domenica, agosto 19, 2007

Londra due volte (1)

Tornando da Londra.
Oltre ad un serio proposito di trasferimento, la seconda visita londinese mi regala una consapevolezza eroica.
Io, tu, tutti quanti noi, siamo degli autentici eroi.
Qualunque lavoro tu faccia, qualunque sia la tua occupazione o il tuo corso di studi, indipendentemente dalla vita che fai, sappi che sei un eroe.
Perché?
Perché qui, in Italia, oggi, viviamo e andiamo avanti… nonostante.
Nonostante.
Nonostante il nostro sia la caricatura di un Paese civile, nonostante la forzata necessità di doversi arrangiare, di sbrigarsela, di cavarsela.
Nonostante tutto la gente qui esce di casa e va a lavorare, studia, vive, cerca di far funzionare le cose, supera i problemi, tira un sospiro e va avanti.
Evviva noi, evviva l’Italia.
Dove non puoi permetterti di essere timido alle Poste, dove attraversi correndo, dove sai tutto di Briatore e della Gregoraci, ma non sapevi nulla degli artisti italiani che a meno di vent’anni espongono alla Nation Portrait Gallery.
Se sei riuscito a fare qualunque cosa qui, dall’aprire una pizzeria senza pagare la bustarella per il permesso, o a comprarti un biglietto dell’autobus facendo una fila a ventaglio, sei un eroe.
E’ con questo pensiero che torno da Londra.
La sei in fila a una cassa.
Si apre quella di fianco, e non scatta immediatamente la corsa al primo posto di quelli in fila.
Il cassiere chiama con gentilezza il secondo della fila adiacente.
Buongiorno e buonasera.


Ho messo su Diegorama un po’ delle foto che ho fatto a Londra.


The Generator.
A questo giro, io, Federica e sua sorella Sara andiamo in ostello. Un palazzo intero, con 800 stanze, saloni, discoteca, bagni in comune, ragazzi che vanno e che vengono, aperto 24 ore. Il design è un po’ centro sociale e un po’ nave spaziale.
Mi piace subito.
Le stanze sono minuscole, rosse e blu, con due letti a castello, armadietti di ferro e un lavandino mignon. I bagni, nonostante il casino, la ressa, il via vai, sono pulitissimi.
Fatto sta che ringiovanisco di un paio di lustri e giro in ciabatte gialle, T Shirt dei Metallica e asciugamano al collo.

Delusione.
Cercavo un intramontabile grande classico della pornografia anni ’80.
“Girls Of Treasure Island” con Bionca, Keisha, Trinity Loren e la leggenda vivente che risponde al nome di Peter North. Ho girato tutti i negozi di DVD porno di Soho, scoprendo che non hanno archivio.
Abbiamo solo le novità, dicevano scusandosi.

Chinatown!
Mi piace da matti la zona Soho/Chinatown.
Mi piace guardare nelle vetrine da cui si vedono le cucine dei ristoranti, mi piace vedere i cuochi indaffarati che tagliano, sminuzzano e friggono.
Mi piacciono le anatre appese, e quello strano calamaro arancione con cui fanno la zuppa.

Londra con guida.
Sara ha un appuntamento con un suo professore, Mister Robert.
Girare per Londra con uno di Londra è una vera figata.
Giri a destra in un vicolo e sbuchi a Trafalgar Square, scendi e arrivi al Tamigi, prendi una stradina e sbuchi a Leicester Square.
Conosce le scorciatoie.
Ci fa fare un gran bel giro, che si conclude con una crociera sul Tamigi, da Westminster al Tower Bridge e ritorno.

Sensazione.
La mia dipendenza dal caffè di Starbuks procede allegramente.
Dal loro sito, apprendo che la Starbuks Cofee ha aperto dei negozi nei seguenti paesi:
Australia, Austria, Brazil, Canada, China, France, Germany, Greece, Hawaii, Hong Kong, Japan, Malaysia, New Zealand, Peru, Shanghai, Singapore, South Korea, Spain, Switzerland, Taiwan, Thailand, Turkey, United Kingdom.
Perché ho la stramaledetta sensazione che qui in Italia non abbiano aperto un loro negozio perché non hanno voluto pagare la necessaria tangente, o scendere al necessario compromesso, tipo quello di Mac Donalds con Cremonini (ex Burghy)?
Pensieracci, nevvero?

