martedì, settembre 25, 2007

AAA Amsterdam!

Evviva il qualunquismo, evviva il luogo comune!
Evviva l’italiano che visitando l’Europa si sente un etiope, evviva le solite sensazioni che avverto quando metto il naso fuori casa.
Sarà uno dei miei usuali post esterofili, quelli che vertono sul concetto di: “Minchia come siamo messi qui” e gioco di anticipo su quelli che mi diranno: “Allora perché non vai a vivere fuori?”, rispondendo già: “Appena posso, lo faccio.”
Amsterdam, dicevo…

Lingua
E’ bene dire che l’Olandese è una lingua bizzarra, sembra un inglese tedeschizzato, o un tedesco inglesizzato, fatto sta che non si capisce una mazza. Ma non è un problema, visto che tutti quelli a cui ho chiesto qualcosa parlavano inglese.
Per tutti intendo proprio tutti. Dalla cameriera del baretto, al controllore sul treno, dalla tabaccaia, al tizio seduto nel desk informazioni della stazione ferroviaria di Utrecht.

Treni
Nello specifico, il gentile olandesino del desk informazioni era dotato di un computer palmare (un cosa? un che? eh?) connesso con tutti gli orari dei treni e dotato di stampante a infrarossi, con la quale mi ha stampato un bigliettino con tutti gli orari e le coincidenze che mi servivano per arrivare all’aeroporto. Gratis.
Sempre per rimanere in tema ferroviario, sappiate che i treni olandesi non fanno TU TUM TU TUM, semplicemente scivolano. E non è vero che partono in orario. Partono in anticipo.

Amsterdam
L’arredamento urbano è composto prevalentemente da biciclette parcheggiate. A migliaia e ovunque. Azzardo un parallelismo. Così come da noi, le strade delle nostre città sono un unico, sterminato, infinito, immane garage, lassù ci sono le biciclette. E’ peggio? E’ meglio? Non lo so. Fatto sta che le biciclette le legano, e non è vero che puoi prendere la prima che ti capita per farci giro, contando sull’effetto ciclo/ciclico della bici in “comune”, come mi aveva detto un mio amico anni fa.
Così come a Londra, ci sono ristoranti, caffetterie, fast food, take away, chioschi di cose da mangiare, negozi e negozietti.
Infatti è pieno di gente. Questo sicuramente crea una bestiale concorrenza tra un negozio e quello che c’è venti centimetri dopo, ma forse (dico forse perché non sono un economista) crea anche un sacco di posti di lavoro.
C’è ressa per strada, ed è un continuo via vai. Il rischio reale è quello di essere investiti dalle biciclette che sfrecciano a tutta manetta sulle piste ciclabili.





Il Fantasma di Massimo Boldi
Quando uno ha trentasei anni come me, il rischio di fare il gggiovane a tutti i costi e di rendersi ridicolo come Boldi in Natale a Miami, c’è. Punto.
Non ne ho venti e non ne ho trenta, è un fattore da considerare, però…
Al Coffe Shop non c’ero mai andato, lo so che ci dovevo andare a vent’anni, età giusta, e invece ci sono andato a trentasei, e allora?
E’ andato tutto bene. Nessuna figura di merda, l’unica cosa è che non mi ricordo più come si rolla al contrario, “a bandiera” come si diceva ai miei tempi.

Il Fantasma di Massimo Boldi 2
A conferma assoluta del pericolo scongiurato, Boldi e un altro che non mi ricordo come si chiama, erano sul serio ad Amsterdam che giravano un film.
Ho paparazzato un Vanzina, non mi ricordo quale dei due, ma fa niente.




Soldi
Le cose costano più o meno come qui.
A parte il caffè e l’acqua che costano molto, molto di più.

