giovedì, agosto 23, 2007

Garlasco

Garlasco non è un paese/albergo separato da Milano soltanto da pochi chilometri di auto in colonna.
Garlasco è un prodotto sociale, è una conseguenza del sistema, è un pacchetto vendibile, e come tale può trovarsi ovunque.
Cambia solo il nome, ma Garlasco è Italia, è oggi, è adesso.
Troppo chic per essere definito quartiere dormitorio, e con lo sguardo troppo rivolto all’emulazione di un Upper Class da rivista patinata per poter essere definito popolare, di Garlasco ce ne sono mille, sparsi per tutta la nazione governata in modo ferreo dalle leggi catodiche.
Garlasco e i Garlaschi d’Italia non hanno un centro di gravità, hanno un nucleo esterno, dal quale dipendono: La Città. In questo caso Pavia o Milano, ma potrebbe essere Roma, Firenze, Gotham City.
Il paradosso è quello di comprare una casa per rimanere lontani dallo stress cittadino, come ti dicono gli agenti immobiliari, per poi dover tornare in città tutti i santi giorni, per vivere.
Fino a pochi mesi fa, l’unico motivo per cui, un qualsiasi qualcuno, rivolgeva lo sguardo a Garlasco erano Le Rotonde. Un sobrio, fine, elegante, invidiabile complesso formato da discoteca, casinò, disco pub, vips annessi, selezione all’ingresso, liscio, dancing, eccetera.
Andavi là, per andare lì, ma solo se ne avevi la predisposizione, e se dovevi fare le selezioni per il Grande Fratello.
Ora hai un motivo in più per andare a Garlasco, L’omicidio di Garlasco.
Già, perché in una di quelle villette pulite, ordinate, tranquille, lontane dallo stress cittadino, in quella costellazione progettata con il default di AutoCAD e con le squadrette del geometra, si è consumato un atroce delitto.
Non è Twin Peaks, non è Disperate Housewife e non è nemmeno A Sangue Freddo di Truman Capote, non c’è la follia di Lynch, o la velata critica di Wisteria Lane o la poesia di Capote.
Il nostro omicidio è un coltello che squarcia il ventre molle dell’Italia cafona di metà agosto, mettendo in mostra visceri firmati, fame di fama, splendide ossa sotto altrettanto splendidi vestiti.
Agghiaccia l’omicidio in quanto tale, e agghiacciano le conseguenze di quel gesto. Non il dolore privato, non la compassione, non lo sgomento.
Nell’Italia che balla sui tavoli, la reazione è un fotomontaggio.
Nell’Italia degli Outlet con i saldi di Dolce & Gabbana, la reazione alla morte di una cugina sono dei curriculum passati agli operatori Mediaset, dei memoriali belli e pronti da pubblicare su Oggi, le pose, la luce giusta per le fotografie vicino al cancello, il trucco perfetto, il vestito, la firma e la forma.
E che sia per tutti una Buona Domenica.
Nella nostra (in)civiltà dello spettacolo è necessario un ritratto, una foto, un qualcosa di visibile e vendibile per rappresentare noi stessi. Dice Massimo Gramellini su La Stampa:
“… dentro un mondo senza futuro, esisti solo se appari, e il vantaggio della modernità è che puoi apparire senz’altra fatica né merito che non sia quello di essere al posto giusto nel momento giusto, quando si accende la telecamera o il flash del fotografo che ti trasformerà per qualche tempo in un membro acquisito della nuova aristocrazia della fuffa.
Ma nel fotomontaggio con morta a carico c’è molto di più. C’è la convinzione che il tuo sentimento abbia un significato soltanto se riesci a comunicarlo con gli strumenti che dispensano notorietà. Le due ragazze avranno pensato, temo in buona fede, che non esisteva modo migliore di onorare la memoria della cugina che fermarla per sempre in un’immagine vendibile alle tv, dentro una sorta di foto dei desideri: lei insieme a noi, sorridente e viva, un bell’applauso e una lacrimuccia di profilo, per favore.”
Sul Corriere di oggi, parla la fotografa di Garlasco, dice che le sembrava una cosa normale, glielo hanno chiesto e lei ha fatto il montaggio.
A parte che deve cambiare mestiere perché quel fotomontaggio è fatto con il culo, non si è fermata neppure un istante per pensare a quello che stava facendo.
Lo ha fatto, punto. Ignorandone le possibili conseguenze, etiche, morali, e mi viene da dire anche penali. Perché se quel lavoro veniva fatto da uno che quel lavoro lo sapeva fare sul serio, si poteva creare un alibi dal nulla, o manipolare una prova.
Ma non importa, queste cose non passano nemmeno per un momento nella mente dei figli della Tv, l’importante è raccattare le probabili briciole che può far cadere un Vip, e svoltare, diventare, finalmente essere, in quanto si appare in un 32 pollici, meglio se LCD.

5 commenti:

scott_ronson ha detto...

e puntuale come la morte...
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/08_Agosto/23/corona_garlasco.shtml

Cri ha detto...

Avevo bisogno di un commento così chiaro, lucido e vero. Questo baraccone che ormai ha il sapore di un rituale quasi obsoleto ha coperto con il rumore, con le luci e con le parole, tante, forti, troppe, quella che pare una vergogna mostrare e cioè il vero dolore, il vero lutto.. ma.. esistono ancora?

Bapho ha detto...

Al seguente link le gemelle vengono sbeffeggiate come è giusto che sia con nuovi fotomongtaggi

http://gaming.ngi.it//forum/showthread.php?t=441226

alcuni sono geniali

Curioso ha detto...

Ma sei così sicuro di questa buona fede? Era naturale pensare che quella foto ci avrebbe bombardato da tutti i media...

Arioch ha detto...

"Non tutti nella capitale,
sbocciano i fiori del male,
qualche assassinio senza pretese,
l'abbiamo anche noi qui in paese!"