8 commenti:

puccio ha detto...

se ti piace il caffè di starbucks, alla prossima gita in UK ti consiglio di provare anche quello di Costa, una catena simile ma secondo me molto più buona (e anche vagamente equosolidale, parrebbe).

Ma una gitarella al Forbidden Planet l'hai fatta??

Diego Cajelli ha detto...

Già, sissì!
Ho provato quello di Costa, è buono pure lui!
E chiaramente, un pellegrinaggio a Forbidden Planet l'ho fatto!
:-)
Moolto carino anche quel micro negozietto di albi americani che c'è nella piazzetta lì vicino!

Diè!

DArio ha detto...

Dati i tuoi pensieri migratori al di là della manica, a livello professionale come te la gestiresti? Nel senso, per uno che fa il tuo lavoro (che è anche quello che vorrei fare io :P) ci sono opportunità? Vorresti espanderti anche lì? La situazione è migliore anche in quel campo? O continueresti tranquillamente a lavorare solo per l'Italia da lì?
Scusa l'indiscrezione, è un argomento che mi incuriosisce parecchio.

Diego Cajelli ha detto...

Per Dario:

La tua non è un'indiscrezione, è una domanda da un milione di sterline!
:-)
Per un disegnatore, credo sia un pochettino più facile lavorare per una casa editrice anglofona, anche se, di case editrice autoctone londinesi non è che ce ne siano a mazzi.
Veniamo a chi scrive.
Parlo inglese, lo capisco abbastanza bene e non ho problemi, a meno che non si mettano a parlare in slang stretto stretto, ma non sono assolutamente in grado si scrivere in inglese in modo professionale.
Per cui, nelle mie meditazioni di trasferimento, meditavo anche sul cambiare lavoro.
Nel mondo della mia fantasia e del: "sarebbe bello se", immaginavo di:
- Opzione 1 -
Avventura.
Mettere via un discreto capitale iniziale.
Aprire un negozietto e fare piatti di pasta take away.
Scrivere la sera e pubblicare in Italia.
- Opzione 2 -
Assennatezza.
Mandare il mio curriculum a tutte le case editrici londinesi, chiedendo se hanno bisogno di un redattore italiano.
- Opzione 3 -
Diventare un campione di motocismo, evadere il fisco, e andare la a fare la bella vita.
:-)

Diè!

scott_ronson ha detto...

No, ma hai idea della rottura di balle se Starbuck aprisse in Italia, con mesi e mesi di sociologi e fuffologi che ci ammorbano sull'invasione del modello 'mmericano e sulla globalizzazione del rito del caffè?

alessandroscalmani ha detto...

Io sono tornato ieri sera da Stoccolma. Diversa longitudine, stessi pensieri: tornare in Italia è un'impresa da eroi. La mia ipotesi di emigrazione è diventare un mastro del cappuccino, di quelli che fanno i fiorellini e i cuoricini con la schiumetta. E poi emigrare nella Città Vecchia di Stoccolma, e insegnare il verbo del cappuccino agli svedesi, mentre fuori d'inverno il Mar Baltico si ghiaccia, e le ragazze svedesi ci pattinano sopra.

Cri ha detto...

Mi piace un sacco il tuo modo di descrivere Londra, perchè mi ricorda sempre tutti i posti dove vado anche io! Adoro Starbucks.. Costa un po' meno devo dire la verità.. !
Ah, ci sei stato nell'altro negozietto di fumetti di fronte al British Museum? Io comunque tornerò là a novembre.. e vedere le tue foto mi ha fatto venire di nuovo voglia di usare la mia modestissima macchinetta.. e immortalare gli angolini che amo di più di Londra!

Federica ha detto...

Lascio il commento anche se ormai è un post vecchiotto... bellissimo il confronto con tra Londra e l'Italia: a quanto pare, dopo 4 anni, non è cambiato molto. Anch'io sto puntando all'editoria inglese al momento, speriamo di farcela!

federica