Cerimonia protestante
Il matrimonio del mio amico è stato molto divertente, coinvolgente e piacevole.
Due cerimonie, una in comune e una in chiesa.
Quella in comune: bilingue, inglese/olandese, quella in chiesa olandese/inglese/italiano.
In entrambi i casi, a officiare il rito era una donna.
All’inizio, vedere una messa celebrata da una Ministra in tailleur, fa uno strano effetto. Vedere una liturgia così diversa, colpisce anche chi, come me, non ha grandi frequentazioni religiose.
Si celebra un evento felice, ed è la comunità a celebrarlo. Per non offendere nessuno, visto che da loro la comunione è proprio diversa, si opta per l’accensione delle candele, tutti assieme, in cerchio, sull’altare della chiesa.
L’omelia, non è stato un editoriale contro le coppie di fatto, i gay, l’emancipazione femminile, la contraccezione, i comunisti, la perdizione, gli atti impuri contronatura, il divorzio e se ti tradisce te lo tieni, come mi è capitato di ascoltare un paio di matrimoni fa. E’ stata la storia dei nostri due amici che si sposavano, chi erano, come si sono conosciuti, e dell’ammmore che valica agevolmente le frontiere e supera i problemi di lingua.

Diegozilla Fotografo
Mi era stato chiesto di fare da secondo fotografo, e mi ci sono messo di impegno.
Ho studiato, ho guardato i lavori di diversi professionisti e mi sono fatto dare da mio padre gli obiettivi giusti.
Diciamolo subito: Massimo rispetto a chi di lavoro fa il fotografo di matrimoni.
Fare le foto in quelle occasioni non è per niente semplice, anzi. E’ un gran casino. Luci ingestibili, gente che si muove in ogni direzione, momenti interessanti che si perdono nell’attimo stesso in cui inquadri, le macchine pesano, la spalla con la borsa duole.
Sempre studiando avevo guardato un po’ di siti con le gallery dei professionisti, tipo questo qui.
Bene. Secondo me, sono tutti modelli e modelle che lui ha messo in posa. Non ci credo che ha fatto quelle foto senza mettere in posa le persone, piazzando luci e faretti, ripetendo tre o quattro volte lo stesso scatto, prendendosi un pomeriggio per ogni foto, o quasi.
(In realtà rosico, quellolì è un fuoriclasse, altrochè…)
Quando il mio amico mi darà il permesso posterò su Diegorama il mio servizio da “Fotografo di Matrimoni”. Se qualcuno mi vuole assumere, poi ci si mette d’accordo.

Red Light
Le signorine in vetrina mi hanno un po’ deluso. Al di là del vetro, mi aspettavo di trovare una serie di pornostar della Vivid, e invece quelle che ho visto erano delle gran buzzicozze. Tranne una, che si esibiva in un ipnotico balletto tutto di bacino, sul quale se fossi poeta scriverei liriche.
Mi dicono però che è stata colpa dell’orario, effettivamente siamo arrivati in zona un po’ prestino, pare che il turnover preveda l’arrivo delle star a sera tarda. Torneremo a controllare.
Non ho fatto in tempo a visitare approfonditamente i vari sexy shop, vi ricordo che sono sempre alla ricerca del grande classico degli anni ’80: “Girls of Treasure Island” che a Soho non ho trovato.
Per il piacere della documentazione, ho visto la vetrina di un favoloso negozio fetish, con tutte quelle attrezzature e quei vestiti che pensavo esistessero solo nelle illustrazioni di Wilie o nei film più patinati. Completi in lattice, maschere antigas, supertacchi, polsiere, paraocchi, briglie e sella per umani.
Quelle cose esistono, e costano pure un botto.

9 commenti:

madmac ha detto...

però che stress i treni che partono in anticipo

Fabio... ha detto...

Io sono un "fotografo di matrimoni" per diletto, ho una fujiS7000 e per divertimento mio ho fatto le foto al matrimonio di mia sorella e a quello di un'amica.

Le mie non erano le foto ufficiali, ma con lo scatto multiplo e senza flash ti assicuro che le mie erano migliori di quelle ufficiali...

