durante le varie fasi produttive. Il risultato finale, di solito, è un gran casino: un taglia e cuci che accontenta i registi e soprattutto i produttori. Ma non il pubblico. Almeno, non quello intelligente che, in questo caso, ha amato il cantante e ha conosciuto il contesto storico e culturale in cui ha vissuto. Con ciò non giustifico nessuno, ma dico che partendo da certi presupposti è molto difficile che una fiction funzioni davvero.

Sul finale: leggendo il "Cinecorriere" una giornalista scrive come sarebbe dovuto essere... ma credo sia stato tagliato... oppure quando l'hanno trasmesso ero in coma. Comunque eccolo qui:
"Suo padre (...) arriva in fretta, si prende cura di lui, e la mattina dopo, all'alba, va via.
Rino si risveglia nel pomeriggio , si veste, è sereno. Ha un nuovo slancio vitale. Alla radio sente la sua canzone Il cielo è sempre più blu. Fermo ad un semaforo vede due ragazzi baciarsi alle note della sua canzone. Scatta il verde, ingrana la marcia, percorre 500 metri e si schianta contro un camion."

ottokin ha detto...

Beh si ci aggiungi alcuni piccoli particolari che magari tornavano utili come ad esempio:

1)esiste una sorella reale di Rino Gaetano...dove è finita nella fiction?

2)Rino Gaetano non era alcolista, non aveva grossi problemi di alcool se quelli di un ragazzo che usciva con gli amici e beveva in allaegria.

3)Rino Gaetano è morto per un colpo di sonno in auto, l'ambulanza arrivò con colpevole ritardo e con colpevolissimo ritardo quella notte fu RIFIUTATO da ben 5 ospedali romani! E questa non è fiction, è cronaca!

Questo solo per puntualizzare un paio di cosette su un autore che ho amato profondamente, di cui ho comprato il cofanetto con i 5 CD ufficiali qualcosa come 15 anni fa e di cui per anni nessuno si è cagato e quando lo hanno fatto come ieri, lo hanno fatto male!

Per chi interessa, suggerisco di leggervi il libro di Emanuele di Marco "Rino Gaetano Live" di Stampa ALternativa. Un bel libro che raccoglie testimonianza e aneddoti VERI di amici che Rino lo conoscevano veraemnte e non per FICTION!

Ciao Rino!

bruno enna ha detto...

Ecco, come volevasi dimostrare: la fiction se ne sbatte della verità, della cronaca e del pubblico. Mi unisco a chi dice che la Rai va bruciata. E grazie, vado a ordinare il libro.

S3Keno ha detto...

Anche io l'ho visto.
E anche a me ha lasciato molte delle perplessità espresse qui.
Rimane il fatto (aldilà della fiction di RaiUno, intendo) che secondo me - e l'ho già detto/ripetuto molte altre volte - Claudio Santamaria è un grande, uno tra i più bravi attori italiani degli ultimi anni.

P.S. x Paolo/Ottokin:
a me (e alla mia Billy coi CD) risultano 6 album della sua discografia completa, non 5.

ottokin ha detto...

si scusa Stè, ho scritto al volo il testo e ho digitato 5 invece di 6 (errore mio), per completezza ripago con gli i tutoli degli album dal ultimo al primo!

E Io Ci Sto (1980)

Resta Vile Maschio Dove Vai 1979)

Nuntereggae Più (1978)

Aida (1977)

Mio Fratello E' Figlio Unico (1976)

Ingresso Libero (1974)



Altre Canzoni (45 giri/side B)

I Love You Marianna
Jaquelin

Luigi Serra ha detto...
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