Appunto perchè il fotografo aspettava "l'attimo"... faceva spostare le luci al garzone... (in chiesa) io mi guardavo intorno e l'attimo lo creavo io... 3/4 scatti in fila così da trovarne almeno uno buono, 400foto fatte di cui la metà da buttare... Ma quelle buone hanno emozionato la sposa...


Sul link al professionista, beh, metà lavoro lo fa il BN, poi considera che sfocature e livelli tonali li aggiustano in photoshop...

Alessandro Di Nocera ha detto...

Amsterdam è una delle più grandi sòle d'Europa.

E' una Napoli così come piacerebbe a un turistic-manager milanese.

Le biciclette sono l'equivalente dei nostri ciclomotori, i tram sono pericolosissimi, la zona rossa è una tristezza che vive di glorie passate, la tolleranza delle droghe leggere e la lotta alle droghe pesanti una favola (le droghe pesanti i pusher le spacciano tranquillamente nel bel mezzo del Dam), è presente un razzismo strisciante, vi convergono le mafie di tutto il mondo, il Rijksmuseum è un insulto, persino Anna Frank è preda del marketing più sfacciato.
Salvo solo il sublime museo Van Gogh.
Per il resto... Amsterdam, chitemmùrt...

Diego Cajelli ha detto...

Per Alessandro:
La tourist trap e la scugnizzitudine non sono entrambi due stereotipi antropoligici?
L'ordine nordico, freddino e distaccato, contrapposto alla tarantella, all'arte di arrangiarsi e l'allegro caos, non sono forse dei "format" da manager?
Lo dico senza alcuna polemica, eh!

Per madmac
In effetti, sì!

Per Fabio:
Giusto questa mattina, sto scoprendo alcune cose moooolto interessanti di Photosioppe Cs!

Diè!

La ele ha detto...

Ma ci hai fatto caso che le case sono tutte storte?

La ele
p.s. Anche adesso si continua a dire "a bandiera" ;)

Anonimo ha detto...

Commento totalmente OT: quando te lo ristampano Randall McFly, che io sono giovine e non ho potuto leggerlo ai tempi? Inoltre correggi la sezione novità, Zagor esce a gennaio e febbraio 2008, suppongo, non 2007 :P
-Brendon

Diego Cajelli ha detto...

Per Brandon:
Corretto!
Su Randall, mhhhhh non so...
Andrebbe colorato, secondo me...
Mhh...

Ele!
Grazie!

Anonimo ha detto...

Beh secondo me una ristampa di Randall McFly ne avrebbe di lettori... magari tu e i tizi della BD fateci un pensierino :)
-Brendon

Alessandro Di Nocera ha detto...

@ diego.

Certo.
Con la differenza, però, che Amsterdam passa per civilssima e Napoli per un grosso casino.

Amsterdam ha degli scorci bellissimi ma è anche sorretta nel suo mito da un marketing da paura che riesce a vendere di tutto: a costruire una galleria come il Rijksmuseum solo su cinque quadri di Vermeer e un grosso quadro di Rembrandt, ci vuole davvero un arte (!).

La criminalità e la tolleranza, poi?

Sono stato testimone diretto di: spaccio incontrollato di cocaina ed eroina nella piazza del Dam (che il governo olandese sulla carta non ammette), di un inseguimento furibondo della polizia a una bicicletta priva di fanalino posteriore, al maltrattamento delle persone di colore in alberghi e ristoranti importanti da parte dei manager dei locali, ho potuto appurare il controllo dei quartieri cittadini da parte di almeno quattro tipi diversi di "mafie" (dalla cinese a quella della Costa d'Avorio).

Sicuramente il funzionamento degli uffici non è paragonabile con quello dei corrispettivi italiani.

Ma francamente quando me ne sono tornato in Italia ho avuto netta l'impressione di una profonda mancanza di sincerità, non equilibrata dalle persone cordiali e gentilissime che comunque ho avuto modo di conoscere.